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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
Avverto che in base all'articolo 138-bis del regolamento, lo svolgimento delle interpellanze urgenti ha luogo a norma dell'articolo 138. Pertanto, il presentatore di ciascuna interpellanza ha facoltà di illustrarla per non più di quindici minuti e, dopo la risposta del Governo, di esporre per non più di dieci minuti le ragioni per le quali egli sia o no soddisfatto.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Tatarella n. 2-00956 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
PIETRO ARMANI. Il 5 febbraio scorso, è stata pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il regolamento recante norme sulle procedure per l'autorizzazione all'esercizio dell'attività dei fondi pensione e termini per l'iscrizione all'albo, che stabilisce le modalità di presentazione delle istanze per il rilascio delle autorizzazioni sia dei fondi chiusi sia dei fondi aperti. In tale regolamento si può notare come i termini entro i quali la commissione di vigilanza dei fondi pensione può chiedere ulteriore documentazione e deve poi dare risposta all'istanza per i fondi chiusi è più breve rispetto a quelli aperti: si tratta, infatti, rispettivamente di trenta e sessanta giorni, contro sessanta e novanta giorni.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Onorevole Armani, sono totalmente d'accordo sulle ragioni che presumo l'abbiano spinta a presentare l'interpellanza. Concordo cioè sulla necessità di accelerare al massimo le procedure perché i fondi pensione diventino, come devono diventare, un investitore istituzionale significativo del nostro paese. Ciò detto, devo fare qualche precisazione perché la materia è molto complicata ed è difficile capire bene la portata delle varie questioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Armani ha facoltà di replicare per l'interpellanza Tatarella n. 2-00956, di cui è cofirmatario.
PIETRO ARMANI. Prendo atto delle osservazioni del ministro e delle rassicurazioni che ha dato per quanto riguarda l'attuazione più rapida possibile non solo dei fondi chiusi ma anche di quelli aperti. Vorrei però sottolineare che secondo alcuni esperti della materia l'intenzione dimostrata dal Governo è quella di favorire i fondi chiusi rispetto a quelli aperti e ciò sarebbe dimostrato dalle più numerose opportunità concesse ai primi i quali possono, a differenza dei fondi aperti, usufruire oltre che dei versamenti da parte dei sottoscrittori, anche dei contributi dei datori di lavoro e, cosa più importante, di una quota del TFR.
L'onorevole Armani, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.
Nello stesso regolamento si autorizza la commissione a richiedere in casi particolari un nuovo termine, fino ad ulteriori 180 giorni per l'espletamento della procedura (e questo in particolare per i fondi aperti).
Visti i termini di cui sopra, mi sembra che sia evidente che i primi fondi pensione chiusi potranno prendere il via tra giugno e luglio impedendo, di fatto, di far
decollare i prodotti previdenziali aperti (visto che il mercato finanziario è quello che è, chi arriva primo, si prende i fondi). In questo caso, i fondi aperti sarebbero viceversa, a differenza dei fondi chiusi, a favore dei lavoratori autonomi, dei liberi professionisti ed anche dei dipendenti che non aderiscono ad un fondo pensione contrattuale chiuso (cito, a titolo di esempio, i fondi Fonchim, chimici, e Cometa, metalmeccanici) ed a favore - parlo sempre dei fondi aperti - dei dipendenti di piccole imprese che non possono sostenere i costi per la creazione di un proprio fondo.
Già dall'agosto 1997 circa novanta operatori hanno cominciato a presentare la domanda di autorizzazione e da allora si sono trovati ad interpretare una sorta di «corsa ad ostacoli». Il mercato finanziario italiano - come dimostra la recente vicenda Telecom - ha bisogno di investitori istituzionali perché, altrimenti, si dà vita a dei noccioli duri o a dei gruppi di azionisti di riferimento che con pochi soldi (nel caso specifico della spettabile FIAT con 300 miliardi) si comprano lo 0,6 per cento della Telecom e - come si è visto recentemente - la controllano.
Quando l'onorevole Turci, in un recente convegno sulla Società autostrade, a proposito del corporate governance affermò che bisognava abbandonare il concetto dei noccioli duri ed avviarsi verso la massima diffusione delle azioni con l'OPV, difendendo nel contempo la golden share forse, avendo esperienza soltanto nel settore della lega delle cooperative, non teneva conto del fatto che al più presto, signor ministro, bisognerà far partire i fondi pensione, soprattutto quelli aperti. Le faccio un rapido conto: gli iscritti a CGIL, CISL e UIL sono cinque milioni, di cui solo la metà sono lavoratori attivi; poiché la popolazione attiva è di circa ventidue milioni di persone, di cui due milioni, due milioni e mezzo sono in cerca di lavoro o disoccupati, vi sono quindici milioni di lavoratori autonomi - che sono professionisti, artigiani, commercianti e lavoratori delle piccole imprese - che sono pronti a sottoscrivere dei fondi pensioni sgravando la previdenza pubblica che ha bisogno di ciò, signor ministro!
Noi, quindi, dobbiamo far di tutto affinché questi termini, che sono differenziati fra fondi chiusi e fondi aperti (capisco che vi sono lavoratori di serie A come quelli protetti da CGIL, CISL e UIL e quelli di serie B che, viceversa, non aderiscono alla triplice), vengano equiparati; sostengo tale punto di vista perché i fondi aperti sono quelli che poi possono acquisire più facilmente competenze e professionalità all'estero, non perché, ovviamente, i grandi fondi esteri si appropriano del risparmio italiano, ma perché professionalità ed esperienze che vengono dall'estero (i gestori dei quali hanno una più consistente esperienza e professionalità) possano trasferire le loro professionalità anche all'interno del sistema finanziario italiano. Per assurdo siamo il terzo paese del mondo come risparmio, ma abbiamo il problema di collocare lo 0,6 per cento della Telecom presso i soliti noti! Il problema è proprio questo.
La invito pertanto caldamente, signor ministro, nell'interesse generale, sia della maggioranza che dell'opposizione, affinché questi termini siano equiparati perché i controlli che devono essere fatti sugli uni e sugli altri sono dello stesso tipo, trattandosi di collocamento sul mercato finanziario. Ritengo quindi che il regolamento debba essere modificato, attenuando e riducendo i termini per l'acquisizione di documentazioni, certificazioni, eccetera. Siamo sommersi da meccanismi burocratici defaticanti, in un settore, come quello del collocamento del risparmio presso investitori istituzionali, che è un elemento importante della privatizzazione delle aziende pubbliche; privatizzazione dalla quale il ministro Ciampi giustamente attende un'acquisizione di disponibilità finanziaria per il bilancio e per una politica di rientro dal debito pubblico consistenti. Questa operazione deve essere allora facilitata equiparando i termini sia per i fondi chiusi che per i fondi aperti.
Lei dice che c'è una contrapposizione tra fondi chiusi e fondi aperti, facendo intendere che i fondi chiusi sarebbero, per così dire, un riservato dominio dei lavoratori dipendenti organizzati nella «triplice» e i fondi aperti, viceversa, una specie di limbo per i lavoratori autonomi. Non è così. Se lei, che è molto esperto, pone attenzione agli aderenti ai fondi pensione, può verificare che sono di tutti i tipi. Possono cioè esserci lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti che aderiscono a fondi aperti e, viceversa, possono esserci fondi chiusi rivolti a lavoratori dipendenti e a lavoratori autonomi; la tipologia è quindi incrociata. Peraltro nella sua citazione delle quantità lei, onorevole Armani, ha evidentemente dimenticato di considerare che i fondi chiusi sono applicabili ai lavoratori dipendenti privati e pubblici, quindi siamo in realtà ad oltre dieci milioni di persone.
Il punto, quindi, è che le due tipologie sono aperte a tutti i tipi di lavoratori e i fondi si possono adire o con un contratto collettivo o anche, soprattutto nel caso di fondi aperti, in modo individuale. Personalmente sono convinto, e questo risulta anche dalle indicazioni oltre che del mio Ministero anche di quello del tesoro, che i fondi aperti siano un utile strumento di concorrenza, proprio perché non ci siano solo fondi chiusi. Su questo aspetto non esiste problema.
Per quanto riguarda i termini e le procedure, so che questa materia può dare problemi; infatti, proprio in fase di avvio gli adempimenti sono numerosi, tuttavia non li definirei una corsa ad ostacoli, ma una necessaria serie di cautele. Sappiamo in altri paesi quanti entusiasmi ed anche quante delusioni ci siano stati per i fondi pensione non adeguatamente sorvegliati; di qui la frequenza dei controlli, degli adempimenti. La commissione di vigilanza attualmente è competente in misura larghissima; l'ultima legge finanziaria ha aumentato le responsabilità di tale commissione e ridotto le competenze del Ministero.
Attualmente la commissione ha ricevuto undici istanze di grandi fondi chiusi e circa novanta richieste di autorizzazione di fondi aperti. Ha già approvato gli schemi di regolamento anche per i fondi aperti che sono ovviamente molto importanti, e sta esaminando i regolamenti che sulla base di questo schema le società operatrici di fondi aperti hanno mandato. La previsione è che entro Pasqua il primo stock di fondi aperti sarà autorizzato.
Anche per quanto riguarda i termini da lei citati, onorevole Armani, mi permetto di farle notare che è solo apparente la maggior lunghezza dei termini per i fondi aperti, perché è vero che per tali fondi ci sono 60 giorni per la documentazione e 90 giorni per l'autorizzazione, cioè 150, ma per i fondi chiusi in realtà c'è un termine più lungo perché la procedura si compone di due fasi. La seconda fase, quella che lei ricorda, è di 30 giorni più 60, quindi 90, ma nel caso di fondi chiusi c'è una procedura precedente per l'autorizzazione alla scheda informativa iniziale che è di altri 90 giorni, quindi in totale sono 180 i giorni per i fondi chiusi e 150 per i fondi aperti. Qualcuno può dire che sono troppi, io ritengo si tratti di una necessaria cautela soprattutto all'inizio. Tra l'altro si tratta di tempi massimi e nulla vieta che, una volta rodata la procedura, si possano accelerare. In ogni caso sollecito settimanalmente la commissione
di vigilanza, ma non ho poteri ulteriori, affinché questa fase iniziale sia accorciata il più possibile.
Concludendo credo si tratti di due tipologie entrambe da promuovere perché è giusto che siano aperte più opzioni. Nella sua interpellanza lei, onorevole Armani, cita anche un tertium genus, che in realtà io non riesco ad individuare; ci abbiamo pensato, ma è una tipologia che non risulta dagli schemi della legge. Se si può dimostrare il contrario ne saremo lieti.
Condivido, ripeto, i motivi da lei indicati per accelerare, per rendere più aperta la concorrenza e dinamizzare questo settore, ma mi sembra che l'attuale modo di procedere sia adeguato.
Bisognerebbe invece eliminare la discriminazione tra fondi chiusi e fondi aperti. Tra l'altro i lavoratori autonomi e soprattutto i dipendenti di piccole imprese sono maggiormente a rischio per quanto riguarda fallimenti, difficoltà, eccetera; si avrebbe quindi un interesse generale a fare in modo che il TFR venisse posto, per così dire, in garanzia, per evitare, appunto, queste difficoltà prospettiche e quindi canalizzare i TFR dei dipendenti delle piccole imprese verso fondi aperti. Questi ultimi possono anche essere fondi regionali. Mi sembra che il Trentino-Alto Adige stia proprio predisponendo un fondo regionale. Peraltro, trattandosi di una regione ben gestita, potrebbe benissimo stimolare professionisti, autonomi, artigiani, commercianti ad associarsi ai fondi regionali.
Ritengo, quindi, che ci sia ancora da riflettere e mi auguro che il signor ministro lo faccia nell'interesse generale.


