![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze Tassone n. 2-00982, Lamacchia n. 2-00983, Giardiello n. 2-00986, Bosco n. 2-00987, Bocchino n. 2-00988, Merlo n. 2-00989, Mammola n. 2-00990, Becchetti n. 2-00991, Galletti n. 2-00993, Boghetta n. 2-00996 e Baccini n. 2-00997, sulla politica dei trasporti (vedi l'allegato A - Interpellanze sezione 1).
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Io sono appena giunto da Firenze e quindi sono in grado di dare le informazioni che ho potuto raccogliere durante la notte. Quando è avvenuto l'incidente io mi trovavo a Milano; sono rientrato a Roma e poi sono andato in macchina a Firenze, dove sono giunto poco dopo la mezzanotte.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Mi sono
DOMENICO GRAMAZIO. Finalmente!
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Non sono cose che dico da oggi...
DOMENICO GRAMAZIO. Ci sono voluti disastri ferroviari per dirlo!
PRESIDENTE. Onorevole Gramazio, per cortesia, lasci terminare l'esposizione! Onorevole Gramazio, lei potrà parlare dopo; ora lasci terminare l'esposizione dell'onorevole ministro.
DOMENICO GRAMAZIO. Ci volevano i disastri ferroviari per dirlo! Lo sanno tutti, meno Cimoli e Burlando!
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Mi dispiace che dica così perché ho usato queste parole di identica gravità (Commenti del deputato Gramazio).
PRESIDENTE. Onorevole Gramazio!
MAURO PAISSAN. Presidente, si ricordi che ci sono gli stenografi che riprendono la seduta.
DOMENICO GRAMAZIO. Stai zitto tu! È meglio che stai zitto, è molto meglio per te!
PRESIDENTE. Onorevole Gramazio, per cortesia! Al mattino presto è già agitato così; si calmi! Prego, onorevole ministro.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Ho usato in questa stessa aula queste parole di identica gravità nel momento in cui non c'era stato alcun incidente (Commenti del deputato Gramazio).
PRESIDENTE. Onorevole Gramazio, non si faccia richiamare all'ordine così presto, per cortesia!
VASSILI CAMPATELLI. Stai zitto!
UGO BOGHETTA. Riprendiamo Fiori come ministro!
DOMENICO GRAMAZIO. Sempre meglio! Meno incidenti, ci sono stati meno incidenti! Guarda le statistiche!
PRESIDENTE. Onorevole Gramazio! Onorevoli colleghi! Onorevole Gramazio, mi ascolti, per cortesia! È una mattinata un po' dura, prendiamola con tranquillità. L'onorevole ministro sta facendo un'esposizione molto pacata: seguiamo le sue parole.
PAOLO BECCHETTI. Presidente, riprenda anche i provocatori!
PRESIDENTE. Onorevole Becchetti! Onorevole ministro, prosegua.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Occorre rinnovare il materiale rotabile, introdurre tecnologie ed eliminare i passaggi a livello. Questi sono gli interventi che abbiamo già attivato e che necessitano di un certo arco di tempo per essere realizzati. Da questo punto di vista è stato individuato un asse di intervento anche a scapito della costruzione di nuove linee, che pure vengono richieste a gran forza (magari per motivi comprensibili). Peraltro anche i fondi CIPE, usati nell'estate scorsa e riattivati recentemente, sono stati utilizzati prevalentemente in questa direzione, come previsto dal piano di impresa (in base al quale la metà delle risorse di investimento dell'azienda deve essere indirizzata al rinnovo dei passaggi a livello, del materiale rotabile, delle tecnologie e così via).
PRESIDENTE. Signor ministro, con la sua ampia esposizione lei ha inteso sia rispondere alle interpellanze, sia fare la sua esposizione sulla questione urgente dell'incidente di ieri sera? Avendola ascoltata, mi è parso di sì. Glielo chiedo solo perché ho l'obbligo regolamentare di farlo.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Ho preso contatto questa mattina con il Presidente della Camera e gli ho detto che mi sarebbe sembrato più opportuno non rispondere alle interpellanze, peraltro importanti. Infatti, mi sembrava più opportuno fornire un'informativa. Naturalmente, se i colleghi ritengono che si debba utilizzare una parte del tempo che abbiamo anche per rispondere ad interpellanze già previste, sono a disposizione. Mi sembrava non rispettoso nei confronti dell'Assemblea rispondere a domande sull'autotrasporto e quant'altro in un momento in cui forse era necessario fornire un'informativa.
PRESIDENTE. Mi scusi, signor ministro, ma io ero obbligato a chiederglielo unicamente per il fatto che all'inizio della seduta il Presidente Violante ha detto: «Il ministro dei trasporti fornirà in apertura di seduta una prima informativa; successivamente avranno luogo (...)».
PAOLO BECCHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO BECCHETTI. Signor Presidente, con le interpellanze abbiamo posto diverse questioni che riguardano tutta la tematica del trasporto, marittimo, aereo e ferroviario, che è indubbiamente importante. Mi rendo conto che l'emergenza verificatasi ha costretto il ministro a rimanere fuori tutta la notte e naturalmente non vogliamo «strangolarlo»...
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Io sono pronto.
PAOLO BECCHETTI. Riteniamo però che o il ministro fornisce una risposta più puntuale al complesso delle interpellanze che sono state presentate, nel qual caso potremmo replicare sia sulle comunicazioni sul disastro ferroviario di Firenze, sia sulle questioni più generali che abbiamo posto, oppure siamo disponibilissimi a rinviare il dibattito sulle interpellanze, che hanno un'ampiezza enorme che non può essere limitata al fenomeno, sia pure gravissimo, che si è verificato ieri.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Io sono pronto!
PRESIDENTE. Il ministro Burlando ribadisce che è a disposizione del Parlamento.
ALTERO MATTEOLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PRESIDENTE. Onorevole Matteoli, mi rincresce dover fare il formalista in situazioni di questo genere, ma non posso non porre la questione se non in termini regolamentari. La Conferenza dei presidenti di gruppo aveva stabilito che questa mattina vi fosse, con lo svolgimento delle interpellanze, un dibattito generale sulla politica dei trasporti. Purtroppo, ieri è avvenuto quel che è avvenuto; di conseguenza, il Presidente della Camera (che non posso raggiungere telefonicamente perché in questo momento è alle Fosse ardeatine per una commemorazione), in apertura di seduta, aveva detto e convenuto con l'onorevole ministro che si svolgesse un dibattito generale per il quale a ciascun gruppo, oltre ai venti minuti previsti, fosse assegnato un tempo aggiuntivo di cinque minuti.
ALTERO MATTEOLI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALTERO MATTEOLI. Presidente, la sua esperienza è tale per cui lei potrebbe disporre che ciascun intervento possa essere svolto al di là del limite dei cinque minuti, cioè per tutto il tempo necessario ad affrontare la materia di cui stiamo trattando.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Matteoli.
MAURO PAISSAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO PAISSAN. Credo che gli interventi dei colleghi Becchetti e Matteoli siano stati ispirati ad una indubbia saggezza. Il ministro ha reso una comunicazione riferita, doverosamente ma strettamente, ai fatti di ieri ed alle loro conseguenze. Credo rientri nella disponibilità della Presidenza stabilire che su queste comunicazioni si possano svolgere interventi di dieci minuti per ciascun gruppo. Del resto, alle 14,30 è convocata una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, nella quale ci si potrebbe porre il problema della ricalendarizzazione dello svolgimento delle interpellanze all'ordine del giorno. Sarei nettamente contrario all'ipotesi di strozzare il dibattito sui porti, sul trasporto urbano, su quello aereo e su tutto il complesso della politica dei trasporti, mettendolo in coda alla discussione relativa alla vicenda di Firenze.
PRESIDENTE. Su questa proposta vorrei ascoltare i gruppi e, innanzitutto, l'onorevole ministro, al quale chiedo di esprimersi sull'ipotesi avanzata dall'onorevole Paissan di svolgere un dibattito nel quale ciascun gruppo abbia dieci minuti a disposizione sul tema della questione ferroviaria e delle emergenze, demandando alla Conferenza dei presidenti di gruppo l'individuazione di una data nella quale svolgere il dibattito sulla politica generale dei trasporti.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Premesso che mi rimetto all'Assemblea, credo francamente che sia opportuno concentrare la discussione di oggi non dico sull'incidente di ieri ma sulla politica del trasporto ferroviario.
PRESIDENTE. Su questo punto avevo fatto riferimento alla proposta dell'onorevole Paissan.
CLAUDIO BURLANDO, Ministro dei trasporti e della navigazione. Confermo la disponibilità allo svolgimento di un dibattito che potrebbe riguardare temi diversi da quelli sui quali ci soffermeremo oggi.
PRESIDENTE. Chiedo allora ai gruppi se concordino con la proposta dell'onorevole Paissan.
GIORGIO MERLO. Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Mussi?
FABIO MUSSI. Concordo con la proposta del collega Paissan.
PRESIDENTE. Onorevole Boghetta?
UGO BOGHETTA. Anch'io, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Stajano?
ERNESTO STAJANO. Sì, Presidente, sono favorevole alla proposta.
PRESIDENTE. Onorevole Baccini?
MARIO BACCINI. Anch'io concordo con la proposta da lei prospettata, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone?
MARIO TASSONE. Condivido la proposta, Presidente.
PRESIDENTE. Avendo acquisito il consenso dei gruppi...
ALBERTO LEMBO. Ma noi non esistiamo?
GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Onorevole Presidente, la prego di guardare qualche volta anche da questa parte...
PRESIDENTE. Per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Matteoli, la prego...!
GUSTAVO SELVA. Per tre volte ho alzato la mano per chiedere di intervenire, ma lei non se ne è accorto. Questo le capita abbastanza spesso. Guardi, allora, dalla sua parte, da quella parte, quando ha problemi politici di parte, ma guardi anche verso tutti i settori del Parlamento...
PRESIDENTE. Onorevole Selva, non so perché lei deve offendere la Presidenza inutilmente!
PRESIDENTE. Ma se l'onorevole Matteoli ha parlato per primo!
GUSTAVO SELVA. Presidente, evidentemente questa mattina lei vuole proprio discutere con me. Lei ha detto che avrebbe ascoltato tutti i capigruppo...
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Matteoli, appunto!
GUSTAVO SELVA. ...avrebbe quindi dovuto sentire anche il capogruppo (per la verità vicepresidente del gruppo) di alleanza nazionale. Quindi, per piacere, riconosca i suoi torti!
PRESIDENTE. Bene. Lei è d'accordo sulla proposta dell'onorevole Matteoli, del suo gruppo?
GUSTAVO SELVA. Sì, Presidente.
ALBERTO LEMBO. Guardi anche da questa parte, Presidente!
PAOLO BECCHETTI. La lega, Presidente!
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Lembo. Qual è il parere dei rappresentanti del gruppo della lega nord?
UMBERTO CHINCARINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UMBERTO CHINCARINI. Signor Presidente, per la verità si è completamente dimenticato del gruppo che le sta di fronte, nel senso che non ci ha chiesto assolutamente nessun parere.
ALBERTO DI LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO DI LUCA. Signor Presidente, lei non ha chiesto il parere del gruppo di forza Italia, non certo perché si sia dimenticato. Volevo solo dire che forza Italia è favorevole alla proposta.
PRESIDENTE. D'accordo.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, concordo con la proposta di suddividere la discussione in due tempi, anche se alcune interpellanze trattano la tematica dell'emergenza delle ferrovie in modo molto puntuale. D'altra parte, non ci troviamo di fronte al primo evento negativo, al primo incidente. In questo senso la
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, la prego, rispetti il tempo assegnato.
MARIO TASSONE. Dobbiamo tutti tornare ad un minimo di tranquillità. Lei da due anni vive drammi con queste ferrovie: abbiamo bisogno di essere ottimisti ed anche di un ministro che con ottimismo possa non guardare al fato e al destino amaro, ma operare in termini attivi per recuperare ritardi ed aggiustare situazioni sulle quali bisogna intervenire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Stajano.
ERNESTO STAJANO. Signor Presidente, prima di tutto vorrei esprimere cordoglio nei confronti della vittima dell'incidente ferroviario che si è determinato nei pressi di Firenze e solidarietà nei confronti dei feriti, sperando che la loro condizione migliori rapidamente. Non dirò nulla sulle cause di questo ennesimo incidente ferroviario; dirò solo che si fa fatica, anche se i dati statistici sono lì a dimostrarlo, nel dire che le ferrovie italiane sono sicure. È un disagio che tutti noi sentiamo, che credo senta in primo luogo il ministro, che lo ha rappresentato molto bene anche ieri e stamattina e nelle dichiarazioni che ho letto.
UGO BOGHETTA. Sono altre chiacchiere!
ERNESTO STAJANO. ...al di là delle chiacchiere e del vaniloquio, sono questi i punti su cui occorre incidere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Giardiello.
MICHELE GIARDIELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, l'incidente di Firenze costituisce l'ennesimo grave episodio che coinvolge le Ferrovie dello Stato. Come il ministro ha ricordato, vi sono stati un morto e trenta feriti, di cui alcuni gravi. Vorrei pertanto, prima di tutto, a nome del gruppo dei democratici di sinistra, esprimere il nostro cordoglio ai famigliari della vittima e rivolgere un augurio ai feriti affinché possano conseguire una pronta guarigione.
PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, il suo collega Rizzi ha comunicato alla Presidenza che il suo gruppo avrebbe diviso il tempo in due parti. È così?
UMBERTO CHINCARINI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.
UMBERTO CHINCARINI. Innanzitutto, a nome del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, esprimo le più vive condoglianze alla famiglia del passeggero - Marcello Mannucci - deceduto nell'incidente di ieri sera e solidarietà ai feriti. Lei, signor ministro, stava rientrando dal convegno organizzato da Confindustria a Milano sugli interventi prossimi e promessi sulla linea Lione-Milano-Lubiana, un'altra pagina del «libro dei sogni» scritto da questo Governo. Quante falsità sono state dette ieri, ministro Burlando, da lei e da Prodi! Quali altri inganni per entrare in Europa, quali altri trucchi contabili sono stati inventati ieri per dare questo senso di garanzia agli industriali?
PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, ha terminato il tempo a sua disposizione.
ILARIO FLORESTA. Lo faccia finire, signor Presidente!
UMBERTO CHINCARINI. Non comprendo,...
PRESIDENTE. Ha superato largamente il tempo, tuttavia, se vuole aggiungere qualcosa, ne ha facoltà.
UMBERTO CHINCARINI. Grazie, signor Presidente. Dicevo che prendo atto del fallimento della sua gestione, signor ministro, così come attendo che i partiti che la sostengono diano finalmente un segnale. Riacquistare credibilità e fiducia per la classe dirigente passa attraverso una profonda autocritica; in Italia, ed in particolare nel nord, abbiamo bisogno di investimenti, non di chiacchiere. Aspettiamo finalmente fatti da parte di uomini, così come uomini dovrebbero essere quelli che rivestono incarichi di Governo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Matteoli.
ALTERO MATTEOLI. Signor ministro, sono disposto a trovare una giustificazione al suo intervento di questa mattina soltanto perché lei ci ha informato che non
UMBERTO CHINCARINI. A me toglie la parola e questo lo fa parlare!
ALTERO MATTEOLI. Appena verificatosi l'incidente, la prima cosa che - penso giustamente - avete fatto, è stata quella di bloccare il trasporto delle merci. Lei immagini cosa sta accadendo quest'oggi, soprattutto nella piccola e media imprenditoria, con tutte le imprese italiane che stavano aspettando le merci, che avevano avuto fiducia ancora una volta nelle ferrovie e che non si vedono recapitare la merce in tempo per poter svolgere il loro lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Matteoli, la prego di arrivare alla conclusione.
ALTERO MATTEOLI. ...come hanno fatto altri colleghi nell'esprimere la solidarietà ai feriti e le nostre condoglianze alla famiglia che è stata pesantemente colpita. Vogliamo però anche dire, signor ministro, che vorremmo che finalmente si affrontasse il problema dei trasporti in maniera seria e non con tentennamenti, come è accaduto fino ad oggi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Becchetti.
UGO BOGHETTA. ...delle ferrovie!
PAOLO BECCHETTI. Aspettiamo il tuo Vietnam, Boghetta, il tuo Vietnam minacciato!
EDOARDO BRUNO. Lo possiamo sciogliere!
PAOLO BECCHETTI. Quel Governo Ciampi che concesse la licenza per il secondo gestore della telefonia mobile al l'Omnitel cinque o sei giorni prima dello scioglimento delle Camere! Sono gli stessi soggetti che oggi rappresentano i vostri eroi e che in questo Governo hanno ruoli determinanti! Si tratta dello stesso ministro Ciampi che bruciò 90 mila miliardi di riserve, quando nel settembre 1993 volle difendere la lira a tutti i costi per non farci uscire dal sistema monetario, ma poi ne uscimmo ugualmente. Questi sono i personaggi di cui stiamo parlando!
UGO BOGHETTA. Parli di telecomunicazioni e non di ferrovie: hai sbagliato interrogazione!
PAOLO BECCHETTI. È così che le Ferrovie dello Stato gestiscono i loro assets, signor ministro, a partire dalla rete di telecomunicazioni? È così che le Ferrovie gestiscono il loro patrimonio? Questo è quanto mi domando, e non si tratta di un aspetto secondario rispetto al resto dei problemi che riguardano le ferrovie.
PRESIDENTE. Onorevole Becchetti, il tempo.
PAOLO BECCHETTI. Signor ministro, vada a casa. Farà un favore a tutti (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
UMBERTO CHINCARINI. Perché non toglie la parola anche agli altri, Presidente? Solo a me? Probabilmente ce l'ha con me!
PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, lei aveva già superato ampiamente il tempo a sua disposizione.
UMBERTO CHINCARINI. Non me l'ha detto, però! Forse le sono antipatico!
PRESIDENTE. L'avevo avvertita con il campanello.
UMBERTO CHINCARINI. Siamo bravi a dividerci!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Paissan.
MAURO PAISSAN. Signor Presidente, noi avremmo di gran lunga preferito discutere questa mattina sul complesso della politica dei trasporti; lo stesso testo dell'interpellanza proposta dai colleghi Galletti e Scalia riguardava l'insieme della politica dei trasporti nel paese, la quale va interamente rivisitata. I fatti di ieri ci
GIORGIO LA MALFA. Anche la carrozza a cavalli!
MAURO PAISSAN. Esiste un problema di azione del gruppo dirigente. Di banalità, in questo settore, se ne dicono da molte parti, come abbiamo appena sentito, ma vi è un problema di azione del gruppo dirigente, che in parte è stato rinnovato, almeno per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, ma che è chiamato a bruciare i tempi del suo intervento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Boghetta.
UGO BOGHETTA. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, anche noi comunisti esprimiamo le condoglianze ai familiari della vittima e la solidarietà ai feriti, ma anche a tutti i ferrovieri che in questi mesi sono stati additati come colpevoli dello sfascio delle Ferrovie dello Stato.
Avverto che lo svolgimento dei documenti all'ordine del giorno inizierà con l'intervento del Governo. Come comunicato per le vie brevi a tutti i gruppi, il ministro dei trasporti fornirà in apertura di seduta un'informativa urgente sull'incidente ferroviario verificatosi ieri nei pressi di Firenze. Successivamente, avranno luogo gli interventi dei colleghi in sede di replica alle interpellanze, per i quali è previsto un tempo complessivo di venti minuti per gruppo, cui si aggiungerà un ulteriore tempo di cinque minuti, per consentire un maggiore approfondimento anche in relazione alla informativa urgente del Governo.
Il ministro dei trasporti e della navigazione ha facoltà di parlare.
Credo che i colleghi conoscano ormai gli elementi fondamentali di questo incidente: uno scontro, una collisione tra un treno Eurostar diretto da Roma a Bergamo e il treno passeggeri per il trasporto locale Viareggio-Lucca-Prato-Firenze. Così come conoscono le conseguenze: una vittima, oltre trenta feriti, dei quali tre o quattro in condizioni abbastanza serie.
Durante la notte ci siamo riuniti presso la giunta regionale con il presidente Chiti, l'assessore Barbini, il prefetto ed il questore di Firenze e ovviamente tutta una
serie di dirigenti delle FS, a partire dall'amministratore delegato, ingegner Cimoli, mentre il professore Dematté, insieme al sottosegretario Soriero, sono rimasti nella sede del centro operativo a coordinare le attività di soccorso, e così via.
Ovviamente, è stata aperta immediatamente un'indagine e il magistrato ha ritenuto di procedere ad alcuni interrogatori; in particolare, sono stati interrogati i quattro macchinisti, i due del treno Eurostar e i due del treno locale.
Come sempre in questi casi, abbiamo chiesto all'azienda di darci informazioni su tutti quegli elementi che potessero cercare di spiegare questa vicenda, e come spesso è accaduto in questi casi, ci siamo trovati di fronte ad una situazione che non presenta, almeno per quanto è stato possibile fare durante le ore della notte, problemi relativamente ai treni o alla linea. Il treno Eurostar coinvolto nell'incidente ha dieci giorni di vita (è nuovissimo, quindi): è l'ultimo 480 immesso in rete. La linea appariva ed appare in ordine. I due macchinisti di questo treno, così come quelli dell'altro treno, sono molto esperti; riprendevano servizio proprio a Firenze dopo un riposo di venti ore e l'incidente è avvenuto dopo un paio di minuti di impegno di guida.
Non credo che sia giusto, date queste informazioni, trarre delle conclusioni; mi pare che sia più giusto che lo faccia il magistrato. I giornali peraltro avanzano alcune ipotesi, anche se ritengo che non ci si debba nascondere dietro di esse.
Dirò alcune cose dopo aver completato queste informazioni. Quando siamo arrivati a Firenze non era ancora stata data l'autorizzazione a rimuovere i treni che ostruivano completamente i binari; si è pertanto organizzato un servizio con deviazioni o sulla linea tirrenica o su quella adriatica (con l'utilizzo della tratta per Falconara), quest'ultima direttrice per i treni del nord-est mentre la prima per i treni del nord-ovest. Non si sono fermati i treni lungo la linea, ma ovviamente si è registrato un ritardo piuttosto consistente. Presso la stazione di Santa Maria Novella è stato organizzato un servizio di pullman per i pendolari (venti dalle 4 alle 7 e quaranta dopo le 7).
Ho preso contatti con il magistrato, ovviamente non per interferire nella sua attività ma per cercare di capire come si potesse coniugare l'attività giudiziaria con quella diciamo logistica del paese, atteso che durante la notte sull'Appennino vi erano forti nevicate e c'era il rischio che si bloccasse anche il collegamento stradale tra Bologna e Firenze.
Ritengo sia giusto dire che il sostituto procuratore che conduce le indagini, dottor Nencini, ha dimostrato una grandissima sensibilità. Quando ha concluso gli interrogatori ci ha raggiunto presso la giunta regionale, dove abbiamo avuto un breve incontro. È del tutto evidente che tale incontro non ha potuto riguardare in alcun modo l'oggetto dell'indagine, ma ci si è soffermati invece sugli aspetti operativi di questa vicenda. Abbiamo spiegato che, compatibilmente con le esigenze istruttorie, avremmo avuto bisogno di cominciare a liberare al più presto una linea perché il lavoro, come dirò, sarà molto complesso. Abbiamo trovato una disponibilità immediata. Il magistrato ci ha spiegato che aveva la necessità di tenere sotto sequestro il treno ma non la linea. È quindi cominciata una operazione, condotta dai vigili del fuoco, di taglio di una parte della terza carrozza dell'Eurostar in modo tale che fosse possibile intanto attivare prima una e poi l'altra linea. Successivamente il magistrato ha autorizzato anche l'operazione più complessa di rimozione dei due treni.
Ho lasciato il magistrato poco dopo le 4; egli poi si è recato sul posto, ma prima di autorizzare l'inizio delle operazioni ha dovuto far eseguire dalla polizia scientifica alcune riprese ed alcuni accertamenti, al termine dei quali (più o meno nel momento in cui io lasciavo Firenze, quindi verso le 5-5,30) sono iniziate queste operazioni.
informato poco prima di venire qui mentre mi trovato nell'ufficio del Presidente del Consiglio (che ho naturalmente a mia volta informato). Secondo le ultime informazioni delle 9,15-9,20 il primo binario (in quel tratto la linea ha quattro binari) è stato attivato; la circolazione è molto ridotta, ma in ogni caso è ripreso il funzionamento della linea in particolare per gli Eurostar. Chi conosce bene la zona sa però che questo non comporta un transito diretto, ma implica la necessità di effettuare una manovra abbastanza complessa.
I dirigenti ed i funzionari presenti nella zona ritengono che, in un tempo abbastanza ridotto, possa essere attivato un secondo binario, quello che si libererà completamente con questa operazione di taglio di un blocco che, sia pure per poco, ostruisce la linea; mentre l'altra operazione è assai più complessa. Tale intervento può essere effettuato con delle gru da terra perché la zona è accessibile da terra. La ditta con la sede più vicina al luogo del disastro che è stata chiamata è molto qualificata e dispone non solo delle due gru richieste, che possono operare contemporaneamente e che non possono essere più di due per motivi di spazio, ma anche di una gru in eccesso per eventuali interventi supplementari qualora si verificasse un cattivo funzionamento, un guasto, un problema meccanico delle gru adoperate.
Per quanto riguarda i tempi di riapertura del secondo binario - ripeto, il primo è già aperto -, si stima che questa possa aver luogo nel corso delle prossime ore, anche se ci sono valutazioni diverse, alcune delle quali più prudenziali mentre altre sono più ottimiste. Comunque i tempi non saranno brevissimi: si tratta di 20, 25 o 28 ore, anche se probabilmente, dopo un certo lasso di tempo, sarà possibile liberare un terzo binario. Disporre di tre binari su quattro sarà un fatto già abbastanza significativo.
Ho lasciato Firenze verso le 5 del mattino ed ho chiesto al Presidente Violante di utilizzare una seduta già fissata per dare un'informazione che fosse il più dettagliata possibile, almeno alla luce delle notizie che si sono potute raccogliere durante la nottata. Sono pertanto in grado di ragguagliare la Camera sullo stato della situazione fino a 15-20 minuti fa, fornendo la testimonianza diretta che ho potuto personalmente raccogliere fino alle 5 del mattino e quella telefonica delle ultime ore.
Pur non essendo questo il momento per svolgere una analisi complessa sulla vicenda, reputo tuttavia necessario aggiungere alcune brevissime considerazioni. Anche in riferimento ad un intervento che svolsi da questi banchi qualche mese fa, indipendentemente dalla conclusione di questa e di altre vicende, credo compiremmo un grave errore se minimizzassimo quanto sta avvenendo e se cercassimo di spiegare queste vicende come una sequenza di errori umani. Lo ripeto, ciò va fatto al di là della conclusione delle singole indagini.
Come ho già detto in questa sede qualche mese fa, ritengo che quanto sta accadendo sia frutto di un profondo e grave processo, che reputo estremamente preoccupante e serio, che ha investito quello che dovrebbe essere uno degli assets più importanti del paese. Dobbiamo pertanto muoverci lungo due direttrici, una delle quali è già stata imboccata ed un'altra che, invece, deve esserlo ancora, anche se tale seconda direttrice - della quale parlerò fra breve - dovrebbe investire un processo aziendale più che un profilo di vigilanza.
La prima direttrice consiste nel realizzare, sia pure con ritardo, tutti quegli interventi che riguardano l'aspetto fisico della vicenda, su cui vi è ormai un orientamento abbastanza diffuso. Come è noto, infatti, in questo paese mancano i binari, essendo quelli esistenti troppo saturi. Nessun paese del mondo fa circolare 250 treni su una coppia di binari. Tutti gli altri paesi ne fanno circolare al massimo 150 e quando arrivano a questi livelli quadruplicano la rete. In nessun paese al mondo si fa manutenzione su un binario
mentre un treno passa sul binario accanto. In nessun paese al mondo si fa.
Dobbiamo dare una risposta all'opinione pubblica, che non si accontenta di risposte in tempi medi, anche se comprende che quelle di carattere strutturale possono essere fornite solo in tempi medi.
Come ho già discusso con il Presidente del Consiglio, il Governo, nella sua funzione di vigilanza, deve compiere un ulteriore passaggio di carattere più squisitamente aziendale. In sostanza bisogna penetrare all'interno del meccanismo formativo e di aggiornamento del personale di questa azienda, cercando di esprimere un giudizio sulla procedura utilizzata, sui cicli formativi, sul mantenimento del processo formativo, sulla qualità di chi fa formazione. È ovvio che noi abbiamo costantemente chiesto all'azienda un giudizio al riguardo. Essa ritiene che il livello formativo sia adeguato.
Il Governo ha peraltro garantito all'azienda le risorse necessarie per rimuovere le cause strutturali delle difficoltà relative ai treni, al materiale rotabile, alla tecnologia e ai passaggi a livello, e ha chiamato a dirigere i gangli operativi persone di grande esperienza, provenienti dall'interno dell'azienda, e giudicate tra le più capaci per svolgere le funzioni di presidenza o di holding, persone che hanno portato le loro qualità professionali all'interno dell'azienda e che hanno maturato un'esperienza professionale da tutti giudicata molto positiva.
Credo che il passo in più che l'opinione pubblica si attende sia proprio quello di un intervento del Governo nelle sue funzioni di vigilanza, al di là delle prerogative dell'azienda, un intervento contemporaneamente di verifica e di controllo di tutti i meccanismi procedurali, formativi, di mantenimento del livello formativo e di qualità di chi esercita i processi formativi stessi per capire se ciò che è avvenuto in questa azienda (più 60 mila addetti dal 1969 al 1972, meno 80 mila negli ultimi anni) non abbia prodotto non tanto una carenza quantitativa di personale, quanto una fuoriuscita di personale qualificato, creando difficoltà nei livelli intermedi.
Ho informato il Presidente del Consiglio ed ho proposto che il Governo si rivolga alle più competenti autorità in materia; credo che questo tipo di verifica possa essere fatta in stretto rapporto con le Commissioni parlamentari competenti della Camera e del Senato. Dobbiamo infatti impegnarci nei confronti dei nostri cittadini, che sono giustamente allarmati e preoccupati, a valutare l'esperienza francese, quella tedesca o quella giapponese, oppure realtà italiane come quella del l'Alitalia, che sono in qualche modo comparabili a queste quanto alle procedure di selezione, addestramento e mantenimento. Occorre studiare le procedure di formazione e di training per capire se, al di là delle questioni strutturali, che mi paiono abbastanza chiare e su cui vi è anche una certa convergenza (è evidente che occorre costruire più binari, cambiare il materiale rotabile, introdurre nuove tecnologie ed eliminare i passaggi a livello), nel corpo dell'azienda, specialmente a livello di quadri intermedi, non si sia creato un problema di qualità, di capacità. Poiché le persone coinvolte in questi incidenti rischiano la vita, si deve presumere che eventuali errori siano dovuti ad un processo formativo e di mantenimento non sufficientemente adeguato.
Credo che la cosa peggiore che un Governo possa fare in questi casi sia minimizzare la situazione: non ci è consentito, né si possono prendere come riferimento le statistiche relative agli anni passati, nelle quali le ferrovie italiane non erano collocate male. Si è creata nel paese un'importante convergenza sugli interventi strutturali da intraprendere per salvare l'azienda; ci troviamo inoltre in un momento nel quale siamo riusciti a fornire a quest'ultima cospicue risorse per la gestione e per gli interventi. Tuttavia, a questo punto occorre compiere un salto di qualità, al di là del giudizio sul singolo episodio, che verrà comunque valutato da una commissione d'inchiesta: occorre verificare se non esista un problema organizzativo all'interno dell'azienda che essa da sola non è in grado di rilevare. È questo un passaggio doveroso da affrontare, anche in stretto rapporto con il Parlamento e con i massimi esperti mondiali, cercando di capire se vi sia un'eccessiva complessità delle procedure dell'azienda od un'eccessiva burocraticità nel rispetto di queste procedure;se queste non siano troppo complesse in un sistema già
così complicato; se non si ponga quindi un problema di semplificazione delle procedure ed anche di formazione, di mantenimento.
È chiaro, ripeto, che in tutti i paesi questo secondo aspetto non è di competenza dei Governi. I Governi, come dire, disegnano lo sviluppo delle infrastrutture: questa è una scelta politica, l'altra è una scelta tipicamente aziendale. Ma poiché stenta a venir fuori un ragionamento di questo genere - anche se Cimoli e Dematté tra pochi minuti al Senato esprimeranno concetti analoghi - credo sia nostro dovere ora seguire anche la strada del lavoro all'interno dell'azienda, con un gruppo di verifica di altissima qualità e di altissimo livello, per verificare tutti quei meccanismi.
Concludo, per così dire, con un'impressione. Dopo due anni di esperienza la mia opinione è che la struttura, che pure aveva gravi gap tecnologici rispetto alle altre ferrovie europee, per un lungo periodo abbia tenuto a livelli buoni, probabilmente chiedendo un grande sforzo alla gente che ci lavora. Per un lungo periodo, cioè, un rapporto diverso da quello degli altri paesi tra tecnologia bassa e apporto umano elevato per quantità e qualità ha consentito all'azienda di reggere a livelli elevati, nonostante, ripeto, un gap tecnologico e infrastrutturale molto forte. Del resto emerge anche nei dibattiti complessivamente una certa difesa di questa azienda da parte dei lavoratori, un certo senso di appartenenza. Ma poi, un po' per motivi legati alla crescita del traffico, sempre più difficile da reggere senza interventi tecnologici - un conto è reggere un traffico medio, altro è reggere un traffico molto elevato senza tecnologia - e poi, probabilmente, per uno «sfrangiamento» nel «corpo profondo» di questa azienda, che credo sia elemento più forte e più importante, siamo arrivati ad una situazione in cui, ripeto, non mi convince che le cose si possano spiegare con sequenze di errori, di casualità. Secondo me siamo ormai di fronte ad un problema radicato.
L'esperienza mostra che recuperare in aziende di questa complessità situazioni di sfrangiamento - bisogna dirlo con chiarezza - è una cosa complicata, complessa. È stato giusto assegnare all'azienda tutte le risorse che il management ci ha chiesto e credo sia giusto, al di là del fatto che venga o meno richiesto, assegnarle anche le migliori professionalità che ci sono nel mondo e chiedere a queste professionalità di intervenire, di aiutarci, di darci opinioni, di dire al Parlamento, all'opinione pubblica: «Questo è il salto in più». Si tratta, ripeto, di un salto aziendale, non politico.
Credo che questa scelta debba essere compiuta nelle prossime ore. Dobbiamo chiedere alle persone che accetteranno di darci un contributo di questo livello di concludere il loro lavoro, almeno una prima parte significativa, in tempi piuttosto rapidi, perché l'opinione pubblica vive una situazione di disagio, di difficoltà, diciamo pure di allarme e ne ha ragione. Credo poi che i risultati di questo lavoro debbano informare ulteriori scelte. Mi riferisco ad un'azione di vigilanza forse rivolta anche ad aspetti organizzativi di questa azienda, di cui ovviamente discuteremo nelle Assemblee del Parlamento, o nelle Commissioni di merito sia della Camera che del Senato.
Proprio in questo momento il presidente e l'amministratore delegato stanno cominciando al Senato un'audizione che era stata programmata, ma che a questo punto assume ovviamente un significato anche molto particolare. Mi sembra sia stato assai opportuno decidere che si riferisse sulla questione sia in una Camera che nell'altra, attraverso il Governo e l'azienda. Come forse alcuni di voi sanno, nel corso della nottata ho informato due volte l'opinione pubblica in incontri che ho avuto con i giornalisti prima e dopo il colloquio con il magistrato, in modo da poter fornire informazioni anche sui presumibili tempi di riattivazione di un servizio in un nodo molto delicato.
Queste sono le informazioni che sono riuscito a raccogliere in queste otto, nove ore, da quando sono arrivato sul posto ad
adesso. Naturalmente sono a vostra disposizione per fornire ulteriori elementi, per rispondere a richieste che venissero avanzate e quant'altro.
Non ho quindi inteso rispondere alle interpellanze, anche se numerose di esse riguardano le Ferrovie dello Stato e molte delle cose che ho detto sono attinenti a quelle interpellanze. Sono tuttavia a disposizione dell'Assemblea e del Presidente.
Avendola ascoltata, mi è sembrato che lei abbia fornito un'informativa completa.
La ringrazio, signor ministro.
Altrimenti, sulla tematica dei trasporti, su cui da tempo chiediamo un ampio dibattito in Parlamento, per questa emergenza, purtroppo (lo dico due volte: purtroppo principalmente per i morti e feriti che ci sono stati e purtroppo anche per la questione, straordinariamente importante, del sistema nazionale dei trasporti), ci troveremmo ad «annacquare» il problema e la cosa, francamente, non ci piace.
ALTERO MATTEOLI. Ritengo sia opportuno soffermarsi questa mattina su ciò che ha caratterizzato l'incidente avvenuto ieri sera ed anche l'intervento del ministro Burlando si è incentrato tutto su questo argomento. È però necessario un impegno da parte della Presidenza affinché nei prossimi giorni si svolga un dibattito ampio sulle interpellanze che i vari gruppi hanno presentato.
Oggi, onestamente, discutere sull'autotrasporto e sui porti a fronte di ciò che è avvenuto ieri sera (e per l'ennesima volta!), mi sembrerebbe davvero fuori luogo. È comunque necessario un impegno della Presidenza affinché nei prossimi giorni, in tempi brevissimi, si svolga un dibattito sul sistema dei trasporti in Italia.
Se accogliessi la sua tesi, onorevole Matteoli, che è sicuramente ispirata al buon senso, dovrei disporre lo svolgimento di un dibattito sulle comunicazioni del Governo per il quale a ciascun gruppo sarebbero assegnati cinque minuti, rinviando ad altra data la discussione sulla politica generale dei trasporti. Ciò perché non possiamo svolgere un dibattito oggi assegnando a ciascun gruppo venticinque minuti e poi, fra dieci giorni, assegnare ad essi ulteriori venti minuti. Questo è il punto.
L'onorevole ministro ha dichiarato di essere pronto a rispondere su tutto il complesso delle questioni. Non possiamo forzare il regolamento oltre certi limiti, onorevole Matteoli, la prego...
Ripeto: credo, Presidente, che rientri nelle sue disponibilità, nonostante il Presidente della Camera non sia rintracciabile
in questo momento, stabilire che si possano svolgere interventi di dieci minuti per ciascun gruppo, ipotesi sulla quale ritengo che i colleghi possano concordare.
Inoltre, con tutto il rispetto per le regole che lei, Presidente, conosce meglio di me, penso non sia opportuno limitare a cinque minuti gli interventi.
Onorevole Merlo?
GUSTAVO SELVA. Io non offendo la Presidenza! Dico che lei ha trascurato un gruppo parlamentare...
A parte questo, esprimo contrarietà sulla proposta dei colleghi Matteoli e Paissan. Non si tratta di pronunciarsi contro la posizione, peraltro condivisibile, manifestata da altri colleghi: il fatto è che non mi fido del ministro Burlando, perché già per due volte in Commissione, dopo aver detto che sarebbe venuto, non si è presentato (una volta per l'influenza, giovedì scorso per altri motivi particolari) ed ha comunicato la sua assenza la stessa mattina. Ecco perché il gruppo della lega nord continua a non fidarsi del ministro Burlando.
In conclusione non siamo assolutamente d'accordo su questo rinvio senza sapere quando e come sarà possibile tornare sull'argomento in presenza del ministro. Non ci fidiamo del ministro Burlando.
Avendo constatato che il ministro ed i rappresentanti dei gruppi (con eccezione della lega nord, che si è opposta per ragioni diverse) convengono sulla proposta avanzata dall'onorevole Matteoli ed integrata dall'onorevole Paissan, dedicheremo la mattinata di oggi alla sola politica ferroviaria, con particolare riguardo alle emergenze, assegnando a ciascun gruppo il tempo di dieci minuti.
La Conferenza dei presidenti di gruppo, convocata oggi per le 14,30, stabilirà la data del dibattito sulla politica generale dei trasporti.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Tassone.
drammatica situazione al nostro esame è già considerata in diversi riferimenti contenuti nelle nostre interpellanze. Fra l'altro, proprio la scorsa settimana in quest'aula abbiamo discusso con il sottosegretario per i trasporti di un incidente verificatosi in Calabria. Purtroppo gli incidenti non mancano.
Ho ascoltato con molta attenzione la sua esposizione, signor ministro. Lei ha riferito una serie di notizie, alcune delle quali già riportate dalla stampa. Questa mattina, però, noi volevamo conoscere l'atteggiamento del Governo. Sull'incidente di Firenze lei non ha parlato di errori umani o di casualità: ha detto che non è più possibile continuare a parlare di errori o imputare tutto a casualità. In realtà, però, per molto tempo l'amministrazione delle ferrovie ha denunciato responsabilità personali, tanto che sono stati attivati anche procedimenti di licenziamento. Quindi lei non può dire queste cose. Glielo dico con estrema pacatezza e tranquillità (io non ho avuto il privilegio e l'onore di conoscerla): lei non può dirle.
Se non si parla di errori e di casualità e vogliamo riportarci alle vecchie gestioni del passato, posso dirle che durante quelle gestioni non ci siamo trovati di fronte a questi drammi reiterati. Ciò che noi chiediamo sono garanzie sul piano della sicurezza. Qui stiamo discutendo non dell'alta velocità, della sua effettiva realizzazione e dell'abbreviazione dei tempi di percorrenza: parliamo di pericolosità, perché da due anni si è creata una situazione drammatica di insicurezza.
I fatti, ovviamente, inducono a riflettere. Signor ministro, in un sistema democratico ci sono responsabilità del Governo: credo che lei abbia sentito parlare più di me di culpa in vigilando, collegata alla responsabilità politica in generale. Quante volte quest'aula ha vissuto i problemi della responsabilità oggettiva! Quante volte i ministri hanno dovuto dare le dimissioni, quante volte da quella parte si sono richieste a voce alta le dimissioni dei ministri! Io non vengo qui a chiederle enfaticamente e pomposamente le dimissioni, ma vorrei capire se lei non ritenga che un suo atto, una sua sfida, il suo impegno, sia quanto meno incorso in un incidente o, come minimo, non abbia dato risultati positivi.
Potremmo discutere molto anche sull'incidente. Si parla di semaforo rosso, ma perché non si è attivato il sistema di sicurezza? Eppure quella tratta ferroviaria è la più moderna. Il «Pendolino» è la macchina più moderna che abbiamo.
Non c'è dubbio, allora, che vi sono problemi enormi che riguardano anche la gestione delle ferrovie: ma quello che non posso accettare è questo suo reiterato richiamo all'intervento esterno. Ha parlato di giapponesi, di personaggi che dovrebbero venire da oltremare. Signor ministro, mi consenta, da questo io poi trarrò le conclusioni nei suoi confronti: io ritengo che vi sia un fatto strano, perché lei ancora deve spiegare, in questo dibattito, il motivo per cui gli amministratori delegati rimangono e cambiano i presidenti e perché abbiamo un nucleo di dirigenti delle Ferrovie dello Stato che vengono pagati come vengono pagati, mentre tutte le responsabilità - almeno fino a ieri - vengono attribuite ai lavoratori. Guarda caso, abbiamo un Governo di sinistra che scarica tutte le proprie insufficienze e le proprie responsabilità sui lavoratori! Lei deve chiarire questo punto, non può risolvere il problema dicendo che bisogna andare oltremare, per vedere che cosa sia stato fatto in Asia! Possibile che lei abbia questo tipo di considerazione negativa o di forte sfiducia nei confronti delle energie e delle risorse esistenti nel nostro paese? Non le è venuto in mente nemmeno per un attimo che, forse, la politica delle ferrovie non è stata in grado di individuare le energie, le risorse, le intelligenze, le capacità e la serietà che esistono all'interno del paese? Non le è venuto in mente neppure per un attimo, ministro Burlando?
Possibile che lei venga questa mattina in Parlamento e, come soluzione a tutti i mali delle ferrovie, ci venga a dire che possiamo avere un contatto professionale con i giapponesi, gli australiani, gli americani, i sudamericani e così via? Non le
è venuto in mente? È possibile che lei ritenga che questo Parlamento le possa far passare anche questo suo atto, questo suo disegno, questo suo progetto? Suvvia, ministro Burlando, non sono il tipo che strumentalizza i fatti di sangue, i drammi, per carità! Lei si è richiamato opportunamente all'impegno del Parlamento e ho potuto riscontrare che da parte di qualche collega l'impegno del Parlamento si riscopre puntualmente quando vi sono problemi: ma perché? Perché vogliamo distribuire le responsabilità? No: c'è la responsabilità del Parlamento per operare un controllo e dare indirizzi ed orientamenti al Governo e c'è un esecutivo che deve rispondere in termini puntuali non soltanto sulla dinamica degli incidenti ma anche seriamente sul disservizio, sulle spese inutili, sulle esposizioni finanziarie, sui buchi di bilancio, sui debiti nei confronti dell'INPS, sulla mancanza di tutela dei lavoratori che esiste all'interno delle Ferrovie dello Stato. Queste sono le premesse per la lacerazione devastante che esiste nell'amministrazione.
È possibile che dopo due anni non si sia potuto realizzare o portare avanti qualche progetto in un'utile direzione? Come pensa, o immagina questo Governo di andare in Europa? Mi sembra, signor Presidente, di trovarmi di fronte ad un mobile vecchio e tarlato sul quale è stato steso un bel drappo, per nascondere le crepe e le brutture: ma così si intende andare in Europa? Una situazione di questo genere ci pone sul banco degli accusati e certamente ci crea dei problemi con i nostri partner europei. Possiamo anche arrivare alla moneta unica, ma credo che vi siano problemi grossi e questo non è un buon viatico, un buon percorso, un buon viaggio che ci possa portare tranquillamente in Europa.
Ritengo, allora, signor ministro, che vi sia una riflessione da fare (la approfondiremo eventualmente la prossima volta) e comunque, a mio avviso, lei deve rivedere la sua posizione e la sua permanenza al Ministero dei trasporti. Ma non perché, essendo io dell'opposizione, chieda enfaticamente le sue dimissioni; rifletta, però: molte volte, non sappiamo fare i mestieri che ci troviamo a fare, o che altri ci impongono di fare. Lei ovviamente ha dimostrato, anche con la risposta di questa mattina, una posizione politicamente inaccettabile, offensiva nei confronti del nostro paese, che non va nella direzione giusta. Vorrei che lei ripensasse alla sua posizione...
Però, pur non potendo entrare nel merito, vorrei che alcune cose fossero chiare. Vorrei pertanto dare a questo mio intervento un tono pacato, come si addice ad una discussione in Parlamento, ma anche un tono positivo, tentando di individuare cause e di proporre soluzioni.
Per quanto riguarda le cause, parlare di incidente umano non basta, perché gli errori umani sono quelli che normalmente
determinano gli eventi luttuosi o disastrosi, ma la messa in sicurezza di un sistema ha proprio la finalità di evitare che errori umani conducano a conseguenze disastrose: sono l'elemento che consente di rompere la catena della causalità, attraverso un meccanismo che agisce, appunto, automaticamente. Quando sento, come ho sentito stamattina dire dal presidente Dematté nel corso di una sua dichiarazione televisiva, che il sistema automatico, pur esistente sulla linea, non si è attivato perché il personale non ha premuto un pulsante, non ha attivato un dispositivo, ebbene mi domando di che automatismo stiamo parlando; lo dice la parola stessa che il sistema automatico deve entrare in funzione, appunto, automaticamente. Se così non è, evidentemente si determina una contraddizione, una illogicità, un episodio che, oltre all'indubbia gravità che purtroppo ha determinato l'evento, finisce anche con il rappresentare una situazione singolare, quasi ridicola.
Ci dovremmo probabilmente interrogare su come sono stati progettati e poi realizzati questi sistemi automatici, anche per poter verificare cosa deve essere fatto per il resto delle linee, perché sappiamo che questi automatismi sono assai poco presenti sulle nostre linee ferroviarie.
Poi, con riferimento agli errori umani, dobbiamo anche porci un problema di qualificazione e di motivazione del personale, che è scoraggiato, mortificato, in evidente difficoltà nello svolgimento del suo lavoro.
Che in una discussione del genere si parli poi dei problemi delle ferrovie mi pare non solo necessario, ma direi assolutamente indispensabile, perché, di fronte ad un incidente, interrogarsi sterilmente sull'episodio - che, ahimè, si è già determinato - non mi pare una prospettiva pagante. Dobbiamo verificare cosa bisogna fare per tentare di evitare che episodi del genere abbiano ancora a determinarsi.
Quali sono i problemi delle ferrovie? In quali tempi sono stati affrontati e quali ritardi si sono accumulati? Devo dire che in Commissione trasporti, insieme con gli altri colleghi che ne fanno parte, ho maturato subito una convinzione: che il sistema dei trasporti sia, soprattutto nel settore ferroviario, estremamente vecchio, vetusto, fatiscente addirittura, inadeguato e che su di esso in passato sia stata fatta una potente e mistificante rappresentazione di efficienza che non trovava riscontro. Il tutto, per giunta, era stato pagato con operazioni alla ricerca di consensi - sia sul fronte del costo del lavoro sia sul fronte dell'acquisizione del consenso, diciamo così, politico - imponenti e ne sono testimonianza le enormi spese che questo inefficiente sistema ha imposto: direi che complessivamente possiamo parlare, in dieci anni, considerando anche i costi per i prepensionamenti, che poi hanno incidenza pluriennale, di esborsi fra i 150 mila e i 200 mila miliardi. Il calcolo non è facile perché occorre considerare una serie di variabili.
Esempio di emergenza negativa è la TAV, intesa evidentemente non come realizzazione delle traversine ma come sistema e modello gestionale. Io considero la TAV - e voglio dirlo qui, in Parlamento, con grande chiarezza - un vaso di Pandora, che prima o poi qualcuno dovrà aprire, se c'è speranza di giustizia. Credo che per la TAV possa esistere soltanto una soluzione che fino a questo momento il Governo non ha adottato: lo scioglimento. Non basta comprare le azioni in possesso dei privati e poi avviare un altro progetto di project financing per la gestione; non basta perché il progetto in sé, gli uomini che vi hanno complessivamente lavorato, le finalità con cui è nato, i contratti che sono stati stipulati in capo alla TAV... Voglio ricordare qui in Parlamento che i contratti, stipulati con convenzioni con i general contractor alla fine del 1991, furono firmati alcuni giorni prima che entrassero in vigore le regole sulle gare europee. E questo la dice lunga - e penso chiaramente - su quali fossero le finalità che si perseguivano con quei contratti.
E che i risultati da allora ad oggi siano stati negativi è sotto gli occhi di tutti perché, come ben dice il ministro - e lo ha ripetuto in tante occasioni -, i privati
non vi hanno messo una lira; i contratti (questo complesso meccanismo di convenzione) danno luogo ad un infinito contenzioso, lungi dal fluidificare le procedure, determinano un incremento dei costi e sono, anche per i meccanismi contrattuali adottati, praticamente fuori controllo. Ebbene su tali questioni non ci può essere alcuna particolare accortezza, e lo dico da giurista, da modesto giurista, e lo dico soprattutto da politico. Su questo tema occorre lanciare un forte segnale di discontinuità; occorre anche legare questo problema a quello altrettanto marcescente della societarizzazione separata.
Onorevole ministro, su questo punto dobbiamo esser chiari ed io lo sono sempre stato con lei e con la maggioranza: noi non possiamo accettare l'idea che dopo sette anni la direttiva europea 91/440 rimanga ancora sulla carta e che le sue iniziative si manifestino ancora a livello di buoni propositi, anche perché non è vero ciò che nell'ambito delle Ferrovie dello Stato si dice relativamente alle necessità di tempi lunghi per la separazione contabile e per la completa divisionarizzazione che è preliminare alla societarizzazione separata.
Più studio la situazione anche contabile oltre quella contrattuale, più mi convinco che ciò in parte è già avvenuto e che le ferrovie forse hanno qualche difficoltà a manifestare quanto i tempi siano maturi per la realizzazione di questo obiettivo.
Non i due anni di cui parla ancora oggi l'ingegner Cimoli ma sei mesi sono un realistico obiettivo per il raggiungimento della societarizzazione separata! Capisco che su questo tema vi siano problemi politici da parte di alcuni componenti di questa maggioranza, ma se noi vogliamo risolvere i problemi delle ferrovie...
Caro Boghetta, a te che giustamente replichi, interrompendo il mio intervento, dico che ciò che è avvenuto in Europa deve poter avvenire anche in Italia. E certamente deve avvenire con sollecitudine che ci è imposta dalla urgenza obiettiva del degrado e dalla necessità di assicurare anche un livello di trasparenza, di efficienza, di capacità di rispondere ai problemi della collettività, che costituisce uno dei presupposti fondamentali di un sistema trasportistico avanzato.
Anche tale questione investe i problemi dell'occupazione e quelli del Mezzogiorno, se è vero che, eliminati tutti gli ammortizzatori sociali, l'attenzione si concentra sulle infrastrutture, quindi, in primo luogo, sul settore dei trasporti.
Ministro Burlando, queste sono le questioni rispetto alle quali la sollecitiamo ad intervenire. La nostra è una sollecitazione positiva, come quelle che le abbiamo sempre rivolto in precedenza. Credo, pertanto, che lei accoglierà le nostre indicazioni ed i nostri inviti aderendo con maggiore rapidità e con maggiore fermezza all'impegno che ritengo lei ribadirà in quest'aula al termine degli interventi dei vari gruppi (Applausi dei deputati del gruppo di rinnovamento italiano)
Troppe volte, signor Presidente, siamo dovuti intervenire in quest'aula negli ultimi quattordici mesi per discutere di incidenti ferroviari. Siamo pertanto preoccupati. Vi è il rischio che si apra una frattura drammatica nel rapporto antico secondo il quale in treno si poteva viaggiare in modo sicuro. È un rischio che
dovrebbe preoccupare: Governo, maggioranza, Parlamento, azienda, lavoratori. È un rischio serio.
Non si deve minimizzare - cosa che del resto non facciamo mai - ma si devono collocare i fatti - questo pare a noi il punto - in una dimensione corretta ed equilibrata. Vorrei dire con pacatezza ai colleghi che strumentalizzare i disastri non è mai un esercizio qualificante in un dibattito parlamentare e non lo è soprattutto per chi si è posto - come il Parlamento ha fatto - il problema di rilanciare e di riformare le Ferrovie dello Stato.
Occorre capire che i tempi vanno accelerati. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ma la questione rilevante è rappresentata dall'introduzione delle nuove tecnologie. Sappiamo che, secondo i programmi, l'ATC (automatic train control), dovrebbe entrare in funzione sui 6 mila chilometri principali della rete entro il 2001. Mi chiedo allora e le chiedo, signor ministro, così come chiedo all'amministratore delegato, al presidente delle Ferrovie dello Stato ed al consiglio di amministrazione, se questo processo possa essere anticipato. Questo è, infatti, un punto al quale attribuiamo importanza.
Il Parlamento ed il Governo hanno messo a disposizione dell'azienda i finanziamenti necessari. Occorre allora sollevare un altro conseguente interrogativo: la capacità di spesa delle Ferrovie, per celerità e trasparenza, è all'altezza delle esigenze del paese e dell'azienda stessa, dal punto di vista delle infrastrutture, delle nuove tecnologie e del materiale rotabile?
Signor Presidente, bisogna assumere come prioritario un criterio culturale prima ancora che politico ed economico: quello della sicurezza. Questo va considerato, a nostro avviso, un obiettivo vitale non solo per le Ferrovie ma per l'intero sistema dei trasporti. Ci vuole una nuova e moderna cultura di impresa, che impegni risorse, energie ed intelligenze.
Le Ferrovie dello Stato sono un'azienda in crisi, obsoleta: il ministro lo ha ricordato e denunciato in tempi non sospetti. Hanno una rete piccola ed arretrata dal punto di vista tecnologico, sono dotate di materiale rotabile vecchio ed offrono un servizio di bassa qualità, anche se sono - è quanto risulta dai dati - tra le più sicure in Europa. Lo dicono i dati e basta prendere in considerazione la media annua del periodo 1992-1996: 60 collisioni contro le 48 del 1997; 58 deragliamenti contro i 40 del 1997. E potrei continuare. Ad ogni modo i dati dimostrano che sono tra le più sicure. Dovremmo pertanto lanciare un messaggio di fiducia agli utenti ed ai lavoratori dell'azienda.
Non possiamo essere noi a dire agli italiani di non andare più in treno, non possiamo essere noi a dire ai ferrovieri di abbandonare il campo! Proprio perché abbiamo svolto il nostro ruolo e abbiamo fatto bene il nostro mestiere in questi due anni, dobbiamo difendere le professionalità, le energie, le ricchezze pur presenti in quell'azienda. Abbiamo bisogno di un sistema ferroviario più grande, che trasporti un maggior numero di passeggeri e una maggiore quantità di merci nel quadro di una politica dei trasporti che favorisca - contrariamente a quanto accade oggi - la competitività del trasporto ferroviario e una corretta imputazione dei costi relativi alle diverse modalità di trasporto. È necessario un grande ed immediato rilancio degli investimenti, come peraltro sta accadendo. Anche così si va in Europa negli altri paesi del continente! È necessario installare nuovi binari a partire dalle linee sature, procedere al quadruplicamento degli assi principali del traffico, occorre recuperare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e delle altre aree del paese. Occorre altresì fare massicce iniezioni di tecnologia per elevare l'efficienza e la sicurezza, l'ammodernamento ed il potenziamento del materiale rotabile.
Il piano di 70 mila miliardi approvato dal Governo rappresenta un fatto importante. È necessario un impegno straordinario per ridurre i tempi di realizzazione, troppo lunghi per le esigenze del paese e della stessa azienda. Bisogna continuare
nella politica di dismissione delle gran quantità di società inutili, riportando le ferrovie alla loro funzione fondamentale di trasporto. L'aver superato la vecchia esperienza della TAV con l'acquisizione da parte delle Ferrovie dello Stato Spa del 100 per cento del capitale è un fatto importante; l'apporto dei privati alla gestione dovrà avvenire attraverso procedure trasparenti e in condizioni di rischio di impresa, poiché così non era in passato. Qui ci sono responsabilità precise, lo dico a chi ha la memoria corta. Per le ferrovie il problema è come coniugare il risanamento finanziario con la politica di sviluppo, adeguandola alle direttive europee che impongono, come avviene in altri settori, la fine dei monopoli. Nei prossimi anni le ferrovie conosceranno in Europa la stessa rivoluzione che oggi investe il trasporto aereo, con una pluralità di imprese presenti sul mercato. L'azienda delle Ferrovie dello Stato dovrà prepararsi a questo appuntamento recuperando il deficit di competitività e di produttività.
Riteniamo che l'Italia abbia bisogno di ferrovie che trasportino più merci e più passeggeri in condizioni di sicurezza, di massima sicurezza, salvaguardando l'ambiente e riducendo la congestione. Essi devono rappresentare la spina dorsale di un moderno sistema di trasporto, indispensabile per lo sviluppo economico del paese. Il Governo e il Parlamento hanno fatto la loro parte, ora tocca ai dirigenti delle ferrovie. Ciascuno di noi è sotto osservazione: chi sbaglia paga e va a casa. È una regola che vale per tutti e noi, come democratici di sinistra, continueremo a fare la nostra parte (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).
Non la farete l'alta velocità, perché non avete i soldi né la fiducia delle banche. È già successo in Commissione trasporti che le interrogazioni e le audizioni siano state poi superate nella loro attualità dalle tragiche realtà che avvengono sulle linee ferroviarie e così è stato anche questa volta. Avevamo preparato un'interpellanza per conoscere quali iniziative... Credo che quanto sto dicendo non abbia grande interesse per il ministro; tuttavia sarei molto grato se almeno uno dei due ministri presenti volesse prestarmi attenzione.
Dicevo che desideravamo conoscere quali iniziative il ministro interpellato abbia predisposto affinché venga attuata una seria programmazione per il rilancio del trasporto ferroviario ed in particolare quali interventi di manutenzione siano stati avviati nell'immediato al fine di garantire l'incolumità e la sicurezza di chi sceglie il treno quale mezzo di spostamento.
Siamo insoddisfatti, siamo preoccupati seriamente dall'incapacità di questo Governo di affrontare i problemi quotidiani che travagliano l'intero paese. Pare semplicistico attaccare la figura del ministro, un ministro esile, privo ormai di credibilità, di orgoglio e di coraggio. Pare di nuovo di sentire quello che lei, ministro Burlando, affermò il 17 dicembre in quest'aula, in occasione della discussione sulla
legge finanziaria: «L'azienda è in condizioni drammatiche; basti pensare che ha assunto 60 mila persone dal 1969 al 1972 e ne ha mandate a casa 80 mila; basti pensare che questa azienda perde 3-4 mila miliardi ogni anno; basti pensare che la rete su cui questa azienda opera, ad eccezione della Firenze-Roma» - dove poi è successo quello che è successo - «è una rete del secolo scorso; basti pensare che la nostra rete è ancora alimentata con 3 mila volt di corrente continua, mentre la Germania ha alimentato con più potenza la sua rete fin dal 1927. Siamo alla vigilia di un periodo drammatico per questa azienda» - quasi se lo sentisse, signor ministro - «perché con la direttiva n. 440 tra non molto le ferrovie dei vari paesi che aderiscono all'Unione europea potranno svolgere il servizio da noi. Pertanto ci troviamo di fronte ad un'alternativa secca: o chiudere l'azienda oppure tentare un'operazione di rilancio». Ma quale rilancio? Peggio di così crediamo non si possa davvero fare, non soltanto perché in trent'anni la rete è cresciuta appena dello 0,9 per cento, con incrementi di 4,8 chilometri l'anno; la manutenzione purtroppo ha subito un taglio del 53 per cento dei costi - sono dati che lei ha riferito in Commissione - e ce ne siamo accorti, se ne accorge tutto il nord! Ci siamo anche resi conto che ai comandi di guida delle ferrovie ormai ci sono solo uomini di Botteghe oscure, ex sindacalisti rossi o uomini Montedison o Enimont. Un bel quadro! Una fitta ragnatela di uomini di sua fiducia, tutti tecnici e politici con esperienze che mal si assortiscono con il bisogno di efficienza delle ferrovie di regime.
Ricordo che il 15 settembre è stata presentata una mozione di sfiducia del Polo nei suoi confronti: non so per quale motivo il Polo poi non abbia più ritenuto di portarla all'ordine del giorno. Oggi annunciamo una nuova mozione di sfiducia della lega nord per l'indipendenza della Padania nei suoi confronti. Vorrei ricordare a questo proposito che gli ennesimi segni di malcontento nei confronti della sua gestione hanno portato alla nomina di un nuovo presidente, Dematté. A chi gli ha domandato perché avesse accettato tale carica, egli ha risposto che gli era stato chiesto il suo aiuto per modernizzare il paese, in presenza di una situazione delicata. D'altra parte, se non riusciremo a creare un sistema di trasporti decente, non andremo in Europa.
Oggi abbiamo avuto la conferma di un senso di impotenza. Signor ministro, a nostro giudizio Prodi ha sbagliato a sceglierla: non è in grado di provare emozioni, con la costante aria afflitta con la quale anche oggi si è presentato. Spaventa...
ha mai dormito per tutta la notte, perché altrimenti non vi sarebbe alcuna giustificazione per ciò che ha detto.
Evidentemente lei non è informato, lei non conosce le ferrovie, lei non sa dove è avvenuto l'incidente, perché altrimenti non potrebbe dire le cose che ha detto. Lei dice che l'incidente non presenta anomalie; ci ha raccontato che il treno ha dieci giorni di vita (è il modernissimo ETR 480), che i macchinisti erano esperti. Ha anche detto che non vuole fare un processo di minimizzazione di ciò che è avvenuto. Ma lo scontro, signor ministro, è avvenuto tra un treno modernissimo ed un treno della linea Viareggio-Lucca-Firenze, una linea che non è neppure di serie B, ma di serie «Z», e che per tanto tempo si è pensato addirittura di considerarla uno dei rami secchi e tagliarla. Quando un treno di questo tipo va a scontrarsi con un modernissimo ETR 480, è evidente che ci sono delle responsabilità macroscopiche.
Lei poi ci ha detto cose serie e cose - me lo consenta - meno serie. Oltretutto è stridente l'umiltà dimostrata nel tono del suo intervento di oggi e l'arroganza dimostrata nei confronti del Parlamento. Alcuni colleghi hanno già ricordato che l'altro giorno lei non si è presentato in Commissione per un'audizione molto importante su questo problema. Ci sono centinaia di interrogazioni inevase! Lei è arrogante e stamane ha usato l'umiltà, anche nel tono, per cercare di minimizzare di fronte a noi le sue responsabilità.
Noi - lei ha detto - ci rivolgeremo al Parlamento, avremo uno stretto rapporto con il Parlamento, per trovare le soluzioni. Ma fino ad oggi questo lei non lo ha fatto. Poi ci ha detto che i binari sono troppo saturi, che occorre eliminare i passaggi a livello, rinnovare le tecnologie. L'azienda ritiene, lei ha detto, che il livello formativo sia adeguato. Lei è molto bravo a maneggiare i consigli di amministrazione, signor ministro, meno bravo a gestire i trasporti in Italia! Lei ha portato nel consiglio di amministrazione il suo segretario; lei è molto bravo, ha dimostrato anche recentemente, quando si è trattato delle nomine ENAC, la sua arroganza, ed è stato sconfessato dal Parlamento e dalla Commissione trasporti della Camera. Stretto rapporto con il Parlamento? Questa mattina lei vuole uno stretto rapporto, ma fino ad oggi lo ha ignorato completamente!
E mi consenta, signor ministro, un altro passaggio. Lei vuole rivolgersi a sette, otto, dieci persone competenti, provenienti da tutto il mondo per risolvere il problema delle ferrovie, ma fino a ieri ha detto che all'interno dell'azienda c'erano competenze sufficienti per risolvere il problema. Ed io ritengo che sia così; purtroppo è incompetente il ministro a gestire i trasporti in Italia e con lei lo è il Governo e soprattutto il Presidente del Consiglio Prodi. Quando comprime 2 mila miliardi alle ferrovie, noi chiediamo certamente le sue dimissioni, ma chiediamo anche quelle del Presidente del Consiglio, e con lei dei consigli di amministrazione. Per mesi lei ha cercato di gettare le responsabilità nei confronti del consiglio di amministrazione, quando noi dicevamo che le nomine erano state fatte di recente e bisognava aspettare e vedere quali erano i programmi.
Lei è certamente, signor ministro, un uomo sfortunato; ci dispiace molto, ma non vorremmo che la sua sfortuna ricadesse su tutti gli italiani. E con lei, evidentemente, è sfortunato l'ingegner Cimoli, ma non vorremmo che la vostra sfortuna ricadesse su tutti gli italiani.
Tra le varie cose che ha detto, ha poi «infilato» - mi consenta questo termine - i problemi della TAV. Oggi alcuni giornali hanno dedicato pagine intere a questo problema.
C'è una società che si chiama Nomisma che ha espresso un parere favorevole ed ha scritto libri su questo problema. Ed allora tutto questo si disattende? È possibile non capire? Tra pochi giorni si terrà - me lo auguro - un dibattito sull'autotrasporto in Italia. Non è possibile però che sull'argomento degli incidenti ferroviari si abbiano risposte così evasive.
Vorrei rivolgerle una domanda, signor ministro: cosa è accaduto in Italia dal
l'inizio del 1996 in poi? All'improvviso, ex abrupto, si è cominciato a verificare un incidente dietro l'altro. Avete fatto un minimo di analisi su come erano gestite le ferrovie fino a quella data? Per carità, malissimo, i treni erano in ritardo, certamente la merce non era trasportabile su ferrovia, ma almeno gli incidenti non avvenivano con questa frequenza, erano rarissimi.
C'è anche - me lo consenta, signor ministro - una caduta di stile nei confronti delle sue responsabilità. Un ministro di un Governo che certamente non amavo, di un partito al quale non ho mai guardato con simpatia - mi riferisco al ministro Lattanzio - si dimise in seguito alla fuga di Kappler. Ebbene, credo che allora le responsabilità oggettive del ministro fossero marginali, mentre le sue sono totali, eppure lei continua a fare il ministro dei trasporti.
Se fossi napoletano le chiederei chissà che gesti faranno gli italiani nel salire su un treno. Lei non riesce veramente a rendersi conto di quello che sta accadendo. Ci dice che per andare da Milano a Roma ci vogliono cinque ore, ma dimentica che da Trapani a Palermo occorrono quattro ore. Io non do a lei la responsabilità se in due anni non è riuscito a risolvere questo problema, ma di non aver presentato in Parlamento un programma che miri a ridurre il gap tra certe linee.
Lo stesso discorso vale per l'incidente che è avvenuto ieri. Nel 1985 ci occupavamo già di trasporti. Ebbene, il ministro dell'epoca parlò di tagli dei rami secchi, tra i quali c'erano anche alcune linee ferroviarie toscane, tra l'altro quella che in qualche modo è stata protagonista dell'incidente di ieri. Poi si decise invece di potenziare, anziché tagliare, i rami secchi e cosa abbiamo avuto? Quei rami secchi non si sono potenziati né tagliati e lei non ha assolutamente presentato al Parlamento un programma su cosa vuole fare in Italia di quei rami secchi. È stato carente in tutto questo.
Non ci preoccupa tanto, quindi, la mancanza di una linea politica di questo Governo; ci preoccupa molto, invece, il fatto che il Governo «annaspi» senza individuare una linea politica dei trasporti.
In Commissione, in Parlamento dobbiamo lavorare affinché il trasporto delle merci avvenga su rotaia e non più su gomma. Questo è un problema vecchio che abbiamo affrontato tante volte. Cosa è avvenuto questa notte?
Certamente anche noi ci associamo...
Spero che al termine di questo dibattito lei ed il responsabile del consiglio di amministrazione, ingegner Cimoli, ed anche il Presidente del Consiglio ci facciano seriamente un pensierino; se però non lo faranno altri - io ho di fronte lei - voglio sperare che, al termine di questo dibattito, voglia rassegnare le dimissioni, nell'interesse suo, del Parlamento e di tutti coloro che in Italia usano il treno.
PAOLO BECCHETTI. Signor Presidente, colleghi, anche forza Italia, per mio tramite, intende esprimere le condoglianze alla persona deceduta nell'incidente ferroviario di ieri e, insieme, l'augurio di prontissima guarigione ai feriti, nonché la comprensione ed il conforto per il personale ferroviario, per i macchinisti in particolare, per questo personale che è più vittima che carnefice rispetto a queste situazioni, nonostante ci vogliano far credere il contrario.
Signor ministro, noi non intendiamo in alcuna maniera strumentalizzare questo episodio. Le ragioni per le quali ho chiesto le sue dimissioni sono di più ampio respiro e le illustrerò nel corso dell'intervento. Ripeto: noi non vogliamo strumentalizzare l'episodio dell'incidente ferroviario di ieri perché in queste cose la sinistra è maestra: gliele lasciamo fare tranquillamente queste cose, che ha sempre fatto.
Il collega Giardiello ha evocato le statistiche. Se volessimo attenerci a queste ultime, dovremmo dire che il 1994 è stato l'anno nel quale non vi sono stati né morti né incidenti ferroviari. Tuttavia, è cosa rozza rifarsi alle statistiche quando quello degli incidenti ferroviari è un problema tale per cui, ad esempio, con un solo incidente vi possono essere cento morti e, di converso, con cento incidenti può non esservi alcuna vittima. Quindi, collega Giardiello, lasci perdere le statistiche e lasci perdere le strumentalizzazioni, che assolutamente non vogliamo fare.
Veda, signor ministro, nutro rispetto ed avverto tenerezza per la sua stanchezza di oggi. Già il collega Matteoli ha detto che lei oggi è un po' stralunato. Non voglio mancare di rispetto al Presidente di turno, genovese anche lui, ma direi che lei oggi ha «quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova». Lei sa perfettamente, da genovese, cosa intendo dire: stralunato, inconcludente e su questa vicenda, in qualche maniera, disinformato.
Nel suo intervento ha affermato che sarebbe sbagliato un processo di minimalizzazione di quanto è accaduto. Le chiedo: ma chi, signor ministro, ha minimizzato fino ad oggi sulla inettitudine del sistema ferroviario? Lei più di una volta - lo ha fatto anche oggi - ci ha ripetuto la favoletta della necessità di realizzare interventi su aspetti fisici (mi riferisco, ad esempio, ai binari); ha ricordato anche una statistica in base alla quale su ogni binario transitano 250 treni contro i 150 della media europea ed ha fatto riferimento alla manutenzione, nel momento in cui ha ricordato che la metà delle risorse del piano di impresa saranno destinate all'infrastrutturazione. Inoltre ha parlato del ruolo di vigilanza del Governo, richiamando la formazione, l'addestramento, la necessità di acquistare materiale rotabile, la tecnologia, la questione dei binari, i passaggi a livello. Onorevole Burlando, lei è ministro da due anni e, prima di lei, c'è stato un Governo di centro-sinistra. Lei ci fa rimpiangere il ministro Caravale - compianto per altre ragioni - totalmente assente nella politica dei trasporti. Lei, invece, è molto presente, direi troppo presente, come dirò successivamente.
Ella, signor ministro, ha dato anche un giudizio positivo sul management. Siamo abituati a giudicare quest'ultimo dai risultati conseguiti. Cimoli l'ha voluto questo Governo. Adesso il Governo si è scelto un deus ex machina, questo Dematté, il quale riesce contemporaneamente ad essere presidente della Cassa di risparmio di Calabria, membro di venticinque consigli di amministrazione di fondazioni bancarie, docente universitario e chi più ne ha più ne metta... All'improvviso, lo chiamiamo all'azienda ferroviaria, della quale conosce le stesse cose che posso conoscere io del sanscrito o le stesse cose che posso conoscere io...
Dicevo che questa persona può sapere di ferrovie quanto io so di energia nucleare. Il top management dell'azienda è costituito da tutti soggetti con ortodossa provenienza dalla CGIL. Morucchi è stato
promosso direttore generale; lei si è portato Bussolo, già segretario amministrativo del PDS in Liguria: ora fa il responsabile dell'ASA-logistica. Si tratta di una serie di posizionamenti che non hanno nulla a che vedere con le necessità di creare un'azienda davvero competitiva ed europea.
Il presidente della Commissione Trasporti, Stajano, ha ricordato la vicenda della TAV ed il verminaio che vi è in essa: questo Governo se ne intende! La stipula dei relativi contratti alcuni giorni prima dell'entrata in vigore della normativa europea che fissa regole diverse fa pendant con quanto fece quello che oggi viene considerato l'eroe del risanamento italiano, e cioè il Governo Ciampi.
Si è molto enfatizzato il ruolo della direttiva Prodi sulla separazione fra gestione ed infrastrutture. Ma di nient'altro si trattava se non dell'adempimento di una direttiva europea, rispetto alla quale, peraltro, la direttiva Prodi era tardiva. L'azione del Governo, quella sua, signor ministro, e quella dell'azienda ferroviaria sono tardive rispetto alle direttive europee!
La separazione tra infrastrutture e gestione non è ancora stata realizzata. Però una separazione si è fatta: mi riferisco al regalino ad Infostrada - guarda caso sempre dell'Omnitel, con Mannesmann o chi c'è dietro - di tutta la rete infrastrutturale di telecomunicazioni per soli 700 miliardi.
Lei ha detto, signor ministro, che la metà delle risorse del piano d'impresa sono destinate alla infrastrutturazione. Si tratta dell'ennesima enunciazione di principio. Sul piano europeo siamo, però, totalmente assenti e lei sa perfettamente che alla terza conferenza di Helsinki sui trasporti si è ipotizzato - ed è anzi diventato attuale - il decimo corridoio ferroviario nel settore merci e passeggeri, che dovrebbe collegare Salisburgo con Salonicco. Si tratta di un vero e proprio muro rispetto al nostro paese, che è stato relegato ad un ruolo secondario nella penetrazione rispetto ai paesi dell'est. Questa è, dunque, la situazione nel settore dei trasporti! Questa è la situazione nella quale oggi ci troviamo ad operare!
Vede, signor ministro, sono state sollevate svariate questioni sull'alta velocità, sulla TAV, quel verminaio in ordine al quale abbiamo 38 volumi di consulenza da parte della società Nomisma, notoriamente vicina al nostro Presidente del Consiglio. È opportuno che si sappia in quest'aula che i 10 miliardi e passa pagati a Nomisma per la consulenza sono serviti per ottenere amenità del tipo che adesso riferirò. In quei libri i signori consulenti suggeriscono alle Ferrovie dello Stato che sarebbe opportuno che i sedili dei passeggeri fossero posti l'uno di fronte all'altro, al fine di favorire la socializzazione, e non di spalle l'uno rispetto all'altro. Questo è il consiglio che viene dato! Volete saperne altri? È opportuno che le stazioni ferroviarie siano nel centro delle
città, per portarle vicino agli utenti, in modo che questi si sentano invogliati ad usare il servizio ferroviario. Si sottolinea poi che un'opzione prioritaria è la puntualità ed un'altra la velocità. Nemmeno Catalano, di buona memoria, avrebbe detto stupidaggini come queste, che però sono costate alle Ferrovie dello Stato la bella somma di 10 miliardi! Nessuno però muove un dito al riguardo! Anzi, il Presidente del Consiglio ogni volta che gli si ricordano vicende di questo tipo fa quel sorrisone da finto buono che sgonfia ogni problematica relativa alla sua presenza in quella società che ha ancora relazioni importanti con il sistema industriale del nostro paese.
Signor ministro, le dicevo che le ragioni per le quali mi sono permesso di chiedere le sue dimissioni sono più ampie: la totale mancanza di progettualità generale e l'assenza di un piano per le ferrovie e per i trasporti di livello davvero europeo. Quando dovremo affittare le nostre infrastrutture agli altri vettori europei, e cioè tra circa un anno, non potremo farlo perché non abbiamo nulla da affittare!
Le nomine, signor ministro, il clientelismo esasperato: lei deve dire in questo momento se avrà il coraggio di riproporre la nomina all'ENAC di quel signore che è stato designato soltanto perché sa suonare la viola da gamba! Suona la viola da gamba ed ha avuto 27 voti contrari e 14 a favore. Perfino la sua maggioranza glielo ha bocciato! Voglio vedere se lei avrà il coraggio di riproporre il signor o professor o dottor Roma alla presidenza dell'ENAC. L'aspettiamo su questo, signor ministro.
L'iniziativa legislativa è tutta spese, gestioni, affari e camarille! La liberalizzazione e la privatizzazione nel settore dei trasporti sono cose che le passano sopra la testa! Lei spesso dice che la liberalizzazione e la privatizzazione sono problemi che riguardano il Tesoro. In realtà nel sistema dei trasporti costituiscono fattori strategici, non sono soltanto un meccanismo di acquisizione di denaro. Su queste cose lei non può essere assente, signor ministro.
Queste sono le ragioni - non l'incidente di oggi, non una rozza strumentalizzazione - per cui noi chiediamo che lei vada a casa. Come un fatto a catena, poi, uno scatto di orgoglio dovrà provocare l'andata a casa di tutto il management delle Ferrovie dello Stato, che non si sa bene se è più colpevole di subire l'inerzia parolaia e l'inettitudine di questo Governo o di partecipare a questo vero e proprio consilium sceleris.
Faccio presente, tra l'altro, che il suo è l'unico gruppo nel quale il tempo è stato suddiviso.
hanno indotto a modificare l'oggetto della nostra discussione. Era doveroso, ma le questioni e gli interrogativi posti nelle interpellanze vanno ripresi quanto prima; nella Conferenza dei presidenti di gruppo di oggi chiederemo che lo svolgimento di quelle interpellanze sia nuovamente calendarizzato entro tempi brevi.
I deputati verdi si associano alla solidarietà per le vittime dell'incidente, in particolare rivolta alla famiglia della persona che è deceduta. Indirizziamo i nostri auguri alle persone ferite. Esprimiamo poi solidarietà agli stessi lavoratori delle Ferrovie dello Stato, i quali stanno per avere un problema serio nei confronti dell'utenza, del loro rapporto con l'utenza: è una mia impressione, un'impressione da utente delle linee ferroviarie.
Signor ministro, non è possibile che il mezzo di trasporto considerato più sicuro ci faccia assistere ad una sequenza di incidenti che impressionano l'opinione pubblica. Spesso si cita la statistica, che ovviamente è un punto di riferimento utile. Ma non possiamo citare le statistiche europee per consolarci delle cose che nel nostro paese non vanno (o non vanno come dovrebbero andare). Come lei ben sa, le statistiche sono fatte di picchi in alto ed in basso. Non vedo perché noi non dovremmo contribuire alla definizione di statistiche europee con un tasso di incidenti meno negativo degli altri paesi.
Vi è poi un uso «politico» delle statistiche: fatti e sequenze di eventi che incontrano una percezione particolare dell'opinione pubblica in certi momenti.
Questo, da parte del politico, ovviamente deve essere oggetto di valutazione. Anche un tasso di incidenti ridotto, in certi momenti ed incontrando una certa sensibilità dell'opinione pubblica, va preso come un dato da tener presente con particolare attenzione.
Non è possibile, insomma, signor ministro, che proprio il treno sia considerato un mezzo di trasporto che mette a repentaglio la vita umana, sia di chi lavora nelle Ferrovie dello Stato sia, soprattutto, dei passeggeri (dico «soprattutto» dal punto di vista quantitativo). Non è possibile che le ferrovie appaiano un sistema a maggiore insicurezza ed a maggiore rischio proprio nel momento in cui è a disposizione una possibilità maggiore di modernizzazione, di innovazione, di progresso tecnologico. Questo, infatti, è quanto è avvenuto: fino a qualche tempo fa, il mezzo ferroviario era considerato più sicuro di quanto non lo sia oggi, quando le disponibilità tecnologiche sono superiori.
Non è possibile, poi, che il personale appaia demotivato, anche per alcune decisioni improvvide del vertice aziendale e, forse conseguentemente, incorra sempre più spesso in errori professionali. Non è possibile, ancora, che la tecnologia non supplisca, come potenzialmente è ormai in grado di fare, alle deficienze umane, che possono sempre verificarsi. Non è possibile, infine, parlare a sproposito di alta velocità, oppure (considerato che vedo qui davanti a me anche il sottosegretario Soriero), dire quelle che io giudico un po' di banalità sul ponte di Messina e su quel tipo di opere pubbliche nel contesto della politica dei trasporti e, nel contempo, far deperire l'attuale capacità di trasporto delle linee oggi in attività. Noi ci ribelliamo a questo degrado, ci ribelliamo proprio in quanto amanti del treno, in quanto ambientalisti ed ecologisti, perché il treno, come si sa, è il mezzo più ecologico, il mezzo verde per eccellenza.
Si pone poi un problema, signor ministro, di indirizzo politico proprio del ministro dei trasporti, un potere di indirizzo politico che è stato finora troppo
timido, troppo distaccato, troppo prudente e non sempre in sintonia con la sensibilità e con la reattività diffusa sia nel Parlamento sia nell'opinione pubblica. Noi le chiediamo, signor ministro, scelte, decisioni, indirizzi, azioni, iniziative. Lei ha parlato di interventi strutturali («fisici», li ha chiamati) e di interventi sul personale, di formazione e così via. Sono affermazioni giuste, ma un po' troppo risapute, vaghe, generiche, ancorché ovviamente - ripeto - giuste. Allora, da questo punto di vista, è provvidenziale lo sdoppiamento del dibattito che abbiamo deciso questa mattina. Ci aspettiamo, signor ministro, che quando tornerà in quest'aula a rispondere alle interpellanze, saprà offrire, all'interno della ridefinizione della politica dei trasporti, quelle risposte, quelle indicazioni, quei propositi, nonché quegli annunci di decisioni prese dalle Ferrovie dello Stato che non abbiamo colto nel suo intervento di questa mattina e che forse oggi lei non era in grado di fornire.
Alcuni gruppi di opposizione, lo abbiamo appena sentito, hanno chiesto le sue dimissioni. Il nostro è un gruppo di maggioranza che sostiene questo Governo e perciò, quando l'opposizione chiede le dimissioni di un membro del Governo, anche ad esso, come agli altri gruppi della maggioranza, viene in qualche misura richiesta una conferma della fiducia. Ecco, noi le chiediamo, alla prossima occasione, cioè in sede di risposta alle interpellanze che avremmo dovuto trattare oggi, di portarci motivazioni concrete che possano aiutarci a rinnovarle integralmente la nostra fiducia (Applausi dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo).
Le ferrovie funzionano male ma il Parlamento non funziona meglio ed il dibattito di oggi lo dimostra: si parla troppo a vanvera e di cose che non si conoscono, si fa troppa demagogia rispetto ai problemi che abbiamo di fronte. Devo dire che ho un certo imbarazzo quando si deve intervenire a seguito di incidenti, ma è un imbarazzo che noi di rifondazione comunista superiamo perché un anno e mezzo fa, quando gli incidenti non apparivano sulla stampa, abbiamo chiesto a questo Parlamento lo svolgimento di un'indagine conoscitiva in Commissione esattamente sulla sicurezza delle Ferrovie dello Stato. I lavoratori, infatti, ci dicevano che vi erano problemi per la sicurezza delle Ferrovie dello Stato.
Purtroppo, però, quell'indagine sulla sicurezza, signor ministro e signor presidente della Commissione, non è ancora terminata: poteva già esserlo, potevamo aver già svolto questo dibattito entrando nel merito ed aver già dato indicazioni alle ferrovie su come risolvere i problemi della sicurezza, riguardo a manutenzione, regimi di esercizio, professionalità e quant'altro. Perciò dobbiamo chiudere e chiudere in fretta, signor ministro, signor presidente della Commissione: questo Parlamento deve dire chiaramente cosa vuole dalle Ferrovie dello Stato e come riportare sicurezza sui treni.
Si sono addirittura licenziati dei ferrovieri e noi oggi chiediamo che vengano reintegrati, perché anche oggi lei, signor ministro, ha giustamente detto che non si tratta soltanto di un problema umano, perché l'errore umano si verifica all'interno di un sistema che sta crollando (poi dirò perché anche nel merito di questo incidente). Invece, addirittura, la polizia ferroviaria ha aperto un'inchiesta per sabotaggio, ritenendo che gli incidenti potessero prefigurare un sabotaggio da parte degli stessi ferrovieri, cioè di quelli che stanno sul locomotore! Il sabotaggio l'hanno fatto i Governi, le dirigenze ed i vertici sindacali, che hanno operato e consentito lo sfascio delle ferrovie, che
hanno rubato nelle ferrovie, i privati che hanno utilizzato le ferrovie per i loro comodi e i loro interessi!
Oggi si parla della TAV ma fino a quest'anno stavate tutti zitti, tutti in ordine, tutti in fila, nessuno ne parlava (Commenti del deputato Becchetti). Oggi, come spesso succede in Italia, un paese conformista, caro Becchetti, siete tutti dall'altra parte, magari per cercare di guadagnare quello che si era perso prima!