Seduta n. 324 del 12/3/1998

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Discussione della mozione Bono ed altri n. 1-00223 concernente la disciplina internazionale della rete telematica Internet (ore 15,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Bono ed altri n. 1-00223 (vedi l'allegato A - Mozione sezione 1) concernente la disciplina internazionale della rete telematica Internet.
Ricordo che nella riunione del 10 marzo della Conferenza dei presidenti di gruppo si è proceduto, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del regolamento, al contingentamento dei tempi per la discussione della mozione.
Il tempo complessivo riservato a ciascuno gruppo è di 15 minuti, cui si aggiungono 15 minuti per il Governo, per un totale di 2 ore e 45 minuti.

(Discussione sulle linee generali - Mozione n. 1-00223)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Bono, che illustrerà anche la sua mozione.


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NICOLA BONO. Signor Presidente, la diffusione della rete Internet è sicuramente un indiscutibile vantaggio per tutta l'umanità ed un formidabile strumento di comunicazione per ogni sorta di messaggio.
L'assenza di limitazioni di ordine giuridico, però, ne ha stimolato l'uso illegale da parte di soggetti deviati desiderosi di esprimere i loro istinti più immorali ed inconfessabili.
Presidente, mi scusi...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sembra di stare alle scuole elementari! Vi prego di consentire all'onorevole Bono di svolgere il suo intervento.
Onorevole Pistone, per cortesia, prenda posto. E lei, onorevole Guerra, può girarsi verso la Presidenza?
Onorevole Ricciotti! Onorevole Ricciotti! Onorevole Ricciotti, la richiamo all'ordine per la prima volta.
Prego, onorevole Bono: ora lei manterrà il silenzio con la forza delle sue argomentazioni.

NICOLA BONO. La ringrazio, Presidente, ma ho un po' di raucedine perché sono raffreddato e dunque la mia forza vocale non è adeguata.
Internet non conosce confini, né territoriali né anagrafici. Pertanto i minori sono sempre più esposti alla strumentalizzazione per via telematica.
Ripetuti fatti allarmanti hanno provocato un fortissimo turbamento nell'opinione pubblica, come la lettera della Danish pedophilie association indirizzata direttamente ai bambini. Si tratta di un documento stravolgente, di cui voglio leggere in aula qualche passo, per mostrare la pericolosità dello strumento Internet.
In questa lettera rivolta ai bambini viene detto: «Bene, ricorda solo una cosa: se puoi dire di no, puoi anche dire di sì. Questo significa che se ti senti di fare qualcosa, hai il diritto di farla. Non importa ciò che ti ha detto il tuo insegnante, perché è un diritto: sei tu che puoi scegliere».
Questo manifesto dei pedofili continua ancora: «Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti chiedono di non raccontare agli altri quello che avete fatto assieme. Se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico adulto, puoi farlo andare in prigione e rovinargli la vita. Se senti che quella persona è stata buona e sincera con te e che non merita di essere punita, dovresti aiutarla e non raccontare a nessuno, nemmeno ai tuoi amichetti, quello che è successo. C'è un'altra cosa: sai cosa capita a te quando la gente lo scopre? Vai in terapia, diventi una persona malata».
Come si vede, attraverso questo strumento si cerca di indurre il concetto che i pedofili si prendono cura dei bambini.
La rete viene sfruttata sostanzialmente in tre direzioni. La prima è lo scambio e la diffusione di materiale pornografico osceno che coinvolge bambini. La seconda è l'informazione e la vendita di viaggi a scopo sessuale con possibilità di acquistare bambini. La terza è la proliferazione di organizzazione pedofile e la diffusione di proclami anche diretti ai bambini, come quello che ho testé letto. Chiunque, da ogni parte del mondo, può accedere gratuitamente alle fotografie per pedofili, mentre nessuno, da nessuna parte del mondo, può proibirne la diffusione. Esiste anche materiale pornografico a pagamento che può essere scaricato nel proprio computer tramite l'uso di una comune carta di credito. Il business è enorme e non è gestito da singoli e improvvisati mercanti, ma da vere e proprie organizzazioni.
Per quanto riguarda poi i viaggi a scopi sessuali, basti dire che è presente in Internet una serie di agenzie di viaggi con nomi che non lasciano dubbi sulla finalità dei viaggi stessi.
Un discorso a parte meritano infine le organizzazioni pedofile. L'impotenza della comunità internazionale ha spinto i pedofili a riunirsi in vere e proprie associazioni internazionali, le quali nell'assoluta impunità rivendicano il diritto di stuprare i bambini a cui peraltro rivolgono deliranti messaggi al fine di scoraggiarli a denunciare gli abusi. Le principali organizzazioni sono il Pedophilie liberation front, che ho citato poc'anzi (il quale


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trasmette dagli USA, ma la trasmissione è disponibile anche in italiano), e la Danish pedophilie association, quella della lettera che ho letto in precedenza.
In tal modo viene vanificato tutto lo sforzo che la comunità internazionale ha compiuto in questi anni per condurre la sua battaglia a difesa della dignità umana e dei diritti dei bambini. Vengono cioè messi in discussione i risultati della Conferenza mondiale di Stoccolma del 1996, la risoluzione di Saint Vincent del 1996, il programma operativo delle Nazioni Unite dello stesso anno, il programma operativo della Commissione sui diritti dell'uomo per la prevenzione della pornografia infantile del 1992 e tutti gli altri impegni assunti dalla comunità internazionale.
Un ulteriore episodio sconvolgente è una scoperta effettuata dall'associazione «Telefono Arcobaleno» (che merita in questo dibattito una citazione particolare), organizzata dal parroco di Avola, padre Fortunato Di Noto, che ha conquistato una credibilità nazionale (e tra poco immagino anche internazionale) nella lotta contro queste forme di devianza. Tale associazione ha scoperto un sito ospitante foto pornografiche di bimbi in inequivocabili pose di autoerotismo. In questo caso il sito, essendo italiano, è stato immediatamente chiuso, ma negli altri casi nulla si può fare. Tutto ciò non appare più tollerabile, essendo compito principale di ogni società civile difendere la dignità dell'uomo e soprattutto tutelare l'infanzia da ogni forma di aggressione e di strumentalizzazione.
Tutto ciò non deve assolutamente indurre a demonizzare quell'affascinante finestra sul mondo che è Internet. Tutt'altro. Alcuni colleghi di alleanza nazionale, per la precisione gli onorevoli Gasparri e Bocchino, sono i proponenti di un progetto di legge (atto Camera n. 2958) relativo ad agevolazioni per l'accesso alla rete Internet, che si propone l'obiettivo di abbattere i costi tariffari di accesso alla rete, che in Italia sono particolarmente gravosi e limitano tante opportunità...

PRESIDENTE. Colleghi, non costringetemi a richiamarvi all'ordine. Non posso farlo: non è cortese, non è garbato e non è civile da parte mia. Tenete un comportamento adeguato! È un problema di civiltà. Siamo stati eletti per rispettare alcuni diritti di fondo. Se in qualunque luogo pubblico i cittadini si comportassero in questo modo, sarebbero cacciati fuori!
Prosegua pure, onorevole Bono.

NICOLA BONO. La ringrazio, Presidente.
Dicevo che l'eccessiva gravosità delle tariffe di accesso alla rete Internet limitano tante opportunità, anche per superare situazioni di marginalità, come nel caso delle possibilità offerte ai cittadini non vedenti.
Ciò che si chiede con la mozione in esame, quindi, è di evitare che la sconfinata prateria virtuale di Internet diventi un far west senza leggi, sull'esempio dell'Unione europea che sta predisponendo una carta per disciplinare le vendite via Internet. Esistono zone grigie nella normativa internazionale che lo strumento telematico ha introdotto ed evidenziato e che si sta cercando a mano a mano di colmare. Attraverso i meccanismi delle vendite via Internet si viola una serie di norme, o comunque si mette in discussione una serie di certezze che negli scambi normali e ordinari non esistono da secoli.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 15,17)

NICOLA BONO. Se questo sta avvenendo, ad esempio sul terreno commerciale, occorre a maggior ragione provvedere ed intervenire in un campo così delicato come quello della tutela dei minori, definendo una normativa internazionale idonea ad impedire e reprimere in ogni parte del mondo l'uso illegale e criminale di Internet.
Con l'approvazione di questa mozione la Camera dei deputati italiana sarà la prima Assemblea legislativa al mondo ad


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impegnare il Governo a mettere in atto tutte le iniziative a definire nel più breve tempo possibile un accordo tra gli Stati del mondo per una corretta disciplina di Internet, che consenta di perseguire penalmente chiunque, in qualunque parte del mondo, usi in modo illegale il sistema telematico, in nome dei principi di tutela e difesa della dignità umana e di salvaguardia dei diritti dei bambini di tutta la terra.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mazzocchin. Ne ha facoltà.

GIANANTONIO MAZZOCCHIN. Signor Presidente, colleghi, il successo di Internet, la rete delle reti, può interpretarsi in due maniere. Se infatti questa rete supera del tutto le barriere fisiche e geografiche che nei secoli hanno diviso gli uomini e le nazioni e se nelle innumerevoli banche dati che essa contiene si può trovare la risposta ad ogni tipo di problema, è anche vero che il risvolto negativo è costituito dalla quasi totale assenza di regolamentazioni certe e specifiche che impediscano le lesioni dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui.
Sono stati purtroppo i tristi episodi di cronaca che ricordava l'onorevole Bono a porre in luce, da un lato, l'insufficiente livello di tutela giuridica offerta dalle norme vigenti di fronte a situazioni di aggressione di beni giuridici assolutamente nuove, dall'altro lato, la necessità di un intervento del legislatore volto ad adeguare a tali assolute novità i contenuti normativi. Questi episodi di cronaca hanno il più delle volte coinvolto i diritti di riservatezza, spingendo i Governi e le autorità ad intervenire con divieti e censure varie.
Anche per Internet, quindi, si pone l'esigenza di contemperare il diritto fondamentale alla libera manifestazione del pensiero riconosciuto nelle Costituzioni con la tutela dei diritti fondamentali, a partire da quello alla privacy.
Ma le questioni giuridiche diventano molto spinose con riferimento a questa rete di comunicazione globale che collega in tempo reale milioni di utenti in tutto il mondo. Un numero che oltretutto è destinato ad aumentare a ritmi vertiginosi. In Italia, per esempio, gli utenti di Internet aumentano ad un ritmo del 125 per cento l'anno.
Che tali questioni giuridiche si pongano con problematicità si spiega non tanto con le dimensioni del fenomeno, quanto con il fatto che Internet non è territorio fisico, dove esistono confini e delimitazioni; è l'armamentario concettuale e giuridico che vacilla quando è applicato ad un non luogo. È proprio questo il non facile problema posto dalla rete: l'extraterritorialità che rende inapplicabili, se non rielaborati nel loro contenuto, i tradizionali istituti del diritto. Non vi è dubbio che in mancanza di tale adattamento il diritto degli individui corre il rischio di essere leso in modo irreparabile. Occorre quindi dare un segnale per evitare che un fenomeno tanto vasto si trasformi in strumento di condotte illecite; occorre perseguire comunque il contemperamento tra diverse esigenze, per far sì che dietro alla necessità di tutelare i diritti fondamentali non si nascondano forme di censura. Da questo punto di vista la mozione in discussione è meritevole poiché pone politicamente un problema che i giuristi stanno già da tempo affrontando. Penso per esempio al recente intervento del garante della privacy Rodotà, il quale nel valutare i primi risultati dell'applicazione della normativa ha ricordato come sia stringente la necessità di approntare adesso un'apposita disciplina relativa ad Internet.
Il nostro paese è piuttosto indietro rispetto ai partner europei per quanto riguarda il settore dell'informatica e permane la carenza di norme organiche nel settore. Ci sono voluti più di quindici anni e gli obblighi derivanti dagli atti dell'unità europea e da trattati come quello di Schengen per approvare una legge sulla tutela dei dati personali laddove in altri paesi (come ad esempio la Germania) esistono leggi di seconda e terza generazione su questo tema. Da questo punto di vista, quindi, rendersi promotori dell'avvio


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dei negoziati per la stipula di un trattato internazionale per la regolamentazione della rete Internet avrebbe anche il merito di far recuperare al nostro paese, almeno sul piano dell'iniziativa, il ritardo che scontiamo nella normativa sull'informatica e la telematica.
Essere una moderna democrazia europea non vuol dire solo rinnovare, come stiamo facendo, la struttura costituzionale del nostro Stato. Vuol dire anche sfruttare l'enorme offerta della tecnologia dell'informazione per migliorare la qualità dell'amministrazione e la vita dei cittadini. È ovvio che alla base di quanto ho appena affermato deve esserci una regolamentazione omogenea e precisa, soprattutto a livello internazionale. Internet infatti è il più potente strumento di unificazione dei popoli. Cadono le barriere spaziali e temporali tra gli Stati e dunque ogni utente è parte di un'unica società dell'informazione globale. Lo strumento più democratico, dunque, ma anche il più pericoloso se non regolato.
Una via giuridicamente percorribile potrebbe essere quella di diritto internazionale delle telecomunicazioni, che crei come fu fatto a suo tempo per il diritto internazionale del mare una piattaforma omogenea come terreno di sviluppo delle nuove regole dell'informazione globale. Questo perché i diversi paesi raggiunti dalla rete Internet fondano i loro ordinamenti su basi diverse fra loro e su costituzioni differenti. In Germania, per esempio, sono stati banditi centinaia di siti dove i neonazisti negano la stessa verità dell'Olocausto, ma quei siti sono raggiungibili da tutti i paesi dell'Unione europea. È evidente, allora, che serve una regolamentazione.
Un altro elemento che si presenta come ulteriore ostacolo dipende dal fatto che Internet è una rete multimediale; mi riferisco ad una tecnica che consente ad un elaboratore elettronico di offrire all'utente contemporaneamente immagini, - anche in movimento - suoni e dati, riunendo in un computer le potenzialità di tutti i mezzi di comunicazione oggi esistenti (telefono, fax, televisione). Occorrono regole precise per i profili peculiari che attengono a forme di lesione del diritto alla riservatezza perpetrate anche attraverso la lesione del diritto di immagine.
Internet, allo stato attuale, rappresenta una giunga informatica, una rete che opera nella quasi totale assenza di regole. Occorre allora garantire, anche tramite un trattato dei diritti minimi, attraverso la rielaborazione o la creazione di norme specifiche, almeno l'identificazione degli utenti, stabilendo il principio della esclusiva e personale responsabilità degli utenti stessi, per ciò che dicono o per come utilizzano la rete. Occorre infine individuare almeno un contemperamento tra la responsabilità oggettiva e l'esenzione assoluta di responsabilità per i fornitori di accesso telematico.
La tendenza che si va delineando in Europa è quella di non contemplare una rigida regolamentazione della rete. Proprio in questi giorni è stato approvato dall'Unione europea un principio generale, che potrebbe costituire la base dell'accordo che il Governo si impegna a promuovere, per cui si attribuisce la responsabilità di quanto immesso in rete all'autore. I provider, cioè i fornitori di accesso a Internet dovranno, per parte loro, garantire trasparenza e correttezza delle informazioni e la sicurezza delle proprie strutture. In pratica si tratta di promuovere un codice deontologico dei provider che assuma forza di legge, spettando alle legislazioni nazionali e comunitarie fissare i criteri generali della sicurezza stessa e della protezione dei diritti fondamentali. La difficoltà della predisposizione di strumenti normativi per regolamentare la rete deriva dal fatto che è assai delicato contemperare diritti fondamentali di segno opposto come la libertà di espressione e quello alla riservatezza.
Internet è uno strumento iperdemocratico. Chiunque può accedervi, immettervi i propri dati ed interagire con milioni di altri utenti, magari a distanze intercontinentali. Democraticità e interattività sono caratteristiche giustamente esaltate dai cultori, però l'infinita libertà di azione che

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il mezzo promette è proprio l'origine dei problemi di tutela giuridica dei diritti fondamentali. L'eccesso di libertà può danneggiare la libertà stessa. Ecco perché senza limite al diritto di accesso e in assenza di una precisa regolamentazione le informazioni spazzatura, i servizi inutili, scadenti, volgari e le attività criminose si moltiplicano, intasano le reti, superano ogni filtro e ledono i diritti. Quanta libertà togliere ad Internet perché quest'ultima diventi sempre più libera e rispettosa della privacy dei soggetti?
Probabilmente, la risposta coinvolge tutti. Gli Stati dovranno elaborare norme internazionalmente omogenee, per evitare interferenze reciproche. Ma non sono solo gli Stati a dover giocare un ruolo primario, anche i fornitori di accesso alla rete dovranno cominciare a distinguere, se non tra utenti «buoni» e utenti «cattivi», almeno tra vera informazione ed informazione lesiva dei diritti.
È una doppia strada, quindi, quella che siamo chiamati a percorrere. Da un lato, la predisposizione di norme internazionali e nazionali omogenee, generali e flessibili. La legge infatti non può inseguire la tecnologia; la normativa deve stabilire criteri generali e flessibili in grado di adeguarsi al mutare delle conoscenze tecnologiche. L'altra strada è quella della autoregolamentazione e dei principi di responsabilità di utenti e fornitori di servizi.
Solo in tal modo potremo rendere quel villaggio globale che è Internet un luogo dove libertà e garanzia non siano virtuali ma concretamente ed efficacemente protette (Applausi dei deputati dei gruppi di rinnovamento italiano e dei popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pistelli. Ne ha facoltà.

LAPO PISTELLI. Signor Presidente, colleghi, la mozione presentata dal collega Bono ed altri, alla quale da ultimo anch'io ho aggiunto la mia firma, ha un merito, quello di porre all'attenzione di quest'aula e quindi indirettamente all'intero paese un tema molto importante, non soltanto attuale e quindi urgente, ma importante in sé. Importante perché mette insieme due questioni che sono due facce della modernità: da un lato, le grandi opportunità offerte dalla rete, da Internet, dall'altro, una delle facce più tristi della modernità, cioè l'abuso sui bambini e il tema della pedofilia.
Qui vorrei svolgere pochissime considerazioni, anche per rispetto dei colleghi, improntate soprattutto al più schietto buon senso, perché il rischio che abbiamo, mettendo insieme due aspetti così delicati della modernità, è quello di guastarli con il virus della retorica e invece abbiamo bisogno di guardare a questo tema con molto realismo.
Dall'operaio Ludd in poi nel 1800 si è posto il problema - da qui il luddismo - del rapporto con l'innovazione e con gli strumenti dell'innovazione. Una delle cose che i moderni oggi denunciano come segno di provincialismo e di non comprensione del ritmo della storia è di prendersela con l'innovazione immaginandosi di poterla fermare e soprattutto di prendersela con gli strumenti dell'innovazione, scambiando quindi gli strumenti per i contenuti che gli strumenti possono veicolare.
Credo che su Internet i colleghi abbiano già detto cose importanti che non vale nemmeno la pena di ripetere, per cui farò soltanto alcune sottolineature. Internet non soltanto ha permesso ed è diventata o sta diventando strumento di alfabetizzazione informatica per nuove generazioni - che è un fatto di per sé importante, non soltanto per la loro alfabetizzazione moderna, ma anche per il meccanismo di trascinamento economico che esso porta con sé - ma sta diventando uno degli strumenti principali di costruzione di una cultura globale. Si può discutere se la globalizzazione porti con sé, tra i frutti avvelenati, soltanto l'estraneamento, la tendenza a rinchiudersi ciascuno nel proprio orticello. Io penso che invece Internet, insieme ad altri strumenti, sia utile oggi per diffondere, anche con intelligenza, la cultura della mondialità, la


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cultura della globalità. Inoltre, lo strumento della rete ha la possibilità di abbattere, come mai altri strumenti hanno avuto negli ultimi decenni, le distanze, anche logistiche, il che permette oggi alla cultura, alla ricerca di scambiarsi in tempo reale dati, informazioni, conoscenze, riuscendo così a dare un'accelerazione al ritmo dello sviluppo della cultura di questo pianeta. E questo è un fatto importante che non ci possiamo nascondere.
Qualcuno si è anche, in questo caso, devo dire, illuso - però è un tema che un'aula parlamentare, frutto delle culture liberali dei secoli scorsi ha il dovere di porsi - che oggi la rete possa diventare sostitutiva addirittura dello strumento della democrazia rappresentativa. In qualche modo, gli strumenti informatici e telematici come strumenti a lungo termine sostitutivi della democrazia rappresentativa e come strumenti introduttivi invece di una democrazia diretta e continua: la possibilità per tutti di partecipare a tutto, la possibilità per i governanti - non solo quelli politici, ma anche coloro che governano processi culturali o economici - di essere sottoposti ad un'attività di verifica, di controllo e di feedback in tempo reale sulle proprie scelte. Credo che vi sia evidentemente un che di illusorio in questo tipo di atteggiamento, ma non c'è dubbio che, ad esempio, i cosiddetti focus group o i newsgroup, che discutono qua e là in rete sul pianeta dei temi più svariati, stiano rappresentando comunque una delle modalità di abbattimento dei muri culturali di questo pianeta.
Dall'altra parte del problema, l'altro corno del dilemma è la pedofilia. Su questo credo che non si ecceda mai in retorica se si esprimono le parole di condanna più severa che l'intelligenza possa suggerire. Tra l'altro, la pedofilia si pone in controtendenza anche rispetto ad uno degli insegnamenti della modernità. Abbiamo un collega in quest'aula, l'onorevole Melograni, che in un pregevole libro pubblicato un anno fa, La modernità e i suoi nemici, spiegava con molta ricchezza di particolari come in cento anni l'umanità abbia invertito il rapporto di attenzione che si aveva cento anni fa fra persone anziane e bambini. Cento anni fa gli anziani erano i depositari della saggezza e quindi erano al centro di ogni attenzione e i bambini invece vivevano in condizioni di permanente sfruttamento e insicurezza. Cento anni dopo uno dei frutti positivi - dice Melograni ed io condivido - della modernità è avere recuperato, rivalutato la cultura dell'infanzia e dei bambini, ahimè, aggiunge Melograni, a scapito degli anziani, che invece oggi, in una cultura produttivistica, vengono in qualche modo scavalcati e poco considerati. Prendiamo però l'aspetto positivo: se è vero che la modernità ha tra i suoi frutti positivi la cultura dell'infanzia, abbiamo il dovere di promuovere e di diffondere tutti gli strumenti possibili, concepibili e immaginabili per promuovere e difendere nei fatti, nelle norme, nei comportamenti la cultura dell'infanzia. E allora, niente di peggiore, di più lontano, di più grave, di più condannabile di chi abusa dell'infanzia e quindi abusa dell'innocenza che dell'infanzia costituisce la sua ragion d'essere.
Allora, però, che fare? Come mettere insieme questi due corni del problema? Vorrei che qui non eccedessimo, non ammazzassimo questo dibattito con la retorica. Noi sappiamo, soprattutto se il problema è quello di una regolamentazione globale, in primo luogo, che «globale» vuol dire regolamentazione dei paesi ricchi, che hanno la diffusione di strutture informatiche tali da avere provider e utenti, e, in secondo luogo, che non esiste oggi possibilità cogente per un sistema che è sottoposto alla più ampia e libera iniziativa, le cui strutture sono state recentemente liberalizzate anche dagli accordi del GATT e che ha in sé una capacità di autoevoluzione rapidissima. Allora, io, che pure ho firmato la mozione, mi rendo conto che chiedere una regolamentazione globale stringente oggi ha soltanto il valore di indicare un obiettivo, una stella, ma certamente non è nell'agenda del realismo possibile della politica.

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Abbiamo invece il dovere di spingere il più possibile in direzione della autoregolamentazione dei provider, sapendo anche che tutti i tentativi nazionali di disciplina di questo problema vengono facilmente scavalcati. I colleghi ricorderanno che quando scoppiò lo scandalo dei siti a sfondo pornografico e a speciale contenuto di pedofilia in Germania, erogati da un provider americano, America on line, il Governo tedesco stabilì in qualche modo il divieto per i nodi tedeschi di potersi connettere a quel provider. A distanza di poche settimane da quel divieto, che pure fu rispettato, proprio per le caratteristiche della rete, gli stessi siti riapparvero, messi però in rete su altri nodi, da altri provider.
Allora, non abbiamo la possibilità di fissare regolamentazioni cogenti, però possiamo fare in modo che si diffondano gli strumenti di un'autodisciplina e di un'autoregolamentazione.
Possiamo però fare una cosa; dobbiamo sempre ricordarci la legge di Gresham quella che metteva in correlazione il rapporto tra la moneta cattiva e la moneta buona. Non si tratta di essere pessimisti e ottimisti; la rete oggi non è una giungla ma una grande prateria, anzi se mi permettete la citazione kennediana può anche essere una «nuova frontiera». Ed allora chi ha attenzione ai contenuti positivi che la rete può diffondere ha il compito di rendere più appetibili i contenuti positivi e quindi sostituire la moneta cattiva con la moneta buona.
Sappiamo che la curiosità, anche perversa, è innata nella natura umana, ma noi in questo momento abbiamo il dovere, come rappresentanti di una comunità, come latori di una responsabilità politica e dunque pubblica, di incentivare la promozione di contenuti positivi, delle reti civiche, della diffusione della cultura e di valori, attraverso la rete, sperando dunque che abbiano ragione gli ottimisti e che la moneta buona possa scacciare quella cattiva dalla rete.
L'ultima battuta la voglio fare approfittando della presenza del ministro Maccanico. Signor ministro, vorrei rivolgerle una domanda, che del resto è già contenuta in molti strumenti di sindacato ispettivo presentati in questa legislatura da vari colleghi ed anche dal sottoscritto. Pensando all'utilizzo di un altro strumento (il telefono) dovremmo immaginare di poter condizionare e controllare alcuni contenuti che vengono invece diffusi tramite telefono, utilizzando discipline specifiche (penso ai numeri «166» e «144» nonché ai prefissi internazionali.
Signor ministro, le voglio ricordare che se non è possibile, diciamo così, vietare l'uso del telefono perché con esso si può fare qualsiasi cosa, è possibile però esercitare un controllo acuto e stringente su coloro che chiedono di attivare linee, spacciandole per servizi di pubblica utilità e poi le reclamizzano sulle reti nazionali e locali in ore notturne, rendendo evidente a chiunque (se ne accorgono infatti anche i bambini) che di pubblica utilità in quei servizi c'è poco.
Un'attività di vigilanza e di rispetto di una norma che il Parlamento ha introdotto, creando la categoria dei servizi di pubblica utilità e delle tariffe agevolate del numero «166», permetterebbe di rispettare in concreto - e in Italia - quella cultura dell'infanzia a cui nel mio intervento ho fatto riferimento (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Galletti, al quale ricordo che ha a disposizione otto minuti di tempo. Ne ha facoltà.

PAOLO GALLETTI. Signor Presidente, a nome dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo, ho sottoscritto la mozione Bono ed altri n. 1-00223 e vorrei fare in questa sede alcune considerazioni, sperando che nella replica il Governo fornisca alcune indicazioni operative rispetto ai problemi che stiamo dibattendo.
I colleghi finora intervenuti hanno posto il tema dell'ambivalenza della rete Internet, io direi, più in generale, dell'ambivalenza di questi mezzi di comunicazione che vengono individuati, non so se


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a torto o a ragione, come espressione di modernità.
Vorrei intanto rilevare che la modernità in sé è ambivalente e che non esistono innovazioni tecnologiche che siano di per sé portatrici di progresso e risolutrici dei problemi politici, sociali e morali che l'umanità si trascina. Questa è una vecchia illusione di stampo illuministico, un'illusione smentita da un secolo intero.
Non sarà dunque nemmeno la rete delle reti, che ha pure tanti vantaggi e che può certamente costituire una nuova frontiera se ciò che verrà immesso nelle reti sarà positivo, a risolvere i problemi che abbiamo dinanzi. Problemi che ci portano, anche in questo caso apparentemente secondario, al tema della fine del secolo, vale a dire al tema del governo mondiale, del governo della globalizzazione per evitare che siano poteri forti o poteri criminali o comunque poteri che sfuggono ad ogni controllo ad esercitare anche su questi strumenti della modernità un peso incontrollabile, un peso che va dunque a danno dei più deboli.
Ricordo anche che queste strutture di modernità, con tutti i loro aspetti positivi che io sostengo, sono comunque strutture limitate ad una parte molto privilegiata e limitata dell'umanità. Per Internet si parla di qualche decina di milioni di persone dinanzi a miliardi di persone che costituiscono l'umanità!
Si potrebbe paradossalmente sostenere che lo sviluppo di questi mezzi aumenti il divario tra i privilegiati e quelli non privilegiati e crei nuove forme di povertà e di esclusione. Anche questo è un tema evidente nel dibattito culturale. Ci troviamo dinanzi a facili ottimismi di chi pensa che è sufficiente spostare i bit al posto degli atomi per risolvere i problemi dell'umanità. Certo, spostare i bit invece dei TIR è un progresso, però questo non risolve i problemi dell'umanità.
Abbiamo bisogno di trovare una regolamentazione, una misura, una ratio. Ratio significa misura! Negli interventi di alcuni colleghi sono emersi dei dubbi rispetto alla possibilità di una regolamentazione. Ma regolamentare non significa reprimere o deprimere uno strumento, significa invece utilizzarlo nel modo corretto, utile ai fini collettivi e sociali, in questa contemperanza di diritti e di doveri che costituisce il livello minimale della democrazia moderna.
Come noi regolamentiamo (malamente, purtroppo, con l'attuale codice della strada) le strade e le autostrade, così possiamo regolamentare le strade e le autostrade informatiche. Possiamo farlo benissimo senza ledere alcun principio di libertà. Possiamo farlo se useremo la ratio e la misura, se non utilizzeremo strumentalmente, ad esempio, la pedofilia o la repressione degli inviti ad utilizzare la violenza o il razzismo per deprimere la possibilità di una libera comunicazione. È questo il compito della politica, quello cioè di trovare una misura nella regolamentazione.
Entrando nel secondo corno del problema che stiamo discutendo, quello dello sfruttamento sessuale dei minori, degli abusi sessuali sui minori, vorrei rilevare che questo aspetto, che è stato quantificato dal tribunale internazionale per i diritti dei popoli nel 1994, è allarmante dal punto di vista quantitativo. Non sappiamo se in passato abbia avuto tali dimensioni. Si parla di 20 mila abusi sessuali sui minori in Italia, ogni anno; di 400 mila negli Stati Uniti, di un milione di minori che in Asia sono dediti alla prostituzione infantile; evidentemente tutto ciò a vantaggio di minoranze di paesi ricchi.
Non sappiamo se questo sia un fenomeno soltanto della modernità, certamente è un elemento costitutivo della degenerazione della modernità. L'aspetto spinto verso la mercificazione e l'utilizzo del corpo umano, e non solo di quello infantile (nel nostro paese, ad esempio, non è vietato l'uso dei minori per la pubblicità), è evidentemente un aspetto culturalmente preliminare a questi abusi; non è certo dello stesso livello di gravità, ma comunque è culturalmente un aspetto deteriore. Lo è poi anche quello che viene a mancare un controllo sociale nelle

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società tradizionali, (le quali peraltro non erano aliene da abusi), il quale era una «cura» anche dei bambini. Ma oggi non esistono più spazi per i bambini, i quali non possono più andare da soli nemmeno a scuola, debbono essere accompagnati perché non possono nemmeno percorrere le strade. I bambini vengono spesso «parcheggiati» davanti alle televisioni e al computer e non saranno certo le norme che noi faremo a costringere i genitori ad occuparsi dei figli in un modo corretto. Questa è comunque per noi una sfida.
Mi soffermo ora sulle proposte sulle quali desidero richiamare l'attenzione del Governo. Guardando anche ciò che hanno fatto altri paesi europei, a mio giudizio sarebbe opportuna una regolamentazione quanto meno a livello di Unione europea, che si è già occupata del caso in oggetto.
Alcuni paesi, come il Regno Unito, hanno già un'autoregolamentazione dei fornitori di accesso e di servizi alla rete con addirittura un numero verde al quale è possibile segnalare da parte degli utenti della rete gli abusi e le illegalità. Questa è sicuramente una cosa interessante anche per il nostro paese.
Occorre collegare il lavoro di intelligence dei vari corpi di polizia specializzati (o che debbono comunque essere specializzati) per andare alla ricerca delle illegalità attraverso l'uso della rete Internet, così come si fa per altri sistemi. Qui non si deve definire l'illegalità in quanto essa è già definita: il fatto è che qui si usa questa rete per commettere delle illegalità!
Esiste poi la possibilità di un utilizzo dei sistemi tecnologici, a monte e a valle, per prevenire gli abusi e l'utilizzo della rete a scopo illegale. A mio avviso, anche nel nostro paese vi è la necessità, in accordo con l'Unione europea, di una regolamentazione dei produttori dei servizi di accesso alla rete Internet per costituire non solo con l'autoregolamentazione ma anche con una regolamentazione minimale il divieto assoluto di utilizzo della rete per fini illegali, compreso quello di cui ci stiamo occupando oggi, ossia l'abuso sui minori e la prostituzione minorile.
Parimenti è possibile rendere obbligatori, nella fornitura degli strumenti, sistemi di decodificazione e di controllo a valle che consentano di selezionare i programmi e l'accesso a determinati siti, attraverso ad esempio la decodificazione obbligatoria di tutti i programmi, in modo da personalizzare dei codici ed escludere a priori l'accesso ad alcuni programmi. Si potrebbero altresì utilizzare liste nere o liste bianche di programmi comunque vietati ai minori o di programmi solamente positivi.
Ho fatto questi esempi per sottolineare come anche l'innovazione tecnologica oggi sia disponibile. Occorrerebbe prevedere che coloro che oggi propagandano l'accesso o vendono servizi per accedere a queste reti siano obbligati dalla legge a fornire anche gli strumenti per utilizzare positivamente queste reti. Ciò rientra nelle prerogative del legislatore e in quelle del Governo.
In conclusione, mi sia consentita una battuta finale. C'è chi ha parlato di «agorà» telematica come nuova frontiera della democrazia. Io vorrei far rilevare che nell'agorà era la voce umana lo strumento che si utilizzava, poiché l'agorà era tale da consentire ad una voce umana di farsi ascoltare da tutti. Oggi nella telematica non è così, perché occorre avere un accesso. Su questo accesso esistono delle forme di controllo monopolistico, dei passaggi che non consentono una uguaglianza di partenza a tutti gli utenti, tanto è vero che qualcuno ha parlato - e concludo con questa nota di allarme - di una telematica che assomiglia più a quanto si faceva non tanto nell'agorà di Atene, bensì a Sparta, vale a dire l'acclamazione dei governanti. Infatti, a Sparta i governanti non venivano eletti, ma acclamati, come oggi si fa con l'applausometro televisivo. Attenzione allora a manifestare ottimismo nei confronti delle magnifiche sorti del progresso e attenzione a regolamentare con misura ma

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seriamente questi mezzi per evitare gli abusi (Applausi dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sottoscritto questa mozione contro la pedofilia via Internet per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, Internet è uno strumento che nessuno vuole demonizzare, data l'importanza che esso riveste nelle comunicazioni a livello mondiale; tuttavia, in altri Stati, come la Francia, si era già dimostrata la pericolosità di Internet. Infatti, si è visto che nei cosiddetti «siti oscuri» si potevano inserire queste sette abbastanza segrete che aggrediscono, attraverso una serie di legami con il commercio, ad esempio, mediante la vendita di giocattoli o di libri per bambini, l'infanzia e la attirano verso il commercio di bambini, che purtroppo è una delle piaghe più aberranti della nostra società.
In secondo luogo, sotto la spinta di alcuni eventi drammatici, avevamo portato avanti negli anni scorsi una legge contro la pedofilia, che si è però arenata al Senato, dove giace da ben due anni. È uno scandalo che denuncio da questa tribuna della Camera. Mi sembra incredibile che questa situazione di impasse sia stata determinata dalla quantificazione delle pene. Infatti, si sta giocando sulla lunghezza delle pene e sull'entità delle ammende, senza pensare che ci troviamo in una situazione sempre più disastrosa.
Vorrei ricordare a questa Camera un po' distratta che in Belgio, dove scoppiò il famoso scandalo di Marcinelle, risulta abusato un bambino su tre di quelli segnalati come vittime di maltrattamenti; l'80 per cento conosceva in precedenza il proprio abusatore o lo aveva conosciuto attraverso i vari siti tra cui Internet. Due anni fa in Francia, in una delle più importanti operazioni di polizia, furono individuati ben 1.500 pedofili partendo da un alto funzionario dello Stato che aveva in casa cassette provenienti dalla Colombia, che erano state vendute via Internet. Il presidente dell'UNICEF-Italia, Arnaldo Farina, ci fa sapere che, secondo la loro stima, il 30-35 per cento dei bambini nel mondo subisce violenza. Questi sono dati che dovremmo cominciare a tenere ben fissi nella nostra mente. L'Italia è al secondo posto nel mondo dopo la Germania per il turismo sessuale. Il mercato dei bambini si stima intorno ai 5 miliardi di dollari l'anno e coinvolge ogni anno circa un milione di nuovi bambini.
Signor Presidente, le cifre della violenza andrebbero ricordate costantemente. Si tratta di 250 milioni di copie di video in commercio in tutto il mondo, di duemila bambini vittime nella sola Italia, di cinquantamila in Europa, di 160 mila negli Stati Uniti, di 500 mila nel mondo.
Ricordiamo le indagini internazionali, ad esempio sul gruppo P, che si definiva associazione senza fini di lucro per lo studio delle relazioni affettive tra adulto e bambino, mentre in realtà si trattava di organizzazione segrete operanti in Europa, Asia e Stati Uniti, che furono scoperte attraverso il caso Moncino, l'ex presidente dell'ACI di Trieste, che fu arrestato a New York perché aveva prenotato un incontro violento con una bambina messicana per 5 mila dollari. Nella sua casa in Italia fu trovato materiale di scambio gravissimo. Furono appunto i cyber-poliziotti americani che denunciarono la vicenda e che quasi contemporaneamente pescarono anche dodici pedofili on line, dopo ricerche durate purtroppo ben due anni.
La California, Stato notoriamente permissivo, ha messo in campo una legge che è tra le più severe ed anche tra le più rigidamente repressive che esistano al mondo, quella che impone la castrazione chimica al violentatore che abusi per la seconda volta di un bambino.
Presidente, colleghi, si è svolto un congresso a Stoccolma nel quale è stata fatta un'affermazione che voglio ricordare qui. Leggo quanto disse il presidente della missione a Stoccolma: «Quello che è necessario è che le legislazioni nazionali si


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adeguino alla Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia adottata nel lontano 1989 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e rimasta sostanzialmente lettera morta, anche se è stata ratificata da 187 paesi» tra i quali vi è l'Italia. Ciò è avvenuto nonostante che l'ONU abbia riunito a New York un summit di Capi di Stato per adottare degli obiettivi di progresso sociale per l'infanzia del mondo sottosviluppato. «Un arsenale di mozioni» - cito testualmente - «disposizioni, iniziative che fino ad ora sono sembrate non contar nulla di fronte agli sfruttatori di questo immane commercio di giovanissima carne umana».
Ebbene, Presidente, speriamo che questa mozione non finisca a sua volta nel dimenticatoio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.

FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, la mozione al nostro esame porta in quest'aula una riflessione su un tema epocale. La rivoluzione tecnologica di fine secolo mette in causa il quadro di riflessione abituale, i principi legislativi e le soluzioni giurisprudenziali tradizionali, così come i meccanismi classici di protezione dei diritti fondamentali dell'uomo. In particolare, le tecnologie della informazione e della comunicazione comportano delle implicazioni sul funzionamento della democrazia pluralista e sui diritti fondamentali della persona che interpellano i responsabili politici.
Tra queste tecnologie, certo, primeggia Internet, inventato nel 1963 negli Stati Uniti come modo per inviare un messaggio da un luogo ad un altro con un metodo a prova di errore in maniera da evitare qualsiasi interruzione, diventato primariamente uno strumento utilizzato dalla difesa, poi dalle università e dal 1988 ad oggi, superate le frontiere degli Stati Uniti e arricchito dal sistema «w,w,w», che permette la trasmissione, oltre ai testi e ai grafici, di suoni e di immagini fisse e in movimento, uno strumento fondamentale per la comunicazione telematica.
La riflessione sociale degli Stati e degli organismi nazionali e sovranazionali sui mutamenti apportati dalle nuove tecnologie è quindi abbastanza recente; è legata spesso a tristi fatti di cronaca, ricordati dal presentatore della mozione. Questa riflessione rientra innanzitutto nell'ambito del lavoro tradizionale del Consiglio d'Europa, in riferimento all'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che tutela la libertà di espressione e di informazione. Il dibattito è partito fin dal 1970 con una risoluzione e raccomandazione sui mezzi di comunicazione di massa e i diritti dell'uomo, per arrivare alla quinta conferenza ministeriale europea sulla politica delle comunicazioni di massa, tenutasi in Grecia lo scorso anno. In mezzo a questo periodo, è intervenuta la costituzione di comitati (i più vari) sui problemi posti dai mezzi di comunicazione: dal problema della concentrazione al gruppo di lavoro sui diritti dell'uomo e della democrazia reale, al gruppo di specialisti sull'accesso all'informazione ufficiale, fino a quello di specialisti sull'impatto delle nuove tecnologie della comunicazione sui diritti dell'uomo ed i valori democratici.
I problemi che emergono da tutto questo lavoro hanno natura giuridica di ordine culturale ed educativo, nonché di ordine economico, commerciale ed etico. A quest'ultimo proposito, ci si è posti il quesito, circa le esigenze della moralità e dell'ordine pubblico, se questi nuovi mezzi di comunicazione sono utilizzati (e qui voglio allargare per certi versi il contenuto della mozione) per fini antidemocratici, terroristici, razzisti, xenofobi o pornografici. Il controllo dei siti che diffondono apertamente queste informazioni pone dei problemi di ordine giuridico ed etico. Certo, la questione stessa della opportunità di esercitare una censura è lontana dall'essere risolta. Gli Stati hanno delle legislazioni differenti; gli autori delle informazioni descritte sono difficilmente identificabili. È allora soprattutto - com'è stato già detto - sui fornitori dei servizi che incombe la responsabilità; ma essi non sono responsabili penalmente del


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contenuto dei siti ai quali offrono l'accesso. Una legislazione adeguata dovrà essere messa in opera affinché le regole della morale pubblica, esistenti già per i sistemi classici della comunicazione, si applichino ai nuovi sistemi quali Internet.
Il Consiglio d'Europa nel 1970 fino al luglio dello scorso anno - come dicevo - ha elaborato numerose risoluzioni e raccomandazioni rivolte al Comitato dei ministri, in particolare al suo comitato direttivo intergovernativo competente in materia, ed agli Stati membri per riesaminare ed armonizzare la legislazione a questo riguardo. Ma certo lo strumento più opportuno sarebbe quello di una convenzione o, ad altro livello, un trattato internazionale. Una tale legislazione dovrebbe essere innanzitutto suscettibile di coinvolgere l'autoregolazione degli operatori a livello internazionale che vogliano essi stessi filtrare le informazioni messe in circolazione.
È necessario anche ricordare - ed è già stato detto - che esistono dei sistemi di filtraggio a livello individuale, i software cyberpatrol, che permettono di scegliere il grado di protezione desiderato affinché l'accesso a dei siti o a dei forum di discussione contenenti certe informazioni sotto forma di testi e di immagini sia bloccato. Anche se dobbiamo dire che, allo stato attuale delle cose, tali sistemi di filtraggio sono lontani dalla perfezione, in particolare per la loro inoperabilità a livello generale. Per citare un esempio, il server della Casa Bianca sarebbe reso inaccessibile da un tale programma perché il testo della legge antipornografica contiene la parola «pornografia».
Per quanto riguarda l'Unione europea, il programma della Commissione per il 1998, fa riferimento alla società delle informazioni ed alla necessità di completare il quadro regolamentare necessario allo sviluppo armonico del settore multimediale, ma nulla è ancora previsto nell'ambito delle iniziative legislative nuove, né la risoluzione del Parlamento europeo, relativo a questo programma, delinea alcunché di specifico.
In sintesi, il problema che questa mozione presenta attiene ad una questione di diritto internazionale: il cyber diritto è diritto internazionale e deve essere affrontato sul piano internazionale.
Molti pensano di dover regolamentare la situazione nel loro singolo paese, ma non è possibile: ci si trova infatti di fronte ad una colossale rivoluzione, vale a dire alla scomparsa dell'elemento territoriale nell'applicazione del diritto. L'evoluzione in atto praticamente non conosce frontiere ed entra nelle case di tutti, richiedendo con urgenza una rielaborazione dei diritti non solo della privacy, ma dei diritti in generale. È un fenomeno certo non limitato al campo della telematica, ma è un aspetto di quanto si sta realizzando col WTO (World Trade Organization), dove oggi si parla di Interconnect property.
Lo Stato-nazione vede drasticamente, anche qui, ridotto il suo potere di controllo, mentre i governi diventano allo stesso tempo, da una parte, quelli nazionali, sempre meno potenti, dall'altra, quelli intergovernativi sempre più potenti.
A questo riguardo vorrei citare un esempio. Una coppia in California aveva un computer, sul quale erano contenuti alcuni bit, perfettamente legali in base alla legge della California ed allo statuto locale. Un signore del Tennessee si è collegato al loro computer, ne ha estratto i bit e li ha trasferiti sul proprio schermo; ebbene, quest'ultimo si è sentito offeso da quello che ha visto. Infatti, ha chiamato lo sceriffo locale, che a sua volta ha disapprovato la cosa ed ha chiamato lo sceriffo di Cupertino, competente per il territorio di residenza dei due coniugi. Questi hanno arrestato la coppia e l'hanno estradata nel Tennessee, ed è stata processata e dichiarata colpevole. La coppia al momento sta ricorrendo in appello.
In altre parole, a questo riguardo ci si pone il problema di quale legge e dove si debba applicare: quella del luogo dove si trova il computer che invia o di quello che riceve?
In sintesi, Internet è un fenomeno globale. E già sono stati messi sufficientemente in luce gli aspetti positivi.

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Non credo comunque che rappresenti una buona strada la nuova legislazione prevista negli Stati Uniti; è alquanto selvaggia ed è sostenuta da gruppi che vorrebbero abolire addirittura la commissione federale sulle comunicazioni. È necessario trovare invece un punto di equilibrio tra le enormi e positive novità apportate dalle tecnologie dell'informazione e la protezione della vita privata e della dignità umana. Solamente le organizzazioni internazionali e sovranazionali devono farsi carico del fenomeno ed in tempi molto ravvicinati. In questo senso il Governo italiano può e deve farsi interprete di tali esigenze a tutti i livelli, presso l'Unione europea e il Consiglio d'Europa, nonché presso le altre organizzazioni internazionali e sovranazionali come l'Unione internazionale delle telecomunicazioni.
Alla luce di tutte queste considerazioni, il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania valuta favorevolmente il contenuto della mozione in esame (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Aprea, alla quale ricordo che dispone di quattro minuti di tempo. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA. La violenza sessuale e la morte: l'Italia come il Belgio, come il Brasile, la Thailandia e le Filippine? Se gli abusi sui minori sono stati presenti purtroppo anche in altre epoche, è difficile rassegnarsi al fatto che alle soglie del terzo millennio, in presenza di tutele e protezioni solennemente affermate nelle Carte costituzionali e nella Dichiarazione dei diritti umani, ci si debba ancora interrogare su che cosa spinga un certo numero di adulti a violare la sacralità delle bambine e dei bambini. Nella cultura cristiana il bambino è simbolo di innocenza. Il laicismo moderno sembra aver dissolto l'innocenza simbolica dei bambini e, per di più, si è liberata del tabù del sesso. La degenerazione di questa liberazione ha alimentato un vero e proprio mercato, la cui merce viene pagata benissimo: una merce che ha sempre bisogno di novità per continuare ad essere appetibile. I bambini sono diventati così nel mondo intero «merce interessante da sfruttare». È nato il turismo sessuale, si è maggiormente diffusa la pornografia pedofila e - come abbiamo sentito affermare in questo dibattito - sono nati costosissimi siti Internet dedicati ai pedofili che trasmettono immagini offensive e sconcertanti e che sono la prova provata di veri e propri reati nei confronti dei minori!
Per queste ragioni, mi auguro che, coerentemente con quanto è stabilito nelle leggi internazionali di prevenzione degli abusi sui minori e contro la pedofilia (e spero che presto anche il nostro paese possa avere una legge contro la pedofilia: tra l'altro, questa Camera ha già approvato una legge ed uno dei testi che hanno portato alla elaborazione del testo unico recava per prima la mia firma), si giunga presto ad evitare che un nuovo mercato di immagini via Internet mini una volta di più la sacralità dei bambini e delle bambine del mondo.
Per queste ragioni, preannuncio il voto favorevole alla mozione in discussione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, non è la prima volta che in quest'aula ci troviamo ad affrontare il tema drammatico dello sfruttamento, di ogni tipo, di bambini e bambine da parte di adulti che stanno sempre più perdendo il senso della propria umanità, della dignità e del rispetto dovuto soprattutto a chi ha il diritto di vivere pienamente la propria età.
Il fatto che più volte la Camera abbia affrontato il tema dello sfruttamento sessuale dei bambini e delle bambine è un segno evidente di quanto questa problematica sia reale e drammatica. Ma, come sempre, vi è anche il pericolo di entrare nella scia del sensazionalismo, dell'informazione-spettacolo, dell'argomento che fa notizia perché solletica.


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Anche noi in questa Camera qualche volta abbiamo affrontato il tema dello sfruttamento sessuale dei bambini, a volte sull'onda di episodi drammatici e raccapriccianti, altre volte al fine di predisporre le norme necessarie nel nostro paese. Vorrei anch'io ricordare, come molti colleghi hanno fatto prima di me, il fatto che in questa Camera la legge sullo sfruttamento sessuale dei minori quale nuova forma di schiavitù è stata approvata in tempi sufficientemente rapidi, visto che già nella scorsa legislatura ne avevamo iniziato l'iter. Al Senato, invece, il provvedimento non sta andando avanti, non trova modo di essere approvato, nonostante in quest'aula sia stato approvato all'unanimità. Credo quindi che dovremmo anche noi interrogarci su quali siano gli ostacoli che questo provvedimento incontra, che sono sicuramente, come leggiamo e come ci viene detto, la quantità e la valutazione delle pene, ma che temo possano essere anche quelli legati alla repressione e alla stroncatura del turismo sessuale e del mercato che vi è dietro.
Ci troviamo molto spesso a parlare di problemi legati alla sessualità; nella scorsa legislatura i nostri sforzi sono stati volti ad elaborare una nuova legge sulla violenza sessuale, perfettibile, che certo non risolve tutti i problemi, ma che comunque ha significato un passo avanti nella nostra normativa. Credo pertanto sia importante riflettere a livello culturale su cosa la sessualità ancora significhi nella nostra civiltà e perché tutti gli argomenti che coinvolgono il sesso ci trovano particolarmente attenti, soprattutto quando si tratta di sesso patologico o deviato.
Proprio per il rispetto che dobbiamo prima di tutto ai bambini e alle bambine che sono vittime di violenze di ogni tipo ed anche per il rispetto che dobbiamo al luogo in cui ci troviamo, credo che questo argomento vada comunque trattato con la massima serietà e con molta misura, direi anche nelle parole utilizzate, senza lasciare spazio ad emotività molto facili su questo argomento, limitandoci non solo a esecrare e a stigmatizzare gli episodi più duri ma anche ad analizzare, a riflettere, a cercare di capire quanto di primo acchitto sembra incomprensibile. E soprattutto, visto che il nostro è un compito normativo, dobbiamo cercare di andare al fondo delle questioni, anche, come in questo caso, di quelle più spinose, non limitandoci a censure e divieti - è sempre questo il pericolo, ma credo che quando parliamo di uno strumento come Internet censure e divieti lascino il tempo che trovano - ma cercando di capire le premesse e la radice del fenomeno per lavorare particolarmente sul piano della prevenzione.
Ricordiamoci tutti - ce lo siamo detti mille volte in quest'aula, nella Commissione infanzia nella scorsa legislatura e nelle Commissioni che hanno trattato il tema in questa legislatura - che un bambino abusato oggi sarà sicuramente un adulto con dei problemi. È per questo bambino, per questa bambina, per il bambino che è oggi e per l'adulto che sarà domani che dobbiamo impegnarci seriamente a trovare delle misure fattibili, oltre che ideali, per migliorare la qualità della vita dei bambini oggi e la qualità della civiltà in cui viviamo.
La civiltà, il clima culturale in cui viviamo, il benessere e la salute, sia fisica che mentale, collettive sono molto di più della sommatoria di corpi e di pensieri individuali, ed è di questo che come legislatori ci dobbiamo occupare. Dobbiamo cercare di aiutare, tramite l'attenzione al singolo problema ma anche e soprattutto al benessere sociale, ogni singolo a vivere meglio tramite la proposizione di patti di convivenza e di solidarietà collettivi.
Per arrivare all'argomento oggi in discussione, credo che occorrano certamente norme e, se possibile, non solo norme meramente repressive ma soprattutto propositive che pongano attenzione alla qualità della vita del singolo, che si raggiunge attraverso una piena cittadinanza e un riconoscimento di diritti individuali. Occorre, cioè, una politica di promozione, prima e al posto di una politica di repressione. Quando si affronta

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un tema così scottante e complesso, quale quello dello sfruttamento a fini pornografici dei bambini e bambine attraverso l'uso delle reti telematiche per alimentare un mercato che sfrutta e si arricchisce sulle patologie sessuali di adulti, la cosa essenziale è, noi crediamo, evitare la confusione, la superficialità, le semplificazioni che non aiutano certo a riconoscere le vere responsabilità e le tentazioni alla censura e trovare invece risposte efficaci da offrire.
Mi permetto, quindi, una nota per così dire lessicale. In tutto questo dibattito ed anche in quello che ha riguardato il provvedimento sullo sfruttamento sessuale dei minori, si è spesso sentito parlare, a sproposito, anche da colleghi che sono qui presenti, di norme contro la pedofilia, con una confusione pericolosa tra pedofilia, violenza sessuale, che è sempre un reato, sia che venga compiuta su un bambino che su un adulto, e sfruttamento sessuale e della prostituzione infantile. Questa confusione certo non ci aiuta a capire di quali norme abbiamo bisogno e di quali reati stiamo parlando.
Non è certo questa la sede per affrontare il tema complesso da un punto di vista storico del costume, della civiltà, delle abitudini e dei tabù sessuali di ogni luogo e di ogni epoca della pedofilia. Ciò che può rendere la pedofilia un reato è l'uso della violenza e del sopruso, particolarmente facile quando parliamo di bambini. È la coercizione del bambino, la sua sottomissione, la violazione della sua volontà, le conseguenze drammatiche sulla sua mente.
La demonizzazione e i fondamentalismi certo non aiutano mai a risolvere i problemi, e quindi dobbiamo ricordarci che per la violenza sessuale, che è condannata dalla nostra legislazione, abbiamo approvato nella scorsa legislatura la legge n. 166 del 1996, che è una legge sicuramente perfettibile, ma che già di per sé prevede norme specifiche riguardo la violenza sessuale sui minori di 14 anni.
Ciò che è assolutamente carente nella nostra cultura in generale è il riconoscimento alla cittadinanza della sessualità infantile, di quella forza naturale insita nel bambino e nella bambina fin dalla nascita che ne fa un soggetto particolarmente seduttivo, affamato di relazioni affettive e per questo molto ricco, ma anche esposto a soprusi di ogni tipo. Troppe volte, a me sembra quasi sempre, gli adulti tendono ad imporre al bambino la loro volontà, ad indirizzare la sua vita su binari che si ritengono convenienti ed auspicabili, in una continua oscillazione tra un richiamo ai doveri e una condiscendenza spesso casuale e temporanea all'espressione piena della sua volontà. Il risultato è comunque che il bambino non riesce a decifrare i codici degli adulti, non riesce a capire il suo comportamento e quindi i propri sentimenti nei confronti degli adulti e nemmeno a interpretare i sentimenti dell'adulto nei propri confronti.
Così, un bambino che non si sente riconosciuto come persona con una propria identità a volte non riesce nemmeno a comprendere di quale natura siano le attenzioni degli adulti nei suoi confronti e non riesce a decodificare i propri sentimenti nei confronti di queste attenzioni, non riesce a dirsi «mi piace o non mi piace; mi fa paura; mi fa schifo». Credo che i nostri sforzi, gli sforzi del piano per l'azione dell'infanzia che questo Governo ha messo in atto rispetto a queste tematiche debbano essere volti ad aiutare il bambino a capire prima di tutto i propri «sì», i propri «no», a dire «no, non voglio» anche ad un adulto che sembra avere nei suoi confronti intenzioni particolarmente affettuose.
Un altro aspetto fondamentale e ancora carente è la possibilità per i nostri bambini di trovare nella scuola, nelle città, persone di fiducia che ascoltino i loro problemi e che li sappiano comprendere; persone con cui parlare di problemi come questi; persone che non possono essere molte volte né la madre, che spesso finge di non vedere le violenze cui i bambini sono sottoposti, né troppo spesso i padri che a volte sono gli stessi autori delle violenze.

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Credo quindi che da questo punto di vista la scuola, con un lavoro di educazione alla sessualità che è assolutamente carente, debba adeguarsi e riprendere il proprio ruolo educativo.
Un altro aspetto su cui dovremmo indagare è la sessualità maschile; mi dispiace che nessuno dei colleghi intervenuti prima di me abbia ricordato che la stragrande maggioranza di coloro che sfruttano e violentano i bambini, nonché di coloro che usufruiscono dei siti Internet per la pedofilia siano uomini. La sessualità maschile ha ancora troppi problemi, ha ancora troppe cose non dette, non ha capacità di autoanalisi, ma l'incapacità, dimostrata dagli uomini in questi ultimi decenni, di accettare la perdita del potere, vissuta spesso come perdita di identità. Questa è una delle molle che spinge a fuggire dal confronto con altri adulti ed adulte e a cercare sfogo, potere e affermazione su un corpo più piccolo e più sottomettibile.
Anche su questi processi dovremmo riflettere ed intervenire, poiché sicuramente un'aula parlamentare non è il luogo più idoneo, ma non solo e non tanto per venire incontro a tante infelicità individuali, quanto per individuare quali strumenti utilizzare per togliere terreno a chi, anche delle difficoltà dei maschi adulti, fa un nuovo ed immenso business, cercando, attraverso un'offerta che ormai non trova più limiti, se non nella fantasia, nuovi guadagni e nuove dipendenze.
Certo, è sempre la domanda che crea il mercato ed è agendo per un mondo più armonioso e senza fondamentalismi che potremmo coniugare la libertà e la felicità di ciascuno con la libertà e la felicità di tutti. Dobbiamo lavorare - questo è il nostro compito - perché il mercato, esso stesso, non diventi creatore di domanda ed offerta, senza demonizzare gli strumenti che il mercato utilizza, ma cercando di sgonfiare il mercato in sé.
Internet, così come tutti i mezzi di comunicazione moderni, che permettono scambi e contatti tra i cittadini, informazioni e conoscenze senza uguali è uno strumento meraviglioso, perché crea un contesto planetario di comunicazione tra le persone che può essere utilizzato per fini squallidi. Anche in questo caso, come in molti altri, la globalizzazione, che potrebbe essere fonte di maggiore libertà ed uguaglianza, finisce per diventare veicolo di nuove schiavitù e di nuovi soprusi.
Quindi, non è il mezzo che dobbiamo perseguire o imbrigliare, ma applicare con severità e con precisione le leggi già vigenti. Di leggi e di convenzioni internazionali sui diritti dei minori, per altro ratificati anche dal nostro paese, ormai ve ne sono tantissime; dobbiamo applicare le leggi indipendentemente dal mezzo utilizzato per compiere i reati, senza confondere, come spesso si tende a fare, il vettore con il contenuto.
La rete Internet - non ho conoscenze di tipo specifico - forse non è nemmeno tecnicamente imbrigliabile, ma anche l'ipotesi di farlo ci fa sfuggire il confine tra cosa sia un intervento per salvaguardare il diritto delle persone e cosa possa essere invece dare la stura a provvedimenti di tipo liberticida. Quindi, se non è possibile risolvere i problemi di cui ci stiamo occupando, attraverso regole repressive, dobbiamo impegnarci - credo debba essere questo l'impegno del nostro Parlamento e del nostro Governo - a livello internazionale, mettendo in atto azioni di sensibilizzazione per indirizzare il settore verso una seria autoregolamentazione. Dobbiamo partecipare ai cosiddetti tavoli internazionali già istituiti e sappiamo - come hanno sottolineato alcuni colleghi - che vari paesi hanno tentato soluzioni individuali, che peraltro non sono possibili perché facilmente aggirabili; quindi un intervento è ipotizzabile solo a livello transnazionale.
Per concludere - credo che il mio tempo stia per scadere - ritengo che non dobbiamo chiedere al nostro Governo tentativi nazionali di normazione, che sarebbero facilmente scavalcabili, proprio per le caratteristiche intrinseche della rete, ma di partecipare ed essere noi a promuovere in questo caso dei tavoli di autoregolamentazione ed autodisciplina per i provider. Dobbiamo arrivare ad una

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disciplina dei siti Internet su tale tema, sapendo benissimo che il problema della pedofilia e dello sfruttamento sessuale dei minori non si risolve con norme e con scelte tecniche, ma con l'educazione, l'attenzione e con tutta una serie di atti normativi, quale per esempio il piano di azione per l'infanzia, la legge sui diritti dei bambini e l'istituzione della Commissione bicamerale, già deliberata dal Parlamento, ma che non è ancora operativa. Dobbiamo arrivare ad affrontare in maniera globale questo problema che è un problema di relazioni e di diritti (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Onorevoli colleghi, il gruppo CDU-CDR ha favorevolmente accolto i problemi sollevati con la mozione dell'onorevole Bono, primo firmatario, illustrissimo e attento collega, relativa alla diffusione e all'utilizzo di Internet, sulla quale si registrano larghe convergenze.
È difficile valutare il numero di utenti Internet. Secondo gli ultimi dati i navigatori telematici, tra cui il sottoscritto, sarebbero più di trenta milioni, una cifra sottostimata e comunque in tumultuoso e continuo aumento, se si pensa che si registra una nuova connessione ogni dieci minuti!
La rete, si sa, permette di consultare dalla poltrona di casa la biblioteca della Casa bianca, di visitare il museo del Cairo o di andare all'ultima mostra di pittori fiamminghi, di ascoltare un concerto al Metropolitan di New York, oppure presenziare a conferenze distanti migliaia di chilometri, rimanendo tra le quattro mura amiche. In una parola, grazie ad Internet, le cui applicazioni sono in continuo sviluppo, si materializza il famoso villaggio globale telematico.
Siamo in una impetuosa fase di crescita delle tecnologie dell'informazione; il rilievo centrale che lo sviluppo di tali tecnologie ha assunto riguarda sia il soddisfacimento di bisogni individuali e collettivi di informazione e di comunicazione, sia il potenziamento delle economie esterne che consentono all'intero sistema produttivo maggiore competitività sul piano internazionale.
Presidente, se magari i colleghi abbassassero il tono della voce!

PRESIDENTE. Onorevole Volontè, c'è la stessa attenzione che per gli altri oratori, se lei mi consente!

NICOLA BONO. Lei ha un indice di rilevamento su questo dato eccellente!

LUCA VOLONTÈ. La ringrazio, Presidente.
Le reti di telecomunicazione sono le autostrade del futuro e consentono di far viaggiare suoni, immagini e dati fino a giungere a terminali multiesercizio.
Internet è un formidabile strumento di diffusione, di conoscenze e di circolazione delle idee che sempre più nella dottrina sociale della Chiesa viene identificato come la ricchezza delle nazioni e descritto dall'enciclica sociale, Centesimus annus, come una delle condizioni per risolvere i problemi che attanagliano i paesi più poveri; esso è indubitabilmente uno strumento che aiuta la libertà.
La libertà però è una scelta personale verso un bene oggettivo per sé e per gli altri o verso il suo contrario, che riguarda anche lo strumento e le opportunità aperte dal mondo interattivo ormai degenerato in una sorta di far west.
Alcuni segnali sembrano, peraltro, far intravedere un futuro diverso per la «rete delle reti». Un primo segnale si avvertì quando, agli inizi degli anni novanta, fu creato il CIX (Commercial Internet Exchange), una struttura appositamente istituita per evitare i controlli antipubblicitari governativi. Molte imprese intuirono ben presto la possibilità commerciale di un mercato così vasto ed eterogeneo come il mondo di Internet. E molto facile individuare al suo interno un audience mirato di migliaia di persone con gli stessi interessi, cui basta inviare un messaggio preciso per ottenere un risultato tangibile


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in brevissimo tempo. Dai messaggi pubblicitari si è passati ben presto a messaggi di altra natura il cui contenuto e le cui implicazioni sono ben note a tutti.
Ma vi siete chiesti perché la gente, i giovani in particolare, vogliono entrare in Internet, al di là delle motivazioni commerciali delle imprese? Ebbene, una delle ragioni principali è semplicemente la libertà e la curiosità: entrambe condizioni fondamentali per la crescita umana. Internet costituisce un raro esempio di anarchia effettiva, moderna e funzionale. Non ci sono capi, censori ufficiali, consigli di amministrazione ed azionisti e chi tenta di monopolizzare i browser viene censurato dalla commissione di indagine parlamentare statunitense. Ognuno può parlare con chiunque finché obbedisce alle regole strettamente tecniche della rete, non sociali, morali o politiche. Man mano che il progresso tecnologico avanza, diventerà sempre più facile ed economico - e in questo senso costituisce un elemento di grande giustizia sociale - trovare un collegamento con la rete.
Oggi è necessario però porre fine alla fase di anarchia e di pionierismo in Internet. Il possibile uso distorto di un mezzo dalle indefinite potenzialità ci obbliga a colmare un vuoto legislativo che prevede un'azione di vigilanza e di monitoraggio continuo.
Oggi è necessario però porre fine alla fase di anarchia e pionierismo in Internet. Il possibile uso distorto di un mezzo dalle indefinite potenzialità, ci obbliga a colmare un vuoto legislativo che prevede un'azione di vigilanza e monitoraggio continua. È altresì necessario, partendo dal nostro Parlamento e dal nostro Governo, applicare il dettato costituzionale (articoli 2 e 31 sulla tutela della persona umana e la protezione dell'infanzia) e fissare regole precise a tutela soprattutto dei minori, affinché non diventino prigionieri di Internet.
Si potrebbe obiettare che ciò costituirebbe il preludio della fine della democraticità di una struttura svincolata da messaggi passivi, ma credo che nulla possa compensare la pericolosa strumentalizzazione del mezzo, cui oggi in parte assistiamo.
L'oggetto della mozione pone inoltre il tema della eticità dell'azione politico-parlamentare che, oltre che dal dettato costituzionale, non può prescindere dal rispetto del diritto naturale, dalla difesa della persona umana e del suo sviluppo proprio per la ragione prima che è bene in sé per lo Stato tutelare la persona cittadino ed il suo sviluppo equilibrato.
La tutela di questi che potremo chiamare, seguendo i nostri maestri liberali, i sentimenti morali della nazione, sono un obbligo anche per chi, di principi cattolici, segue il dettato di Adam Smith, Hamilton, James Madison, Hayek, Von Mises, maestri proprio di questa cultura liberale. Sappiamo bene che tutto ciò non sarà possibile se non interverrà un'analoga volontà da parte degli altri Governi, in primis degli Stati Uniti.
Non si tratta allora di far pagare un pedaggio al casello dell'autostrada informatica, quanto piuttosto di limitare l'accesso ai siti pornografici, aumentando di molto, per esempio, il costo dell'abbonamento, che non può essere ridotto a qualche decina di mila lire l'anno, di istituire o di proporre l'istituzione di un'authority, che vigili affinché i minori non guidino pericolosamente, si potrebbe dire, una Ferrari a 300 allora. Si tratta altresì di svolgere un'azione di sensibilizzazione nelle scuole e nelle famiglie affinché i giovani sappiano utilizzare al meglio uno strumento moderno, che può essere una grande opportunità ed una grande occasione, utile e potente ma anche, in qualche caso, pericolosa.
L'opportunità e la grande occasione che ci dà la rete interattiva di sviluppo della libertà e di confronto delle conoscenze, davanti a questi pericoli, non può altro che impegnare con grande serietà il Governo ed il Parlamento della nazione italiana, affinché in sede comunitaria in primis e nel consesso delle Nazioni Unite, la nostra diplomazia comprenda esattamente che la soluzione del problema riguarda tutti gli Stati indistintamente.

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Forse è questo il tema più urgente del mondo globalizzato, se non vogliamo essere complici anche noi ed avere una parte della responsabilità della futura anarchia, già ipotizzata ahimè, con grande anticipo, dai grandi Soloviev, Orwell e Mac Luhan.
Per queste ragioni ringraziamo l'onorevole Bono, primo firmatario della mozione, e gli altri colleghi che l'hanno sottoscritta, e dichiariamo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi del CDU-CDR e di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, colleghi, ho solo tre minuti ma quanto è stato detto in quest'aula dai miei colleghi è estremamente importante e mi fornisce l'occasione di accennare - perché ad essa si può soltanto accennare - alla proposta di legge predisposta in Commissione giustizia. Insieme alla relatrice Anna Serafini abbiamo elaborato un testo unico che è una normativa veramente all'avanguardia anche rispetto al panorama europeo.
Sappiamo tutti che Internet è un grosso business in crescita, ma i bambini sono sfruttati e resi schiavi e certamente non è democratica una società che rende schiavo chi non ha voce e non può ribellarsi.
Voglio toccare un argomento crudo che abbiamo affrontato in Commissione e che è bene sia a conoscenza dell'Assemblea. Perché si parla non solo di bambine, ma anche di bambini? Perché, come sapete, il mercato del sesso, per prevenire la possibilità di malattie infettive e dell'AIDS ricorre a soggetti di età sempre minore, bambine e bambini addirittura di cinque anni che, purtroppo, sono nel giro e già a quattro, cinque o sei anni diventano sieropositivi e ciò è gravissimo.
Si parla di libertà, ma noi abbiamo incontrato delle difficoltà - l'onorevole Serafini si è recata anche in Germania per sapere se esisteva una normativa - con Internet, perché ci si scontra contro qualcosa che è incontrollabile.
Da un computer, digitando parole come «casa», «America», o qualsiasi altra si può arrivare ad un sito Internet di sfruttamento dei bambini. Il ministro Berlinguer ha detto al telegiornale di voler dotare tutte le scuole di siti Internet e questa è una cosa positiva. Quindi, tutte le scuole - ma chiunque altro - avranno la possibilità di accedere a questi siti. Questo è dunque un problema molto grave e questo non è un Governo liberticida se chiede agli altri Stati di regolamentare e disciplinare la materia, perché deve garantire la dignità ed il rispetto dell'infanzia e dei minori.
Mi auguro quindi che la legge contro la pedofilia e, soprattutto, la mozione in discussione non siano solo un impegno generico del Governo e che quella normativa, attualmente «arenata» presso il Senato, possa vedere la luce al più presto. Infatti, il mercato del sesso intorno ai minori è realmente in espansione e trova diversi canali, non solo Internet: ci sono anche i CD e le videocassette (io, peraltro, non sono un'esperta) che, attraverso computer, trasmettono determinate scene. Si tratta veramente di materiale pornografico a tutti i livelli.
Sono dunque necessari un controllo ed una disciplina a livello internazionale, che mi pare sia quello che chiedono tutte le forze politiche ed un Governo italiano che si rispetti deve anche poter disciplinare - ed essere leader in questo - una materia che rischia di diventare incontrollabile ed incontrollata (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, è la seconda volta dopo ieri che intervengo sullo sfruttamento sessuale dei minori, argomento che riveste particolare importanza e di cui, casualmente, ci stiamo occupando un giorno dietro l'altro. Ieri abbiamo affrontato l'argomento sotto l'aspetto delle società sportive od associazioni varie che si occupano di bambini; oggi lo facciamo dal punto di vista dell'uso corretto o distorto di Internet.


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Si tratta infatti di regolare e di tenere sotto controllo uno dei fenomeni più significativi di sviluppo socio-economico e culturale che caratterizza la società contemporanea. Vorrei però evitare che il dibattito sia basato su drammatizzazioni, demonizzazioni o qualsivoglia approccio emotivo, non supportato dai necessari approfondimenti che un problema così delicato richiede. Per questo vorrei approfittare del mio breve intervento per puntualizzare alcuni concetti, a mio giudizio fondamentali, che dovrebbero essere recepiti nell'atto di indirizzo che ci accingiamo a varare.
Il primo concetto è che i fenomeni di illegalità sulla rete Internet, come dimostrano studi approfonditi fatti in ambito europeo, sono un fenomeno marginale rispetto alla stragrande maggioranza di messaggi e contenuti positivi veicolati dalla rete.
Per quanto riguarda la responsabilità del Governo sono pienamente d'accordo e sottoscrivo la mozione nella parte in cui si indica la cooperazione internazionale come strada per combattere i fenomeni di illegalità sulla rete. Vorrei però aggiungere che non è vero che non vi sono norme applicabili e che, come si legge nella mozione, manchi qualsivoglia limitazione di ordine giuridico e legislativo. Le norme ci sono, hanno carattere generale, rivestono profili sia civili che penali, ma sono sostanzialmente disapplicate.
Il Governo deve prima di tutto provvedere a predisporre gli strumenti tecnici - come magistrature ed organi di polizia specializzati - in grado di fare rispettare le leggi esistenti in Italia e perseguire i molti fenomeni di illegalità che avvengono nel territorio italiano.
Credo sia questa la prima responsabilità del Governo italiano, che deve intervenire immediatamente. Il nostro diritto penale conosce il delitto di pubblicazioni oscene eppure da diversi anni prima le BBS, poi le rete amatoriali ed oggi la rete Internet distribuiscono valanghe di materiale pornografico senza alcun controllo sul destinatario dell'informazione.
Provider italiani distribuiscono informazioni senza essere registrati come testate giornalistiche e senza che nessuno si assuma la responsabilità sui contenuti. Vengono diffusi testi di canzoni, musiche, scritti, immagini, tutto nella più disinvolta violazione delle norme vigenti.
Chiedo quindi che il Governo si impegni non solo sul fronte della cooperazione internazionale, ma anche su quello dell'organizzazione delle strutture idonee e della formazione di tutti i soggetti che svolgono funzioni nell'ambito di accertamento, di prevenzione e di repressione dei fenomeni informatici.
Chiedo anche un atto di responsabilità da parte del Parlamento con l'impegno a varare con la massima sollecitudine norme che consentano a tutti i cittadini, compresi i più giovani ed i bambini, di frequentare questo straordinario ambiente virtuale, con tutte le opportunità di crescita sociale e culturale che esso offre con la stessa sicurezza con cui camminano per le strade della Repubblica italiana.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Serafini. Ne ha facoltà.

ANNA MARIA SERAFINI. Signor Presidente, signor ministro, colleghe e colleghi, la mozione Bono ci consente di tornare a parlare in aula di un tema fondamentale per compiere un salto di civiltà del nostro paese: mi riferisco alla concezione delle bambine e dei bambini come persone.
Il filo conduttore che ci ha consentito di approvare all'unanimità la legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori è stato proprio questo: porre al centro, senza tentennamenti, la personalità del minore, il suo essere considerato persona, secondo una visione moderna.
Abbiamo potuto approvare all'unanimità la legge grazie a tale concezione avanzata. Voglio ringraziare in questa sede molte colleghe e colleghi del Comitato ristretto. Lo faccio perché nel luglio 1997 abbiamo deciso di approvare la legge in Commissione giustizia in sede legislativa per fare presto. Ci siamo privati con


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dispiacere di un coinvolgimento più ampio, ma lo abbiamo fatto perché volevamo dare, tutti insieme, un messaggio al paese.
Voglio ringraziare - mi scuso se non citerò molti - gli onorevoli Mussolini, Tarditi, Carotti, Lucidi, Bonito, Pisapia, Gambato, Carrara e tanti altri, colleghe e colleghi, che hanno lavorato con questo filo conduttore e secondo questa concezione. Alla base della legge vi è infatti un dato di civiltà che vogliamo comunicare: essa non prevede solo l'individuazione di nuove pene per nuovi reati. È una concezione della persona che la guida: la persona è un fine e mai un mezzo.
Questa è una legge che allarga la visione garantista: anche i minori sono riconosciuti come persone e anche a loro vanno garantiti i diritti; anche i minori non sono mezzi.
Il titolo della legge - «Norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori quale nuova forma di riduzione in schiavitù» - si ispira ad alcuni tratti di questa concezione moderna sia in campo internazionale sia in campo nazionale.
In campo internazionale abbiamo seguito il dibattito che si è svolto nelle sedi più alte sia in Europa sia all'ONU, per finire all'altissima assise di Stoccolma. Ma anche in campo nazionale vogliamo contribuire a rafforzare l'autonomia del diritto minorile quale premessa per un intervento più incisivo nella salvaguardia dei diritti dei minori, compresa una più rigorosa tutela penale.
Per questo abbiamo collocato la legge nella sezione prima, recante il titolo «Dei delitti contro la personalità individuale», del capo terzo, che recita «Dei delitti contro la libertà individuale». Questa ci è parsa la scelta più congrua per qualificare il reato che si compie nei confronti dell'integrità del minore medesimo. Inducendolo alla prostituzione, infatti, poiché esso non è pienamente in grado di autodeterminarsi, non si colpisce questa o quella particolare manifestazione della sua libertà individuale, ma lo si priva del suo stato di libertà, lo si sottopone interamente al potere altrui, lo si annulla totalmente come persona e lo si riduce a cosa.
L'analisi dell'attuale prostituzione minorile rende evidente che la percentuale molto alta dei minori indotti alla prostituzione non ha scampo e che difficilmente essi possono superare condizioni oggettive durissime ed avere la forza soggettiva per trovare un'alternativa.
La sofferenza procurata al minore è una sofferenza stabile e l'inferiorità a cui lo si sospinge lo è altrettanto. Per questo non va considerata la riduzione in schiavitù come relitto del passato, ma deve essere concepita come fenomeno moderno.
Per tali ragioni abbiamo assunto la Convenzione di Ginevra, ratificata dal nostro paese nel 1957, che recita «Istituzione o pratica della prostituzione», la quale fa riferimento al bambino adolescente di età inferiore agli anni 18 che venga affidato dai genitori o da uno di essi ad un terzo dietro pagamento o meno in vista dello sfruttamento della persona.
Questa legge, colleghi, è un atto di fiducia perché stabilisce criteri di civiltà. Soltanto tutelando i minori in modo moderno si fissano criteri moderni di tutela e di civiltà. Potremo poi scegliere strumenti raffinati sia per le indagini sia per fronteggiare il fenomeno.
Ci trovavamo di fronte ad una scelta: lavorare sulla legge Merlin o approvare una legge organica diversa. Abbiamo scelto, anche secondo l'indirizzo già emerso nella Commissione presieduta dall'onorevole Jervolino, di predisporre un testo organico separato dalla legge Merlin. Esso dunque costituisce una frattura rispetto al passato, rispetto alla stessa legge Merlin, perché non lavora sulla prostituzione minorile come aggravante, ma si pone l'obiettivo di fronteggiare un fenomeno nuovo e di comprendere le circostanze oggettive e soggettive che lo rendono tale.
Quali sono le circostanze che hanno fatto dire anche alla commissione per i minori presso l'ONU che questa è una legge modello? I fatti oggettivi - taluni di

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essi, peraltro, arricchiscono la persona umana e le offrono possibilità di crescita - sono il turismo di massa e l'introduzione di nuove tecnologie. Taluni fatti oggettivi, però, restringono le chance dell'individuo: lo squilibrio tra nord e sud del mondo è uno di questi; l'altro è la presenza di organizzazioni criminali che intervengono modificando il circuito domanda-offerta, rendendolo sempre più stringente con la conseguente moltiplicazione sia dell'una sia dell'altra.
Noi ci troviamo di fronte a questa modifica sostanziale, al fatto che sono state messe insieme la domanda e l'offerta di prostituzione minorile. Ecco allora che si creano nuove fattispecie di reato: il turismo sessuale, la pornografia minorile, lo sfruttamento sessuale a fini di lucro attraverso Internet. È stato richiesto un codice di autoregolamentazione dei provider e le forze di polizia hanno adottato strumenti specializzati per individuare su Internet solo gli atti criminosi legati allo sfruttamento sessuale senza limitare la libertà degli individui (altrimenti ci troveremmo di fronte ad un atto inaccettabile).
L'altro punto fondamentale di questa legge è il principio di territorialità ovvero il suo allargamento e quindi una riformulazione sostanziale di quello di extraterritorialità.
Vorrei sottolineare, colleghi, che l'impianto della legge si basa su una concezione liberale della persona umana (adulti e minori) e pertanto amplia il garantismo. Allo stesso modo, il concetto di deroga al principio di territorialità previsto dagli articoli 9 e 10 del nostro codice è una grandissima innovazione anche rispetto all'azione internazionale dei paesi. Tale innovazione consiste nel fatto che l'azione penale (che, come sapete, caratterizza la sovranità di uno Stato) viene portata oltre i confini nazionali. Ciò viene fatto per la prima volta con riferimento a questa legge e significa che cementiamo la nostra comunità, dandole un'identità nuova anche in campo internazionale. Significa anche che questa deroga è un tutt'uno con l'affermazione dei principi liberali della persona umana, compresi i minori.
Dal 1995 ad oggi (ho fatto riferimento alla Commissione per l'infanzia, nella quale l'onorevole Iervolino e molte altre colleghe, anche del mio gruppo, hanno lavorato molto intensamente), con toni sommessi abbiamo ricercato approfondimenti ed una unità di intenti. In virtù del lavoro svolto, siamo arrivati ad una posizione unanime all'interno della Commissione. Ci auguriamo che il Senato dia lo stesso nostro messaggio, perché questa legge è necessaria in quanto accentuerà la prevenzione.
Questa legge non ha mai ricercato il mostro, il sensazionalismo, perché siamo coscienti che si tocca il dolore e la solitudine di personalità malate (gli autori di questi reati spesso sono persone malate). Per questo abbiamo distinto tra grandi organizzazioni e autori dei reati in questione e, per la prima volta nella storia del nostro paese, abbiamo scelto di devolvere le multe irrogate e i beni confiscati al recupero sia delle vittime sia degli autori dei reati. Si tratta quindi, colleghi, di una legge ferma, tanto più ferma quanto più è consapevole del salto di civiltà che presuppone.
Si dice, colleghi, che questi bambini e queste bambine non ce la faranno più a risollevarsi, ad avere fiducia ed autostima. Ma non ce la faranno più, a mio avviso, se verranno lasciati soli; e questo vale sia per la vittima sia per l'autore del reato. Deve essere spezzato il circuito della sofferenza e per spezzarlo dobbiamo fare un salto ulteriore. Certo, come legislatori non possiamo sostituirci a nessuno, neppure al mondo della scienza, che interviene con delicatezza su questi traumi. Possiamo però contribuire moltissimo con una risoluzione unitaria (alla quale stiamo lavorando) a non far sentire soli quei bambini e quelle bambine ed anche le persone affette da patologie. Possiamo inoltre contribuire a rendere il nostro paese più libero, più forte e più giusto, anche perché in tal modo avremo reso più liberi e più forti i bambini e le bambine

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del futuro (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ora, colleghi, vi sono due interventi a titolo personale, di due minuti ciascuno. Invito cortesemente i colleghi a rispettare i tempi.
È iscritto a parlare l'onorevole Guidi. Ne ha facoltà.

ANTONIO GUIDI. Presidente, colleghi, l'argomento Internet è sicuramente suggestivo, ma ritengo che non sia stato chiarito un punto. Per difendere chi è diventato debole e chi si è fatto diventare debole, come i bambini, occorre essere chiari. Non è contrastando in maniera didascalica il progresso che si difendono i bambini; la tecnica deve diventare amica e, come tale, se ci sono strumenti per contrastare lo sfruttamento tramite Internet, ben vengano. Credo che lo strumento migliore sia non lasciare soli i bambini, fare in modo che un adulto che li ama stia insieme a loro, perché il pericolo vero è la solitudine dei bambini.
Rispetto agli sfruttamenti, sono un po' scontento degli argomenti portati oggi, perché si rimane nel vago. Io che (mi permetto di dirlo) ho denunciato infiniti sfruttamenti dei minori, provocando una reazione contro di me, debbo denunciare non un utilizzo sporadico, casuale del bambino a livello sessuale, fisico o psichico, ma un legame sempre più stretto tra le grandi organizzazioni di delinquenza come la 'ndrangheta, la mafia e la camorra, che usano i bambini. Un chilo di bambino vale più di un chilo di eroina!
Al di là di queste leggi, che possono essere anche un po' oscurantiste e forse assolutorie, chiediamo a chi si occupa di delinquenza organizzata di contrastare nei modi più fermi coloro che sfruttano i minori, sottraendo loro l'innocenza ed anche il diritto di sognare e di essere domani cittadini a tutti gli effetti (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, del CCD e del CDU-CDR).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Di Luca. Ne ha facoltà.

ALBERTO DI LUCA. Signor Presidente, signor ministro Maccanico, voterò contro questa mozione, evidentemente non perché sono a favore della pedofilia ma perché sono contro i falsi.
Con la mozione in esame si rischia di far passare il concetto secondo il quale Internet è uguale a pedofilia. Se è vero, come certamente è vero, che la pedofilia è uno dei mali peggiori della nostra civiltà, persino peggiore del problema droga con tutte le vite umane che miete, non si può, nonostante ciò, pensare che Internet sia responsabile dello sviluppo della pedofilia.
Internet è una rete, è la rete delle reti, è un mezzo, è un po' come un telefono. Qualcuno oggi ha posto il problema sul piano tecnologico; vorrei allora porre una domanda. È possibile vietare ad un pedofilo di parlare attraverso la linea telefonica con una vittima innocente? Se si può trovare un sistema per bloccare queste telefonate, si può fare la stessa cosa anche su Internet.
Nel nostro paese i casi più tristi e più gravi di pedofilia si sono verificati in famiglie in cui non si conosce neppure il significato della parola Internet, che certamente non hanno un PC e che forse non hanno neppure un telefono. Sono altre, a mio avviso, le strade per combattere la pedofilia. Non con la retorica e men che meno con la censura tecnologica, che non è assolutamente realizzabile. Nella mozione non si avverte infatti la differenza, che è invece è decisiva, tra Internet e la vecchia linea telefonica.
In conclusione, Presidente, la nostra proposta sul tema in esame è la seguente. Anziché pensare a grandi scenari globali che riguardano Internet, pensiamo molto più vicino, al nostro paese, a Roma, al Senato, e approviamo in fretta la legge!

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione.
Avverto che è stata presentata la risoluzione Bono ed altri n. 6-00034 (vedi l'allegato A - Mozione
sezione 2).

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