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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Lembo n. 3-02046 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente del Consiglio, la stampa ha abbondantemente dato risalto, nei giorni scorsi, ad alcune dichiarazioni del ministro Napolitano sulle oggettive difficoltà, addirittura sulla inapplicabilità, come ha scritto qualcuno, della legge riguardante l'immigrazione.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Lembo.
ROMANO PRODI, Presidente del Consiglio dei ministri. Confermo quanto lei ha detto riguardo alla smentita del ministro dell'interno. Non uso la stessa espressione cui lei ha fatto ricorso, però riconfermo che il ministro dell'interno ha immediatamente smentito le notizie di stampa e quindi le affermazioni attribuitegli circa la applicazione della legge sulla immigrazione di recente approvata dal Senato. Ha chiarito di aver semplicemente prospettato i complessi problemi da affrontare e si è ben guardato dal lanciare allarmi circa la presunta inapplicabilità della legge.
PRESIDENTE. L'onorevole Lembo ha facoltà di replicare.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, vorrei ricordare che il termine scemenze è stato usato dal ministro Napolitano davanti ai giornalisti che avevano riportato quella notizia, quindi non è certo una espressione da attribuire a me. Vorrei inoltre rammentare che ci troviamo in un quadro di accordi internazionali; infatti, ho per le mani la relazione del sottosegretario che fa riferimento alla applicazione della Convenzione di Schengen che lei dovrebbe ben conoscere.
L'onorevole Lembo ha facoltà di illustrarla.
Il ministro Napolitano - bontà sua! - ha definito una «scemenza» quanto è stato riportato dalla stampa; e non era certamente la stampa nostra ma quella considerata anche molto vicina ad ambienti della maggioranza, per non dire di regime.
Tra l'altro la legge non è stata promulgata, quindi si parla di una legge inapplicabile o con difficoltà di applicazione; la legge non ha ancora completato il suo iter. Sappiamo che si parla di 3-6 mesi per la predisposizione di un documento di programmazione e di sei mesi per il regolamento di attuazione; sappiamo che contemporaneamente i dati che vengono richiesti alle varie questure non si riescono ad ottenere oppure si tratta di dati estremamente frammentari.
Signor Presidente del Consiglio, quel è la realtà oggettiva? Cosa facciamo? Cosa fa il Governo? Cosa pensa di fare il ministro Napolitano in questa situazione in cui probabilmente neanche lui capisce quale sia la realtà in cui si trova?
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
È un fatto che posso confermare anche personalmente perché, al di là della valutazione positiva o negativa, questa legge era stata studiata in ogni particolare, in ogni dettaglio, in tutti gli aspetti delle sue applicazioni pratiche. È quindi chiaro che le dichiarazioni attribuite al ministro dell'interno non possono corrispondere a verità.
Le posso assicurare da parte mia che questa normativa verrà puntualmente attuata appena trascorreranno 15 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per essere concreti, i primi problemi riguardano gli adempimenti con le scadenze a tre e sei mesi, cioè la predisposizione del documento programmatico come base per la politica delle quote e dei regolamenti di attuazione, nonché la realizzazione delle diverse strutture previste dalla legge. Tra queste ultime, in particolare - questo è l'aspetto complicato, perché bisogna fare queste cose, ma stiamo già iniziando a farle - rientra l'istituzione delle diverse strutture previste dalla legge come i centri di permanenza e di assistenza temporanea per le persone da espellere che, essendo previsti per la prima volta, devono ovviamente essere creati ex novo.
Su ciascuno di questi punti il Governo sta già lavorando, consapevole delle difficoltà, ma impegnato a superarle.
Non sono importanti solo i compiti che spettano al Governo, ma anche quelli che sono in capo alle regioni e agli enti locali e quelli che chiamano in causa le forze politiche e sociali. È questa, infatti, una grande occasione che si offre all'Italia anche per dare un contributo originale e serio alla definizione di politiche comuni europee per l'immigrazione, per l'asilo e per la protezione umanitaria.
Quanto al problema delle risorse finanziarie per l'attuazione della legge, è stata sottolineata dal ministro Napolitano la necessità di utilizzare effettivamente e bene quelle già stanziate in misura consistente con la stessa legge.
Infine, a proposito del problema degli irregolari presenti in Italia, che non hanno acceduto alla regolarizzazione effettuata nel 1996-1997 sulla base del decreto Dini, si ribadisce che non può esserci una nuova sanatoria generalizzata e che il Governo è impegnato da un ordine del giorno del Senato a presentare entro tre mesi una relazione sullo stato attuale del fenomeno delle irregolarità ed a valutare eventuali proposte per le situazioni che sono meritevoli di considerazione.
Ci troviamo di fronte ad una legge così fortemente voluta dal Governo e dalla maggioranza da farne praticamente un testo blindato, fatto approvare a forza dal Senato, lamentando l'assenza dei gruppi di opposizione, come se un'urgenza impellente fosse alla base di tutto. Riscontriamo invece fino ad oggi la mancata promulgazione di quella legge, così come manca totalmente un piano di intervento per rendere attive le strutture previste dalla legge per recepire o espellere i cittadini stranieri.
Ci troviamo di fronte a tanti buoni propositi, ma a nulla di operativo, soprattutto se si tiene conto che esistono anche le frontiere marittime e che i centri devono essere ancora realizzati. Probabilmente le risorse finanziarie da impegnare risulteranno non sufficienti. Inoltre, non vengono date garanzie non tanto, come dice il ministro Turco, a tutela dei diritti degli immigrati, quanto a tutela dei cittadini italiani che, fino a prova contraria, dovrebbero essere i destinatari delle norme costituzionali dello Stato italiano.
A fronte di una situazione del genere, la sua risposta non è per nulla soddisfacente. Lei continua a manifestare delle buone intenzioni, ad individuare scadenze che ben conosciamo e testimonia che in realtà tutta la struttura del Ministero dell'interno e quindi del Governo non si è attivata per rendere applicabile un provvedimento estremamente complicato.
Vorrei dire che, dato che non abbiamo un Governo attivo qui a Roma (anche se pensiamo di averlo in qualche altra parte d'Italia), ci adopreremo qui a Roma con un referendum parzialmente abrogativo che riesca a porre un rimedio alle storture di questo provvedimento e, attraverso un intervento selettivo, porti ad una nuova legge che possa far fronte, al di là delle vostre carenze, alle necessità effettive (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).


