Allegato A
Seduta 322 del 10/3/1998


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(A.C. 4570 - sezione 3)

ORDINI DEL GIORNO

La Camera,

esaminato il disegno di legge n. 4570, di conversione in legge del decreto-legge 13 gennaio 1998, n. 1, recante disposizioni urgenti in materia di cooperazione tra Italia e Albania nel settore della difesa, nonché proroga della permanenza di contingenti militari italiani in Bosnia-Erzegovina e della partecipazione italiana al gruppo di osservatori temporanei ad Hebron;

preso atto che emerge la necessità di una uniforme disciplina di riferimento, quale potrebbe essere disposta da una legge generale che regoli la partecipazione italiana a missioni militari all'estero;

constatato che, per quanto attiene alla partecipazione italiana al gruppo di osservatori temporanei ad Hebron, non è stata a tutt'oggi mai presentata alle Commissioni parlamentari competenti una relazione dettagliata sull'operato svolto dall'inizio della missione da parte del nostro contingente militare;

impegna il Governo:

ad assumere le necessarie iniziative al fine di regolamentare uniformemente le linee generali ed i criteri per la partecipazione italiana a missioni militari all'estero;

a presentare altresì presso le competenti Commissioni parlamentari una relazione puntuale ed accurata sull'opera svolta dal nostro contingente militare inviato ad Hebron e su tutte le altre missioni militari presenti e future a cui partecipa l'Italia.

9/4570/1
Gnaga.

La Camera,

premesso che:

non è chiara la ripartizione degli oneri della spedizione in Bosnia-Erzegovina, che risulta attribuita a carico del Ministero del tesoro, con rendiconto da allegare allo stato di previsione del Ministero degli affari esteri;

la precedente partecipazione italiana alla missione di pace in Bosnia (di cui al decreto-legge 1 luglio 1996, n. 346) veniva finanziata con l'accisa sulla benzina senza piombo aumentata di lire 19 al litro fino al dicembre 1996;

l'ordine del giorno n. 9/4299/1, approvato nella seduta del 14 gennaio 1998, impegnava il Governo a rispettare alcune clausole di trasparenza nel finanziamento di spedizioni militari all'estero, a tutela del bilancio della difesa;

il calcolo degli oneri previsti per la partecipazione dei carabinieri alle missioni a Brcko e ad Hebron mette in evidenza una differenza di trattamento economico;

impegna il Governo:

a fare chiarezza sugli oneri della spedizione in Bosnia-Erzegovina, sugli impegni


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dei fondi dei dicasteri responsabili e sui rimborsi previsti dall'ONU, come già sancito nell'ordine del giorno n. 9/4299/1, approvato alla Camera nella seduta del 14 gennaio 1998.

9/4570/2
Giannattasio.

(Testo così modificato nel corso della seduta).

La Camera,

preso atto che:

in Albania vengono effettuate coltivazioni di cannabis che alimentano il commercio di sostanze stupefacenti anche nel nostro Paese e che numerosi sono i sequestri di hashish connessi all'ingresso di clandestini sulle coste della Puglia;

la necessaria politica di aiuti economici e militari dell'Italia nei confronti dell'Albania deve puntare a sostenere lo sviluppo economico e sociale di quel Paese e altresì ad aumentare la sicurezza interna, premessa di una crescita del sistema produttivo;

gli aiuti erogati dall'Italia comportano un atteggiamento responsabile del Governo albanese, che deve evitare la coltivazione dei prodotti destinati ad incrementare il traffico locale e soprattutto esterno di sostanze stupefacenti;

impegna il Governo
a immediate intese per la riconversione di tali coltivazioni e per la rapida individuazione delle stesse, per le decisioni conseguenti da attuare sotto il controllo internazionale al fine di evitare che, a fronte del generoso aiuto dell'Italia, si risponda con attività che producono danni ingenti nel nostro Paese, verso il quale si indirizza un ulteriore flusso di droga.

9/4570/3
Gasparri, Carlesi.

La Camera,

premesso che:

il nostro Paese, anche grazie all'opera svolta dalla diplomazia, dalle forze dell'ordine e civili, rappresenta un credibile interlocutore di pace;

anche alla luce dei recenti episodi per il nostro Paese è indispensabile proseguire nell'attuazione di quegli accordi di cooperazione e di aiuti necessari alla rinascita civile, economica e democratica dell'Albania;

tra i vari provvedimenti in favore della missione di pace in Albania il recente decreto-legge n. 1 del 1998 prevede, tra l'altro, l'invio di un contingente italiano con lo specifico compito di fornire assistenza e consulenza alle Forze armate e di polizia albanesi. Questo in una fase particolarmente delicata per questo paese, alle prese con la necessità di ristabilire, da una parte un clima di garanzie e sicurezza per tutti i cittadini, dall'altra il rispetto dell'ordine pubblico;

l'attività di assistenza suddetta è affidata ad una delegazione di esperti (DIE) per i quali il decreto in oggetto prevede un trattamento economico aggiuntivo nella misura del 140 per cento dell'assegno di lungo servizio all'estero;

la conversione in legge di detto decreto, con un trattamento economico differenziato tra il personale militare e quello di polizia, darebbe luogo ad una grave sperequazione tra il trattamento di missione del personale della DIE e quello della missione interforze di polizia per l'addestramento e la consulenza alla polizia albanese, per il quale non è previsto tale adeguamento;


impegna il Governo

a rivedere complessivamente la remunerazione di tutto il personale impiegato nella missione italiana per l'addestramento delle forze di polizia in Albania, superando la situazione di palese sperequazione e di


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divario remunerativo tra il diverso personale impiegato, così come previsto dal decreto-legge n. 1 del 1998.

9/4570/4.
Leccese.

(Testo così modificato nel corso della seduta).

La Camera,

considerato che:

l'aggravarsi della situazione nel Kosovo, ormai sull'orlo della guerra civile con la feroce repressione militare serba nei confronti della popolazione locale a stragrande maggioranza albanese;

il riaccendersi della tensione in Albania dove la maggioranza al Governo è accusata di gravi violazioni costituzionali nei confronti dell'opposizione (gli scontri di Scutari sono stati un primo campanello d'allarme);

le difficoltà di normalizzazione in Bosnia dove appare evidente il fallimento della situazione negoziata a Dayton e dove le tre etnie divise su due repubbliche federate non riescono a completare il processo di pace e dimostrano l'unicità e l'estrema delicatezza del problema balcanico, un problema che deve essere affrontato unitariamente con un grande impegno della democrazia europea che preveda, se necessario, anche un intervento militare di peace keeping per sbloccare l'iniziativa destabilizzante della Serbia;

l'Italia è il Paese più vicino ai pericolosi focolai balcanici e per questo più a rischio ma il problema non è soltanto italiano, deve essere europeo. È in Europa che il Governo italiano deve maggiormente far sentire la sua voce con ragionevoli ma forti proposte di soluzione;
emerge un'urgente esigenza di un ampio dibattito in Parlamento sulla politica estera del nostro Paese con particolare riferimento al problema balcanico a quello del Mediterraneo e al processo di pace in Medio Oriente:

impegna il Governo

ad avviare un'intensa azione a livello comunitario per coinvolgere l'Europa tutta nella ricerca di una soluzione comune che comprenda le risposte attese da albanesi, bosniaci, serbi e croati.

9/4570/5.
Niccolini.