I Commissione - Resoconto di mercoledì 7 maggio 1997


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SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI

Mercoledì 7 maggio 1997. - Presidenza del Presidente Rosa JERVOLINO RUSSO. Intervengono i Sottosegretari di Stato per l'interno Adriana Vigneri e Giannicola Sinisi.

La seduta comincia alle 8,30.

5-00329 GARRA: (Apertura in Sicilia di una scuola di polizia).

Giacomo GARRA (gruppo forza Italia), intervenendo sull'ordine dei lavori, rileva che avrebbe segnalato più tempestivamente il venir meno dell'attualità della sua interrogazione, che riproduce una sua precedente interrogazione a risposta scritta, se la risposta a quest'ultima non fosse pervenuta solo ieri, in forte ritardo. Fa presente che, a causa dei recenti e clamorosi sviluppi della vicenda sul piano giudiziario, la risposta è ormai superata e sollecita quindi il rapido svolgimento della successiva interrogazione 3-00808 da lui presentata lo scorso 26 febbraio. Sottolinea, infine, come la istituzione di una scuola di polizia in Sicilia avrebbe evitato ad alcuni allievi meridionali nelle scuole di Alessandria e Trieste l'espulsione per aver reagito a provocazioni e maltrattamenti.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene che possa così ritenersi esaurito lo svolgimento dell'interrogazione Garra 5-00329.

5-00729 CITO: (Gestione dell'ordine pubblico nella città di Mantova).

Il sottosegretario Adriana VIGNERI, rispondendo all'interrogazione Cito 5-00729, rileva che con l'interrogazione in titolo il deputato Cito ha chiesto al Ministro dell'interno di rimuovere dal suo incarico il questore di Mantova, per un'asserita mancanza di professionalità nella gestione dell'ordine pubblico, dimostrata in occasione della manifestazione, tenuta il 18 maggio dello scorso anno, proprio dall'interrogante, in quel capoluogo. Le censure, mosse dal deputato Cito, si fondano sulle direttive impartite dal funzionario che, con la modifica del percorso del corteo e della sede del comizio e con l'autorizzazione di una contemporanea manifestazione degli autonomi, avrebbero, a giudizio dell'interrogante, trasformato la città in un territorio sotto stato d'assedio.
Ritiene che i rilievi siano completamente infondati, come risulterà chiaro dalla ricostruzione analitica degli avvenimenti, che si accinge a svolgere sulla base degli accertamenti disposti dal prefetto di Mantova e dal capo della polizia.


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L'8 maggio 1996, Francesco Palminteri, segretario nazionale del movimento AT6-Lega d'azione meridionale, comunicava alla questura di Mantova che, alle ore 19,30 del successivo 18 maggio, l'on. Giancarlo Cito avrebbe tenuto un comizio in piazza delle Erbe. Il 13 maggio, lo stesso Palminteri faceva conoscere che, in occasione del comizio, sarebbero giunti a Mantova con treno speciale, da diverse località del Mezzogiorno, sostenitori e simpatizzanti che avrebbero raggiunto in corteo piazza delle Erbe, percorrendo le vie principali e centrali della città.
Il giorno dopo, 14 maggio, Ernesto Palatrasio, a nome del COBAS/SLAI del centro sociale autogestito «Città Vekkia» di Taranto e di un folto gruppo di intellettuali antirazzisti sempre di Taranto, preannunciava lo svolgimento di una pubblica manifestazione che si sarebbe tenuta nella stessa città dalle 18 alle 22 del 18 maggio, nel piazzale antistante la stazione ferroviaria «contro la presenza a Mantova dell'on. Cito».
Da notizie acquisite tempestivamente da altre questure emergeva con evidenza la consistenza effettiva delle due manifestazioni le quali avrebbero fatto affluire, contemporaneamente, a Mantova, con treno speciale, circa mille sostenitori dell'On. Cito, gruppi di autonomi di Taranto, Brindisi e Bari nonché aderenti ai centri sociali autogestiti «Leoncavallo» di Milano, «21 Aprile» di Modena, «Fantasma» di Bergamo e «c.s.a.» di Cremona. La concomitanza delle due manifestazioni, di segno contrario, creava quindi, una serie di problemi connessi al mantenimento dell'ordine pubblico, specie in relazione ai luoghi prescelti dai rispettivi promotori.
Il comizio dell'on. Cito e il corteo dei suoi sostenitori avrebbero, infatti, impegnato piazza delle Erbe, nel cuore del centro storico cittadino, e le principali strade del centro, gremite nelle ore pomeridiane, soprattutto di sabato, di gente e di turisti. Ciò avrebbe inevitabilmente intralciato l'ordinato svolgimento della manifestazione e pregiudicato seriamente l'attuazione dei necessari servizi di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.
D'altra parte, la manifestazione degli autonomi creava problemi non minori per la predisposizione dei servizi volti a garantire il regolare e tranquillo svolgimento della dimostrazione finalizzata a contestare l'iniziativa, posta in atto dall'interrogante. Arrivati da Taranto con treno speciale, avrebbero occupato la zona antistante la stazione ferroviaria per contrastare il transito in città dei sostenitori dell'on. Cito, attuando un sit-in.
Il luogo prescelto, infatti, privo di un piazzale, risulta inidoneo ad ospitare dimostranti perché adiacente all'unica via di accesso alla stazione, peraltro ad alta densità di traffico in entrambi i sensi. Una volta occupata la piazza, oltre alla paralisi della circolazione, sarebbe stata impedita qualunque possibilità di manovra.
Per tutte queste ragioni, il 16 maggio, tramite la questura di Taranto, venivano notificati ai promotori i decreti di divieto delle rispettive manifestazioni con il contestuale avvertimento che esse sarebbero state consentite in luoghi diversi da quelli da loro indicati. All'on. Cito veniva assegnata, per il suo comizio, la centralissima ed ampia piazza Virgiliana, a breve distanza da piazza delle Erbe, sul margine esterno della zona a traffico limitato. Ai suoi sostenitori veniva consentito di sfilare dalla stazione ferroviaria a piazza Virgiliana, lungo il viale Pitentino e via Trento, per agevolare lo scorrimento del corteo e l'attuazione dei servizi a sua tutela. Al COBAS/SLAI ed al Centro sociale autogestito «Città Vekkia» di Taranto veniva, invece, concesso di manifestare in piazzale Mondadori, sito nei pressi della stazione ferroviaria, ritenuto più idoneo, per ubicazione e ampiezza ad accogliere i dimostranti ed a disporre gli adeguati servizi di ordine pubblico.
Con questa soluzione, accolta dagli interessati, è stata consentita ad entrambi i gruppi la possibilità di esercitare liberamente il diritto di esprimere le rispettive proteste. Nello stesso tempo, con l'ausilio di adeguati contingenti di rinforzo, è stata assicurata la possiblità di garantire il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica per l'ordinato e tranquillo svolgimento di entrambe le manifestazioni, che si preannunciavano in un clima denso di tensioni. I servizi di ordine pubblico sono stati predisposti dal questore di Mantova ed attuati con l'impiego


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delle forze territoriali e con quelle di rinforzo della polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri, suddivise nei vari settori a cui erano preposte, con la sovraintendenza del vice questore vicario e la direzione di cinque funzionari in servizio alla questura di Mantova e due funzionari, appositamente inviati dalla questura di Taranto. Le manifestazioni si sono svolte con regolarità e senza incidenti, grazie all'azione preventiva svolta dal Questore di Mantova e alla efficacia dei servizi di ordine pubblico dallo stesso predisposti e poi attuati sotto la sua vigilanza. Ritiene che la garanzia assicurata alla libertà di manifestazione di entrambi i gruppi siano la prova che le considerazioni critiche dell'interrogante sono immotivate.

Giancarlo CITO (gruppo misto-Lega d'Az. Mer.), replicando per la sua interrogazione, si dichiara insoddisfatto, perché la «difesa d'ufficio» da parte del Governo poggia su fatti non rispondenti al vero. Quando tutto era stato predisposto per la manifestazione, a sole ventiquattro ore dalla data prevista il questore ha cambiato il percorso e il luogo in cui avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione, adducendo a motivo la concomitante manifestazione di aderenti a centri sociali, rivelatisi meno numerosi di quanto affermato dal questore. Oltretutto, il questore ha inviato gli atti alla procura della Repubblica per la presunta offesa dell'onorevole Cito all'onorevole Bossi.

5-00731 CITO: (Incompatibilità ambientale del prefetto di Taranto).

Il Sottosegretario Adriana VIGNERI, rispondendo all'interrogazione Cito 5-00731, rileva che con l'interrogazione in titolo il deputato Cito ha chiesto al Ministro dell'interno di disporre la sospensione del prefetto di Taranto dal suo incarico ovvero, in alternativa, il trasferimento in altra sede per manifesta incompatibilità ambientale.
Il provvedimento viene invocato dall'interrogante per le gravi violazioni di legge, in cui sarebbe incorso il rappresentante del Governo nell'esercizio delle sue funzioni, nonché per l'indebita interferenza nella gestione amministrativa del Comune di Taranto. A sostegno delle gravi censure mosse, l'on. Cito fa specifico riferimento alla diffusione pubblica data dal Prefetto di Taranto alla corrispondenza riservata, intercorsa con la civica amministrazione, che avrebbe influenzato lo svolgimento della campagna elettorale.
La questione, proposta all'attenzione della Commissione, trae origine dalle note vicende che, per effetto di pronunce dell'autorità giudiziaria, hanno interessato l'amministrazione comunale di Taranto.
Ripercorre lo svolgimento puntuale di tali avvenimenti - che hanno coinvolto l'on. Cito nella sua duplice veste di amministratore prima e di consigliere comunale poi - solo per ricordare brevemente che in quella vicenda l'Amministrazione dell'interno e, per essa, l'autorità di Governo è stata aderente a precisi obblighi di legge e alla volontà degli organi, cui ne è rimessa la garanzia. Ritiene che queste considerazioni siano indispensabili per comprendere meglio le valutazioni politiche che sui fatti lamentati si accinge a svolgere e che, ad avviso del Governo, rendono del tutto immotivata, la richiesta dell'interrogante.
Invero, l'operato del prefetto di Taranto è stato costantemente ed esclusivamente inteso a garantire, nei limiti delle attribuzioni conferite dall'ordinamento, il rispetto della legalità. Certamente, le iniziative promosse sul versante politico ed amministrativo hanno generato polemiche molto accese da parte dell'on. Cito, che hanno sovente raggiunto toni esasperati, trovando ampio riscontro anche sugli organi di stampa.
Ad esse, tuttavia, il prefetto di Taranto, proprio in considerazione dei propri doveri d'ufficio e per rispetto del proprio ruolo istituzionale, non ha mai ritenuto di replicare.
Non risponde poi al vero l'asserita «pubblica diffusione» di corrispondenza di carattere riservato intercorsa tra la stessa prefettura e l'amministrazione comunale


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di Taranto. Probabilmente, l'interrogante si riferisce ad un comunicato stampa del 24 maggio 1996, col quale veniva reso noto che la prefettura aveva invitato il vice sindaco De Cosmo a non consentire più all'on. Cito l'esercizio delle attribuzioni di assessore. Ovviamente la corrispondenza non aveva alcuna classifica di segretezza.
È, invece, vera la circostanza che buona parte della vicenda si è svolta nel corso della campagna elettorale per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale di Taranto, nella quale il De Cosmo e lo stesso on. Cito erano candidati, rispettivamente, alle cariche di sindaco e di consigliere comunale.
Gli interventi della prefettura non sono stati certamente tesi ad influenzare l'esito delle consultazioni elettorali - peraltro conclusesi positivamente sia per il De Cosmo che per l'Cn. Cito -, bensì ad assicurare, come già detto, quel rispetto della legalità al quale sono prioritariamente tenuti proprio coloro che ricoprono o aspirano a ricoprire cariche pubbliche.
Quanto, infine, alle denunce nei confronti del prefetto di Taranto, cui fa riferimento l'interrogante, ad oggi non risulta pervenuta alcuna comunicazione da parte della Magistratura.

Giancarlo CITO (gruppo Misto - Lega d'Az. Mer.), replicando per la sua interrogazione, si dichiara insoddisfatto, ma nello stesso tempo esprime compiacimento per il fatto che il prefetto di Taranto - il quale interferiva indebitamente nella gestione dell'amministrazione comunale - sia stato ugualmente trasferito anche se per altri motivi.

5-01700 NAN: (Potenziamento delle forze dell'ordine nella città e nella provincia di Savona).

Il sottosegretario Adriana VIGNERI rispondendo all'interrogazione 5-01700, rileva che con l'interrogazione, in titolo il deputato Nan richiama l'attenzione sul problema della sicurezza pubblica in provincia di Savona e sulla maggiore diffusione della criminalità comune, per attività riconducibili al mondo della tossicodipendenza nonché, in parte, ai cittadini extracomunitari in posizione irregolare. Per meglio fronteggiare la situazione, l'on. Nan auspica la realizzazione di nuove strutture per le forze dell'ordine nella città e nella provincia di Savona.
Riferisce, in proposito, che la situazione lamentata è oggetto di costante attenzione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che dispone con regolarità controlli intensificati con appositi servizi preventivi espletati dalle forze dell'ordine nell'ambito dei piani di controllo coordinato del territorio.
Quanto al problema specifico, esso si impernia sostanzialmente sull'istituzione di un commissariato della polizia di Stato e il rafforzamento della compagnia carabinieri ad Albenga, nonché sulla costruzione di un nuovo edificio ove sistemare la questura.
Sul primo punto, il Dipartimento della pubblica sicurezza, su conforme parere del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha ritenuto di non accogliere l'istanza, avanzata, peraltro, dalle istituzioni locali e dalle categorie economico-produttive. Ciò in quanto fra le direttive previste dal decreto ministeriale 12 febbraio 1992 viene annoverato il principio di assicurare una differenziata distribuzione sul territorio dei reparti della polizia di Stato e dei carabinieri: Albenga è già sede dell'omonima compagnia carabinieri ed è stato da molto tempo istituito un locale Commissariato di pubblica sicurezza nella limitrofa città di Alassio.
Quanto al rafforzamento della compagnia carabinieri, operante sempre ad Albenga - richiesto dal comitato provinciale dell'ordine e della sicurezza pubblica - il comando generale dell'Arma dei carabinieri ritiene adeguato alle esigenze della pubblica sicurezza della provincia il dispositivo territoriale dell'area, articolato su un comando provinciale, quattro compagnie (Alassio, Albenga, Cairo Montenotte, Savona) e trenta stazioni carabinieri.


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Inoltre, l'attuale organico è in grado di assicurare incisiva attività di controllo sul comprensorio, ove intervengono, tra l'altro, reparti speciali dell'Arma, della Polizia e della Guardia di Finanza.
Si sofferma, infine, all'ultimo punto relativo alla collocazione della Questura di Savona in un edificio più moderno e funzionale, considerato che quello attuale, un antico convento, è in buona parte inagibile e inadeguato alle esigenze dell'Ufficio. Per la realizzazione dell'opera, all'inizio del 1996 è stata consegnata al Ministero dell'interno un'area demaniale di mq. 4.000, gravata tuttavia dall'onere della restituzione all'Amministrazione finanziaria, qualora la costruzione non venga avviata entro cinque anni dalla data di consegna della superficie edificabile.
Il Ministero dei lavori pubblici, tuttavia, cui competono gli oneri finanziari per la costruzione dell'immobile, ha rilevato che allo stato attuale non sussistono le condizioni per poter inserire nel programma l'intervento richiesto, per la riduzione degli stanziamenti previsti e l'esaurimento delle somme recate dalla legge n. 99/85. In attesa del rifinanziamento della legge e del reperimento dei fondi, il Dipartimento della pubblica sicurezza ha già provveduto, conformemente alle indicazioni pervenute dalla prefettura di Savona, ad interessare l'Amministrazione finanziaria, nonché le competenti autorità militari, per ottenere l'acquisizione dei locali dell'ex distretto militare ove destinare parte degli uffici di polizia. Tale soluzione, pur sempre provvisoria, potrebbe, nel frattempo, ovviare agli inconvenienti lamentati dall'interrogante. Al riguardo si è comunque in attesa di conoscere le determinazioni dell'autorità militare sulla dismissione del compendio.

Enrico NAN (gruppo forza Italia), replicando per la sua interrogazione, si dichiara insoddisfatto, in quanto il Governo ha sostanzialmente ritenuto che la risposta delle forze dell'ordine sia stata adeguata rispetto all'aumento della criminalità verificatasi nella provincia di Savona, nonostante il loro numero assai limitato ed insufficiente. Quanto alla ristrutturazione dell'edificio della questura, rileva che il Governo non ha riferito l'esistenza di iniziative concrete anche per quanto riguarda le necessarie risorse finanziarie.

5-00568 BUTTI e TABORELLI: (Commissariato di polizia presso il comune di Mariano Comense - Como).

Il sottosegretario Adriana VIGNERI rispondendo all'interrogazione 5-00568, rileva che con l'interrogazione, in titolo i deputati Butti e Taborelli hanno chiesto di conoscere gli orientamenti che il Ministro dell'interno intende assumere in relazione alla mozione del consiglio comunale di Mariano Comense per l'istituzione in quella località di un commissariato della polizia di Stato, le procedure che si intendono assumere per corrispondere alle legittime esigenze dei cittadini di quel comune e i risultati delle iniziative avviate dalla prefettura di Como sul problema.
Prima di rispondere agli specifici quesiti formulati, ritiene necessaria una premessa. La situazione della sicurezza pubblica nella località cui fanno riferimento gli interroganti, come del resto in tutta l'area della provincia di Como, è stata sempre oggetto di attenzione da parte dei responsabili nazionali dell'ordine pubblico, ma ancora più essa viene seguita dagli organi che operano a livello locale.
Le autorità provinciali di pubblica sicurezza, quindi - il prefetto e il questore di Como - sono perfettamente a conoscenza di quanto segnalato dagli On.li Butti e Taborelli. Tuttavia, il prefetto di Como non può in nessun caso prescindere dal rispetto di criteri e direttive, che mirano ad evitare una eccessiva concentrazione di forze nella medesima località e assicurare sempre e comunque un'equilibrata e ponderata distribuzione dei presidi sul territorio, secondo il principio della specializzazione professionale e delle competenze proprie dei singoli corpi di polizia.
Non va, infine, trascurato il ruolo e l'incidenza che in queste determinazioni


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riveste il comitato provinciale dell'ordine e della sicurezza pubblica, organismo senz'altro consultivo del prefetto, ma pur sempre rappresentativo della consistenza e della presenza delle varie forze di polizia nella provincia. Queste considerazioni debbono essere attentamente valutate con riferimento al caso specifico sollevato dagli interroganti.
La proposta, votata dal consiglio comunale di Mariano Comense, è stata oggetto di valutazione da parte del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che, esaminata la situazione sotto il profilo della consistenza degli indici di criminalità nell'area interessata, non ha ritenuto opportuna la creazione di un commissariato di polizia in quel territorio. Ciò in quanto Mariano Comense ospita anche una stazione dei carabinieri ed è territorialmente confinante con Cantù, sede di un comando di compagnia.
D'altra parte, una valutazione diversa non sarebbe stata conforme con le direttive del Ministro dell'interno del 12 febbraio 1992, le quali specificano che la creazione di nuovi insediamenti delle forze di polizia deve ispirarsi al criterio di assicurare una differenziata distribuzione sul territorio dei reparti della polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri, secondo il principio per cui la prima deve privilegiare il potenziamento della propria presenza nei centri capoluoghi di provincia e la seconda nelle altre località. L'azione di prevenzione e di controllo del territorio di Mariano Comense viene pertanto espletata dalla locale stazione che si avvale degli apporti operativi della compagnia di Cantù, la quale opera ricorrentemente nel comune di Mariano Comense come pure nei centri circostanti. Nello svolgimento dei propri compiti, i militari dell'Arma rivolgono particolare impegno alla prevenzione e al contrasto delle attività illecite connesse con il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, armi, estorsioni ed usura.
Alle attività dei due presidi si aggiungono poi gli interventi operativi pianificati, a livello provinciale, della questura di Como con proiezioni anche nell'area territoriale di Mariano Comense. Obiettivo prioritario delle forze di polizia è quello di prestare la massima attenzione ai rischi di inquinamento provenienti dal mondo della malavita organizzata, particolarmente elevati in una zona caratterizzata dalla vicinanza geografica alle aree urbane di Milano. Varese e Bergamo, nonché da una florida economia locale.

Alessio BUTTI (gruppo alleanza nazionale), replicando per la sua interrogazione, si dichiara insoddisfatto e rileva la discordanza tra le informazioni rese dalla questura e dalla prefettura di Como rispetto alla risposta del Governo circa l'esigenza di una maggiore presenza delle forze dell'ordine su un territorio che è ad alta densità criminosa. Si riserva, quindi di presentare una ulteriore interrogazione in merito. Sottolinea, inoltre, il lungo ritardo con cui la risposta è stata resa.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, poichè il sottosegretario Vigneri è atteso in Aula, sospende la seduta in attesa dell'arrivo del sottosegretario Sinisi.

La seduta, sospesa alle 9, è ripresa alle 9,10.

5-00675 BONO: (Localizzazione stazione dell'Arma dei Carabinieri nel comune di Portopalo di Capo Passero).
5-00692 RIZZA: (Opportunità di situare un presidio stabile delle Forze dell'ordine nel comune di Portopalo di Capo Passero - SR).

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, avverte che le interrogazioni in titolo verranno svolte congiuntamente, vertendo su identica materia.

Il sottosegretario Giannicola SINISI, rispondendo congiuntamente all'interrogazioni 5-00675 e 5-00692, rileva che le due interrogazioni richiamano l'attenzione sulla precaria situazione della sicurezza pubblica nel comune di Portopalo, nella zona sud della provincia di Siracusa, per il susseguirsi di delitti - che vengono specificamente richiamati dagli interroganti - riconducibili a forme tipiche della malavita comune ed organizzata.


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Le informazioni ed i dati in possesso degli organi di polizia confermano sostanzialmente le denunce degli interroganti, come risulta anche da alcune operazioni di polizia che nel recente passato hanno condotto all'arresto di diversi soggetti appartenenti ad un'associazione di tipo mafioso operante principalmente ad Avola, ma con addentellati in altri comuni tra cui appunto Portopalo. In presenza di questa situazione, gli interroganti chiedono al Ministro dell'interno di procedere all'immediata localizzazione nel Comune di Portopalo di una Stazione dell'Arma dei Carabinieri e un presidio stabile della Polizia di Stato.
Risponde congiuntamente alle due interrogazioni sulla base degli accertamenti disposti dal prefetto di Siracusa e dal dipartimento della pubblica sicurezza.
Nel comune di Portopalo - che conta 3.400 abitanti circa e dista 6 Km. da Pachino - sono presenti un presidio della Guardia di finanza e il locale comando di polizia municipale. Le attività di perlustrazione, vigilanza e controllo del territorio vengono quindi svolte dal Commissariato della polizia di Stato e dalla stazione carabinieri di Pachino, che dispone di una dotazione di uomini e mezzi ritenuta adeguata alle esigenze della zona. Nel territorio di Portopalo intervengono poi anche gli organi speciali della compagnia carabinieri di Noto. Dal 1992 opera, inoltre, limitatamente al periodo estivo, un presidio stagionale dei carabinieri, la cui attività viene sostituita, negli altri mesi dell'anno, da una struttura mobile richiesta dal prefetto di Siracusa.
Durante la stagione estiva, i servizi di controllo vengono intensificati su direttive impartite dal Prefetto di Siracusa - anche mediante l'impiego di supporto dei militari dell'esercito impegnati dell'operazione «Vespri Siciliani». Ciò avverrà anche nella prossima stagione estiva considerato che le norme recentemente approvate dal Parlamento consentono l'utilizzazione di tali reparti in Sicilia fino al 31 dicembre di quest'anno.
La richiesta per l'istituzione di una stazione carabinieri nel Comune è stata formalmente avanzata dal prefetto di Siracusa che ha già avviato contatti con il sindaco di Portopalo per il reperimento di un'idonea infrastruttura logistica da utilizzare. La richiesta, tuttavia, è ancora allo studio in quanto il comando generale dell'Arma non ha a tutt'oggi fatto pervenire alcuna proposta di carattere operativo in tal senso.

Antonietta RIZZA (gruppo sinistra democratica - l'Ulivo), replicando per la sua interrogazione 5-00692, si dichiara insoddisfatta, perché la risposta resa dal Governo è troppo burocratica e rivela la scarsa conoscenza della realtà del territorio. Sottolinea che il comune di Portopalo, a causa dei continui sbarchi degli immigrati clandestini, della presenza di tanti latitanti mafiosi e dei numerosi attentati verificatisi di recente, necessita di una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio.

Nicola BONO (gruppo alleanza nazionale), replicando per la sua interrogazione 5-00675, si dichiara insoddisfatto, perché la risposta del Governo non coglie il senso della sua interrogazione che segue una precedente alla quale non è stata data risposta. Sottolinea che nelle settimane tra la prima e la seconda interrogazione c'è stata una escalation di fenomeni criminosi, dei quali lo stesso sottosegretario ha dato atto e che la sua interrogazione era volta a richiedere non un commissariato ma una caserma dei carabinieri, necessaria in un paese esposto a continui sbarchi di clandestini ed afflitto dalla presenza della mafia e dalla recente recrudescenza di fatti criminosi. Rileva inoltre che la popolazione si decuplica nel periodo estivo, aumentandosi così la necessità di un controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine. Ritiene, inoltre, che il sottosegretario Sinisi non doveva limitarsi a rispondere circa le competenze del


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Ministero dell'interno ma avrebbe dovuto attivare anche il Ministero della difesa per fornire una risposta esaustiva sull'intenzione del Governo di istituire o meno la caserma dei carabinieri. Si riserva di riproporre la questione con una ulteriore interrogazione.

5-00773 PEZZOLI: (Vigilanza nella stazione di San Donà di Piave).

Il sottosegretario Giannicola SINISI rispondendo all'interrogazione 5-00773, rileva che l'interrogazione chiede al Ministro dell'interno di assicurare una maggiore vigilanza della stazione ferroviaria di San Donà di Piave mediante il radicamento definitivo di due agenti di polizia della sezione Polfer di Mestre.
In relazione allo specifico quesito proposto comunica che la forza effettiva di personale, adibito al controllo di un territorio che si estende da Lison a Vigonza - lungo la direttiva Nord-Sud - e da Mestre a Noale - lungo la direttiva Est-Ovest - è complessivamente di 37 elementi su un organico previsto per decreto di 87 persone. In atto vi è quindi una carenza di più del 50 per cento rispetto alle effettive necessità. Al momento risulta pertanto impossibile provvedere alle esigenze nel settore della polizia ferroviaria, cui fa riferimento l'interrogante, considerati tra l'altro gli impegni assorbenti che la polizia di Stato assolve nel contrasto alla criminalità comune ed organizzata, anche - ma non solo - nella regione Veneto.
D'altra parte, la proposta stessa appare di difficile realizzazione, traducendosi, nella sostanza, nell'istituzione di un posto Polfer, con attività articolata in turni completi e la conseguente presenza, con carattere di continuità, di un consistente contingente di operatori, che finirebbe per sottrarre elementi alla sezione di Mestre. Tutto ciò, però, non ha impedito di disporre il distacco saltuario di una pattuglia presso la stazione di San Donà che ha consentito, nei periodi più critici, l'intensificazione di servizi di vigilanza, con il sacrificio ovviamente di altri settori del territorio e di altre esigenze di controllo meritevoli di non minore considerazione. Assicura comunque l'interrogante che l'istituzione di un posto Polfer a San Donà di Piave è inclusa nelle proposte di riordinamento della sezione di polizia ferroviaria di Venezia.

Mario PEZZOLI (gruppo alleanza nazionale), replicando per la sua interrogazione, si dichiara insoddisfatto, perché anche questa volta, di fronte ad interrogazioni attinenti a problemi concreti, il Governo ha dato risposte evasive. Osserva che si richiedeva, invece, una risposta di natura amministrativa e non di natura politica. Ricorda come i precedenti Governi abbiano aumentato l'organico della polizia ferroviaria per permettere la maggiore vigilanza della stazione ferroviaria di San Donà di Piave, mentre il Governo in carica se ne disinteressa nonostante le diverse risposte fornite dai dirigenti del servizio ferroviario. Ritiene che diversa sarebbe stata la risposta se l'interrogazione fosse stata sottoscritta da un rappresentante della maggioranza e si riserva di presentare un'ulteriore interrogazione facendola firmare anche ad un collega della maggioranza.

5-00686 CHERCHI: (Motivazione sorveglianza da parte degli agenti della Digos di un matrimonio, svoltosi a Santa Giusta - OR - in lingua sarda).

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, poichè manca il presentatore, rinvia ad altra data lo svolgimento dell'interrogazione in titolo.

La seduta termina alle 9,35.

IN SEDE CONSULTIVA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 96-BIS, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO

Mercoledì 7 maggio 1997. - Presidenza del Presidente Rosa JERVOLINO RUSSO. Interviene il Sottosegretario di Stato per l'interno Giannicola Sinisi.

La seduta comincia alle 9,40.


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Disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 1997, n. 60, recante interventi straordinari per fronteggiare l'eccezionale afflusso di stranieri extracomunitari provenienti dall'Albania (Approvato dal Senato) (A.S. 2272) (3637).
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione procede all'esame del disegno di legge.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), relatore, ritiene che il decreto-legge n. 60 del 1997 risponda ai criteri di necessità e urgenza, come è dimostrato dagli avvenimenti dei giorni scorsi. Anche il requisito dell'omogeneità è rispettato, in quanto i quattro articoli che lo compongono sono tutti strettamente attinenti. Poichè di fronte a migliaia di profughi era necessario approntare una normativa specifica, propone di esprimere parere favorevole.

Riccardo MIGLIORI (gruppo alleanza nazionale) esprime perplessità su questo provvedimento. In primo luogo, sotto il profilo della costituzionalità, poichè contiene una deroga espressa alla disciplina vigente sulla contabilità generale dello Stato. Ritiene che sia, invece, necessario far ricorso agli strumenti ordinari per far fronte ai flussi migratori, collegando questi interventi alle politiche e ai progetti di cooperazione internazionale. Inoltre, ritiene che non possa sfuggire, anche in una fase propedeutica all'esame del merito, la contraddizione insita in alcuni passaggi del decreto-legge e aggravata dagli interventi correttivi del Senato: il decreto-legge, infatti, vuole avere carattere temporaneo ma alcune disposizioni, ad esempio il comma 3 dell'articolo 2, prevedono attività di integrazione sociale e culturale e di formazione, in chiaro contrasto con la logica della temporaneità dell'intervento.

Luciano DUSSIN (gruppo Lega Nord per l'indipendenza della Padania) osserva che il provvedimento in esame non ha garantito il controllo della situazione e ritiene che si tratti di una dichiarazione di intenti che resterà lettera morta, non essendosi finora tradotto in atti concreti. Ricorda che i trasferimenti degli stranieri di cittadinanza albanese sul territorio non sono stati accompagnati dai necessari controlli e che sono pertanto giustificate le rimostranze dei residenti, i quali non si sentono efficacemente protetti. Anche la misura del rimpatrio è priva di effetti concreti, perchè non esiste modo di impedire che gli albanesi rimpatriati ritornino immediatamente in Italia. Ritiene, in conclusione, che non vi siano i requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione, perchè il problema non è stato affrontato con sufficiente serietà da parte del Governo.

Raffaele CANANZI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) osserva che il decreto-legge è appropriato e rientra esattamente nell'ipotesi prevista dall'articolo 77 della Costituzione. Pertanto, si dichiara concorde con il relatore.

Il sottosegretario Giannicola SINISI ritiene che il provvedimento abbia i requisiti previsti dall'articolo 77 della Costituzione perchè gli strumenti ordinari non erano sufficienti a far fronte all'emergenza, a causa della peculiarità della situazione. Ricorda, inoltre, che anche in passato si è fatto ricorso alla deroga ai principi della contabilità generale dello Stato per fattispecie simili, ad esempio in materia di protezione civile, o per la crisi bosniaca, al fine di disporre dei fondi necessari.

La Commissione delibera, in fine, di esprimere parere favorevole circa la sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza di cui all'articolo 77 della Costituzione.

Disegno di legge:
Conversione in legge del decreto-legge 1 maggio 1997, n. 115, recante disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva 96/2/CE sulle comunicazioni mobili e personali (3645).
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).


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La Commissione procede all'esame del disegno di legge.

Federico ORLANDO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), relatore, osserva che il decreto-legge in esame contiene il recepimento della direttiva 96/2/CE la quale completa la liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, già disciplinato dalla direttiva 90/388/CEE, che ha liberalizzato la fornitura dei servizi di telecomunicazioni. In particolare, la direttiva 96/2 disciplina: 1) l'accesso al mercato prevedendo il rilascio di autorizzazioni o licenze; 2) l'assegnazione delle radiofrequenze sulla base di criteri resi pubblici in forma adeguata; 3) l'installazione di proprie infrastrutture e delle relative reti da parte di ciascun gestore; 4) l'interconnessione tra le reti. Il decreto-legge in esame prevede, per l'attuazione della direttiva, l'emanazione di regolamenti governativi, accompagnati dal parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia. A tal proposito potrebbe emergere qualche perplessità, dal momento che il decreto-legge rinvia semplicemente all'articolo 17 della legge n. 400 del 1988, senza specificare a quale delle tipologie di regolamento in esso previste faccia riferimento. Sarebbero quindi opportuni maggiori chiarimenti da parte del Governo sul punto, anche se personalmente ritiene si tratti della procedura di delegificazione di cui al comma 2 dell'articolo 17.
I presupposti della necessità e dell'urgenza si rinvengono, poiché gravava sull'Italia la minaccia di una procedura di infrazione da parte della Commissione per il mancato recepimento nei termini della direttiva e poiché è previsto l'obbligo di definire con norma primaria i compensi da dare all'Amministratore della difesa per la cessione di bande di frequenza. Propone quindi di esprimere parere favorevole.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, osserva che sarebbe stata certo più opportuna l'individuazione del comma dell'articolo 17 della legge 400 del 1988 cui il decreto-legge in esame rinvia, ma che si tratta di questione attinente al merito.

Riccardo MIGLIORI (gruppo alleanza nazionale) rileva come il relatore Orlando abbia evidenziato perplessità non marginali circa la valenza del decreto-legge rispetto al sistema delineato dalla legge n. 400 del 1988, muovendosi sul terreno difficile e delicato della decretazione d'urgenza.
L'urgenza per il recepimento della direttiva deriva, secondo il relatore, dalle pregresse inadempienze comunitarie del Governo: sarebbe ben grave se il Governo intendesse usare sistematicamente lo strumento del decreto-legge per recepire tutte le direttive non attuate, in quanto ciò costituirebbe un attentato alle prerogative del Parlamento. Rileva infine che un ulteriore esautoramento delle competenze del Parlamento si rinviene nella inusitata previsione di un termine perentorio per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Il decreto-legge contiene, dunque, una doppia spoliazione nei confronti del Parlamento.

Il sottosegretario Giannicola SINISI dichiara di condividere le osservazioni del relatore.

La Commissione delibera quindi di esprimere parere favorevole circa la sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza di cui all'articolo 77 della Costituzione.

La seduta termina alle 10,10.

IN SEDE REFERENTE

Mercoledì 7 maggio 1997. - Presidenza del Presidente Rosa JERVOLINO RUSSO. Interviene il Sottosegretario di Stato per l'interno Giannicola Sinisi.

La seduta comincia alle 10,10.


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Testo unificato delle proposte di legge costituzionale ed abbinata petizione:
TREMAGLIA ed altri: Modifiche agli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione per consentire il voto degli italiani all'estero (105).
(Parere della III Commissione)
TERESIO DELFINO: Modifiche agli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione concernenti il diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero (982).
(Parere della III Commissione)
PETIZIONE n. 6
(Seguito dell'esame e conclusione).

La Commissione prosegue l'esame del testo unificato delle proposte di legge costituzionale e della abbinata petizione n. 6, sospeso, da ultimo, il 29 aprile 1997.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, propone l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso per permettere agli studenti dell'istituto tecnico commerciale «F. Cesi» di Terni di assistere ai lavori della Commissione.
Consentendo la Commissione, ne dispone l'attivazione.
Dà quindi il benvenuto agli studenti che assistono ai lavori della Commissione nel quadro dell'iniziativa della Presidenza e della Camera finalizzata a ravvivare l'interesse dei giovani per le istituzioni, in particolare per il Parlamento. Sottolinea che è significativo il fatto che questa iniziativa si realizzi proprio in coincidenza con la conclusione dell'esame in sede referente delle proposte di legge costituzionale volte a dare effettività all'esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero. Ricorda, anche per maggiore comprensione da parte degli studenti, che l'articolo 48, primo comma, della Costituzione attribuisce il diritto di voto a tutti i cittadini italiani, compresi quelli residenti all'estero; tuttavia, di fatto, l'esercizio di tale diritto è difficoltoso, soprattutto per i cittadini residenti in paesi extraeuropei, i quali dovrebbero tornare in Italia per esprimere il loro voto. Alcuni deputati, tenendo conto del fatto che costituisce un obbligo della Repubblica, ai sensi dell'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, hanno presentato proposte di legge costituzionale al fine di rendere possibile l'esercizio del diritto di voto senza doversi recare in Italia.
Sottolinea come in tal modo non si sia intralciato il lavoro della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, la quale è competente soltanto per le modifiche della seconda parte della Costituzione, mentre per le modifiche della prima parte della Costituzione rimane ferma la procedura ordinaria prevista dall'articolo 138 della Costituzione e quindi la competenza in sede referente della Commissione affari costituzionali.
Esaurito l'esame del provvedimento, oggi dovrà essere conferito il mandato al relatore, e riferire all'Assemblea. Avverte che sul testo unificato assunto come testo base, la Commissione affari esteri ha espresso parere favorevole.

Vincenzo CERULLI IRELLI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) rileva che la Commissione si era già dimostrata favorevole alla sua proposta e si attendeva soltanto il parere della Commissione affari esteri per poter dare mandato al relatore di riferire favorevolmente all'Assemblea. Sottolinea che il testo proposto contiene una norma stringata, come si addice alle norme costituzionali, consistente in un comma da inserirsi nell'articolo 48 della Costituzione. Due sono i profili essenziali di questa modifica: l'obbligo per il legislatore ordinario di prevedere specifiche modalità per l'esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all'estero (non solo per quanto attiene le elezioni politiche ma anche per la partecipazione ai referendum, in attuazione dell'articolo 75 della Costituzione che attribuisce tale diritto a tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati) e la previsione di una apposita circoscrizione elettorale Estero, così denominata dalla proposta del deputato Tremaglia; in tale circoscrizione verranno eletti i rappresentanti dei cittadini residenti all'estero. Sottolinea, infine, come il


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numero dei seggi elettorali attribuiti a tale circoscrizione andrà a formare il numero complessivo dei membri del Parlamento; pertanto non vi sarà un aumento del numero complessivo dei parlamentari.
Auspica, infine, una rapida conclusione dell'iter della proposta di legge costituzionale tanto in Commissione che in Aula.

Mirko TREMAGLIA (gruppo alleanza nazionale), intervenendo per dichiarazione di voto, ringrazia il Presidente ed i colleghi per il loro vivo interessamento e per il loro rilevante contributo. Sottolinea come, per la prima volta, vi sia stata la chiara volontà politica da parte di tutti per la sollecita conclusione positiva del provvedimento. A tal proposito ricorda che il 29 aprile la I Commissione ha espresso il suo consenso sul testo unificato e che il 30 aprile la Commissione affari esteri ha dato il suo parere favorevole senza alcun voto contrario e con la sola astensione del gruppo della Lega Nord.
Ricorda inoltre che il primo passo del lungo iter di questa proposta risale al 22 ottobre 1955 e che il provvedimento interessa milioni di cittadini italiani residenti all'estero i quali, sulla base dell'articolo 48 della Costituzione, hanno diritto di far parte tanto dell'elettorato attivo che di quello passivo. Tutti i Paesi civili del mondo hanno adottato soluzioni simili per permettere l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero; in particolare è da considerare positivamente la soluzione prescelta di istituire una circoscrizione Estero, indispensabile per garantire la rappresentatività dei cittadini italiani residenti all'estero. Infatti, non si sarebbe potuto istituire una tale circoscrizione soltanto con legge ordinaria. La soluzione è apprezzabile, inoltre, perché non incide sui collegi elettorali in cui si ripartisce il territorio italiano. Di contro, se i voti degli elettori residenti all'estero dovessero essere computati nel collegio di origine altererebbero l'equilibrio elettorale e, in taluni casi, potrebbero determinarne un ribaltamento.
Nel testo che la Commissione si accinge a licenziare non si fa menzione del procedimento di voto per corrispondenza, il quale verrà disciplinato con legge ordinaria già all'esame della I Commissione. Rileva, infine, che nella sua proposta di legge vi era anche il riferimento ad una quota fissa di parlamentari eletti nella circoscrizione Estero; nonostante il testo in esame non contenga alcun cenno in proposito, ciò non significa che questa proposta sia stata respinta, ma semplicemente che dovrà essere vagliata in sede di esame della legge ordinaria testè menzionata. Per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini italiani all'estero ai referendum, ricorda che in applicazione dell'articolo 75 della Costituzione, i cittadini italiani residenti all'estero erano già conteggiati ai fini della determinazione del quorum di validità della consultazione referendaria in quanto iscritti alle liste elettorali. L'impossibilità o l'estrema difficoltà per essi di esercitare effettivamente il loro diritto di voto poteva dunque incidere addirittura sulla validità del referendum, oltre che sul suo esito.
Conclude, esprimendo la sua soddisfazione per la felice conclusione di una battaglia da lungo tempo intrapresa.

Diego NOVELLI (gruppo sinistra democratica-L'Ulivo) ricorda di aver seguito nella passata legislatura la questione del voto degli italiani all'estero, più volte vicina alla conclusione. Tuttavia, dichiara di non essere del tutto convinto della soluzione cui si è pervenuti, in quanto, pur non essendo contrario in linea di principio, non ritiene fosse necessario ricorrere ad una modifica costituzionale, visto che l'articolo 48 della costituzione avrebbe permesso comunque di ricorrere ad una legge ordinaria per rendere effettivo l'esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all'estero. Annuncia quindi la sua astensione.

Raffaele CANANZI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) dichiara il voto favorevole del suo gruppo e sottolinea che l'approvazione di questa modifica costituzionale


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consentirà l'esercizio del diritto di voto degli italiani residenti all'estero tanto per le elezioni politiche che per i referendum, rimuovendo gli ostacoli esistenti all'esercizio di un diritto fondamentale e compiendo quindi un «passo di civiltà». Il ventesimo secolo verrà ricordato certamente come il secolo dei diritti sociali, tuttavia vale la pena di sottolineare che sono stati anche ampliati e meglio garantiti i diritti civili e politici, in ottemperanza anche al principio dell'uguaglianza e dei valori cristiani.

Federico ORLANDO (gruppo rinnovamento italiano) dichiara, anche a nome del suo gruppo, voto favorevole, richiamando le ragioni in precedenza esposte. Chiede tuttavia al relatore chiarimenti circa la costituzionalità della previsione mediante legge ordinaria di una quota fissa di deputati e senatori eletti dalla circoscrizione Estero. Rileva che la Costituzione sancisce l'uguaglianza di tutti gli elettori, pertanto lo stesso numero di cittadini deve poter eleggere lo stesso numero di rappresentanti in Parlamento. La previsione mediante legge ordinaria di una apposita circoscrizione Estero per eleggere una quota fissa di parlamentari potrebbe essere giudicata quindi incostituzionale sotto questo profilo. Rileva inoltre che potrebbero sorgere problemi di «scorporo» della circoscrizione Estero per garantire la stessa rappresentatività rispetto alle circoscrizioni ordinarie.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene che eventuali ulteriori approfondimenti potranno essere svolti nella fase di esame in Assemblea.

Antonio DI BISCEGLIE (gruppo sinistra democratica-L'Ulivo) dichiara, anche a nome del suo gruppo, voto favorevole ed esprime soddisfazione per il fatto che la Commissione abbia lavorato «presto e bene», giungendo ad una formulazione soddisfacente del testo della modifica costituzionale, con la quale si rende effettivo di un diritto già riconosciuto. Si tratta di una materia delicata attinente ai principi fondamentali della Repubblica e che rappresenta un arricchimento della prima parte della Costituzione.

Rolando FONTAN (gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania) esprime forti perplessità sulla proposta di modifica costituzionale in esame, perché attiene alla prima parte della Costituzione, la quale si diceva non dovesse subire modificazioni e che pertanto è stata esclusa dalla competenza della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, contraddicendo al diverso avviso espresso dal gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania.
Ritiene inoltre non corretta l'istituzione di una circoscrizione Estero che dà la possibilità di eleggere un numero imprecisato di parlamentari. Stando a quanto afferma il relatore, non vi sarebbe variazione nelle dimensioni della rappresentanza, poiché non varierebbe il numero dei parlamentari; ciò vuol dire che la rappresentanza italiana subirà una diminuzione a vantaggio dell'elettorato della circoscrizione Estero.
Solleva inoltre forti dubbi in relazione alla natura degli interessi che i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero saranno chiamati a rappresentare, in quanto ritiene assai difficile che vi possa essere una comunanza di interessi tra elettori residenti in paesi diversi che per la maggior parte non conoscono nemmeno l'Italia e che quindi eleggeranno persone ad essi estranee, le quali non potranno comunque tutelarli efficacemente. Non va dimenticato, infine, che probabilmente questi parlamentari risulteranno essere staccati dalla realtà politica del Parlamento nazionale e incideranno in una eventuale maggioranza, determinando inevitabili situazioni di tensione.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ricorda che si sta discutendo di cittadini italiani, sia pure residenti all'estero, i quali già godono del diritto di voto in base all'articolo 48 della Costituzione: si tratta di rendere effettivo l'esercizio di tale diritto.


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Rolando FONTAN (gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania) ritiene che gli interessi degli italiani residenti all'estero potrebbero essere meglio tutelati se potessero votare nel collegio elettorale di origine. Denuncia che in conseguenza dell'approvazione della modifica costituzionale in esame si verificherà una sottorappresentanza degli italiani residenti e che la rappresentanza dei cittadini residenti all'estero sarà solo virtuale, poiché non ci sarà modo di far sì che gli eletti rispondano ai loro elettori. Dichiara, in conclusione, l'astensione sua e del suo gruppo.

La Commissione delibera quindi di dare mandato al relatore di riferire favorevolmente all'Assemblea sul testo unificato in esame. Nomina, inoltre il Comitato dei nove, riservandosi la Presidenza di indicarne i componenti sulla base delle designazioni dei gruppi.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, sospende la seduta per consentire l'esame, in sede consultiva, del provvedimento concernente i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

La seduta, sospesa alle 10,50, è ripresa alle 11,10.

Sui lavori della Commissione.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, propone di procedere all'esame del provvedimento recante norme di tutela delle minoranze linguistiche.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica - l'Ulivo), nella sua qualità di relatore sulle proposte di legge n. 169 ed abbinate, osserva come quasi tutti gli emendamenti presentati al provvedimento in esame possano essere accettati, ed in particolare quelli presentati dai deputati Aloi, Fino e Valensise. Ritiene pertanto che possa concludersi facilmente l'esame del testo nella seduta odierna.

Riccardo MIGLIORI (gruppo alleanza nazionale) ritiene che non vi siano ostacoli alla prosecuzione dell'esame ma non giudica possibile una sua conclusione nella giornata di oggi, anche in considerazione del fatto che il termine per la presentazione di emendamenti cadeva nel periodo di campagna elettorale e quindi non vi è stata la possibilità di svolgere i necessari approfondimenti.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene - consentendovi la Commissione - che si possa passare all'esame del provvedimento medesimo.

Abbinate proposte di legge:
CORLEONE ed altri: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche (169).
(Parere della II, della V, XI, nonché della VII ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento).
SCALIA e PROCACCI: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche (300).
(Parere della II, della V, della VII ex articolo 73, comma 1-bis, Reg. e della XI Commissione.)
BRUNETTI e MORONI: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche (396).
(Parere della II, della V, della VII ex articolo 73,
comma 1-bis, Reg. e della XI Commissione).
ALOI: Norme per la tutela dell'identità nazionale delle minoranze etnico-linguistiche grecaniche ed albanesi nella regione Calabria (918).
(Parere della III, della V, della VII ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento e della XI Commissione).
RODEGHIERO ed altri: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche (1867).
(Parere della II, della V, della VII ex articolo 73, comma 1-bis e della XI Commissione).
MASSA ed altri: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche (2086).
(Parere della II, della V, della VII ex articolo 73, comma 1-bis e della XI Commissione).
Teresio DELFINO: Norme in materia di tutela dei patrimoni linguistici regionali (2973).
(Parere della II, della V, della VII ex articolo 73, comma 1-bis e della XI Commissione)
(Seguito dell'esame e costituzione di un Comitato ristretto).

La Commissione prosegue l'esame delle abbinate proposte di legge, sospeso, da ultimo, il 3 aprile scorso.


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Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ricorda che la proposta di legge n. 169 è stata adottata come testo base nella seduta del 3 aprile 1997. A tale proposta sono stati presentati emendamenti, pubblicati in allegato al resoconto della seduta odierna.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica - l'Ulivo), relatore, dopo aver ricordato la sua proposta di stralciare dal testo in esame il capitolo riguardante la minoranza slovena, esprime parere favorevole sull'emendamento Fontan ed altri 1.1 a condizione che venga riformulato dai presentatori nel senso di aggiungere alla parola «zingara» le parole «purchè sia residente da più di cinque (o dieci) anni», sulla base della considerazione che è difficile aggiungere gli zingari in quanto nomadi alle disposizioni in esame, le quali presentano una natura di provvedimento rivolto alla tutela di minoranze stanziali, anche se allo stesso tempo riconosce la difficoltà di una loro esclusione; esprime poi parere favorevole sugli emendamenti Massa 1.2 e 2.1 e Fontan 3.1, a condizione che dopo le parole «ciascuna provincia» siano aggiunte le seguenti: «ovvero la regione quando sul suo territorio non esistano province»; esprime quindi parere favorevole sugli emendamenti Massa 3.2, 3.4, 3.5, 4.6, 7.2, 9.2, 10.2, 10.01, 15.1, 16.1, 16.2 e 20.1, Fontan 3.3, 4.1, 4.3, 4.4, 4.5, 5.1, 5.2, 7.1, 8.1, 9.1, 10.1, 14.1 e 17.1, Aloi 4.2. Quanto all'emendamento Massa 4.7, esprime parere favorevole ma chiede che il Governo chiarisca l'entità delle conseguenze finanziarie implicate dall'emendamento. Sugli emendamenti Aloi 6.1 e 6.2 esprime, poi, parere favorevole a condizione che vengano riformulati includendovi le altre lingue (occitanico a Torino, ladino a Trento e Venezia, eccetera) oppure facendo riferimento alle università in generale. Esprime altresì parere favorevole sull'emendamento Aloi 9.3, ma chiede che il Governo chiarisca se vi sia copertura finanziaria sugli oneri da esso comportati. Esprime poi parere contrario sull'articolo aggiuntivo Aloi 19.01, chiedendone la trasformazione di un ordine del giorno che ne recepisca il contenuto. Infine, raccomanda il suo emendamento 18.1.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene comunque necessario un maggior approfondimento del provvedimento all'attenzione della Commissione.

Paolo ARMAROLI (gruppo alleanza nazionale), dopo aver espresso soddisfazione per aver fatto ritorno in questa Commissione provenendo dalla Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, ormai sull'orlo di un probabile fallimento, osserva come il suo gruppo non avrebbe difficoltà alcuna a sottoscrivere il testo del provvedimento in esame se l'Italia fosse un Paese normale, in quanto la diversità fa paura soltanto agli insicuri. Ma in Italia esiste un problema di preservazione della lingua italiana, che non viene quasi più parlata correttamente, come paradossalmente testimonia anche il recente documento del Ministro Berlinguer sulla scuola, redatta in un italiano a dir poco scorretto, sebbene in proposito nessuna responsabilità debba ovviamente ascriversi al Ministro. Chiede pertanto una normativa che tuteli la lingua italiana: soltanto così accetterebbe di procedere all'esame del merito del provvedimento.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, esprime la speranza che l'italiano non debba essere considerato una lingua in via di estinzione.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) rileva come dalla discussione sia emerso che questi emendamenti sono innovativi e comportano pertanto il reperimento di un'adeguata copertura finanziaria. Questo punto appare pregiudiziale rispetto ad ogni altro. Segnala, poi, l'esistenza di problemi di costituzionalità in ordine al conferimento di deleghe agli enti locali in materia di diritti fondamentali, tali da rendere i relativi emendamenti inammissibili. Sottolinea, inoltre, la necessità di un'adeguata tutela della lingua italiana, ad esempio sulla scorta del modello


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spagnolo, che qualifica come lingua ufficiale il castigliano, ma riconosce al contempo altre realtà linguistiche.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene che una prima valutazione degli emendamenti sia in ogni caso utile a fare emergere i problemi sul tappeto.

Luigi MASSA (gruppo sinistra democratica-L'Ulivo) richiama l'attenzione della Commissione su due questioni in particolare. La prima riguarda eventuali problemi sollevati in via pregiudiziale, in merito ai quali gli pareva di aver intuito che essi fossero ormai superati con la decisione di disabbinare la proposta di legge sulla minoranza slovena e di adottare come testo base la proposta di legge n. 169, che riproduce il testo approvato dalla Commissione nella scorsa legislatura. La seconda questione attiene alla natura del provvedimento in esame: prima della presentazione dei due emendamenti Aloi 6.1 e 6.2, la proposta di legge mirava ad introdurre una normativa di principio con un esiguo onere finanziario. Una valutazione diversa si impone, invece, adesso, a seguito della previsione - contenuta nei due emendamenti citati, accolti dal relatore - dell'istituzione di appositi corsi di laurea in lingua, letteratura e storia albanese, grecanica e grika.
Gli emendamenti presentati da lui e dal deputato Crema esprimono le differenze tra il testo base del deputato Corleone e la proposta da lui originariamente presentata assieme ad altri. Rileva come una questione che merita approfondimento sia quella introdotta dagli emendamenti presentati dai deputati Fontan ed altri e che riguarda in via generale lo spostamento delle competenze dalle regioni alle province. Concorda peraltro sulla necessità, cui gli emendamenti in questione si ispirano, di procedere nella direzione di una delegificazione che consenta l'attuazione in via amministrativa da parte degli enti locali delle misure previste nel provvedimento in esame. Fa notare, inoltre, come i suoi stessi emendamenti dovrebbero essere rivisti qualora le proposte emendative del deputato Fontan fossero accolte. Quanto all'emendamento 4.7 da lui presentato, osserva come appaia sicuramente possibile operare la soppressione delle parole ivi prevista, dal momento che l'articolo 4 già prevede limiti massimi degli ordinari stanziamenti di bilancio cui ricorrere per l'attuazione delle misure in questione. Quanto all'emendamento 9.2, osserva che la scelta di chi debba decidere le autorizzazioni deve dipendere esclusivamente dall'autonoma previsione statutaria o regolamentare del singolo ente locale. In relazione all'emendamento 20.1, la somma di 10 miliardi gli appare estremamente ridotta, atteso che lo stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero del tesoro è - fatto salvo il parere della Commissione bilancio - senz'altro capiente. Ritiene, nel complesso, che la situazione sia matura per procedere oltre nell'esame delle questioni finora emerse e invita, pertanto, a licenziare il provvedimento in vista di una completa attuazione del principio di cui all'articolo 6 della Costituzione.

Fortunato ALOI (gruppo alleanza nazionale) osserva che gli emendamenti da lui presentati riguardano culture che stanno alla base della lingua italiana. Parlare di «grecanico» significa, infatti, far riferimento al greco antico, lingua base, assieme al latino, del mondo classico. Concorda, inoltre, con il deputato Armaroli sull'esigenza di apprestare un'adeguata tutela alla stessa lingua italiana. In proposito ricorda, che, quando era sottosegretario per la pubblica istruzione, promosse l'istituzione di un'apposita Commissione ministeriale incaricata di istruire e proporre soluzioni al problema del progressivo allontanamento della lingua italiana da un uso corretto e diffuso sul territorio. Precisa altresì come la sua proposta di legge faccia riferimento ad un patrimonio «laico», sebbene la sua inclinazione culturale appartenga naturalmente alla tradizione cattolica. Discorso analogo vale per la minoranza albanese


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stanziata nella provincia di Cosenza da 500 anni.
Richiama l'attenzione sulla specificità dei suoi emendamenti, i quali riguardano comunità linguistiche con una loro storia peculiare, in quanto tali non assimilabili alle altre. Sottolinea, infine, come la modifica da lui proposta sia ispirata alla volontà di rappresentare fedelmente la storia culturale italiana, in modo da preservare il principio dell'unità nazionale individuandone le radici più profonde nel mondo classico greco-romano.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica-L'Ulivo), relatore, osserva, con riferimento alla proposta Aloi, che tutte le minoranze sono fortemente radicate nello Stato e richiama l'esempio del radicamento della lingua occitanica in quella italiana, testimoniato nella presenza nella Divina Commedia di un canto quasi interamente dedicato al provenzale. Quanto alle spese, riconosce che i corsi universitari costano, ma vi si potrebbe porre rimedio mediante la creazione di un istituto all'interno delle stesse università. Fa inoltre presente come i ladini aspettino ormai una riunificazione da almeno 50 anni. Il suo emendamento 18.1 ha un particolare valore, in quanto verrebbe costituito un organismo che rappresenterebbe unitariamente i ladini ora presenti in tre province diverse.

Antonio DI BISCEGLIE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) ritiene che nell'affrontare tale provvedimento non si dovrebbe partire dalla considerazione della specificità di singole determinate minoranze linguistiche: occorre, invece, riconoscerle tutte, offrendo ad esse adeguati strumenti di valorizzazione, demandando alle regioni i relativi compiti di tutela. Si dichiara, poi, non convinto dell'opportunità di quegli emendamenti che trasferiscono alle province le funzioni inerenti alla tutela delle minoranze linguistiche, anche perchè ci sono minoranze riferibili a più province. Resta ferma la necessità di coinvolgere in qualche forma le province a fianco delle regioni, cui dovrebbe, comunque, spettare la titolarità primaria dei compiti di tutela. Auspica, infine, che sul provvedimento possa procedersi alla costituzione di un Comitato ristretto dove potranno essere sciolti i nodi rimasti ancora irrisolti.

Federico ORLANDO (gruppo rinnovamento italiano), in merito al problema delle competenze provinciali e regionali, fa presente che, esistono minoranze divise tra più regioni, il che imporrebbe quanto meno un coordinamento interregionale.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene che in Comitato ristretto potrà riflettersi approfonditamente sulle questioni finora sollevate consentendo tra l'altro al Governo di acquisire il parere del Tesoro sugli oneri finanziari implicati dalle proposte di modifica presentate.

Rolando FONTAN (gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania) concorda con il deputato Di Bisceglie sulla necessità di offrire una tutela a tutte le minoranze. Quanto al trasferimento delle competenze alle province, l'intenzione della lega nord non era quella di procedere ad una separazione dei rispettivi ambiti di protezione, ma di dare maggiore tutela alle minoranze linguistiche (che talora sono presenti soltanto in alcuni comuni), nonché di applicare il principio di sussidiarietà, considerato che la provincia è nella maggior parte dei casi il livello di governo più vicino alle minoranze linguistiche autoctone e l'ente che più agevolmente degli altri può procedere ad una esatta individuazione dei comuni di residenza dei gruppi linguistici interessati. Infine, ulteriore motivo del proposto trasferimento di competenze è quello inerente alla tutela dei ladini dolomitici, che da decenni aspirano ad un riconoscimento della loro identità storica e culturale, realizzabile soltanto su scala maggiormente localizzata e vicina al territorio, come nel caso delle province.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) rileva l'intervenuta necessità di rinviare


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l'esame del provvedimento per gli opportuni approfondimenti, cui si aggiunge l'ostacolo dell'avvenuta scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti, coincisa con lo svolgimento della campagna elettorale per le elezioni amministrative, quando i membri del suo gruppo non erano presenti.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ritiene preferibile procedere ai necessari approfondimenti in seno al Comitato ristretto.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) ribadisce la richiesta di riaprire il termine per la presentazione degli emendamenti, in modo da consentire a tutti i gruppi di dare un concreto contributo al provvedimento in esame, stante anche la mancanza di qualunque divieto regolamentare in materia di riapertura del termine medesimo.

Raffaele CANANZI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) concorda sulla opportunità di lavorare in sede di Comitato ristretto. La questione del riparto di competenza tra regione e provincia mostra di non avere reale consistenza, dal momento che gli adempimenti previsti dal testo in discussione sono in gran parte di natura legislativa, e quindi rientrano nella competenza delle sole regioni. Resta salvo che l'attuazione in via amministrativa spetterebbe comunque ai comuni o alle province e ciò in sostanziale rispetto del principio di sussidiarietà.

Federico ORLANDO (gruppo rinnovamento italiano) formula l'auspicio che il Comitato ristretto valuti la fondatezza scientifica dell'elenco di lingue di cui all'articolo 1, con particolare riferimento alla lingua sarda, che - come segnalava il compianto onorevole Pazzaglia - non ha una struttura unitaria ma si articola in almeno tre differenti versioni.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, accogliendo la richiesta del deputato Cola, propone di fissare il nuovo termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 10 di domani, 8 maggio 1997. Propone altresì la costituzione di un Comitato ristretto, che si riunirà successivamente.

La Commissione concorda.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, si augura che il Comitato ristretto possa lavorare proficuamente, in modo da consentire alla Commissione di licenziare il testo per l'Assemblea già nel corso della prossima settimana.

Disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 1997, n. 60, recante interventi straordinari per fronteggiare l'eccezionale afflusso di stranieri extracomunitari provenienti dall'Albania
(Approvato dal Senato) (3637).
(Parere della II, della III, della IV, della V, della VII, della IX, della X, della XI e della XII Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del disegno di legge.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica - l'Ulivo), relatore, rileva che il decreto-legge n. 60 del 1997 si è reso necessario a causa dell'emergenza determinata dal flusso dei fuggiaschi provenienti dall'Albania. Si sofferma, quindi, sul contenuto del provvedimento.
L'articolo 1 si occupa degli strumenti anche finanziari per realizzare l'accoglienza degli stranieri di cittadinanza albanese; l'articolo 2 disciplina le modalità e gli enti competenti per l'accoglienza dei profughi e, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, pone dei limiti precisi, anche di natura temporale, per la identificazione degli stranieri di cittadinanza albanese destinatari degli aiuti previsti, ponendo la condizione che essi siano esposti in patria ad un grave pericolo per l'incolumità personale. Il comma 2 dell'articolo 2, dopo aver richiamato la cosiddetta «legge Martelli» in relazione alla disciplina del nulla osta provvisorio, prevede


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una peculiare facoltà di revoca nel caso in cui si tratti di cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea segnalati per gravi attività criminose.
Segnala, a questo proposito, la possibilità che la disciplina sul respingimento possa essere ritenuta incostituzionale, non prevedendo un tempo sufficiente per il ricorso giurisdizionale, ma ritiene che in ogni caso non sia opportuno proporre modifiche in questa sede, in modo da permettere la sollecita conversione del decreto-legge. In relazione al comma 5 dell'articolo 2, onde evitare interpretazioni estensive della parola «straniero», dichiara che proporrà un ordine del giorno esplicativo così da evitare una modifica al testo del Senato.
L'articolo 3 disciplina la copertura degli oneri finanziari prevedendo il ricorso a fondi inutilizzati. L'articolo 4 contiene un elemento rilevante, poiché si riferisce alla possibile collaborazione tra il personale delle forze di polizia e il personale appartenente ai ruoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del restante personale dipendente dal Ministero dell'interno e dal Dipartimento per la protezione civile, nonché il possibile ricorso a organismi di volontariato. Inoltre fa salvi i provvedimenti di emergenza adottati prima della emanazione del decreto-legge. Quanto alle modifiche introdotte dal Senato, sottolinea quelle di cui al comma 3 dell'articolo 1 e al comma 1 dell'articolo 2.
Propone di concludere il più rapidamente possibile l'iter del provvedimento.

Rolando FONTAN (gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania) dichiara di essere completamente contrario al provvedimento in esame perché, a dispetto del titolo, non si occupa di questioni umanitarie e presenta soluzioni inadeguate. Unica soluzione possibile era l'immediato rimpatrio dei cittadini albanesi prima ancora dell'arrivo in Italia, ma questo non è avvenuto. Con il decreto-legge si incentivano gli albanesi a venire in Italia prospettando, per almeno un certo numero di essi, la possibilità di rimanere. Sottolinea, inoltre che il decreto-legge non contiene stime attendibili sulla sua incidenza finanziaria. Rileva, infine, come vi sia un palese collegamento tra il decreto-legge e la questione della presenza del contingente militare italiano in Albania, il quale dovrebbe essere messo in condizione di operare efficacemente per la tutela dei cittadini italiani che si trovano in Albania e delle loro imprese. Preannuncia pertanto il suo voto contrario.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) ritiene che il decreto-legge in esame sia il «parto» del fallimento della missione italiana in Albania. Ricorda che la spedizione fu approvata dall'opposizione, a condizione che servisse per fermare il flusso di immigrazione albanese. Tale finalità non è stata raggiunta, nonostante che, per le caratteristiche geografiche dell'Albania, la costa italiana sia raggiungibile solo da tre o quattro luoghi: già questa premessa induce ad una valutazione negativa del provvedimento, tuttavia il decreto-legge non convince nemmeno nel merito. Ad esempio, l'articolo 2, comma 1, secondo periodo, disciplina una facoltà del questore di rilasciare il nulla osta provvisorio di ingresso e soggiorno senza alcuna eccezione né condizione. Il comma 2 nelle intenzioni vorrebbe circoscrivere il campo di azione della facoltà del questore ma lo fa in maniera troppo generica per avere un reale effetto restrittivo; pertanto non risulta chiaro il collegamento tra le due norme. Se l'interpretazione di una dizione generica deve effettuarsi in modo generico e quindi estensivo, si deve pensare che il nulla osta debba essere rilasciato a tutti, ma ciò confligge con la finalità di controllare l'afflusso migratorio. Anche il comma 3 dell'articolo 1, così come modificato dal Senato, denota difficoltà interpretative e rivela una contradditorietà di fondo: il decreto-legge infatti dovrebbe regolare il provvisorio e non il definitivo ma la previsione di una integrazione dei cittadini albanesi nel tessuto sociale e culturale italiano sembra porsi in una diversa prospettiva. Per quanto attiene alla modifica


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apportata dal Senato all'articolo 2, comma 1, si dichiarerebbe favorevole al criterio prescelto per individuare i soggetti meritevoli di accoglienza se vi fosse la possibilità di effettuare accertamenti attendibili sull'esistenza del «grave pericolo dell'incolumità personale», cosa che è evidentemente impossibile. Riassumendo, dichiara la sua posizione sfavorevole sulla base di queste due argomentazioni: il decreto-legge vuole porre riparo al fallimento della missione italiana in Albania e, anziché regolare il precario, crea le premesse per rendere definitiva una situazione di grave emergenza. Preannuncia quindi il suo voto contrario.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, rileva come il decreto-legge non possa porre riparo al fallimento della missione perché è precedente all'invio della spedizione italiana.

Il sottosegretario Giannicola SINISI illustra le ragioni fondanti dell'intervento legislativo in materia, che risponde non solo ad astratte esigenze di regolazione del fenomeno ma ad esigenze concrete di disciplina rivelatesi nella loro gravità nei primi quindici giorni di marzo, in conseguenza del frantumarsi dello Stato albanese. Ricorda come la situazione politica sia di giorno in giorno degenerata, tanto che le attività di respingimento divennero irrealizzabili perché non c'erano né porti né aeroporti sicuri e nemmeno, in alcuni momenti, un Governo con cui relazionarsi. Il Governo italiano ha affrontato il fenomeno della immigrazione clandestina fino a febbraio con azioni amministrative, poi si è resa necessaria la presenza di un delegato del Governo per seguire le operazioni in loco. Egli stesso ha potuto seguire le operazioni in tale veste e constatare come solo per i primi giorni l'esodo sia stato determinato dalla paura per la propria incolumità. Successivamente, più numerosi sono diventati coloro che sfruttavano la situazione per venire in Italia senza avvalersi delle procedure ordinarie. Sorse allora l'esigenza di un provvedimento legislativo ad hoc che permettesse di trattare diversamente le varie situazioni. Infatti, sulla base della legislazione vigente era possibile solo un provvedimento generalizzato di accoglienza o di respingimento. Il decreto-legge in esame è volto a garantire l'accoglienza umanitaria elevando nello stesso tempo i dispositivi di sicurezza, provvedendo ai necessari mezzi finanziari, anche con deroghe all'ordinamento della contabilità generale dello Stato, e prevedendo strumenti di intervento straordinario mediante il coinvolgimento anche delle associazioni di volontariato.
Al Senato la discussione è stata lunga e approfondita, ma il rispetto dei tempi di conversione ha impedito l'approvazione di emendamenti presentati dal Governo, quale ad esempio uno volto a chiarire il significato della parola «straniero» secondo i suggerimenti del relatore, anche se dal contesto del provvedimento l'interpretazione dovrebbe risultare comunque inequivoca. Per risolvere tali questioni auspica la presentazione di ordini del giorno. Per quanto attiene alla delimitazione della facoltà del questore di accordare il nulla osta provvisorio di cui all'articolo 2, comma 2, questa va intesa alla luce dei principi generali e delle direttive del Ministero dell'interno, le quali contengono la soluzione di molti dubbi interpretativi che potrebbero sorgere in sede di esecuzione, prevedendo criteri attuativi e norme esemplificative.
Quanto al respingimento, rileva come si tratti di un istituto specifico che generalmente viene effettuato al di fuori del territorio nazionale, nelle zone di confine o in quelle extraterritoriali, ma che nel caso di specie viene effettuato una volta ammessa temporaneamente l'entrata degli stranieri sul territorio nazionale per accertare l'esistenza dei requisiti per l'ottenimento del nulla osta; di qui l'esigenza di una disciplina che non preclude l'immediata esecutività del provvedimento di espulsione nonostante sia riconosciuta, secondo i principi generali, la facoltà del ricorso giurisdizionale. Ricorso che, in


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deroga alla disciplina della «legge Martelli», non comporta l'immediata sospensione del provvedimento di espulsione.
Quanto alle critiche formulate in relazione al terzo comma dell'articolo 1, ricorda come le modifiche proposte al Senato abbiano suscitato la perplessità del Governo; alla fine si è comunque giunti ad una formulazione rispettosa della temporaneità dell'intervento che renda però fruttuosa la permanenza degli stranieri accolti in Italia non solo mediante gli interventi delle associazioni di volontariato ma anche delle istituzioni pubbliche.
In relazione ai rapporti tra le attività di contenimento dell'immigrazione clandestina e il contenuto del provvedimento in esame, rileva come il decreto-legge non ha la pretesa di produrre effetti fuori dai confini nazionali, per i quali sono necessari invece accordi internazionali peraltro già in itinere. Infine si dichiara disponibile a far pervenire alla Commissione tutta la documentazione inerente e le informazioni sulle zone a rischio in Albania, ottenute attraverso la collaborazione tra il Ministero dell'interno, l'unità di crisi della Farnesina e lo Stato maggiore dell'esercito, anche tramite l'ambasciata italiana in Albania. Rileva, infine, come i risultati allo stato raggiunti siano positivi.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, nel ringraziare il sottosegretario Sinisi per la documentazione che vorrà mettere a disposizione della Commissione, sottolinea che solo l'emergenza del caso di specie giustifica le peculiarità del decreto-legge in esame e fa riferimento, come esempio, al rispetto della convenzione di New York del 1989 sull'infanzia, la quale impedisce l'allontanamento dei minori.
In considerazione della calendarizzazione in Aula del provvedimento nella giornata di lunedì 12 maggio prossimo, propone di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 20 di oggi, mercoledì 7 maggio.

Rolando FONTAN (gruppo Lega Nord per l'indipendenza della Padania) rileva l'anomalia i procedere all'esame ex articolo 96-bis, del regolamento, all'esame preliminare e alla fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti nella stessa giornata e ritiene che il termine proposto sia troppo stretto. Chiede pertanto che il termine sia fissato per domani sera, giovedì 8 maggio.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, rileva che il termine da lei proposto per la presentazione di emendamenti è necessitato in presenza dalla calendarizzazione del provvedimento in Assemblea disposta dalla Conferenza dei presidenti di gruppo.
Ribadisce quindi - consentendo la Commissione - la proposta di fissare il termine alle ore 20 di oggi.

Rolando FONTAN (gruppo lega nord per l'indipendenza della Padania) chiede che resti agli atti che può disporre di sole sei ore e tre quarti per la redazione degli emendamenti e che quindi non potrà assistere al seguito della seduta della Commissione.

La seduta termina alle 13,10.

IN SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 7 maggio 1997. - Presidenza del Presidente Rosa JERVOLINO RUSSO. Interviene il Ministro per la solidarietà sociale Livia TURCO.

La seduta comincia alle 10,50.

Nuovo testo del disegno di legge:
Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza (3238).
(Parere alla XII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione procede all'esame del nuovo testo del disegno di legge.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente e relatore, avverte preliminarmente che resta


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in funzione l'impianto audiovisivo a circuito chiuso, precedentemente attivato con riferimento al testo unificato sul voto degli italiani all'estero, in modo da consentire agli studenti dell'istituto tecnico commerciale «F. Cesi» di Terni di seguire i lavori della Commissione nel quadro delle iniziative della Presidenza della Camera finalizzate ad avvicinare i giovani alle istituzioni.
Soffermandosi sul provvedimento rileva come un punto di partenza importante sia stata la Convenzione di New York del 1989 dell'ONU sui diritti dei fanciulli, alla quale ha dato il suo apporto l'UNICEF ed in particolare l'UNICEF Italia. Ricorda che nella scorsa legislatura era stata istituita una Commissione speciale competente in materia di infanzia per chiedere l'attuazione di tale Convenzione. Ne faceva parte anche l'attuale Ministro Turco, che in quella sede si era dimostrata sensibile all'iniziativa e che, diventa ministro, si è impegnata a realizzare il progetto che oggi è all'esame della Commissione. Il disegno di legge prevede all'articolo 1, comma 1, la istituzione di un fondo nazionale finalizzato ad interventi per la promozione dei diritti dell'infanzia. Si tratta di uno stanziamento notevole pari a 120 miliardi nel 1997 e a 315 miliardi per ciascuno degli anni 1988 e 1999, anche alla luce dell'attuale tendenza al contenimento della spesa pubblica; lo stanziamento verrà suddiviso tra le regioni, le quali effettueranno le assegnazioni agli enti locali, valorizzandosi in tal modo il ruolo di questi ultimi i quali, inoltre, hanno l'obbligo di assicurare la partecipazione delle associazioni di volontariato alla redazione dei programmi di intervento.
Non è definito un tipo rigido di intervento ma varie articolazioni di interventi adattabili alle varie esigenze e alle situazioni locali, si pensi, in particolare alla previsione di erogare un minimo vitale alle famiglie bisognose o ad azioni di sostegno ai minori, anche per prevenire il fenomeno dell'abbandono scolastico.
Il disegno di legge prevede inoltre: un monitoraggio permanente degli interventi da parte del Dipartimento affari sociali presso la Presidenza del Consiglio, il quale assicura assistenza e consulenza; una relazione annuale al Parlamento per la valutazione del lavoro svolto e delle eventuali necessità insorte; l'obbligo per il Ministro per la solidarietà sociale di convocare almeno ogni tre anni la Conferenza nazionale sull'infanzia e sull'adolescenza. Conclusivamente, sottolinea la positività del disegno di legge segno di un reale e concreto impegno per affrontare i problemi dell'infanzia e dell'adolescenza. Propone, in conclusione, di esprimere parere favorevole.

Federico ORLANDO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), nell'esprimere il suo assenso alla proposta del Presidente, chiede come mai nel disegno di legge non vi sia alcun riferimento alla Carta di tutela del minore adottata dalle associazioni della stampa.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, osserva che il disegno di legge in esame è solo un tassello del più ampio piano per l'infanzia, che interverrà anche a livello amministrativo, ivi compreso il profilo cui faceva riferimento il deputato Orlando.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) critica il fatto che le agevolazioni vengano concesse dal disegno di legge alle famiglie senza i necessari controlli, perché i genitori potrebbero indebitamente approfittarne. Rileva inoltre che il disegno di legge non tocca il tema dei figli dei detenuti e propone opportune modifiche in merito.

Domenico MASELLI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) esprime grande soddisfazione e riconoscenza alla Commissione speciale per l'infanzia - istituita nella scorsa legislatura e presieduta dal Presidente Jervolino - che ha effettuato i lavori preparatori per il disegno di legge in esame. Esprime altresì riconoscenza al Governo, in particolare al Ministro Turco. Entrambi questi contributi hanno portato l'Italia a riconoscere diritti del minore.


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Il Ministro Livia TURCO ringrazia il Presidente per la sua relazione contenente aspetti altamente qualificanti e ricorda come il piano di azione del Governo, presentato il 28 aprile 1997 nella Sala della Lupa, si sia avvalso del lavoro svolto nella scorsa legislatura dalla Commissione speciale per l'infanzia. Si tratta di un intervento parziale, di un tassello volto al raggiungimento dell'obiettivo più ampio della promozione dei diritti concreti e quotidiani dei minori. Per quanto riguarda il controllo delle sovvenzioni, sono previste iniziative di coordinamento in due forme: attraverso l'aiuto alle regioni ed agli enti locali mediante una apposita agenzia in funzione di sostegno e attraverso la previsione, come sanzione, della ridestinazione delle risorse non utilizzate. Quanto alla identificazione delle famiglie bisognose la normativa non prevede la definizione di un minimun vitale, tuttavia qualche volta sono gli stessi comuni a individuarlo e a controllare e prevenire l'insorgere di eventuali abusi.

Sergio COLA (gruppo alleanza nazionale) sottolinea che la condizione economica della famiglia sovvenzionata non deve essere il solo criterio di valutazione ma che bisogna valutare anche le condizioni effettive di vita dei suoi componenti.

Dopo che Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, ha ricordato che vi è comunque il controllo della magistratura minorile, il ministro Livia TURCO rileva, per quanto attiene al problema dei figli dei detenuti, che si tratta di una questione così importante da richiedere un intervento ad hoc e che è comunque rilevante la segnalazione del problema.

La Commissione approva, infine, la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, nel ringraziare gli studenti che hanno seguito i lavori tramite il circuito chiuso, avverte che il programma prevede per essi ulteriori impegni. Dispone quindi la disattivazione del circuito chiuso, augurandosi che questa esperienza di contatto diretto con le istituzioni sia la prima di una lunga serie.
Sospende la seduta in sede consultiva, per consentire l'esame di progetti di legge in sede referente.

La seduta, sospesa alle 11,10, è ripresa alle 13,10.

Abbinati progetti di legge:
Norme in materia di promozione dell'occupazione (Approvato dal Senato) (A.S. 1918) (3468).
CALDEROLI: Disciplina del lavoro interinale (142).
BALOCCHI ed altri: Disciplina della fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo (501).
MARTINAT ed altri: Norme per la utilizzazione dei lavoratori in cassa integrazione guadagni (728).
VOZZA ed altri: Norme per favorire l'occupazione giovanile nelle aree depresse (1334).
BOLOGNESI ed altri: Disciplina dei lavori socialmente utitli e istituzione dell'Agenzia nazionale per la formazione e l'occupazione (ANFO) (1380).
PRESTIGIACOMO ed altri: Disciplina del lavoro interinale (1684).
RODEGHIERO ed altri: Istituzione dell'obbligo di formazione professionale (1955).
CASCIO: Istituzione di un assegno di sostegno e formazione per il recupero o il completamento di percorsi scolastici e formativi dei giovani in attesa di prima occupazione (2354).
(Parere alla XI Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione procede all'esame degli abbinati progetti di legge.

Antonio DI BISCEGLIE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), relatore, nel proporre sin d'ora di esprimere parere favorevole, rileva che il disegno di leggen. 3468 è volto a favorire l'occupazione e ricorda il monito del Capo dello Stato affinchè si persegua l'obiettivo di affrontare in Parlamento le questioni più importanti per la vita quotidiana dei cittadini. Questo provvedimento si pone in attuazione dell'Accordo tra il Governo e le parti sociali siglato nel settembre 1996 e contiene la previsione di una pluralità di interventi inerenti la politica economica e


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industriale delle infrastrutture e gli strumenti normativi volti a regolare l'istruzione e la formazione professionale. Ulteriori interventi sono previsti in altri disegni di legge.
Pur non essendo esaustivo, il disegno di legge in esame si configura come un «pacchetto» di provvedimenti, il cui punto più rilevante è l'introduzione dell'istituto del lavoro temporaneo e la sua disciplina previdenziale e contributiva. Si tratta di un istituto già sperimentato in altri paesi con effetti positivi in quanto coniuga le esigenze di flessibilità con quelle di tutela dei lavoratori attraverso una «flessibilità normata» con la quale potranno crearsi nuove occasioni di lavoro.
Rileva come il comma 8 dell'articolo 1 gli appaia superfluo, poichè può essere necessario in taluni casi utilizzare un numero di lavoratori superiore all'ordinario.
Ritiene, inoltre, in relazione all'articolo 2, comma 1, che dovrebbe essere meglio rimarcata, magari attraverso la previsione di un parere obbligatorio, la funzione delle regioni nella procedura autorizzatoria. Circa la lettera a) del comma 2 dell'articolo 2, ritiene non necessario il requisito del capitale versato non inferiore ad un miliardo di lire; con riferimento alla lettera d) dello stesso comma 2 dell'articolo 2, osserva che sarebbe più opportuno prevedere che la diffusione dell'attività di fornitura di manodopera interessi un ambito territoriale non inferiore a sette regioni, anzichè a sei, per evitare che un'impresa sia presente solo in determinate aree del paese. In relazione all'articolo 5, comma 2, osserva che sarebbe opportuno sopprimere la parola «anche» con riferimento al concorso delle regioni, mentre in relazione al comma 3 prospetta l'opportunità di inserire un parere obbligatorio delle regioni e di prevedere nella composizione della commissione competente per i finanziamenti di cui al comma 2 tre membri della Conferenza Stato-città-regioni. Ritiene che l'articolo 7, comma 4, lettera a), sia superfluo. Circa l'articolo 8, comma 4, sottolinea la rilevanza della previsione di un dovere di accettazione da parte di coloro che hanno avuto un'opportunità di occupazione, con conseguenti sanzioni in caso di rifiuto dell'assunzione, e sottolinea inoltre l'importanza degli incentivi alla riduzione e rimodulazione dell'orario di lavoro previsti dall'articolo 13. Anche l'articolo 15, comma 2, presenta aspetti rilevanti per l'attenzione riservata ai portatori di handicap, mentre è apprezzabile la reintroduzione, all'articolo 16, dell'istituto dell'apprendistato anche in riferimento all'attività artigianale. Quanto all'articolo 17, sottolinea la necessità di superare doppioni in ambito nazionale e sovrapposizioni tra Stato e regioni per quanto riguarda i corsi di formazione professionale nel rispetto del principio dell'alternanza tra studio e lavoro sancito dall'articolo 18. Circa i lavori socialmente utili, esprime apprezzamento per l'approccio non assistenzialista che si evince dall'articolo 22. L'articolo 25 prevede strumenti di finanziamento per la realizzazione delle politiche del lavoro.

Rosa JERVOLINO RUSSO, Presidente, chiede al relatore se intende proporre un parere favorevole con osservazioni oppure no.

Antonio DI BISCEGLIE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), relatore, ritiene che nel complesso il provvedimento, pur migliorabile, abbia un contenuto condivisibile e risponda in maniera appropriata al problema della disoccupazione. Pertanto propone di esprimere parere favorevole senza osservazioni, impegnandosi personalmente e far presente le sue osservazioni alla Commissione competente.

Riccardo MIGLIORI (gruppo alleanza nazionale) dà atto della rilevanza del provvedimento in esame, che costituisce il risultato del confronto positivo tra maggioranza ed opposizione, in atto nella Commissione di merito; pertanto, per non interferire con essa e non prolungare i tempi del dibattito, nel ringraziare il


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relatore per le sue corrette osservazioni, dichiara la sua astensione.

La Commissione delibera, infine, di esprimere parere favorevole sul disegno di legge n. 3468 e sulle abbinate proposte di legge in quanto con il primo non contrastino.

La seduta termina alle 13,30.

COMITATO PERMANENTE PER I PARERI

Mercoledì 7 maggio 1997. - Presidenza del Presidente del Comitato Luigi MASSA.

La seduta comincia alle 13,30.

Disegno di legge:
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra la Repubblica italiana e l'Australia in materia di sicurezza sociale, fatto a Roma il 13 settembre 1993
(Approvato dal Senato) (S. 1342) (3500).
(Parere alla III Commissione).
(Rinvio dell'esame).

Luigi MASSA, Presidente, avverte che l'esame del disegno di legge in titolo è rinviato ad altra seduta, in quanto il relatore è impossibilitato ad intervenire.

Disegno di legge:
Partecipazione italiana per l'organizzazione ed il finanziamento dell'Esposizione internazionale di Lisbona del 1998 (3386).
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Il Comitato procede all'esame del disegno di legge.

Raffaele CANANZI (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo), relatore, dopo aver ricordato che l'Italia ha sempre partecipato alle esposizioni internazionali, illustra il disegno di legge, volto ad autorizzare la partecipazione dell'Italia all'Esposizione internazionale di Lisbona del 1998, il cui tema sarà lo stato attuale delle conoscenze delle risorse marine e l'urgenza di assicurare un migliore equilibrio ecologico sul nostro pianeta. A tal fine, vengono disciplinati l'istituzione del commissariato generale, la nomina, le funzioni e le modalità di determinazione delle indennità del commissario generale e del segretario generale nonché il ricorso a personale di supporto dell'amministrazione dello Stato e a esperti e contrattisti. I relativi oneri sono determinati in 4,2 miliardi per il 1997 e 7,8 miliardi per il 1998. Propone in conclusione, di esprimere parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere favorevole del relatore.

Disegno di legge:
Modifiche alla legge 28 dicembre 1993, n. 549, recante misure a tutela dell'ozono stratosferico
(Approvato dalla XIII Commissione permanente del Senato) (A.S. 2051) (3392).
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Il Comitato procede all'esame del disegno di legge.

Sandro SCHMID (gruppo sinistra democratica - l'Ulivo), relatore, illustra il provvedimento, già approvato dal Senato, concernente modifiche alla legge n. 549 del 1993 in materia di tutela dell'ozono stratosferico. Poiché ritiene che non vi siano problemi per i profili di competenza della I Commissione, propone di esprimere parere favorevole.

Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere favorevole del relatore.

La seduta termina alle 13,35.