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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Paissan n. 2-00955 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
MAURO PAISSAN. Signor Presidente, solo poche parole per chiarire ai colleghi e a chi ci ascolta l'oggetto della interpellanza urgente che ho presentato a nome dei deputati verdi. Farò questa brevissima illustrazione nella speranza che la risposta del sottosegretario Carpi possa contenere notizie positive al riguardo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato ha facoltà di rispondere.
UMBERTO CARPI, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato. Signor Presidente, onorevole interpellante, premesso che il Governo condivide pienamente le valutazioni sull'importanza e l'urgenza della materia in esame, per quanto riguarda il fatto specifico e le relative richieste sui motivi del ritardo e sull'opportunità di addivenire alla firma del decreto, il Governo risponde quanto segue.
PRESIDENTE. L'onorevole Paissan ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-00955.
MAURO PAISSAN. Ringrazio il sottosegretario Carpi per la notizia che ci ha dato: ci è stato comunicato che il decreto è stato firmato e questo era, per l'appunto, l'obiettivo che la nostra interpellanza urgente si poneva. Se poi, come ha detto in conclusione il sottosegretario, abbiamo in piccola misura contribuito a sollecitare l'adesione definitiva del ministro dell'industria, siamo doppiamente soddisfatti.
PRESIDENTE. Onorevole Paissan, cosa pensa dell'eventualità che un giorno si arrivi ad una codificazione più organica della materia ambientale? Ho infatti l'impressione che sia particolarmente complesso cercare i testi normativi specifici!
SAURO TURRONI. Per eluderli, Presidente!
MAURO PAISSAN. Abbiamo sollecitato proprio ieri, in sede di question time, il Presidente del Consiglio a dedicare particolare attenzione a questa tematica, nell'ambito della cosiddetta «fase due».
GIOVANNI FILOCAMO. La fase due fa parte della Cosa due...
MAURO PAISSAN. Lei, Presidente, richiama il valore di un testo unico sulla materia...
PRESIDENTE. No, onorevole Paissan, il testo unico mi fa paura, perché cristallizza. Preferirei, piuttosto, una legge-quadro.
MAURO PAISSAN. La legge-quadro è un accorpamento. La legislazione vigente sta minando qualche principio, piuttosto che contribuire a rafforzare la tutela ambientale.
SERGIO COLA. È un salottino, praticamente!
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, il suo è un precedente interlocutorio che serve veramente a dare un'interpretazione autentica del pensiero del collega interpellante!
PRESIDENTE. No, è una materia che mi appassiona.
FORTUNATO ALOI. Lei sa che passione viene da passus e conosce il significato del verbo latino patior!
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
L'onorevole Paissan ha facoltà di illustrarla.
Mi limito a rammentare che il decreto del Presidente della Repubblica n. 175 del 1988, noto come la cosiddetta legge Seveso, ha come oggetto la prevenzione di incidenti rilevanti che potrebbero essere causati da determinate attività industriali e la limitazione delle loro conseguenze per l'uomo ed anche per l'ambiente.
L'articolo 12 di quel provvedimento prevedeva l'emanazione di uno o più decreti del Ministero dell'ambiente, di concerto con quelli dell'interno e dell'industria, che dovevano individuare le norme generali di sicurezza ed i rischi di incidenti rilevanti con relativa adozione di misure di sicurezza da parte del fabbricante.
Oggetto della mia interpellanza è uno di questi decreti, da qualche mese alla firma del ministro dell'industria (mentre i ministri dell'ambiente e dell'interno hanno già provveduto a firmarlo).
Il decreto in questione è stato votato ed approvato dalla conferenza dei servizi il 18 dicembre dell'anno scorso nella versione attualmente alla firma, come dicevo, del ministro Bersani.
Chiarisco solo che l'ambito di applicazione di questo decreto è quello delle attività industriali a rischio di incidenti rilevanti e prevede l'individuazione appunto di quei rischi e l'adozione, da parte dei fabbricanti, di disposizioni di sicurezza, ma soprattutto di misure di formazione, informazione, addestramento ed equipaggiamento di coloro che lavorano in quegli stabilimenti ed in quelle fabbriche, od anche a protezione di quanti debbano transitare in quei luoghi come visitatori.
Trattandosi soprattutto di iniziative di formazione ed informazione dei dipendenti, l'attuazione di questo provvedimento non comporta per le imprese costi elevati, che peraltro sarebbero comunque doverosi, riguardando la tutela di pubblica incolumità. Tuttavia, trattandosi come dicevo solo, o quasi esclusivamente, di formazione od informazione, questi costi sono molto ridotti.
Chiediamo dunque che il ministro dell'industria firmi il decreto in tempi rapidissimi, nella speranza che, nel frattempo, ciò possa essere già avvenuto.
Il decreto, ancorché presentato nella conferenza dei servizi del 18 dicembre 1997, è stato trasmesso al Ministero dell'industria in data 26 gennaio 1998. Poiché erano nel frattempo giunte, anche successivamente alla conferenza dei servizi, segnalazioni da parte degli operatori del settore che lamentavano alcune imprecisioni nella terminologia utilizzata dal decreto, che avrebbero potuto comportare difficoltà interpretative, con pregiudizio delle aziende, gli uffici di questo ministero hanno condotto un approfondimento volto a valutare la fondatezza e la portata di tali osservazioni, nonché l'impatto che tali
possibili difficoltà avrebbero potuto avere sulle aziende del settore.
L'esame, che peraltro ha comportato il protrarsi di circa un mese nell'iter del provvedimento, ha portato alla conclusione che l'interesse alla salute dei lavoratori impiegati nelle aziende che attuano produzioni a rischio di incidente rilevante è comunque prevalente sui dubbi rappresentati dalle aziende. Di conseguenza, l'atto è stato firmato il 10 marzo ultimo scorso e, nella stessa data, inoltrato al gabinetto del ministro dell'ambiente.
Vorrei però personalmente ringraziare gli interpellanti, perché sono certo che con la loro puntuale segnalazione hanno certamente rafforzato la determinazione dei nostri uffici a concludere la vicenda.
Colgo l'occasione per ricordare che la materia di cui parliamo è tremendamente seria, perché l'Italia ha un triste primato su questo fronte rispetto agli standard dei paesi europei. Adottiamo con ritardo le direttive comunitarie e le statistiche che ci fornisce l'INAIL sugli infortuni sul lavoro sono semplicemente tremende.


