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DANIELE APOLLONI. Nel tentativo di giudicare la valenza, o meno, del documento posto all'ordine del giorno, noi della lega nord ci siamo fatti un'idea ben precisa al termine di un'attenta analisi ed abbiamo di conseguenza convenuto che proprio quest'ultimo appartiene inequivocabilmente ad un preciso, predefinito, piano politico-industriale, come se insomma esso facesse già parte di un metaforico albero genealogico, il cui capostipite non può che risultare la disastrosa legge finanziaria del vostro Governo.
Il decreto-legge che prendiamo in esame oggi in quest'aula è «fratello» degli altri decreti di questi giorni: non ultimo quello sull'area di Bagnoli. Non solo. Il decreto-legge n. 487 del 1996, ovvero quello della «metanizzazione del mezzogiorno, degli interventi nelle aree depresse e del completamento di progetto FIO» è poi «figlio», o meglio «nipote» di quel vecchio, ma non decrepito, sistema in auge durante l'impero democristiano che vedeva, anzi pretendeva, un fitto e complesso sistema tangentista e clientelare.
Leggiamo nel relativo disegno di legge l'intenzione vostra di «accelerare la realizzazione dei progetti ammessi nell'ambito del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno»; ed ancora che «il programma fa riferimento ad interventi nelle regioni dell'obiettivo 1, concernenti le reti di distribuzione dei centri urbani e le condotte di adduzione e prevede investimenti per 3.780 miliardi di lire, di cui 1.380 miliardi di lire a carico della comunità europea e 2.400 miliardi a carico dello Stato.
Il riepilogo degli investimenti vede dunque: 114 tra adduttori e collegamenti dei bacini, per una somma pari a 807 miliardi; 651 reti cittadine per 2.973 miliardi. Infine, che: «Il termine finale per il riconoscimento da parte dell'Unione europea delle spese effettuate è stato continuamente prorogato, in modo tale da limitare la mancata realizzazione di investimenti a circa 500 miliardi di lire, con una perdita di contributi comunitari pari a 190-200 miliardi».
Si parte dunque già con il presupposto di limitare la mancata realizzazione di investimenti: e scusate se è poco, ma al sottoscritto 500 miliardi fanno ancora un certo effetto. Non so a voi, che di miliardi ne avete sperperati in quantità industriale.
Il sospetto che la «tassa per l'Europa» non sia altro che un metodo abile, ma non furbo, per spillare nuovamente denaro ai contribuenti padani, aleggia.
Volevo ricordare, poi, come la questione in esame oggi non sia del tutto nuova, ma risale almeno a circa dieci anni fa. La realizzazione di questo programma era infatti prevista in due fasi distinte: un triennio (1987-1989) con la metanizzazione di 921 comuni e un successivo biennio (1990-1991) con la metanizzazione di altri 872 comuni.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi padani siamo ben lieti di collaborare
con la Comunità europea, perché noi ci teniamo veramente: con i fatti, ovvero con le tasse che sborsiamo.
Ma vogliamo iniziare ad infangare i colpevoli di queste gravi manchevolezze, di queste discriminazioni nei confronti dei lavori contribuenti?! Vogliamo acciuffare e sbattere in galera gli autori di quest'ennesimo furto?!
Nonostante queste considerazioni e questi moniti, ben vengano tuttavia quelle iniziative fatte di finanziamenti e contributi vari diret0ti a migliorare le strutture dello Stato. Ma allo stesso tempo ci chiediamo se è mai possibile che i contributi «CE» vadano sempre a finire al sud?
È mai possibile che non vi rendiate conto che anche il nord ha bisogno di migliorare la propria realtà, che ha bisogno di costruire? È mai possibile che il nord debba sempre arrangiarsi da solo?
E sapete dove sta il bello, per non dire la fregatura la beffa?! Non solo nel fatto che le date non le rispettate mai, ma anche nel fatto che il popolo del sud le vostre opere non le vedrà mai realizzate!
Oltre al nostro voto contrario, sia insomma ben chiaro un concetto, che nella sua semplicità è di fondamentale importanza: noi della lega nord in Europa ci vogliamo andare, eccome! Ma come Padania e non come Repubblica italiana!

