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ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Vorrei richiamare la vostra attenzione su un problema, precisando che si tratta di un argomento che intendo affrontare a livello personale perché, anche attraverso la stampa, ho capito che non tutti gli esponenti del mio gruppo politico sono perfettamente concordi con la posizione che io ho assunto finora e che continuo a sostenere per quanto riguarda il caso Messina.
Intanto perché non può essere sconfitta nella sua credibilità, perché ricordo che quella relazione fu da noi fu approvata, lo ribadisco, all'unanimità, e ciascuno di noi la approvò dopo avere esaminato fatti e documenti, che non sono venuti meno; possono essere stati cancellati in parte dalla magistratura, ma soprattutto non è stato cancellato il dominio della 'ndrangheta sull'università di Messina. Io dichiaro in questa sede che il capo di una delle cosche mafiose del paese in cui abito, cioè Taurianova in provincia di Reggio Calabria, condannato a non so più quanti ergastoli; questo giovane signore, dicevo, è in possesso di due lauree conseguite presso l'università di Messina. Ricordo a tutti noi che quando siamo andati, come delegazione della Commissione antimafia, nel comune di San Luca abbiamo potuto vedere le fotografie di tutte le parentele della mafia locale e molti di quei signori sono in possesso di laurea ottenuta presso l'università di Messina. Sull'università di Messina c'è un dominio della 'ndrangheta di cui non va esente né il precedente rettore Cuzzocrea né l'attuale, che si sta sforzando ma per la verità non ha ottenuto quanto ciascuno di noi sperava.
PRESIDENTE. Desidero ringraziare l'onorevole Napoli per questo intervento ed assicurarla che tutta la Commissione è vicina al suo impegno ed alle sue posizioni, che ha espresso con tanto coraggio.
ROSARIO PETTINATO. Ringrazio lei e i colleghi, signor presidente, per avermi dato la parola ed avermi consentito di intervenire subito dovendo poi recarmi al Senato per delle votazioni. Da parte mia, quindi, mi limiterò a dichiarare che condivido totalmente le valutazioni e le richieste dell'onorevole Napoli, alla quale desidero esprimere solidarietà piena, convinta ed ammirata.
EMIDDIO NOVI. Presidente, è noto - e non solo in seno alla Commissione antimafia - il mio apprezzamento per il lavoro dell'onorevole Napoli, ma siccome ella ha fatto riferimento anche ad una conferenza stampa del mio partito, non posso esimermi dal sottolineare alcuni punti. Innanzitutto, il mio partito, in quella conferenza stampa, ha preso atto di sentenze della magistratura italiana.
MICHELE FIGURELLI. E che ha combattuto la compravendita di esami!
EMIDDIO NOVI. Siccome il senatore Figurelli è stato così imprudente da dire questo, gli ricordo che ci fu una precisa denuncia dell'allora rettore Cuzzocrea nei confronti di alcuni che erano appunto coinvolti nella compravendita di esami e che oggi quella denuncia ha dato il via ad un'inchiesta e all'operazione cosiddetta aula magna. Quell'inchiesta provocata dalla denuncia del professor Cuzzocrea è ora nella fase dibattimentale.
PRESIDENTE. Ricordo a tutti che dovremo tornare sicuramente su questo argomento.
NICHI VENDOLA. Non mi capita spesso, presidente, di esprimere ammirazione per un avversario; lo faccio perché, nel caso dell'onorevole Napoli, si tratta di un'ammirazione antica e sincera. Noi dovremo tornare a Messina innanzitutto per restituire alle carte ciò che le stesse dicono. Non dicono nulla, per esempio, di ciò a cui alludeva il senatore che mi ha preceduto. Relativamente al rettore Cuzzocrea, le carte dicono che siamo in presenza soltanto di due proscioglimenti per due aspetti assolutamente laterali dell'inchiesta Sitel, che è attualmente (Commenti del senatore Novi)...
PRESIDENTE. Senatore Novi, lei è già intervenuto, ora faccia parlare il vicepresidente Vendola! Avremo modo di ritornare sull'argomento. Continui pure, onorevole Vendola.
NICHI VENDOLA. Il rettore Cuzzocrea è dentro fino al collo per chiunque abbia letto le 250 pagine dell'ordinanza «panta rei» firmata dal GIP Ficuro. È dentro fino al collo anche relativamente a quella specie di foglia di fico che fu la letterina che nel 1995 scrisse alla procura della Repubblica per segnalare, all'indomani dell'inchiesta fatta da Lucia Annunziata su RAI 3, la vicenda della compravendita degli esami nella facoltà di economia e
commercio. Quello che è scritto nelle carte fa emergere una presenza trentennale della 'ndrangheta nell'università di Messina, colluso il vertice dell'università stessa e colluso Cuzzocrea che, insieme al professor Longo, è il garante di quel patto.
EMIDDIO NOVI. La compravendita continua!
NICHI VENDOLA. È scritto nelle carte. Le carte sono molto interessanti, presidente, anche per il profilo criminale dei personaggi, per la consuetudine che essi hanno con alcuni dei vertici politici cittadini attualmente in carica. Noi abbiamo pertanto un interesse vero a tornare lì.
EMIDDIO NOVI. E poi vieni a fare il moralista in Calabria!
PRESIDENTE. Senatore Novi, la prego! Concluda, onorevole Vendola.
NICHI VENDOLA. È persino fastidioso il tono della voce!
EMIDDIO NOVI. Se c'è qualcuno che è fastidioso sei tu!
NICHI VENDOLA. La differenza con te è che io combatto la mafia (Commenti del senatore Novi)!
PRESIDENTE. Senatore Novi, la prego!
EMIDDIO NOVI. Avresti fatto bene a parlare a Brindisi!
PRESIDENTE. Senatore Novi, per favore! Lasci finire il vicepresidente Vendola. Quando lei interviene, non la disturba nessuno. La prego, onorevole Vendola.
NICHI VENDOLA. Mi dispiace, presidente, ma io non so replicare agli atti di teppismo.
PRESIDENTE. Vada avanti per la sua strada.
NICHI VENDOLA. L'insieme di questi fatti propone quindi il tema del caso Messina, della penetrazione trentennale della 'ndrangheta e di Cosa nostra in quell'università, e quello della libera stampa in Sicilia. Quest'ultimo è un tema particolarmente drammatico nel territorio di Messina. Basti pensare che in questi giorni, per esempio, c'è qualcuno che ha pensato di poter intimidire i giornalisti per impedire loro di partecipare per esempio ieri mattina alla mia conferenza stampa. È difficile esercitare liberamente perfino il dovere del cronista!
PRESIDENTE. Ricordo a tutti gli intervenuti che l'ufficio di presidenza verterà proprio su questo tema. Come ho già detto, darò ora la parola per due minuti a chi ne farà richiesta, fermo restando che i senatori hanno la precedenza perché devono recarsi al Senato a votare.
MICHELE FLORINO. Intervengo molto brevemente solo per esprimere ferma e convinta solidarietà alla collega Napoli.
MICHELE FIGURELLI. Qui si fanno inchieste e indagini e non propaganda, per
questo mi sembrano molto opportune le precisazioni (che non sono opinioni o giudizi personali ma precisazioni filologiche documentate) fatte dall'onorevole Vendola e i suoi rinvii ad atti ben determinati. Voglio al riguardo rimarcare (e in proposito vi è una documentazione) la discontinuità, la rottura operata dal professor Silvestri al vertice del governo dell'università di Messina.
PRESIDENTE. Senatore Figurelli, la prego di concludere.
MICHELE FIGURELLI. Ho quasi finito. Quello che è accaduto a Messina e la relativa operazione giudiziaria sono già stati anticipati (lo dico per chi non avesse letto quel documento) dalla relazione sullo stato della lotta alla criminalità organizzata in Calabria che è stata approvata da questa Commissione all'unanimità. In quella relazione, infatti, non solo si parla di Messina come di una provincia calabrese, ma vi sono anche alcuni riferimenti specifici: innanzitutto, il policlinico come ponte tra Milano e Africo e il ruolo del professor Longo, della cosca di Morabito il «tiradritto», a Milano, a Messina e in Calabria; in secondo luogo, la massoneria deviata e le dichiarazioni fatte in proposito, anche con tanto di esempio (tra l'altro riferito a una cosa molto grave avvenuta all'inaugurazione dell'anno giudiziario), in occasione del nostro sopralluogo dal procuratore Luigi Croce; infine, le denunce del prefetto di Messina in materia di appalti e a proposito della mancata partecipazione di stazioni appaltanti statali, regionali e comunali al tentativo di costruzione dell'osservatorio sugli appalti; infine, la presenza della 'ndrangheta nella facoltà di medicina e il suo coinvolgimento negli esami, con tutte le denunce del professor Silvestri. Tutto ha origine da quella «operazione armonia» da cui hanno preso le mosse gli attuali sviluppi. Nella relazione sulla Calabria l'operazione armonia è stata evidenziata in più punti, compreso quello relativo all'università di Messina. Non si trattava solo sotto della compravendita degli esami, ma anche di una vera e propria ipoteca con riferimento al controllo
del territorio che la 'ndrangheta aveva imposto in alcuni istituti universitari della facoltà di medicina. Nella relazione sulla Calabria io facevo quindi riferimento all'operazione armonia come foriera di grandi sviluppi e di grandi potenzialità, come le ultime vicende hanno confermato.
ROBERTO CENTARO. Quello che non si è voluto comprendere da parte di molti, presidente, è che la conferenza stampa tenuta da Forza Italia affrontava un problema di carattere generale: la necessità di limitazione di un certo tipo di antimafia e la necessità che le relazioni siano corredate dalle pronunce emesse dall'autorità giudiziaria, anche perché si sono verificate clamorose smentite. L'autorità giudiziaria ha assolto o prosciolto persone che erano state indicate come reprobi, colpevoli e quant'altro dall'antimafia, e ciò comporta un problema di carattere generale perché evidentemente, dopo l'attacco fortissimo della Commissione antimafia, l'emissione di queste pronunce da parte della magistratura crea smarrimento, per lo meno nell'opinione pubblica.
PRESIDENTE. Senatore, questo è un compito che spetta al Presidente e questo linguaggio...
ROBERTO CENTARO. Mi scusi, presidente.
ELIO VELTRI. Sarò rapido e breve, ma c'è stata una frase del senatore Centaro che non può passare sotto silenzio.
PRESIDENTE. Se la dichiarazione è stata secretata, occorre secretare anche questa parte della seduta.
ELIO VELTRI. Poi è stata anche riportata dai giornali.
PRESIDENTE. Non ha importanza. Se è stata segretata, occorre segretarla anche ora. Procediamo quindi in seduta segreta.
(La Commissione procede in seduta segreta).
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta pubblica.
ELIO VELTRI. Qui invece, dicevo, l'abitudine a convivere con fatti di questo genere è così grande che non solo non ci si fa più caso, ma addirittura si arriva - e vengo così alla dichiarazione del senatore Centaro - a dire in Commissione antimafia di stare attenti perché ci sono carte per tutti.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega, desidero precisare che il presidente si riserva di intervenire anche su questo aspetto.
GIUSEPPE SCOZZARI. Non sono sorpreso dalle dichiarazioni della collega Napoli e nemmeno da quelle del senatore Centaro. Alla collega Napoli va la mia stima, la mia fiducia e la mia solidarietà. Sono da diversi anni in questa Commissione e posso assicurare la collega che è molto stimata da tutti i settori, per cui saremo tutti insieme a fare questa battaglia in modo determinato. Immagino la tristezza che l'avrà colta per l'isolamento in cui si è venuta a trovare, anche quando questo isolamento viene dal proprio partito che non riesce a capire cosa ci sia sotto alcune questioni estremamente delicate.
Messina non è stato mai chiuso - e che si faccia presto. Deciderà l'ufficio di presidenza, ma il rischio che parte della stampa e parte delle forze politiche hanno tentato in questi mesi è quello che la Commissione aveva messo in croce degli innocenti; meno male che lì è stato mandato un procuratore, che oltretutto si chiama Croce, bravo, onesto e capace; sarà lui - sono convinto, sono certo, per la fiducia che, per quanto mi riguarda, nutro nei confronti di questo magistrato - a mettere a nudo le gravi responsabilità dell'università, di pezzi dello Stato, di ambienti legati ad alcune istituzioni messinesi, a mettere a nudo quello che veramente c'è.
MARIO BRUNETTI. Desidero sottolineare che condivido anch'io molto l'esigenza che si ritorni a Messina e si vada lì senza vincoli, perché mi pare che qui andiamo a Messina per fare alcune cose ed altre no, andiamo senza vincoli. Questo il mio giudizio.
NICHI VENDOLA. Di intimidazione.
MARIO BRUNETTI. ..più o meno, gli ha detto: tu devi stare zitto, perché dovresti parlare di Brindisi Allora vuol dire che ci sono cose di quella città che Vendola non dice e che invece conosce il senatore, il collega che gliele ha rimproverate. Questo è un messaggio un po' particolare, che io non condivido. La stessa cosa ora sento dire nel senso che ci sono carte che si possono mettere sul tavolo. Un'affermazione di questo genere ha un sapore bruttissimo ed io credo che chi ha carte e non le tira fuori e sa che in quelle carte ci sono cose gravi, si assume una grande responsabilità, indipendentemente dal messaggio; si assume grandi responsabilità, per cui credo che almeno in questa Commissione dovremmo cercare di fare il nostro mestiere di commissari antimafia.
PRESIDENTE. Com'era prevedibile sulla questione Messina ci sono animi accesi, diverse valutazioni e diversi approcci. Siamo partiti da una lettura comune, da un lavoro serio fatto insieme e da alcune analisi che insieme abbiamo ritenuto opportuno suggellare in una relazione.
ROBERTO CENTARO. Presidente, questa discussione è la dimostrazione di come un problema di carattere generale debba essere per forza personalizzato. Ovviamente, io non mi sento costernato. E non accetto censure di qualsiasi tipo dall'onorevole Veltri né espressioni tipo «abitudine a frequentare certi ambienti»: non sta né in cielo né in terra!
PRESIDENTE. Non apriamo questo argomento.
ROBERTO CENTARO. Ecco: stendiamo un velo pietoso sulla vicenda.
PRESIDENTE. Io prendo per buona la prima parte del suo intervento, anche se non condivido (Commenti del senatore Figurelli)... Senatore Figurelli, la prego! Dobbiamo concludere e vi sono delle precisazioni serie da fare.
MICHELE FIGURELLI. Ma non ha chiarito niente!
PRESIDENTE. Senatore Centaro, capisco che l'espressione «ce n'è per tutti» non è riferita a membri della Commissione ma a forze politiche, però io non condivido neanche questa valutazione (che comunque è profondamente diversa: deve tenerne conto, senatore Centaro); non la condivido, non perché non vi siano responsabilità nelle varie forze politiche ma perché ritengo che richiamarle in questo modo non aiuti le forze politiche a fare pulizia all'interno delle proprie aree e non aiuti nessuno a fare in modo che la Commissione antimafia sia severa, rigorosa e capace di arrivare al di là delle appartenenze.
La seduta termina alle 11.45.
Presidente, nell'aprile 1998 questa Commissione, all'unanimità, ha approvato una relazione sul caso Messina. Prima dell'approvazione, in sede di dichiarazione di voto, ebbi a dire all'allora presidente Del Turco che ero sì disponibile ad approvare quella relazione ma che la ritenevo monca e non completa perché mancavano in essa determinati aspetti, in particolare i rapporti tra mafia, massoneria deviata e politica. Il presidente Del Turco mi rispose dicendo che quella relazione era una pista di lavoro e che comunque l'attenzione della Commissione antimafia sul caso Messina non si sarebbe fermata. Alcuni mesi fa c'è stato un intervento della magistratura, che in parte - ribadisco le parole «in parte» - ha prosciolto l'ex rettore dell'università di Messina, professor Cuzzocrea; in quell'occasione ed in questa sede chiesi di riaprire il caso Messina e fui attaccata da colleghi dell'opposizione politica, ma ero convinta che quella specie di proscioglimento - ripeto le parole «in parte» - del rettore non era sufficiente né a chiudere l'attenzione sul caso Messina da parte della Commissione antimafia né ad assolvere in toto l'ex rettore professor Cuzzocrea.
Tutto finì; ci fu una conferenza stampa rilasciata da alcuni colleghi di questa Commissione, con la quale si invitava la Commissione intera a chiedere scusa al rettore Cuzzocrea. Credo che tutti sappiate, come componenti di questa Commissione, perché allora l'ho reso pubblico, che quando la Commissione ha trattato il caso Messina io presentai delle interrogazioni specifiche sull'università e in quell'occasione fui anche minacciata; il discorso è stato reso noto non solo in Commissione ma dall'allora ministro dell'università, onorevole Berlinguer, attraverso la comunicazione ufficiale in televisione.
Successivamente a questa conferenza stampa di alcuni colleghi di questa Commissione fui intervistata dal giornale locale Centonove, al quale dissi subito che non ero assolutamente concorde con la posizione assunta dai colleghi perché ritenevo che il professor Cuzzocrea non fosse stato del tutto prosciolto e altresì, convinta naturalmente di tutte le infiltrazioni che la mafia calabrese ha nell'università di Messina, che lo stesso professor Cuzzocrea avrebbe dovuto chiedere scusa all'intero mondo dell'istruzione universitaria. Per questa mia dichiarazione fui attaccata sulla stampa anche da esponenti del mio stesso partito. A distanza di due giorni da questo attacco riesplose il caso Messina nella maniera a noi tutti nota. A questo punto, presidente, mi sembra che quanto è successo alcuni giorni fa abbia evidenziato la gravità e la pesantezza, direi anzi il dominio della 'ndrangheta nell'università di Messina. Ricordo a lei, ma anche a tutti noi, che l'università di Messina è la più grande istituzione della città, che fornisce appalti, lavoro e quant'altro forse più della stessa istruzione.
Il coinvolgimento della 'ndrangheta, così manifestato attraverso gli arresti, evidenzia che la Commissione antimafia non può assolutamente chiudere il discorso, ma deve immediatamente riaprirlo, senza con questo voler intaccare i lavori in corso della magistratura, perché tutto non è chiuso.
La Commissione antimafia deve con urgenza riconoscere priorità assoluta al problema e ciò per un duplice motivo.
Il mondo dell'istruzione, secondaria o universitaria, è importante per sconfiggere la cultura della mafia. Si sconfigge la mafia se si riesce a sconfiggere la cultura mafiosa. Il mondo dell'istruzione è molto importante e se noi non interveniamo per evidenziare che un diploma di laurea lo si consegue solo con lo studio e che nessun capo di questa o quella cosca mafiosa può dominare nell'ambito dell'università, nella gestione degli appalti come in quella dei titoli di laurea e quant'altro, se la Commissione antimafia non interviene immediatamente, sviluppando anche una nuova analisi ed una nuova relazione, verrebbe meno alle sue prerogative ma anche all'immagine che - credetemi - la Commissione stessa aveva in qualche modo acquisito quando aveva predisposto ed approvato quella relazione.
Mi fermo qui, ringraziandola, presidente, per avermi dato la parola. Credo che questo sia davvero indispensabile ed urgente, perché nessuno - dico nessuno; lo dico da componente di questa Commissione ma sento di dover difendere l'intera Commissione - al di fuori può calpestare l'immagine e la correttezza dell'intera Commissione antimafia perché ciascuno di noi credo lavori coscientemente, forse anche con una coscienza di cui i cittadini all'esterno non si rendono conto perché ciascuno di noi nel momento in cui assume delle posizioni di vera lotta alla mafia corre pericoli per la propria vita. Ciascuno di noi crede alla lotta contro la mafia e quindi la Commissione intera non può essere esonerata da questo importante compito, anche se alla fine della legislatura ed anche se in campagna elettorale perché personalmente vi dico: vado per la mia strada, sono convintissima, con molta probabilità questa posizione mi porterà fuori dalla politica, forse non ben accolta magari nell'ambito del mio stesso partito, ma ho la coscienza civile di poter guardare in faccia i cittadini che mi hanno eletto.
So bene che tali posizioni le comportano un rischio; questo rischio si abbasserà nella misura in cui la Commissione antimafia sarà accanto a lei e tutti i gruppi si guarderanno dentro e faranno tutti uno sforzo per continuare positivamente, come abbiamo fatto sul caso Messina, in modo molto unitario e severo ognuno con le rispettive parti, in modo molto leale nei confronti delle istituzioni e molto duro nei confronti delle mafie, in particolare nei confronti della 'ndrangheta che ha condizionato e gestito l'università di Messina.
Ecco perché la ringrazio e le dico anche che il presidente farà di tutto perché le sia assicurata serenità e sostegno da parte delle istituzioni in questo delicato momento di esposizione del suo impegno.
Questo tema delicato è all'ordine del giorno dell'ufficio di presidenza, che si svolgerà oggi stesso, come sapete, dopo l'audizione del professor Arlacchi; data la delicatezza della questione ritengo comunque opportuno dare brevemente (per due minuti) la parola a chi la chiede.
In secondo luogo, se affrontiamo il caso Messina dobbiamo lavorare seriamente anche sulla vicenda e sulla gestione dell'ex perito Sparacio da parte di un settore consistente della magistratura messinese; emergeranno cose molto interessanti.
In terzo luogo, per quanto riguarda il rettore Cuzzocrea le carte dicono che egli, con riferimento alla vicenda del professor Longo, fu vittima di minacce ad opera dello stesso professore. Quindi, quando i giornali affermano che Cuzzocrea fu coinvolto nelle indagini dell'assassinio del professor Bottari, mentono sistematicamente.
Infine, sottolineo che l'ex rettore Cuzzocrea ha diretto l'università di Messina tra il 1995 e il 1998. L'inchiesta «panta rei» riguarda la compravendita degli esami dagli anni ottanta ad oggi, compresa quindi la gestione dell'attuale rettore, che fu eletto come antagonista del professor Cuzzocrea.
Nel 1997 c'è una rottura con il professor Longo, come ricostruisce perfettamente l'ordinanza. La pace tra Longo e Cuzzocrea viene sancita anche dal plebiscito con cui il professor Cuzzocrea viene rieletto rettore all'università. Devo dire, per la verità, che nell'ordinanza c'è anche scritto che da ultimo la gestione del rettore Silvestri ha segnato una significativa discontinuità rispetto alle storie precedenti.
Ieri mattina io ho aperto un altro pezzo del caso Messina, quello relativo al sostituto procuratore Cassata e al gruppo di Barcellona Pozzo di Gotto. Accanto a questo problema vi è quello della Gazzetta del Sud (e vorrei dire anche del Velino, che è la fonte di manipolazione della verità a cui si abbeverano taluni colleghi), per l'operazione scientifica (Commenti del senatore Novi)... Sentiamo cosa dici tu...
Ebbene, ritengo che questi temi andranno affrontati con tutte le carte in mano in una missione che già per due volte ho richiesto all'ufficio di presidenza.
Detto questo, voglio esprimere non solo solidarietà all'onorevole Napoli ma anche un forte apprezzamento per la battaglia che ella ha condotto e per l'intelligenza del suo contributo, che non è di oggi in quanto è stato un contributo continuo, animato da grande tensione civile e morale, e che si riferisce ai fatti (ma risale anche a situazioni precedenti) che l'onorevole Napoli ha citato nel suo intervento. Mi auguro (perciò la mia non è semplice solidarietà) che la sua lotta, le sue denunce, la coerenza con cui ella continua a portare avanti questa battaglia possano non comportare affatto (e questo dipende anche da noi tutti e dalla Commissione antimafia) una rottura tra questa lotta dell'onorevole Napoli e la politica. Se infatti la politica viene scissa da questa lotta, la politica non è più niente e con ciò si colpiscono al cuore la democrazia, la legalità e le istituzioni. Questo lo dobbiamo sapere tutti. Qualunque sia la scelta dell'onorevole Napoli o di chiunque altro, guai a tollerare che si operi una scissione o, peggio ancora, una contrapposizione tra questa lotta, condotta tra l'altro con la coerenza dell'onorevole Napoli, e la politica.
Dico ciò con animo particolare, perché sono stato sempre molto attento agli interventi, alle documentazioni, alle cose dette, anche nel momento in cui il dibattito in questa Commissione è stato aspro e faticoso. Mi riferisco al dibattito sullo stato della lotta alla criminalità organizzata in Calabria. Nelle modifiche che alla fine di quel dibattito ho unilateralmente proposto di apportare alla relazione, ho cercato (forse non ci sarò riuscito pienamente: ognuno di noi può del resto fare errori e avere dei limiti) di prestare la massima attenzione agli interventi fatti e di tener conto di quanto era stato detto dall'onorevole Napoli. Ciò vale sia per le cose che sono state cancellate da quel testo sia per quanto è stato modificato o aggiunto.
Quello che è successo ora a Messina non è un fulmine a ciel sereno e non è affatto una novità eccezionale.
Per questo io sono d'accordo - e non potrebbe essere altrimenti - con quanto il presidente Lumia ha già annunciato e con quanto l'onorevole Napoli ha detto e l'onorevole Vendola ha sottolineato con riferimento agli approfondimenti che noi dovremo fare a Messina.
Allora, se non si vuole attaccare la magistratura - o per essa il Csm - che pronuncia queste decisioni, dichiarando che esse sono assolutamente avulse dalla realtà, è necessario evidentemente che vi sia da parte della Commissione antimafia una sorta di self restrain. Allo stesso modo non si possono affermare certezze in termini di collusione e di frequentazione perché tutto ciò crea una cortina pericolosissima che finisce per dare luogo a quel «killeraggio» politico che la Commissione antimafia non dovrebbe compiere.
Allora la circostanza che poi, esemplificando questo concetto di carattere generale, si scenda sul concreto e si citi il caso Messina per il rettore Cuzzocrea, il caso Calabria con la relazione o il caso della Campania, non deve fare appuntare l'attenzione sulle singole problematiche, ma sul problema di carattere generale che però, a quanto pare, continua ad essere veramente serio perché nel momento in cui si annunciano i prodromi di una nuova discesa a Messina per colpire gli enti pubblici rei di non collaborare con il percorso di legalità, è evidente che si tratta di un chiaro killeraggio politico di cui la relazione sulla Calabria è una esemplificazione tra le più belle in assoluto.
Allora evidentemente o qui ci limitiamo oppure il killeraggio lo sappiamo fare tutti, perché buttare palate di fango su tutti è semplicissimo, perché ci sono carte per tutti; è chiaro? Allora, o ci limitiamo oppure andiamo allo scontro diretto; non è un problema.
Problema della stampa: è un problema serio, ma per tutti, perché noi non abbiamo accesso alla grande stampa per ragioni di chiusura politica; ed è così (Commenti del deputato Giuseppe Scozzari). Vai al tuo posto, Scozzari. Ed evidentemente...
Evidentemente, dicevo, c'è anche un problema certamente di monopolio della stampa nelle regioni meridionali, che avvertiamo anche noi, perché anche noi quando siamo al governo delle città siamo oggetto di sistematico attacco da parte di questa stampa, che è più o meno collegata e monopolizzata. Quindi è un problema che vale per tutti e non certamente per chi denuncia certe situazioni.
Allora il problema è quello. Noi scenderemo a Messina, lo deciderà l'ufficio di presidenza, per carità, però sappiamoci capire sulla discesa a Messina. Se dobbiamo continuare su questa linea d'azione, poi alla fine, quando l'autorità giudiziaria emetterà sentenze di assoluzione o di proscioglimento, cosa succede? Chiediamocelo semplicemente.
Innanzitutto io sono d'accordo con la collega Napoli, che so lavorare in un ambiente difficile; essendo calabrese conosco benissimo la situazione e quindi ha tutta la mia solidarietà.
In secondo luogo non è accettabile la linea secondo la quale sono tutti uguali, io la respingo con forza: tutti colpevoli, nessun colpevole. Cuzzocrea non è Silvestri e Silvestri non è Cuzzocrea. Quindi questo è inaccettabile.
In terzo luogo a Messina c'è stata una dichiarazione secretata del procuratore Croce, che voglio ricordare.
Senatore Centaro, si rende conto di quello che ha detto? Carte per me non ce ne sono, non ce ne sono mai state, non ce ne saranno! Come si permette di dire in questa sede che ci sono carte per tutti? Se siete abituati a frequentare, a collaborare con criminali e mafiosi, sono fatti vostri, ma non si permetta mai più, in mia presenza, di dire: ci sono carte per tutti. Non si permetta; intanto mi chieda scusa, perché io faccio parte di questo consesso, a meno che lei non abbia qualche carta per me. Mi chieda scusa innanzitutto; non so se lei debba chiederla ad altri, a me sì. E le ripeto: non si permetta più di dire in mia presenza una frase di questo genere.
La conferenza stampa di Forza Italia: mi piacerebbe che un giorno Forza Italia facesse una conferenza stampa contro la mafia; l'ho già dichiarato e lo ripeto oggi in questa sede. Forza Italia da un po' di anni si esercita a fare conferenze stampa contro chi tenta di capire, di combattere contro la mafia, questa è la differenza.
Non so se debbo fare una dichiarazione come la tua sulle carte, caro Veltri, so solo che questa politica della delegittimazione nei confronti di tutto e contro tutti serve ad un gioco, fa il gioco di chi fa le conferenze stampa contro chi combatte la mafia. La politica della generalizzazione serve, ha un suo significato, ha una sua delegittimazione, uguale alla politica dei «corvi» che nel 1992 strinse Palermo nella morsa, nella delegittimazione, nell'attacco a pezzi dello Stato che stavano facendo un lavoro straordinario contro la mafia.
Chiedo, presidente, che si vada a Messina, che si continui il lavoro - il caso
Su questo ribadisco la mia solidarietà alla collega Napoli e lei, presidente, a sollecitare gli organi periferici affinché sia assicurato il massimo di serenità alla collega e alla sua famiglia.
Devo però tornare un attimo su quanto diceva il collega Veltri. Ho avuto una sensazione molto brutta questa mattina in due occasioni, prima un senatore rivolgendosi a Vendola, anche in un atteggiamento di aggressione verbale...
La Commissione parlamentare antimafia ha i propri strumenti per fare queste letture, per avanzare propri giudizi e proprie proposte. Addirittura in alcuni casi ha gli stessi poteri della magistratura. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro su Messina, penso che questo lavoro non possa servire per delegittimare ora l'onorevole Vendola, poi l'onorevole Napoli e poi ancora altri parlamentari, deve invece diventare un esempio dello stile rigoroso che dobbiamo ancora perseguire.
A questo stile rigoroso mi appello perché la Commissione parlamentare antimafia vada avanti e ritorni su Messina; ne parleremo in ufficio di presidenza quanto a modalità ed obiettivi; avanzerò proposte precise oggi stesso, dopo l'audizione del professor Arlacchi, perché ritengo la questione Messina non chiusa, anzi ritengo che da parte nostra si debba scavare senza guardare in faccia nessuno ed impedirò che sul caso Messina si possano utilizzare atteggiamenti sbagliati, giudizi sbagliati; e penso che adesso il senatore Centaro, del quale conosco lo stile e la correttezza, chiarirà che quelle sue sono state espressioni infelici che, se rimarranno tali, diventeranno motivo di censura da parte del presidente e motivo di profonda costernazione da parte di tutta la Commissione antimafia e quindi non solo dell'onorevole Veltri.
A lei la parola, senatore Centaro, per chiarire come stanno le cose.
È evidente che nel momento in cui si parla di «carte per tutti» il discorso riguarda tutte le forze politiche: chi si alza a dire «non c'è nulla per me» fa una figura minimalista (e non voglio utilizzare altre espressioni che forse qualificherebbero meglio i soggetti che hanno fatto questo tipo di affermazioni).
Il discorso ritorna alla vicenda di carattere generale. C'è la possibilità di sporcare qualsiasi parte politica, se noi entriamo nell'ordine di idee di fare solo «killeraggio». Perché poi queste carte potranno essere smentite dall'autorità giudiziaria, con riferimento sia ad una parte che all'altra, ma in quel momento noi butteremo fango a sinistra, al centro, a destra! Se è questa l'impostazione, andiamo pure avanti. Dire che ci sono carte per tutti significa che è possibile, anche solo attraverso dubbi, sospetti, comportamenti che possono sollevare chissà quale ombra, coinvolgere chiunque. Evidentemente, non credo sia questo il metodo che deve seguire la Commissione antimafia, metodo che del resto non è stato seguito in precedenza.
Per quanto riguarda poi la vicenda Falcone e i «corvi», stendiamo un velo pietoso: leggetevi le carte del Consiglio superiore della magistratura, su chi ha attaccato Falcone ai fini della nomina alla Direzione nazionale antimafia! Leggetevi le carte sull'attacco a Falcone da parte del sindaco di Palermo Orlando, che lo accusava di tenere certi processi nel cassetto!
Comunque, avremo modo di ritornare sull'argomento oggi pomeriggio. Vedremo nel lavoro concreto, nelle scelte che faremo, se si vorrà andare fino in fondo o se vorremo fare di questa questione dell'antimafia un motivo di scontro stupido, elettoralistico e del tutto inconcludente. Lo vedremo oggi pomeriggio, dopo l'ufficio di presidenza.
