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PRESIDENTE. Passiamo all'esame del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio sulla
VITTORIO SGARBI. Non concernono mai! Parlo sempre a titolo personale!
PRESIDENTE. L'onorevole Bonito ha facoltà di svolgere la relazione.
FRANCESCO BONITO, Relatore. Onorevoli colleghi, nel 1990 l'onorevole Sgarbi sosteneva, con esito negativo, la prova d'esame per l'ammissione ai ruoli di professore ordinario. L'onorevole Sgarbi - nel corso delle edizioni dei giorni 12 e 19 novembre 1994, nonché del 9 febbraio e del 14 marzo 1995, della trasmissione televisiva Sgarbi quotidiani - si occupava della vicenda, esprimendosi, secondo quanto denunciato con gli atti processuali in esame, nei modi che vengono citati nella relazione, dove viene riportato diffusamente il testo dell'atto di citazione della parte lesa.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
FRANCESCO BONITO, Relatore. Per tale testo, rimando i colleghi alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, stiamo discutendo di cose di un certo rilievo. Colleghi, lo dico anche da questa parte! Onorevole Folena, per cortesia!
FRANCESCO BONITO, Relatore. ...ma esercitava una attività professionale di conduttore ed opinionista televisivo nell'ambito di un rapporto di lavoro ovvero di un contratto d'opera, retribuiti in forza di intese contrattuali concluse con una parte privata.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto passiamo alla votazione.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei partire dalla premessa che io evidentemente sono un extraparlamentare, quindi non chiedo alcuna garanzia e vi chiedo di votarmi contro. D'ora in avanti non verrò più nemmeno in aula per discuterle perché tanto tutte le opinioni che mi riguardano sono sindacabili (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, come è noto, all'inizio di questa legislatura un nostro collega, l'onorevole Mensorio, si è suicidato. Lo ha fatto tornando dalla Grecia per una imputazione già respinta dal Senato. Era stato deputato e successivamente senatore. Il Senato aveva respinto la richiesta di arresto
VITTORIO SGARBI. Cosa vuoi che gliene freghi!
CARLO GIOVANARDI. Invece qui è scattata la rappresaglia, la vendetta politica e questo è terribile...
GUIDO POSSA. Vergogna!
PAOLO BECCHETTI. Buffoni!
CARLO GIOVANARDI. ...specialmente da parte di una maggioranza, che rappresenta un Governo e che quindi ha un potere forte nel paese. Ho notato sconcerto da parte di alcuni colleghi, poiché molti colleghi della maggioranza - tra i quali l'onorevole Veltri, che passa per un giustizialista - si sono dissociati. Tuttavia vi è un qualcosa che viene dal profondo: in presenza dell'avversario odiato scatta un meccanismo tale per cui l'avversario va comunque condannato, a prescindere da quanto emerge in quest'aula. Allora, onorevoli colleghi, questa è una parodia della giustizia, un linciaggio! Ed ogni volta usiamo giurisprudenze diverse, a seconda che il collega che abbia esercitato un suo diritto di parola in qualità di parlamentare sieda in questa o in quell'altra parte dell'emiciclo: in cinquant'anni di democrazia in questo Parlamento non era mai stato così (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)! Infatti, in presenza di una maggioranza di segno diverso, quest'ultima non ha mai usato per i delitti di opinione l'arma della maggioranza stessa per mettere in difficoltà i colleghi della sinistra o della destra che erano accusati soltanto di aver esercitato il loro diritto di opinione e che sono sempre stati tutelati nel loro diritto di esercitare la funzione di parlamentari.
FABIO DI CAPUA. Vergogna, parli proprio tu!
CARLO GIOVANARDI. Più volte ho votato per l'autorizzazione a procedere contro l'onorevole Sgarbi quando nella sua vita privata si è trovato in situazioni nelle quali può aver abusato, in qualità di semplice cittadino, di false prerogative, ma mai quando ha condotto delle battaglie come parlamentare. Se dovessimo seguire fino in fondo il vostro ragionamento, nessuno di noi potrebbe più denunciare un'ingiustizia, né fare una battaglia a viso aperto, né citare per nome e cognome i fatti. In questo modo il Parlamento sarebbe veramente ridotto alla mercé dei magistrati, che avrebbero tutti i poteri, come ho dimostrato prima, e che sono intoccabili quando ci insultano. Nel momento in cui invece capita ad un nostro collega di fare una polemica - giusta o sbagliata che sia: qui si trattava soltanto di restituire gli atti alla Giunta per un approfondimento - in pochi secondi, egli viene, per così dire, fucilato da questa Assemblea, senza neanche la possibilità di chiedere un approfondimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
NANDO DALLA CHIESA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho recentemente firmato una relazione con la quale chiedo l'insidacabilità delle opinioni dell'onorevole Sgarbi in una vicenda delicata, in cui si ragionava sul crinale del giusto e dell'ingiusto, che l'ha opposto a dei magistrati di Bari. L'ho fatto con convinzione, pensando che in quella situazione - ripeto, non semplice e non evidente - la libertà di opinione del collega Sgarbi dovesse essere difesa.
VITTORIO SGARBI. Farebbe bene!
NANDO DALLA CHIESA. Onorevole Sgarbi, io non l'ho interrotta!
VITTORIO SGARBI. I corrotti hanno nomi e cognomi, come quelli che hanno ucciso tuo padre!
NANDO DALLA CHIESA. Io non sono uno che non fa i nomi ed i cognomi (Commenti del deputato Sgarbi). Penso che si debbano fare nelle situazioni nelle quali gli altri possano difendersi...
VITTORIO SGARBI. Si difende bocciando! Si difende con il potere!
NANDO DALLA CHIESA. Onorevole Sgarbi...
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, per cortesia!
NANDO DALLA CHIESA. Noi qui dentro possiamo fare i nomi...
VITTORIO SGARBI. Io li faccio.
NANDO DALLA CHIESA. dei nostri colleghi. Possiamo fare i nomi dei ministri, cioè di tutti coloro i quali si possono difendere in questa sede e spiegare in che misura - se sono capaci - devono o non devono rispondere delle accuse che noi rivolgiamo loro. Non credo però che in questa sede noi possiamo prendere il nome di un professore, di un cittadino qualunque, e metterlo alla berlina! Non possiamo far comparire il suo nome negli atti parlamentari ed indicarlo come un corrotto, senza che egli abbia la possibilità di esprimere la sua opinione, non dico nello stesso luogo, ma in un posto che sia anche lontanamente paragonabile, per ufficialità e per dignità, a questo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Becchetti. Ne ha facoltà.
PAOLO BECCHETTI. Signor Presidente, l'opinione del collega Dalla Chiesa è tanto apparentemente intelligente quanto insidiosa. Mi limiterò ad alcune osservazioni molto brevi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Nella quarta votazione relativa ai documenti in materia di insindacabilità io ho votato per l'insindacabilità del procedimento a carico di Nichi
CARLO GIOVANARDI. Siete un branco.
SERGIO COLA. ...ed un'Albania da colonia o da protettorato. Lei mi chiede un giudizio sull'ambasciata italiana a Tirana? Mah, è, diciamo è la prima organizzazione malavitosa che andrebbe bonificata».
CARLO GIOVANARDI. Bravi!
SERGIO COLA. Ed allora questa che cos'è? È obiettività? È coerenza? È faziosità!
GUIDO POSSA. Bravi!
ROBERTO GRUGNETTI. Vergogna!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.
MARCO TARADASH. Signor Presidente, l'articolo 68 della Costituzione rappresenta una prerogativa specialissima, riservata, per la durata dell'incarico, a poco più di mille persone su 55-60 milioni di italiani. Onorevole Dalla Chiesa, l'articolo 68 non dice che i membri del Parlamento non possano essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nei confronti di altri membri del Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Becchetti, la prego.
MARCO TARADASH. Non c'è scritto affatto questo. C'è scritto che non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni. Ed è in quest'ambito che noi ci dobbiamo interrogare. Spetterà poi al bon ton, alla buona educazione, al senso della misura di ciascuno fare di questa prerogativa l'uso che ritiene migliore rispetto a se stesso ad al suo modo di far politica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
DANIELE ROSCIA. Visto che tu stai di là, il problema è già risolto!
PRESIDENTE. Questo non risolve il problema, onorevole collega!
GIORGIO PANATTONI. Vorrei formulare soltanto tre considerazioni...
PRESIDENTE. Onorevole, stia tranquillo! Io sono costretto invece a stare da un'altra parte.
GIORGIO PANATTONI. su tale tema che, francamente, mi pare sia andato al di là di qualunque limite accettabile in quest'aula.
VITTORIO SGARBI. Razzista, comunista: quello sei tu!
LUCIANO DUSSIN. Vergogna!
GIORGIO PANATTONI. ...perché forse siamo fatti in un altro modo e vorremmo condurre i dibattiti in un'altra maniera e con altri contenuti.
PRESIDENTE. Colleghi!
GIORGIO PANATTONI. ...se si può rendere pubblico, per cortesia, quanto costa a noi e al paese l'onorevole Sgarbi, non al suo datore di lavoro.
ALFREDO BIONDI. Lo faremo!
GIORGIO PANATTONI. Mi pare estremamente grave lanciare accuse di questo genere e poi ritirare la mano con un comportamento di questo tipo.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare per dichiarazione di voto, passiamo ai voti.
VITTORIO SGARBI. Fatevi voi la legge!
ROBERTO TORTOLI. Fucilateci!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
La seduta, sospesa alle 19,20, è ripresa alle 20,40.
PRESIDENTE. Dobbiamo nuovamente procedere alla votazione del Doc. IV-ter, n. 37-A, nella quale in precedenza è mancato il numero legale. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
FRANCO RAFFALDINI. Sei un maleducato!
VITTORIO SGARBI. Sei ben educato tu!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, voi potete intendere che dal punto di vista democratico la situazione ha una certa complessità, di cui ho già parlato.
ROLANDO FONTAN. Bisogna andare a casa!
PRESIDENTE. D'altra parte, vedo che vi è una distonia tra quello che si dice in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo ed i comportamenti che si assumono in aula.
richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Sgarbi (Doc. IV-ter, n. 37/A).
Avverto che la Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Prosegua, onorevole Bonito.
A causa delle riportate dichiarazioni Loredana Olivato, titolare della cattedra di storia dell'arte medievale e moderna presso la facoltà di lettere e filosofia dell'università di Ferrara e titolare della commissione di esame, notificava all'onorevole Sgarbi, in data 10 aprile 1995, atto di citazione in giudizio, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniale e non patrimoniale sul rilievo che le dichiarazioni televisive menzionate apparivano gravemente offensive dell'onore e della reputazione di essa istante.
Nel corso del processo civile in tal modo iniziato, la difesa dell'onorevole Sgarbi eccepiva, tra l'altro, l'improcedibilità della domanda ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, assumendo che il convenuto avrebbe espresso opinioni nell'esercizio delle sue funzioni di presidente della Commissione cultura della Camera.
Pronunciandosi su tale eccezione il tribunale disponeva, con ordinanza, la trasmissione degli atti di causa alla Camera dei deputati per le deliberazioni di competenza in relazione all'articolo 68 della Costituzione.
Della vicenda è stata quindi investita la Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio la quale, all'esito di puntuale ed approfondito esame degli atti, si è espressa - all'unanimità - nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
La decisione della Giunta è così motivata: la norma di riferimento che la Camera è chiamata ad applicare, come è noto, afferma il principio in forza del quale il deputato non è perseguibile per i voti dati e per le opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni.
I requisiti richiesti pertanto dalla disposizione costituzionale si concretizzano nella sussistenza di un voto ovvero di una opinione espressa, entrambi collegati all'esercizio della funzione parlamentare.
L'articolo 68 inoltre è stato costantemente interpretato dal Parlamento in sede di sua applicazione, nel senso che la tutela in favore del deputato e del senatore debba trovare applicazione non soltanto nella ipotesi in cui le opinioni vengono espresse in atti tipici di natura parlamentare, bensì anche in attività svolta extra moenia, purché riferibile e comunque connessa alla funzione.
Tanto premesso sul piano dei principi, è ora possibile l'induzione.
Nel caso in esame non ricorre alcuno dei requisiti per l'applicazione della norma di favore.
L'onorevole Sgarbi nella conduzione della trasmissione televisiva che porta il suo nome non svolgeva la sua funzione parlamentare neppure sub specie di attività connessa...
Prego, onorevole Bonito, prosegua.
Le espressioni poi riferite all'onorevole Sgarbi non appaiono sussumibili nel concetto di opinione così come richiamato all'articolo 68 della Costituzione, norma che tutela la manifestazione di pensiero del parlamentare collegata all'esercizio della sua funzione. Tali espressioni, infatti, esprimono null'altro che dileggio, insulto gratuito, ingiuria.
Deve, infine, osservarsi che la vicenda ha connotazioni di esclusiva rilevanza personale, giacché trae origine da avvenimenti per nulla connessi alla funzione parlamentare dell'onorevole Sgarbi, ma relativi alla vita privata dello stesso, in tal guisa dovendosi ritenere la sua partecipazione ad una procedura concorsuale predisposta per il conseguimento dell'idoneità dei partecipanti all'insegnamento universitario.
In conclusione, e per le ragioni rapidamente esposte, le dichiarazioni attribuite all'onorevole Sgarbi e sottoposte all'esame dell'Assemblea non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della nostra Costituzione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
Vorrei però specificarvi una cosa, un dettaglio dal momento che Giorgianni è una persona pericolosissima mentre Lo Forte è un santo, Caselli è un santo, chiunque dica da sinistra qualunque cosa va bene, mentre se la dico io... Ho scoperto adesso (me lo ha detto l'onorevole Folena) che tale Lo Presti era un «pungiuto». Nulla sapevo e questa lettera l'ho ritrovata due mesi fa nelle mie carte. Non mi interessa sapere chi è Lo Presti, mi par di capire che fosse amico di Don Puglisi e mi pare che siano morti entrambi. Mi sembra che sia giusto che venga processato e condannato da quelli che hanno inquisito Lo Presti. È tutto perfettamente giusto, vorrei però spostarmi in un ambito in cui non chiedo la vostra clemenza o pietà ma chiedo anzi la vostra condanna.
Vorrei però chiarirvi un fatto. Sono stato presidente della Commissione cultura negli anni di cui si parla nella relazione dell'onorevole Bonito. Mi sono occupato con qualche difficoltà della riforma dei concorsi universitari. Dichiaro pubblicamente che la persona di cui qui parlo è il simbolo che io ho «assunto» al di là di ogni fatto personale, perché non soffro di non aver avuto la cattedra ma soffro di essere stato esaminato da chi l'ha avuta perché moglie del professor Puppi.
C'è un professore all'università che ha una moglie di chiara incompetenza che ha fatto diventare professoressa (Applausi dei
deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Certo, l'argomento è personale, non riguarda la corruzione dei concorsi per la quale sono stato processato, dal momento che ne avevo parlato nel 1989, prima che venisse fuori lo scandalo, e sono stato condannato a otto mesi su una richiesta di un anno e sei mesi avanzata dal dottor Ielo e successivamente del magistrato presidente Crivelli. Io non potevo dire che i concorsi erano corrotti, mentre successivamente si è scoperto che lo erano.
Ebbene, per la signora Olivato vi è un elemento che comprova la corruzione di cui parlo. Nella motivazione con la quale ella stabiliva che i miei titoli non meritavano la cattedra che ella aveva, ha scritto sta con l'accento. Capisco che voterete contro di me, ma se un professore della facoltà di lettere e filosofia non sa scrivere così come se un chirurgo non sa operare, queste sono le prove evidenti della corruzione. E lo dico in aula. La professoressa Olivato è andata in cattedra grazie al marito e scrive sta con l'accento. Sarà un atto parlamentare adesso o no? Lo diventa!
Voi votatemi contro, ma sia chiaro che quando uno cita i nomi e i cognomi, la cosa non vale più. In astratto possiamo dire che dobbiamo fare le riforme, che ci sono i baroni, che non si passano i concorsi, che non è possibile, se non ai raccomandati, vincere le cattedre, che chi lecca il sedere ha la cattedra, mentre chi non è preparato a questa funzione non ce l'ha, ma ci sono altri che non leccano il sedere: diventano mogli di cattedratici ed hanno la cattedra! Questo è il caso specifico: nome e cognome!
La prova della sua incompetenza non è data dal mio pettegolezzo, bensì dal fatto che la medesima, laureata in lettere, così come è laureato in giurisprudenza quell'altro ignorante del dottor Di Pietro (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania e di deputati del gruppo di forza Italia), non conosce la grammatica e scrive sta con l'accento, sta con l'accento, sta con l'accento! Se vi si stampa bene nella mente, votatemi contro, perché è per motivi personali che addito lo sta con l'accento, sulla base di una grammatica che va da Bembo a Basilio Puoti, al pubblico ludibrio.
Io ritengo che, si chiami come vuole, la moglie di un professore che va in cattedra in quanto moglie, e lo attesta il modo in cui scrive, non abbia il titolo per fare la commissaria di concorso e bocciare alcuno, non dico me, ma qualunque altro, mandando invece in cattedra i protetti suoi e di suo marito.
Do i nomi e i cognomi, come un grande scrittore di questo secolo - non so quanti di loro lo abbiano frequentato -, che si chiama Antonio Delfini, usava fare polemiche dando nomi e cognomi. A me non piace fare astrazioni: do nomi e cognomi. Il nome e il cognome è Loredana Puppi Olivato. Confermo tutto quello che ho detto qui in Assemblea. È un fatto personale perché è un fatto politico.
Come presidente della Commissione cultura ho preso un caso come esempio. Come presidente della Commissione ho chiesto le carte al ministero e ho letto le motivazioni per cui io ed altri eravamo esclusi da quel concorso da un insegnante le cui competenze erano, per me, nello specifico, assai limitate e vi ho trovato un errore di grammatica per cui si viene bocciati in terza elementare.
Adesso voi bocciate me e vi ringrazio. Non me ne faccio niente del vostro voto. Vado in tribunale e me ne frego (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale e della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
per un concorso esterno, avendo raccomandato due persone presumibilmente camorriste, anche se nessuno aveva dimostrato che lo fossero.
Il giorno dopo il pubblico ministero Mancuso - credo si chiamasse così - offese Mensorio da morto, trattandolo come essere spregevole, domandandosi retoricamente se non fosse peggiore un politico presunto camorrista di un assassino, presunto camorrista.
Io, che credo nelle istituzioni, ho seguito tutta la trafila: ho scritto al Presidente della Camera, che ha attivato il ministro della giustizia. Sono state fatte delle indagini. Quel pubblico ministero ha dichiarato di non aver mai proferito tali frasi, mentre il giornalista ha detto di averle registrate, però visto che le persone erano diverse, mi è stato risposto che non c'era nulla da fare.
Quando il dottor Cordova, un anno e mezzo fa, ha detto che noi non potevamo interessarci delle riforme della giustizia perché eravamo il Parlamento degli inquisiti, ho messo in moto la stessa trafila: ho scritto al Presidente della Camera, che ha scritto al ministro Flick. Ci sono state delle indagini.
Cordova ha smentito di aver detto quelle cose, il giornalista ha confermato che le aveva dette ma, visto che vi erano due versioni diverse, tutto è stato archiviato. Dico questo perché, davanti ad un fatto nuovo - parlo di quello che è accaduto dieci minuti fa -, cioè ad una Giunta che ha preso una decisione in base ad una motivazione che poi in aula, con un documento autografo, è stata smentita, è partito un meccanismo da branco per azzannare l'avversario politico (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia). Qui è stato azzannato Sgarbi!
Sono anni che seguo queste vicende e posso affermare che, se un qualunque parlamentare della sinistra si fosse trovato in questa condizione, non solo la sinistra avrebbe votato in maniera compatta almeno per la restituzione degli atti alla Giunta per un approfondimento, ma anche tutto il centro-destra avrebbe votato, come ha sempre fatto, a favore del rispetto del principio della libertà del parlamentare.
Credo allora che oggi pomeriggio non abbiamo scritto una bella pagina in questo Parlamento.
Se le cose continueranno in questo modo, per il futuro non intendo più partecipare a questo rito, che è diventato un qualcosa di vuoto e precostituito (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD, di forza Italia, di alleanza nazionale e di deputati della lega nord per l'indipendenza della Padania).
La Giunta in altre situazioni si è espressa per l'insindacabilità delle opinioni dell'onorevole Sgarbi: non è esatto sostenere che, sempre e comunque, vi sia una posizione pregiudiziale nei confronti di una persona che nel nostro panorama politico - posso tranquillamente ammetterlo - se non ci fosse bisognerebbe inventare. Infatti, anche se a volte la sua invettiva è pesante ed ingiustificata, altre volte invece rappresenta una voce che consente un minor grado di conformismo dentro il nostro sistema. L'apprezzamento per la funzione politica generale che svolge l'onorevole Sgarbi a mio avviso, però, non ci può portare nelle singole situazioni a non valutare in che modo, al di là dei nostri diritti, vengano colpiti dei diritti soggettivi di altre persone.
L'onorevole Giovanardi ha fatto riferimento alle passate legislature. Ricordo, però, che la Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio di questa legislatura si è posta il problema di tutelare contemporaneamente, attraverso il raggiungimento di un equilibrio difficile (e forse ciò dà luogo a taluni tentennamenti nelle giurisprudenze che si impongono di volta in volta), sia i diritti dei parlamentari sia i diritti delle persone che vengono offese dall'esercizio non della nostra funzione parlamentare, ma da una funzione parlamentare che diventa a volte puramente politica. Noi non siamo tutelati nell'esercizio della nostra funzione politica, come spesso si afferma impropriamente in questa sede, ma nell'esercizio della nostra funzione parlamentare.
Io sono tra coloro i quali in Giunta hanno sempre sostenuto che gli interventi dell'onorevole Sgarbi nelle trasmissioni televisive possono essere tranquillamente concepiti alla stregua di un allargamento appropriato dell'esercizio della sua funzione parlamentare. Dobbiamo, però, ogni volta definire quale sia il confine tra l'esercizio allargato della funzione parlamentare - propriamente allargato - e quando ci troviamo invece di fronte ad un esercizio che non è di funzione parlamentare, ma che è caratterizzato dall'espressione di proprie opinioni che si trasformano
in insulti nei confronti di altre persone (in quest'aula ci siamo trovati in presenza di alcuni casi sui quali non ci siamo trovati d'accordo)! Questo problema non è stato vissuto pacificamente dalla Giunta. È arrivata in soccorso anche una circolare del Presidente della Camera che ha invitato tutti a ricordarsi, nell'esercizio delle nostre funzioni, che molto spesso ci troviamo nella condizione di insultare persone che non hanno possibilità di difesa nei confronti di ciò che noi affermiamo. Credo che questo sia un fatto di civiltà giuridica. Non è una menomazione della funzione parlamentare, ma un invito a svolgere tale funzione in modo più degno e più alto, coerente con la necessità che tali diritti vengano rispettati.
Non so, ad esempio, lo dico all'onorevole Sgarbi, se la professoressa della quale abbiamo parlato oggi sia o meno - non lo posso sapere - responsabile di ciò che le viene imputato. Devo però riconoscere che mi trovo a disagio a vivere in un Parlamento in cui una persona possa essere accusata con nome e cognome senza che essa possa difendersi (Applausi dei deputati dei gruppi misto-verdi-l'Ulivo, dei democratici di sinistra-l'Ulivo, di rifondazione comunista-progressisti, dei popolari e democratici-l'Ulivo e di rinnovamento italiano). Possibilmente è vero quello che l'onorevole Sgarbi ha detto ed ognuno di noi, in cuor suo, conosce delle situazioni, anche piuttosto «spesse» e «dense», di ingiustizie che sono state commesse da questa o da quell'altra persona, e non soltanto nello svolgimento di concorsi universitari. Ma se ciascuno di noi prendesse l'abitudine di denunciare queste persone, con nome e cognome non farebbe...
Rivolgendomi ai colleghi che forse, per un difetto nelle nostre relazioni, non colgono lo sforzo di civiltà giuridica che questa Giunta ha cercato di produrre, vorrei dire loro che noi - innovando rispetto all'abitudine propria del parlamentare, che ha sempre pensato che se fa un comizio può insultare chiunque, perché nei comizi si fa così ed in tale contesto si sa che noi trascendiamo - nei comizi non abbiamo il diritto di trascendere (Applausi dei deputati dei gruppi misto-verdi-l'Ulivo, dei democratici di sinistra-l'Ulivo, di rifondazione comunista-progressisti, dei popolari e democratici-l'Ulivo
e di rinnovamento italiano), poiché stiamo parlando di altre persone. Non è vero che abbiamo tutti i diritti di questo mondo: questa è una visione di casta, che purtroppo molte volte si ripropone.
Allora in quel caso, in sede di Giunta, ho ritenuto che in una difficile vicenda che lo ha opposto a dei magistrati di Bari l'onorevole Sgarbi avesse fatto, non bene, comunque avesse esercitato la sua funzione di parlamentare, con una critica molto dura, dando anche metaforicamente degli assassini a quei magistrati (Commenti del deputato Giovanardi). Onorevole Giovanardi, sono altre le valutazioni per le quali si è ritenuto di non procedere ad un nuovo esame degli elementi; questo non ha nulla a che fare con un atteggiamento volto a colpire la libertà di opinione dell'onorevole Sgarbi. Siamo peraltro liberi di fare valutazioni, e non è che debbano per forza essere quelle che noi desideriamo; molto spesso le valutazioni dell'Assemblea non sono state quelle che io desideravo, ma non ho ritenuto che lei, onorevole Giovanardi, o altri, ce l'avessero pregiudizialmente nei confronti di una persona o la volessero pregiudizialmente difendere.
In questo caso credo che alcuni membri della Giunta - non mi ricordo quanti, non ricordo se la decisione venne assunta all'unanimità o a maggioranza - abbiano ritenuto che l'onorevole Sgarbi esercitasse una critica personale che poco aveva a che fare con l'esercizio della funzione parlamentare. Tutto qui (Applausi dei deputati dei gruppi misto-verdi-l'Ulivo, dei democratici di sinistra-l'Ulivo, dei popolari e democratici-l'Ulivo e di rinnovamento italiano).
Se si scorre il volume nel quale vengono pubblicate quotidianamente le interrogazioni e le interpellanze, cioè gli atti di sindacato ispettivo, di osservazioni di questo genere se ne ritrovano a migliaia, di ogni provenienza politica, da destra o da sinistra, indifferentemente. E allora mi deve spiegare il collega Dalla Chiesa che differenza c'è tra dire che uno è un ladro in una interrogazione parlamentare, o in un altro atto di sindacato ispettivo, e dirlo in quest'aula, in un contesto così convulso (Applausi del deputato Sgarbi)! Convulsione che peraltro è derivata dall'assoluta vergogna che deve generare in questo Parlamento il voto che ha preceduto quello che stiamo per dare.
Molti colleghi si sono connotati in questa azione parlamentare con un atteggiamento veramente «genuflesso» rispetto ad una maggioranza che ha ritenuto di fare della questione un problema di maggioranza o di minoranza e non di tutela della libertà di manifestazione del pensiero che il collega Sgarbi in qualche maniera, peraltro, ha voluto documentare.
Le osservazioni del collega Dalla Chiesa non stanno assolutamente in piedi se non mi spiega che differenza c'è, ripeto, tra dire le cose che Sgarbi ha detto in aula a voce, quindi affermazioni destinate a rimanere nei resoconti parlamentari di questa seduta, e le stesse cose dette in una interrogazione o in una interpellanza. Se vuole gliene posso mandare più di cento di documenti di sindacato ispettivo degli ultimi mesi in cui sono stati fatti attacchi personali diretti a persone che erano state nominate oppure non nominate in qualche organismo pubblico, a persone che avevano tenuto comportamenti censurabili. Mi spieghi, quindi, qual è la differenza, dopo di che mi convincerò che ha ragione (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD e di forza Italia).
Vendola, e non sono dispiaciuto, né mi rammarico per non aver fatto diversamente, perché ritengo che la nostra azione debba essere improntata alla coerenza assoluta.
Con riferimento all'intervento dell'onorevole Dalla Chiesa, non so come egli abbia votato o meno in relazione alla vicenda Vendola, però voglio sottolineare che per Vendola si era chiesta, appunto, l'insindacabilità in relazione ad un articolo - certamente non si tratta di attività ispettiva - apparso su il manifesto. Se vi leggo i termini dell'articolo, soprattutto le giustificazioni allucinanti date dal relatore, arriverete a delle conclusioni aberranti, e ritengo dobbiate rivedere la vostra posizione.
Vendola si è così espresso: «E quindi, possiamo ben dire che la mafiosizzazione del popolo albanese serve a depistare l'attenzione della mafia vera, quella cresciuta sotto l'ombra di Berisha e pasciuta con le magie finanziarie dei clan albanesi ed italici».
Ma andiamo al riferimento alla persona offesa, che non ha la possibilità di difendersi, onorevole Dalla Chiesa. Prosegue Vendola: «E sotto l'ombrello dell'impostura e della mala informazione possiamo perfino proteggere (con l'incredibile avallo del sempre più incredibile sottosegretario Fassino) un lestofante dal calibro di Paolo Foresti, nostro ambasciatore di Tirana e principale cerniera tra l'italietta dei predoni...
Sapete quali sono state le giustificazioni del relatore per far sì che si procedesse all'insindacabilità: il termine «lestofante» non era riferito al Foresti quale persona, ma al Foresti come ambasciatore. Siamo di fronte ad una allucinazione totale (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).
Voi, mezz'ora fa, avete votato per l'insindacabilità in relazione ad un episodio che andava tutelato perché verificatosi nell'ambito dell'esercizio dell'attività parlamentare. Ed ora, sol perché Sgarbi non vi garba, dite no. Dimostrate perciò in questo momento di essere faziosi e non degni di proclamare la democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia, del CDU-CDR e del CCD - Commenti).
Ciò non toglie che l'articolo 68 dica una cosa molto chiara. Esso parla infatti - è meglio ripeterlo ancora una volta - di insindacabilità di opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare.
Scusatemi se anch'io dovrò ritornare sulla questione precedentemente trattata, ma si è creato un discrimine. Noi ci sentiamo davanti ad un plotone d'esecuzione composto dalla maggioranza, così come è avvenuto quando abbiamo trattato della richiesta di arresto, che stava per essere concessa, per l'onorevole Cito nell'ambito di un episodio su cui mai altrimenti la Camera si sarebbe espressa in quella direzione se non si fosse trattato proprio dell'onorevole Cito. Analogamente, di fronte al caso precedente, questa Camera ha espresso una valutazione che è soltanto un atto di forza e non di diritto.
Non possiamo continuare ad andare avanti in una situazione di questo genere, senza prendere atto che questo rapporto di forza viene da voi presentato all'opposizione e che voi ci chiedete di far i conti proprio con tale rapporto di forza. Ma se questo vale per i diritti di libertà, vale rispetto ad un diritto costituzionale, come poi pretendete che, sulle altre questioni, quali che siano e quale che sia la loro importanza, noi non ci comportiamo di conseguenza? Tutte le altre questioni, infatti, saranno sempre meno importanti della questione di libertà. Su questo credo non si possa discutere.
Ed allora, se rapporto di forza deve valere, fatevi la vostra maggioranza, tenetevi il vostro numero legale su qualsiasi votazione, perché non esistono votazioni sull'occupazione, sulla libera impresa, sulle privatizzazioni, sul mercato, sui rapporti internazionali, che siano più importanti delle questioni che attengono alla libertà, ai valori fondamentali della Costituzione; che attengono al fatto che viviamo nello stesso Stato e ci sentiamo uniti da una stessa patria costituzionale. Se la patria costituzionale non c'è più, se vale soltanto la banda, quella meglio armata e più forte al momento, cessa la possibilità di dialogo all'interno del Parlamento: rendetevene conto! Non si può andare avanti in questo modo!
Se voi, di fronte a casi come quello che stiamo esaminando, fate valere il numero e la forza, fate valere quello che i teorici hanno chiamato la tirannide della maggioranza e lo fate con brutalità, negando tutti i precedenti che hanno riguardato uomini del vostro schieramento sui quali gli uomini del nostro schieramento si sono comportati ben diversamente da voi, se viene meno tutto questo, cari amici, è difficile andare avanti! È difficile andare avanti in Parlamento e mantenere quella relazione tra maggioranza ed opposizione che deve essere improntata innanzitutto al rispetto del numero, ma anche di un minimo di fair play che oggi è venuto meno, spero non definitivamente, ma con un segno definitivo di volontà di rottura da parte vostra (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale, del CCD e di deputati della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Prego, onorevole Panattoni.
La prima osservazione è che siamo stufi di sentirci dire che quanto è accaduto potrebbe capitare a chiunque di noi, cioè a tutti i parlamentari, perché non è
palesemente vero, non è così! Vorrei che fosse chiaro che ci vuole una certa predisposizione per fare gli «sgarbi». Non è vero che certi comportamenti siano un valore comune a tutti i parlamentari presenti in quest'aula e ritengo che tale considerazione debba essere da qualcuno tenuta ben presente.
La seconda osservazione è che sovente si afferma che se Sgarbi fosse della sinistra la reazione sarebbe diversa. A me pare che vi sia una certa incompatibilità ambientale, se mi è consentito esprimermi così...
La terza questione è che vorrei sapere...
La quarta osservazione - e concludo - è che io non voglio fare il giudice, ma vorrei essere messo in grado di fare il mestiere per il quale molti cittadini onesti mi hanno mandato in questa Assemblea a lavorare, cosa che ora non mi è consentita.
Sulle polemiche politiche ed anche sugli scontri molto aspri siamo per definizione d'accordo - ci mancherebbe altro! -, ma sulle strumentalizzazioni del numero legale e sulle strumentalizzazioni che pretestuosamente sono finalizzate ad evitare il confronto sui contenuti e sui problemi reali del paese, chiamo ognuno di noi ad assumersi le sue responsabilità.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al doc. IV-ter, n. 37-A, non concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).
La Camera non è in numero legale per deliberare. Pertanto, a norma dell'articolo 47, comma 2, del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.
La Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata immediatamente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 37-A, non concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
(Segue la votazione).
La Camera non è in numero legale per deliberare (Applausi del deputato Sgarbi).
Onorevole Sgarbi, c'è poco da applaudire, come le spiegheranno i capigruppo della Camera.
Se un ramo del Parlamento è impossibilitato a funzionare, ricorrono le condizioni previste dalla Costituzione.
A questo punto credo che ci sia impedito di esaminare il provvedimento sulle fondazioni bancarie, sul quale si è raggiunta un'intesa in Commissione.
Questo è lo stato della situazione. Al riguardo chiedo, per cortesia, un'opinione dei presidenti di gruppo non polemica (perché non mi interessa). Voglio capire cosa propongano. Se c'è uno scarto tra quanto si sostiene in Conferenza e quello che si fa in aula, credo che davanti all'Assemblea ci si debba assumere la responsabilità delle proprie dichiarazioni.


