Allegato A
Seduta 33 del 16/7/1996

TESTO AGGIORNATO AL 17 LUGLIO 1996


Pag. 619

DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICOFINANZIARIA RELATIVO ALLA MANOVRA DI FINANZA PUBBLICA PER GLI ANNI 1997-1999 (DOC. LVII, N. 1)

Pag. 621

RISOLUZIONI

La Camera dei Deputati,
esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per il triennio 1997-1999, condividendone gli obiettivi strategici;

impegna il Governo:

A) Per quanto riguarda il processo di sviluppo della Unione europea:
A.1) a perseguire nei termini proposti dal DPEF, gli obiettivi del risanamento della finanza pubblica, della riduzione del tasso di inflazione, del rientro della lira nell'accordo di cambio europeo, e della partecipazione dell'Italia, fin dal 1o gennaio 1999, alla terza fase dell'unione economica e monetaria;
A.2) ad assumere per quanto di propria competenza ogni iniziativa utile perché l'Unione europea non affidi la lotta alla disoccupazione solamente alla unione monetaria, alla unificazione dei mercati e alle politiche degli Stati membri, ma sviluppi, con precisa definizione di compiti istituzionali, di obiettivi e di scadenze, proprie specifiche politiche strutturali mediante l'attuazione del piano per la «crescita, competitività, occupazione» (piano Delors), la realizzazione degli obiettivi di «cooperazione e prosperità condivisa» nell'area euro-mediterranea, l'armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali in funzione della creazione di nuovi posti di lavoro;

B) Per quanto riguarda le priorita di politica economica interna:
B.1) a perseguire l'abbattimento dell'inflazione, come obiettivo strategico e primario che renda possibile la riduzione dei tassi di interesse e i conseguenti benefici sul costo del debito pubblico e degli investimenti delle imprese, sull'entità dei tagli da apportare alla legislazione di spesa, sulla tutela del potere d'acquisto dei redditi;
B.2) a porre al centro dell'azione di Governo il tema dell'occupazione con l'obiettivo di realizzare, segnatamente, nel Mezzogiorno e nelle altre aree a tensione occupazionale, una più consistente riduzione del tasso di disoccupazione rispetto a quanto previsto nello scenario macroeconomico del DPEF; a tal fine la programmata conferenza per l'occupazione dovrà definire puntualmente le strategie e le azioni concrete, assumendo sin d'ora le iniziative necessarie per:
definire entro il mese di luglio le misure urgenti;
mobilitare effettivamente tutte le risorse comunitarie e nazionali già disponibili e favorire l'espansione degli investimenti privati, adottando a tal fine tutti i provvedimenti necessari;
promuovere un piano straordinario per gli investimenti pubblici e per l'occupazione, finanziato con un volume di risorse non inferiore nell'arco del triennio ad un punto percentuale del PIL, che configuri una innovazione rispetto alle tradizionali politiche economiche di grandi opere e infrastrutture, privilegiando i settori ad alta intensità di lavoro e che coniugano l'occupazione con lo sviluppo compatibile e la qualità culturale ed ambientale;
la definizione di misure fiscali per lo sviluppo del settore no-profit; incentivare


Pag. 622

la riduzione dell'orario di lavoro su base contrattuale tra le parti; favorire la nascita di nuove imprese di piccole e medie dimensioni e rafforzare quelle esistenti;
B.3) a definire una strategia di interventi nel Mezzogiorno basata, oltre che sulle azioni di sostegno dell'occupazione e di espansione della base produttiva, sul potenziamento dei servizi pubblici fondamentali;
B.4) ad attribuire valenza strategica ai comparti della istruzione, formazione e ricerca e conseguentemente:
a realizzare un incisivo rinnovamento del sistema formativo nazionale anche attraverso modifiche strutturali degli ordinamenti degli studi, l'attribuzione di una ampia autonomia alle singole istituzioni scolastiche, l'uso più razionale delle risorse e il più ampio ricorso ai fondi strutturali europei dedicati alla formazione;
con riguardo all'università e alle istituzioni scientifiche, promuovere la ricerca di base applicata determinando l'uso più efficiente delle risorse assegnate, favorendo l'apporto di capitali privati e destinandovi risorse aggiuntive per un tendenziale allineamento agli investimenti dei paesi più avanzati;
B.5) riaffermando la utilità del metodo della concertazione, a dare completa attuazione al protocollo del luglio 1993 sottoscritto con le parti sociali e a consolidare la politica di tutti i redditi, effettuando un più efficace monitoraggio dei prezzi per evidenziare ogni comportamento difforme, e consentendo variazioni tariffarie non superiori al tasso di inflazione programmata, sottratti i guadagni di produttività;
B.6) a perseguire il riequilibrio nella distribuzione del reddito, a partire dalla presa d'atto contenuta del DPEF delle tendenze sfavorevoli per le retribuzioni e per le famiglie e conseguentemente:
ad attuare la politica di concertazione con le parti sociali favorendo il rinnovo dei contratti di lavoro in corso di definizione in termini non sperequati, rispetto a quelli già conclusi anche tenendo conto che il DPEF indica un tasso di inflazione superiore di 0,4 punti percentuali per il 1996, e inferiore di 0,5 punti percentuali per il 1997, rispetto a quelli assunti, per gli stessi anni, come riferimento dei contratti già conclusi;
nel caso nell'anno si registrasse uno scostamento dall'obiettivo indicato nella lotta all'inflazione, a definire le misure di politica economica e distributiva atte a garantire il potere d'acquisto delle retribuzioni e, più in generale, a riequilibrare eventuali apprezzabili mutamenti nella distribuzione dei redditi;
a tutelare i redditi delle fasce sociali più deboli e delle famiglie attraverso l'adeguamento degli assegni familiari, anche riformandone l'istituto, e degli sgravi fiscali;
a perseguire riforme strutturali ed interventi di più breve periodo intesi a promuovere condizioni di pari opportunità di realizzazione tra cittadini diversi per età, sesso, condizioni familiari o professionali, territorio in cui vivono;
B.7) ad adottare una azione incisiva e coordinata per la lotta all'evasione e all'elusione fiscale tale da determinare un significativo incremento degli imponibili e del gettito e a promuovere:
il perseguimento di un maggiore grado di equità, sia in senso orizzontale che verticale;
il decentramento fiscale verso le regioni e gli enti locali quale condizione indispensabile per una riforma dello Stato in senso federalista;
la semplificazione delle norme e degli adempimenti fiscali e la riduzione dei costi di adempimento per i contribuenti;
la riforma del sistema sanzionatorio;

Pag. 623

B.
8) ad adottare provvedimenti di fiscalità ambientale per contenere i consumi di materie prime ed energia, tutelare le risorse scarse e ridurre l'inquinamento e, infine, promuovere una nuova imprenditorialità ecocompatibile, in particolare nei settori ad elevata innovazione tecnologica, nell'uso efficiente dell'energia e nelle fonti rinnovabili;
B.9) a proseguire con rigore ed energia nel processo di riordino e privatizzazione delle imprese pubbliche, sulla base delle disposizioni di legge e degli atti di indirizzo del Parlamento, determinando con rapidità assetti giuridici e condizioni per la liberalizzazione dei mercati e assicurando che tale processo avvenga con modalità finalizzate ad aumentare la base produttiva, l'occupazione e la concorrenza;
B.10) ad assumere per quanto di propria competenza iniziative legislative nelle materie di riforma della struttura del bilancio, della riforma delle pubbliche amministrazioni, di autonomia e decentramento e della semplificazione amministrativa e fiscale finalizzate ad ottenere obiettivi di risanamento strutturale, di efficienza e di riduzione delle spese nell'arco del triennio;
B.11) a promuovere un ampio trasferimento e delega di funzioni e di poteri alle regioni e agli enti locali, in particolare prevedendo:
la realizzazione di un autentico sistema di federalismo fiscale, basato: a) sulla responsabilità di entrata e di spesa degli organismi territoriali costituzionalmente rilevanti (regioni, comuni e province); b) sul potenziamento delle entrate proprie e degli spazi di autonomia delle regioni nella determinazione delle aliquote e delle basi imponibili, anche introducendo imposte regionali a larga base imponibile e a bassa aliquota, sostitutiva di altri tributi attualmente in vigore, nonché dei contributi sanitari; c) sulla garanzia, attraverso idonei meccanismi finanziari, che a tutti i cittadini vengano garantiti standards simili di fruizione dei servizi;
l'attribuzione agli enti locali di una ampia autonomia regolamentare nella determinazione dei tributi;
l'utilizzazione, nel modo più ampio possibile, della cornice costituita dall'articolo 118 della Costituzione in materia di delega di funzioni amministrative alle regioni, alle province e ai comuni;
B.12) ad adottare provvedimenti per una ampia riforma delle politiche e dei servizi sociali atta a realizzare un più equilibrato utilizzo della spesa sociale al fine di sostenere programmi, basati sul decentramento per le famiglie, per l'agevolazione di giovani coppie, per l'armonizzazione tra vita lavorativa e vita familiare, per rimuovere l'esclusione sociale, per interventi mirati a favore dei disabili, dei minori, degli anziani non sufficienti, degli immigrati, o dei singoli soggetti, quali il volontariato;

C) per quanto riguarda gli obiettivi vincolanti per la manovra di bilancio 1997-1999, da realizzare con la legge finanziaria, il bilancio ed i provvedimenti ad essi collegati, e le procedure parlamentari:
C.1) per il fabbisogno di cassa del settore statale:
a mantenere il limite massimo del fabbisogno del settore statale nella somma di 88.000 miliardi di lire per il 1997, ponendo le basi del percorso programmatico di rientro che prevede il limite di 61.000 miliardi nel 1998 e di 60.000 miliardi nel 1999;
a consolidare definitivamente la inversione di tendenza nel rapporto debito/PIL;
a raggiungere, in questo contesto, l'obiettivo di un avanzo primario di 105.400 miliardi per il 1997, secondo un percorso programmatico che prevede obiettivi di avanzo primario di 122.300 miliardi nel 1998 e 129.500 miliardi nel 1999;


Pag. 624

a realizzare gli obiettivi sopraindicati con una manovra di correzione non inferiore a 32.400 miliardi nel 1997, con prevalente riferimento alle entrate e alle spese correnti, secondo un percorso programmatico di rientro che prevede, entro il 1999, un sostanziale pareggio delle partite correnti e con un'articolazione della manovra per il 1997 che privilegi comunque i tagli complessivi di spesa rispetto agli aumenti di entrata;
C.2) per il bilancio dello Stato per il 1997 e per il triennio 1997-1999:
a fissare, ai sensi dell'articolo 11, comma 6, della legge n. 468 del 1978, il limite massimo del saldo netto da finanziare previsto dall'articolo 1 della legge finanziaria per il 1997 in 130.700 miliardi di lire al netto delle regolazioni debitorie, per il 1998 e 1999 in una misura intermedia compatibile con l'obiettivo programmatico di un saldo netto massimo di 102.200 miliardi per il 1998 e di 95.200 miliardi per il 1999, e comunque inferiore al limite stabilito per il primo anno;
a considerare vincolanti, ai sensi dell'articolo 11, comma 6, della legge n. 468 del 1976, tali limiti, ovvero il limite più basso che sia previsto dal disegno di legge finanziaria anche a seguito dell'esame parlamentare (ed i corrispondenti obiettivi di fabbisogno di cassa del settore statale) per tutti i disegni di legge che in vario modo concorrano alla manovra;
C.3) a concentrare la manovra di correzione della legislazione sostanziale per il conseguimento degli obiettivi determinati ai punti C1) e C2) in un provvedimento collegato da esaminare nei termini massimi della sessione di bilancio di ciascuna Camera e prima della legge finanziaria. Tale provvedimento collegato sarà caratterizzato dalla esclusiva finalità di contenimento del disavanzo di competenza del bilancio dello Stato di cassa del settore statale, e di ogni altro ente rientrante nella finanza pubblica. Esso dovrà realizzare, unitamente al disegno di legge finanziaria e di bilancio e agli eventuali provvedimenti di urgenza in materia di entrata che si rendessero necessari per completare la manovra, un miglioramento dell'avanzo primario del settore statale non inferiore a 32.400 miliardi rispetto all'andamento tendenziale. In questo quadro il complessivo aumento della spesa corrente al netto degli interessi dovrà comunque essere inferiore di almeno un punto percentuale rispetto al tasso di inflazione programmato. Tale provvedimento collegato conterrà esclusivamente norme di contenimento della spesa e di aumento delle entrate, ciascuna quantificata nella relazione tecnica. Esso costituirà pertanto parte integrante della unitaria decisone di bilancio da adottare nella sessione e sarà sottoposto a tutte le regole comuni alla legge finanziaria e di bilancio compresa la interemendabilità compensativa tra gli strumenti che concorrono allo stesso obiettivo quantitativo; non saranno in ogni caso ritenute compatibili con il contenuto e le finalità della manovra le compensazioni derivanti da semplici rimodulazioni delle spese oltre il triennio né sui capitoli di bilancio di natura obbligatoria o anche discrezionale, nei casi in cui la dotazione risulti da stime tecnico-finanziarie correlate ad esigenze minime di funzionamento;
C.4) a considerare come provvedimenti collegati, in quanto concorrenti agli obiettivi della manovra di bilancio per il 1997 di riduzione del fabbisogno e del disavanzo di competenza, i provvedimenti di manovra integrativa esplicitamente ed esclusivamente rivolti a riportare le grandezze della finanza pubblica entro quegli obiettivi, anche nel corso dell'esercizio finanziario 1997; analogamente devono essere intesi come provvedimenti collegati alla manovra per il 1996 i due decreti legge n. 323 e n. 342 del 1996, in corso di conversione in Parlamento, per la correzione e l'integrazione della manovra per l'anno in corso;
C.5) a corredare tutti i provvedimenti collegati o concorrenti agli obiettivi di riduzione del fabbisogno di cassa e del saldo netto da finanziare, di relazioni tecniche volte a dimostrare gli effetti di

Pag. 625

aumenti di entrate e di riduzione di spesa. In particolare dovrà essere specificato l'apporto di ciascuna disposizione alla riduzione del fabbisogno e del saldo netto da finanziare. Tale specificazione sarà assunta come un parametro per la valutazione di ammissibilità agli emendamenti;
C.6) a predisporre uno o più disegni di legge, aventi carattere di collegati, recanti gli interventi di riforma di cui al punto B.10) e finalizzati ad obiettivi di risanamento strutturale, di efficienza e di riduzione delle spese nell'arco del triennio; tali disegni di legge devono essere presentati al Parlamento al di fuori dei tempi riservati da ciascuna Camera alla sessione di bilancio, anche in anticipo rispetto ad essi, ma in modo tale da evitare ingorghi procedurali con l'esame dei provvedimenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi quantitativi della manovra di finanza pubblica a partire dal primo anno del triennio ai quali è esclusivamente riservata l'applicazione della regola della interemendabilità compensativa di cui al punto C.3);
C.7) ad impostare il prossimo DPEF in termini di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, grandezza alla quale sono riferiti i parametri di convergenza del Trattato di Maastricht.
(6-00001)
«Mussi, Mattarella, Masi, Paissan, Solaroli, Cherchi, Morgando, Villetti, Scalia, Piscitello, Sbarbati».

La Camera dei deputati, considerato
che il nostro paese, al pari di tanti altri Stati tradizionali, sta perdendo giorno dopo giorno la capacità di controllare i rapporti di cambio e quindi di proteggere la propria moneta, e che pertanto la nostra eventuale esclusione dall'unione monetaria assumerà il significato di una condanna ad un alto costo del denaro ed a subire gli effetti devastanti dell'inflazione
che il nostro paese, al pari di tanti altri Stati tradizionali, non é più in grado di creare vere attività economiche ma é ormai solamente un meccanismo inefficiente di distribuzione di risorse. Risorse la cui sorte é sempre più determinata da scelte di mercato compiute altrove;
che nel nostro paese, come in tanti altri Stati tradizionali, le differenze tra le regioni sono viste come problemi destabilizzanti da risolvere invece che come opportunità, e che il concentrarsi su questi aspetti in realtà significa mirare soprattutto al mantenimento del controllo centralistico, anche a costo di fare colare a picco l'intero paese, invece di consentire alle singole regioni di svilupparsi sempre di più, in modo che esse possano fornire l'energia, lo stimolo e il sostegno per coinvolgere anche le altre zone (le cosiddette «aree depresse») nel processo di crescita;
che nel nostro paese, come in tanti altri Stati tradizionali, la redistribuzione della ricchezza decisa con onestà ed in buona fede dai detentori del potete per favorire legittimi interessi particolari e per aiutare le regioni meno abbienti, rende di fatto impossibile l'attuazione di politiche che siano sensate e coerenti per la nazione nel suo complesso;
che il nostro paese, al pari di tanti altri Stati tradizionali organizzati in modo marcatamente centralistico, é caratterizzato da una anacronistica organizzazione che è fonte di inefficienze e disfunzioni per quanto concerne l'attività economica;
che le aziende che non sono in grado di competere sui mercati globali sono destinate a non espandersi, e poi magari a licenziare, e infine a chiudere. Che nel nostro paese, in assenza di aziende capaci di competere sui mercati, la disoccupazione continuerà a crescere;
che il nostro paese, ha ormai stabilmente assunto la fisionomia di una organizzazione lontana dai cittadini che cerca solo di incassare più tasse possibili per pagare i debiti accumulati e che ci stiamo


Pag. 626

trasferendo di padre in figlio e per pagare gli stipendi della sua burocrazia, mentre le risorse finanziarie spese per dare servizi ai cittadini, per l'istruzione, la sanità, la giustizia, diminuiscono ogni anno;
che in quasi tutto il mondo gli incentivi, le sovvenzioni e le agevolazioni fiscali degli Stati stanno gradualmente perdendo ogni rilevanza nelle decisioni degli investimenti che si dirigono solo dove si svolge il vero lavoro e dove fioriscono veri mercati;
che non è umanamente ed eticamente corretto continuare ad accumulare debiti la cui vera natura, in sostanza, é quella di tasse che vengono spese oggi e che dovranno essere pagate dai nostri figli, senza ricevere nulla in cambio, salvo la consapevolezza di pagare per stipendi e spese correnti delle generazioni precedenti;
e che occorre prendere atto dell'esistenza di due economie profondamente diverse, e di conseguenza della utilità, per tutti i cittadini, di procedere consensualmente e senza tensioni, ad una separazione consensuale, in modo che le regioni che sono già pronte potranno stringere un patto federale e chiedere l'immediato ingresso nell'unione monetaria, precedendo di qualche anno le altre regioni che, grazie agli aiuti, ai fondi strutturali dell'UE, e soprattutto grazie agli effetti di svalutazioni competitive della loro moneta, avranno la possibilità di riorganizzare il loro sistema industriale, artigianale e finanziario, in modo da eliminare la disoccupazione e proporre successivamente la loro candidatura all'ingresso nell'unione monetaria.

impegna il Governo

1. a sostenere in Parlamento disegni di legge costituzionali che integrino l'articolo 81 della Costituzione prevedendo che lo Stato sia autorizzato a contrarre debiti solamente se i soldi presi a prestito siano utilizzati per fare investimenti, in modo che le generazioni future dovranno pagare il debito contratto dallo Stato, ma in cambio avranno gli investimenti.
In altre parole si tratta di proibire espressamente la possibilità di finanziare spese correnti con il debito pubblico, salvo ovviamente gli effetti di un periodo transitorio che si renderà necessario per smaltire gli effetti perversi generati dall'attuale testo dell'articolo 81 e dell'interpretazione che ne è stata fatta.
2. a porsi l'obiettivo di ridurre al 3 per cento entro il 31 dicembre 1997 il rapporto tra il fabbisogno ed il prodotto interno lordo, in modo da poter presentare l'Italia come candidato all'ingresso nell'unione monetaria con qualche ragionevole speranza di successo, ed a porsi l'obiettivo di ridurre tale rapporto all'1 per cento entro l'anno 2000.
Di realizzare questo obiettivo attraverso un approccio liberale, che preveda tre tipi di privatizzazioni:
quella delle imprese dello Stato;
quella del demanio disponibile e del patrimonio immobiliare dello Stato;
quella dei servizi ai cittadini oggi svolti direttamente dallo Stato.

3. a considerare prioritario il progetto di proporre al Parlamento le modifiche alla Costituzione necessarie e sufficienti per realizzare i seguenti cinque obiettivi:
a) decentramento di tutte le funzioni operative (istruzione, sanità, fisco, ecc.) e soppressione della maggior parte dei ministeri, delle aziende autonome e degli enti con organizzazione centralista.
Al Governo centrale resteranno poche funzioni operative, come la difesa (finché non avremo l'esercito europeo), come la politica estera (finché anche questa avrà una dimensione europea), ecc., oltre agli importantissimi compiti di coordinamento e di controllo.
b) realizzazione del principio della «concorrenza» in politica, in base al quale gli Stati federati dovranno avere piena indipendenza, e di conseguenza


Pag. 627

avranno assoluta capacità legislativa, naturalmente nel rispetto dei principi generali approvati dal Parlamento nella capitale federale.
Inoltre, adoperarsi perché questo, divenga lo schema dell'Europa delle regioni: questo vuole dire che, a regime, i principi generali non saranno quelli di Roma, ma quelli di Bruxelles.
c) Realizzare il progetto dell'inversione dei flussi fiscali, in modo che gli Stati federati potranno tenere, in un primo momento, sostanzialmente tutte le imposte e tasse pagate dai soggetti residenti. Così si realizzeranno le condizioni per combattere veramente l'evasione fiscale, e per responsabilizzare e controllare la pubblica amministrazione.
d) Prevedere le necessarie procedure, ivi incluse quelle delle maggioranze necessarie nelle votazioni, per cui avverranno trasferimenti trasparenti di risorse finanziarie per le spese generali dello Stato federale, come l'esercito, le grandi infrastrutture federali, per rimborsare alle loro scadenze naturali le quote del vecchio debito pubblico, ecc.
e) Prevedere le necessarie procedure, ivi incluse quelle delle maggioranze necessarie nelle votazioni, per cui avverranno trasferimenti trasparenti di risorse finanziarie per la perequazione e la solidarietà. Inserire l'obbligo della solidarietà nel primo articolo della proposta di nuova costituzione, con il vincolo della trasparenza e con il vincolo che la solidarietà debba essere finanziata dai cittadini presenti senza essere trasferita, come sta avvenendo anche oggi, sulle generazioni future.
(6-00002)«Comino, Pagliarini».

La Camera,
esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per il triennio 1997-1999, presentato dal Governo il 28 giugno 1996,

ritenuto che:

A)

Le previsioni di crescita del PIL per il 1996 si sono rivelate ottimistiche a fronte di una previsione, ad oggi, di una crescita del 1,2 per cento. Analogamente disattese sono state le previsioni sul tasso di inflazione e, conseguentemente, sui tassi di interesse.

B)

Il documento non è attendibile nelle previsioni relative al tasso di sviluppo dell'economia nel triennio 1997-99. Ciò per effetto soprattutto del carattere restrittivo delle politiche monetarie e fiscali, in particolare quella adottata con il decreto-legge n. 323, nonché del riapprezzamento della lira.
Anche le previsioni relative al tasso di inflazione sono ottimistiche. Gli indicatori congiunturali e le stime dei principali istituti di previsione portano a ritenere plausibili tassi di inflazione più elevati. Conseguentemente sottostimati appaiono i tassi di interesse sui BOT a 12 mesi.
Per quanto riguarda l'inflazione il Governo ribadisce con enfasi che la fissazione di un obiettivo di inflazione al 2,50 per cento risponde alla volontà di proseguire sulla strada della politica dei redditi. Il Governo, cedendo alle pressioni di rifondazione comunista, ha in realtà avallato contrattazioni collettive aventi come base un livello di inflazione per il '97 pari al 3 per cento. Ciò, unitamente alle garanzie offerte dal Governo circa il recupero dell'erosione inflazionistica, costituisce di fatto un ritorno verso un regime di indicizzazione dei salari, superato nel nostro ordinamento dal referendum sulla scala mobile.
Il riferimento, sempre in relazione al contenimento della dinamica dei prezzi, a pratiche di «monitoraggio sui prezzi svolte dal Governo con l'obiettivo di raggiungere il tasso di inflazione programmato


Pag. 628

(pagina 87)» desta non poche preoccupazioni; condizioni da perseguire per favorire il contenimento dei prezzi sono la prosecuzione di una attenta politica monetaria, la tenuta della lira rispetto alle altre valute e l'accrescimento della concorrenza sul mercato di beni e servizi.

C)

Nonostante nel documento si sostenga che lo stesso «costituisce un passo necessario, verso il traguardo della partecipazione all'unione economica e monetaria dal 1 gennaio 1999 (pagina 9)», quindi fin dalla sua costituzione, l'obiettivo del Governo circa il rapporto tra indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e PIL (anche considerando le troppo ottimistiche previsioni fornite) è di gran lunga superiore per il '97 al 3 per cento previsto nei «parametri di Maastricht», collocandosi al 5,45 per cento. Appare quindi del tutto evidente che il Governo, a dispetto delle reiterate dichiarazioni di intenti e la dura reazione agli autorevoli richiami in tal senso, abbia abbandonato la virtuosa «via di Maastricht». L'ipotesi, appena accennata, di verificare più avanti nel tempo la possibilità di accelerare il rispetto dei criteri di Maastricht, non giustifica la reticenza del Governo nell'affrontare da subito in modo risoluto la questione UEM. L'incertezza sui tempi e modi di partecipazione dell'Italia all'unione economica e monetaria rischia di incidere negativamente sul premio per il rischio di cambio e per questa via di ostacolare la discesa dei tassi di interesse italiani, sulla quale il Governo punta invece come chiave di volta per avviare il risanamento finanziario. In questo quadro, e ribadito che un risanamento accelerato dei conti pubblici rappresenta la via maestra anche prescindendo dagli impegni assunti in sede UE, uno slittamento nell'adesione alla terza fase dell'unione monetaria rischia di avere effetti negativi sulla crescita economica e sull'occupazione.

D)

La disoccupazione si attesterà per il '96 su di un valore maggiore dell' 1,6 per cento rispetto a quella prevista nel precedenti DPEF. Sul fronte dell'occupazione, però, il documento contiene indicazioni generiche e del tutto insoddisfacenti: i condizionamenti frutto di impostazioni radicalmente divergenti all'interno della coalizione di Governo hanno impedito la definizione di provvedimenti di riforma strutturale del mercato dei lavoro. I riferimenti alla riforma dei servizi all'impiego appaiono deboli, laddove invece bisognerebbe porre mano ad una radicale revisione del collocamento con l'immediato ingresso di operatori non statali; del tutto incomprensibili le indicazioni sulla promozione di una «flessibilità regolata»; parimenti insufficienti sono le indicazioni su part-time, lavoro a termine è lavoro in affitto, rispetto ai quali una riforma della contribuzione, cioè un sostanziale alleggerimento, favorirebbe un allargamento della base occupazionale e garantirebbe anche le condizioni per una almeno parziale riemersione del sommerso, con un allargamento della base contributiva.
Del resto, anziché percorrere la strada battuta con successo dal Governo Berlusconi con la legge Tremonti per il rilancio degli investimenti e della produzione industriale, il Governo Prodi ha dimostrato con la recente manovra correttiva di perseguire, all'opposto, una politica di penalizzazione delle imprese con il taglio di alcuni strumenti a favore dell'innovazione e delle esportazioni, la diminuzione della fiscalizzazione degli oneri sociali ed il conseguente aumento del costo del lavoro e la penalizzazione fiscale della raccolta bancaria che rischia di spingere verso l'alto il costo del denaro.
La preannunciata istituzione di una nuova imposta regionale, produrrà fatalmente, secondo le prime indicazioni e a parità di gettito, oneri aggiuntivi a svantaggio delle piccole e medie imprese.


Pag. 629

E)
Le indicazioni sugli interventi settoriali appaiono del tutto insufficienti a produrre i necessari progressi strutturali e in alcuni casi, come quello dei trasporti, sono del tutto assenti.
Sulla questione degli squilibri territoriali e dello sviluppo del Mezzogiorno il documento contiene una elencazione di obiettivi, molti dei quali condivisibili, senza che vengano però indicati tempi, modi e strumenti di realizazione; la situazione di emergenza in cui parte del paese si trova, richiederebbe invece che si passi senza indugi alla fase operativa. Un esempio significativo è rappresentato dalla questione dell'utilizzo dei fondi strutturali della UE, più volte evocata nel DPEF ed in particolare rispetto al sud: significative appaiono a riguardo le difficoltà recenti della cosiddetta «cabina di regia» per la gestione dei fondi stessi.
Carenti, in termini di operatività, sono anche le indicazioni sugli interventi per la pubblica istruzione e l'università; manca l'indicazione di strumenti atti a favorire la libera scelta delle famiglie degli studenti e in grado di perseguire una effettiva parità tra scuola pubblica e scuola privata.
Il Governo non sembra intenzionato a porre mano ad una revisione della pur recentissima riforma del sistema pensionistico, che non sarà in grado di assicurare al sistema l'equilibrio. Una radicale revisione degli istituti previdenziali, come quella che il Governo Berlusconi aveva cercato di portare aventi per le pensioni di anzianità, si rende necessaria sia perché, come sostenuto dal Governatore Fazio nell'audizione alla Commissione bilancio, si stanno chiedendo sacrifici «rispetto ad una illusione», sia perché il livello percentuale sul PIL della spesa pubblica previdenziale è di gran lunga superiore a quello di paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito, a tutto discapito di altre prestazioni sociali come quelle per la famiglia e la maternità.
Sul fronte della sanità il documento non fornisce indicazioni operative sufficienti sul ridimensionamento o la chiusura delle strutture superflue, sugli incentivi per i cittadini e le strutture ad un utilizzo più economico delle risorse; è del tutto assente qualsiasi riferimento all'introduzione di meccanismi di concorrenza e di apertura almeno parziale al mercato del settore sanitario.
Più in generale dal documento non traspare alcuna strategia di ridefinizione del ruolo dello Stato nell'economia e di massiccio ricorso al mercato anche per il finanziamento e la produzione di servizi pubblici.

F)

Il documento non si sofferma sulla necessità di rendere il DPEF e le sue basi contabili più trasparenti ai fini del controllo delle decisioni di risanamento, questione sollevata dal presidente della Corte dei conti nella sua audizione presso la Commissione Bilancio.
Del tutto fuori luogo appare considerare provvedimenti collegati alla manovra e dunque trattati con i tempi e le particolari procedure previste, le leggi delega per la riforma della struttura del bilancio e della pubblica amministrazione; come in occasione di analoghe richieste dei due precedenti esecutivi, tali provvedimenti che hanno natura strutturale ordinamentale non possono essere collegati alla legge finanziaria. Analogo ragionamento vale anche per i decreti legge recanti interventi di carattere economico.

G)

Infine, la composizione della manovra, per un terzo affidata a maggiori entrate e per due terzi al contenimento della spesa, andrebbe ulteriormente orientata nella seconda direzione. È inopportuno inoltre, come ventilato, utilizzare proventi di dismissioni per il finanziamento di interventi straordinari.
In conseguenza, la Camera:
considerando che il quadro macroeconomico e di finanza pubblica delineato nel documento risulta essere di scarsa attendibilità e del tutto privo dell'indicazione degli strumenti legislativi che si intendono adottare per attuare gli obiettivi fissati; ritenendo indispensabile perseguire una


Pag. 630

politica che promuova lo sviluppo economico e l'occupazione, che trasferisca risorse dal settore pubblico al settore privato e che induca una crescita del PIL superiore di un punto percentuale a quella stimata

impegna il Governo a:

1) rilanciare la politica di rigore e perseguire con maggior determinazione l'ingresso dell'Italia nella UEM fin dall'inizio della terza ed ultima fase, considerando che gli sforzi all'uopo necessari verranno ripagati dai benefici conseguenti;
2) a compiere, secondo l'ordine del giorno approvato nella scorsa legislatura, una più attenta, sollecita ed analitica ricognizione di tutte le aree di spreco ed inefficienza tuttora esistenti nel biancio dello Stato e a provvedere alla loro eliminazione;
3) a bloccare le spese correnti, ad arrestare il turn over nel settore pubblico, ad eliminare le duplicazioni di spesa nel bilancio dello Stato e tra questo e quello delle regioni e degli enti locali, avviando al contempo un credibile processo di federalismo;
4) a promuovere, assieme all'anzidetta politica di rigore e a serie misure antielusive, una graduale riduzione della pressione fiscale complessiva;
5) ad avviare una politica di rilancio dello sviluppo dell'economia e di crescita dell'occupazione, con particolare riguardo al Mezzogiorno, anche attraverso un uso appropriato della leva fiscale secondo l'esempio della legge Tremonti; nonché attraverso incentivi che diano maggiore consistenza ed efficacia al mercato borsistico;
6) a liberalizzare il mercato del lavoro, introducendo il collocamento privato, aprendo il mercato medesimo a tutte le forme di contratti atipici, prevedendo maggiore flessibilità dei tempi e delle retribuzioni, a seconda delle diverse realtà aziendali e di produttività;
7) a operare per la drastica riduzione del ruolo e della presenza diretta dello Stato nell'economia, la creazione di una maggiore concorrenza sui mercati di beni e servizi che possa esaltare la libertà di scelta dei consumatori e promuovere comportamenti virtuosi da parte delle imprese, in modo tale da garantirne la competitività sui mercati internazionali;
8) a riformare gli istituti dello Stato sociale, in particolare nel settore della previdenza e della sanità, attraverso un ripensamento dei criteri di accesso alle prestazioni, della quantità e qualità dei servizi resi ai singoli e alla collettività, della reale possibilità dei più deboli di avervi accesso;
9) a favorire nel settore della scuola libertà di opzione delle famiglie e condizioni di sostanziale parità tra scuola pubblica e privata;
10) a concentrare gli interventi di correzione della legislazione sostanziale immediatamente correlati al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, non rientranti nel contenuto proprio della legge finanziaria, in un unico disegno di legge collegato caratterizzato dalla esclusiva finalità di contenimento delle grandezze di finanza pubblica secondo gli indirizzi settoriali previsti dal documento stesso; e a disporre le ulteriori misure di riordino e razionalizzazione aventi carattere più strutturale e non immediatamente ed esclusivamente finalizzate al conseguimento degli obiettivi di saldo e di fabbisogno, nonché gli interventi di sostegno dell'economia, in appositi separati disegni di legge, ai quali le Camere garantiranno priorità di esame al di fuori della sessione di bilancio, evitando in particolare di introdurre nel disegno di legge collegato norme recanti deleghe al Governo per il riordino e la razionalizzazione dei vari settori dell'ordinamento.
(6-00003)
«Pisanu, Giovanardi, Tatarella, Taradash, Valensise, Peretti, Marzano, Armani, Teresio Delfino, Lucchese».