Doc. IV, n. 10





All'Onorevole Presidente
della Camera dei Deputati

Taranto, 9 dicembre 1997.

Il giudice, dottor L. La Marca,
vista la richiesta di applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere avanzata in data 19.11.97 dalla Procura della Repubblica di Taranto nei confronti di CITO Giancarlo, deputato della Repubblica, nel procedimento a carico dello stesso Cito e di Campo Michele, per il reato di concussione (articolo 317 c.p.) commesso sino al dicembre del 1996;
esaminati gli atti del procedimento in esito ai quali questo GIP ha ritenuto sussistere le condizioni per l'applicazione nei confronti degli indagati della richiesta misura cautelare, la cui esecuzione è stata sospesa e differita nei confronti del Cito Giancarlo, in quanto membro in carica del Parlamento, alla eventuale autorizzazione da parte della Camera di appartenenza:

CHIEDE

al Presidente della Camera dei Deputati di avviare la procedura prescritta dall'articolo 68 della Costituzione per l'autorizzazione all'arresto del deputato onorevole CITO GIANCARLO, nato a Taranto il 12 agosto 1945.
Trasmette a corredo della richiesta:
1) ordinanza di custodia cautelare in carcere;
2) copia degli atti del fascicolo processuale trasmessi dal PM a questo giudice a sostegno della richiesta della misura.

Il giudice per le indagini preliminari
dott. L. La Marca



Proc. pen. n. 72/97 notizie di reato
Proc. pen. n. 3268/97 R.G G.I.P.

TRIBUNALE DI TARANTO
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI

ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE
(articolo 272 e seguenti 285 del codice di procedura penale)

Il Giudice per le indagini preliminari dottor L. LA MARCA
esaminata la richiesta in data 19.11.97 del Pubblico Ministero nel procedimento n. 72/97 per l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di:
CITO Giancarlo nato a Taranto il 12.8.1945 residente in Taranto alla via Elio n. 7;
CAMPO Michele nato a Monteparano (TA) l'8.11.1940 residente in Taranto alla via Cauri n. 2.

In relazione al seguente reato:
artt. 110-317 c.p. perché, in concorso tra loro e con altre persone in corso di identificazione o nei confronti delle quali sono in corso indagini, il Cito abusando delle qualità e dei poteri derivantigli dalla carica di sindaco di Taranto, inducevano Ildebrando De Franco e Gerard de Cervens dapprima a promettere loro una dazione di danaro per un importo di lire 240 milioni annui da versare in tre anni per complessivi 720 milioni, e successivamente a dare loro la somma di L. 120 milioni che veniva consegnata materialmente al Campo il quale, mediante la stipula di un contratto pubblicitario con l'emittente televisiva SUPER 7, faceva pervenire la suddetta somma al Cito, amministratore di fatto della citata emittente, ciò al fine di consentire la approvazione da parte del comune di un progetto relativo alla realizzazione di un porto turistico in località San Vito di Taranto;
in Taranto sino al dicembre del 1996
ritenuto che a carico dei predetti sussistono i gravi indizi di colpevolezza di seguito specificati in ordine ai reati anzidetti:
I fatti delittuosi enucleati nell'imputazione antescritta si riferiscono all'iter concernente la progettazione e realizzazione nella città di Taranto di un porto turistico. In merito a tale vicenda si è articolata una complessa ed approfondita indagine condotta dalla Procura della Repubblica richiedente, originata dalla denunzia di Ildebrando De Franco, un uomo d'affari di origine tarantina che agiva per conto di una società multinazionale liberiana, la DIRAV INTERNATIONAL, con sedi anche in Israele, Ungheria e Polonia, alla quale era stata proposta la realizzazione dell'ambizioso progetto.

1) La denunzia di Ildebrando De Franco.
Per la comprensione della vicenda l'atto, in sintesi, viene analizzato per la parte che concerne soprattutto i rapporti intrattenuti con i pubblici amministratori, ancorché l'indagine riguardi anche quelli con la componente tecnica presso il Comune di Taranto. A tale riguardo il denunziante evidenziava che:
nel settembre del 1994 in relazione alla possibilità ed al progetto della DIRAV INTERNATIONAL di realizzare un porto turistico nell'Italia meridionale pensò che l'iniziativa potesse concretarsi in Taranto e di ciò parlò con i vertici della multinazionale, vice presidente Lahav e presidente Diamant acquisendo da costoro la disponibilità di massima. Sorse quindi la necessità di partecipare l'iniziativa all'amministrazione comunale di Taranto. I primi contatti li ebbe, tramite tale Fago Angelo, con l'avv. Basile, assessore al comune, che gli procurò un incontro con l'architetto De Palma, il quale gli parlò della esistenza di un progetto, a firma dell'arch. Adamo e già pronto, che riguardava la realizzazione del porto turistico. La DIRAV esaminato tale progetto non lo ritenne idoneo e manifestò la volontà di farne redigere uno dai propri tecnici da sottoporre agli amministratori di Taranto;
sorse così la necessità di contattare direttamente il sindaco Cito Giancarlo, responsabile del movimento politico AT6 - Lega di Azione Meridionale - che governava l'amministrazione comunale della città. Tali contatti furono tentati dapprima per il tramite di Mimmo Monfredi, ex uomo della Democrazia Cristiana passato nelle file di AT6 rivelandosi, tuttavia, non proficui. Intuendo, pertanto, che la propria persona non fosse gradita pensò di presentare il progetto a nome di altri e contattò un vecchio amico, l'ingegnere francese Gerard De Cervens che raggiunse a Parigi nel marzo del 1995, il quale accettò la proposta. D'intesa con la DIRAV venne costituita, al fine di concretamente operare, una apposita società la M.D.M. Srl della quale amministratore unico era il De Cervens. I finanziamenti sarebbero stati assicurati a detta società a mezzo della Budeco, società finanziaria della DIRAV con sede in Panama. Ritornato a Taranto per concretamente operare ed acquisite ulteriori notizie e consigli contattò gli architetti Chianura e Gagliardi della Proin Srl, i quali si dimostrarono molto vicini e collegati all'architetto De Palma del comune facendogli intendere che senza di questo l'opera non avrebbe potuto essere realizzata in quanto «i politici vanno e vengono, De Palma sta sempre lì», ed inoltre che sarebbe stato necesario fornire al De Palma una quota di compenso in denaro.
ciò posto e consapevole di dover seguire detto percorso ritenne comunque necessario il contatto diretto con il sindaco Cito. A tale riguardo riuscì ad ottenere un incontro tramite un uomo di AT6, tale Golino Adriano, nel maggio del 1995 a palazzo Latagliata. Qui il sindaco appreso del progetto del porto turistico gli assicurò che si poteva fissare un appuntamento per parlarne ufficialmente. L'incontro avvenne in seguito con la presenza di Cito, Monfredi, De Cervens, gli architetti Gagliardi, Chianura e De Palma e altri componenti la giunta comunale. Ma, esaurite le presentazioni, il sindaco passò ad insultarlo alla presenza di tutti. Evidentemente detto comportamento era ispirato dalla intenzione di estrometterlo dalla vicenda per gestirla esclusivamente con il De Cervens, in quanto la sua presenza era inconciliabile con la possibilità di gestire in maniera non trasparente la trattativa. Ed infatti successivamente il De Cervens scrisse al sindaco una lettera con la quale gli partecipava che il De Franco si era messo da parte, dichiarandosi però disposto a proseguire la trattativa con i finanziamenti già dallo stesso procurati; il 28 luglio il Cito assentiva a tale richiesta;
nel mese di agosto, tuttavia, veniva in contatto tramite il proprio amico Michele Laguardia con un imprenditore di Taranto, Campo Michele, titolare della C&C impresa operante nel settore degli impianti di sicurezza il quale, avendo appreso della realizzazione nella città di un porto turistico, gli chiese se la propria impresa poteva aspirare ad effettuare lavori nel realizzando progetto. Successivamente il Campo gli prospettò la possibilità di riallacciare i rapporti interrotti con il sindaco Cito in quanto il primo cittadino gli doveva dei favori avendogli chiesto, tempo addietro, di realizzare un sistema di allarme nell'abitazione di un grosso pregiudicato di Statte; peraltro poiché il beneficiano di tali lavori si era reso insolvente lo stesso Sindaco aveva provveduto a saldare il debito non in danaro ma mediante la programmazione su una rete televisiva da lui controllata di spots pubblicitari in favore della C&C. In effetti l'intercessione del Campo risultava fruttuosa in quanto lo stesso riusciva a fissare un appuntamento con il Sindaco. L'incontro avvenne presso il ristorante «Al Caffè» gestito dal fratello del Campo, Gianfranco, dove i due si appartarono per discutere. Al termine del colloquio Campo Michele gli assicurò che per il seguito non sarebbe stato più ostacolato dal Cito e che quanto prima si sarebbe organizzata una riunione ufficiale per presentare il progetto del porto turistico; poi la stipula di un contratto pubblicitario con Super Sette - antenna televisiva controllate dal Cito - sarebbe stata «una ciliegina sulla torta» in quanto così funzionavano le cose;
si recava in Israele per partecipare ai vertici della DIRAV l'evolversi della trattativa e con il vice presidente Lahav si convenne che l'unico modo per realizzare il progetto era quello di accettare le condizioni richieste con l'intermediazione del Campo Michele. Ed infatti il giorno 30.10.95 vi fu la riunione a palazzo di città nella quale erano presenti Lahav, l'ingegnere De Cervens, gli architetti Chianura, Gagliardi e De Palma, la traduttrice, l'assessore all'urbanistica Imperio, il vicesindaco De Cosmo, l'assessore Loredana Nobile, Francesco Cavallari, funzionario del Mediocredito BNL, in qualità di consulente finanziario della DIRAV. Il Campo nell'occasione era seduto accanto alla scrivania del sindaco Cito, che si mostrò nei riguardi di esso De Franco molto gentile come se nulla fosse successo in passato. La riunione proseguì al ristorante Il Caffè, all'uscita del quale il Campo rammentò la faccenda del contratto pubblicitario. Successivamente lo stesso chiari che la cifra da corrispondere per detto contratto era di lire 20 milioni mensili per tre anni ed esibì un contratto per l'importo complessivo di lire 290 milioni della qual cosa egli avrebbe informato, mostrando il documento, il vicepresidente Lahav. Questi, nel corso di un incontro avvenuto in Roma, dopo avergli fatto presente che l'ing. De Cervens doveva essere estromesso dall'affare perché ormai era venuto meno il motivo del suo intervento, vale a dire il contatto con l'amministrazione comunale, gli disse che era inevitabile accettare sia le richieste degli architetti per il rilascio della concessione edilizia, sia le condizioni imposte dal Campo, essendo evidente l'importanza del suo ruolo nel mutato atteggiamento favorevole del sindaco Cito. Pertanto autorizzò il pagamento di venti milioni al mese per tre anni da corrispondere nei mesi di dicembre 95, gennaio e febbraio 96, in corrispondenza con le varie fasi della emanazione della delibera della concessione edilizia del progetto.
peraltro al momento della esibizione del contratto pubblicitario di L. 290 milioni il Campo chiese un anticipo di lire 120 milioni. Nelle more degli accrediti da parte della DIRAV il De Franco si dichiarò disposto a fornire la somma non appena la finanziaria Budeco gli avesse accreditato una semestralità del proprio stipendio. Ed infatti il 27 o 28 novembre, ricevuto tale accredito, si recò presso gli sportelli della Banca Nazionale del lavoro con il Campo e l'architettto Gagliardi che, nel contempo, avrebbe dovuto incassare un accredito di lire 192 milioni disposto dalla M.D.M. a favore della Proin. In banca il funzionario Russo preparò assegni circolari per 100 milioni che furono consegnati e girati, oltre alla corresponsione di contanti, al Campo il quale gli rilasciò ricevuta per 120 milioni. Nel contempo si provvedeva a soddisfare anche le richieste economiche della componente tecnica dell'operazione, cioè gli architetti Chianura e Gagliardi, nonchè l'architetto del Comune De Palma.
conclusi i rapporti con la componente tecnica e politica della vicenda si operò per preparare le referenze bancarie e finanziarie dell'operazione. Attraverso la finanziaria Budeco furono trasferiti, a mezzo BNL di Roma agenzia di piazza dell'agricoltura, in favore della M.D.M. 192 milioni e 120 milioni a suo favore. Successivi contatti a Budapest e a Tel Aviv con i vertici della DIRAV perfezionarono le referenze bancarie della società mediante la Banca di Haopalim di Ginevra.

A questo punto il De Franco evidenzia come tra la fine del 1995 e gli inizi del 1996, per incomprensioni con il De Cervens ed altro si registrò una fase di stallo del progetto, in particolare i vertici della DIRAV lamentarono che il comune di Taranto dopo i primi contatti non aveva mai risposto ufficialmente in ordine alla sua realizzazione. Narrava quindi delle sue iniziative rivolte al recupero, anche in via giudiziaria, dei 120 milioni anticipati personalmente con la intermediazione del Campo Michele.

2) L'esito delle indagini.
I fatti esposti dal denunziante Ildebrando De Franco, di per sè attendibili perché estremamente circostanziati hanno costituito oggetto di una laboriosa attività di indagine, volta al riscontro sia fattuale che della logicità e coerenza della loro esposizione. Detta indagine è consistita nell'acquisizione di ponderosa documentazione, deposizioni di persone informate dei fatti, consulenze volte alla interpretazione del materiale probatorio esaminato. Si passa, sempre in sintesi, a dettagliare i risultati dell'attività investigativa dettagliata negli allegati al fascicolo processuale:

la documentazione acquisita, concernente il progetto per la realizzazione del porto turistico in zona S. Vito di Taranto, in parte anche fornita dal denunziante, quella relativa alla costituzione della società M.D.M. presso la sede di via Prestinari in Roma, ha confermato la ricostruzione fatta dal denunziante dell'iter procedimentale del progetto e dei rapporti intrattenuti con i protagonisti della vicenda;
seguiva attività di sequestro dei lavori di progettazione del porto effettuati dalla Proin, società facente capo agli architetti Gagliardi e Chianura, nonchè di perquisizione presso la C&C di Campo Michele e la emittente televisiva Super Sette presso le quali veniva sottoposta a sequestro documentazione contabile a partire dal 1994.

In relazione a tale documentazione sono state disposte consulenze tecniche da parte del PM volte a verificare quanto riferito dal De Franco, e cioè che i contratti pubblicitari tra le dette aziende servivano a mascherare il passaggio di denaro tra il Campo e Cito (la ciliegina sulla torta in quanto così funzionavano le cose), denaro che il De Franco e il De Cervens avevano erogato quale tangente al fine di consentire lo svolgimento dell'attività amministrativa da parte del Comune ai fini dell'approvazione del progetto. Ebbene i risultati dell'indagine tecnica (consulenza del commercialista Dr. Carlo Bianco) hanno evidenziato la concomitanza temporale tra i fatti denunziati e ingenti contratti pubblicitari stipulati dal Campo con Super Sette, del tutto esorbitanti rispetto ai volumi di affari intrattenuti con altri clienti dalla emittente televisiva. In particolare veniva sollecitata l'attenzione degli inquirenti su due contratti pubblicitari per lire 120 milioni del 26.10.95 e 26.10.96, ritenuti sproporzionati sia rispetto all'entità media dei contratti normalmente stipulati da Super Sette con altre ditte, sia con quelli stessi di consueto stipulati con la C&C di Campo Michele (in dettaglio l'analisi tecnica è esposta in apposite tabelle comparative della consulenza). Peraltro la data apposta sul contratto del 26 ottobre 1996, appare fortemente in contrasto con passaggi pubblicitari da mandare in onda dal 3.11.95 al 31.12.96, inoltre apposta utilizzando una penna di colore diverso rispetto a quella usata per compilare le altre parti del contratto.
Sempre mediante la detta consulenza si è accertato che Super Sette utilizza le strumentazioni tecniche ed i locali di AT6, emittente televisiva non più attiva, appartenente all'on.le Cito Giancarlo, e ciò con un contratto di locazione con canone variabile in funzione dei volumi di fatturato di Super Sette. Tale pattuizione, anomala rispetto al costo che per sua natura dovrebbe essere stabilito in misura fissa, ha l'evidente scopo di far fruire ad AT6 ogni aumento di fatturato realizzato da Super Sette, consentendo in particolare all'on.le Cito di riscuotere i proventi dei contratti pubblicitari della emittente notoriamente da lui gestita.
Altra consulenza svolta dall'ing. Civino ha evidenziato la assoluta incongruenza tra gli importi fatturati da Super Sette alla C&C di Campo Michele e gli effettivi servizi pubblicitari effettuati e fruiti, inoltre che le fatture emesse e quietanzate per lire 120 milioni non risultano inserite nelle scritture contabili della C&C, che il flusso degli incrementi del fatturato pubblicitario è successivo proprio all'operazione bancaria di prelievo per 120 milioni del 26.11.95, ed infine che i contratti pubblicitari oggetto di indagine sono del tutto generici quanto ad erogazione della prestazione in rapporto al notevole costo in essi portato, il tutto ad ulteriore conferma della fittizietà dell'operazione commerciale.
Sono state interrogate numerose persone informate dei fatti per i quali si procede e anche detta attività investigativa ha confortato l'accusa del denunziante. Il funzionario della Banca Nazionale del Lavoro di Taranto, Russo Francesco, ha confermato che alla fine del novembre del 1995 il De Franco, ricevuto un accredito di oltre 100 milioni, prelevò la somma con assegni circolari ed era accompagnato da due persone. A tale riguardo il De Franco ha dichiarato che la somma elargita al Campo era portata da assegni circolari per 5 milioni ciascuno, sicché già tale forma di prelievo è indicativa della volontà di occultare la portata dell'operazione e la identificazione del destinatario della somma, per scopi evidentemente non limpidi. Carpignoli Maria Antonietta, addetta al settore pubblicitario di Super Sette, ha convenuto non essere possibile che il contratto pubblicitario datato 26.10.96 fosse stato stipulato dopo la messa in onda della pubblicità alla quale lo stesso si riferiva, indicando, invece, il 26.10.95 quale possibile data esatta della stipula, epoca quindi coeva all'introito dell'anticipo della tangente corrisposta dal De Franco.
Ovviamente particolarmente illuminante sulla vicenda doveva risultare la deposizione dell'ing. Gerard De Cervens. Questi escusso dal PM confermava in linea di massima i dettagli del rapporto DIRAV-Amministrazione comunale di Taranto con la intermediazione del De Franco. Ma, nel corso della deposizione, veniva colto da malore e dopo alcuni giorni decedeva. Tuttavia è stata acquisita la dettagliatissima documentazione che il De Cervens aveva portato con sè per l'espletamento dell'interrogatorio, nella quale in maniera scrupolosissima era annotata anche la più insignificante spesa sostenuta per il progetto del porto di Taranto. Ebbene nella scheda contabile attinente al De Franco, indicato con la sigla IDF, alla data del 26.11.95 vi è l'indicazione IDF - CAMPO 400.000,00, ed in una scheda globale la causale di detta spesa al 26.11.95 IDF-CAMPO-Safety Study/Pub -\P.120.000.000 quale controvalore di 400.000 F.F a carico della MDM. Appare, quindi, sin troppo chiaro che la somma fu stanziata perché venisse stipulato da parte del Campo un contratto pubblicitario il cui costo veniva sostenuto dalla società che trattava l'affare del porticciolo turistico in Taranto.
Alla stregua di quanto esposto gravi sono gli indizi a sostegno dell'imputazione come formulata dal PM richiedente. La dazione di danaro richiesta all'avvio delle trattative per la realizzazione dell'ambito progetto, e scadenzata per tre anni in dipendenza evidentemente dell'iter procedimentale della concreta effettuazione dell'opera, fu articolata secondo il noto e collaudato sistema della intermediazione di impresa che da un canto aveva il compito di mascherare la destinazione al pubblico ufficiale richiedente le somme di danaro, dall'altro di figurare come controparte contabile di una partita che non poteva essere elargita sottobanco ma doveva trovare necessariamente collocazione contabile nella società che doveva erogare la tangente.
Il fatto come configurazione giuridica non può che ritenersi concussivo. Ed infatti va innanzi tutto rilevato come il De Franco riuscì ad interloquire con il Sindaco Cito attraverso laboriosissimi tentativi, ottenendo ciò infine con l'intervento di Campo Michele in virtù degli inquietanti riferiti rapporti dallo stesso intrattenuti con il sindaco, vano essendo risultato ogni precedente tentativo di avviare una sia pur preliminare e trasparente trattativa con la pubblica amministrazione. Nè può sostenersi che si trattò di iniziative corruttive provenienti dalla società che aveva l'interesse a realizzare l'opera, in quanto la percezione di tangenti avvenne addirittura in sede di inizio delle trattative ed anche perché il De Franco era portatore delle istanze della DIRAV, società internazionale che era tra le poche a poter assicurare il sostegno finanziario dell'opera da realizzare, non bisognosa quindi di temere gli aspetti concorrenziali dell'iniziativa e che, nonostante ciò, dovette evidentemente subire la forza d'imperio e la prepotenza dei pubblici poteri.
Così pure non può sostenersi che il Campo, in una vicenda dagli aspetti cosi eclatantemente all'attenzione degli interessi pubblici, abbia potuto millantare credito in danno dei pubblici amministratori, e ciò sia perché in punto di fatto è emerso con estrema chiarezza che la prima tranche di 120.000.000 non restò nella disponibilità della C&C ma fu destinata al Cito per il tramite di Super Sette, sia e soprattutto perché il Campo ottenne il gradimento del De Franco da parte di Cito e, nelle successive fasi della trattativa, appare come soggetto ad ampio titolo legittimato a gestire la vicenda. A tal proposito si evidenzia che il Campo nella conferenza ufficiale organizzata per la presentazione del progetto al Comune di Taranto era seduto accanto al sindaco e distribuì ai presenti delle medagliette d'oro commemorative dell'evento, sicché non avendo egli alcun titolo per ambire a tale collocazione evidentemente non poteva che essere il referente/intermediario dell'azione delittuosa ipotizzata nell'imputazione.
Considerato che ricorrono le esigenze cautelari prescritte dall'articolo 274 c.p.p. ed in particolare:
Le esigenze probatorie individuate dal PM in una vicenda così complessa sono di tutta evidenza, atteso che altro troncone dell'indagine, strettamente collegato alla imputazione a carico del Campo e del Cito, è volta ad individuare analoghi reati commessi dalla componente tecnica che doveva esaminare il progetto del porto turistico, la cui attività era indispensabile per il concreto decollo dell'operazione. Ma a parte ciò gli stessi fatti oggetto dell'imputazione presuppongono la correità di quanti abbiano permesso la copertura delle illecite dazioni di danaro sinora accertate. Le indagini potrebbero irrimediabilmente essere ostacolate dalla permanenza in libertà degli indagati in quanto di ciò vi è traccia nell'attività investigativa sinora espletata. Nel corso di attività di perquisizione della emittente Super Sette l'on.le Cito era onnipresente, cercando di ostacolare le operazioni di PG, dimostrando così da un canto di essere pienamente cointeressato ai fatti oggetto dell'inchiesta e dall'altro di esercitare le prerogative del suo status per tutelare la struttura della emittente televisiva. È evidente, pertanto, che ogni ulteriore attività di indagine in tal senso sarebbe gravemente condizionata nella sua genuinità dalla interferenza dell'uomo politico cui fa capo l'intera struttura di AT6 e quella di Super Sette (valga per tutti la figura di Nobile Loredana, formale amministratore unico di Super Sette e attualmente assessore al comune di Taranto della compagine politica anzidetta). Per quanto concerne il Campo basti riferirsi a quanto esposto dal PM nella richiesta a proposito dei tentativi di inquinare la prova della dazione illegale dei 120 milioni presso il De Cervens.
Peraltro ogni ulteriore attività di indagine presso l'amministrazione comunale di Taranto e delle persone che parteciparono alle trattative per la realizzazione del porto turistico sarebbero ostacolate dalla influenza che lo stesso on.le Cito è in grado di esercitare presso la detta amministrazione, pur non ricoprendo ivi cariche pubbliche. È proprio di questi giorni l'attività svolta dal Cito nel procedimento che lo vede indagato con richiesta di autorizzazione all'arresto al Parlamento, in concorso con l'attuale sindaco arrestato per analogo titolo di reato, estrinsecatasi in attività, oltre che di solidarietà con il sindaco De Cosmo, di allarmante condizionamento nei confronti degli inquirenti che indagano su quei fatti.
Ancora più pregnante è l'esigenza di evitare la commissione di ulteriori delitti di concussione o comunque contro la pubblica amministrazione. Per quanto già detto e tenuto conto che l'attività concussiva in esame fu programmata in maniera continuativa e realizzata già nella preliminare fase delle trattative, è di tutta evidenza che trattasi di condotta delittuosa eretta a sistema di diffusa illiceità che vide interessato all'epoca il sindaco di Taranto Cito, e di ciò si ha allarmante conferma nella coeva pendenza di altri fatti concussivi realizzati in seno all'amministrazione comunale di Taranto, evidenziati nell'ordinanza di custodia cautelare in data 6.11.97 nel procedimento a carico di Cito Giancarlo, del sindaco De Cosmo Gaetano ed altri. Il Cito, inoltre, è gravato da una serie impressionante di procedimenti per reati contro la pubblica amministrazione, nonchè dalla pendenza del noto procedimento per art 416 bis che gli inibisce il concreto esercizio di pubbliche funzioni amministrative, circostanza questa che desta serio allarme se rapportato alle vicende, evidenziate nella denunzia del De Franco, che permisero al Campo Michele di convincere il sindaco a riattivare i rapporti con lo stesso Ildebrando De Franco.
In relazione a ciò il Campo Michele è persona del tutto influente nell'ambito dei poteri che gravitano intorno all'on.le Cito, capace pertanto di poter ancora operare per la realizzazione di attività illecite secondo gli schemi, già collaudati e venuti alla luce in questa indagine, ed ulteriori connessi alla sua qualifica di imprenditore commerciale.
In definitiva, stante l'enorme ascendente che il Cito esercita sulla compagine che attualmente amministra il Comune di Taranto, sussiste il grave, attuale pericolo che le attività imprenditoriali che vengano in contatto con quella pubblica amministrazione possano essere destinatarie di azioni concussive.
Ritenuta la rilevanza delle anzidette esigenze cautelari anche in relazione alla data del commesso reato in quanto trattasi di fatti recenti e rilevato che non sono stati forniti elementi a discarico e che quelli forniti non appaiono rilevanti atteso che:
Ancorché la dazione di denaro accertata risalga alla fine del 1995 è evidente che tale fatto concussivo per la sua gravità nell'inserimento della più vasta indagine in corso riverbera i suoi allarmati effetti di gravità a tutt'oggi. Si è visto come, peraltro, l'attuale compagine amministrativa del comune di Taranto non è immune dalla commissione di reati contro la pubblica amministrazione che non vanno sminuiti nella loro rilevanza, ed anzi appaiono tanto più allarmanti in quanto provenienti da soggetti che hanno incentrato la peculiare ragione della loro legittimazione nella diversificazione dalle corruttele del passato.
Sia il Campo che il Cito sono stati interrogati dal PM, ma le loro dichiarazioni non sembrano idonee a scalfire l'impianto accusatorio. Entrambi si sono limitati a dare diverse interpretazioni dei fatti oggetto di indagine che, tuttavia, restano gravemente collimanti con l'ipotesi accusatoria. In particolare è davvero contraddittorio l'atteggiamento avuto dal Cito a proposito dei rapporti con il De Franco; se davvero il sindaco avesse voluto prendere le distanze dal denunziante, perché soggetto implicato in storie di tangenti, non si comprende poi come e perché mutò opinione allorché il Campo interpose nella vicenda la propria intermediazione. Logica vuole che proprio tale presenza dell'imprenditore e le soluzioni delittuose che lo stesso era in grado di assicurare gratificarono le aspettative concussive del Sindaco.
Nè diversa soluzione può darsi alle tesi prospettate da Campo Michele nel suo interrogatorio. Ferma restando la interpretazione dei fatti sin qui analizzati, è davvero incredibile ritenere che l'imprenditore potesse diventare fulcro essenziale delle trattative connesse all'ambizioso progetto del porto turistico di Taranto; che ancor prima dell'approvazione delle pratiche amministrative potesse essere considerato quale imprenditore al quale affidare i lavori di sicurezza delle opere (si badi prescindendo da ogni procedura legale di aggiudicazione dei relativi appalti), tanto da poter fruire di anticipazioni a fronte di tali ipotetici lavori da effettuare. Ecco perché veramente risibile appare tale interpretazione fornita della dazione della somma di lire 120.000.000 alla fine del novembre del 1995, peraltro anticipata a titolo personale del De Franco. Del tutto ininfluente, sotto tale profilo, è l'allegazione delle procedure civilistiche avviate dal De Franco Ildebrando per rientrare in possesso della detta somma. Ed infatti corrispondendo ad un logico comportamento quello di chi, essendo poi fallite le trattative tra la DIRAV e l'amministrazione comunale di Taranto in ordine al progetto del porto, per i motivi ancora non chiari e che andranno ad approfondirsi nel prosieguo delle indagini, cerchi di rientrare in possesso delle somme anticipate per conto della DIRAV e da questa non più corrisposte, è davvero difficile comprendere la opposta tesi, e cioè i motivi per cui se davvero il De Franco avesse erogato al Campo un mutuo a titolo di amicizia questi resista alla restituzione di un prestito legittimamemnte operato. Il detto comportamento dell'indagato è, quindi ulteriormente sintomatico della diversa, illegale destinazione del danaro introitato.
Ritenuto che non è ipotizzabile la sospensione condizionale della pena e le predette esigenze non possono essere salvaguardate con misura cautelare diversa da quella carceraria ritenuta inconciliabile con la gravità, le modalità dei fatti e la personalità degli indagati in quanto in detto tipo di indagini l'acquisizione e il perfezionamento delle prove sarebbero gravemente minate dalla sostanziale libertà degli indagati, in regime di arresti domiciliari, per i collegamenti e la influenza che ciascuno è capace di esercitare nei confronti di quanti siano a conoscenza di particolari utili alle indagini, sicché la custodia in carcere, anche sotto il profilo della tutela della reiterazione di analoghe condotte delittuose è, purtroppo, il sacrificio che necessariamente deve imporsi a fronte dei gravi delitti oggetto dell'inchiesta.

visti gli articoli 291 e seguenti del codice di procedura penale;

applica a: CITO GIANCARLO e a CAMPO MICHELE la misura della custodia cautelare in carcere.

ordina agli ufficiali ed agli agenti di polizia giudiziaria di procedere alla cattura di CAMPO MICHELE, come innanzi generalizzato, e di condurre lo stesso in un istituto di custodia con le modalità dettate dall'articolo 285 c.2 c.p.p. per ivi rimanere a disposizione di questo Ufficio;

sospende la esecuzione della misura disposta nei confronti di Cito Giancarlo in quanto membro del Parlamento della Repubblica e differisce la stessa alla eventuale concessione dell'autorizzazione all'arresto la cui richiesta in pari data viene inoltrata alla Camera dei Deputati in applicazione dell'articolo 68 della Costituzione.

manda alla cancelleria di: - trasmettere immediatamente la presente ordinanza al PM che ha richiesto la misura per l'esecuzione come innanzi articolata; - di depositarla, unitamente alla richiesta del pubblico ministero ed agli atti presentati con la stessa, con contestuale avviso al difensore all'atto dell'avvenuta esecuzione o del pervenimento del verbale di vane ricerche; - di comunicarla al Servizio Informativo ai sensi dell'articolo 97 disp. att. al c.p.p. - di trasmetterla al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi degli artt. 1-bis/1-ter dell'articolo 94 disp. att. al c.p.p.

Il giudice per le indagini preliminari
Dr. L. La Marca


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