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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Marengo n. 3-01870 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 5).
FAUSTO VIGEVANI, Sottosegretario di Stato per le finanze. Con questa interrogazione si chiedono informazioni in merito ai negoziati in corso per la stipula di accordi bilaterali tra l'Italia e gli Stati Uniti d'America concernenti la revisione
PRESIDENTE. L'onorevole Marengo ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01870.
LUCIO MARENGO. Signor Presidente, signor sottosegretario, l'unica soddisfazione
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze ed interrogazioni all'ordine del giorno.
Il sottosegretario di Stato per le finanze ha facoltà di rispondere.
della vigente convenzione per evitare la doppia imposizione sui redditi. In particolare, gli interroganti sollevano dubbi di opportunità su tale iniziativa riguardo sia alla composizione della delegazione incaricata di condurre il negoziato, sia alla delicatezza delle questioni oggetto dell'accordo, soprattutto in considerazione dell'importanza che in tale ambito negoziale rivestirebbe l'adozione del concetto di stabile organizzazione sulla cui indebita applicazione è fondato il coinvolgimento per frode fiscale «dell'intero management della Philips Morris», attualmente in fase dibattimentale. Al riguardo il segretariato generale ed il dipartimento per le entrate competenti hanno rappresentato che effettivamente nella seconda decade del mese di gennaio del 1998 si è svolto un incontro tra le amministrazioni fiscali italiane e statunitensi, al fine di procedere alla revisione della vigente convenzione per evitare la doppia imposizione sui redditi. Una delegazione del Ministero delle finanze italiana ed una delegazione del dipartimento del tesoro statunitense si sono incontrati a Washington allo scopo di esaminare taluni aspetti di tale patto internazionale, alla luce delle modifiche legislative intervenute nei rispettivi sistemi fiscali.
L'incontro ha fatto seguito a quello tenutosi in Roma nel settembre del 1997, con il quale si erano ripresi i negoziati avviati nel 1992 e successivamente interrotti. Della delegazione italiana facevano parte il dottor Michele Del Giudice, direttore generale e capo della delegazione, il dottor Vieri Ceriani, consigliere economico del ministro delle finanze, la dottoressa Giovanna Pisciotti, direttore tributario del dipartimento delle entrate ed il dottor Franco Carli, funzionario tributario del segretariato generale, ufficio per le relazioni internazionali.
Per quel che concerne invece la materia oggetto di esame, i predetti uffici competenti, dipartimento delle entrate e segretariato generale, hanno rilevato che, nell'ambito dell'ultima riunione, si è discusso pressoché esclusivamente della problematica connessa alla recentissima introduzione nel nostro sistema fiscale dell'imposta regionale sulle attività produttive e del suo inserimento tra le imposte considerate ai fini convenzionali. Ciò allo scopo di definire gli elementi in base ai quali, in sede di rinegoziazione del trattato sulle doppie imposizioni, le singole imposte (nel caso specifico l'IRAP) debbano essere valutate. Si è fatto anche cenno alla specifica problematica concernente la definizione generale di stabile organizzazione.
A questo proposito, in primo luogo, la delegazione italiana ha riaffermato di essere favorevole al mantenimento della clausola attualmente vigente. Essa, va sottolineato, ricalca nella sostanza la redazione adottata dall'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel 1963. È stato specificato che i criteri adottati in seno alla predetta organizzazione internazionale continuano a mantenere la loro validità. In proposito, il dipartimento delle entrate ha ulteriormente osservato che una eventuale revisione della clausola concernente la stabile organizzazione verrebbe comunque effettuata alla luce dei predetti criteri adottati in sede internazionale.
In secondo luogo, come è normale, la revisione del trattato non potrà che avere effetto per il futuro. Ne consegue che nessun risultato che vada in qualche modo ad incidere sulla vicenda specifica, attualmente dibattuta in sede giurisdizionale circa l'esistenza o meno di una stabile organizzazione della Philips Morris, potrà produrre effetti per gli anni pregressi. È pertanto destituita di fondamento ogni notizia ricevuta dagli onorevoli interroganti circa il fatto che in qualche modo si sia potuto trattare di un qualsiasi intervento su situazioni, come quelle sopraindicate, la cui verifica resta riservata esclusivamente all'autorità giudiziaria.
è aver ricevuto alla mia interrogazione una risposta a tempo di record. Ne ho presentate circa 30 sulla vicenda monopoli di Stato e Philips Morris in quattro anni, ma è la prima volta che ricevo una risposta. Ora, la risposta più logica sarebbe stata da parte del Ministero quella di inviarci copia del verbale dell'accordo intercorso tra la delegazione italiana e quella statunitense. Avremmo preso atto dal documento dei termini dell'accordo: mi auguro di poterlo ottenere in futuro.
Vede, signor sottosegretario, non è una fissazione quella del sottoscritto di portare alla luce certe anomalie comportamentali del Ministero delle finanze e della direzione dei monopoli di Stato, perché tutto si incentra nel rapporto tra i monopoli di Stato ed una società multinazionale americana. Tutto viene fatto ad uso e consumo di questa società multinazionale. È vero che è in corso un presunto processo di privatizzazione dei monopoli di Stato; non si sa se il Governo otterrà l'assegnazione del relativo provvedimento in sede legislativa (presumo di no), magari sotto il ricatto del ricorso alla legge Bassanini. Nel frattempo, sui giornali viene pubblicato un bando di gara, a firma del direttore generale dei monopoli di Stato, che chiede assistenza sul processo di privatizzazione a società private che abbiano una stabile organizzazione in Italia. Non so a che titolo questo direttore generale abbia pubblicato a pagamento (vorremmo tra l'altro sapere quanto è stato speso) tale bando, ma soprattutto da chi è stato autorizzato ad anticipare decisioni del Parlamento: per questo andrebbe rimosso dal suo incarico.
Tornando all'argomento, non credo che le cose stiano proprio così, soprattutto perché non conosciamo i termini dell'accordo. Apprendiamo quello che lei ci riferisce, ed ovviamente si tratta di notizie attinte da fonti che citiamo anche nell'interrogazione.
Vorremmo avere copia dell'accordo perché siamo certi che non ci sia stato riferito per intero il suo contenuto. Riteniamo che vi sia la volontà da parte del Governo di favorire la definizione, forse in via amministrativa, di una questione che è giudiziaria e deve rimanere tale, anche se il procedimento è stato trasferito da Napoli a Milano (non comprendiamo perché, ma non entriamo nel merito di decisioni della magistratura). È quanto meno strano che sul settimanale Panorama sia stato commentato trionfalisticamente il fatto che siano stati espropriati i giudici di Napoli, i quali peraltro avevano già predisposto il rinvio a giudizio dei responsabili del management della Philips Morris. Questo trasferimento non ci piace, ma ne prendiamo atto, perché non riteniamo di dovere in alcun modo mettere in discussione le decisioni della magistratura. Crediamo nella magistratura e auspichiamo l'esito imparziale della vicenda, non come è avvenuto per la commissione tributaria di Milano.
Non posso dichiararmi soddisfatto perché sono convinto che quello che ci è stato riferito non sia il contenuto dell'accordo. Ribadisco pertanto la richiesta di ricevere copia del testo integrale dell'accordo intervenuto a Washington.


