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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Cuscunà n. 2-00291 e l'interrogazione Rodeghiero n. 3-02079 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
GIORGIO MACCIOTTA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo risponde all'interpellanza ed alla interrogazione presentate con un certo ritardo,
PRESIDENTE. L'onorevole Rodeghiero ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-02079.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Macciotta, anche se devo segnalare il ritardo con cui è intervenuta la risposta del Governo: l'atto è stata trasformato soltanto ieri in un'interrogazione a risposta orale - su richiesta degli uffici, affinché lo svolgimento potesse essere abbinato all'interpellanza del collega Cuscunà -, ma risale in realtà al 6 ottobre 1996. Sicuramente un anno e mezzo di ritardo è un fatto notevole.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Rodeghiero.
FLAVIO RODEGHIERO. Sì, signor Presidente, voglio dire solo che a quel livello si sente urgentemente la necessità di applicare un principio specifico per gli interventi nelle aree depresse, che abbia come riferimento la montagna e la quarta dimensione della montagna, che è la
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Rodeghiero.
FLAVIO RODEGHIERO. ...di difficoltà di sviluppo, soprattutto umano, e di permanenza delle popolazioni.
Questa interpellanza e questa interrogazione, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Constato l'assenza dei presentatori dell'interpellanza Cuscunà n. 2-00291: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Il sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica ha facoltà di rispondere.
anche perché quella della montagna è una competenza orizzontale, che solo di recente è stata assegnata per delega ad un sottosegretario al Ministero del bilancio; di conseguenza solo ora si è costituito un punto di riferimento complessivo delle politiche settoriali.
Per questo vorrei soprassedere ad alcune delle domande contenute nelle interpellanze ed interrogazioni, perché superate, come per esempio quelle sulla mancanza di dotazione finanziaria per il 1997; peraltro nel merito voglio precisare che nella legge finanziaria del 1997 erano previste risorse per la montagna. Vorrei anche aggiungere che è in corso la predisposizione, in relazione agli stanziamenti previsti nella legge finanziaria per il 1998, di un disegno di legge che rivisita la legge n. 97 ed interviene sugli articoli che, come è stato ricordato nelle interpellanze, non sono stati applicati o hanno fatto registrare, al momento dei tentativi di applicazione, qualche difficoltà.
È previsto che si svolga nel mese di giugno la seconda conferenza nazionale della montagna, organizzata congiuntamente dal sistema delle autonomie locali, dal Governo e dal CNEL. In quella sede sarà possibile discutere, con tutti i soggetti interessati, le modifiche alla legge per renderla finalmente e pienamente operativa; in particolare, sarà possibile avere, anche grazie agli stanziamenti previsti nella legge finanziaria del 1998, un meccanismo di finanziamento a regime della legge per la montagna. Uno dei limiti della legge n. 97, forse anche per la fase convulsa nella quale è stata approvata, è che essa prevedeva un meccanismo finanziario per il triennio 1994-1996, mentre al termine di tale periodo non prevedeva più nessuna forma di finanziamento. Con la legge finanziaria del 1998 si sono create le condizioni per introdurre un meccanismo di finanziamento a regime.
Per quanto riguarda invece le risorse, cioè la questione più stringente posta nelle diverse interpellanze e interrogazioni, voglio precisare che nel 1997 vige un regime di blocco degli impegni, e che a tale regime sono stati sottoposti anche gli stanziamenti 1995-1997 relativi alla legge sulla montagna. Entro i limiti previsti dalle leggi di blocco degli impegni si è proceduto ad emettere mandati per il 60 per cento delle risorse stanziate, ammontanti rispettivamente a 50 miliardi per il 1995 e a 150 miliardi per il 1996; il 60 per cento corrisponde quindi a 30 e a 90 miliardi.
Nell'ambito peraltro delle scelte prioritarie compiute dalle regioni, tali mandati non sono stati utilizzati dalle regioni stesse per i propri tiraggi di tesoreria e sono stati restituiti non utilizzati alla ragioneria generale dello Stato nei primi mesi del 1998. Gli uffici della ragioneria hanno proceduto a riemettere i mandati e in questi giorni sono in fase di trasmissione per la registrazione alla Corte dei conti i mandati rimasti inutilizzati alla fine del 1997.
Nello stesso periodo è stato attivato il finanziamento legato alla legge finanziaria del 1996, attraverso mutui contratti alla fine del 1997 e attribuiti alle comunità montane per un ammontare di 300 miliardi. Tale cifra, nella delibera che il CIPE ha assunto nella giornata del 17, è stata distribuita secondo un programma pluriennale di cui adesso darò conto.
Quali sono le conseguenze di questa complessa struttura del finanziamento delle comunità montane? Sono state senza dubbio negative per il periodo passato, nel corso del quale si è registrato un fermo di tale finanziamento, ma a partire dal 1998 saranno diverse.
Nel corso del 1998, infatti, saranno disponibili i seguenti finanziamenti. Innanzitutto, le risorse residue del 1997, cioè i mandati che, come ho ricordato, erano stati emessi e sono stati restituiti per circa 120 miliardi; poi le risorse attivate con mutui relativi al 1996, che saranno per il 50 per cento attribuite nel corso del 1998 e per l'intero ammontare di 300 miliardi impegnabili sin dallo stesso anno.
Faccio poi presente che nella tabella D della legge finanziaria vi è uno stanziamento immediatamente spendibile di 100 miliardi, anche questi attribuiti al 1998, e
che nella tabella B vi sono limiti di impegno, attivabili con legge, pari a 200 miliardi, che ai tassi attuali del mutui consentiranno uno sviluppo di circa 200 miliardi di nuove risorse a favore delle comunità montane. Questa è una delle poste che pensiamo vada attivata nel quadro di quella rivisitazione della legge della montagna che sarà discussa nella conferenza nazionale della montagna al CNEL e che potrà attivare 200 miliardi di nuovi finanziamenti.
Nel corso del 1999 saranno inoltre disponibili le risorse residue degli impegni relativi al triennio 1995-1997 ed anche 50 miliardi che la legge finanziaria ha allocato in tabella B, quindi anch'essi attivabili per legge. I limiti di impegno che ho ricordato consentono nel 1998 uno sviluppo di mutui per circa 200 miliardi e sono in espansione negli esercizi successivi, consentendo uno sviluppo di mutui per circa 300 miliardi.
Si è dunque aperto per le comunità montane un orizzonte di finanziamenti che varia tra i 100 e i 400 miliardi annui nel corso degli esercizi a partire dal 1998.
Credo che a questi dati quantitativi vada aggiunta una clausola importante contenuta nella delibera CIPE approvata ieri, che prevede due garanzie in termini di corrispondenza tra impegni e concrete possibilità di pagamento (per dirla in termini tecnici, tra competenza e cassa).
In tale delibera si prevede, infatti, che alle eventuali esigenze di cassa che dovessero emergere nel corso dell'esercizio 1998 si potrà far fronte utilizzando con priorità le risorse del capitolo del fondo di riserva costituito in bilancio per l'adeguamento degli stanziamenti di cassa e che nel corso dell'anno, anche per i tiraggi dei conti di tesoreria, che sono stati il motivo per il quale nel 1997 le regioni non hanno utilizzato i mandati emessi a favore delle comunità montane, sarà data priorità alle risorse stanziate per intervenire nelle aree depresse delle comunità montane.
In questi termini si può ritenere realizzata la corrispondenza tra competenza e cassa e dunque, a partire dal 1998, quello che verrà iscritto in bilancio sarà effettivamente ciò che le comunità montane potranno tirare per finanziare i loro programmi di investimento.
Rivisitare la legge n. 97 del 1994 potrebbe essere un fatto di grande rilievo, soprattutto perché siamo in presenza di disposizioni non applicate e non applicabili, spesso per ritardi degli uffici centrali dei ministeri e dello Stato. Spero che la seconda conferenza nazionale sulla montagna di giugno possa allargare le competenze in ordine a quanto previsto dal testo di legge, affinché sia effettivamente applicabile.
Il sottosegretario ha fatto riferimento ad una serie di risorse disponibili per la montagna. Voglio ricordare, però, che i fondi per investimenti da parte delle comunità montane sono limitati dalle competenze previste dalla stessa legge n. 97.
Ho sotto mano la relazione sullo stato della montagna del 1997 (ricordo che deve essere presentata ogni anno entro il 30 settembre). In merito all'applicazione dei diversi articoli della legge si fa oggettivamente riferimento a ritardi o a difficoltà nell'interpretazione delle norme da parte dei ministeri centrali. Proprio su questo verteva la mia interrogazione: sulle difficoltà dei ministeri in fase applicativa.
L'articolo 10, per esempio, riguarda l'autoproduzione ed i benefici in campo energetico. Il Ministero delle finanze afferma che la norma non ha copertura
finanziaria e, conseguentemente, dichiara di non aver ancora previsto alcun provvedimento attuativo; tuttavia poiché si dice «anche in mancanza di copertura finanziaria», evidentemente questo problema è solo aggiuntivo e non è l'unica causa della mancata applicazione della norma.
Con l'articolo 13 (interventi per lo sviluppo di attività produttive) si prevedono misure per la promozione e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile e per l'agevolazione delle operazioni di acquisto di terreni proposte da giovani e da cooperative di giovani residenti in comuni montani. Il Ministero dell'industria dichiara di essere limitato da disposizioni della Commissione europea. In realtà, a quanto mi risulta dal testo della decisione della Commissione europea (del 1 marzo 1995) la possibilità di attuare la norma non è affatto preclusa.
Su questi problemi occorrerebbe dunque confrontarsi anche con i ministeri.
Vi è poi il problema del decentramento di attività e di servizi, previsto dall'articolo 14 ma a tutt'oggi non avvenuto.
Sull'articolo 16 (agevolazioni per i piccoli imprenditori commerciali) il Ministero delle finanze ritiene necessaria una modifica legislativa che stabilisca i criteri. A me pare che l'articolo 16 li abbia individuati ed elencati in maniera molto dettagliata e precisa.
Vorrei soffermarmi, poi, sull'articolo 22, che tra l'altro nella relazione viene intelligentemente ignorato. La norma prevede una precisa procedura da seguire nei casi di chiusura o comunque di limitazioni imposte agli uffici dello Stato. Si dice infatti: «Gli uffici statali esistenti nei comuni montani possono essere accorpati previo parere dei loro sindaci e dei presidenti delle comunità montane». Secondo comma: «I provvedimenti adottati in contrasto con i pareri resi ai sensi del comma 1 devono contenere le ragioni che hanno indotto a discostarsene». Ebbene, nel provvedimento che ha disposto la chiusura delle preture - con riferimento alla delega conferita al Governo per l'istituzione del giudice unico - mi risulta (in particolare per la pretura di Asiago; sono vicepresidente della locale comunità montana) che non siano stati sentiti né la comunità montana né i sindaci. Questo vale anche per la riorganizzazione delle USL. Visto che i principi stabiliti dalla legge n. 97 sono stati costituzionalizzati per esplicita previsione della legge stessa, questi provvedimenti - non avendo dato seguito a quanto previsto - vanno considerati anticostituzionali.
Ecco quali sono i problemi oggettivi che si pongono all'interno della disciplina. Non hanno attinenza con le risorse disponibili, perché se guardiamo ai fondi che sono stati elencati dal sottosegretario o alla capacità applicativa delle comunità montane, dobbiamo tener conto che queste ultime in Italia sono sulla soglia del dissesto (si trovano per il 75 per cento al sud e per il resto al centro). Questi limiti di applicazione della legge riguardano in realtà le comunità montane più efficienti.
Ci sarebbe moltissimo da dire, si tratta di capacità di controllo ed anche, probabilmente, di rivedere questo strumento.
Voglio anche ricordare un'altra cosa, ossia che a livello europeo si sa predisponendo una carta delle regioni di montagna e c'è un comitato di esperti, cui partecipo in qualità di osservatore del Consiglio d'Europa. Ebbene, in quel comitato l'Italia non aveva nominato nessun componente; su nostra sollecitazione - del sottoscritto e del rappresentante del comitato degli enti locali - è stato nominato come rappresentante un prefetto. Al di là della persona e delle sue competenze, riteniamo che sarebbe stato opportuno nominare un personaggio più rappresentativo.
pendenza, insieme agli altri tre elementi che delineano lo spazio, che in montagna crea problemi oggettivi...
Sono convinto che la legislazione italiana debba adeguarsi a questi principi europei. La carta europea delle regioni di montagna certamente non è stata ancora adottata, ma l'impegno dell'Italia, anche a livello di comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, deve essere più forte e naturalmente il nostro paese deve adeguare la sua normativa interna.


