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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Valensise n. 3-02085 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
RAFFAELE VALENSISE. Tra qualche settimana il Governo dell'Ulivo compirà il suo secondo anno di vita. Purtroppo, tuttavia, dobbiamo registrare che alla vigilia del secondo compleanno il Governo dell'Ulivo non solo non ha approntato nulla, ma ha reso anche drammatica la situazione della disoccupazione, in particolare giovanile ed in particolare nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Risponderò in modo generale a questa prima richiesta. Ci sono infatti diverse altre interrogazioni che vertono sullo stesso tema; mi si permetterà pertanto di specificare successivamente.
VINCENZO ZACCHEO. Come, si sono suicidati 50 mila giovani?!
SERGIO COLA. Stanotte!
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. ... un'inversione di tendenza.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole ministro.
RAFFAELE VALENSISE. Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta fornita dal ministro Treu perché questa purtroppo non può cancellare la realtà drammatica che si vive nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Valensise.
SALVATORE VOZZA. Signor Presidente, signor ministro, i sindaci, le forze politiche ed imprenditoriali e i sindacati sollecitano una iniziativa più incisiva del Governo per il Mezzogiorno. Il sindacato ha annunciato azioni di lotta e in Campania già venerdì si terrà uno sciopero generale.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Il disegno organico di politica del lavoro e della crescita è stato delineato a più riprese, a partire dal patto per il lavoro. È chiaro che, trattandosi di politiche complesse (giacché avremmo venduto illusioni se avessimo promesso che da un giorno all'altro si sarebbero creati milioni di posti di lavoro), le varie parti di questa politica hanno proceduto in modo anche diversificato e certamente con qualche ritardo, che però negli ultimi tempi siamo tutti concretamente impegnati a superare, anche in questi giorni. Ieri, infatti, il CIPE ha adottato una delibera straordinaria, di importanza molto concreta per la possibilità di spendere effettivamente risorse ingenti, ed oggi pomeriggio ci sarà un'ulteriore verifica per accelerare le parti di questa strategia che sono in maggiore ritardo. Siamo quindi consapevoli che occorre accelerare, ma l'indicazione strategica di massima è chiara; è, come dicevo, quella indicata già a suo tempo e che ora si sta concretamente completando.
PRESIDENTE. Signor ministro, la invito a concludere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. ... che il modello di creazione e di convenienza nel Mezzogiorno comincia ad operare. È chiaro che i risultati si vedranno nel tempo, ma ci sono le premesse.
FABIO CALZAVARA. Nei secoli!
PRESIDENTE. L'onorevole Vozza ha facoltà di replicare.
SALVATORE VOZZA. Signor ministro, la mia critica non è ingenerosa, ma nasce da un'esperienza concreta. Sto seguendo il contratto d'area relativo alla Torrese-Stabiese da cinque anni; forse solo nel corso delle prossime settimane arriveremo ad una conclusione.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Giordano n. 3-02088 (vedi allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, signor ministro, in questi anni abbiamo assistito ad un processo di deindustrializzazione di aree importanti del sud. Grandi gruppi, anche a capitale pubblico, come l'Ansaldo, l'Alenia e l'ENI minacciano oggi ulteriori dismissioni con conseguenti intollerabili esuberi.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. L'esempio più concreto che posso dare rispetto all'indirizzo di politica industriale che stiamo perseguendo, oltre a quello che ho detto prima sui patti e sui contratti, i quali sono tutti progetti di crescita economica e produttiva, è che gli interventi decisi sono finalizzati e tengono conto delle vocazioni locali.
PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di replicare.
FRANCESCO GIORDANO. Signor ministro, i fatti ci dicono che a Crotone c'era un'area fortemente industrializzata che oggi si vuole definitivamente smantellare. Non vengono rispettati accordi di programma sottoscritti dalle parti. Sulla Pertusola ci sono pesanti incertezze quanto alla prospettiva industriale.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Paolo Colombo n. 3-02090 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
PAOLO COLOMBO. Signor ministro, non è mia intenzione fare polemica o demagogia, come qualcuno dei miei colleghi: vorrei solo riportare in quest'aula un dibattito che purtroppo sta svolgendosi completamente al di fuori della sede istituzionale preposta all'esame di questi temi.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Ho già detto che il dibattito sull'avanzamento delle politiche del lavoro si può fare in diversi luoghi, quindi certamente anche qui. Per quanto ci riguarda, però, devo precisare che personalmente ho riferito due volte in Commissione lavoro su questa materia: ho detto cose simili, con più completezza perché non avevo a disposizione soltanto tre minuti. Aggiungo, poi, che il collega Ciampi ha riferito su queste politiche dal punto di vista degli impegni di bilancio e che il collega Bersani ha ampiamente parlato delle politiche di incentivazione con particolare riferimento al Mezzogiorno. In altre parole, negli ultimi mesi non sono mancate per i vari ministri le occasioni per presentare gli stati di avanzamento delle politiche in materia.
PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Colombo ha facoltà di replicare.
PAOLO COLOMBO. Signor ministro, devo dire che paradossalmente la posizione da lei citata è quella che conoscevo anch'io: purtroppo, però, è diversa dalla realtà a cui stiamo assistendo in queste ore ed in questi giorni.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Lamacchia n. 3-02091 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
BONAVENTURA LAMACCHIA. Signor Presidente, signor ministro, la scommessa sulla ripresa e lo sviluppo del sud d'Italia sono un elemento irrinunciabile sul quale è necessario, alla luce dei buoni risultati
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Noi siamo impegnati a definire non soltanto le cifre, ma anche i tempi. Sappiamo che ci sono difficoltà nel controllare i tempi, perché molte delle opere di cui stiamo parlando coinvolgono attori diversi, da quelli locali a quelli centrali, e spesso gli ostacoli si dislocano tra questi interlocutori. Tuttavia - per indicare cose concrete -, lo sforzo, ad esempio, rivolto ai cantieri è già evidente: il ministro Costa ha indicato non generiche disponibilità (credo, comunque, che lo stesso ministro sia pienamente disponibile ad intervenire direttamente in questa sede), ha indicato qui una serie di cantieri aperti, non da aprire, in questa stessa settimana. Si tratta quindi di dati aggiornatissimi, che mostrano come lo sblocco dei cantieri, di cui al decreto dell'anno scorso, abbia portato, sia pure con qualche ritardo, risultati concreti. I cantieri aperti indicati dal ministro Costa rappresentano cifre per un totale di 11 mila miliardi. I dati del CIPE, di cui anche nella sua interrogazione si parla, sono complessivi, ma - per chiarire - vanno riferiti ad interventi di singoli ministeri.
PRESIDENTE. L'onorevole Lamacchia ha facoltà di replicare.
BONAVENTURA LAMACCHIA. La ringrazio, signor ministro, per la risposta fornita. Prendo atto con soddisfazione che il Governo ha inteso dare un'impronta nuova e vigorosa alle questioni occupazionali, che altro non sono che una delle sfaccettature della più complessa ed irrisolta questione meridionale, visto che il settentrione viaggia, per fortuna, a livello di piena occupazione. Ritengo però necessario invitare lei, signor ministro, ed il Governo tutto a porre in essere celermente tutti gli strumenti ed i progetti illustrati, ben conoscendo la drammaticità della situazione che vivono tanti cittadini nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Danieli n. 3-02093 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
FRANCO DANIELI. Signor ministro, vi sono molte risorse disponibili per il sud, stando alle dichiarazioni recentemente rese da diversi ministri: 3.100 miliardi relativi alla legge n. 64 del 1986; 13 mila e 500 miliardi di investimenti per il triennio 1998-2000 secondo la quantificazione del ministro Burlando; 20 mila e 800 miliardi relativi alla legge n. 488 sugli incentivi alle imprese nelle aree depresse, secondo le valutazioni del ministro Bersani; 2.500 miliardi di ecoinvestimenti secondo le dichiarazioni del ministro Ronchi; 1.750 miliardi destinati al sud per università e ricerca, di cui ha parlato il ministro Berlinguer.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Danieli.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Lei ha giustamente detto che vi è una serie di postazioni, che peraltro sono significative, perché se non vi fossero non potremmo neppure cominciare ad intervenire. Abbiamo avuto difficoltà di vario genere nello spendere bene (perché questo è il punto) ed in modo coordinato.
PRESIDENTE. L'onorevole Danieli ha facoltà di replicare.
FRANCO DANIELI. È già tanto che si sia arrivati a definire strumenti normativi per politiche del lavoro e politiche industriali rispetto al nulla o alle grandi contraddizioni che esistevano precedentemente. Adesso è necessario sviluppare con determinazione un'azione, utilizzando questi strumenti, coordinando l'azione delle diverse strutture amministrative dello Stato. Mi riferisco soprattutto alle amministrazioni locali, spingendole ad avere un'efficacia nella loro azione di gestione di queste risorse che il Governo si è impegnato a recuperare e che ha puntualmente indicato.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Galati n. 3-02094 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
GIUSEPPE GALATI. Signor ministro, credo che il suo coraggio sia forte, perché dopo aver sentito tutti i colleghi della sua maggioranza rimproverare l'assenza di qualsiasi politica verso il Mezzogiorno, tutto il Governo e lei stesso ne dovreste prendere atto, anche perché il Presidente Prodi in campagna elettorale aveva posto il problema del sud come prioritario. Ieri l'ISTAT ci diceva che negli ultimi quattro anni si sono persi 400 mila posti di lavoro. La disoccupazione nel sud ha raggiunto un tasso medio del 23 per cento. I lavori socialmente utili e le borse lavoro sono illusioni delle politiche di questo Governo, ma sappiamo che alla fine di questa illusione non vi è nessun posto di lavoro, nessuna ipotesi di carattere produttivo.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Oltre a quello che ho già avuto modo di dire, vorrei fare due specifiche sottolineature. Anzitutto - lo ripeto - noi abbiamo fatto interventi strutturali (i quali inevitabilmente, come tutti gli interventi di questo tipo, hanno effetti dilazionati nel tempo) ed interventi di emergenza come, le borse di lavoro e i lavori socialmente utili.
PRESIDENTE. L'onorevole Galati ha facoltà di replicare.
GIUSEPPE GALATI. Signor ministro, lei che è stato eletto in Calabria dovrebbe avere il coraggio di dire queste cose ai giovani del Mezzogiorno e della Calabria; sui loro volti troverebbe una risposta mortificante, la risposta del non lavoro.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
L'onorevole Valensise ha facoltà di illustrarla.
Il Mezzogiorno è caratterizzato da una disoccupazione che sfiora il 25 per cento ed è una zona nella quale il Governo rischia il suicidio politico: non lo dico io, ma lo annunciano i giornali di oggi ed è una gran frase pronunciata da un autorevole esponente dell'establishment della sinistra come il sindaco Bassolino di Napoli, che di disoccupazione se ne intende, poiché governa una città tra le più flagellate da tale fenomeno, come l'intero sud.
Onorevole Presidente, noi riteniamo quindi che il Governo sia gravemente inadempiente. Questo, che doveva essere il Governo - secondo le sue dichiarazioni iniziali - della speranza e dell'apertura di nuovi orizzonti soprattutto dal punto di vista sociale, è invece il Governo del fallimento, del dolore dei giovani, del pianto delle famiglie e di un autentico suicidio, come sostiene Bassolino.
È un Governo che non dà speranza. Non sappiamo se il ministro del lavoro possa essere il ministro della speranza o della certezza del lavoro, o debba invece essere il ministro dei disoccupati, della disperazione. Questa è la situazione (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Proprio perché non vogliamo dare soluzioni illusorie ai problemi della disoccupazione, e del Mezzogiorno in particolare, abbiamo messo in opera una serie di interventi strutturali che sono partiti dal risanamento - non c'è crescita, né dell'occupazione né dell'economia, senza questa precondizione -, ed abbiamo poi avviato interventi, sempre strutturali ed alcuni anche di emergenza, su una serie di piste che son ben note, già avviate. Non è vero, pertanto, che non è stato avviato niente.
Ricordo che negli ultimissimi periodi questi interventi hanno dato i primi risultati
concreti. Mi riferisco ai primi fatti di sviluppo locale, cioè ai contratti d'area e ai patti territoriali. Dopo una faticosa sperimentazione sono partiti i primi tre contratti e sette patti territoriali. Riteniamo che questo sia un segnale di sviluppo.
Abbiamo inoltre accelerato gli incentivi alle imprese perché riteniamo che nel Mezzogiorno occorra creare condizioni di convenienza. La sola legge n. 488 negli ultimi mesi ha fornito oltre 9 mila miliardi di agevolazioni alle imprese per andare nel Mezzogiorno. Abbiamo avviato interventi per garantire la sicurezza agli insediamenti produttivi in alcune zone particolarmente esposte del Mezzogiorno.
Vi è stata poi la riforma di una serie di strumenti per accelerare le spese infrastrutturali. Sappiamo che ci sono resistenze, ma segnali di un'accelerazione della spesa in infrastrutture ci sono. Per fornire un dato, l'anno scorso dopo un lungo blocco della spesa nel Mezzogiorno abbiamo speso, come ha detto il ministro del bilancio due giorni fa, 13.600 miliardi in infrastrutture (parlo di spesa per non confondere tra impegni ed effettivi interventi).
Si tratta di interventi concreti. È chiaro che gli effetti sulla crescita e poi sull'occupazione si avranno progressivamente nel tempo, ma faccio notare che la crescita negli ultimi mesi dell'anno scorso e nei primi di quest'anno si è molto accelerata sia al nord sia nel Mezzogiorno, come risulta da alcuni indicatori che posso fornire, e persino l'occupazione dà segni di ripresa. Su Il Sole 24 Ore di oggi è stata pubblicata la notizia che nell'ultimo scorcio del 1997 si sono creati 50 mila nuovi posti di lavoro, che da soli segnalano...
L'onorevole Valensise ha facoltà di replicare.
Personalmente, quando il Governo Prodi venne alla Camera a chiedere la fiducia - parlo di due anni fa - indicai che la spesa doveva essere indirizzata alle grandi infrastrutture, che avrebbero creato lavoro e sviluppo direttamente e indirettamente. In due anni il Governo non ha creato queste condizioni di ricaduta positiva sulla disoccupazione. Questo è il dramma che vive il Mezzogiorno, signor ministro! È un dramma per fronteggiare il quale non bastano le cifre che ella ha enunziato, perché abbiamo davanti agli occhi la disperazione dei giovani del Mezzogiorno e delle famiglie; abbiamo davanti agli occhi il mancato sviluppo!
Autorevoli esponenti del mondo economico, come il presidente della Confindustria, dicono: «Basta alla vendita delle illusioni». Un altro esponente autorevole della vita economica sostiene che non c'è assolutamente speranza per il Mezzogiorno, non c'è attenzione per il sud.
Queste sono le cose che denuncia il mondo economico perché, evidentemente, il Governo non ha saputo ispirare a quel mondo fiducia, la fiducia che crea sviluppo ed occupazione.
Dedicatevi alle grandi infrastrutture, alle ferrovie, alle strade ed autostrade per il Mezzogiorno, a queste opere che possono cambiare il volto dello stesso meridione e che sono trainanti per il lavoro, l'occupazione e lo sviluppo. Questo è quello che chiediamo, che il Governo non è in condizioni di realizzare e che fino ad oggi non ha saputo - non voglio dire non ha voluto - attuare (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Passiamo all'interrogazione Vozza n. 3-02087 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
L'onorevole Vozza ha facoltà di illustrarla.
Centrare l'obiettivo dell'Europa è importante, ma la fase di sviluppo che si sta delineando - si parla di una crescita intorno al 3 per cento - non sembra coinvolgere il Mezzogiorno. L'occupazione diminuirà solo dello 0,7 per cento, i giovani del sud risultano più esposti e realtà industriali come quelle dell'Ansaldo e dell'Alenia rischiano di subire nuovi e duri colpi.
A questa consapevolezza non sembra però corrispondere una politica adeguata, a partire dalla politica industriale. Strumenti come i contratti di area ed i patti territoriali stanno creando, mi dispiace dirlo, occupazione solo sulla carta o sono bloccati da procedure farraginose (Applausi del deputato Giuliano). Sulla cosiddetta IRI 2 emergono posizioni contraddittorie che stanno aumentando la confusione e confermano una mancanza di linea.
Le chiedo, rispetto a questo quadro, qual è l'indirizzo che il Governo intende portare avanti e le sedi per sviluppare una discussione più approfondita.
Onorevole Vozza, ha citato i patti territoriali e i contratti di area, che noi riteniamo siano la strada principale, perché le infrastrutture sono importanti, ma servono in quanto contribuiscono a creare condizioni di convenienza affinché le imprese vadano nel Mezzogiorno. Ciò insieme agli incentivi, di cui ho già parlato, previsti, in particolare, dalla legge n. 488. Oltre alle infrastrutture, debbono esserci dei luoghi in cui vi siano condizioni di accoglienza.
Noi abbiamo seguito forse una strada lenta. Lei, però, ha parlato, in modo ingeneroso e non corretto, di soli pezzi di carta. Non abbiamo voluto seguire una logica centralista, ma far sì che i progetti di sviluppo nascessero dal basso e questo ha qualche costo in termini di ritardo e di imperfezione delle proposte. Negli ultimi tempi, però, i segnali che questa strada paga ci sono perché, come ho già detto, abbiamo concretamente individuato ed avviato tre contratti e sette patti sono stati già approvati, mentre un numero significativo sono in fase istruttoria. Ciò significa che individuiamo concretamente, per l'anno in corso, la possibilità che nel Mezzogiorno ci sia un numero di aree dove si sono attivati episodi significativi di crescita industriale e produttiva tali da invertire la tendenza.
Faccio notare che ci sono già segnali che dimostrano che questa strada sta pagando. Prima ho ricordato la crescita in genere, ma indicatori congiunturali segnalano che anche l'economia meridionale ha cominciato a muoversi, come evidenziano la ripresa degli appalti pubblici, l'immatricolazione di auto, i consumi di cemento, la crescita del turismo straniero, la nascita di imprese nel Mezzogiorno ad un tasso superiore persino a quello di società che si costituiscono nel nord. Il che significa...
La mia critica non è ingenerosa perché conosco il lavoro importante che i sindaci del Mezzogiorno stanno facendo per far nascere uno sviluppo che innanzitutto parta dal basso. Allo stesso tempo, so che strutture che anche il Ministero del lavoro ha contribuito a definire che dovrebbero dare un contributo importante (mi riferisco ad Italia-lavoro, ad Italia-investimento); mi risulta che, non solo non stanno intervenendo, ma non stanno aiutando neanche i comuni a mettere in campo le società miste, che dovrebbero dare una serie di risposte a problemi gravi che ci vengono posti anche dai lavoratori in mobilità o in cassa integrazione. È rispetto a questa vicenda e a quella di carattere generale, dove il paese fortunatamente marca un andamento positivo, che vi è bisogno di produrre fatti concreti, se non vogliamo che il Mezzogiorno rimanga tagliato fuori dalla possibilità di entrare in Europa. È rispetto a questo che è necessario avere una sede dove avviare una discussione. Troppe volte è stata annunciata una conferenza per l'occupazione, che mai si è svolta, ma riteniamo che adesso sia arrivato il momento, coinvolgendo pienamente il Parlamento con gli strumenti che abbiamo a disposizione per intervenire sul Mezzogiorno, per svolgere una discussione a partire dall'IRI. Il Governo deve venire in quest'aula a dire qual è la sua vera proposta (Applausi dei deputati dei gruppi democratici di sinistra-l'Ulivo e rifondazione comunista-progressisti).
L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrarla.
In regioni che superano il tasso del 20 per cento di disoccupazione, il 55 per cento è di inoccupazione giovanile. L'Italia ha visto un risanamento dell'economia, lo riconoscono tutti, ma la disoccupazione è rimasta invariata, anzi nel sud è cresciuta ed è oggi insostenibile.
Venerdì 20 marzo si svolgerà in Campania uno sciopero generale. Quali interventi concreti di politica industriale si intendono attivare? In quali settori strategici e tecnologicamente qualificati si intende investire? Quanti giovani si stima possano essere occupati? Ad oggi non è dato saperlo. Non vorremmo che l'unica
forma di politica industriale sia, come ci propone la Confindustria, una flessibilità di salari e certe «tutele», come è successo a Manfredonia e a Crotone, senza alcuna prospettiva di qualità industriale e di riforme; mi riferisco, come voi sapete bene, alle deroghe apportate ai minimi contrattuali, che sono del tutto illegali.
È un tipo di intervento mirato. La legge n. 488, come dicevo prima, ha indicato una quantità cospicua di agevolazioni che sono date alle imprese sulla base di criteri molto precisi: il primo è il contributo all'occupazione che viene fornito alla singola impresa; vi è poi il capitale proprio che viene messo nell'iniziativa per evitare interventi facili, così come è avvenuto in passato. Tutto ciò indica la volontà di far crescere nel Mezzogiorno una struttura economica e produttiva vera. Si tratta, oltre tutto, di somme già messe a disposizione e i cui effetti si vedranno via via che le imprese le avranno utilizzate.
La stima di posti di lavoro che è stata fatta e che è monitorata costantemente dal Ministero dell'industria per effetto di queste agevolazioni è di circa 133 mila posti di lavoro, di cui 80 mila nel Mezzogiorno. Dico questo per chiarire come l'intervento si stia realizzando in modo concreto.
In questi giorni abbiamo predisposto una serie di verifiche con le parti sociali per essere il più concreti possibile ed abbiamo in programma la convocazione di un tavolo a quattro anche con gli enti locali specificatamente per il Mezzogiorno. Se, come mi pare giusto, vi sarà l'esigenza di verificare ancora tali politiche in questa sede, lo faremo.
Per quanto riguarda i patti e l'episodio Manfredonia, che noi riteniamo positivo, perché è un esempio di contratto d'area con effettivi interventi produttivi e con una presenza di imprese del Mezzogiorno, il patto di flessibilità che è stato stipulato ci sembra rientri appropriatamente nelle indicazioni che erano state date a suo tempo e comporta una serie di agevolazioni sia negli orari di lavoro, sia di moratoria nella contrattazione aziendale, sia per i contratti di formazione-lavoro. Questo è un sistema per agevolare gli insediamenti produttivi, ma ci sembra rispettoso delle essenziali norme di tutela cominciare dai contratti nazionali di lavoro.
I fatti ci dicono che a Taranto l'imprenditore Riva, dopo aver ottenuto a prezzi a dir poco di favore lo stabilimento siderurgico, non rispetta gli accordi e nemmeno le più elementari relazioni sindacali; che a Napoli ritornano nubi su Ansaldo-trasporti ed Alenia, oltre che su altri importanti insediamenti produttivi della provincia; che a Bari sono state sbaraccate la Marelli e l'Alco-Palmera ed oggi si minaccia la stessa cosa sulla Breda fucine meridionali; che a Catania l'ITIN rischia di non riprendere l'attività esattamente come la Keller di Palermo; che a Vibo Valentia il Nuovo Pignone fa le prove con gli esuberi per una strategia di carattere nazionale.
Dov'è la politica industriale di questo paese? Vorremmo saperlo. Qui siamo di fronte ad una vera e propria catastrofe
sociale! Su migliaia di lavoratori pende l'incertezza della perdita del proprio posto di lavoro, con il rischio che un patrimonio di sapere accumulato venga dilapidato.
Si distruggono questi posti di lavoro e poi ne vengono proposti altri senza tutele, a bassi salari, ad altissimo costo per lo Stato ed illegali perché non sono praticabili - lo ripeto - deroghe ai minimi nei contratti di area.
Perché un giovane di Crotone e di Manfredonia oggi e domani quello di Castellammare di Stabia a parità di mansioni deve essere pagato di meno e deve essere meno tutelato di uno del nord (Commenti del deputato Alborghetti)?
Se questa è la strada che si intende imboccare sul Mezzogiorno, essa è ingiusta socialmente ed anche inefficace, perché sinora, visto che il sud è luogo per eccellenza di deroghe salariali e di deroghe sulle tutele, la disoccupazione inevitabilmente cresce. Il ritardo di intervento sulla qualità dello sviluppo del sud, sappiatelo, da noi non è più tollerabile (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti - Congratulazioni)!
L'onorevole Paolo Colombo ha facoltà di illustrarla.
Nelle ultime ore si stanno svolgendo incontri fra rappresentanti del Governo, sindacati ed altri soggetti che non sono rappresentativi della popolazione dello Stato italiano, per decidere come spendere le risorse dei cittadini, i soldi che i cittadini dello Stato italiano tolgono dalle loro tasche per darli al Governo centrale di Roma. È assolutamente ingiustificato. È indispensabile che il dibattito sui temi dell'occupazione e del mancato sviluppo del sud torni in quest'aula. Purtroppo noi abbiamo solo l'occasione che ci è stata offerta oggi per obbligare lei, ministro, a dire ufficialmente quali sono le intenzioni del Governo. Stiamo infatti assistendo ad una politica diversa da quella da lei delineata in alcune occasioni ufficiali: ci preoccupano molto le ipotesi che sono attualmente all'attenzione dell'opinione pubblica (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
È chiaro, d'altra parte, che il quadro completo si definisce solo avendo un'ottica più ampia. Faccio notare che fra le iniziative concrete degli ultimi tempi vi è anche un crescente e più organico coinvolgimento del CIPE nel coordinamento delle politiche. Vi è stata poi la riorganizzazione del Ministero del bilancio, con la destinazione di uno specifico dipartimento allo sviluppo. Inoltre il CIPE è stato diviso in gruppi di lavoro, in modo che i ministri possano portare avanti e coordinare le direttive politiche sulle diverse
aree: industria e lavoro; istruzione e formazione; infrastrutture. Anche questi sono segnali concreti di un impegno.
Siccome nella sua interrogazione ed anche nel dibattito vi sono stati accenni all'agenzia per il Mezzogiorno, di cui si è parlato tanto (anche a sproposito), voglio precisare che noi non abbiamo intenzione di creare posti virtuali: abbiamo fatto anche interventi di emergenza, ma quanto ho detto in precedenza indica la volontà di creare condizioni strutturali per lo sviluppo. Per quanto concerne l'agenzia, il Governo è impegnato - sulla base degli indirizzi del Parlamento - a creare una struttura leggera di stampo privatistico, che abbia precisamente funzioni di coordinamento operativo e sia finalizzata alla realizzazione di missioni di sostegno allo sviluppo locale. Questo è l'impegno di fondo; definiremo poi i dettagli, anche nel confronto con le parti e le forze politiche.
Si sta preparando la nuova politica dell'interventismo assistenziale nel Mezzogiorno, attuata mediante la riproposizione di strumenti vecchi, triti e ritriti, che periodicamente (a cominciare dalla Cassa per il Mezzogiorno) hanno dimostrato tutta la loro inefficacia per la creazione dello sviluppo nelle regioni del sud.
Non abbiamo ora il tempo per dibattere approfonditamente sui veri strumenti per creare occupazione e sviluppo. Ma potrebbero essere citati scientificamente, a cominciare dalla flessibilità del mercato del lavoro e dalle cosiddette gabbie salariali. In pratica il reddito dei lavoratori dovrebbe essere modulato in rapporto al costo della vita ed ai livelli di produttività nelle diverse regioni. Oggi sono fortemente penalizzati i redditi degli operai e dei lavoratori del nord, mentre sono avvantaggiati i redditi nelle regioni del sud, con un aggravio del costo del lavoro.
Questo determina, purtroppo, quella perversa situazione di lavoro nero e sommerso che oggi, secondo i dati della Banca d'Italia e del CENSIS, rappresenta quasi la metà del reddito prodotto al sud. Questo è lo scandalo vero: il lavoro c'è, ma è irregolare, non tutelato, quindi lavoro nero, che non dà risorse, non garantisce uno sviluppo alla collettività, perché rimane sommerso. È questo che dobbiamo combattere, recuperando tutta l'evasione con una riduzione vera del costo del lavoro e non con le politiche temporanee di fiscalizzazione degli oneri sociali o di aiuto agli investimenti dei grandi imprenditori del nord, i quali, una volta terminati gli incentivi, purtroppo se ne vanno, dismettono le fabbriche e lasciano la situazione nello stato in cui si trovava.
È indispensabile dare forza alla piccola impresa ed all'artigianato, gli unici che riescono a produrre occupazione in questo momento. Inoltre, ogni posto di lavoro in questo settore, anche con le agevolazioni, costa molto meno rispetto ad un posto di lavoro creato nella grande industria.
Sono queste, quindi, le uniche strade da percorrere, se si vuole garantire lo sviluppo del sud, altrimenti vi è il rischio che si ripeta lo spreco di denaro pubblico che finisce nell'assistenzialismo, senza creare nuovo sviluppo e nuova occupazione (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
L'onorevole Lamacchia ha facoltà di illustrarla.
raggiunti dalla nostra economia grazie alla politica sin qui portata avanti dal Governo, concentrare il massimo sforzo e le energie migliori.
Il preoccupante aumento della disoccupazione (22,6 per cento nel Mezzogiorno d'Italia nell'ottobre 1997), nonostante la ripresa del sistema produttivo nel nostro paese, è un sintomo allarmante, che determina l'urgenza e la necessità di un intervento in tempi rapidi.
Sui tempi ed i modi per raggiungere l'obiettivo della ripresa si rischia di creare la rottura della contrattazione con le parti sociali, che rimane obiettivo fondamentale per il paese e il Governo. A questa scommessa politica è legata anche la possibilità di combattere concretamente l'illegalità nel Mezzogiorno, visto che è a tutti nota l'inscindibilità del binomio sviluppo-lotta alla criminalità organizzata.
Vorrei allora sapere, signor ministro, se non ritenga necessario definire con certezza e rapidità i tempi ed i modi attraverso i quali si intende attivare contratti d'area, patti territoriali, apertura dei cantieri per le infrastrutture e compiti dell'agenzia «Sviluppo Italia», dando in questo modo il via a quel risanamento economico tanto atteso nel sud e rispetto al quale tutte le forze sociali coinvolte dovranno prendersi le proprie responsabilità.
Analogo atteggiamento è stato tenuto dal ministro Burlando.
Per quanto riguarda contratti d'area e patti territoriali, abbiamo certamente avuto difficoltà nel seguire la necessaria procedura, perché questa, come è stato ricordato, è molto farraginosa; non dimentichiamo però che stiamo operando in una zona in cui tradizionalmente vi è stata l'abitudine di porre in essere o macroindustrie, cattedrali nel deserto, o comunque operazioni centralistiche.
Qui invece si è dovuto mettere in piedi una serie di processi di crescita dal basso. Sembra ragionevole ritenere che la prova che abbiamo fatto sui primi, ancorché faticosa, ci abbia ormai messo in grado di produrre i prossimi patti e contratti in sequenza: ormai, cioè, la procedura è stata messa a regime e la previsione per quest'anno è di un numero consistente. Faremo uno sforzo ulteriore anche rispetto ai tempi. Per quanto riguarda l'agenzia «Sviluppo Italia», di cui si è parlato in questi giorni, ribadisco che l'intenzione non è riprodurre forme passate di carrozzoni centralistici, ma creare una struttura privatistica, che abbia capacità di coordinare e semplificare gli interventi delle strutture che già esistono per la promozione imprenditoriale, perché il Mezzogiorno ha bisogno della promozione di impresa e di coordinamento degli interventi operativi.
Il dato più preoccupante a tale proposito è, oltre che la numerosità, l'età media dei disoccupati meridionali, che arrivano fino a 30-35 anni senza aver mai avuto la possibilità di fare alcune esperienze di lavoro. Mi chiedo quindi se non sia il caso di elevare ulteriormente la soglia di età di coloro che possono avere accesso alle occasioni di lavoro offerto dai recenti provvedimenti governativi. Particolarmente utili nella direzione della creazione di nuovi posti di lavoro a me sembrano i contratti d'area, progetto che in Calabria si sta sperimentando nell'area del Crotonese e che rappresenterà il primo esperimento di migrazione industriale dal nord-est d'Italia al Mezzogiorno. Tengo inoltre a sottolineare quanto sia importante, per avviare un vero processo di sviluppo economico del sud, la ripresa dell'investimento pubblico in settori, servizi o beni individuati. È nota ed attuale la necessità di infrastrutture ed è indispensabile che nel campo dei servizi vi sia un forte intervento di potenziamento ed ammodernamento, in particolar modo nei trasporti e nella sanità.
Nel concludere queste mie brevi considerazioni, colgo l'occasione per rilanciare e ricordare quanto importante sia per l'economia calabrese e meridionale ottenere il riconoscimento di zona franca al porto di Gioia Tauro, per le dinamiche economiche che ne conseguirebbero nell'intero territorio. Auspico quindi che quanto prima il Governo voglia predisporre questo provvedimento.
L'onorevole Danieli ha facoltà di illustrarla.
La preoccupazione che esprimiamo è che non vi sia, o sia carente un coordinamento, una visione d'insieme nell'azione del Governo che, accompagnata a deficit di gestione da parte delle amministrazioni locali, possa provocare delle contraddizioni.
Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
Sono difficoltà in qualche caso di ordine procedurale e su queste gli interventi ci sono stati: ricordo il decreto
«sblocca-cantieri». Adesso che l'abbiamo vista funzionare con difficoltà, abbiamo individuato una serie di punti in cui si può semplificare la stessa procedura dei contratti e dei patti. Questa è una strada che stiamo perseguendo.
C'è poi l'esigenza del coordinamento. Però, noi abbiamo raggiunto, come dire, un quadro di strumentazione, perché un anno fa questi strumenti non c'erano e adesso ci sono in modo ordinato; si tratta di farli funzionare insieme. Qui ricordo una cosa che ho già detto, ma che mi pare importante. Il CIPE è stato ristrutturato per fare un'opera di indirizzo strategico ma insieme più operativo, facendolo funzionare in sezioni, perché questo è l'organo di coordinamento politico. Così il dipartimento del Ministero del bilancio, per la parte di sua competenza, avrà un ruolo di coordinamento operativo importante. Da ultimo, l'agenzia «Sviluppo Italia» deve rispondere allo stesso obiettivo, che è poi di tipo terminale, cioè alla fine: quando si tratta di sostenere gli interventi singoli, di coordinare l'azione delle varie strutture attualmente esistenti, occorre uno strumento leggero che faccia l'ultimo tipo di coordinamento, che è appunto gestionale. Ci sembra che - sia pure, ripeto, con fatica, ma perché gli strumenti sono tanti - ora abbiamo i tasselli di un disegno che vogliamo far funzionare.
Mi sembra che ci siano gli strumenti, stando a quel che lei diceva e alle dichiarazioni molto più esaustive che ha reso anche in Commissione lavoro, luogo deputato a svolgere questo tipo di analisi. Io credo che gli stimoli - così li voglio prendere, come stimoli positivi - che in questi giorni sono pervenuti al Governo da tutte le forze politiche della maggioranza, dai sindaci, dalle amministrazioni locali, dai sindacati siano positivi. Faccio mia la invocazione del sindaco Bassolino, il quale dice che la questione occupazionale nelle aree depresse - uso questo termine e non Mezzogiorno o sud - in tutto il territorio nazionale deve diventare la nuova Maastricht italiana. Dobbiamo avere lo stesso impegno che il Governo ha dimostrato per raggiungere, per adeguarsi ai parametri di Maastricht anche rispetto a questa grande tematica, a questa grande emergenza nazionale, che dobbiamo definitivamente superare.
L'onorevole Galati ha facoltà di illustrarla.
Certo, tutti vogliamo l'entrata in Europa, ma quale entrata, se poi non avremo la possibilità di rimanere, con una parte
del paese che ha una disoccupazione alta? Quali atti, quali iniziative lei crede siano possibili, soprattutto sui progetti infrastrutturali, perché tutti ne parliamo, ma spese reali ancora non si sono viste rispetto a tali progetti.
Sappiamo bene che questi debbono essere interventi temporanei e che sarà possibile sostituirli adeguatamente solo se si avvierà lo sviluppo, che ha alla base misure strutturali. Noi abbiamo questa consapevolezza.
Per quanto riguarda il Mezzogiorno, come dicevo prima, stiamo vedendo gli effetti di alcune iniziative. Non è vero che il Mezzogiorno non abbia ricominciato a «vedere» una spesa effettiva! Da parte di altri colleghi che sono prima intervenuti è stata rilevata una serie di ritardi. Il bilancio ha indicato due dati molto significativi: nello scorso anno, nel Mezzogiorno, sono stati spesi per il territorio (cofinanziati dall'Unione europea) oltre 13 mila miliardi. Queste sono tutte operazioni largamente dedicate a progetti infrastrutturali.
Per quanto riguarda la formazione professionale (anche questo costituisce un processo strutturale sia pure sulle persone) abbiamo recuperato un ritardo enorme che avevamo in termini di capacità di spesa. Anche le regioni meridionali hanno «raggiunto» la spesa che ci eravamo prefissi, quella del 38 per cento con riferimento al periodo quadriennale di spese del fondo sociale europeo.
Per quanto riguarda la scuola in senso proprio, il collega Berlinguer ha fatto riferimento ad uno sforzo molto significativo per interventi sull'università e sulla ricerca, nel Mezzogiorno, a cui sono stati destinati 1.750 miliardi. Si tratta di interventi tutti riguardanti elementi infrastrutturali, materiali o diciamo umani. Confidiamo che questi interventi diano dei risultati; in particolare vi sono intere zone del Mezzogiorno in cui si registra l'avvio del modello (che in altre parti d'Italia è stato vincente) delle piccole e medie aziende. Ci sono distretti industriali che stanno nascendo nel Mezzogiorno: in regioni come l'Abruzzo e il Molise che stanno sviluppandosi in modo significativo, e in altre regioni come la Basilicata e in alcune parti della Puglia. Ritardi più gravi si stanno registrando in altre regioni del Mezzogiorno. Il che dimostra che il modello che abbiamo seguito dello sviluppo locale è un modello corretto anche se occorrono sforzi maggiori a cui tutti sono tenuti perché questo modello di sviluppo si diffonda e produca effetti occupazionali.
Lei ha parlato di formazione. Ma quale formazione e per quali aziende visto che queste non ci sono? Come viaggeranno i prodotti di queste aziende? Su una autostrada di cui è stato aperto un solo cantiere? È vero che vi sono «procedure» per 1.300 miliardi, ma è stato avviato soltanto un cantiere!
Avevate detto che ci sarebbe stato il porto franco a Gioia Tauro; come Governo, vi siete preoccupati di farne quattro in Sardegna, ma per il resto tutto rimane così, nonostante le promesse di ministri e sottosegretari quando vengono in Calabria.
Non siete stati capaci di fare la conferenza del lavoro a Napoli; ora sembra
che i sindacati, dopo un lungo sonno, si siano svegliati, anche se finora hanno fatto soltanto i tifosi inutili di questo Governo.
Per rimanere in Europa il problema del Mezzogiorno lo si affronta di petto. Anche questa parte del paese, infatti, vuole rimanere in Europa, non vuole cioè restare con il 56 per cento di disoccupati!
Bisogna disegnare un futuro per queste giovani generazioni; non possiamo far credere loro che non ci sia un futuro. Dunque diminuire questa larga forbice del reddito che esiste tra nord e sud è compito di un Governo che si vuole definire nazionale.
Non vogliamo mortificare né le sicurezze né le opportunità che i giovani chiedono; con una semplice parola bisogna dare un futuro di libertà. Credo che difficilmente, con questo Governo e con questo ministero, lo avranno (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD e del CDU-CDR).
Sospendo brevemente la seduta che riprenderà alle 16,15 con immediate votazioni, in quanto secondo accordi intercorsi tra i gruppi riprenderemo i nostri lavori con il seguito dell'esame del provvedimento di riordino del settore bancario, precedentemente interrotto.


