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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame di ventisei disegni di legge di ratifica.
Il tempo a disposizione del gruppo misto è ripartito tra le componenti politiche costituite al suo interno nel modo seguente: verdi: 10 minuti; socialisti italiani: 6 minuti; minoranze linguistiche: 4 minuti; patto Segni-liberali: 3 minuti; la rete: 2 minuti.
democratici di sinistra-L'Ulivo: 35 minuti;
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Signor Presidente, il primo disegno oggi alla nostra attenzione reca la ratifica del trattato di Amsterdam sul quale, come sanno i colleghi che come me sono componenti della III Commissione, si è sviluppato un approfondito ed articolato dibattito, come è giusto ed opportuno che sia, visto che il trattato di Amsterdam è così importante e rilevante da non poter essere affrontato alla stregua di altri accordi. Ci siamo tutti resi conto che la discussione su quel trattato non può e non deve essere soltanto formale, ma un dibattito sostanziale, anche in relazione al processo di integrazione europea cui l'Italia sta partecipando.
MIRKO TREMAGLIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRKO TREMAGLIA. Il collega Leccese ha messo a punto doverosamente e puntualmente la situazione, che è veramente abnorme, sulla quale ritornerò, perché quello di Amsterdam non è un qualsiasi trattato internazionale; esso, pur con tutte le sue insufficienze, rientra sicuramente in un quadro storico per l'Europa e per l'Italia.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Presidente, senza entrare nel merito, di cui hanno già parlato i colleghi che hanno chiesto il rinvio in Commissione, devo dire, avendo partecipato alla riunione, che la Conferenza dei presidenti di gruppo che si è svolta venerdì mattina subito dopo la sospensione della seduta, a seguito della mancanza del numero legale, ha espresso all'unanimità l'avviso che la ratifica del trattato di Amsterdam, proprio per queste esigenze di tempo e per l'importanza dell'argomento, venisse inserita nell'ordine del giorno della seduta di domani.
PRESIDENTE. Ho ascoltato i colleghi Leccese, Tremaglia e Lembo e comprendo i loro argomenti, non ritenendoli di poco conto: il loro rilievo è, evidentemente, di notevole importanza.
MIRKO TREMAGLIA. Non è vero!
ALBERTO LEMBO. Neanche per sogno!
PRESIDENTE. Onorevole Tremaglia, queste sono le indicazioni del Presidente. Io non ero presente e quindi riferisco quello che mi viene detto. Peraltro ho il dovere di presumere la buona fede di chi mi risponde.
MIRKO TREMAGLIA. Non è presente neanche il relatore! Il trattato di Amsterdam non è stato approvato neanche dalla Commissione: è gravissimo!
FABIO CALZAVARA. È un atto d'imperio!
MIRKO TREMAGLIA. Mai capitato!
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. A seguito di una risposta di questo genere tutti potrebbero esprimere il proprio sdegno, ma non so cosa si potrebbe concretamente fare con lo sdegno. Credo allora che la soluzione sia quella di chiamare in causa il Governo o di individuare un'escamotage.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al rappresentante del Governo, devo precisare che per prassi costante e a seguito delle intese intervenute, il lunedì non dovrebbero effettuarsi votazioni ulteriori rispetto a quelle previste.
MIRKO TREMAGLIA. Ma l'Assemblea è sovrana!
PIERO FASSINO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Mi rendo conto della delicatezza della decisione che dobbiamo assumere e, considerando il valore politico dell'atto, che riguarda la ratifica del trattato di Amsterdam, quindi non la ratifica di un qualsiasi trattato, considerando inoltre che oggi non è presente in aula il relatore, il presidente della Commissione affari esteri Occhetto, mi chiedo se sia possibile chiedere - e, se è possibile,
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Fassino, ma pregherei il vicepresidente della Commissione di assumere le veci del presidente, sicché si possa procedere comunque. Le questioni di maggior rilievo...
ALBERTO LEMBO. Ma no, non è possibile!
PRESIDENTE. Onorevole Lembo, si deve rendere conto che vi sono alcune questioni abbastanza delicate per lei e anche per me. Quindi, se sto eccedendo in richieste di cortesia, ciò non è per il mio garbo, che può essere più o meno abituale; evidentemente, si pone una questione abbastanza delicata, rispetto alla quale chiedo alla vostra cortesia di andare avanti. Dopo di che, domani è un altro giorno, come capita in tante altre occasioni della nostra vita parlamentare e politica.
ALBERTO LEMBO. Presidente, ma io le chiedo formalmente l'inversione dell'ordine del giorno!
PRESIDENTE. Chiedo pertanto all'onorevole Leccese di sostituire per oggi il presidente Occhetto e di andare avanti. Domani - o quando sarà - le questioni poste oggi potranno essere ulteriormente messe in rilievo. È comunque evidente che alle repliche procederemo domani.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Come le è ben noto, Presidente, quando un deputato propone un'inversione relativa all'ordine dei lavori, il Presidente dà la parola ad un deputato a favore e ad un deputato contro; dopo di che, si vota sulla proposta. Si tratta non di un'interpretazione né, tantomeno, di un tentativo di discutere sull'opportunità o meno di una certa posizione, ma soltanto di un diritto del parlamentare, con riferimento al quale il Presidente deve dare adito alla procedura prevista. Tra l'altro, anche il Governo si è associato alla richiesta, per cui - mi scusi - lei adesso può soltanto mettere ai voti la proposta di inversione.
PRESIDENTE. Mi dispiace molto, onorevole Lembo. Ho già ribadito che, per ragioni di galateo parlamentare, vi è una prassi costante, intervenuta tra tutti, per cui il lunedì non sono previste votazioni, proprio per ragioni abbastanza delicate...
ALBERTO LEMBO. Ma come non ci sono votazioni?!
SANDRA FEI. Non è possibile!
PRESIDENTE. Onorevole Fei...
ALBERTO LEMBO. Lei deve soltanto disporre immediatamente la votazione sulla richiesta di inversione!
FABIO CALZAVARA. Non siamo ancora una dittatura!
MARCO PEZZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO PEZZONI. Signor Presidente, mi rendo conto della sua posizione, perché lei in questo momento rappresenta la Presidenza. La prego, quindi, a nome della Commissione e del mio gruppo, di lasciare la responsabilità di questa scelta all'Assemblea.
PRESIDENTE. Mi sembra, invece, che un compromesso possa essere raggiunto in questo modo: possiamo procedere ora all'esame del secondo disegno di legge di ratifica; nel frattempo io mi metterò in contatto con il Presidente della Camera per rappresentargli la situazione. Il disegno di legge in questione, però, non verrà spostato all'ultimo punto all'ordine del giorno.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Lembo, per cortesia, se andiamo avanti così non approdiamo a nulla.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, se lei non vuole far esprimere la Camera con un voto sull'inversione dell'ordine del giorno che è stata richiesta, come può di sua iniziativa stabilire che passiamo al secondo punto e poi andiamo avanti? Non è nei suoi poteri: o lei stabilisce che iniziamo dal primo punto e poi proseguiamo secondo l'ordine del giorno, o fa votare sulla richiesta di inversione, oppure sospende la seduta, in modo da poter consultare il Presidente della Camera o convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo. Non ha la possibilità di passare al secondo punto dell'ordine del giorno senza un voto dell'Assemblea: lo dice il regolamento, non lo dico io, Presidente!
PRESIDENTE. Ho già spiegato che stavo tentando di proporre una forma di mediazione, negli interstizi del regolamento, per giungere ad una conclusione che tenesse conto responsabilmente delle vostre richieste e delle decisioni della Presidenza della Camera. Ciò mi pare abbastanza evidente.
ALBERTO LEMBO. È un procedimento assurdo!
MIRKO TREMAGLIA. Il Governo è d'accordo, tutti i gruppi sono d'accordo, quindi è questa la sostanza vera di ciò che si vuole!
ALBERTO LEMBO. Esco, perché non posso essere coinvolto in un procedimento simile!
PRESIDENTE. Onorevole Tremaglia, onorevole Lembo, per cortesia, stiamo tentando di accertare quali siano le modalità che ci consentano di procedere. Quella proposta mi sembrava una soluzione possibile...
SANDRA FEI. Ma non è una concessione, c'è un regolamento! È stata chiesta un'inversione dell'ordine del giorno!
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 16, è ripresa alle 16,15.
PRESIDENTE. Il collega Mastella mi ha cortesemente informato delle questioni poste, comunque prego il vicepresidente della Commissione di riassumerle.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Signor Presidente, si è sviluppato un dibattito fra i componenti la Commissione affari esteri, cui ha preso parte anche il presidente Lembo, in ordine all'esigenza di rinviare in Commissione il provvedimento in esame, tenuto conto della sua importanza e rilevanza: esso, quindi, non può essere trattato alla stregua degli altri disegni di legge di ratifica iscritti oggi all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. I colleghi desiderano aggiungere qualcosa alla sintesi dell'onorevole Leccese?
MIRKO TREMAGLIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRKO TREMAGLIA. Signor Presidente, desidero aggiungere che abbiamo tutti sottolineato l'incidenza estremamente negativa sul piano politico del fatto che il trattato di Amsterdam non sia stato ancora approvato dalla Commissione: non è poca cosa, non lo si fa nemmeno per l'ultimo dei trattati! Ritengo pertanto che quanto ha riferito il collega Leccese vada inquadrato anche con riferimento a questo aspetto: non è un problema di carattere formale quello che le sottoponiamo, poiché evidenziamo che si tratta di un fatto importante, che addirittura qualcuno considera storico! Forse vi è stata qualche incomprensione, qualche disguido, ma siamo unanimi nel chiedere di trovare una strada per rinviare il provvedimento in Commissione ed avere così un lasso di tempo sufficiente ad approvare un documento domani mattina.
FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, sono costernato: naturalmente, come rappresentante del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, sono piuttosto mal disposto verso la politica all'italiana; tuttavia, se sono qui, è perché credo in questo rimasuglio di democrazia. Penso di essere una persona pratica, di avere un po' di buon senso, per cui cerco di darmi da fare in base a certi criteri, ad una certa chiarezza ed onestà: di fronte a questo avvenimento, quindi, chiedo davvero che ci si pensi su un attimo, perché il trattato di Amsterdam coinvolge (o per lo meno dovrebbe) pienamente, pesantemente il Parlamento ed è strategicamente fondamentale per un futuro europeo d'unione, che vede coinvolte le politiche comunitarie sotto molteplici aspetti.
PRESIDENTE. Facciamo il «consolato», insomma...!
MARCO PEZZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO PEZZONI. Credo che ci possa salvare il regolamento, come del resto tutti i gruppi hanno chiesto all'inizio della seduta, prima della sospensione. Il problema è proprio questo: non è quello di fare del metodo una questione centrale, ma, come diceva il collega Tremaglia, di prendere atto che è in corso uno sforzo molto intenso da parte di tutti i gruppi in Commissione esteri per dare il giusto rilievo all'approvazione della ratifica del trattato di Amsterdam, attraverso la predisposizione - come ricordava il vicepresidente Leccese - di un importante documento comune di accompagnamento. Noi non abbiamo ancora potuto completare la discussione di questo documento politico così importante, da sottoporre poi all'attenzione dell'Assemblea.
PIERO FASSINO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, facendomi interprete delle sollecitazioni provenienti da tutti i gruppi intervenuti, tenuto conto della rilevanza che ha il disegno di legge sulla ratifica del trattato di Amsterdam, che non può essere catalogata come una ratifica di un trattato di ordinaria amministrazione, perché - e tutti ce ne rendiamo conto - è un trattato di straordinaria importanza per il futuro dell'Italia e dell'Europa, considerato che domani si riunirà la Commissione esteri che dovrà esaurire la discussione del provvedimento, e che oggi non è presente il relatore (che è lo stesso presidente della Commissione), mi ero permesso di suggerire la soluzione di un'inversione dell'ordine del giorno che consentirebbe di spostare la ratifica in fondo, dopo le altre venticinque il cui esame è previsto per oggi. Poiché è presumibile che l'esame di tali ratifiche impegni la giornata odierna, si potrebbe rinviare a domani pomeriggio la discussione del disegno di legge concernente la ratifica del trattato di Amsterdam.
PRESIDENTE. Colleghi, sulla base della vostra esperienza e conoscenza della materia vediamo di trovare insieme una soluzione.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. La ringrazio, Presidente, per lo sforzo che si sta facendo per arrivare ad una soluzione.
PRESIDENTE. Mi scusi, ma volevo lasciare al presidente Occhetto o a lei la possibilità di esporre delle valutazioni politiche introduttive.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Questo potrebbe accadere nella seduta di domani.
PRESIDENTE. Ma questo non può accadere domani, perché, se cominciassimo la discussione oggi, il presidente Occhetto, o chi interverrà in sua vece, potrebbero parlare alla fine della discussione stessa, mentre mi pare che l'esigenza che ponevate fosse un'altra. Chiedevate infatti che venisse dato un orientamento alla discussione esponendo gli indirizzi politici del provvedimento.
SANDRA FEI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANDRA FEI. Presidente, rimane un fatto molto tecnico e pratico: era stata chiesta ufficialmente l'inversione dell'ordine del giorno e il regolamento stabilisce che, dopo che si sono pronunciati un oratore a favore ed uno contro, si procede al voto.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di darmi una mano a risolvere il problema, perché gli ostacoli li conosco, li ho capiti...
SANDRA FEI. Ci vorrebbe una risposta sul regolamento però!
PRESIDENTE. Onorevole Fei, il suo gruppo - si informi presso il presidente o i vicepresidenti del suo gruppo - è tra quelli che chiedono che il lunedì non si voti. Quindi, non mi venga a chiedere la votazione sull'inversione dell'ordine del giorno. Si informi e poi... (Commenti del deputato Fei).
SANDRA FEI. Allora il lunedì non si possono chiedere inversioni dell'ordine del giorno?
FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, rinnovo il mio disappunto per questo modo di procedere. La situazione era chiara in Commissione, dove vi è stato l'accordo unanime di tutti, così come tutti sono d'accordo nell'affrontare in modo diverso la discussione.
PRESIDENTE. Di tutto questo sto prendendo atto perché, se non lo facessi, direi che si dovrebbe andare avanti comunque. Invece ne sto prendendo atto. Si tratta di trovare un punto di equilibrio tra le giuste esigenze che lei ed altri colleghi avete segnalato e la questione che rappresenta un dato di fatto.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITO LECCESE, Vicepresidente della III Commissione. Ovviamente anch'io parlo nel tentativo di trovare un punto di compatibilità tra le esigenze della Commissione e quelle dei lavori dell'Assemblea. Come lei e i colleghi avranno ben compreso, non me la sento di sostituire, su un argomento così importante, il relatore, che è anche presidente della mia Commissione, tra l'altro anche perché non ho ricevuto alcuna delega alla sostituzione. Capisco però l'esigenza di avviare fin da questo pomeriggio la discussione generale, per cui, in qualità di relatore facente funzioni, mi potrei rimettere alla relazione svolta in Commissione dal presidente Occhetto, chiedendo il rinvio ad altra seduta dell'approfondimento politico sulle questioni inerenti al trattato di Amsterdam.
PRESIDENTE. Se ho ben compreso, lei intende fare la sua parte di relazione rimettendosi al testo dell'onorevole Occhetto e chiede che il resto sia rinviato ad altra seduta. Su questo non ho obiezioni.
FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, è stata fatta una richiesta molto precisa che anch'io ho cercato di ribadire, forse non molto chiaramente, e cioè l'inversione dell'ordine del giorno...
PRESIDENTE. L'ho già spiegato, onorevole Calzavara!
FABIO CALZAVARA. È una questione di principio, per rispetto...
PRESIDENTE. Non si può votare oggi! Il suo gruppo, come altri, è quello che si oppone a che si voti il lunedì, onorevole Calzavara!
FABIO CALZAVARA. Il mio gruppo mi ha riferito che era stato trovato l'accordo su proposta del presidente Mussi (era d'accordo anche il mio capogruppo, onorevole Lembo) di posporre la discussione, non la votazione, a martedì.
PRESIDENTE. Onorevole Calzavara, le riferisco quanto abbiamo deciso: «(...) lasciare la discussione generale lunedì, dedicando però al provvedimento un tempo considerevole martedì o mercoledì, in modo tale che questo dibattito abbia una sua solennità». Questo è ciò che abbiamo deciso. Ho letto il resoconto stenografico di quella riunione, che può consultare anche lei.
FABIO CALZAVARA. Evidentemente c'è qualcosa che non va; la furbizia ha la prevalenza!
PRESIDENTE. No, è lo stenografico, non la furbizia!
FABIO CALZAVARA. Sono éscamotages!
MARCO PEZZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO PEZZONI. Condivido la proposta avanzata dal vicepresidente Leccese, perché rappresenta un punto di equilibrio fra tutte le esigenze.
MIRKO TREMAGLIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRKO TREMAGLIA. Condivido anch'io la proposta del collega Leccese perché ci consente di avviare nei termini giusti l'esame di questo provvedimento.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Tremaglia.
Ricordo che nella riunione del 10 marzo della Conferenza dei presidenti di gruppo si è proceduto, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del regolamento, al contingentamento dei tempi per l'esame dei documenti. Il tempo complessivo destinato a tale fine è di 6 ore e 10 minuti ripartite nel modo seguente:
tempo per i relatori: 40 minuti;
tempo per il Governo: 40 minuti;
tempo per il gruppo misto: 25 minuti;
tempo per richiami al regolamento: 10 minuti;
tempi tecnici: 20 minuti;
tempo per interventi a titolo personale: 45 minuti;
tempo per i gruppi: 3 ore e 10 minuti.
Il tempo a disposizione dei gruppi è ripartito nel modo seguente:
forza Italia: 29 minuti;
alleanza nazionale: 26 minuti;
popolari e democratici-l'Ulivo: 20 minuti;
lega nord per l'indipendenza della Padania: 21 minuti;
rifondazione comunista-progressisti: 16 minuti;
CDU-CDR: 16 minuti;
rinnovamento italiano: 14 minuti;
CCD: 13 minuti.
Del resto, l'esigenza di sviluppare il confronto su quello che molti hanno definito un appuntamento mancato, ossia quello di Amsterdam, diventa doveroso sul piano politico, così come è importante che questa ratifica venga accompagnata non solo dal dibattito parlamentare, ma anche da un atto di indirizzo forte da parte delle Camere.
Su questo si è registrato il consenso unanime di tutte le forze politiche, al fine di elaborare un ordine del giorno unitario.
Le chiedo, a nome della Commissione, di rinviare l'esame del disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam in Commissione, per avere la possibilità di elaborare un atto di indirizzo forte e di sviluppare, al ritorno in aula, un dibattito all'altezza dell'evento.
Su questo si è registrato - ripeto - il consenso di tutti i gruppi parlamentari e rinnovo tale invito anche a nome del presidente Occhetto.
Signor Presidente, oggi dovremmo ratificare il trattato di Amsterdam senza che sia stato approvato dalla Commissione esteri: questo è assurdo, è assurdo in termini politici! Non so se i «bravissimi» che si occupano di regolamento sapranno spiegare come tutto questo sia possibile, ma ne faccio una questione politica.
Mi appello alla sua sensibilità, alla sensibilità del Parlamento rispetto ad un evento di questa rilevanza ed importanza; un evento tanto rilevante ed importante che la Commissione esteri, lo ha già detto bene il collega Leccese, ha previsto l'adozione di un documento di indirizzo, perché non possiamo lasciare il trattato di Amsterdam a se stesso, senza prevedere o sollecitare un'indicazione ed una strategia politica, che è un fatto prioritario rispetto a quello monetario.
Dobbiamo essere non dico sensibili, ma comprendere che compiamo un atto di grave discredito per la credibilità internazionale dell'Italia, cui dobbiamo rimediare.
Per quanto riguarda i nostri lavori, vi è un «andazzo» impossibile. Presidente, detto questo per quanto riguarda il trattato di Amsterdam e la richiesta del suo doveroso rinvio in Commissione affinché possa essere approvato sia il trattato, sia il documento di indirizzo, le pare possibile che, nel quadro dei lavori parlamentari, ci si trovi sistematicamente a ratificare, tutti insieme, un gran numero di trattati? Oggi l'Assemblea dovrebbe ratificarne 26, il che significa non dibattere, ma annullare il peso e la valutazione del
Parlamento italiano nei rapporti internazionali.
Non è vero che tali trattati non vogliano dire nulla, dal punto di vista della dialettica e dei rapporti con i paesi con i quali li sottoscriviamo, perché si tratta di trattati di grandissima rilevanza.
In materia di ratifiche pongo dunque un problema non in termini formali, ma politici; un problema sul quale torneremo, perché via via si continua ad annullare competenze, prese di posizione, interventi e crediti della Commissione esteri, che invece costituisce l'elemento primario e prioritario sul piano parlamentare.
Pertanto, insisto nella richiesta avanzata dal collega Leccese, che coincide con il pensiero di tutta la Commissione esteri; non bisogna dunque operare un colpo di mano, soprattutto per quanto concerne la valutazione politica che dobbiamo compiere.
Vedo invece con grandissimo stupore che è stata inserita in quello di oggi e al primo punto. Non so quale disguido possa essersi verificato, ma credo che lei, Presidente, non avrà difficoltà ad informarsi presso il Presidente della Camera per avere conferma di quanto sto sostenendo e cioè che tutti i presidenti di gruppo, all'unanimità, avevano ravvisato tale necessità. Lo stesso Presidente si era dimostrato d'accordo. Quanto poi alla competenza della Commissione e ai necessari passaggi, evidentemente i deputati che interverranno nel merito si adegueranno di conseguenza.
Il mio intervento ha dunque una funzione di completamento istituzionale, visto che sono anche fra quelli che scherzosamente il collega Tremaglia indicava come gli esperti in materia di regolamento. Anche da quella parte, per quanto riguarda il caso specifico, vi era stato identico avviso.
La pregherei pertanto, Presidente, di porre rimedio a quello che può essere stato un errore materiale. Altrimenti mi associo alla richiesta di collocazione dell'esame del disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam che era stata indicata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo senza - lo ripeto - alcuna voce dissenziente.
Tuttavia, avendo interpellato il Presidente Violante, devo far presente che egli chiede all'Assemblea di iniziare l'esame del disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam e dunque non accoglie alcuna richiesta di rinvio, anche perché la Conferenza dei presidenti di gruppo ha stabilito all'unanimità questo calendario.
Al fine di assicurare il rispetto dei tempi stabiliti in sede di programmazione dei lavori dell'Assemblea, mi sembra che
in questa circostanza siamo prigionieri di una decisione, anche se evidentemente potremmo svincolarci.
Il Presidente Violante, però, ritiene sia giusto andare avanti in questo modo, anche perché non sono previste votazioni per la giornata odierna, che potranno eventualmente svolgersi domani. Ciò consentirà di tener conto delle esigenze sottoposte alla mia attenzione.
La prima soluzione che posso proporre è quella di collocare la discussione del disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam come ultima all'interno del pacchetto dei ventisei disegni di legge di ratifica oggi iscritti all'ordine del giorno. Questa è una proposta formale di inversione dell'ordine del giorno e lei sa, Presidente, che su di essa deve consultare l'Assemblea.
Vedremo se il Governo accetterà la richiesta e se, valutata la situazione che vi sarà nel momento in cui si arriverà ad affrontare la questione, si prospetteranno altre possibilità di intervento. Il Governo potrebbe anche avere un impedimento in quel momento, per esempio.
Partecipo alla situazione e vi chiedo di rendervi conto della mia responsabilità di Presidente di turno dell'Assemblea, da un lato, e della mia posizione di deputato, dall'altro. Prendo atto, dunque, delle obiezioni da voi sollevate, che non sono di scarso rilievo.
Proprio per questa ragione, posso farmi carico della questione ed interpellare il Presidente della Camera, ma non credo di poter fare più di tanto. Mi appello pertanto alla vostra cortesia perché si proceda comunque, anche alla luce di un carteggio intercorso tra il presidente della Commissione e il Presidente Violante in ordine alla questione. Non posso quindi che avallare, onorevole Tremaglia, nella mia responsabilità che attiene alla conduzione della seduta, la risposta fornita dall'onorevole Violante all'onorevole Occhetto, presidente della III Commissione affari esteri e comunitari.
Questo, per quanto mi riguarda, è il dato. Mi appello quindi alla vostra cortesia affinché si vada avanti, pur ponendo un problema, che credo giusto prospettare, al Presidente Violante.
il Governo si assume la responsabilità di farlo - l'inversione dell'ordine del giorno. In tal modo non si modificherebbero affatto le determinazioni, nel senso che la ratifica del trattato di Amsterdam rimarrebbe nel pacchetto delle 26 ratifiche previste soltanto che, diventando l'ultima, è presumibile che, anziché oggi, si possa esaminare domani pomeriggio. Tra l'altro, se ben ricordo, domani mattina è prevista una seduta della Commissione affari esteri e, peraltro, sempre domani mattina è previsto lo svolgimento di una comunicazione in aula del ministro degli esteri sulla politica estera, che affronterà anche questi temi. Si registrerebbe quindi, a maggior ragione, una opportuna integrazione tra la comunicazione del ministro degli esteri e la discussione sull'atto di ratifica.
Nell'ipotesi in cui si procedesse all'inversione dell'ordine del giorno, il tutto sarebbe rinviato a domani pomeriggio, in modo tale che, a mio avviso, non si altererebbero le decisioni della Conferenza dei presidenti di gruppo, l'atto di ratifica di cui discutiamo sarebbe mantenuto nel pacchetto delle 26 ratifiche previste e si verrebbe incontro alle sollecitazioni provenienti dalla Commissione.
Onorevole Lembo, lei pone un problema che sottoporrò al Presidente della Camera. La prossima volta avrà la possibilità di porre questo problema; valuteremo il tutto ai fini del lavoro in aula ed
allora vi sarà la fine di una conventio che era stata stabilita e vi saranno invece convenzioni di tipo diverso, per cui anche il lunedì si voterà, in maniera più o meno disciplinata, secondo il calendario parlamentare stabilito ad oggi.
Mi esprimo a favore della proposta di porre all'ultimo punto il disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam, procedendo ad una votazione in merito alla formale richiesta di inversione dell'ordine del giorno.
Se ciò non fosse possibile, però, le chiedo di sospendere brevemente la seduta, per informare il Presidente Violante del fatto che la Commissione affari esteri chiede all'unanimità almeno l'inversione dell'ordine del giorno: mi pare che questo sia un punto di compromesso accettabile, che può tener conto anche della scelta fatta dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e dalla Presidenza, considerata anche la sottolineatura espressa dal rappresentante del Governo.
In conclusione la prego, quindi, di sospendere brevemente i lavori dell'Assemblea per sondare la possibilità di accettare questo punto di compromesso.
Chiederei quindi alla cortesia della Commissione di procedere nel modo che ho indicato, dopo di che sentirò il Presidente della Camera e vedremo come procedere ulteriormente.
Prego quindi il vicepresidente Leccese di procedere.
Tutti i gruppi parlamentari in Commissione esteri stanno inoltre lavorando all'elaborazione di un documento di indirizzo forte che accompagni la ratifica del trattato di Amsterdam. Da tutto ciò deriva l'esigenza di rinviare il provvedimento in Commissione: in un primo momento, la Presidenza non ha ritenuto di accogliere la relativa richiesta e si stava valutando la possibilità di far slittare questo provvedimento al termine della seduta di oggi, dopo la trattazione degli altri disegni di legge di ratifica. È stata poi richiesta un'inversione dell'ordine del giorno ma il Presidente Mastella ha ritenuto di non doverla porre in votazione; successivamente, ha sospeso la seduta in attesa del suo arrivo.
Tutto ciò è ad adiuvandum della nostra credibilità: non si tratta di uno scontro di carattere polemico, ci mancherebbe altro! Non possiamo pensare, però, che un trattato di così grande rilievo non venga neanche approvato dalla Commissione esteri.
Che non ci si dia la possibilità di far comprendere bene all'Assemblea tutte le sfumature, tutti i risvolti ed i possibili miglioramenti, è inconcepibile, è antidemocratico! Non è neanche possibile che questo dibattito si svolga di lunedì pomeriggio: questo è già indicativo della cattiva volontà del Governo e di questa Presidenza di discutere di politica estera. Tutti sanno che la politica estera italiana è sempre stata debole, se non inesistente, ma adesso che ci si prospetta una proiezione nell'Europa discutere di questo tema diventa fondamentale. Vorrei che la Presidenza ci ripensasse e rinviasse di una settimana l'esame di questo provvedimento, stante la sua grande importanza ed il fatto che non c'è un'urgenza in termini di ore nel discutere questo problema. Chiedo anche che la Presidenza coinvolga il Parlamento in questa discussione, per rispetto del Parlamento stesso, di tutti i cittadini italiani, dell'Europa ed anche della nostra funzione. Rinnegando tutto questo, secondo me, si rinnegano la Commissione e il Parlamento: tanto vale che decida tutto lei da solo, con il Presidente del Consiglio, e tanti saluti alla democrazia!
Tra l'altro, devo dire - e spero che poi il Governo possa intervenire di nuovo - che un punto non era stato completamente chiarito nella brevissima ma efficace introduzione del vicepresidente Leccese, e cioè che nel dibattito che abbiamo sospeso poco fa anche il Governo aveva ritenuto estremamente utile che ci fosse un confronto sereno ed approfondito fra tutti i gruppi. Quindi, credo che possa essere ripresa la proposta che abbiamo formulato prima.
Ritengo che, se vogliamo sottolineare l'importanza di questo provvedimento, non vi sia la necessità di spostarne addirittura di una settimana la discussione. No, si tratta semplicemente di porre all'ultimo punto dell'ordine del giorno di oggi il trattato di Amsterdam, di fare una semplice inversione dell'ordine del giorno, perché oggi l'ordine del giorno è così fitto che ci permetterà di fatto, nel suo svolgimento, di spostare a domani anche la
discussione della ratifica del trattato di Amsterdam, tra l'altro senza venir meno al calendario così come è stato impostato dai presidenti di tutti i gruppi nell'ambito della Conferenza dei capigruppo.
Credo che sia questa, con grande buon senso ed anche rispetto del regolamento, la proposta che oggi potremmo avallare, tutti sensibili al fatto che è in atto uno sforzo molto importante per dotare la decisione di ratifica del Parlamento - in questo caso, della Camera dei deputati - anche di un documento molto importante. Tra l'altro, alla sua elaborazione il presidente Occhetto, che oggi non è presente, sta ancora lavorando, perché è la sintesi di una discussione che abbiamo svolto in Commissione la settimana scorsa. Solo domani mattina potremo approfondire tutti gli aspetti di tale documento e poi licenziarlo per questa Assemblea.
Il che consentirebbe alla Commissione di esaurire domani mattina la discussione del provvedimento in oggetto, di avere domani pomeriggio una relazione da parte del presidente della Commissione, di avviare la discussione necessaria per concluderla entro domani sera: il tutto senza alterare le decisioni prese dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e nello stesso tempo corrispondendo ad una sollecitazione proveniente da tutti i gruppi parlamentari.
Se questa fosse la soluzione, il Governo sarebbe d'accordo.
Quali sono i punti intorno ai quali bisogna ruotare? Mi pare che nonostante una intensa corrispondenza intervenuta tra la Presidenza della Camera e il presidente della Commissione, che da tempo insisteva perché fosse definito tempestivamente questo che è un provvedimento di grande complessità, la Commissione ha ritenuto di approfondire, come è giusto, questo disegno di legge così importante.
Però, la Conferenza dei presidenti di gruppo, su sollecitazione, su richiesta del Governo, lo ha inserito al primo punto, proprio perché si tratta di una questione assai rilevante. Oggi non possiamo votare, perché l'impegno assunto è che il lunedì non si voti perché molti nostri colleghi sono amministratori (consiglieri comunali, sindaci o altro). Sulla base di ciò molti gruppi hanno chiesto che non si votasse e quindi oggi non si può votare.
Mi rendo conto tuttavia dei problemi che state affrontando. Qual è la questione delicata di fronte alla quale ci troviamo? Se dovessimo, diciamo così, affermare il principio che il calendario è determinato dai lavori di Commissione, voi capite che esso diventerebbe ingestibile, essendo le
Commissioni quattordici! Si tratta tuttavia di una questione particolarmente delicata.
Mi rivolgo al vicepresidente Leccese (il presidente della Commissione Occhetto è assente per un problema familiare di notevole gravità); mi domando se egli non possa illustrare brevemente i contenuti del trattato, mentre si potrebbe rinviare a domani la seconda parte della relazione (che potrà essere svolta dallo stesso Leccese o dal relatore titolare). In questo modo oggi potremo iniziare formalmente l'esame del provvedimento, non modificando quindi il calendario in relazione all'attività della Commissione.
Resta il fatto che il seguito della discussione (anche per il fatto che il presidente Occhetto oggi non può essere presente per la ragione che ho dianzi ricordato) viene rinviato alla seduta di domani. Ciò potrebbe consentirci, diciamo così, di individuare il modo formalmente corretto per rispettare la sostanza delle nostre esigenze.
Esporre il contenuto del trattato di Amsterdam, senza entrare nel merito politico degli orientamenti assunti dalla Commissione, è quanto oggi si potrebbe fare. La seconda parte, riguardante il merito politico, potrebbe essere svolta dopo che la Commissione si sarà riunita, avrà discusso e avrà deliberato il da farsi.
Mi chiedo se questa possa essere una soluzione che ci consenta di mantenere un certo ordine nei nostri lavori, per un verso, e per un altro permetta alla Commissione di riunirsi domani e di compiere le proprie valutazioni politiche, per poi tornare in Assemblea con la partecipazione del suo presidente, come io spero, e con il «documento» finale.
Mi chiedo se questa sia una soluzione praticabile.
I colleghi comprendono bene la difficile e delicata situazione in cui mi trovo, dovendo sostituire in questo momento il presidente che è anche relatore sul provvedimento.
Accogliendo in parte la sua proposta, Presidente, ritengo che potremmo considerare come avviata la discussione sulle linee generali con gli interventi che ci sono stati (alcuni dei quali sono entrati anche nel merito rispetto all'importanza e alla rilevanza politica del trattato di Amsterdam), sospendere la discussione per riprenderla nella seduta di domani.
In secondo luogo, è vero che non tutto può dipendere direttamente dai lavori in Commissione, però è vero anche che questa decisione è stata presa venerdì
scorso per la giornata di lunedì, neanche per quella di martedì. Pertanto, si è trovata in difficoltà persino la Commissione perché, se la decisione fosse stata presa per martedì, probabilmente si sarebbe fatto qualcosa per cercare di concludere l'esame e per essere in regola con i lavori dell'Assemblea, considerato che questo è uno dei punti più importanti che la Commissione deve affrontare.
Non ci perdo niente, però la conseguenza potrebbe essere quella di avere una maggioranza occasionale in aula, perché i colleghi non sono a conoscenza del fatto che in quella giornata hanno luogo votazioni. Quindi, le deliberazioni verrebbero prese in qualunque modo, il che non sarebbe serio per l'andamento dei nostri lavori.
Devo anche sollevare un appunto al riguardo, perché eravamo tutti convinti - perlomeno io lo ero dopo aver parlato con il mio presidente - che la discussione del provvedimento fosse stata rinviata a martedì. Non sono riuscito a verificarlo se non dieci minuti prima dell'inizio dei nostri lavori, perché l'ordine del giorno della seduta era introvabile. Quindi, lei può capire bene il nostro disappunto.
Eravamo tutti d'accordo, all'unanimità, di procedere all'inversione dell'ordine del giorno ed è questa la soluzione che tutela tutte le posizioni.
Credo inoltre che, per rispetto del relatore, che si è interessato profondamente dell'argomento e che reputo debba introdurre la discussione, lei debba prendere atto della nostra richiesta.
Non possiamo, sulla base della decisione della Commissione, deliberare di esaminare il provvedimento in un certo giorno, considerato che, tra l'altro, lei chiede un rinvio di una settimana, mentre altri lo chiedono di un giorno.
Mi domando pertanto se non sia possibile seguire la strada che ho tracciato. In genere, quando manca il relatore, questi viene sostituito. Nella fattispecie, non chiedo che venga sostituito il collega Occhetto, autorevole relatore e presidente della Commissione, per l'intero provvedimento, ma chiedo di valutare la possibilità che una prima parte della relazione - il collega Leccese valuterà quanto debba essere lunga - venga svolta dal collega Leccese stesso. Questo ci consentirebbe di radicare la discussione del provvedimento, fermo restando che la seconda parte di tale illustrazione, quella di merito, verrà svolta domani e che tutti i colleghi potranno intervenire domani, dopo che il presidente Occhetto - che spero possa
essere presente ai nostri lavori - avrà esposto anche le questioni politiche che il trattato pone.
Quindi, rimane ferma la decisione di discutere il provvedimento domani, ma proporrei di radicarlo oggi per le ragioni che ho esposto.
Mi spiego meglio e vi prego di mettervi nei miei panni. Se procedessimo diversamente, in futuro mi potrei trovare di fronte alla richiesta di una Commissione di rinviare un dibattito su un argomento qualsiasi per il quale la Conferenza dei presidenti di gruppo ha deciso diversamente. Questo non è possibile perché, una volta che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha approvato un calendario, il calendario è definitivo. Visto però che ci sono questi problemi, mi chiedo se non sia possibile trovare un altro punto di equilibrio se quello che è stato ora indicato non va bene. Dobbiamo trovare un punto di equilibrio.
Prendo spunto da questo, che possiamo chiamare tra virgolette «incidente più o meno diplomatico», per farle osservare che troppe volte la Commissione esteri si trova in una situazione non piacevole ed insostenibile proprio dal punto di vista della politica estera. Io faccio appello alla sua sensibilità, Presidente, perché trattare oggi 26 ratifiche non è un segno di grande credibilità per quanto riguarda il nostro Parlamento sul piano dei rapporti internazionali. Dall'episodio di oggi prendiamo quindi spunto per capire come ci dobbiamo comportare in avvenire. È vero che sono i presidenti di gruppo a decidere, ma in questo momento rivolgo un appello specifico al Presidente della Camera.
Allora rimane inteso che il collega Leccese svolgerà la sua parte di relazione richiamandosi a quanto detto dal collega Occhetto in Commissione, rinviando gli interventi ad altra seduta.


