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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Turroni.
SAURO TURRONI, Relatore. Non ho nulla da aggiungere a quanto già detto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Vorrei fare alcune brevi osservazioni, considerato che sia il relatore sia altri colleghi hanno sottolineato i vari aspetti del provvedimento. Tenendo conto delle considerazioni iniziali svolte dal relatore, penso che non si possa non condividere il problema da lui posto, riguardante gli interventi di prevenzione delle calamità, merita maggiore attenzione, anche perché in passato ne ha ricevuta pochissima. Per quanto si osservi (sull'argomento mi soffermerò più avanti) una chiara inversione di tendenza nell'azione del Governo e nell'attenzione del Parlamento, così grave è il ritardo che abbiamo accumulato in decenni, sia in materia di rischio sismico che in materia di rischio idrogeologico, che bisognerà perseguire in questa politica di rigore ancora per molti anni davanti a noi prima di poter avere il beneficio che le alluvioni e le frane diminuiscano di frequenza e di livello di danneggiamento e i terremoti producano in futuro meno danni di quello che oggi producono.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
La seduta, sospesa alle 17,40, è ripresa alle 17,50.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché si rende necessaria un'ulteriore sospensione dei lavori, avverto che la seduta riprenderà fra dieci minuti circa.
Tuttavia qualche segno concreto di inversione di tendenza si vede. In ogni provvedimento che da qualche anno a questa parte viene adottato a seguito di una calamità, l'attenzione principale è rivolta agli interventi di emergenza. Ciò è evidente anche se si esamina la ripartizione delle risorse stanziate: mi riferisco alla rivisitazione, utilizzando le risorse residue, degli interventi successivi alla calamità alluvionale del Piemonte del novembre 1994, ricordati poc'anzi dall'onorevole Oreste Rossi. Anche le misure per la delocalizzazione fuori dalle aree a rischio delle imprese rappresentano chiaramente misure di prevenzione, così come misure di prevenzione vi sono anche in un articolo contenuto nel testo del decreto-legge relativo al ripristino in condizioni di sicurezza della viabilità in provincia di Cuneo, al rifacimento dei ponti, delle ferrovie e delle strade laddove l'autorità di bacino ha indicato che le sezioni per il deflusso erano inadeguate (misure che peraltro andrebbero adottate in maniera sistematica nelle altre zone d'Italia).
Questo decreto-legge nella sua impostazione originaria si è preoccupato innanzitutto di trovare un percorso che garantisse o almeno facilitasse una ricostruzione rapida, pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza e della trasparenza.
Gli onorevoli Turroni, Galdelli e Oreste Rossi hanno di nuovo richiamato l'attenzione sulla necessità di una legge-quadro che disciplini la riorganizzazione della protezione civile ed in particolare le misure da adottare a seguito di calamità. È vero, - lo ricordava l'onorevole Rossi - in Commissione ho affermato esplicitamente che, se non vi fosse stato il terremoto, il Parlamento starebbe già discutendo di questo disegno di legge, ma l'apparato della protezione civile, dal suo vertice politico fino ad ogni funzionario, è stato coinvolto a tempo pieno nell'emergenza terremoto; pertanto, chiusa la parentesi del decreto-legge, confido che molto presto potremo presentare questo provvedimento. Peraltro, mentre in materia di interventi circa le alluvioni o il rischio idrogeologico alcuni decreti-legge già esaminati e convertiti in legge dal Parlamento hanno stabilito già una base normativa di riferimento omogenea, che può essere facilmente tradotta in una legge-quadro, la riflessione che abbiamo fatto in occasione di questo decreto-legge per la ricostruzione a seguito del terremoto potrà rappresentare un capitolo di una normativa quadro. Inoltre, la riflessione svolta ci ha portato a considerare che, nell'ottica della prevenzione, le tipologie di intervento non sono sempre le stesse perché diverse sono le calamità e diversi i rischi.
Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare coloro i quali hanno ritenuto di esprimere apprezzamento per il lavoro che la protezione civile ed io personalmente abbiamo svolto. Il percorso che abbiamo seguito - lo ricordavano l'onorevole Giacco e l'onorevole Rossi - è stato come sempre quello di una larghissima consultazione preventiva: si tratta di un'esperienza che dà i suoi frutti perché comporta il concorso di tutti - dagli amministratori delle regioni ai sindaci, ai parlamentari delle zone interessate - ad individuare i problemi più rilevanti ed i percorsi più razionali per cercare di risolverli. Ricordo che questa consultazione avviene senza alcuna distinzione di appartenenza politica, coinvolgendo tutti i rappresentanti sia a livello di amministratori locali sia a livello di parlamentari di qualsiasi gruppo, e mi pare che anche in questa circostanza abbia dato risultati estremamente positivi.
Rispetto al tempo che l'altro ramo del Parlamento ha impiegato ad approvare il provvedimento - il commento non è imputabile al Governo - ho espresso, come rappresentante del Governo che seguiva i lavori al Senato, la mia insoddisfazione personale per il fatto che ci siano voluti 45 giorni. Come tecnico prestato ad una attività politica mi chiedo anche - credo di averlo detto varie volte - se i sessanta giorni non dovrebbero essere considerati come giorni di effettivo lavoro delle Camere, considerando che nel periodo in cui il Senato ha esaminato questo provvedimento sono intervenute ben due settimane di chiusura dei lavori, che quindi hanno pesato in misura rilevante sui tempi di conversione del provvedimento.
Dopo le sentenze della Corte costituzionale incontriamo ormai questa grossa difficoltà nel percorso di conversione dei decreti-legge. Quale che sia la Camera che riceve il provvedimento in prima lettura, la seconda, volendolo convertire nei termini costituzionali è di fatto obbligata ad una sorta di esame senza grandi possibilità di modifica. Lo strumento di consultazione informale che prima descrivevo, almeno in questo specifico caso, dovrebbe avere in un certo senso ridotto le difficoltà. Infatti tutti i parlamentari interessati sono stati comunque coinvolti in una consultazione informale nei tempi previsti per la presentazione degli emendamenti in Senato.
Mi rendo conto che si tratta di una procedura del tutto informale, che comunque allevia almeno in parte queste difficoltà. Ciò detto mi associo all'invito del relatore. Occorrerà esaminare rapidamente gli emendamenti presentati - mi pare che la maggior parte riproducano emendamenti già esaminati al Senato e per i quali sono state fornite le motivazioni del loro mancato accoglimento, mentre alcuni sono nuovi - proprio perché credo ci sia un dovere da parte di tutti.
Certo, non è a causa della pressione psicologica delle scosse delle ultime ore che il decreto va convertito, perché si tratta di uno strumento fondamentale per l'avvio della ricostruzione ed è largamente atteso dalle popolazioni interessate. Credo quindi sia interesse di tutte le istituzioni che il decreto-legge venga convertito il più rapidamente possibile. Un'ultima considerazione. Il Governo ha esercitato un'attenta sorveglianza sugli emendamenti che sono stati introdotti al Senato e se facciamo il confronto con il numero degli emendamenti inizialmente presentati (più di 600) riscontriamo che c'è una giustificazione alle proposte emendative che sono state accolte.
Gli emendamenti riguardanti gli eventi sismici del passato, ricordati dal relatore e da molti altri intervenuti, che hanno interessato il Belice, l'Irpinia, la Sicilia orientale (con il terremoto del 1990), onorevole Giannattasio, non sono stati proposti dal Governo, ma elaborati e presentati nell'autonomia dell'altro ramo del Parlamento. L'esecutivo ha chiesto ed ottenuto la modifica delle formulazioni originarie, in maniera da assicurarsi che si trattasse soltanto di emendamenti procedurali, che non andassero ad attivare nuovi finanziamenti.
Anche le procedure sono state limitate allo stretto indispensabile. Peraltro, non abbiamo concesso nessuna deroga alle procedure di cui alla legge n. 109, ma soltanto velocizzato la conferenza dei servizi e ridotto i tempi attraverso i quali debbono essere forniti i pareri.
D'altra parte, se consideriamo la persistenza, nonostante i molti anni passati, di notevoli problemi per il completamento della ricostruzione nelle zone che ho richiamato, ritengo sia comunque dovere del Governo esprimere parere favorevole su ogni misura di semplificazione - e, da parte del Parlamento, accettarla - che consenta di accelerare e completare gli interventi in zone dove, come dicevo, nonostante le risorse stanziate o disponibili, permangono gravi difficoltà, soprattutto per le popolazioni interessate.
In un certo senso, per quanto paradossale possa sembrare, là dove sono passati 8, 10, 15 o 20 anni ed abbiamo nuclei familiari ancora alloggiati in container, in condizioni precarie, c'è un'urgenza forse addirittura maggiore rispetto alla situazione di chi queste strutture le occupa solo da alcuni mesi. Questo, peraltro, è solo un paradosso e credo sia dovere di tutti risolvere i problemi delicati che ho richiamato, ovunque si presentino.
Sospendo la seduta per dieci minuti.


