Seduta n. 324 del 12/3/1998

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(Contributi per la campagna elettorale del senatore Ayala)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Giovanardi n. 2-00953 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
L'onorevole Giovanardi ha facoltà di illustrarla.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, intendo succintamente illustrare la mia interpellanza, perché l'argomento mi sembra di estrema importanza.
Come è noto, sul finanziamento illecito ai candidati di partiti politici, il Parlamento ed il paese si sono interrogati più volte negli ultimi anni. Personalmente ho sostenuto in quest'aula, e continuo a sostenere, che le mere formalità relative al finanziamento sono qualcosa di simile ad una sosta vietata o ad un eccesso di velocità, cioè infrazioni stradali, violazioni, cui chiunque può incappare, senza dolo.
Ho detto che, se nel 1992, quando mi sono candidato per la prima volta, mi avesse chiamato Raoul Gardini, che allora era pressoché Dio in terra, un personaggio stimato universalmente, per offrirmi dieci milioni per la campagna elettorale, li avrei accettati e sarei tornato a casa contentissimo. Non mi sarebbe passato nemmeno per l'anticamera del cervello che avrei potuto essere chiamato a rispondere di concorso in bancarotta fraudolenta, di ricettazione e di violazione della normativa sul finanziamento illecito ai partiti, sul presupposto che i dieci milioni provenivano


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da una società e non da una persona fisica, eccetera, eccetera, eccetera.
In materia di finanziamento illecito dei partiti in quest'aula sono successe cose preoccupanti. Come ricorderete, l'onorevole Tabacci non solo fu inquisito, ma ne venne chiesto l'arresto per una fattura di sette milioni relativa a manifesti elettorali che un suo amico personale, sette mesi dopo la campagna elettorale, aveva pagato con un assegno non in qualità di persona fisica, ma in quanto titolare di una società, senza iscrivere tale operazione a bilancio. Ora, non avendolo fatto, ciò può far scattare un meccanismo che prevede fino a quattro anni di carcere.
Dal mio punto di vista è che queste formalità andrebbero sanzionate a livello amministrativo, come è accaduto successivamente per i candidati della campagna elettorale 1994-1996, cosa che non abbiamo ancora fatto per i partiti politici. Il mio punto di vista è minoritario, perché in quest'aula il sottosegretario Ayala ha dichiarato, a nome del Governo, in occasione della discussione del mio emendamento, contrariamente ai patti intervenuti con il Governo stesso, in base ai quali avrebbe dovuto rimettersi all'aula, che il finanziamento illecito dei partiti è un reato gravissimo, che va mantenuto perché la fattispecie è «criminale»; quindi si dichiarò sostanzialmente contrario ad ogni ipotesi di depenalizzazione della fattispecie.
Con una certa sorpresa ho letto che il sottosegretario Ayala aveva beneficiato di un assegno di dieci milioni da parte del costruttore Salomone e sono stato ancora più sorpreso quando lo stesso ha dichiarato che quei soldi non erano andati a lui, ma al partito repubblicano italiano: questa è stata la sua prima versione. Poi, poiché gli atti dimostravano cose diverse, ha cambiato versione ed ha dichiarato che quella somma era destinata alla sua campagna elettorale, ma che erano soldi ben spesi. In altri termini, ha tentato di buttare la cosa in barzelletta, affermando che quei soldi, dati a lui, erano quelli meglio spesi nella sua vita. Gli ho fatto allora sommessamente notare quanto risultava dalla sua dichiarazione (basta controllare gli atti depositati presso gli uffici della Camera). Da essi emerge che egli aveva giurato sul suo onore che i 90 milioni di contributo elettorale, con cui aveva sostenuto la campagna elettorale, erano giunti da parenti ed amici e che nessun contributo superava i cinque milioni: questo, ripeto, è agli atti della Camera.
Allora, il dottor Ayala ha dato una terza versione, sostenendo che io mi ero sbagliato, perché quei dieci milioni facevano parte di una fattura di oltre trenta milioni emessa da una società. Il fatto è vero, perché la Sopes Srl (via Montepellegrino, 13, Palermo) stanziò la somma di oltre 38 milioni di lire a favore della campagna elettorale del dottor Giuseppe Ayala, come risulta dagli atti. Però, questi 38 milioni e 341 mila lire non c'entrano assolutamente niente con i dieci milioni di Salomone: non c'entrano assolutamente niente, perché sono un'altra cosa! Quindi, siamo alla terza bugia del sottosegretario Ayala.
Vorrei chiedere al Governo come possa un suo rappresentante, che viene in quest'aula a sostenere che quel reato è grave, anzi gravissimo, e quindi si schiera contro la sua depenalizzazione, davanti ad uno come me, che invece ritiene che anche nel caso del dottor Ayala il fatto di non aver registrato dieci milioni relativi alla campagna elettorale del 1992 sia un peccato assolutamente veniale (come potete immaginare), affermare che quel reato è - ripeto - gravissimo.
Il dotto Ayala cambia 4 versioni, e non so ancora quante ne renderà. Vorrei sapere dal rappresentante del Governo se ritiene che questo tipo di comportamento sia compatibile, trattandosi non di una questione marginale nella vita del paese, ma centrale, perché sul finanziamento illecito dei partiti e sulla gestione di questo reato si è costruita e si sta costruendo la storia politica dell'Italia. Proprio attraverso il meccanismo per cui per alcuni due, tre o cinque milioni hanno voluto dire la stroncatura della carriera ed anche la richiesta di carcerazione,

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l'arresto e poi il carcere, per altri, evidentemente il fatto di aver intascato soldi contro la legge, non soltanto è un reato, ma può diventare, come ha detto il dottor Ayala il riconoscimento che quei soldi dati a lui erano soldi ben spesi.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento ha facoltà di rispondere.

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. L'onorevole Giovanardi nell'illustrare la sua interpellanza ha proposto riflessioni complessive sul tema del finanziamento illecito ai partiti, sui giudizi politici e sul ruolo svolto in quest'aula dal sottosegretario Ayala, che sono oggetto del confronto politico in generale e non invece del contenuto specifico dell'interpellanza urgente.
In risposta a quest'ultima, su delega del Presidente del Consiglio, posso affermare, sulla base delle informazioni fornite, che non risulta che il senatore Ayala non abbia osservato le regole sul finanziamento elettorale, né, onorevole Giovanardi, che abbia fornito versioni diverse e non veritiere del fatto attribuitogli.
La vicenda da cui prende le mosse l'onorevole Giovanardi è ricostruita e definita nel procedimento penale (ruolo generale n. 6280 del 1992) della procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo nei confronti del signor Claudio De Eccher e di altri, un procedimento che scaturiva dalle dichiarazioni rese dall'ingegner Filippo Salomone il 21 aprile 1993.
Le risultanze istruttorie hanno escluso sia l'esistenza di un versamento diretto di dieci milioni dall'ingegner Salomone alla segreteria del senatore Ayala, sia la conoscenza da parte del senatore di quel finanziamento, tanto che il procedimento si è concluso con il decreto di archiviazione l'11 gennaio 1996.
Dagli atti acquisiti presso l'autorità giudiziaria si legge testualmente che il senatore Ayala all'epoca non ebbe conoscenza di detto finanziamento e si era per di più rifiutato di incontrare il Salomone. Il senatore Ayala apprese nel dicembre 1997 dai giornali che l'imprenditore Salomone aveva dichiarato in dibattimento di avere finanziato, tramite un versamento di dieci milioni effettuato da una terza persona, il partito repubblicano italiano. Conseguentemente, il senatore, che fino ad allora aveva ignorato quella circostanza, ritenne che il finanziamento effettuato dal signor Caffarelli fosse stato fatto per il partito. Solo in un secondo momento il senatore Ayala ebbe piena conoscenza che le dichiarazioni rese parlavano di un finanziamento a lui destinato e ritenne che esso fosse ricompreso nel versamento di oltre 38 milioni effettuato dalla società a responsabilità limitata Sopes.

CARLO GIOVANARDI. L'assegno di dieci milioni?

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. A questo proposito bisogna puntualizzare che il signor Caffarelli non era estraneo a quella società, come sostiene l'onorevole Giovanardi nella sua interpellanza, ma ne era invece socio di maggioranza ed è in tale qualità che fece deliberare dalla società il finanziamento che, occorre ricordarlo, il senatore Ayala denunciò regolarmente.

CARLO GIOVANARDI. L'altro!

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. L'asserita diversità delle versioni fornite dal senatore Ayala, relativamente al contributo in questione, è in realtà facilmente chiarita. Si tratta di dichiarazioni rese su fatti che il senatore ignorava e riportate inoltre in modo inesatto dalla stampa.

Concludendo, ribadisco che non emerge alcun profilo che possa inficiare il rapporto di fiducia tra il Presidente del Consiglio ed il sottosegretario, senatore Ayala, e confermo la totale stima, a nome del Presidente del Consiglio, per l'azione svolta dallo stesso senatore Ayala in seno alla compagine governativa.


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PRESIDENTE. L'onorevole Giovanardi ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-00953.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, forse il Governo avrebbe fatto prima a dirmi che il senatore Ayala non esiste, non c'è il sottosegretario Ayala né c'è stato mai un sottosegretario che si chiama Ayala. Con la risposta del sottosegretario Montecchi, infatti, siamo sostanzialmente su questa linea, perché è lo stesso senatore Ayala ad aver ammesso, nella seconda versione difensiva, di aver preso 10 milioni per la sua campagna elettorale. L'assegno, infatti, è intestato a lui.
Quindi, già la prima versione difensiva, quella che fa riferimento al partito, è assolutamente falsa; la seconda poi è risibile: 37 milioni li ha dati la società ed altri 10 sono stati dati personalmente ad Ayala. A questo punto, la versione è quella della seminfermità mentale: «Ero talmente obnubilato dalla campagna elettorale che non mi sono mai accorto che mi sono arrivati 10 milioni»; oppure: «Li ho spesi e non lo sapevo».
Torno allora al mio ragionamento iniziale. Tutti abbiamo fatto la campagna elettorale e sappiamo cosa succede in quella fase. Chiunque avesse ricevuto un finanziamento non registrato bastava che andasse dai magistrati a dire: «Non mi ricordo, non lo so. Avrò speso quei soldi, ma a me non risulta che me li abbiano dati» e la questione veniva archiviata. O no? No, abbiamo l'ennesima conferma che in questo paese la legge non è uguale per tutti, perché davanti ad una prova documentale di un contributo superiore a quanto prevedeva la legge e che andava obbligatoriamente registrato, c'è qualcuno che dice: «Non era per me; era per il partito». Bene, andiamo a controllare. In alcuni casi si è controllato, si sono mandati gli avvisi di garanzia, si è proceduto ad arresti, si è stroncato il personaggio politico che è incorso in quella che per me continua ad essere una leggerezza, mentre in altri casi si archivia velocemente senza nemmeno andare a verificare quello che lo stesso Ayala ammette oggi: «Accidenti, erano per me! Erano per la mia campagna elettorale. Non me ne ero accorto, pensavo che fossero per il partito!»

FILIPPO MANCUSO. Ayala disse nel processo di averli utilizzati. Lo ha ammesso lui!

CARLO GIOVANARDI. Certo, quei soldi li ha utilizzati per la campagna elettorale; non è che non li abbia spesi.
Non solo, allora la legge non è uguale per tutti perché la stessa infrazione formale viene sbrigativamente archiviata in qualche procura mentre in altre viene fatta oggetto di avviso di garanzia ed anche di richieste di arresto o di arresto di parlamentari in carica, ma il Governo viene anche a sostenere in questa sede un sottosegretario che dice una bugia dietro l'altra. O vogliamo dire che è progressivamente alla ricerca della verità? Può essersi sbagliato la prima volta dicendo che i soldi li ha presi il partito - e li aveva presi lui - e può essersi sbagliato la seconda volta quando ha detto - perché lo ha detto - che comunque erano soldi spesi bene, non male, se sono andati ad una persona onesta come lui. Quando però ha affermato che i 10 milioni facevano parte dei 37 milioni ha detto un'altra bugia solenne, perché i 37 milioni erano una cosa e i 10 milioni versati con un assegno personale ad Ayala erano un contributo personale dato a lui per la sua campagna elettorale, con palese violazione della legge contro il finanziamento illecito dei partiti, che considero una formalità al rango di una multa, ma che Ayala continua in questa sede ed in televisione a sostenere essere un reato gravissimo quando riguarda gli altri, i suoi avversari politici, mentre diventa una barzelletta quando riguarda lui.
Il Governo, allora, avrà riconfermato la fiducia al sottosegretario Ayala dicendo che il suo è un comportamento serio, ma a me sembra che questo comportamento possa essere tutto meno che serio, sia dal punto di vista politico generale, sia da quello morale e di qualcuno che, in questa situazione, continua a fare il sottosegretario


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(Applausi dei deputati dei gruppi del CCD e di forza Italia).

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