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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 2 febbraio 1998, n. 7, recante disposizioni urgenti per fronteggiare l'eccezionale carenza di disponibilità abitativa.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione nel testo della Commissione, identico a quello del Governo, del decreto-legge 2 febbraio 1998, n. 7 (vedi l'allegato A - A.C. 4525 sezione 1).
CARLO FONGARO. Gli emendamenti che abbiamo presentato vogliono rimarcare la posizione del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania su questo provvedimento. Sono emendamenti che si discostano fra loro solo per la data di scadenza della proroga (già ieri, tra l'altro, abbiamo fatto notare che dimenticare il 1 febbraio ha rappresentato una sorta di scivolone da parte del Governo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, sul complesso degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
ALFREDO ZAGATTI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Fongaro 1.1, 1.4, 1.3 e 1.2.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sottosegretario Mattioli, le ho dato la parola per esprimere il parere sugli emendamenti, non su quanto ha detto l'onorevole Fongaro.
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. Mi sembrava necessaria una replica da parte del Governo.
PRESIDENTE. Non è questa la fase in cui svolgere la replica, signor sottosegretario: tuttavia, se vuole concludere il suo
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. Dicevo che era mia intenzione richiamare ampiamente il meglio dei testi liberali, in cui è indicata la finalizzazione sociale dell'uso della casa, che quindi non può ammettere - secondo, appunto, la dottrina liberale - la motivazione indicata dall'onorevole Fongaro: «la rivoglio perché è mia». Questo sì, con la dottrina liberale non ha assolutamente niente a che fare!
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Fongaro 1.1.
TOMMASO FOTI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento Fongaro 1.1, per un motivo molto semplice, ossia perché dopo aver ascoltato le dichiarazioni del sottosegretario Mattioli siamo ancora più convinti che siano valide le motivazioni che ci hanno portato, sia in Commissione, sia in altre occasioni, ad opporci a provvedimenti quale quello oggi in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani.
PIETRO ARMANI. No, volevo sottolineare un aspetto diverso ...
PRESIDENTE. Come lei sa, le dichiarazioni di voto sono svolte da un deputato per gruppo. Mi dispiace privarmi del suo apprezzato parere...
PIETRO ARMANI. Vorrei sottolineare la contraddizione tra questo provvedimento ed un altro provvedimento del Governo.
PRESIDENTE. Mi dispiace di non poterle dare la parola, perché è già intervenuto un collega del suo gruppo.
MARCO TARADASH. Signor Presidente, desidero sostenere questo emendamento ed anche esprimere il mio sconcerto di fronte alle lezioni di liberalismo che ci ha dato il sottosegretario Mattioli ieri nella discussione generale e anche oggi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, anche noi del centro cristiano democratico voteremo a favore dell'emendamento soppressivo perché ancora una volta provvedimenti che sono già dentro la logica della proroga, della politica fatta giorno per giorno, delle promesse più volte avanzate e poi disattese per quanto riguarda riforme organiche di un settore, vengono «aggravati» in aula da dichiarazioni del Governo, come quella fatta poc'anzi dal sottosegretario Mattioli. Dichiarazioni che in effetti caricano questi provvedimenti di una logica assolutamente inaccettabile che vuol fare passare provvedimenti che dovrebbero essere eccezionali. Si tratta di provvedimenti che sono punitivi di quella piccola proprietà, di quella scelta che tantissime volte ha fatto sì che con i sacrifici di una vita si arrivasse a realizzare la proprietà della casa per sé e per i propri figli, ma che si scontra con una realtà nella quale il bene oggetto di questi sacrifici viene sostanzialmente espropriato in permanenza, attraverso una concezione del diritto di proprietà quale quella descritta dal sottosegretario Mattioli, che è assolutamente al di fuori di ogni logica di un paese che voglia essere democratico e che non voglia colpire a casaccio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fongaro 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
PIETRO ARMANI. Avevo chiesto di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Mi dispiace, ma non le posso dare la parola perché siamo in votazione. Se vuole, può intervenire sull'emendamento successivo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fongaro 1.3.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, l'emendamento Fongaro 1.3 anticipa la data prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 2 febbraio 1998, n. 7, per cercare di rendere meno ridicolo questo ennesimo rinvio, questa ennesima proroga del regime di esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo, un sistema che ci portiamo avanti da molti anni.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fongaro 1.2.
CARLO PACE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non contesto l'aspetto giuridico
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Poiché il disegno di legge consta di un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
Avverto che gli emendamenti presentati sono riferiti agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, identico a quello del Governo (vedi l'allegato A - A.C. 4525 sezione 2).
Avverto altresì che non sono stati presentati emendamenti riferiti all'articolo 1 del disegno di legge di conversione.
Passiamo agli interventi sul complesso degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fongaro. Ne ha facoltà.
Cerchiamo di capire perché dopo cinquant'anni di proroghe continue in materia di sfratti ci troviamo di nuovo di fronte all'ennesima proroga. Ieri il relatore Zagatti ha fatto riferimento alla legge del novembre 1996 dicendo giustamente - perché così è avvenuto - che quel provvedimento passò con il voto favorevole di tutti i gruppi (compreso quello della lega nord) ed era stato proposto da alleanza nazionale. È vero. Quel provvedimento, che tra l'altro prevedeva una proroga degli sfratti fino al 30 giugno 1997, passò con il voto favorevole di tutti. Vorrei però ricordare che si può decidere di superare un ostacolo per misurarsi con se stessi oppure per sfuggire ad una minaccia. In quell'occasione vi era una minaccia e si chiamava ministro Di Pietro, il quale voleva, con un suo provvedimento, istituzionalizzare le commissioni prefettizie. Di fronte a tale pericolo si ritenne che il male minore fosse la proroga fino al 30 giugno. Inoltre fu allora promesso che entro la scadenza del 30 giugno sarebbe avvenuta la riforma delle locazioni. La proroga ebbe i suoi effetti, la riforma invece non fu attuata. Tuttora la riforma
delle locazioni è in alto mare. Proprio per questo ci troviamo di fronte ad un'ennesima proroga che porta al 31 ottobre la possibilità di ricorrere alla forza pubblica per il rilascio degli immobili.
Sarà l'ultima? Probabilmente no. Vi sono gravi e, a nostro giudizio, insanabili contrasti all'interno della maggioranza sia per quanto riguarda la durata dei contratti di locazione e gli eventuali rinnovi sia per i motivi che possono giustificare il recesso da parte del locatore. È difficile che tutto ciò si possa ricomporre in pochi mesi. Qualora poi si sanassero le divergenze sulle posizioni di rifondazione comunista ci sarebbe da augurarsi che vi fosse un'altra proroga; tali posizioni rappresentano infatti la fine del diritto alla proprietà privata. La fine del diritto alla proprietà privata si ventilava anche in qualche passaggio dell'intervento di ieri in aula del sottosegretario Mattioli. Vorrei infatti ricordare che il sottosegretario ha definito «istituto aberrante» lo sfratto per finita locazione. Si è anche chiesto - non so se con candore o con cinismo - perché mai il proprietario dovrebbe riavere la propria casa se non ne ha la necessità. Gli rispondo che ciò accade per il semplice fatto che la casa è del proprietario.
Questo è il concetto della proprietà privata. Se mi consente, signor sottosegretario, queste sue affermazioni evidenziano un'impostazione ideologica, direi anche un po' comunista, della materia delle locazioni. Probabilmente, questa è anche l'impostazione che il Governo vuole dare alla materia. È un'impostazione un po' comunista perché, vede, signor sottosegretario, qui vengono praticamente definiti «cattivi» tutti coloro che possiedono un capitale; solo loro sono cattivi, mentre gli unici «buoni», e quindi meritevoli di tutela, sono coloro che non possiedono un capitale, cioè una casa. Ebbene, io affermo che ciò è assolutamente sbagliato. È sbagliato in linea di principio, ma lo è tanto più in un paese in cui il 90 per cento degli immobili concessi in locazione è posseduto da piccoli proprietari, per i quali la seconda casa è molto spesso frutto di sacrifici e di risparmio: anche costoro, quindi, per tali motivi, sono meritevoli di tutela (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
La prego, però, signor Presidente, di consentirmi di intervenire per tranquillizzare l'onorevole Fongaro, perché davvero soltanto con una schematizzazione, che ieri avevo proposto non trovasse spazio nei nostri interventi, mi si può dare del comunista o accusare di scandire buoni e cattivi. Avevo richiesto vivamente che non scendessimo a questi livelli di banalità, onorevole Fongaro! Mi sembra che lei dovrebbe faticare molto per trovare nel mio intervento accenti di colpevolizzazione nei confronti dei possessori di capitale. Le dirò piuttosto che, al contrario, rifacendomi ad un'amplissima...
concetto, la prego di essere breve, altrimenti la sua diventerebbe una reiterazione polemica.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
In realtà, l'onorevole Mattioli è stato per lungo tempo rappresentante del Governo sulla materia e sulla nuova disciplina delle locazioni. Egli si è impegnato molto affinché, pur cambiando i ministri, non cambiassero mai i testi dei provvedimenti, sempre ispirati al più bieco vincolismo, sempre portati a sostenere l'esproprio, più o meno reale, del diritto di proprietà, rimanendo sempre difensore di posizioni che anch'egli poi intimamente dimostrava di non condividere, allorquando, in sede di Comitato ristretto, si lasciava andare a qualche spazio di libertà, forse perché in quella sede non era ascoltato da nessuno.
A me pare che il signor sottosegretario non debba preoccuparsi se qualcuno dice che l'impostazione dei provvedimenti di legge che il Governo ha sostenuto in materia di riforma del sistema delle locazioni è di natura comunista: questo è lo spirito. Poi, può anche dissentire da quanto il ministro Di Pietro ritenne in una notte di aver portato così bene avanti. È tanto vero che quella materia non è ben disciplinata che pure il PDS, che vuol distinguersi dai comunisti di rifondazione, oggi qualche passo avanti all'insegna di un mercato più libero lo deve compiere, ma non certo perché il Governo è stato di stimolo. Il Governo era piegato sulla posizione di rifondazione comunista, tutt'al più è stata la nostra posizione, quella del Polo, di alleanza nazionale e anche dei colleghi della lega, che ha portato il Governo a doversi ricredere rispetto a impostazioni che sicuramente erano da socialismo reale, non certo da libertà di mercato. Io suggerirei, caro rappresentante del Governo, di portare il testo che voi avete più volte condiviso - il testo Zagatti-ter, non l'ultima edizione - al ministro Bersani, per chiedergli come possa egli coniugare la libertà per quanto riguarda il settore del commercio - escludendo ovviamente qualsiasi valutazione di merito per quanto riguarda i contratti ad uso diverso da quello abitativo - con quel sistema di contrattazione nazionale, poi trasferita in sede locale, che, attraverso la sindacalizzazione del rapporto di locazione, voi volevate introdurre e volete difendere.
Ecco, a me pare che sopprimere oggi il comma 1 dell'articolo 1 di questo disegno di legge significhi innanzitutto dire a questo Governo: «noi siamo contro le proroghe, perché fino ad oggi le proroghe hanno portato al peggioramento dei provvedimenti al nostro esame e non sicuramente al loro miglioramento». Se poi il Governo vuole ricredersi e vuole finalmente sposare quella che dovrebbe essere una giusta rivendicazione, cioè creare più spazi di libertà nell'ambito della disciplina dei rapporti di locazione, noi siamo ben contenti di prendere atto che dopo due anni anche questo Governo ci è arrivato.
Onorevole Armani, per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Foti, lei interviene in dissenso?
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.
Il sottosegretario Mattioli dice che l'argomento «rivoglio la casa perché è mia» non è un argomento liberale e che bisogna addurre delle altre motivazioni, che peraltro non ha definito nei suoi interventi, per poter avere un bene di cui si è proprietari. Questo con l'argomento che una casa non è come un etto di mortadella. Francamente, non riesco a comprendere la distinzione tra chi decide di investire il suo denaro in un etto di mortadella oppure in un appartamento. Credo che dietro l'investimento in un bene o nell'altro ci sia comunque una scelta personale e una valutazione di tanti fatti, di tante questioni, non soltanto del denaro.
È un investimento quello della casa! L'idea che in Italia non si possa riavere indietro un bene se non attraverso una giustificazione sociale è un'idea che forse al ministro sembrerà liberale ma che nessun paese liberale al mondo condivide.
Io credo invece che la politica dell'equo canone o la politica delle proroghe nasca dal tentativo fatto dallo Stato, vale a dire dai Governi che si sono via via succeduti negli ultimi decenni e di cui il Governo attuale è continuatore, di scaricare sui privati un costo sociale che il Governo e lo Stato non vogliono assumersi. Ciò che riguarda la politica abitativa e il garantire le abitazioni ai bisognosi appartiene necessariamente alla sfera delle decisioni e dei costi pubblici.
I Governi di questo paese si sono rifugiati dietro una concezione molto distorta dello Stato sociale; hanno abdicato alle loro responsabilità ed hanno fatto pagare i costi sociali a cittadini scelti a caso. Molto spesso dietro l'acquisto di una casa c'è la fatica del lavoro di una vita, e molto spesso coloro che vorrebbero rientrare in possesso della casa che hanno acquistato sono in condizioni più disagiate di coloro che abitano all'interno di quella casa e che non la vogliono mollare a nessun costo. Tutti noi siamo a conoscenza di situazioni del genere!
Ed allora stabilire in linea teorica, non di fronte ad un problema pratico, che non sia possibile per l'oggetto casa, per la merce casa, affidarsi semplicemente al principio della proprietà e che invece ci debbano essere delle ragioni sociali superiori, che lo Stato è in grado di decidere ma il singolo no, per cui una proprietà deve essere possesso di altri rispetto a coloro che invece l'hanno acquistata, è francamente un non senso.
Ci troviamo in una situazione distorta in cui la pratica dell'equo canone, dei patti in deroga, delle proroghe che via via si sono succedute, hanno creato una situazione intricata, che crea problemi evidenti per tutti. Ma da qui a dire addirittura che rispetto alla proprietà della casa non possono valere le regole generali della Costituzione e i principi generali dello Stato di diritto e che bisogna fare un'eccezione, francamente questa mi pare grossa e assolutamente non accettabile. Mi sembra ancora una volta il
tentativo di perpetuare una ingiustizia sociale compiuta a carico di coloro che hanno erroneamente scelto di investire il loro denaro, che è spesso il risparmio di una vita sul bene casa, facendo in modo ancora una volta che si possa parlare per Governi, comuni e regioni e quant'altri soggetti aventi titolo a preoccuparsi dell'applicazione di leggi dello Stato non applicate, di una fuga dalla responsabilità. Non la si mascheri almeno in termini ideologici!
In questo senso il collega Taradash ha perfettamente ragione. Ci sono cittadini che pagano, non si capisce perché, al di fuori della fiscalità generale e che sono chiamati, soltanto loro insieme con le loro famiglie, a fare un sacrificio personale al di là delle logiche che in uno Stato democratico devono essere seguite per favorire chi ha bisogno di una casa e deve poterne ottenere una attraverso l'intervento pubblico, attraverso l'intervento dei comuni. È un beneficio che deve essere garantito a tutti senza però intervenire a casaccio, richiedendo dei sacrifici solo ad alcune famiglie e ad alcune persone. Non è possibile infatti che i cittadini si vedano espropriati di un bene di proprietà che, molte volte, è frutto dei sacrifici di una vita.
È per tale ragione che voteremo a favore dell'emendamento Fongaro 1.1, anche perché ancora una volta il Governo è venuto in aula a motivare i suoi provvedimenti con una visione dei rapporti sociali e dei diritti dei cittadini che riteniamo assolutamente inaccettabile.
Avverto che l'eventuale soppressione dell'articolo 1 del decreto-legge, che consta di due articoli, comporterebbe nei fatti la reiezione integrale del disegno di legge di conversione, poiché priverebbe di contenuto normativo il decreto-legge stesso, il cui articolo 2 reca la consueta norma finale sull'entrata in vigore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fongaro 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 235
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 237
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
Vorrei rilevare la contraddizione di fondo che caratterizza l'articolo 1 a fronte dei provvedimenti introdotti dalla finanziaria per il 1998 circa le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie. Nel momento in cui il Governo si pavoneggia, facendosi bello per l'introduzione di agevolazioni fiscali con cui si prevedono detrazioni del 41 per cento in cinque o dieci anni per le spese fino a 150 milioni per la ristrutturazione degli edifici ad uso abitativo - agevolazione che, a detta del Governo, dovrebbe rilanciare l'edilizia -, nello stesso momento proroga il regime degli sfratti.
Quindi vi è una contraddizione in termini perché chi ha interesse ad utilizzare l'incentivo fiscale sa già che non potrà ottenere la disponibilità del proprio immobile. Da un lato si incoraggiano le ristrutturazioni edilizie addirittura attraverso incentivi fiscali e, dall'altro, si blocca la disponibilità della proprietà con un sistema che qualcuno qui ha detto «comunistico» e che io attenuo definendolo «socialistico». Insomma, «se non è zuppa è pan bagnato» perché questo è un sistema per non rendere disponibile, come ha ben osservato il collega Taradash, un bene e per operare una distinzione fra le merci, nel senso che la «merce abitazioni» è soggetta ad un regime diverso da quello delle altre merci.
L'emendamento rappresenta un invito a tutti coloro che vorrebbero utilizzare la detrazione fiscale, a cui i ministri Visco e Ciampi affidano tante parte del rilancio della nostra congiuntura, a porre la massima attenzione perché sotto traccia c'è la «fregatura», nel senso che con questo sistema i proprietari non potranno recuperare gli immobili locati e quindi non potranno mettere a frutto quei capitali che, nonostante le detrazioni fiscali, intendono investire nelle proprietà immobiliari.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fongaro 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 231
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carlo Pace. Ne ha facoltà.
della sussistenza di un requisito di urgenza del provvedimento che stiamo esaminando e che l'emendamento presentato dal collega Fongaro porrebbe in condizione di non nuocere; contesto la sussistenza dell'emergenza non come requisito bensì come realtà sostanziale, poiché nessun evento è maturato dalla precedente proroga che abbia posto sotto una veste nuova e più stringente del passato questo evento. Se qualcosa è avvenuto, è esattamente il contrario, essendosi attenuato il tasso di crescita della popolazione anzi essendo diventato negativo, sicché sul piano complessivo si può affermare che l'esigenza abitativa si è ridotta di entità.
Tale premessa è necessaria affinché si comprenda come, quando si scelgono le vie delle «pezze a colori», non si adottano quei seri provvedimenti che potrebbero porre fine ad un problema o attenuarne la portata e la dimensione.
Nel caso di specie, voglio premettere che non so se ho capito bene il senso di un'affermazione portata a sostegno del provvedimento, secondo la quale anche nel caso di un proprietario che desiderasse rientrare in possesso della sua abitazione - magari per farne un uso proprio o dei propri familiari - ci troveremmo di fronte ad una richiesta singolare, ad un abuso del diritto di proprietà, dato il connotato sociale che quest'ultimo avrebbe e che sarebbe negato se ad abitare la casa fossero il proprietario o i propri figli. Se avessi compreso bene il senso di quell'affermazione, credo che questa interpretazione sarebbe singolare nel Parlamento di oggi visto che in esso, tranne una ridotta frazione dei presenti, nessuno si appella più alle concezioni ideologiche che hanno funestato dal 1917 a pochi anni addietro la vita di tutti i paesi comunisti e in particolare di tutti quelli che ne sono stati oppressi.
Fatta questa considerazione, vorrei andare alla sostanza delle cose.
La sostanza delle cose è che noi negli ultimi anni abbiamo inasprito talmente la pressione fiscale sulla casa - come è stato documentato anche dai mezzi d'informazione, che in genere non sono eccessivamente severi nel sanzionare i comportamenti governativi - che si è moltiplicata per coefficienti superiori all'unità, superiori al 2, al 3 e - mi voglio rovinare - al 5 e al 7 l'entità del carico fiscale sugli immobili.
Se questa è la realtà, dobbiamo porci di fronte a due conseguenze logiche. La prima consiste nel fatto che in questo modo abbiamo spento ogni interesse nell'investimento nell'edilizia. E allora, con le nostre stesse mani ci creiamo i problemi che poi dobbiamo cercare di sanare con provvedimenti tampone o «pezzi a colore», come sarebbe meglio definirli.
La seconda conseguenza è rappresentata dalla circostanza che con provvedimenti di questo tipo non si incoraggia ugualmente l'attività di costruzione, anzi la si scoraggia! Non solo, ma non si incoraggia l'investimento del risparmio in questa attività, ma la si scoraggia!
Nella sostanza, ci troviamo quindi di fronte ad un comportamento che crea problemi per poter poi dichiarare che è in grado di risolverli; ma naturalmente li crea a proprio vantaggio: in questo caso è lo Stato che li crea a vantaggio della fiscalità e poi li risolve a carico di altri, cioè dei proprietari! Questo è un modo assai singolare di intendere la socialità perché tra l'altro nel caso dei proprietari non è detto che il possesso di proprietà immobiliari sia in relazione diretta con l'entità dei patrimoni; anzi, tutt'altro! In genere, infatti, è proprio il risparmio di piccola dimensione che si indirizza - come è documentato dalle ricerche sulle ricchezze degli italiani - e si canalizza verso il «mattone»; mentre l'investimento di grandi dimensioni ha un'infinità di alternative di gran lunga più redditizie, più tranquille e più sicure da ogni punto di vista.
Per questi motivi, invito i colleghi a pensare in maniera un po' più razionale a questo tipo di problemi, a sottrarsi al ricatto dell'emergenza e a votare quindi a favore dell'emendamento Fongaro 1.2 (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fongaro 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 237
(La Camera respinge - Vedi votazioni).


