Seduta n. 323 del 11/3/1998

Back Index Forward

Pag. 62


...

La seduta, sospesa alle 14,10, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderà il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Romano Prodi.
Ricordo che, in base all'articolo 135-bis del regolamento, il presentatore di ciascuna interrogazione ha facoltà di illustrarla per non più di un minuto. Il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Romano Prodi, risponderà quindi immediatamente per non più di tre minuti. Successivamente, l'interrogante, o altro deputato del medesimo gruppo, avrà diritto di replicare, per non più di due minuti.
Lo svolgimento delle interrogazioni è ripreso in diretta televisiva.

(Crisi del Kossovo)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Ranieri n. 3-02044 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).
L'onorevole Ranieri ha facoltà di illustrarla.

UMBERTO RANIERI. Signor Presidente, le immagini, trasmesse in tutto il mondo, delle vittime della repressione nel Kossovo, ci dicono che quella terra può precipitare, essere travolta da una nuova guerra civile e che possono tornare all'ordine del giorno la fuga disperata delle popolazioni, i massacri, la pulizia etnica. La comunità internazionale non può, questa volta, come accadde per la Bosnia, muoversi con lentezza, capire in ritardo. Riteniamo che la strada da seguire sia quella della soluzione pacifica del conflitto. È indispensabile che le autorità di Belgrado incontrino i rappresentanti della comunità albanese del Kossovo, che si individui una strada per riconoscere a tale comunità l'autonomia. È questa l'unica via per evitare un conflitto drammatico.
Vorremmo conoscere, signor Presidente del Consiglio, le valutazioni del Governo in proposito e sapere quali iniziative ulteriori il nostro paese intenda adottare, oltre a quelle già intraprese in questi giorni.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

ROMANO PRODI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Ranieri, il richiamo che lei ha fatto alla Bosnia è proprio il monito che ci guida nell'interpretare i problemi del Kossovo. Il Governo li segue con molta attenzione, siamo molto preoccupati ed attiviamo le iniziative necessarie per far fronte ad essi, sia sul piano bilaterale sia su quello multilaterale. Sul piano bilaterale si sta operando una pressione forte sulle autorità serbe perché invertano la tendenza e abbandonino le operazioni di repressione, aprendo il tavolo alla trattativa con Pristina. Parallelamente,


Pag. 63

alle popolazioni del Kossovo diamo il segnale che debbono perseguire la ricerca di un percorso negoziale con Belgrado, nel rispetto dell'identità culturale, dei diritti della cultura e delle tradizioni del popolo del Kossovo. Il nostro ambasciatore a Belgrado ha avuto precise indicazioni in materia e sta svolgendo la sua funzione in queste due direzioni.
Sul piano multilaterale, il gruppo di contatto di Londra si è riunito, ha preso decisioni che sono in parte già esecutive ed in parte ancora interlocutorie, per vedere come il governo di Belgrado si applicherà ad obbedire agli inviti pressanti della comunità internazionale e quindi a mettere da parte ogni repressione.
I principi su cui si fonda la nostra azione sono molto chiari e, qualora Belgrado non ottemperasse, verrebbero adottate sanzioni molto forti e condivise da tutti gli altri paesi della comunità internazionale.
Riguardo alla cooperazione internazionale, anche l'OSCE è chiamata ad una serie di compiti in merito al monitoraggio della regione e sono in corso consultazioni al Consiglio di sicurezza in vista delle implicazioni che la crisi del Kossovo comporta per la situazione più generale.
Le linee della posizione italiana mirano prima di tutto all'armonizzazione con l'Unione europea e gli alleati atlantici, all'azione congiunta del gruppo di contatto e ad associare - questo è un aspetto importantissimo - il più possibile Mosca alle decisioni del gruppo di contatto stesso: è chiaro, infatti, che se si avesse una spaccatura che vedesse da un lato i serbi e Mosca e dall'altra il resto dell'Europa certamente non si potrebbe andare verso la pace in quell'area. Il nostro sforzo, quindi, è rivolto ad un coinvolgimento della diplomazia russa e finora tale sforzo ha avuto successo. Naturalmente, la pressione sulla Serbia, anche nelle ultime ore, è stata molto forte, molto vigorosa, però nello stesso tempo diciamo alle autorità di Belgrado che, se la Serbia adempirà agli obblighi che riguardano anche i problemi dell'autonomia istituzionale - non dell'indipendenza, ma dell'autonomia - del Kossovo, allora certamente avremo anche nei confronti della Serbia un atteggiamento di cooperazione e di aiuto, in un momento che è difficile anche per quel paese.

PRESIDENTE. L'onorevole Ranieri ha facoltà di replicare.

UMBERTO RANIERI. La ringrazio, signor Presidente, condivido le sue valutazioni. Vorrei sottolineare due aspetti che credo il Governo possa avere presenti nello svolgimento della propria iniziativa.
Il primo riguarda la pressione sulle autorità di Belgrado, che dovrà essere senza incertezze: la storia non deve ripetersi. Fu Belgrado, dieci anni fa, ad alimentare il mostro del nazionalismo etnico e nessuno dimentica che l'infinito dolore della guerra - che condusse alla sperimentazione in Croazia e in Bosnia della pulizia etnica, all'assedio di Sarajevo, ai massacri di Sebrenica - cominciò sulla base degli stessi argomenti con cui oggi qualcuno a Belgrado vorrebbe giustificare il pugno di ferro nel Kossovo. Belgrado deve quindi sapere che non ci saranno scontri e su questo punto occorre mantenere, come lei ricordava, l'unità tra Unione europea, Stati Uniti e Russia.
Il secondo aspetto riguarda il negoziato da avviare. Non è semplice; non sarà semplice il lavoro di Felipe Gonzales, se svolgerà la missione di mediazione, e tuttavia è negli stessi interessi di Belgrado scegliere questa strada. Se Belgrado ha a cuore l'unità statale della Iugoslavia non può pensare di mantenerla a colpi di cannone; non convincerà gli albanesi del Kossovo a restare nella federazione iugoslava massacrandoli. Se così facesse, condurrebbe alla rovina definitiva il proprio paese. Quindi, la strada obbligata è il negoziato che consenta di riconoscere al Kossovo uno status di autonomia. Se Belgrado non è in grado di riconoscere al Kossovo nemmeno quello che il regime di Tito riconosceva, allora vuol dire che siamo dinanzi ad un oltranzismo e ad


Pag. 64

un'irresponsabilità che la comunità internazionale non potrà non contrastare con grande determinazione, come lei ricordava (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

Back Index Forward