(Sezione 1 - Iniziative per la tutela delle zone montane).
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere - premesso che:
sulla base di rigorosi studi scientifici è previsto, nei prossimi decenni, che decine di piccoli e medi comuni delle aree montane del sud ed interne disagiate rischieranno l'estinzione;
la desertificazione sociale delle aree montane rappresenta un costante rischio, in assenza di un presidio «naturale», garante di una corretta gestione del territorio e di un utile controllo delle situazioni idro-geologiche, il dissesto delle quali è causa primaria di ripetute calamità naturali;
i paesi alpini d'Europa hanno adottato precise misure di defiscalizzazione per gli investimenti attuati nelle aree montane;
il consiglio nazionale dell'Unione nazionale comuni e comunità enti montani, riunitosi a Roma il 17 ottobre 1996, ha preso atto che, sia nei documenti di programmazione economico-finanzaria che nel disegno di legge finanziaria presentato dal Governo, non vi è «alcuna misura di specifico impegno finanziario pubblico a favore della montagna»;
la progressiva tendenza alla diminuzione del livello dei servizi pubblici nelle aree montane, interne disagiate, determina un ulteriore depauperamento della popolazione;
le ipotesi, contenute nel disegno di legge finanziaria presentato dal Governo, di vincolare alla tesoreria unica i comuni a minore presenza demografica e di aumentare le aliquote Ici, costituiscono insostenibili inasprimenti e ingiustificate penalizzazioni per i livelli di vita e di reddito disponibile delle popolazioni delle zone montane ed interne disagiate;
nonostante siano trascorsi ormai quasi tre anni dall'approvazione della legge 31 gennaio 1994, n 97, recante «Nuove disposizioni per le zone montane», la stessa risulta largamente disattesa ed inapplicata;
il quadro che emerge dalla «Relazione 1996 sullo stato della montagna» è particolarmente preoccupante, se non altro, anche per i sottoindicati motivi:
1) con delibera Cipe del 13 marzo 1996 è stato approvato il piano di riparto tra le regioni della somma di cinquanta miliardi di lire, stanziata quale fondo per la montagna del 1995, giusto il disposto dell'articolo 2 della legge n. 97. Ad oggi nessun contributo è pervenuto, stante le farraginosità burocratiche, alle regioni. Anche i fondi (trecento miliardi) stanziati per il 1996, nonostante la somma risulti già accantonata dal Cipe e siano stati definiti i criteri di riparto, verranno assegnati con grave ritardo;
2) il Ministro dell'industria ha negato l'applicazione, per le zone montane, dei benefici in campo energetico previsti dall'articolo 10 della legge n. 97, osservando, in modo pretestuoso, che la norma citata prevede la facoltà e non l'obbligo della concessione degli stessi;
3) il decentramento di attività e servizi a favore delle comunità montane, previsti dall'articolo 14 della legge n. 97,
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non è stato minimamente attuato a causa delle concomitanti inadempienze delle regioni e del Cipe;
4) le agevolazioni per i piccoli imprenditori commerciali, di cui all'articolo 16, comma 1, risultano inattuate non avendo il ministero delle finanze emanato alcuna circolare applicativa -:
se i fatti siano noti al Presidente del Consiglio dei ministri;
se e quali urgenti iniziative intenda assumere per il superamento delle carenze evidenziate, al fine di promuovere una reale, e non di facciata, tutela della montagna, delle sue tradizioni, della cultura e dell'economia delle popolazioni che lì vivono.
(2-00291)
«Cuscunà, Malgieri, Landolfi, Bocchino, Napoli».
(10 novembre 1996).
RODEGHIERO, DOZZO e LEMBO. - Ai Ministri del bilancio e della programmazione economica e per le risorse agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 97 del 1994 recante nuove disposizioni per le zone montane mira a salvaguardare e valorizzare le aree montane con disposizioni che costituiscono principi fondamentali ai sensi dell'articolo 117 della vigente Costituzione italiana;
la normativa in questione presuppone quindi un ampio sviluppo legislativo per poter essere concretamente applicata;
l'articolo 2 della predetta legge stabilisce presso il ministero del bilancio l'istituzione di un apposito fondo nazionale per la montagna, destinato a garantire le risorse finanziarie per il raggiungimento delle finalità della legge;
l'articolo 24 della predetta legge stabilisce che il Ministro del bilancio e della programmazione economica presenta al Parlamento la relazione annuale sullo stato della montagna entro il 30 settembre di ciascun anno;
nella XII legislatura l'interrogante non ha ricevuto risposta alcuna all'interrogazione n. 4-14433, presentata il 5 ottobre 1995, sull'inerzia dei ministeri competenti a dare applicazione a vari articoli della normativa;
a tutt'oggi il comitato interministeriale per la programmazione economica non ha ancora assegnato alle regioni la quota spettante del fondo per l'anno 1995, pur essendo stati approvati i criteri di ripartizione;
a tutt'oggi il comitato interministeriale per la programmazione economica non ha ancora approvato i criteri di ripartizione del fondo stanziato per l'anno 1996, già determinati dal comitato tecnico interministeriale per la montagna;
a tutt'oggi il ministero del bilancio e della programmazione economica non ha ancora presentato al Parlamento la relazione annuale sullo stato della montagna;
nel disegno di legge n. 2372, recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica, presentato il 30 settembre 1996 alla Camera dei deputati, non risultano assegnate risorse al fondo nazionale per la montagna per l'anno 1997 -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per adempiere agli obblighi stabiliti dalla legge n. 97 del 1994, a favore dello sviluppo globale della montagna.
(3-02079)
(17 marzo 1998).