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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, prendo atto delle considerazioni svolte dal sottosegretario, che ringrazio, sulla risoluzione che ho presentato insieme ad alcuni colleghi del mio gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Comino. Ne ha facoltà.
DOMENICO COMINO. Sono entrato a far parte del Comitato parlamentare per il controllo sui servizi d'informazione e sicurezza il 12 settembre 1997 in sostituzione di un collega. Fin dalle prime riunioni ho avuto modo di apprezzare l'egregio lavoro svolto dal presidente del Comitato onorevole Frattini che, con lodevole dedizione e spirito di servizio, ha messo - forse per la prima volta nella storia repubblicana - il Comitato parlamentare di controllo nelle condizioni di lavorare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione della commissione ministeriale d'inchiesta sul sistema di reclutamento del personale del SISDE, istituita con decreto ministeriale del 14 novembre 1995, oltre ad aver operato una significativa...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di prendere posto. Onorevole Ferrari, onorevole Garra, onorevole Novelli, vi prego! Sto facendo un giro...! Onorevole De Piccoli, onorevole Di Rosa! Ho concluso il giro!
PASQUALE GIULIANO. Dicevo che la relazione, oltre ad aver operato una significativa ed utile ricognizione dello stato normativo relativo al reclutamento ed al trattamento economico del personale, ha offerto una panoramica quanto mai illuminante sull'applicazione che di tale normativa è stata operata, soprattutto sulle ripetute e gravi violazioni che della stessa sono avvenute per anni, senza che mai alcuna voce istituzionale si sia levata per segnalarle.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Giuliano.
PASQUALE GIULIANO. ...l'allontanamento di persone non per esigenze o necessità di servizio, ma perché risultate sgradite alla dirigenza del servizio stesso.
PRESIDENTE. Onorevole Lembo!
PASQUALE GIULIANO. di una legislazione severa, che richieda l'accertamento di requisiti comuni indispensabili e di specificità professionali sicure e non affidate a criteri di sapore politico o personale.
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo un attimo di attenzione. Vorrei informarvi che è presente in aula una delegazione degli industriali chimici, che sta trascorrendo la giornata con noi da questa mattina. Si tratta di un esperimento di stage con i settori industriali. La delegazione è guidata dal vicepresidente della Confindustria, dottor Guidi, e siamo grati per questa attenzione e per lo scambio di idee che si è avuto con i nostri ospiti (Generali applausi).
FRANCO FRATTINI, Presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO FRATTINI, Presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Signor Presidente, intervengo in relazione al voto delle due risoluzioni che sono all'esame dell'Assemblea. Dalle parole del sottosegretario non mi è parso di cogliere una mancata condivisione dei contenuti della risoluzione che reca come prima firma quella dell'onorevole Tassone. Pertanto, d'accordo con il collega Saraceni, proporrei una riformulazione della risoluzione che reca come prima firma la mia, in modo da introdurre nell'ultima parte della premessa un richiamo all'urgenza della riforma, senza impegnare il Governo - perché l'iniziativa legislativa non può essere impegno esclusivo dell'esecutivo, competendo innanzitutto al Parlamento -, ma richiamando la necessità di un'urgente riforma dei servizi di informazione e sicurezza.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, vuole esprimere la sua opinione sulla proposta testé avanzata dall'onorevole Frattini?
MARIO TASSONE. Presidente, concordiamo con la proposta formulata dall'onorevole Frattini, anche perché sostanzialmente accoglie la risoluzione di cui sono primo firmatario, soprattutto nella parte in cui si fa riferimento all'urgenza e all'imprescindibilità di addivenire ad una rapida riforma della legge n. 801, ma anche nelle parti successive.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Tassone.
LUIGI SARACENI. Desidero esprimere innanzitutto la mia soddisfazione perché siamo riusciti a trovare anche in sede dispositiva quella unità di intenti che ha mosso questo dibattito.
LUIGI SARACENI. Desidero fare solo una precisazione all'onorevole Comino, il quale ha sostenuto che, grazie all'impegno dell'onorevole Frattini, questo Comitato è stato messo per la prima volta in condizione di funzionare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche la semplice analisi delle vicende politiche della storia repubblicana, vicende come è noto tragiche e molto gravi, ci suggerirebbe una grande cautela nell'affrontare il tema dei servizi i quali, come è noto, sono stati al centro delle più oscure e drammatiche vicende della storia repubblicana. In questo senso credo che il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza avrebbe forse fatto meglio, nel presentare una risoluzione, non dico a coinvolgere pienamente, ma almeno a provare a confrontarsi con le forze politiche che non fanno parte del Comitato medesimo. Rifondazione comunista...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, volete consentire al collega Diliberto di esprimersi senza il brusio che contraddistingue l'attenzione dell'Assemblea? Prego, onorevole Diliberto.
OLIVIERO DILIBERTO. Dicevo che rifondazione comunista non fa parte di tale Comitato, né nelle sue componenti della Camera né in quelle del Senato; in questo senso l'attività del Comitato si sarebbe potuta svolgere secondo noi più proficuamente, e sicuramente più correttamente, cercando di coinvolgere anche i colleghi del mio gruppo in una risoluzione che si presenta come unanime dei partiti che fanno parte del Comitato medesimo, ma ciò non è stato fatto né da parte di quest'ultimo né per iniziativa del Governo.
LUIGI SARACENI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI SARACENI. Vorrei dire al collega Diliberto che non vi è stata alcuna volontà di esclusione e che la risoluzione è nata per iniziativa dei componenti del Comitato. Per ovvie ragioni di struttura del Comitato, in questo momento rifondazione comunista non ha una rappresentanza; tuttavia ieri - probabilmente né il collega Diliberto né un rappresentante del suo gruppo erano in aula - abbiamo spiegato che tra le ragioni fondamentali di questo dibattito vi è la necessità di coinvolgere pienamente il Parlamento in tutte le sue componenti, ivi comprese quelle che, soprattutto per ragioni contingenti, non hanno trovato rappresentanza nel Comitato data la limitatezza della sua struttura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Li Calzi. Ne ha facoltà.
MARIANNA LI CALZI. Anche il gruppo di rinnovamento italiano non è rappresentato nel Comitato, ma avendo partecipato alla discussione che si è svolta ieri in aula condivide il testo della risoluzione presentata alla quale appongo anche la mia firma.
PRESIDENTE. Qual è il parere del rappresentante del Governo sulla risoluzione Frattini ed altri n. 6-00032, nel testo riformulato (vedi l'allegato A - Doc. XXXIV nn. 1 e 2 sezione 1)?
GIANNICOLA SINISI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Innanzitutto non posso che esprimere soddisfazione per la raggiunta intesa che porterà il Parlamento ad esprimersi su un'unica risoluzione.
PRESIDENTE. Mi chiedo se non sia il caso di prestare attenzione alle dichiarazioni del Governo! Molte volte se ne sollecita l'intervento ed ora non si sta a sentire! Prosegua pure, onorevole Sinisi.
GIANNICOLA SINISI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Posso solo ricordare che il Governo ha già avuto presente in passato questa esigenza. È stata citata una commissione che ha prodotto un lavoro che costituisce un punto di riferimento e che terremo nel debito conto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
Vorrei accedere all'invito rivoltomi dal sottosegretario ma non credo che sia possibile, e non per una posizione preconcetta ma perché i testi delle due risoluzioni non sono integrabili fra loro: anche se quella dei colleghi Frattini, Saraceni e Cananzi tratta lo stesso argomento di quella recante la mia firma, quest'ultima affronta l'argomento in maniera più ampia.
Onorevole sottosegretario, molti mesi fa ho presentato, insieme ai colleghi di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD, una mozione proprio per favorire l'avvio di una discussione in aula su questi temi. Sono trascorsi i mesi invano, sulla stampa è stata data notizia di un lavoro - non accreditato dal Governo - effettuato da una commissione di studio sui temi legati ai servizi segreti e oggi questi stessi temi sono stati portati alla nostra attenzione grazie all'iniziativa dei Presidenti Violante e Mancino. Ho anche letto con molta attenzione i documenti predisposti dal Comitato di controllo sui servizi e ho ascoltato con altrettanta attenzione le valutazioni espresse ieri in questa sede dal presidente Frattini, ma vorrei richiamare l'attenzione del Governo sul contenuto della nostra risoluzione nella quale riaffermiamo l'urgenza di procedere ad una riforma della legge n. 801 del 1977.
Al sottosegretario Sinisi ed ai colleghi vorrei rammentare che nelle passate legislature, sotto la presidenza di Gerardo Chiaromonte, prima, e di Pecchioli, poi, il Comitato predispose una bozza molto seria di riforma dei servizi segreti. Nella nostra risoluzione chiediamo una riforma dei servizi segreti sulla scorta delle varie esperienze fatte dal Comitato sulla vicenda «Achille», su quella della RAI o su altre vicende nonché in considerazione dello scarso potere che lo stesso Comitato ha nei confronti dei servizi segreti. Occorre sciogliere nodi molto stretti: possiamo anche votare a favore della risoluzione Frattini, ma essa non risolve tutta la problematica che è emersa nel dibattito svoltosi in quest'aula ieri sera.
Mi riferisco al fatto che il Comitato di controllo non ha poteri nei confronti dei servizi segreti perché la legge è incompleta e lacunosa e non affida alcun potere reale di controllo al Parlamento, se non un riscontro attraverso continue e costanti
audizioni. Inoltre, onorevole Saraceni, la legge non affida al Parlamento alcun potere di controllo sul bilancio, non dico sulle spese riservate, sulle quali peraltro potremmo richiedere un riscontro di carattere generale. Intendo dire che non ci interessa sapere a chi vengono destinate le somme ma conoscere, rispetto ad un certo finanziamento, il ritorno di una certa operazione in termini positivi. Ho parlato di controllo sul bilancio perché il popolo italiano deve sapere che nei servizi se ne vanno centinaia di miliardi e che tale struttura non serve a nessuno. Non sappiamo neppure se la permanenza dell'attuale struttura sia dannosa, anche se è certo che non è positiva né utile (e il Governo ne ha preso contezza).
I problemi dunque sono i seguenti: se dobbiamo adottare un sistema binario o unico, il rapporto con il CESIS e il rapporto tra il SISMI e il SISDE. Tra questi va anche considerata la necessità di farla finita con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno innovato continuamente in materia al di fuori di ogni normativa. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non possono avere valore di legge ordinaria, come è avvenuto dal 1980 in poi con i provvedimenti nn. 7 e 8 e con quelli similari che sono seguiti a questi!
Dobbiamo inoltre capire se quella del segretario generale del CESIS sia una figura sovraordinata a quella degli altri due direttori generali: a mio avviso, non può esserlo! Inoltre la figura del segretario generale non può essere determinata come una struttura sovraordinata semplicemente da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri quando, poi, la legge non ne parla nella maniera più assoluta. Questo fatto crea certamente disfunzioni enormi sull'attività dei servizi segreti.
Vi sono poi da considerare i problemi relativi al controllo del Parlamento e al rapporto di quest'ultimo con il Governo: si dovrebbe, a mio avviso, trattare di un rapporto di controllo reale caratterizzato anche dalla leggibilità dell'attività dei servizi segreti. Non credo che si possa risolvere tale problema limitandosi ad esprimere un auspicio sul reclutamento del personale, che è avvenuto in un certo modo; al riguardo, esiste una situazione oscura all'interno dei servizi segreti, rispetto alla quale dobbiamo avere la possibilità non soltanto di esercitare un'attività di controllo, ma anche di poter rimuovere le disfunzioni e gli ostacoli esistenti.
Proprio per queste considerazioni, non ritengo, signor sottosegretario, di poter accogliere la sua richiesta di ritirare la nostra risoluzione. Mi dispiace poi che il Governo abbia espresso su di essa un parere contrario. Ma contrario a che cosa? Sull'esigenza di modificare la legge n. 801 del 1977, sull'esigenza di dare al Parlamento maggiori poteri di controllo sull'attività dei servizi segreti o su quella di riformare realmente tali strutture comprendendo anche e soprattutto se vi sia o meno la necessità di un riferimento a livello di Governo che si interessi della sicurezza all'interno del nostro paese? Visto e considerato che il Presidente del Consiglio, al quale è affidata la responsabilità del coordinamento, non ha neppure il tempo di leggere le veline che gli vengono predisposte, mi pare che si possa affermare che questo tipo di attività non sia demandata nemmeno al controllo istituzionale del Governo, ma alle «cure» dei direttori generali.
Signor sottosegretario, la invito pertanto a rivedere il suo parere sulla nostra risoluzione, anche perché il mio voto favorevole sul dispositivo della risoluzione Frattini ed altri n. 6-00032 non può essere in contrasto su quello che ovviamente darò sul nostro documento. Se leggiamo i testi delle due risoluzioni potremmo constatare che esse partono da un'analisi quasi analoga, perché rispecchiano e fotografano i contenuti del dibattito che si è svolto in quest'aula ieri sera. Non solo, ma mi pare che le disposizioni in esse contenute si integrino a vicenda; forse la nostra risoluzione fa un passo più in avanti rispetto all'altra! Capisco che era necessario l'apporto della maggioranza
parlamentare, ma rilevo che esso è servito ad annacquare i temi e gli argomenti in esame.
Se dobbiamo annacquare gli argomenti e i temi da affrontare, lo sforzo e l'impegno del Presidente della Camera nel riportare in discussione questo aspetto sarebbero inutili. Ritengo, invece, che bisognerebbe cogliere questa occasione per dare un orientamento, un indirizzo forte verso una reale riforma e non semplicemente verso l'espressione di un auspicio che non serve a nulla (Applausi dei deputati del gruppo del CDU-CDR).
Lo testimoniano iniziative che soltanto un anno fa erano al di fuori della portata mentale di molti tra i deputati e i senatori che nelle varie legislature, da quando è stato istituito, hanno fatto parte del Comitato. Ma tra il lavorare e l'ottenere risultati ce ne corre!
Ci troviamo oggi a votare una risoluzione - ce n'è poi un'altra in qualche modo contrapposta a quella presentata dal collega Frattini - che in una certa misura dà atto al Governo del suo positivo operato e sintetizza due relazioni del Comitato parlamentare di controllo sull'attività dei servizi che risalgono al 1996: l'una del 15 luglio 1997, l'altra dell'8 maggio 1997.
Ma rimangono molti lati oscuri. Il primo che mi sovviene è se il Comitato abbia fino in fondo la possibilità di esercitare quella funzione di controllo che la legislazione gli attribuisce. Prendiamo ad esempio la relazione sulla trasmissione e sull'utilizzo delle informazioni raccolte. La prima relazione, che riguarda l'ormai famoso dossier «Achille», evidenzia palesemente lacune, disfunzioni, omissioni e cattiva gestione della fonte informativa. E non credo che il Governo in questa occasione si sia comportato egregiamente nei confronti del Comitato, al punto che lo stesso dossier «Achille» è pervenuto agli archivi del Comitato non per iniziativa del SISDE, bensì per iniziativa di una procura della Repubblica. Non solo: sei schede che erano parte integrante di quel dossier non sono mai pervenute al Comitato; tra queste richiamo la vicenda lega-cardinale Martini, le novità sulle tangenti di Milano, le manovre internazionali contro la lira e via discorrendo.
Per quanto riguarda la seconda relazione sui criteri di reclutamento del personale, abbiamo appreso, in una recente missione all'estero, come in altri paesi europei i funzionari ed il personale, in genere, dei servizi siano reclutati con appositi bandi pubblicati sui giornali. Qui da noi regna ancora una sorta di familismo amorale, per cui il politico, o il parente del politico di turno, manda a lavorare nei servizi di informazione e sicurezza il suo pupillo o il suo concessionario di voti, che non deve rispondere a nessuno, né in termini di professionalità, né in termini di produttività dei servizi.
Dissentiamo molto, quindi, da questa proposta di risoluzione, sulla quale annunciamo il nostro voto contrario, signor Presidente, soprattutto laddove afferma: «considerata la necessità di proseguire nelle attività già positivamente intraprese al riguardo dal Governo». Vorrei ricordare al presidente Frattini e ai colleghi di questa Camera che io avanzai dei dubbi sull'operato dei servizi, proprio in merito all'attività di questi nei confronti del nostro movimento politico e dell'uso strumentale della magistratura nel chiedere e ottenere, non si sa a quale costo, informazioni in questo senso. Posi la questione
al ministro dell'interno, onorevole Napolitano, ed ancora oggi attendo una risposta.
Non mi sembra, quindi, che le iniziative del Governo siano poi così positive da meritare il plauso della Camera con l'approvazione di una risoluzione di questo tipo, sia pure di compromesso tra una certa maggioranza ed una certa opposizione.
Dissentiamo da questa linea e riteniamo che sostanzialmente ci debba essere il rispetto di un principio sacrosanto, che assegna al Comitato un'effettiva capacità di controllo. Vi deve essere una proposta sostanziale e definita nei suoi aspetti fondamentali di cui la relazione Iucci non può che rappresentare una sorta di bozza-studio, ma già per questo da noi ritenuta superata e forse anche pericolosa.
Riteniamo che i servizi di informazione e di sicurezza non debbano essere strumento di pressione sui cittadini. Ricordo a tutti la facilità con cui essi vengono schedati nel nostro paese, con cui si stravolgono le informazioni sull'operato degli stessi, delle forze e dei partiti politici che hanno il diritto ed il dovere di rappresentare le istanze dei cittadini stessi.
Fin tanto che il Parlamento non si farà carico autonomamente, ed indipendentemente dalle iniziative del Governo, di una valida proposta di legge di riforma, manterremo il nostro giudizio sostanzialmente negativo sull'operato dei servizi del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Presidente Manca, veda un po' lei. Mi scusi, onorevole Giuliano, ho fatto quello che potevo, adesso lei faccia il resto. La prego di proseguire.
Non va peraltro trascurato che tutti i fatti oggetto di accertamento e di indagine da parte della commissione sono emersi solo a seguito di ricorsi, proteste e lamentele di ex dipendenti, proteste in particolare che hanno trovato eco nel corso dell'audizione di questi ultimi davanti al Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.
Le procedure di assunzione diretta di personale esterno alla pubblica amministrazione risultano innanzitutto avvenute sulla scorta di due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 1980 e ciò in palese violazione del principio di cui all'articolo 97 della nostra Carta costituzionale, secondo il quale l'accesso al pubblico impiego deve avvenire mediante concorso tranne che per i casi stabiliti dalla legge. È evidente che, nel caso in esame, i decreti in questione, non avendo natura legislativa, non potevano legittimare quella eccezione cui fa riferimento la norma costituzionale. Se a ciò si aggiunge che quasi tutte le assunzioni si sono dimostrate frutto di plateale favoritismo, in quanto le persone direttamente cooptate sono risultate legate da rapporti
di parentela, di affinità o di amicizia con esponenti del Governo, membri del Parlamento, funzionari del Ministero dell'interno, magistrati e giornalisti, la situazione appare piuttosto grave. È superfluo infatti sottolineare il pericolo di distorsioni e di gravi inconvenienti cui si è andati incontro con il ricorso all'assunzione diretta di personale, tanto sono evidenti le nefaste conseguenze di un siffatto modo di gestire un servizio tanto delicato.
Al di là di ogni facile rilievo al riguardo, va comunque evidenziato come i provvedimenti adottati siano addirittura risultati privi di qualsiasi motivazione e come quasi mai si sia rinvenuta alcuna traccia di relazione sul colloquio che, secondo le disposizioni, avrebbe dovuto accertare le qualità richieste per l'assunzione. È presumibile che anche grazie a questo sistema, che creava situazioni di vero e proprio vassallaggio personale, oltre che di disordine istituzionale, si sia verificata un'allarmante teoria di episodi di cattiva gestione, quale quella, ad esempio, di assegnazione di personale a compiti assolutamente impropri rispetto a quelli dei servizi, come quelli di autisti di scorte e di assistenti di politici.
Particolare allarme e sconcerto non può non suscitare l'accertata esistenza di fascicoli non protocollati riguardanti partiti politici, il rilascio di tesserini di riconoscimento a giornalisti non appartenenti al servizio e che, del resto, per legge non potevano appartenervi...
Onorevole Saraceni, per cortesia!
Sulla scorta di tutto quello che è emerso e di ciò che - sulla base di indizi di una certa consistenza che però, per obiettive difficoltà o per reticenze varie, non si possono elevare a dignità di vere e proprie prove - appare assai probabile che si sia verificato, non possono che esprimersi valutazioni negative sull'attuale assetto e proporre suggerimenti in ordine alla riforma di un sistema che è vissuto nell'equivoco e spesso nell'illegalità, procedimentale e non.
Innanzitutto, appare necessaria una seria riforma del reclutamento nei diversi organismi, con una regolamentazione chiara, accessibile a tutti, che disciplini assunzioni, trasferimenti, incarichi, promozioni, rapporti informativi, allontanamenti e quant'altro necessario. Ciò presuppone, naturalmente, che si abbiano chiari i compiti e le finalità di una intelligence moderna ed efficace in rapporto alle effettive esigenze che il rinnovato scenario mondiale pone quotidianamente alla ribalta. Solo così si può evidentemente determinare il fabbisogno del personale in rapporto alle reali necessità e, soprattutto, alle nuove qualificazioni e competenze che si richiedono, tenendo presenti tutte le problematiche che si propongono incessantemente, quali quelle, ad esempio, della globalizzazione dei mercati, delle nuove raffinate tecnologie e del rinnovato sistema finanziario. Tali nuove professionalità non possono evidentemente ricercarsi con metodi vecchi o fortemente burocratizzati, che peraltro, oltre a dimostrare tutta la loro inefficacia, hanno rivelato tutta la loro propensione verso nepotismi e favoritismi, i quali oltre ad essere contrari ad ogni elementare principio di giustizia, sconfessano ogni seria professionalità ed alterano profondamente tutto il sistema.
Appare in proposito assai utile guardare ai sistemi che i paesi stranieri più evoluti adottano da tempo, con risultati sicuramente positivi. Da tutto ciò nasce l'esigenza...
Ciò evidentemente non esclude che per particolari funzioni che richiedono eccezionali capacità si debba e si possa privilegiare un approccio diretto ed immediato, che fuoriesca da qualsiasi percorso predeterminato. Ma anche qui appare necessario che a tale sistema si ricorra in casi determinati e che, comunque, non superino percentuali che possono essere prefissate, tenendo nel dovuto conto l'esperienza del servizio. Sarà poi il raggiungimento delle finalità proposte a convalidare la scelta e, indirettamente, a dare credito a chi l'ha compiuta ed a legittimarlo per compierne delle altre con le stesse modalità.
Nessuno si nasconde la difficoltà del compito e la delicatezza dell'argomento, ma appare indispensabile, per evitare che si verifichino quelle deviazioni che da tempo, troppo tempo, ricorrono nel settore e che quasi sempre rimangono impunite o non rivelate, che sia portata una mentalità nuova, con regole chiare e precise, che escludano ogni possibilità di arbitrio, di gestione personalistica.
Assolutamente indispensabile appare poi che si accerti la lealtà istituzionale di coloro che vengono chiamati a svolgere compiti non facili, spesso ingrati, ma indubbiamente di grande delicatezza, dai quali spesso dipende la sorte di scelte decisive per la sicurezza del paese.
Per tutte queste considerazioni annuncio, a nome di forza Italia, il voto favorevole alla risoluzione del collega Frattini n. 6-00032 (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Proporrei poi con un ulteriore riformulazione di aggiungere nell'ultima parte del dispositivo della risoluzione che reca la mia firma il secondo, il terzo ed il quarto capoverso della risoluzione presentata dall'onorevole Tassone, i quali prevedono, sostanzialmente, adempimenti propri del Governo ai quali esso sta già provvedendo: si tratta di predisporre un regolamento di attuazione e di uniformare a livello regolamentare il rango delle fonti.
Se questa proposta emendativa raccogliesse il consenso dei colleghi firmatari dell'altra risoluzione, arriveremmo a sottoporre al voto dell'Assemblea un documento unitario che disciplina la materia.
Chiediamo pertanto di poter aggiungere le nostre firme alla risoluzione presentata dall'onorevole Frattini e da altri colleghi e ritiriamo la risoluzione n. 6-00033.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saraceni. Ne ha facoltà.
Abbiamo già riconosciuto e ribadiamo il merito del presidente Frattini nell'aver condotto il Comitato con uno spirito di grande unità di lavoro, che ha portato significativi risultati. Devo però ricordare che lo stesso onorevole Frattini nel suo intervento ha dato atto con molta lealtà che il Comitato ha lavorato in spirito di continuità rispetto all'attività del Comitato stesso nella scorsa legislatura. Può darsi che noi siamo stati più bravi, ma questo non può giustificare una delegittimazione del Comitato precedente che, anzi, merita grande apprezzamento!
Le ragioni della risoluzione che reca anche la mia firma, ma di cui è primo firmatario il presidente Frattini, le abbiamo già indicate. Pertanto preannuncio, anche a nome del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo, un voto favorevole sulla risoluzione, così come è risultata emendata dopo gli interventi del presidente Frattini e del collega Tassone, che ha accettato le modifiche.
In questo senso noi, che proviamo una grande diffidenza rispetto a questo tema per le vicende ben note e che credo tutti conoscano, non siamo in grado di valutare pienamente il lavoro del Comitato, né di esprimere un'opinione approfondita nel merito del lavoro svolto. Lamentiamo in ogni caso questo mancato confronto.
Pertanto la nostra posizione rispetto alla risoluzione, che con l'aggiunta delle firme dei colleghi Tassone ed altri è diventata comune, non può che essere di astensione, lamentando politicamente non una disattenzione bensì un atteggiamento rimarchevole da parte del Comitato e della sua presidenza.
Saremo certamente lieti se, condividendone il merito (perché il voto, più che per ragioni di ordine procedurale, dovrebbe essere espresso in base ai contenuti), il collega Diliberto od un altro collega di rifondazione comunista vorrà aggiungere la sua firma alla risoluzione n. 6-00032.
Quanto ai rilievi che il collega Diliberto ha fatto sull' impossibilità di valutare l'operato del Comitato, posso soltanto rinviare ad una diligente lettura di tutte le relazioni prodotte, nonché al resoconto stenografico del dibattito che si è svolto ieri.
Debbo solo fare presente che, se non ho male inteso la proposta, vi sarebbe una premessa che raccoglie la questione delle modifiche legislative auspicate non come impegno del Governo (perché così non potrebbe essere) ma come sottolineatura di un'esigenza...
Per quanto riguarda i tre punti che vengono aggiunti alla parte dispositiva della risoluzione proposta dal Comitato voglio solo fare presente che il secondo e
terzo punto del dispositivo della risoluzione Tassone mi sembrano sostanzialmente ricompresi nei due punti del dispositivo della risoluzione del Comitato. Un punto riguarda infatti il sistema di raccolta delle informazioni e l'altro il sistema di reclutamento. Non intendiamo sollevare una questione; auspicheremmo una rivisitazione di questa posizione e quindi una riassorbimento del secondo e terzo punto. Fatta salva la modifica in premessa e senza nulla da eccepire sulla questione della uniformità del rango regolamentare delle fonti, laddove non intervenga una modifica, do atto che non potremo che tenere conto delle due questioni, ma nel quadro più ampio rappresentato dal dispositivo della risoluzione originariamente presentata dal Comitato. In tal senso, auspicando una rivisitazione, anche laddove non dovesse avvenire, rassegno in questa chiave interpretativa il parere favorevole del Governo.
Avverto che il gruppo di forza Italia ha chiesto la votazione nominale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Frattini ed altri n. 6-00032, nel testo riformulato, accettata dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 427
Votanti 395
Astenuti 32
Maggioranza 198
Hanno votato sì 346
Hanno votato no 49
(La Camera approva - Vedi votazioni).


