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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente dell'Assograssi, Gennaro Papa, e del presidente del gruppo mangimi semplici dell'Assalzoo, Giordano Veronesi.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Rappresento l'Associazione produttori di grassi animali e farine proteiche.
nel primo come integratori dei mangimi in generale e nel secondo per quanto riguarda i grassi.
che le aziende private stanno dando al Governo, attraverso il commissario Alborghetti, posso dire che esse sono animate dalla massima buona volontà. Comunque, anche per questi grassi vanno previste altre fonti di utilizzo che per ora non esistono; nel breve termine, occorre intervenire con un ammasso pubblico per i grassi. Tutto ciò per consentire alle aziende di continuare il proprio ciclo di lavorazione e affinché vengano canalizzati gli scarti della macellazione, consentendo un corretto smaltimento delle farine e dei grassi attraverso canali ben controllati, con garanzie sulla destinazione finale.
PRESIDENTE. Per completare l'informativa, cedo ora la parola al presidente Rinaldi.
CARLO ALBERTO RINALDI, Presidente del gruppo mangimi semplici dell'Assalzoo. Sono intervenuto all'odierna seduta in sostituzione del presidente Veronesi, in quanto dispongo di maggiori conoscenze in ordine alle problematiche affrontate dalla Commissione. Non ho nulla da aggiungere a quello che ha detto il presidente dell'Assograssi, Gennaro Papa, con il quale concordo.
PRESIDENTE. Le domande tendono ad avere un panorama completo, per cui se faremo riferimento a dati non immediatamente disponibili, vi preghiamo di inviare alla Commissione ulteriori note scritte.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Le aziende esistenti sul territorio nazionale sono circa 70, distribuite da Asti fino in Sicilia. Come hanno fatto ad adeguarsi?
PRESIDENTE. Le aziende sono i terminali cui arrivano gli scarti di macellazione, che poi vengono lavorati e trasformati in farine proteiche, in grassi ed oli.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Queste aziende ricevono i prodotti freschi (i sottoprodotti della macellazione) dai macelli e dagli esercizi commerciali, dalle aziende di spolpo, per poi trasformarli in farine e grassi. Si tratta - ripeto - di circa 70 aziende distribuite su tutto il territorio nazionale, di diversa grandezza, che attraverso la comunicazione dell'associazione si sono adeguate alle nuove direttive. È chiaro che attraverso il sistema delle ASL da cui noi dipendiamo sono più che informate sui sistemi che la normativa impone per la trasformazione di questi prodotti. Da questo punto di
vista le aziende sono attrezzate per l'attuazione delle norme, tanto più che ognuna ha un numero di riconoscimento senza il quale non può lavorare. Ciò significa che le aziende sono state visitate e controllate dagli organi preposti ed hanno ottenuto l'autorizzazione. Attualmente sul territorio le aziende associate all'Assograssi e all'Assalzoo ottemperano sicuramente alla forma di sterilizzazione delle farine, dei grassi ovvero dei sottoprodotti imposta dalla normativa. Attualmente sul territorio nazionale rappresentano una garanzia per il corretto smaltimento dei sottoprodotti; fino a quando questi grassi e queste farine avevano una collocazione finale venivano addirittura comprati, perché di fatto esisteva un mercato. Nel momento in cui si azzerano i ricavi ovviamente vanno chiesti dei contributi al produttore del rifiuto di origine animale, per compensare i costi e ricavi in quanto si tratta di aziende private. È un dato di fatto. Quando i ricavi sono zero e non c'è una corrispondenza, in quanto aziende private non hanno più l'interesse a lavorare. L'intervento di mercato come ammasso pubblico che abbiamo ottenuto è stato considerevole e fa sì che queste aziende possano continuare la propria attività. Se esistono dubbi che queste aziende non rispettino le normative, gli enti preposti, come le ASL, possono verificare in qualsiasi momento, attraverso i veterinari, le condizioni di lavoro delle aziende.
PRESIDENTE. Per entrare ancora più sul dettaglio: lei ha parlato di 70 aziende mentre il sottosegretario Fumagalli Carulli ha parlato di 7 aziende mirate per il rischio specifico.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Prima ho parlato di tre categorie di materiali: a rischio specifico, ad alto rischio e a basso rischio. Per il materiale a rischio specifico attualmente sono 7 le aziende che trasformano esclusivamente quel prodotto, riducendolo in farina animale e grassi destinati all'incenerimento; per queste aziende nel mese di dicembre si è verificato un vuoto, nel senso che sono state costrette a fermarsi perché, in ottemperanza alla normativa del 1998 che già vietava l'utilizzo del cranio, del cervello e del midollo dei bovini provenienti dall'estero, hanno lavorato in piena autonomia ma di fatto hanno saturato tutti i loro stoccaggi. Non esistendo una norma ben chiara per l'incenerimento di queste farine a rischio specifico le aziende si sono dovute fermare in quanto non avevano più la possibilità di stoccare tali farine. È stata emanata un'ordinanza congiunta da parte dei Ministeri dell'ambiente e della sanità che ha dato la possibilità agli inceneritori di intervenire sulle farine; si è trattato di un grosso canale di sfogo per lo smaltimento di tali farine. Riteniamo che gli inceneritori non siano sufficienti per smaltire tutte le farine. Di queste 7 aziende alcune lavorano materiali ad alto rischio (dovrebbero essere tre o quattro in tutta Italia), mentre tutte le altre sono a basso rischio e lavorano sottoprodotti che vengono dichiarati estranei per l'alimentazione umana e trasformati a basso rischio.
PRESIDENTE. Abbiamo previsto anche l'audizione dell'AGEA proprio per capire i problemi dell'ammasso e dello stoccaggio e per avere il quadro della situazione.
questione che è al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, vale a dire di eliminare il prione. In termini del ciclo produttivo che vi riguarda quale consapevolezza avete sulla temperatura di riferimento (per quanto avete letto sui giornali o avete appreso da qualche laboratorio tecnico-scientifico) che possa far ritenere di avere un prodotto libero dal prione?
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Questo sicuramente non spetta a noi come aziende. Forse l'Italia è uno dei pochi paesi europei che ha sempre adottato l'alta temperatura per la lavorazione di questi sottoprodotti animali, mentre in Inghilterra veniva effettuata sottovuoto a temperature di 60-70 gradi. Le temperature imposte dalla direttiva, vale a dire 133 gradi per 20 minuti a tre bar, vengono indicate dal comitato scientifico veterinario permanente come parametri essenziali, in quanto gli stessi parametri vengono utilizzati per la disinfezione degli strumenti nei laboratori chirurgici; dopo aver eseguito un intervento su un essere umano gli strumenti vengono sterilizzati in quel modo e quindi l'adozione degli stessi parametri per le farine dovrebbe evitare ogni possibilità di sviluppo del prione. Ma questo non lo dico io, lo dicono gli studi del comitato veterinario che hanno imposto tali parametri. Se paradossalmente il comitato veterinario dicesse che 133 gradi non sono sufficienti e che ce ne vogliono 140 le aziende sarebbero in grado di adottare quest'altro parametro; ma tutto questo è finalizzato ad un utilizzo della farina finale.
PRESIDENTE. È d'obbligo usare il condizionale, perché il principio di analogia che è stato adottato a proposito di sicurezza lascia ai non esperti dei margini di sospetto; infatti il prione, come tanti organismi biologici, ha un'elevata capacità di resistenza e di incistamento con conseguenze dal punto di vista della setticemia che lasciano aperto l'interrogativo se i parametri riferiti, aldilà del fatto che siano effettivamente adottati simultaneamente tutti e tre, vale a dire il 133 gradi per 20 minuti a tre bar...
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Esistono degli strumenti...
PRESIDENTE. Questo spetta agli organi di controllo. Però questa tripletta i valori credo debba essere guardata con occhio molto più attento.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. I grassi, come potere calorifico, si avvicinano alle 9.000 chilocalorie. Come viscosità e densità ci avviciniamo al gasolio. Da questo punto di vista l'utilizzo di questi grassi come combustibile non comporta problemi. Le farine hanno un potere calorifico di 3.800-4.000 chilocalorie e sono anch'esse un buon combustibile.
PRESIDENTE. Da voi escono con un basso coefficiente di umidità?
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Per quanto riguarda l'umidità, sulle farine siamo intorno all'8-10 per cento, mentre per i grassi si aggira sul 2-3 per cento. Il problema umidità non si pone.
PRESIDENTE. Nel circuito che si sta delineando gran parte degli impianti per la produzione di farine grasse si configura come una sorta di pretrattamento prima dell'incenerimento. Queste sembrano le linee possibili: mandare direttamente all'incenerimento lo scarto di macellazione, il che però configura elementi di densità e di umidità rilevanti, oppure lavorare gli scarti in modo da produrre materiali che poi sono più facilmente resi combustibili.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Come avete sentito, nelle farine vi è l'8-10 per cento di umidità e nei grassi il 2-3 per cento; nel prodotto fresco, in media, si va dal 50 al 60 per cento di umidità, per cui quando si mandano all'incenerimento direttamente questi prodotti, bisogna essere consapevoli di incenerire il 60 per cento di acqua. Cosa fanno le nostre aziende? Si basano sul concetto della disidratazione, nel senso che viene liofilizzata la farina e portato il gasso sotto forma liquida, in modo da poterli stoccare e gestirne i flussi per la destinazione finale. Questo è un passaggio molto importante. Credo quindi che sia necessario individuare nelle aziende una fase intermedia che porti allo smaltimento finale dei prodotti.
PRESIDENTE. Poiché questa attività va avanti dal 1990...
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. No, dal 1920 o dal 1930. Dal 1990 vi sono le nuove norme.
PRESIDENTE. Quali erano i prezzi di riferimento?
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Essendo soggetti agli andamenti del mercato, i prezzi hanno sempre fluttuato.
PRESIDENTE. Quale può essere, ad esempio, il prezzo medio del 1998?
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Sulle 600-700 lire. Si tratta comunque di un dato che possiamo ricavare, facendo delle medie anno per anno.
PRESIDENTE. Avete sentito parlare di ossidodistruzione degli scarti di macellazione?
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Per l'utilizzo del compost?
PRESIDENTE. Siamo stati messi al corrente poche settimane fa di alcune analisi di università che certificano le caratteristiche di questo procedimento che avrebbe la funzione di asciugare...
CARLO ALBERTO RINALDI, Presidente del gruppo mangimi semplici dell'Assalzoo. In cosa consiste sinteticamente?
PRESIDENTE. È un processo di ossidazione.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Di prodotti freschi?
PRESIDENTE. Sì.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Attraverso tecnologie industriali?
PRESIDENTE. Sì.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Non ne ho mai sentito parlare.
PRESIDENTE. Ne siamo venuti a conoscenza poche settimane fa e volevo capire se se ne parlasse.
GENNARO PAPA, Presidente dell'Assograssi. Un'eventuale tecnologia nuova non troverebbe applicazione subito, ovviamente. Comunque sarebbe interessante sapere in cosa consista.
PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti e dichiaro conclusa l'audizione.
Ricordo che giovedì scorso il ministro Pecoraro Scanio, il sottosegretario Fumagalli Carulli e il commissario straordinario del Governo Alborghetti hanno riferito alla Commissione in ordine alle problematiche connesse con gli scarti di macellazione e con le farine animali. Oggi vorremmo conoscere il punto di vista delle associazioni di categoria. Ovviamente siamo interessati a sapere che fine facciano questi scarti e come, in rapporto con la nuova normativa, le associazioni siano attrezzate per fare fronte alla problematica messa in evidenza dalla BSE. Chiaramente la situazione della BSE può produrre oscillazioni di mercato e sui quantitativi, ma poi occorre dare ai cittadini la certezza che vi siano una corretta gestione e un corretto smaltimento dei rifiuti che in questo modo si producono. Sappiamo che, per una precedente disposizione, questi non sono considerati rifiuti ma cadono sotto la legge veterinaria e la competenza del Ministero della sanità; però, indipendentemente dal fatto che anche in Europa si discute su cosa debba essere rifiuto, riteniamo di avere interesse e probabilmente anche competenza istituzionale per cercare di mettere a fuoco quello che sta accadendo.
Credo che sia chiaro il motivo per il quale vi abbiamo chiamato.
Cedo la parola al presidente di Assograssi, Gennaro Papa.
Circa il ciclo che le aziende di trasformazione hanno sempre seguito, ho predisposto una memoria che raccoglie tutti i passaggi e che consegnerò alla Commissione, limitandomi a riassumerlo.
Fino al 1990 il settore della trasformazione dei sottoprodotti della macellazione veniva regolato da un decreto di polizia veterinaria del 1954. Poi, in attuazione della direttiva comunitaria n. 667, il decreto legislativo di recepimento n. 508/92 ha imposto nuove regolamentazioni per le aziende di trasformazione, stabilendo criteri di lavorazione molto più rigorosi dal punto di vista sanitario e ambientale. Possiamo dire che sono state date effettive regole per la trasformazione e lo smaltimento di questi sottoprodotti. Occorre dire però che le farine e i grassi animali trovavano un ampio mercato di vendita nel settore zootecnico e nel settore industriale:
A seguito degli episodi verificatisi in Inghilterra nel 1996, le normative sono state adeguate ed altre direttive comunitarie hanno imposto alle aziende norme ancora più restrittive che prevedono la sterilizzazione delle farine provenienti dal ciclo. Le aziende hanno ottemperato con grossa fatica, perché le continue nuove norme hanno comportato sforzi notevoli. Possiamo però dire che sul territorio italiano vi è stato un adeguamento generale.
Le farine, quindi, venivano trattate in base a parametri molto rigorosi: pressione e temperatura per un determinato periodo di tempo, garantendo la massima sicurezza sugli utilizzi. Contemporaneamente, nel 1994, è stata vietata la somministrazione ai ruminanti di mangimi contenenti proteine derivanti da tessuti di mammiferi. Dopo gli episodi cui ho fatto cenno, per un certo periodo vi è stata la completa garanzia dal punto di vista della raccolta e trasformazione dei sottoprodotti, fino al 1998, quando sono intervenute altre norme comunitarie che, sempre a seguito degli episodi di BSE in Europa, hanno portato a selezionare i sottoprodotti. Venivano così eliminati i materiali a rischio specifico di alcuni paesi comunitari, come la Francia, l'Inghilterra, il Portogallo. Sostanzialmente venivano utilizzati per il mercato finale le farine per uso zootecnico, esclusi i ruminanti, e i grassi, sempre per uso zootecnico e per uso industriale. Dal 1o ottobre 2000 il divieto sui materiali a rischio specifico (quelli che si pensa siano la principale causa di trasferimento della BSE) è stato adottato anche per i bovini italiani. A novembre vi è stata un'ulteriore ordinanza del Ministero della sanità con la quale è stato esteso il divieto di utilizzo di queste farine per tutte le specie animali e non solo per i ruminanti. Di fronte a questa fase l'Assograssi, congiuntamente con l'Assalzoo, ha iniziato una nuova selezione dei prodotti, divisi in tre categorie: materiali a rischio specifico (quelli ad alta incidenza BSE); materiali ad alto rischio (quelli provenienti da animali non testati oppure non sottoposti a visita ante e post-mortem); materiali a basso rischio (quelli che per ragioni di commestibilità non vanno al consumo umano, ma vengono trasformati in farine e grassi per l'alimentazione zootecnica). Il divieto ulteriore introdotto dal 1o gennaio 2001 ha portato grossi disagi da questo punto di vista, perché le aziende si sono trovate comunque a trasformare questi prodotti per garantirne, come il Governo aveva chiesto attraverso il commissario, la completa canalizzazione, cosa che ancora stiamo facendo, in attesa di uno smaltimento finale.
Il decreto n. 1 dell'11 gennaio 2001 prevede l'ammasso di queste proteine animali trasformate a basso rischio. L'ammasso pubblico in pratica non è mai iniziato e siamo ancora in una situazione precaria per il trasferimento nei magazzini dell'AGEA. Lo stato attuale è che il ciclo di lavoro sta continuando, anche se ci sono stati dei vuoti dovuti a questioni tecniche (problemi di spazi da parte delle aziende), le aziende sono stracolme di farine, anche se a basso rischio, in attesa dei conferimenti.
L'altro problema che si sta presentando ed è imminente è quello dei grassi. Se esiste già un divieto di utilizzo delle proteine trasformate (parlo delle farine animali), per i grassi l'uso è consentito, anche se vi sono delle tolleranze in uso in campo zootecnico. Sta di fatto che il settore zootecnico, di fronte all'incertezza che si è venuta a creare, si è completamente astenuto dall'utilizzo di questi prodotti. Quindi, le aziende, mentre prima trasformavano e stoccavano farine animali, ora stanno continuando a trasformare i grassi, completando i propri stoccaggi presso le aziende. Di fatto, non so se fra una settimana, dieci o quindici giorni, le aziende, quando i magazzini saranno stracolmi di grasso colato, si troveranno di nuovo nell'impossibilità di procedere alla trasformazione dei sottoprodotti della macellazione.
È chiaro che la situazione è precaria, però, dal punto di vista della collaborazione
Questo è in linea di massima quello che ho ritenuto opportuno sottolineare. Nella memoria che lascerò alla Commissione sono indicati tutti i passaggi delle normative.
Sono a vostra disposizione per rispondere ad eventuali domande che vorrete rivolgerci.
Vorremmo avere da voi un'immagine del complesso delle aziende che lavorano nei due settori che rappresentate; una sorta di audit interna nell'ambito della quale vorremmo sapere quante sono le aziende di categoria che fanno riferimento alle associazioni che rappresentate e avere una valutazione sullo stato di queste aziende. Do per scontato che risponderete rispetto alle norme vigenti, perché così deve essere, però il presidente Papa ci ha ricordato come la normativa preveda una serie di procedimenti per la trattazione degli scarti da macellazione che arrivano ai grassi e alle farine. In questi trattamenti sono fondamentali la temperatura, la pressione e la durata del procedimento. Vorrei capire quali sono i criteri che voi, nella vostra funzione di rappresentanti delle associazioni, avete fornito per ribadire la normativa vigente. Avrete raccomandato, ad esempio, di attenersi ai parametri di legge. È possibile conoscere lo stato di salute delle aziende? Riescono ad avere i dispositivi che servono per la sterilizzazione e per raggiungere le temperature e le pressioni adeguate e la durata del trattamento?
La Commissione ha disposto indagini su questo punto e dispone già di alcuni dati: vorremmo capire quanto le difformità siano estese.
Con la divisione in tre categorie emerge chiaro il problema: c'è un canale da seguire per la distruzione di questi materiali a rischio specifico che, attraverso le aziende cosiddette di colatura, perché trasformano i sottoprodotti, li riducono di volume e rendono possibile stoccare questi prodotti freschi che non potrebbero essere lavorati. Per le aziende ad alto rischio avviene la stessa cosa, per quelle a basso rischio c'è una destinazione diversa. Il ministro Pecoraro Scanio ha parlato di destinare all'incenerimento totale le farine provenienti da basso rischio; anche se l'AGEA le stoccherà, dovrà essere previsto il loro incenerimento. È questo il quadro.
Vorrei sapere se ai vostri associati abbiate comunicato quale sia la temperatura di riferimento. Ai produttori di farine e grassi si sarà posta negli ultimi mesi la
Molte delle vostre aziende lavorano grassi ed hanno il problema delle farine grasse: noi pensiamo a quelle ad alto rischio, ma lei ricordava che destino analogo si prospetta anche per il medio e basso rischio. Vorrei conoscere le caratteristiche di umidità e di viscosità, perché da esse si può capire quale possa essere la forma di termodistruzione più conveniente e soprattutto quali possano essere gli apparecchi di termodistruzione più adatti a ricevere materiali che hanno certe caratteristiche di densità, viscosità e di umidità.
Voi rappresentate una catena intermedia dalla macellazione allo smaltimento finale, facendo parte di una filiera su cui si dovrebbe ridistribuire la remunerazione per cui sono stati previsti negli stanziamenti governativi. Quali sono i vostri costi unitari o i prezzi cui fornite il prodotto finale?
Per quanto riguarda i prezzi, abbiamo delle settimane di riferimento; in particolare il periodo 6-12 novembre è stato alla base della definizione del prezzo dell'ammasso pubblico delle farine, in quanto nel mese di dicembre già era in atto il paventato divieto sull'utilizzo delle farine. Come per le farine, anche per i grassi vi era un prezzo di riferimento, dato dai bollettini della camera di commercio di Milano, Padova, Bologna. In quel periodo, il prezzo di collocazione dei grassi si aggirava tra le 700 e le 750 lire.
I prezzi che ho indicato consentirebbero a tutta la filiera della trasformazione di operare tranquillamente, considerando oltretutto che il grasso è un ottimo combustibile, per cui vi è un recupero, come per la farina.

