Seduta n. 322 del 10/3/1998

Back Index Forward

Pag. 5


...
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 10,04).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Commercio internazionale dell'avorio)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Turroni n. 2-00561 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
L'onorevole Turroni ha facoltà di illustrarla.

SAURO TURRONI. Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente ha facoltà di rispondere.

EDO RONCHI, Ministro dell'ambiente. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'interpellanza presentata dagli onorevoli Turroni, Cento, Leccese e Procacci concerne la riunione della conferenza delle parti Cites, la convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie di flora e fauna minacciate di estinzione, tenutasi ad Harare nel giugno scorso.
In tale sede il voto espresso dalla delegazione italiana sulle proposte iniziali presentate da Botswana, Namibia e Zimbabwe di trasferimento di stock di avorio in Giappone è stato contrario. Sulla proposta di mediazione presentata dal gruppo di lavoro presieduto dalla Norvegia, fortemente limitativa rispetto alle proposte iniziali, la delegazione italiana ha votato conformemente all'accordo raggiunto in sede di coordinamento degli Stati dell'Unione europea astenendosi. È stato così votato in modo da evitare una eventuale spaccatura tra gli Stati dell'area industriale e quelli in via di sviluppo ed una conseguente, probabile uscita di tali paesi dalla convenzione di Washington. Tale atto avrebbe infatti generato conseguenze negative per la conservazione mondiale delle risorse naturali, interrompendo un rapporto tra paesi ricchi e poveri che, grazie alla Cites, è riuscito a migliorare molte situazioni mirate alla conservazione


Pag. 6

dell'ambiente. In tale contesto gli elefanti africani sarebbero stati sicuramente tra le specie più danneggiate.
La proposta presentata nella citata riunione prevedeva che la possibile esportazione di stock di avorio grezzo, già detenuto da tre paesi africani da circa un anno, e non proveniente da successivi prelievi, per lo Zimbabwe, Namibia e Botswana verso il Giappone sarebbe stata consentita solamente alle seguenti condizioni: che si fosse posto rimedio ad alcune deficienze riguardanti le misure di controllo delle esportazioni e delle importazioni; che il comitato permanente Cites avesse verificato che tutte le condizioni previste dalla decisione 10.1 della conferenza delle parti fossero garantite (tale decisione si allega ed è a disposizione dell'interrogante); che il comitato permanente Cites si fosse accordato sul meccanismo di sospensione immediata del commercio e sul ritrasferimento delle popolazioni di elefanti in appendice 1, con conseguente, immediato blocco dei trasferimenti nel caso che le condizioni previste dalla predetta decisione non fossero soddisfatte; che i paesi di origine avessero stabilito meccanismi per il reinvestimento dei proventi derivati dalla vendita dell'avorio in azioni relative alla conservazione dell'elefante africano; che ci si fosse accordati su un sistema di monitoraggio del commercio, legale ed illegale, di parti di elefanti e della eventuale caccia illegale svolta nei paesi di origine; la costituzione di tale sistema dovrà essere fatta dal segretariato generale della convenzione di Washington e dal Traffic international.
Inoltre è stato convenuto che sarebbe stato consentito solamente il trasferimento dei citati stock di avorio e che quindi l'intera operazione non avrebbe determinato una riapertura del libero commercio dell'avorio.
I predetti stock di avorio dovranno essere marcati conformemente a quanto stabilito in sede di conferenza delle parti. Dovrà essere certificata la loro provenienza dai rispettivi paesi di origine e dovranno essere dichiarati i luoghi dove gli stock sono attualmente depositati.
Nel corso di una successiva riunione del comitato permanente Cites - l'organismo incaricato di decidere se le convenzioni sopra citate sono state soddisfatte - verrà assunta la decisione definitiva in merito al possibile trasferimento degli stock di avorio dallo Zimbabwe, dalla Namibia e dal Botswana verso il Giappone.

PRESIDENTE. L'onorevole Turroni ha facoltà di replicare per la sua interpellanza 2-00561.

SAURO TURRONI. Ringrazio il ministro Ronchi della risposta, come già avevo ringraziato il sottosegretario Fassino di una risposta ad una interrogazione di analogo contenuto, che è stata svolta in quest'aula alcune settimane fa.
Sono parzialmente soddisfatto o parzialmente insoddisfatto - è la storia del bicchiere, Presidente! - perché ritengo che con la decisione che ha assunto l'Italia abbia rinunziato a giocare un ruolo importante all'interno della Comunità europea per mantenere quel bando sul commercio internazionale dell'avorio che ha contribuito alla stabilizzazione della popolazione mondiale degli elefanti.
Tale bando aveva consentito dal 1989 la riduzione delle attività di bracconaggio, delle morti degli elefanti e - aggiungo io - delle guardie che spesso sono vittime dell'azione dei bracconieri.
Sono parzialmente soddisfatto perché in questa circostanza un paese come il nostro, che è molto attento alle questioni ambientali, avrebbe dovuto, a mio avviso, svolgere un ruolo maggiore all'interno della Comunità europea. Sono sicuro che questo succederà in seguito.
Abbiamo visto cosa è successo nella conferenza di Kyoto e quindi sono fiducioso per il futuro. Credo anche che l'Italia potrà svolgere un ruolo di guida all'interno della Comunità europea. In questo caso purtroppo non è stato così: dopo che il nostro paese aveva manifestato la propria contrarietà alla riapertura del commercio, la Comunità si è allineata alla posizione della Norvegia, che di essa


Pag. 7

non fa parte. Soprattutto preoccupa l'atteggiamento di questo paese per il retropensiero, per la posizione celata dall'assunzione del ruolo di mediatore. È noto, infatti, che la Norvegia è uno dei due paesi che praticano la caccia alle balene e cerca costantemente, in ogni ambito, di trovare legittimazione a tale sua attività che noi condanniamo.
Pertanto questa decisione può essere propedeutica ad ulteriori negoziazioni negative in ordine alle balene e ad altre specie protette, che dovrebbero essere maggiormente tutelate.
La questione della vendita dell'avorio da parte di queste tre nazioni al Giappone preoccupa soprattutto per le motivazioni: i proventi della vendita di queste poche decine di tonnellate dovrebbero finanziare la conservazione e lo sviluppo nazionale. Però i calcoli fatti dalle maggiori associazioni ambientaliste hanno dimostrato che la vendita dell'avorio accumulato in sette anni consentirebbe allo Zimbabwe di finanziare il Ministero dell'ambiente per sole 15 settimane o per molto meno se quei fondi fossero destinati al finanziamento di altre attività.
È evidente, quindi, che questa motivazione non è accettabile; occorre invece una valutazione degli effettivi benefici economici che potrebbero derivare dalla tutela o dal trasferimento di queste popolazioni animali, alle quali sono stati sottratti i corridoi naturali che avevano percorso per millenni in Africa, dove sono sempre più limitati i luoghi in cui tali popolazioni crescono e si sviluppano.
Mi auguro che il nostro paese riesca a sostenere con propri progetti e programmi il trasferimento degli animali da un parco all'altro, al fine di consentire il mantenimento della popolazione e di ricostituire gli equilibri laddove sono stati distrutti. Ricordo, per esempio, che nello Zambia esistono diciannove parchi nazionali ma la popolazione degli elefanti è presente solamente in cinque parchi. Grandi programmi di ripopolamento che prevedano l'utilizzazione delle popolazioni animali esistenti potrebbero contribuire a sostenere economicamente questi paesi e a ripristinare gli equilibri naturali.
Vengo all'ultima questione. Ci rassicurano soltanto in parte le procedure che il ministro ha elencato a proposito della identificazione degli stock di avorio. Nel nostro paese non si è capaci di determinare con precisione e certezza la provenienza e l'origine delle merci che sono in libero commercio; non riesco quindi a capire come paesi nei quali molto spesso mancano o sono del tutto insufficienti le strutture di controllo e di monitoraggio possano distinguere la provenienza dell'avorio legale da quella dell'avorio illegale.
Molto spesso in Africa la questione del bracconaggio è stata legata strettamente alle guerre che hanno insanguinato i paesi africani. La limitazione del commercio ha portato positivi risultati anche sotto questo profilo, impedendo alle bande di guerriglieri o agli eserciti di introdursi nei paesi vicini e di fare strage di elefanti per venderli sul mercato mondiale. La modifica introdotta ci preoccupa sotto tutti i profili che ho elencato.
Chiedo ancora una volta al Governo di farsi protagonista perché la protezione della natura, soprattutto nei paesi dell'Africa, può costituire una straordinaria occasione di sviluppo economico e sociale. Sollecito quindi il Governo ad impegnarsi in questa direzione.

Back Index Forward