PROGETTO DI LEGGE - N. 2919
Onorevoli Colleghi! - Esprimere delle considerazioni
sulla importanza di una nuova legge è sicuramente retorico.
Infatti, se una proposta di legge viene presentata, è perché,
sia per motivi oggettivi dei presentatori sia dei
rappresentanti civili che la sostengono, se ne sente il
bisogno.
La presente proposta di legge propone l'istituzione della
provincia del Basso Lazio con capoluogo Cassino. Un accenno
alle motivazioni che legittimano questa istituzione sarà utile
a chiarire come ormai un ulteriore suo rinvio al domani sia
deleterio e dannoso per l'economia, la cultura, lo sviluppo e
le aspettative del territorio sede della nuova provincia.
Il territorio del Lazio meridionale che va dal golfo di
Gaeta al Parco nazionale d'Abruzzo, costituisce un
unicum etnico e geografico raramente riscontrabile nella
penisola italiana. Che questo comprensorio dovesse avere
un'autonoma gestione amministrativa, è stato sempre ribadito;
anzi, il fatto che ancora non l'abbia, fa emergere come
l'attuale situazione circoscrizionale rappresenti un paradosso
geo-politico. Della creazione di questa provincia in senso
moderno, si è cominciato a discutere durante il regime
fascista. L'atto legislativo decretante la sua nascita, però,
non fu mai redatto, ciò per favorire altri interessi ed altre
città. Di conseguenza, l'unità sociale, culturale, economica e
politica del Basso Lazio venne meno e, con un'operazione di
smembramento artificiosa ed antistorica, furono create le
nuove province di Frosinone prima e di Littoria poi, separando
e riducendo in confini mai esistiti prima popolazioni e
territori prima omogenei, che tuttavia sono riusciti a
conservare attive le loro antiche relazioni culturali ed
economiche. Gli sviluppi delle aree del golfo di Gaeta, del
cassinate e dalla valle di Comino da allora hanno subìto una
visibile battuta di arresto, a vantaggio delle zone di Latina
e Frosinone, che, al contrario, hanno goduto di un intenso
incremento demografico e infrastrutturale. Parallelamente a
ciò, un acuto fenomeno di regressione ha colpito il Basso
Lazio; il suo territorio si è trovato, infatti, a dover
assolvere l'insostenibile ruolo di estrema appendice di due
province verticali, a loro volta appendici della forte e
compatta area romana, senza averne i mezzi amministrativi e
gestionali che necessariamente gli erano e gli sono
indispensabili. Queste deficenze hanno relegato il
comprensorio circoscrizionale sede dell'istituenda nuova
provincia a sostenere il poco gratificante ruolo di estremo
bacino di sfogo e compensazione demografica, idoneo solo a
rilassare tensioni socio-economiche e svolgere copiose
funzioni di contribuzione, senza mai poter decidere
autonomamente e consapevolmente come determinare il suo
sviluppo e quale indirizzo dare al suo futuro. Durante gli
ultimi decenni, ad intervalli costanti, numerosi esponenti
politici hanno fatto propria l'istanza di portare a termine
questo importante progetto, salvo poi scoprire che negli atti
legislativi lo stesso non è stato mai depositato. E' opportuno
ribadire che l'esigenza dell'istituzione di questa provincia
vive con rigogliosa energia nelle coscienze delle genti che ne
faranno parte, tanto da far ritenere ormai improcrastinabile
un rinvio ulteriore dell'esame e dell'approvazione della
presente proposta di legge. Motivi di carattere geografico,
culturale, economico e di possibilità di un più florido
sviluppo dell'area meridionale del Lazio concorrono a dare
legittimità alla nuova provincia, i cui confini coincideranno
con quelli che già furono delle "terre di San Benedetto". La
millenaria gestione benedettina ha dato al territorio non solo
una omogeneità geografica, ma anche un'impronta unitaria che
perdura inalterata da decenni e che ad un certo punto è stata
ancora rafforzata sotto il Regno borbonico di Napoli con
l'istituzione delle sottoprefetture di Gaeta e Sora in
provincia di "Terra di lavoro". Oggi, la comune origine ed
omogeneità richiamate fanno sì che le popolazioni interessate
siano culturalmente autonome da quelle che costituiscono il
nucleo centrale delle attuali province da cui dipendono e da
cui, da sempre, rivendicano una loro autonomia amministrativa
e gestionale. Dal punto di vista politico, bisogna
sottolineare che le attuali amministrazioni provinciali
centrali da sempre hanno omesso di progettare una seria
politica di sviluppo per il Basso Lazio, tanto che esso ha
dovuto autonomamente inventarsi degli obiettivi da
raggiungere, a volte riuscendoci con enormi sprechi di
energie, a causa della mancanza di un coordinamento politico
che regolasse le forze in atto, altre volte fallendo con
perdite secche, a danno della comunità meridionale del Lazio.
Fenomeni del genere possono essere evitati e valorizzati solo
amministrando con cognizione di causa le risorse presenti e
cioè con una gestione che sia autoctona ed abbia coscienza
delle potenzialità che vi sono presenti e le sappia
valorizzare.
Un'analisi macroscopica dell'area strutturale della nuova
provincia fa emergere chiaramente come nei fatti essa sia già
operante; manca, in effetti, solo la sua formalizzazione
legislativa. A Cassino, città individuata quale capoluogo
della provincia del Basso Lazio, sono già presenti tutti gli
enti, le aziende e gli istituti pubblici che erogano i servizi
indispensabili alla vita di una provincia; vi sono addirittura
uffici e strutture che province già esistenti e famose ancora
non hanno. Sono presenti servizi di competenza regionale e
provinciale come il settore decentrato dell'assessorato
regionale ai lavori pubblici ex Genio civile, l'ufficio delle
imposte dirette, l'ufficio del registro, la sede INPS, il
distretto notarile e, prossimamente, l'ufficio della
motorizzazione civile. Fiore all'occhiello del Basso Lazio è
l'ateneo cassinate, che in pochi anni si è fortemente
sviluppato, ed è oggi meta per gli studi di migliaia di
studenti provenienti da tutta Italia; ad esso si affiancano
tutti gli istituti scolastici previsti dall'ordinamento
nazionale e che sono frequentati da alunni di tutte le regioni
confinanti. L'economia è abbastanza vivace, anche se le
attuali crisi, unite alla mancanza di una seria programmazione
provinciale di sviluppo, ne hanno pericolosamente minato la
continuità.
Il settore industriale è tra i più vasti del Mezzogiorno:
vi troviamo la FIAT, la SKF, le cartiere SCALA e SARRI, OS, le
industrie litografiche "La Pietra" di Sora e centinaia di
insediamenti che vivificano l'indotto.
Non mancano le infrastrutture viarie che sia
longitudinalmente che trasversalmente, passando per Cassino,
uniscono il nord al sud e il Tirreno all'Adriatico.
Istituendo la nuova provincia, prevedendo sedi periferiche
di uffici operativi dislocati in città, in cui vi sia più
affinità o vocazione e quindi necessità, con quella
disciplinata dall'ente, coordinando nel territorio le linee di
sviluppo che si devono perseguire, si darà al Basso Lazio una
vera opportunità di crescita economica e sociale conservabile
nel tempo e, soprattutto, si farà finalmente decollare una
risorsa peculiare per troppo tempo sacrificata all'inerzia: il
turismo, con il litorale del sud pontino, di irripetibile
interesse paesaggistico e storico, con la celebre abbazia di
Montecassino, ricca di storia e di cultura, con gli antichi
centri montani della valle di Comino, richiamo irresistibile
per gli appassionati di folclore e di colore paesano e sede di
tante attività artigianali, come le floride industrie di
mobili del sorano, con i monti delle Mainarde su cui sconfina
il parco nazionale d'Abruzzo e dove si pratica una notevole
attività sportiva invernale ed estiva. Tutto il territorio,
già oggi intensamente visitato, con una attenta programmazione
unitaria, può candidarsi come polo turistico di interesse
nazionale ed internazionale, dando respiro ad un'economia che
ne ha assolutamente bisogno.
Tecnicamente, per istituire questa nuova provincia ed
elevare la città martire di Cassino, già centro geografico
della circoscrizione, a capoluogo di provincia, c'è bisogno di
riaprire i termini dell'articolo 63, comma 1, della legge n.
142 del 1990 e delegare il Governo ad istituirla, secondo le
procedure del comma 2, lettere c) e d), e del
comma 3 dell'articolo 16 della stessa legge n. 142 del
1990.