PROGETTO DI LEGGE - N. 669
Onorevoli Colleghi! - La maggior parte dei centri
minori ma anche delle città delle Marche sorgono oggi su
alture, poste lungo i crinali che separano le vallate. Le
strade che collegano il settore appenninico alla costa
tagliano i terreni di fondovalle che sono cosparsi di case
coloniche e di paesi, che devono la loro origine e la loro
espansione alla presenza della bisettrice di valle. Questo
tipo di distribuzione urbana è peraltro piuttosto recente, non
risalendo oltre l'alto Medio Evo.
In età romana, infatti, le città sorgevano in basso, sui
terreni di fondovalle o lungo le strade che risalivano le
vallate, mentre sulle colline e sui crinali vi erano piccoli
villaggi o isolate fattorie. Con la guerra greco-gotica
(535-553), per l'impossibilità di difendere le varie città
dagli eserciti invasori, si determinò l'abbandono definitivo e
l'esodo dei superstiti verso località più sicure.
A tale evoluzione non si sottrassero né Sentinum né
Suasa.
L'antica città romana di Sentinum sorge nella prossimità
del punto d'incontro di tre fiumi: il Sentino, la Marena e il
Sanguerone. La stessa vallata del Sentino, proprio per la sua
conformazione geografica, ha favorito le comunicazioni tra i
due versanti dell'Appennino.
Da Sentinum partivano anche strade che univano la città
con Attidium e Tuficum e, seguendo il corso dei fiumi Misa e
Cesano, con Suasa e Sena Gallica.
La Sentinum romana, che Ottaviano ricostruì dopo averla
incendiata e saccheggiata per essersi ribellata e insorta a
favore di Antonio, divenne una colonia aggregata alla tribù
Lemonia, con possibilità di prendere parte al voto nei Comizi
di Roma.
Le prime notizie sulla forma e sulla estensione della
Sentinum romana si hanno solo in occasione della costruzione
della ferrovia Fabriano-Urbino, poiché il tracciato attraversa
l'area della città.
Fu l'ingegner Raniero Mengarelli, incaricato di seguire i
primi organici scavi, a disegnare il circuito delle mura. Esse
risultarono comprendere circa 14 ettari di territorio adibito
per circa metà a piazze, fori, strade ed il restante ad
abitazioni.
La rete stradale risultò formata, come poi confermeranno i
successivi scavi, da due Cardo, posti in direzione est-ovest e
da due Decumano sulla direzione nord-sud. Uno partiva dalla
Porta Decumana e terminava alla Porta Pretoria, così chiamata
perché vi si trovava la decima coorte della legione.
Una più esatta pianta della città fu definita in epoca
recente ed oggi non ci sono più dubbi sia sulla estensione sia
sulla planimetria.
Gli scavi del Mengarelli e quelli successivi, disposti e
diretti dalla Soprintendenza archeologica delle Marche, hanno
dimostrato che Sentinum era una città di grandi e sontuosi
palazzi con pavimenti e pareti decorati di mosaici e marmi
preziosi, di terme grandiose ed anche di un'Acropoli.
Sotto i piedi del visitatore affiorano anche oggi tessere
bianche e policrome, usate per la composizione di mosaici a
figure e disegni geometrici di notevole pregio artistico.
Il più interessante è sicuramente quello che si trova
attualmente a Monaco di Baviera. Rappresenta Apollo,
inquadrato entro la fascia dello zodiaco, con la mano sinistra
appoggiata sull'anca. In basso ci sono le raffigurazioni delle
quattro stagioni e la madre terra, distesa, con le gambe
coperte da una veste, i capelli ornati di fiori e frutta e un
serpente arrotolato intorno al collo.
Tale mosaico venne acquistato nel 1806 dal Viceré
d'Italia, Eugenio di Beauharnais per la somma di 1.500
scudi.
Un altro, in bianco e nero, si trova al Museo di Ancona e
raffigura ippocampi e mostri marini, disposti su quattro lati.
In una sala del Museo di Sassoferrato è possibile vedere il
Ratto di Europa, anch'esso in bianco e nero.
Ma tanti altri giacciono sotto la terra e l'erba e tanti
ancora sono andati perduti, distrutti dall'uomo e dalle
intemperie.
Sono venuti anche alla luce, attraverso il tempo, statue,
bassorilievi, teste e molte lapidi, quasi tutte di carattere
funerario, elencate nel Corpus Iscriptionum latinarum
(CIL).
Tutto questo denota che Sentinum godette di un notevole
benessere economico, di grande prosperità e di un lungo
periodo di tranquillità e di pace.
Si è ritrovato un vasto e ricco materiale costituito da
monete, lucerne di vario tipo, urne cinerarie, capitelli,
frammenti marmorei, vasetti in vetro, oggetti personali legati
soprattutto all'abbigliamento, vasellame in ceramica, utensili
in bronzo, ferro, osso e corno per l'attività agricola ed
artigianale, vasellame da mensa.
Furono scoperti poi, grazie agli scavi della
Soprintendenza, un grande edificio monumentale fuori le mura
orientali della città, con carattere prevalentemente termale,
il cui portico colonnato è pavimentato a mosaico e un altro
edificio termale più piccolo. Buona parte di quanto è stato
scoperto è stato reinterrato, poichè senza una sufficiente
protezione, avrebbe subìto le intemperie. Solo in parte si è
proceduto al restauro di murature, al consolidamento di alcuni
mosaici dei vari pavimenti e a saggiare in profondità qua e là
la zona in modo da avere una visione rigorosamente
scientifica. Tutti i reperti archeologici recuperati sono
stati schedati e collocati presso il Museo di Sassoferrato in
quattro sale ristrutturate e munite di apposite teche, che è
aperto al pubblico.
Per recuperare quanto è ancora coperto occorre recintare
l'area in modo adeguato, innalzare tettoie protettive,
edificare in sito un edificio museo dove far confluire tutto
il materiale, creare una struttura di vigilanza per dare a
Sentinum il rilievo culturale che merita e la possibilità ai
numerosi visitatori di fruire dei preziosi reperti presenti
nel suo perimetro.
Suasa invece sorgeva in quello che è oggi l'entroterra di
Senigallia, nella media valle del Cesano, su un terrazzo, alla
destra del fiume, oggi denominato Pian Volpello, ai piedi
dell'altura su cui sorge l'attuale capoluogo comunale di
Castelleone di Suasa. Quasi sicuramente nacque come
Praefectura nel corso del III secolo a.C. in seguito
alle assegnazioni decise dal Senato con la Lex Flaminia "De
Agro Gallico et Piceno viritim dividundum" del 232 a.C.
All'incirca durante il I secolo a.C. si trasformò in
municipium e continuò a prosperare durante l'età
imperiale. I suoi abitanti l'abbandonarono durante l'Alto
Medio Evo per rifugiarsi sulle alture circostanti dove, come
gli abitanti di Sentinum, costruirono templi ed edifici
utilizzando i resti degli edifici della città romana come cave
di prestito di materiale edilizio. Nel XIII secolo i documenti
dell'archivio dimostrano che l'area, che un tempo era occupata
dalla città, si era trasformata in una zona coltivata,
soggetta al monastero di San Lorenzo, sorto sulla riva opposta
del fiume.
Di Suasa si tornò a parlare grazie a Vincenzo Maria
Cimarelli nel 1642 nelle Historie dello Stato di Urbino
e in pochi altri episodi culturali isolati.
Durante gli anni '50 un gruppo di appassionati locali
raccolse in un piccolo antiquarium della vicina città di
San Lorenzo in Campo quello che si era rinvenuto sparso nei
campi e nelle case coloniche della zona.
Negli anni '70 la Soprintendenza portò alla luce
l'Anfiteatro, l'unico monumento della città che era rimasto
sempre in vista, restaurandone il muro perimetrale.
Nel 1987, infine, l'Istituto di Archeologia
dell'Università di Bologna e l'Associazione intercomunale
Valli Misa e Nevola, avviavano con l'aiuto degli enti locali
interessati e la collaborazione della Soprintendenza
archeologica delle Marche, un progetto di ricerca e
valorizzazione di Suasa con un cantiere che vede impegnati
circa 40 studenti provenienti, oltre che dalla stessa
università di Bologna, anche dalle università marchigiane di
Macerata, Urbino e da università europee. Suasa è un esempio
di collaborazione tra organi statali preposti alla tutela,
istituti universitari e amministrazioni locali - forse
l'unico.
L'esplorazione archeologica è solo all'inizio rispetto
alla ricchezza dell'insediamento, tuttavia le strutture messe
in luce fino ad oggi nonchè quelle che si possono desumere
dall'aereofoto-interpretazione e dai risultati delle
prospezioni geofisiche appaiono tutte orientate sulla strada
che attraversa il terrazzo e i cui resti sono stati
individuati nel 1987 sotto l'attuale strada provinciale.
Suasa aveva un profondo legame con la strada che dimostra
l'antichità della sua nascita. L'asse lungo il quale la città
si sviluppa come "centro di strada", è l'asse che collega
Suasa alla retrostante Sentinum (la Civita di Sassoferrato) e
quindi al sistema di collegamenti transappenninici precedenti
la costruzione (220 a.C.) e l'affermazione della Via Flaminia,
incentrati sullo sfruttamento del Passo di Colfiorito e della
"valle Sinclinale Camerte" che a nord termina appunto nella
conca di Sassoferrato.
In questa zona sono venute alla luce diverse tombe, una
testa di cavallo in bronzo dorato, ora custodita a Baltimora,
che per dimensioni e tipologia è simile a quella del cavallo
che fa parte dei "Bronzi di Cartoceto".
Uno scavo più recente ha portato alla luce una grande
domus romana, che occupa una zona di circa 70 metri di
larghezza e 35 metri di lunghezza. Questa domus risale
all'età imperiale. La vastità e la complessità architettonica
dell'edificio, la sua vita lunga, documentata da interventi di
manutenzione e ristrutturazione che sono un eccezionale
"documento parlante" della vita domestica e quotidiana
nell'arco di oltre tre secoli, la quantità e la qualità
veramente straordinaria delle decorazioni rinvenute ne fanno
un esempio di edilizia urbana tra i più interessanti dell'età
romana scoperti nel territorio della regione Marche.
Oltre agli insediamenti delle più note città romane di
Sentinum e di Suasa c'è quello di Ostra antica-Ostra Vetere,
c'è l'Oppidum di Civitalba tra Sassoferrato ed Arcevia,
c'è la necropoli gallica di Monte Fortino, c'è il villaggio
Capannicolo del Monte del Guardia di Arcevia, ci sono le mura
romane di Senigallia.
Il centro romano di Ostra fu probabilmente, in origine una
praefectura che poi divenne municipium nel corso
del 1^ secolo a.c. La città romana era situata sulla riva
sinistra del fiume Misa. Il sito, scavato in parte agli inizi
del presente secolo, è attualmente oggetto di scavo da parte
degli archeologi della soprintendenza e ha portato alla luce
un complesso termale e un tempio.
Si può chiaramente individuare un continuum nel
percorso storico-culturale di questa area che ha una sua
caratterizzazione territoriale, archeologica, antropica e
storica ben precisa per la quale è necessario procedere ad un
coordinato intervento di salvaguardia, recupero e
valorizzazione.
Per la ricchezza di questi siti archeologici, e
soprattutto perchè non si perda per sempre la possibilità di
recupero e valorizzazione dei reperti che sono venuti alla
luce grazie agli scavi già effettuati, per difendere sia ciò
che è stato scoperto che quanto ancora può essere scoperto, è
necessario creare il Parco archeologico "Da Sentinum a Suasa"
che costituisca un polo di attrazione turistico-culturale
collegato al flusso di visitatori che è in costante aumento
dopo l'apertura al pubblico delle Grotte di Frasassi.
A questo scopo si è costituito ormai da tempo un consorzio
tra i comuni di Castelleone di Suasa, Corinaldo, S. Lorenzo,
le province di Ancona e di Pesaro, che presto verrà allargato
ai comuni di Pergola e di Arcevia, il quale da anni in
collaborazione con il Ministero per i beni culturali e
ambientali, le Soprintendenze, l'Istituto centrale per il
restauro, l'università di Bologna e l'Archeoclub ha posto in
essere una politica fruttuosa per la valorizzazione e la
fruizione dei beni culturali presenti in questa area, nella
quale insistono due antiquarium già aperti: a San
Lorenzo e a Sassoferrato e tre musei che prossimamente
dovranno aprire a Castelleone di Suasa, Arcevia e Pergola.
Con la presente proposta di legge si intende definire un
progetto globale di valorizzazione delle risorse disponibili
nel Parco, non realizzabile con le disponibilità finanziarie
ordinarie, tenuto conto della complessità territoriale e della
specificità dei giacimenti. Ecco perchè appare necessario
promuovere un piano poliennale per sostenere un'azione
straordinaria della Soprintendenza e degli enti territoriali
al fine di realizzare il monitoraggio di tutti i giacimenti
disponibili nell'area, classificare i beni mobili (reperti
archeologici, beni artistici e storici, librari ed
archivistici) ed immobili (ambientali, archeologici,
architettonici) disponibili in rapporto alle specificità e ai
costi indispensabili (mobili, attrezzature, eccetera) per la
loro piena valorizzazione nonchè all'individuazione di tutti
quelli di interesse nazionale ed internazionale, delimitare i
singoli giacimenti archeologici, individuare soggetti pubblici
e privati di gestione (soprintendenza, enti territoriali,
università e soggetti privati) per la conservazione,
valorizzazione e fruizione, istituire formalmente il Parco
archeologico "Da Sentinum a Suasa".
Considerata l'importanza e la specificità dei beni
culturali disponibili nel Parco, con la presente proposta di
legge si intende valorizzare un patrimonio che rappresenta una
delle più importanti ricchezze delle Marche e dell'Italia
centrale.
La salvaguardia di tali risorse è posta in relazione alla
loro piena utilizzazione in funzione di uno sviluppo turistico
dell'area marchigiana. Partire dalla valorizzazione di queste
risorse significa operare in stretto raccordo con il sistema
formativo (corsi para-universitari e di formazione
professionale per tecnici e manodopera specializzata) da
istituire presso le facoltà delle vicine università di Urbino,
Camerino, Ancona e Macerata per dare anche una risposta
concreta al disagio sociale ed in particolare alla
occupazione.
Per questo motivo la gestione del piano poliennale e
quella del Parco viene affidata ai sensi delle leggi vigenti
agli enti locali interessati.