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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Bova.
DOMENICO BOVA, Relatore. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ringraziare i colleghi intervenuti e l'apporto che hanno fornito al dibattito odierno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, mi riallaccio alla parte finale dell'intervento del relatore, che vorrei ringraziare per l'impegno profuso, così come vorrei ringraziare tutti gli intervenuti per i loro suggerimenti. Infatti, molte delle loro osservazioni devono essere prese in grande considerazione se non addirittura condivise.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Condivido gran parte delle questioni che sono state sollevate; mi sento di raccogliere le indicazioni fatte citando l'espressione formulata dal Comitato per la legislazione, laddove nell'ultimo comma si dice: «(...) Emerge conseguentemente l'esigenza di una uniforme disciplina di riferimento, quale potrebbe essere recata da una legge generale che regoli la partecipazione italiana e missioni militari all'estero».
Ho citato questo comma per dire che il decreto-legge presentato è dal punto di vista tecnico complesso e se si vuole anche confuso (uso questa espressione pesante) perché in esso si fa riferimento ad una serie di precedenti decreti e di risoluzioni delle Nazioni Unite: il che non aiuta ad una facile comprensione. Ritengo che giustamente i colleghi abbiano sottolineato tale aspetto e che giustamente il Comitato per la legislazione abbia sottoposto all'attenzione di tutti noi tale questione. Credo pertanto che Governo e Parlamento dovranno rendersi interpreti di questa esigenza perché, soprattutto alla luce di quanto è stato detto dai colleghi intervenuti nella discussione generale, vi è la necessità di uniformare le linee della nostra partecipazione alle missioni all'estero.
Dal momento che condivido gran parte dei ragionamenti svolti dai colleghi, mi si consentirà di sottolineare un aspetto su cui ci si è soffermati nel corso della discussione stessa. Infatti, se è vero che la conversione in legge del decreto-legge in esame deve essere considerata in certo qual modo un atto dovuto, poiché abbiamo l'obbligo morale verso i nostri militari e verso le forze che si trovano ad operare in missioni di pace all'estero di realizzare questo obiettivo e di risolvere tale problema, ritengo altresì opportuno che si svolga nel Parlamento italiano una discussione sulla politica estera e sull'impegno dell'Italia, in particolare sulle numerose missioni nel mondo, soprattutto nelle aree di crisi, alle quali l'Italia sta partecipando.
Concludo rivolgendo un invito ai colleghi. Non dovremmo approfittare di questa occasione e della discussione del decreto per sviluppare una polemica politica nostra interna. Ho apprezzato i toni della discussione, perché ci riconducono ad una visione unitaria della politica estera. Nel momento in cui affronta problemi di questa dimensione e di questa gravità, il Parlamento deve rapportarsi a questi stessi problemi con una visione unitaria per dare forza, sicurezza e tranquillità ai suoi figli impegnati in importanti missioni di pace. Infatti, questi ragazzi rappresentano il nostro paese, la nostra nazione, l'Italia.
Spesso ci troviamo a rincorrere la situazione internazionale, che purtroppo non è come noi vorremmo fosse. Tutti noi pensavamo che la missione in Bosnia si sarebbe conclusa a tempo debito, però molti degli intervenuti si sono recati, come me, in visita in Bosnia più volte e si sono potuti rendere conto, in scambi di opinioni con i locali, che il prolungamento della missione si sarebbe reso necessario, come è poi avvenuto. È inutile soffermarsi sulle ragioni di ciò, perché sono note a tutti e non faremmo altro se non ripeterle.
È utile però recepire i suggerimenti avanzati da molti intervenuti. Sono questioni da noi già sollevate in Commissione difesa. Alcuni degli intervenuti nella discussione odierna, infatti, non hanno potuto partecipare direttamente ai lavori della Commissione difesa perché fanno parte di altre Commissioni, ma avranno letto gli atti. Ebbene, in quella sede siamo stati d'accordo sulla necessità di discutere in aula il problema della politica estera e della difesa. È un'affermazione che faccio come sottosegretario di Stato per la difesa e come rappresentante del Governo, perché reputo utile percorrere tale strada. I parlamentari sanno quali siano le procedure per avanzare una richiesta del genere e ritengo che il Governo non si sottrarrà a questa discussione, perché è parte fondamentale della propria attività.
Sono quindi certo che appena i lavori parlamentari ce ne daranno la possibilità, ci sarà spazio per una risoluzione. Personalmente sono convinto che, per quanto riguarda la politica estera e l'attività di difesa del territorio, dovrebbe esserci un'unanime partecipazione del Parlamento: sono forse gli unici due settori nei quali non dovremmo trovare difficoltà a raggiungere un accordo. Una volta tanto si potrebbe concordare con il Governo una linea comune ed io confido in una soluzione di questo tipo.
Per quanto riguarda specificamente la conversione in legge del decreto al nostro esame, credo che si possa parlare di atto dovuto. Ho partecipato alla riunione del Comitato per la legislazione cui ha fatto riferimento l'onorevole Bova, dove vi sono state alcune sottolineature in relazione all'esigenza che in futuro le leggi italiane siano più facilmente comprensibili; tuttavia spesso è inevitabile, in una legge, fare riferimento ad una legge precedente, in quanto quello della delegificazione non è un concetto ancora completamente accettato.
Credo tuttavia che questo atto dovuto vada sottolineato da tutto il Parlamento, proprio in considerazione dei nostri ragazzi che si trovano in Bosnia, a Brcko, e in Albania, dove sembra che le cose vadano abbastanza bene. Non so se tutti i deputati siano a conoscenza della documentazione che è stata messa a disposizione della Commissione difesa dal Governo sulla situazione in Albania, su quella di Brcko, sulla Joint guard e sulla situazione della TIPH II ad Hebron: in tali documenti si spiega che cosa sta avvenendo, cosa è stato fatto e che cosa si sta facendo. Credo pertanto che molte domande abbiano già avuto una loro risposta.
Voglio soffermarmi sulla differenza che è stata notata tra la spesa prevista per Brcko e quella per Hebron: essa sta nel fatto che il costo della missione a Brcko riguarda soltanto il personale partecipante, mentre ad Hebron vi sono le spese del personale più quelle logistiche (alloggio, pasti e tutto ciò che rientra nei costi sopportati localmente). Pertanto è facile fare i conti di quanto costi maggiormente vivere in un posto, pagare l'alloggio, il
vitto e via dicendo, che non pagare soltanto il personale che viene trasferito.
Desidero aggiungere solamente come sia necessario il contributo di tutto il Parlamento a favore di missioni importanti che lo Stato italiano ha deciso di intraprendere d'intesa con la comunità internazionale, per quanto riguarda l'Albania assumendosene interamente l'onere, ed in collaborazione con altri Stati per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina ed Hebron.
Non voglio soffermarmi sul problema del Kossovo che, come ha sottolineato l'onorevole Niccolini, è sul nascere, unitamente ad altre problematiche. A questo proposito ritengo utile aprire un dibattito in Parlamento per stabilire una linea comune e far sì che, qualsiasi decisione si prenderà per quanto riguarda le missioni all'estero, si possa avere il sostegno di tutte le forze politiche. Tengo a sottolineare nuovamente tale aspetto perché credo sia utile a tutti.
Rispondendo ad un quesito formulato dall'onorevole Calzavara, devo dire che, pur comprendendo la posizione della lega, ho l'impressione che vi sia una diversità di valutazione tra quanto sostenuto in Commissione sull'operazione «Partenope 2» e quanto affermato sulla situazione esistente in Bosnia. Ho l'impressione, infatti, che siano due posizioni diverse: lo rilevo soltanto perché la lega in Commissione si era detta contraria all'operazione «Partenope 2» (sono ora presenti in aula numerosi deputati che hanno partecipato al relativo dibattito in Commissione).
Anche per consentire alla lega di dare una spinta «giusta» affinché il Governo possa assumere una decisione, sarebbe a mio avviso opportuno se si registrasse una linea comune sull'aumento del numero di militari a Napoli, anziché sostenere di non volerli proprio. Il superamento di questa contrapposizione tra le due posizioni consentirebbe a mio avviso lo svolgimento di un dibattito sereno da parte di tutti.


