Seduta n. 332 del 24/3/1998

Back Index Forward

Pag. 54


...
Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4665.

(Ripresa esame degli articoli - A.C. 4665)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 4.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non ho capito se mi ha dato la parola con riferimento alla richiesta di ritiro degli emendamenti, signor Presidente.

PRESIDENTE. Mi era stata segnalata la sua richiesta di intervento.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Effettivamente ho preannunciato la richiesta di prendere la parola su ciascuno degli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Intanto può intervenire sul primo, onorevole Benedetti Valentini.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Credevo avesse intenzione di sospendere la seduta per consentire il decorso del termine di preavviso per le votazioni.

PRESIDENTE. Si tratta di guadagnare un po' di tempo, perché mi risulta che vi sia un problema di una certa delicatezza. Sembra che il Senato abbia travalicato certi limiti, il che pone a noi un problema un po' difficile da risolvere, tra la rigidità del nostro regolamento e ciò che è capitato nell'altro ramo del Parlamento. Si sta esaminando ora tale questione.
Prego, onorevole Benedetti Valentini.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Comprendo, Presidente, tuttavia noi non possiamo aderire alla richiesta di ritiro degli emendamenti. Osserviamo che a tutt'oggi vige il bicameralismo e la Camera ha il diritto ed il dovere di esaminare bene la possibile emendabilità del provvedimento nel suo complesso. Esistono - sebbene siano limitati - i tempi tecnici perché, qualora, come noi auspichiamo, taluni dei nostri emendamenti fossero


Pag. 55

approvati, l'altro ramo del Parlamento possa riprendere in esame le parti modificate. Si tratta, quindi, di un problema di volontà politica e non credo che la maggioranza ed il Governo possano trincerarsi dietro la giustificazione della necessità temporale, ossia di una scadenza troppo ravvicinata, che non consentirebbe l'emendabilità del provvedimento: quest'ultimo, se c'è la volontà politica, è migliorabile.
Voglio anche far osservare che, a fronte dei moltissimi emendamenti che furono presentati al Senato, noi abbiamo invece di proposito (almeno, così hanno fatto il sottoscritto ed il gruppo di alleanza nazionale, ma mi sembra anche altri colleghi) ridotto il numero degli emendamenti in maniera drastica, focalizzandoli, in pratica, soltanto su quei cinque o sei punti ai quali riteniamo che possa essere ancora apportato qualche significativo cambiamento. Riteniamo, ripeto, che il provvedimento possa essere migliorato, sia pure, come si suol dire, sul filo di lana. Per quanto mi riguarda, mi limiterò a svolgere brevi interventi sui singoli emendamenti, quindi avremo tutta la possibilità di licenziare il testo nei tempi prescritti.
In riferimento al mio emendamento 4.1, desidero sottoporre all'attenzione dei colleghi il fatto che esso è volto ad eliminare, nel comma 5 dell'articolo 4, l'odioso e non accettabile riferimento alle fasce di reddito. Non riteniamo, infatti, che la percentuale del contributo a queste spese debba essere collegata ad una determinata fascia di reddito. Tale criterio risponde ad una mentalità antiquata, che non corrisponde nemmeno alla concretezza delle situazioni: in tutte le assemblee che si sono riunite, nelle quali, sul posto, abbiamo incontrato cittadini che si collocavano in tutte le possibili ed immaginabili fasce di reddito, vi è stata, a questo proposito, una sollevazione generale. Il danno va risarcito dove esso si è prodotto, senza alcuna discriminazione di reddito, anche perché in questo modo, come sappiamo, molto spesso si rischierebbe di dare luogo ad una doppia iniquità. Si finirebbe infatti per privilegiare l'evasore fiscale o colui che non dichiara tutto intero il proprio reddito. Non solo: si verrebbero anche a creare sperequazioni tra coloro che per tante situazioni, collegate alla casistica più strana ed assortita, venissero a trovarsi in una condizione reddituale (oltre tutto, riferita agli anni in corso, quindi in coincidenza con gli eventi sismici ed i relativi danni) differenziata, senza che questo in realtà testimoni in maniera permanente e durevole una determinata capacità di autofinanziamento effettiva e riscontrabile. Quindi, il mio emendamento 4.1 tende a fare giustizia, ad eliminare questo discrimine odioso tra le diverse fasce di reddito.
Successivamente parlerò dell'emendamento 4.2, che completa logicamente quanto ho detto con riferimento all'emendamento 4.1.
Raccomando, quindi, l'approvazione dell'emendamento 4.1, che corregge una stortura del provvedimento la cui eliminazione è stata ed è sollecitata da tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché voglio esprimere una valutazione positiva sull'articolo 23-quater del provvedimento in esame, che riguarda la semplificazione delle procedure per la ricostruzione delle zone della Sicilia interessate dagli eventi sismici del 13-16 dicembre 1990. È una norma finalmente di vera accelerazione, che consente di avviare, dopo oltre sette anni, l'opera di ricostruzione attraverso l'attività del comitato tecnico che può predisporre il piano degli interventi e provvedere alla revisione del programma delle opere pubbliche da realizzare.
La regione, quindi, potrà approvare il programma ed individuare, per ciascun intervento, il soggetto attuatore. In tal modo si potrà finalmente dare tempi e perimetri di intervento certi per la ricostruzione del patrimonio pubblico che, malgrado con il decreto-legge 19 maggio 1997, n. 130, convertito dalla legge 16


Pag. 56

luglio 1997, n. 228, fosse stato dotato di ingenti risorse con l'abbattimento del limite dell'80 per cento delle somme da assegnare alla ricostruzione del patrimonio privato, pur tuttavia è il vero scandalo di questa fallita ricostruzione.
Un'altra importante innovazione è l'estensione, per tutti gli interventi infrastrutturali sugli edifici privati e pubblici, di culto e di interesse storico, artistico e monumentale, nonché per la ricostruzione della cattedrale di Noto, delle procedure previste all'articolo 14, commi 1, 3, 8, 12 e 14, nonché dell'articolo 76, comma 1, della legge della regione siciliana 1 settembre 1993, n. 25. Questo vuol dire che per tali attività, per le quali sono richiesti pareri, intese, concessioni, concerti, autorizzazioni, licenze, nulla osta ed assensi, l'amministrazione competente indice una conferenza di servizi che deve concludersi entro trenta giorni. Non si terrà conto dell'assenza di uno dei soggetti, mentre il dissenso deve essere motivato e recare le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dello stesso assenso.
Vengono ridotti a metà i termini previsti dalla legislazione per le procedure delle gare d'appalto. Sono queste tutte norme di civiltà giuridica e semmai non si capisce perché si sia tardato tanto ad assumerle, ma sopratutto perché non si introducano stabilmente e a prescindere dalle emergenze. È questo il senso vero del mio intervento, sottosegretario Barberi: il fatto che siamo davanti alla convinzione che si possa affrontare l'emergenza, o la si sia potuta affrontare in passato, con le procedure ordinarie, mentre l'emergenza comporterebbe delle procedure straordinarie. Ma io dico di più: l'esigenza di arrivare finalmente a gestire l'ordinario con procedure speciali, nel senso di rendere possibile per tutte le attività una velocizzazione delle procedure.
Una norma quella che stiamo esaminando, quindi, che è corretta e che fa il paio con l'ordinanza emanata sabato scorso dal ministro Napolitano sull'abolizione del parere del consiglio di giustizia amministrativa sui disciplinari d'incarico per le opere pubbliche, cosa che - sommessamente ricordo - ho invocato inutilmente in quest'aula il 18 settembre 1996, nel corso del dibattito sul decreto-legge 26 luglio 1996, n. 393, relativo fra l'altro alla ricostruzione della cattedrale di Noto. Nel corso di tale intervento, attribuivo all'assurdo ping-pong tra consiglio di giustizia amministrativa e regione la causa, probabilmente prima, dei ritardi nel restauro che avevano determinato il crollo della cattedrale.
Ci sono voluti due anni e mezzo per cancellare un'idiozia legislativa come questa, mentre il patrimonio monumentale rimane ancora lasciato a se stesso. Esistono quindi certamente pesanti responsabilità della regione siciliana, ma anche dello Stato, che non ha avuto il coraggio neanche di rispettare l'ordine del giorno n. 9/3905/20, che gli imponeva di riferire sui ritardi (ordine del giorno da me sottoscritto ed approvato il 9 luglio 1997). Tale ordine del giorno imponeva, entro tre mesi dall'approvazione del disegno di legge di conversione di quel decreto-legge, una verifica e un monitoraggio tendenti ad accertare le cause e le responsabilità dei ritardi nella ricostruzione. Probabilmente, quel ritardo (e questo mancato rispetto della volontà del Parlamento) fu dovuto forse all'esigenza di non autocensurarsi, almeno per quelle parti che comportano una responsabilità dello Stato.
Noi oggi lo riproponiamo: abbiamo presentato un ordine del giorno che impone, davanti a questa ulteriore norma di accelerazione, l'esigenza di una verifica precisa, entro tre mesi, delle condizioni che si sono introdotte e del loro effettivo superamento.
Concludendo, rilevo che i ritardi sono macigni sulla strada del progressivo ritorno alla normalità di tutta la val di Noto, che però, signor sottosegretario, non si aspetta solo la ricostruzione - che non è poco - bensì un progetto di sviluppo fondato sull'inscindibile binomio beni culturali-turismo, che presuppone un piano di rinascita del «giardino di pietra» e con esso dell'intera Sicilia sud-orientale.


Pag. 57

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oreste Rossi. Ne ha facoltà.

ORESTE ROSSI. Presidente, onorevoli colleghi, io mi riservo di intervenire successivamente su altri emendamenti, ma in questo momento ricordo soltanto ai colleghi che questo provvedimento è rivolto in particolare ai terremotati di Umbria e Marche, che adesso sono sotto la neve, al freddo, continuamente colpiti da scosse di terremoto. Noi stiamo qua a parlare, anziché dare delle risposte. Niente è perfetto e questo provvedimento sicuramente poteva essere migliore. Se il Senato ce lo avesse trasmesso in tempi debiti, avremmo potuto provvedere a migliorarlo. Oggi è tardi; se i colleghi insistessero sui loro emendamenti e tali emendamenti dovessero essere approvati, anche uno solo, questo provvedimento rischierebbe di decadere, perché il Senato non ce la farebbe ad approvarlo e a ritrasmetterlo alla Camera.
La lega nord si è impegnata - e lo ha fatto - sia in Commissione sia in aula a non presentare ulteriori emendamenti, anche se ne avrebbe avuti da presentare. Ha presentato alcuni ordini del giorno sostitutivi di emendamenti. Il sottosegretario Barberi questa mattina in Commissione è stato molto preciso: avrebbe accettato sotto forma di ordini del giorno quasi tutti gli emendamenti proposti dagli altri colleghi. Mi dispiace che questi colleghi non abbiano accettato questa proposta seria, fatta da un tecnico nell'esclusivo interesse della popolazione (anche perché va detto che non si parla solo di Umbria e Marche, ma anche della provincia di Alessandria, del Piemonte, della Lombardia, di Irpinia e di Belice). Tutta gente che sta aspettando provvedimenti importantissimi, gente che ha bisogno. Noi oggi stiamo prendendo in giro la nostra popolazione, continuando a parlare anziché dare risposte con un provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Al fine di consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,30.

La seduta, sospesa alle 15,25, è ripresa alle 15,30.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetto Valentini 4.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 327
Votanti 325
Astenuti 2
Maggioranza 163
Hanno votato sì 106
Hanno votato no 219).

ALBERTO GAGLIARDI. Signor Presidente, desidero segnalare che il mio dispositivo elettronico di voto non ha funzionato.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Onorevoli colleghi, devo dare una breve informazione su questo provvedimento. Il decreto-legge n. 6 del 1998 recava, nel testo originario presentato al Senato, una molteplicità (onorevole Taradash, onorevole Rossetto, per cortesia) di interventi per favorire la ricostruzione e la rinascita economica delle zone dell'Umbria e delle Marche, nonché di altre zone colpite da eventi calamitosi. Il testo pervenuto alla Camera reca significative e numerose modifiche, con l'introduzione di una serie di norme non direttamente connesse al contenuto del decreto, al di fuori di una generale attinenza, anche indiretta, ad eventi calamitosi diversi da quelli oggetto del decreto, ovvero una incidenza sulle medesime parti del territorio contemplate dal decreto.


Pag. 58

A titolo meramente esemplificativo ricorderò che sono state introdotte dal Senato disposizioni in materia di: benefici a favore delle aziende agricole (articolo 12-bis); dismissione di beni demaniali (articolo 12-ter); dispensa dal servizio di leva (comma 5 dell'articolo 13); compensazioni di quote latte per i produttori (articolo 13); agevolazioni per aziende alberghiere, termali e pubblici esercizi (articolo 13); fondi per la Rocca Paolina di Perugia (articolo 13); fondi all'autorità di bacino del Tevere per l'incremento del bacino del lago Trasimeno (articolo 13); fondi per il complesso monumentale di San Costanzo a Monte (Cuneo) (articolo 23, comma 6-bis); semplificazione delle procedure per il completamento della ricostruzione nel Belice, nella Basilicata e in Campania (articolo 23-ter) e nella Sicilia per gli eventi sismici del 1990 (articolo 23-quater); prevenzione degli incendi boschivi (articolo 23-quinquies); norme sul personale dell'Istituto nazionale di geofisica (articolo 23-septies).
Al presente disegno di legge sono stati presentati, da diversi gruppi, alcuni emendamenti relativi all'articolo 13 (onorevole Casini, per cortesia, può prendere posto!) recanti agevolazioni per i territori o i soggetti colpiti dagli eventi sismici in Umbria e nelle Marche, diverse da quelle contenute nel provvedimento, nonché altri emendamenti riferiti agli articoli 23-bis e 23-ter, relativi a modifiche ordinamentali o ulteriore rifinanziamento degli interventi di ricostruzione nel Belice o in Campania e Basilicata. Alcuni di questi erano già stati presentati in Commissione, mentre altri sono stati presentati per la prima volta in Assemblea.
In base all'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento e della costante giurisprudenza in materia, tali emendamenti dovrebbero esser dichiarati inammissibili, in quanto non strettamente attinenti al contenuto del decreto-legge.
Tuttavia (onorevole Gasparri, per cortesia, stia seduto!), in considerazione del contenuto assolutamente eterogeneo del testo in esame, così come risultante dalle modifiche apportate dall'altro ramo del Parlamento, la Presidenza non ritiene, in questo caso, di poter decidere in tal senso, poiché ciò priverebbe in maniera eclatante questo ramo del Parlamento della possibilità di intervenire su un complesso così vasto di materie, tutte rilevanti e significative per i comuni e le aree interessati.
Colleghi, non so se la questione sia chiara. In altre parole, se avessimo dovuto seguire i nostri criteri avremmo dovuto dichiarare inammissibile praticamente il 90 per cento degli emendamenti. Sta di fatto che l'altro ramo del Parlamento, adottando criteri diversi, ha praticamente «aperto» il decreto anche ad una serie di modifiche, diciamo così, eterogenee.
Se avesse applicato il regolamento, ci sarebbe stato un bicameralismo zoppo, francamente non accettabile sulla base del nostro sistema, in quanto alcuni parlamentari avrebbero goduto di un maggiore potere di modifica rispetto ad altri. È questa la ragione per cui non abbiamo applicato in questo caso l'articolo del regolamento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 4.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se fosse possibile, mi piacerebbe che si ottenesse un minore frastuono.

PRESIDENTE. Il collega chiede un frastuono ridotto.
Onorevole Gasparri, la richiamo all'ordine per la prima volta (Commenti del deputato Gasparri). Ma la si riconosce subito, onorevole Gasparri, sia per la voce sia per la giacca.

MAURIZIO GASPARRI. Anche lei!

PRESIDENTE. Sì, anch'io. Io per le orecchie.
Prosegua pure, onorevole Benedetti Valentini.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, non faccio alcuna


Pag. 59

chiosa alla sua interpretazione ed al modo di determinarsi riguardo all'ammissibilità degli emendamenti, perché farei perdere del tempo con scarsa utilità pratica. Si tratta di una disquisizione che faremo in altro momento. Adesso, come si suol dire, maiora premunt, quindi occupiamoci del provvedimento con i suoi emendamenti, che comunque sono stati ritenuti ammissibili, ragion per cui non vi è materia per contendere utilmente.
Intendo precisare, a nome mio e del mio gruppo, che ci esercitiamo poco e che troviamo scarsamente congruo incrociare i ferri con altre opposizioni. Preferiamo criticare, se ce ne è motivo, le posizioni della maggioranza e fare il nostro mestiere onesto di costruttiva, chiara e netta opposizione sui provvedimenti, non criticando la linea di opposizione che altre minoranze intendono perseguire.
Ciò premesso, voglio ribadire ancora una volta che vi sono i tempi tecnici, ancorché ristretti, per emendare il provvedimento. Quindi, nulla vieta a questa Camera ed immediatamente dopo anche all'altro ramo del Parlamento, se dovessero essere approvati uno, due, tre o dieci emendamenti, di esaminarli rapidamente ed approvare rapidamente il provvedimento nel suo insieme con i debiti emendamenti migliorativi. È questa la direzione in cui ci muoviamo, essendo stata ristretta ad un numero assai limitato di emendamenti mirati quella che al Senato, come prima vi ho ricordato, era stata un'amplissima possibilità. Infatti, abbiamo ridotto una vasta gamma di emendamenti ad un modesto numero di emendamenti mirati contenuti nel fascicolo che abbiamo davanti agli occhi.
Come ho detto in precedenza rispetto all'emendamento che mirava ad eliminare l'odiosa discriminazione delle fasce di reddito dei cittadini sinistrati per poter accedere ai benefici...

PRESIDENTE. Onorevole Becchetti, la richiamo all'ordine.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. in questo caso specifico, invece, con visione assolutamente equilibrata - come potete vedere - abbiamo presentato il mio emendamento 4.2, che tende a privilegiare e a salvaguardare la vera fascia dell'emergenza, della necessità e della obiettiva povertà. Infatti, si fa riferimento a chi non è in condizione di investire per far fronte all'emergenza che il terremoto ha determinato. Il nostro emendamento punta a riconoscere un contributo pari alla copertura totale del costo delle rifiniture interne e degli impianti per quei nuclei familiari il cui reddito non sia superiore all'importo di due pensioni minime dell'INPS, non considerando evidentemente il reddito dell'immobile che sia stato oggetto del sinistro sismico e che sia pertanto da ricostruire.
Come potete vedere nella seconda parte dell'emendamento, che è abbastanza dettagliata, abbiamo previsto anche le relative coperture. È un emendamento ispirato alla sensibilità sociale e volto alla perequazione, debitamente coperto.
Auspico, quindi, l'approvazione del mio emendamento 4.2 a favore di questi cittadini che versano obiettivamente in condizioni economiche molto precarie e svantaggiate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oreste Rossi. Ne ha facoltà.

ORESTE ROSSI. Signor Presidente, visto che sono stato chiamato in causa dal collega come appartenente ad un gruppo di opposizione, desidero ribadire quanto ho detto in precedenza: se dovesse passare anche un solo emendamento, si rischierebbe di far decadere l'intero provvedimento. Quindi, cari colleghi di alleanza nazionale e di forza Italia, non ha alcuna importanza che si siano ridotti gli emendamenti da 200 o da 100 a 10, perché basta che ne passi uno per rischiare di far decadere l'intero provvedimento. E se il decreto-legge decadrà, saranno tante le persone non molte contente del nostro operato.
Tra l'altro, devo dare atto al professor Barberi di essere stato estremamente corretto


Pag. 60

con tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
I colleghi di forza Italia e alleanza nazionale erano presenti alle riunioni presso la protezione civile, così come erano presenti il sottoscritto, i vostri senatori e il rappresentante della regione Piemonte! Su questo provvedimento la regione Piemonte, retta dal Polo, cioè da alleanza nazionale, forza Italia, CCD e CDU, ha espresso parere favorevole e ha chiesto un'approvazione nei tempi più rapidi possibili.
Cari colleghi, se volete fare una falsa opposizione per creare problemi, fatela pure ma non lucrate sulla pelle della gente! Non si può, nei Comitati ristretti, esprimere parere favorevole al provvedimento giudicando che debba essere approvato con la massima urgenza e poi in Assemblea far correre ad esso il rischio di decadere. Spero che siano molte le persone ad ascoltare questi interventi non solo nelle Marche e nell'Umbria ma anche ad Alessandria, ad Asti e in Lombardia dove, se questo provvedimento decade, si perderanno 900 miliardi, non 900 lire, per la rilocalizzazione delle imprese alluvionate che dal 1994 stanno ancora aspettando i soldi a questo fine. Se il decreto-legge decade, è colpa di alleanza nazionale e forza Italia e ne risponderete già da maggio alle elezioni amministrative di Asti (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galdelli. Ne ha facoltà.

PRIMO GALDELLI. Signor Presidente, vorrei rivolgere un ulteriore appello ai colleghi che hanno presentato emendamenti poiché ci troviamo di fronte ad un problema molto serio, tanto più che nelle zone terremotate sta nevicando ed è ripreso lo sciame sismico. La situazione dunque è molto critica anche perché la fase di ricostruzione non è stata avviata poiché si aspettava proprio la conversione in legge di questo decreto. Non bisogna stare qui a «piantare bandierine». Il collega Benedetti Valentini ha presentato emendamenti solo per la volontà di «piantare bandierine» per poi andare in giro e dire «io c'ero». Non credo che questo sia un modo serio di fare politica.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 4.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 398
Votanti 395
Astenuti 3
Maggioranza 198
Hanno votato sì 134
Hanno votato no 261).


NICOLA BONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, ho chiesto la parola perché volevo aderire alla sua interpretazione e, se mi consente, anche per complimentarmi per averla finalmente esternata. È una linea che va in controtendenza rispetto all'abituale modo di operare della Camera, che nei confronti del Senato si è sempre «sacrificata» nel merito dei provvedimenti in esame. Più volte sono intervenuto su questi stessi argomenti e ho sollevato il problema di una riforma regolamentare che consentisse a questo ramo del Parlamento di non essere costretto a subire la doppia mortificazione di respingere nel merito alcuni emendamenti perché ritenuti ultronei rispetto al testo cui erano riferiti e di doverli poi riesaminare in seconda lettura perché il provvedimento è stato modificato nuovamente dal Senato.
Vorrei anche dirle, signor Presidente, che la sua interpretazione rimane un fatto


Pag. 61

provvisorio ed estemporaneo, una decisione ad hoc e non l'auspicata definizione della materia nel suo insieme. Le chiedo dunque se non ritenga di investire della questione la Giunta per il regolamento e conseguentemente l'Assemblea della Camera per una revisione di alcune norme regolamentari, in modo da uniformare talune decisioni della Camera a quelle del Senato, ovvero per far sì che in futuro non si debba ricorrere di volta in volta a interpretazioni che talora possono essere corrette, come in questo caso, ma che in altre circostanze potrebbero rivelarsi non corrette perché influenzate dal merito degli emendamenti presentati.
Questi sono i motivi per cui le chiedo se non ritenga di affrontare la questione nella sua organicità.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, il settimo comma dell'articolo 96-bis è del seguente tenore: «Il Presidente dichiara inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che non siano strettamente attinenti alla materia del decreto-legge». È quindi un dovere del Presidente dichiararli inammissibili.
Nel regolamento del Senato non esiste un'analoga norma ed è questa la ragione per cui il Senato ha una visione, per così dire, più aperta di tali questioni, mentre la Camera ne ha una più rigorosa. Questa volta ho ritenuto di dover congelare l'applicazione della norma perché nel testo del decreto lo sfondamento della materia era talmente grande che francamente sarebbe stato incomprensibile negare in questa sede una facoltà che altrove era prevista. Tuttavia, se qualche collega ritiene che la materia debba essere oggetto di una modifica regolamentare, può presentare una proposta volta a sopprimere il settimo comma dell'articolo 96-bis: credo sia questo il modo più lineare di procedere.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 15,45)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 4.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui per non perdere un solo momento e, con la massima serenità, a nome dei deputati del gruppo di alleanza nazionale, ribadisco ancora una volta che siamo del tutto consapevoli che i tempi stringono. Ripeto tuttavia per la centesima volta che è questione di volontà politica migliorare il testo - sempre che lo si voglia migliorare - perché ci sono i tempi per sottoporlo, una volta introdotte delle modifiche, all'approvazione del Senato.
Dunque non sarà la ragione gridata ma quella ragionata che farà premio nei confronti dei cittadini che ci stanno ascoltando. Non si tratta di argomenti ad effetto; chi vi parla è espressione del territorio, né più né meno di altri colleghi che da quel territorio martoriato provengono e che hanno avuto i propri beni nonché parenti ed amici colpiti da questi sismi e da altre disgrazie precedenti. Ci mancherebbe che non vi fosse il nostro impegno, forte e profondamente sentito, di massima solidarietà!
Non saranno pertanto i colleghi della lega nord per l'indipendenza della Padania o di altri gruppi che ci tireranno per i capelli verso un'inutile polemica, perché tutto il tempo che sciupiamo per polemizzare è sottratto all'esame del provvedimento. Come vedete, il gruppo di alleanza nazionale ed il sottoscritto non spendono una parola di più di quelle strettamente necessarie per motivare gli emendamenti, che a nostro giudizio sono necessari; infatti, come l'esperienza insegna, trasformarli in semplici ordini del giorno sarebbe, quello sì, prendere in giro innanzitutto noi stessi nella funzione legislativa e poi i cittadini, che diverrebbero soltanto destinatari di pezzi di carta senza alcuna efficacia pratica e concreta (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Se poi il Governo, agendo in maniera assolutamente incongrua e non funzionale


Pag. 62

all'interno di un provvedimento concepito come lo strumento di interventi mirati ed urgenti per un sisma che si è verificato in piccola parte nel maggio 1997 (vedi Massa Martana ed altri territori) e per la maggior parte del territorio umbro-marchigiano nel settembre 1997, ritiene di agganciarvi tutti i pur importanti e sacrosanti, ma diversi vagoni relativi agli effetti dannosi di altri sismi o di altre calamità naturali, come quelli che hanno colpito il Piemonte, la Sicilia o l'Emilia-Romagna, questo è un problema di incongruenza legislativa che non riguarda certo l'opposizione. Noi auspichiamo che per tutte le situazioni concernenti le altre regioni, a cominciare dalla Sicilia, dal Piemonte e dall'Emilia-Romagna, fino ad altre realtà che qui è inutile enumerare tanto per citarle espressamente e farsene belli, vi sia un provvedimento ad hoc. E ci mancherebbe altro che le autorità regionali o amministrative od anche i parlamentari eletti in questi territori non fossero favorevoli a che si intervenga sulle situazioni disastrate e sugli effetti dannosi di quei disastri! Ci mancherebbe altro! Il collega voleva forse che la giunta regionale non fosse contenta che si adottassero provvedimenti possibilmente urgenti? Egli stesso si accorge dell'incongruità e paradossalità della situazione mentre ci troviamo ad esaminare un provvedimento che mette insieme materie differenti e disastri naturali che presentano connotazioni molto diverse. Un conto infatti sono gli effetti di un terremoto, un altro sono quelli di un'alluvione o di altre calamità naturali: oggi invece è al nostro esame un provvedimento che mette tutto insieme.
Come opposizione siamo consapevoli delle nostre responsabilità, che dissociamo da quelle del Governo, e sappiamo sicuramente stare vicini alle popolazioni che abbiamo l'onore di rappresentare da molto tempo prima che qualcun altro venisse, altrettanto legittimamente, a rappresentarle.
In ordine all'emendamento 4.3, faccio osservare che si tratta di una proposta rispondente a buon senso e funzionalità. In sostanza, si vorrebbero non danneggiare i cittadini che, non aspettando soltanto i contributi pubblici, si fanno carico di attivarsi da subito. Se per loro fortuna costoro hanno qualche possibilità di autofinanziamento, possono intanto rimboccarsi le maniche, mettendo anche mano al portafoglio, ed avviano la propria ricostruzione.
Il mio emendamento 4.3, pertanto, tende a far sì che questi privati non siano estromessi dall'elenco delle priorità ed abbiano invece diritto ad essere ricompresi nelle priorità legittimate dai danni patiti, altrimenti colui che si attiva rischierebbe di essere penalizzato. Spiegatemi voi se questo non è un emendamento da approvare!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 4.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:


Presenti 426
Votanti 423
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato 131
Hanno votato no 292

(La Camera respinge -
Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 5.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, colleghi, faccio riferimento, per economia di tempo, ai miei emendamenti 5.1, 5.2 e 5.3.
Si tratta di tre emendamenti volti a determinare un intervento effettivamente percepibile, di entità ragionevolmente consistente, per le attività produttive. In particolare, la misura del 30 per cento del


Pag. 63

danno è elevata, con l'emendamento 5.1, al 50 per cento e con l'emendamento 5.2 vorremmo eliminare quella che viene denominata franchigia, cioè una fascia di danno economico che viene espunta dall'area della risarcibilità.
Si tratta di una misura equiparabile, lato sensu, a quella delle compagnie assicuratrici che in qualche modo adottano una franchigia e non risarciscono una prima quota, talvolta anche molto consistente, del danno a coloro che lo hanno effettivamente subito. Non si vede perché in un provvedimento del genere, che va a ristorare i danni, si debba applicare una franchigia. Non è che il danno di prima fascia è qualitativamente o monetariamente diverso dal resto; quindi, si tratta anche qui di un'ingiustizia, o comunque di un modo per risparmiare sui danni da risarcire e pertanto insistiamo affinché i contributi non siano, senza artifizi o artefatte interlocuzioni, decurtati dall'intervento di risarcimento.
È questo lo spirito informatore dei miei tre emendamenti che ho citato, tenendo presente che l'emendamento 5.3 adotta un meccanismo razionale. Infatti prevede che il danno economico sia rapportato al pregiudizio che le aziende abbiano patito con riferimento ai ricavi documentati negli anni 1995 e 1996. Altrimenti potrebbe aversi un picco anomalo e particolare, creando ingiustizia su ingiustizia. È questa la ratio dei tre emendamenti di cui auspico l'approvazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 5.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Prego i colleghi di votare ciascuno per sé.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:


Presenti 404
Votanti 400
Astenuti 4
Maggioranza 201
Hanno votato 117
Hanno votato no 283

(La Camera respinge -
Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 5.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 397
Votanti 393
Astenuti 4
Maggioranza 197
Hanno votato sì 116
Hanno votato no 277).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 5.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 399
Votanti 392
Astenuti 7
Maggioranza 197
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 277).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 5.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevoli colleghi, la ragione di questo emendamento sta nella volontà di creare effettivamente un meccanismo virtuoso che possa invertire lo stato di profonda depressione preesistente in molte delle


Pag. 64

aree terremotate, già individuate come zone di crisi e di marginalità economica e prostrate dagli effetti gravissimi del sisma. Si tratta, come dicevo, di attivare una spirale virtuosa, privilegiando in termini economici, che si traducono in una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali, le piccole imprese che aprano i battenti in questo momento, cioè che vadano contro corrente rispetto alla fuga ed allo smantellamento di attività che è in atto in tutte le zone colpite dalla calamità, purché realizzino questa iniziativa con l'assunzione di almeno due unità lavorative.
In questo frangente, in cui abbiamo grande bisogno che siano assunte unità lavorative le cui disponibilità economiche concorrano - senza aspettare i contributi pubblici - alla ricostruzione, proponiamo il beneficio della parziale fiscalizzazione degli oneri sociali, nell'ammontare di non più del 40 per cento, una percentuale assai equa con copertura ragionevolmente prevista. Tale previsione può essere non un segnale, ma una vera misura di intervento per invertire una situazione che, altrimenti, prostrerebbe in maniera irreversibile i territori colpiti dal terremoto.
Colgo l'occasione, anche in questo caso per economia di tempo, per esprimermi sui miei emendamenti 5.5 e 5.6. L'intento di tali emendamenti è quello di estendere il beneficio dell'esonero, nella misura del 50 per cento, dal pagamento degli oneri sociali per i titolari, dipendenti e collaboratori, per un periodo di un anno, a decorrere dall'entrata in vigore del disegno di legge di conversione al nostro esame, per tutti i tipi di imprese, cioè non soltanto per quelle di tipo turistico, ma anche per le imprese professionali, artigianali, commerciali, industriali, agricole e zootecniche operanti nelle aree umbro-marchigiane. Si tratta praticamente di prolungare per un tempo non eccessivo, ma sufficiente, il termine del beneficio della cosiddetta «busta pesante». Se vogliamo effettivamente intervenire in maniera significativa, facciamolo; se invece ci accontentiamo di scrivere nel titolo del provvedimento «Interventi a favore delle attività produttive» per poi attuare misure che i destinatari non avvertono come effettivamente tali, facciamo sicuramente un'opera non onesta né apprezzabile da parte dei destinatari medesimi.
Nello stesso spirito va l'emendamento 5.6, che tende ad elevare la percentuale del 45 per cento al 50 per cento. Si tratta anche in questo caso di una misura calibrata, tutto sommato modesta, che è stata fortemente sollecitata dalle categorie degli agricoltori ed allevatori.
Anche in questo caso, quindi, raccomando l'approvazione degli emendamenti 5.4, 5.5 e 5.6.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 5.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 401
Votanti 393
Astenuti 8
Maggioranza 197
Hanno votato sì 123
Hanno votato no 270).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 5.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 392
Votanti 386
Astenuti 6
Maggioranza 194
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 271).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


Pag. 65

Benedetti Valentini 5.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 391
Votanti 386
Astenuti 5
Maggioranza 194
Hanno votato sì 114
Hanno votato no 272).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 10.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Con questo semplice emendamento si propone di sostituire le parole: «articoli 7», di cui al comma 1 del primo periodo dell'articolo 10, con le seguenti: «articoli 7, 8 e». Ciò al fine di estendere i benefici previsti per le aree colpite dal sisma del 27 settembre anche al gruppo di comuni costituito da Massa Martana, Todi, Giano dell'Umbria, Gualdo Cattaneo e Acquasparta, che, rispetto all'altro ambito, fungono geograficamente da corolla. Non si vede, infatti, perché vi dovrebbe essere un trattamento in danno del gruppo di comuni che ha avuto come unico torto quello di aver subito il terremoto quattro mesi prima dell'altro.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Invito l'onorevole Benedetti Valentini a ritirare l'emendamento 10.1. Se si legge attentamente il comma 1 dell'articolo 10 del provvedimento, si comprende come ai comuni indicati nel primo periodo si applicano tutte le provvidenze previste, quindi comprese anche quelle indicate dall'articolo 8 dell'ordinanza alla quale è fatto riferimento. Di fatto, ciò che l'onorevole Benedetti Valentini chiede è già previsto dal decreto.

PRESIDENTE. Il proponente accetta l'invito del Governo?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. No, Presidente, insisto per la votazione del mio emendamento 10.1.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 10.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 390
Votanti 387
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato sì 90
Hanno votato no 297).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Marinacci 11.2.

NICANDRO MARINACCI. Lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Marinacci.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 11.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non so per quale ragione i colleghi Marinacci e Fabris abbiano ritirato l'emendamento 11.2, pressoché equipollente al mio emendamento 11.1 che, invece, intendo mantenere, trattandosi di un emendamento che si muove nella stessa


Pag. 66

logica di quello che ho illustrato in precedenza. In sostanza, mentre con l'emendamento precedente si perseguiva la finalità di fare in modo che i cittadini, i quali intendessero attivarsi con propri mezzi, non fossero esclusi dalle priorità e dai benefici, in questo caso si prospetta un'esigenza suggerita da un gran numero di tecnici e cittadini, già provati dai terremoti della Valnerina, i quali nel corso degli anni hanno anticipato somme di denaro in modo non cervellotico, ma sulla base di progetti in ordine ai quali hanno ricevuto l'autorizzazione a intervenire sugli immobili. Queste persone non possono essere punite per avere anticipato somme di denaro e, quindi, essere tagliate fuori dalla scala delle priorità. Si tratterebbe, evidentemente, di una conseguenza paradossale, che non possiamo accettare.
Ecco perché riteniamo che l'emendamento 11.1 preveda un meccanismo che, senza comportare alcun aggravio, elimina di fatto una situazione di sperequazione. Avendo chiarito lo spirito della proposta, chiedo ai colleghi di approvare l'emendamento.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo il ritiro anche dell'emendamento Benedetti Valentini 11.1. In realtà, il problema con esso sollevato è stato risolto in maniera corretta dalla formulazione originaria dell'articolo 11, che si fa carico del problema testé ricordato dall'onorevole Benedetti Valentini.
Tale norma, infatti, stabilisce che si tiene conto delle somme anticipate. La formulazione attuale dell'emendamento prefigurerebbe, invece, un doppio beneficio: oltre ai contributi già spettanti per i vecchi terremoti, nel caso di un danno, spetterebbe un ulteriore contributo. Il testo del decreto stabilisce invece che si rimborsino le spese sostenute e, nel caso in cui vi siano stati danni ulteriori, il soggetto beneficiario ha diritto, come tutti gli altri, a fruire degli interventi previsti dal decreto. Inviterei pertanto l'onorevole Benedetti Valentini a ritirare il suo emendamento 11.1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Presidente, confermo il ritiro dell'emendamento Marinacci 11.2, anche alla luce delle considerazioni che ha fatto il sottosegretario Barberi, perché riteniamo che il comma 1-bis inserito dal Senato riesca a dare compiutamente il senso di un'analisi attenta e profonda dei casi di specie. Ci riteniamo pertanto in linea con le osservazioni del sottosegretario e con il testo approvato dal Senato sul problema in discussione. Per questo esprimeremo un voto contrario sull'emendamento Benedetti Valentini 11.1.

PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, dopo le considerazioni del Governo, insiste per la votazione del suo emendamento 11.1?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, non ritirerò il mio emendamento, perché a mio giudizio esso è complementare con il testo attuale. Tuttavia mi compiaccio del fatto che il sottosegretario abbia preso la parola, perché dei lavori parlamentari resta comunque traccia e quindi la sua interpretazione sarà sicuramente utile ed in qualche caso preziosa per illuminare eventuali controversie che dovessero determinarsi a livello locale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 11.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).


Pag. 67

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 385
Votanti 379
Astenuti 6
Maggioranza 190
Hanno votato sì 61
Hanno votato no 318).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Benedetti Valentini 13.1 e Marinacci 13.8, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 393
Votanti 388
Astenuti 5
Maggioranza 195
Hanno votato sì 67
Hanno votato no 321).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 13.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 387
Votanti 381
Astenuti 6
Maggioranza 191
Hanno votato sì 103
Hanno votato no 278).


Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Marinacci 13.9 e Benedetti Valentini 13.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, queste proposte riguardano una misura che viene invocata a gran voce. In precedenza alcuni colleghi hanno fatto appello alla sensibilità generale, sottolineando che purtroppo proprio in questi giorni (per non dire in queste ore) il sisma ha ripreso a colpire; mi auguro di non dover tornare a constatarlo nei prossimi giorni, data anche la concomitanza di fenomeni atmosferici molto negativi. Mi sembra che da tutte queste considerazioni tragga ancora maggiore vigore una richiesta di proroga, almeno fino al 31 dicembre 1998, dei benefici previsti dal provvedimento. Si tenga presente, peraltro, che il 1998 è ormai inoltrato e che quindi la proroga interesserebbe soltanto qualche mese: si potrebbe così dare fiato a situazioni familiari e produttive che obiettivamente si trovano in una condizione di prostrazione. Il prolungamento dei benefici fino al 31 dicembre rappresenterebbe una misura di solidarietà: credo che si imponga, se non vogliamo dare con una mano e poi togliere con l'altra.
Raccomando pertanto all'Assemblea l'approvazione del mio emendamento 13.3.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, insistiamo per l'approvazione degli emendamenti in discussione, non soltanto per le ragioni espresse dal collega Benedetti Valentini.
Al di là delle strumentalizzazioni che possono essere ipotizzate da qualche parte circa la nostra intenzione di sostenere una serie di modifiche, per noi comunque compatibili con l'obiettivo finale di una tempestiva conversione in legge del decreto, riteniamo che la sospensione dei pagamenti testimonierebbe obiettivamente


Pag. 68

la disponibilità concreta ed immediata del Parlamento: in sostanza il permanere della gravità della situazione troverebbe nel Governo e nel Parlamento una risposta immediata. Noi riteniamo sia una misura praticabile, anche con riferimento alle compatibilità finanziarie del Governo e del Parlamento.
Crediamo che il Parlamento non possa esimersi dal manifestare concretamente una volontà positiva di aiuto alle popolazioni colpite. Invitiamo pertanto l'Assemblea a prendere attentamente in considerazione questi emendamenti, di cui raccomandiamo l'approvazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galdelli. Ne ha facoltà.

PRIMO GALDELLI. Signor Presidente, la materia che viene affrontata in questi emendamenti è stata in realtà delegificata, nel senso che la proroga dei termini fiscali e previdenziali (con riferimento, di preciso, a tasse e tariffe comunali, come la tassa della salute) è stata effettuata con ordinanza dal ministro dell'interno con delega per la protezione civile: i termini scadono il prossimo 31 marzo, ma per i soggetti effettivamente danneggiati sono prorogati fino al 31 dicembre 1998. Sarebbe strano inserire nuovamente in una norma di legge una materia che è stata delegificata: non ne vediamo la necessità. Piuttosto, occorre fornire al Governo indicazioni precise perché il problema sia risolto: si può fare con una o più di una circolare ministeriale. È necessario che le risposte a questi problemi arrivino con tempi certi: sia che il termine debba essere prorogato sia che si preveda il rientro delle somme non versate da parte dei soggetti beneficiari in quanto ricompresi nel perimetro dei comuni principalmente colpiti, bisogna dare certezza a tutti.
In proposito noi abbiamo presentato uno specifico ordine del giorno, affinché sia dato alla ricostruzione il tempo per partire. Al di là della questione della proroga, deve essere previsto un periodo di ritorno alla normalità senza il rientro ed il pagamento delle somme non versate. Tale pagamento dovrebbe iniziare dal prossimo anno, a nostro avviso, ed essere scaglionato nel tempo, in modo da essere ammortizzato e da non creare effetti economici negativi su una realtà come questa, colpita dall'evento sismico.
Per le ragioni esposte, riteniamo opportuno invitare i presentatori al ritiro dell'emendamento, per consentire al Governo di risolvere questa problematica attraverso propri atti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Marinacci 13.9 e Benedetti Valentini 13.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 386
Votanti 382
Astenuti 4
Maggioranza 192
Hanno votato sì 117
Hanno votato no 265).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Stradella 13.15.

MAURIZIO BERTUCCI. Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento e nel contempo dichiaro di ritirarlo per trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bertucci.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Marinacci 13.10.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a tale emendamento; dopodiché, poiché tale emendamento ribadisce gli obblighi relativi ad infrastrutture importanti delle aree


Pag. 69

interessate dal terremoto, vorrei sapere dal Governo se vi sia da parte sua un impegno ad operare attivamente nella direzione auspicata dall'emendamento. In tal caso, potrei ritirarlo e trasformarlo in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Il Governo?

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, la risposta è affermativa. Ricordo che, nel protocollo preliminare di intesa istituzionale di programma firmato dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai presidenti delle due regioni, quello delle infrastrutture è uno dei temi affrontati. Anticipo, quindi, una posizione favorevole del Governo nei confronti di un ordine del giorno in questo senso.

TERESIO DELFINO. In tal caso, signor Presidente, ritiro l'emendamento 13.10.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Delfino.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 13.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, colleghi, l'emendamento 13.4 (come del resto, sia pure con l'aggiunta di alcuni territori specifici, l'emendamento Marinacci 13.11) propone che sia riconosciuto un punteggio maggiore, precisamente doppio, per i servizi prestati dagli insegnanti negli anni scolastici 1997-1998 e 1998-1999 nei comuni che siano stati interessati da prolungate difficoltà di collegamento per effetto dei terremoti.
Mi si chiederà perché tale disposizione sia prevista per gli insegnanti e perché con riferimento ai collegamenti. Ebbene, per una ragione specifica: una delle cause più drammatiche di disagio, che si è verificata ed in parte ancora si verifica, è quella dell'interruzione dei collegamenti, determinatasi al punto tale da causare l'interruzione forzata di alcuni servizi fondamentali. Per quanto riguarda il servizio scolastico, è riconosciuto da tutti che vi è stata un'enorme disponibilità da parte degli insegnanti (che poi non sono moltissime unità, intendiamoci bene), i quali con mezzi propri ed industriandosi al punto tale da percorrere sei o sette volte quello che sarebbe stato il chilometraggio normale, si sono sobbarcati l'onere specifico del loro settore.

Questo è servito, se non altro, per dare alle popolazioni il segno e il senso di un certo ritorno alla normalità della vita, che si avverte in maniera particolare, come capite, colleghi, con riferimento alla possibilità di usufruire del servizio scolastico. Se i fanciulli rischiano di non poter essere accolti nelle scuole ed invece si ricomincia in qualche modo l'attività didattica, anche spostandosi in altre dislocazioni, dove si può rendere un servizio di fortuna, si ha il senso della solidarietà operante. Si garantisce inoltre a quella quota di giovani cittadini rappresentata dagli studenti di non essere privati di un servizio (come pure può accadere ad altri cittadini, perché naturalmente esistono anche altri servizi pubblici), se non altro perché non perdano l'anno scolastico e non si aggiunga anche questo danno ai molti che le loro famiglie hanno già subito.
Ci sembra che, non comportando questo emendamento alcun onere e prevedendo una norma tendente a premiare chi ha dato un notevole contributo per tre-quattro mesi, non andando a dormire o mettendosi per strada alle tre di mattina per fornire il servizio scolastico ai fanciulli, spesso in sedi di fortuna, si possa procedere ad approvarlo. Invito quindi i colleghi a votare a favore di questa calibrata e mirata misura prevista dall'emendamento 13.4 in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 13.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).


Pag. 70

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 390
Votanti 388
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato sì 113
Hanno votato no 275).


È così precluso l'emendamento Marinacci 13.11.
L'emendamento Romano Carratelli 13.16 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Marinacci 13.12.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, chiedo che l'emendamento Marinacci 13.12 venga trattato insieme al mio emendamento 13.14, che verte su identica materia, ed al mio emendamento 13.13, anch'esso vertente su analoga materia, in quanto si fa riferimento al sostegno di due importanti manifestazioni.

PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, devo prima accertarmi se l'emendamento Marinacci 13.12 viene mantenuto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, aggiungo la mia firma all'emendamento Marinacci 13.12, che manteniamo perché riteniamo che esso risponda ad esigenze molto puntuali e specifiche, che meritano un'attenzione adeguata da parte del Parlamento. Per tali ragioni, invitiamo i colleghi a votare a favore dell'emendamento 13.12.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, con questi emendamenti facciamo riferimento alle due principali manifestazioni culturali in Umbria, che rappresentano una leva economica di primaria importanza per questi territori, come sa chi li conosce. Sono due manifestazioni con connotazioni diverse ed anche con portata economica diversa: mi riferisco naturalmente al Festival dei due mondi di Spoleto e alla Giostra della Quintana di Foligno. Esse tuttavia hanno qualche problema che le accomuna. Il Festival dei due mondi, per esempio, gode di contributi statali più esigui, visto che ormai da svariati anni sono stati drasticamente tagliati. Inoltre, le strutture logistiche delle due manifestazioni sono state materialmente disastrate dal sisma e vi dovranno essere molti oneri aggiuntivi per reperire sedi alternative, a meno che si decida di non svolgere queste manifestazioni, che sono fondamentali sia per il mondo della cultura sia per le economie locali.
Si deve altresì far fronte ad un minore afflusso di visitatori: l'abbattimento dei flussi turistici è infatti uno degli attuali motivi di allarme e di emergenza sul territorio. Quindi, approvando un emendamento che prevede uno stanziamento di 500 milioni per l'una manifestazione e di 500 milioni per l'altra - come prevedono i miei emendamenti 13.13 e 13.14, il primo dei quali consonante con il 13.12 dei colleghi Marinacci e Fabris - daremmo un sia pur limitato ma comunque percepibile contributo alle gravi difficoltà di ordine logistico ed economico-finanziario di queste due fondamentali manifestazioni.

MARIA RITA LORENZETTI, Presidente della VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIA RITA LORENZETTI, Presidente della VIII Commissione. Ho chiesto di intervenire, sia pur su una questione così particolare, perché credo che si debba l'onore della verità in quest'aula. Mi riferisco


Pag. 71

a questi emendamenti riguardanti la Giostra della Quintana ed il Festival dei due mondi, anche in considerazione del fatto che sono cittadina di Foligno e quindi conosco bene le situazioni.
Allora, chiedo ancora una volta ai presentatori di ritirare gli emendamenti, per evitare che ordini del giorno già presentati e vertenti sulla stessa materia possano essere dichiarati inammissibili. Per questo, chiedo alla Presidenza che tali ordini del giorno, poiché sono formulati in modo diverso, possano essere comunque giudicati ammissibili, anche qualora i presentatori non dovessero ritirare gli emendamenti e questi fossero respinti.
Per quanto riguarda la Giostra della Quintana, svolgendosi a Foligno, vi sono state effettivamente ordinanze di sgombero delle «Taverne» e delle «Sedi Rionali», per cui esse rientreranno nei piani di ricostruzione. Con l'ordine del giorno si chiede di intervenire perché una parte dei proventi della lotteria europea destinata alle due regioni Umbria e Marche possa andare all'Ente Giostra della Quintana, per i problemi che ha avuto, per le proprie «Sedi Rionali» e «Taverne», anche in ordine al fatto che, non essendosi potuta effettuare la seconda giostra, perché il venerdì precedente c'era stato il terremoto, si è avuto un consistente minor incasso. Questo è il motivo della richiesta di ritiro.
Per quanto riguarda il Festival dei due Mondi, il problema non è legato al sisma, perché tale festival non ha avuto sedi terremotate con ordinanze di sgombero. Il problema è legato alla necessità che complessivamente il Governo prenda atto del fatto che si tratta di una grandissima manifestazione, che va sostenuta meglio di quanto stia facendo, con gli opportuni strumenti, con gli opportuni provvedimenti; certo, prima si adottano meglio è, ma non mi pare possa essere questa la sede. In ogni caso, io sono favorevole a che vi sia un sostegno finanziario.
Però, chiedo ancora una volta ai colleghi di ritirare gli emendamenti, per convenire su un altro tipo di richiesta al Governo, sulla quale credo che non vi sia difficoltà da parte di quest'ultimo.

PRESIDENTE. Con tutta la buona volontà, se il contenuto di un ordine del giorno è sostanzialmente identico a quello di emendamenti respinti, non può essere dichiarato ammissibile.
Onorevole Benedetti Valentini, aderisce all'invito al ritiro?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. No, mantengo i miei emendamenti.

PRESIDENTE. Sta bene, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marinacci 13.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 388
Votanti 381
Astenuti 7
Maggioranza 191
Hanno votato sì 114
Hanno votato no 267).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 13.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. L'emendamento 13.5 è molto semplice. Propongo che i benefici relativi alle aziende ricettive, alberghiere o termali si estendano alle agenzie di viaggio, non solo perché lo chiede con forza la categoria interessata, che peraltro è costituita da un numero molto ristretto di piccole aziende spesso a conduzione familiare, ma anche perché si tratta di un settore che ha diretta attinenza con quello cui si riconoscono i benefici. Non si comprende


Pag. 72

bene perché escludere le agenzie di viaggio. Se gli alberghi, i ristoranti, gli impianti termali hanno avuto un danno per il quale il Governo stesso o il Senato, emendando il provvedimento, hanno riconosciuto dover avere questo pur limitato beneficio, non vedo proprio perché non sia da accogliere l'istanza delle aziende turistiche, delle agenzie di viaggio, che hanno evidentemente sopportato in prima linea il danno. Oltretutto si tratta di un intervento che dal punto di vista economico è di scarsa incidenza per il bilancio complessivo in quanto si tratta di un numero ristretto di aziende. Per tali motivi ritengo che l'emendamento 13.5 dovrebbe essere accolto.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO BARBERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, intervengo solo per dire che un emendamento in questo senso è già stato votato e accolto dal Senato. Se si guarda il comma 6-ter dell'articolo 13 i codici ISTAT elencati comprendono anche le agenzie di viaggio (Applausi dei deputati del gruppo democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. A questo punto, onorevole Benedetti Valentini, mantiene il suo emendamento 13.5?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. A seguito della precisazione fatta dal rappresentante del Governo - precisazione che rimarrà agli atti - secondo la quale si dà atto che sono ricomprese le agenzie di viaggio, mi pare che non vi siano margini di dubbio e pertanto ritiro il mio emendamento 13.5.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 13.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, si tratta di una norma che in verità è parzialmente innovativa, nel senso che esistono provvedimenti che in presenza di determinate circostanze esonerano dalla rigorosa applicazione dei provvedimenti di cosiddetta razionalizzazione della rete scolastica, ma questo emendamento 13.6 tende ad eliminare dubbi e a rappresentare, come si dice in diritto, una formula normativa di chiusura, andando a comprendere tutti i casi controversi o opinabili.
In tutte le zone che sono state funestate dal terremoto si tratta di sospendere i provvedimenti di razionalizzazione o per lo meno di consentire soltanto provvedimenti di riorganizzazione che non riducano la consistenza e caratteristica dei servizi perché altrimenti, se rendessimo i parametri minimi di popolazione scolastica strettamente vincolanti, lungi dal soccorrere la permanenza delle popolazioni in loco, andremmo ad accelerarne l'esodo.
Sarò più chiaro: voi comprendete che, se ad una famiglia che ha dei bambini in casa si va a chiudere quello che generalmente nelle zone interne è l'unico servizio pubblico fondamentale e che va direttamente ad incidere sulla qualità della vita (sto parlando della scuola), incentiveremmo la fuga delle persone e il conseguente spopolamento, pregiudicando anche futuri provvedimenti di riorganizzazione.
Pertanto mi rendo conto che esistono talune norme che con certe caratteristiche e condizioni possono sovvenire a questa esigenza, ma non in tutti i casi! Quindi, ritengo che una norma di salvaguardia a tale riguardo sia quanto mai consigliabile, tanto più in un provvedimento che ha di per sé carattere eccezionale.
Per tale motivo mantengo il mio emendamento 13.6 e insisto perché venga posto in votazione.

SAURO TURRONI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


Pag. 73

SAURO TURRONI, Relatore. Signor Presidente, confermo il mio invito all'onorevole Benedetti Valentini a ritirare il suo emendamento 13.6.
Desidero ricordargli che in quest'aula abbiamo già avuto modo di discutere di un altro decreto che riguardava i primi interventi relativi alle zone terremotate delle Marche e dell'Umbria. Ebbene, in quel decreto, onorevole Benedetti Valentini, era già compresa, all'articolo 5, una norma analoga, quanto al contenuto, a quella di cui all'emendamento Benedetti Valentini 13.6 che sta per essere posto in votazione.
Quindi, proprio perché abbiamo già deciso nel senso della proposta del collega Benedetti Valentini, lo invito ancora una volta a ritirare il suo emendamento 13.6.

PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini?

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Lo mantengo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 13.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 381
Votanti 374
Astenuti 7
Maggioranza 188
Hanno votato sì 93
Hanno votato no 281).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 13.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, si tratta di un emendamento molto semplice che incide sulle tariffe dei consumi di energia elettrica. Infatti, il mio emendamento tende ad impegnare l'ente erogatore ad abbattere del 50 per cento la tariffa sui consumi di energia elettrica per i nuclei familiari alloggiati nei nuclei abitativi mobili.
Comprendiamo tutti che non è una ragione di solidarietà generale o generica che ci spinge ad intervenire a favore di questo tipo di consumi, perché sappiamo come vi siano dei consumi aggiuntivi per coloro che vivono in questi contenitori in condizioni di drammatico disagio. Sono svariati i fastidi, come ad esempio la condensa, che affliggono questi nuclei familiari, per far fronte ai quali sono necessari consumi aggiuntivi di energia elettrica.
Da tempo vengono avanzate richieste al riguardo dalle popolazioni interessate e sono questioni di cui abbiamo dibattuto a lungo. Ci sembra pertanto che non ci si debba affidare ai semplici ordini del giorno, agli auspici o alle norme amministrative, ma che tali misure debbano essere previste in una norma di legge, dopodiché se ne trarranno le conseguenze concrete. La popolazione aspetta misure e non dibattiti platonici. Per tali ragioni mantengo il mio emendamento 13.7.

MARIA RITA LORENZETTI, Presidente della VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIA RITA LORENZETTI, Presidente della VIII Commissione. Signor Presidente, capisco che l'onorevole Benedetti Valentini non si pieghi neanche di fronte all'evidenza, come ha rilevato in precedenza il relatore, ma, per quanto riguarda le tariffe ENEL vanno fatte alcune considerazioni. In primo luogo, si tratta di materia delegificata; di conseguenza è l'authority a determinare le tariffe; in secondo luogo - ed è cosa già nota perché è stata divulgata attraverso comunicati ufficiali dell'ENEL e dell'authority - con


Pag. 74

uno scambio di lettere e con una delibera dell'ENEL, tale ente ha già autorizzato, previo parere favorevole dell'authority, la fascia sociale a prescindere dai consumi. Ciò vuol dire che è stata presa questa decisione, totalmente a carico dell'ENEL, quindi con un'azione di solidarietà attiva e senza oneri per la spesa pubblica, individuando, per quanto riguarda le zone terremotate, la fascia sociale.
Desidero altresì aggiungere che, se approvassimo questo emendamento, renderemmo un cattivo servizio ai cittadini terremotati che si trovano nei campi-containers, perché spenderebbero di più di quanto non facciano oggi sulla base delle decisioni già adottate dall'ENEL (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 13.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 377
Votanti 370
Astenuti 7
Maggioranza 186
Hanno votato sì 85
Hanno votato no 285).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 13.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, intendo dichiarare il voto sul mio emendamento 13.13. Colgo l'occasione e il pretesto per dire che non è che qui vi siano dei soggetti sprovveduti e di contro degli altri particolarmente informati in ordine alle misure da prendere. Infatti, si afferma che sarebbe stato previsto un provvedimento, non so in quale misura, ma per il momento la gente non ha visto niente.

MARIA RITA LORENZETTI, Presidente della VIII Commissione. Non paga!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Si dice che le tariffe sarebbero già state migliorate, ma la gente, a tutto ieri sera e ancora stamattina, si lamenta perché non viene abbattuta alcuna tariffa. Si asserisce che le misure di razionalizzazione potrebbero essere tranquillamente adottate, ma per il momento si procede sulla stessa strada di prima. Si dichiara che il Governo avrebbe previsto tutte le misure necessarie e che l'esecutivo sarebbe in grado di fare tutto, ragion per cui la situazione sarebbe a posto, ma per il momento non si è vista una lira.
Scusatemi, io sto facendo il mio lavoro di oppositore presentando delle controproposte alternative a quelle del Governo, insieme ad altri colleghi che agiscono nello stesso modo, e faccio presente che la gente non intende essere presa in giro oltre ad una certa misura. Quindi, senza lasciare troppo spazio alle polemiche e senza trattare gli altri come dei minus habens o dei mentecatti, varate delle misure che effettivamente la gente percepisca per gli effetti benefici che le stesse determinano sulla loro pelle e vedrete che non vi sarà più alcuna polemica.
Non ritiro nessuno dei miei emendamenti: votateli, respingeteli, fate quello che volete nella vostra responsabilità di maggioranza, ma non trattate chi fa il proprio dovere di alternativa come se fosse nato ieri sera (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 13.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).


Pag. 75

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 378
Votanti 375
Astenuti 3
Maggioranza 188
Hanno votato sì 102
Hanno votato no 273).


A seguito di tale votazione risulta precluso l'emendamento Benedetti Valentini 13.14.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 14.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


(Presenti 380
Votanti 377
Astenuti 3
Maggioranza 189
Hanno votato sì 100
Hanno votato no 277).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Benedetti Valentini 16.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Colleghi, potete tirare un sospiro di sollievo perché è l'ultimo degli emendamenti a mia firma, quindi cesso di tormentarvi (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Non diamo segni di eccessivo entusiasmo, colleghi!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non potete chiedermi addirittura il ritiro, pretendete troppo perché questo emendamento tratta un argomento molto delicato. Nelle ultime settimane, quando in molte sedi si è parlato di questo provvedimento e dei meccanismi da attivare per avviare la ricostruzione, è stata sottolineata l'opportunità di coniugare la trasparenza delle procedure con la velocità degli interventi. Per esempio, si è discusso molto circa il limite del valore dei progetti delle opere oggetto di affidamento diretto, cioè non sottoposte alle procedure delle gare d'appalto. Taluno ha sostenuto l'opportunità di elevare questo limite al massimo possibile proprio per favorire la rapidità degli interventi. Per quanto gli interventi possano essere accelerati, in qualche modo i tempi si prolungano, mentre i disagi di chi è senza casa aumentano. Altri hanno invece sottolineato l'esigenza di evitare speculazioni e mancanza di trasparenza, disonestà, nefandezze o favoritismi, come è avvenuto in occasione di qualche altro evento sismico. Penso a episodi di tangenti e di favoritismi che vogliamo respingere nel fondo della nostra memoria.
Se le popolazioni chiedono immediata e pronta ricostruzione, non chiedono che si dia luogo sulla propria pelle a nuove speculazioni e favoritismi, di cui si sono avuti sintomi allarmanti nella prima fase. Questo meccanismo, che taluni colleghi non appartenenti ad un solo gruppo hanno cercato di attivare, per ora senza successo, anche al Senato, prevede che nei comuni interessati dal disastro si istituisca una commissione di tre cittadini designati dal consiglio comunale (ovviamente a voto limitato affinché sia garantita la presenza delle minoranze) tra i nominativi indicati dagli ordini professionali tecnici o giuridici (per esempio dagli ordini degli ingegneri, degli architetti, dei geometri o degli avvocati). Sulla base di terne di nomi inviate da questi ordini professionali i consigli comunali dovrebbero istituire una commissione di cittadini probi, qualificati e competenti i quali abbiano accesso senza limite a tutte le documentazioni e pratiche della ricostruzione e tranquillizzino l'opinione pubblica.


Pag. 76

Tranquillizzino tutti che non si verificheranno episodi di non trasparenza o addirittura di scorrettezza o disonestà. La gente infatti non è mai tranquilla in questi frangenti, sia che vi sia protesta per reali fatti di malcostume sia che vi siano nervosismo ed apprensione per fatti presunti. È giusto che i cittadini ed anche coloro che debbono amministrare somme ingenti (anche se in molti casi avrebbero preferito non farlo, data l'emergenza della situazione), siano posti al riparo da pericoli, illazioni e sospetti.
L'istituzione di questo semplice meccanismo rappresenta uno strumento che potrebbe bilanciare efficacemente e proporzionatamente anche la drastica semplificazione di molte procedure, altrimenti nessuno si potrà fidare di tale semplificazione. Credo dunque che dovremmo dare un segnale di trasparenza e di sensibilità approvando, se possibile all'unanimità di tutte le forze politiche, il mio emendamento 16.1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Turroni. Ne ha facoltà.

SAURO TURRONI. Il mio parere personale, e non in qualità di relatore, sull'emendamento Benedetti Valentini 16.1 è contrario. I tecnici delle province terremotate - in questo istante e purtroppo anche nei prossimi mesi ed anni - sono impegnati a realizzare direttamente gli interventi di ricostruzione di cui ci stiamo occupando. Non è previsto nessun meccanismo di esclusione delle persone coinvolte direttamente in questa attività di carattere professionale volta alla ricostruzione; pertanto, sulla base di cosa potremmo sentirci garantiti da tecnici coinvolti a pieno titolo nelle attività che proprio i medesimi dovrebbero vigilare? Nello stesso tempo, visto che non è prevista alcuna retribuzione per l'attività che questi compiono né alcuna sanzione nel caso in cui essi facciano fronte in modo inadeguato al loro incarico, in quale misura i consigli comunali potrebbero sentirsi garantiti da strutture che non hanno alcun riferimento di tipo giuridico o normativo a cui rispondere?
Per queste ragioni annuncio il mio voto contrario all'emendamento 16.1, che non va nella direzione auspicata dal collega Benedetti Valentini, creando invece un organismo del tutto inutile, che non assicura alcun meccanismo di trasparenza, che rimane invece nelle mani dei consigli comunali.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benedetti Valentini 16.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).


(Presenti 387
Votanti 385
Astenuti 2
Maggioranza 193
Hanno votato sì 119
Hanno votato no 266).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Lucchese 23-bis.1.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Chiedo di parlare per motivarne il ritiro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Il Senato ha inserito nel testo del provvedimento l'articolo 23-bis, che tratta la semplificazione di alcune procedure per il completamento della ricostruzione delle zone della Sicilia occidentale interessate dagli eventi sismici del 1968, in particolare le zone della Valle del Belice. Questo articolo 23-bis è stato inserito e fa riferimento ad alcune normative, mentre gli emendamenti che facevano riferimento ad altre normative non sono stati approvati dal Senato. Il mio emendamento 23-bis.1 è volto a completare il quadro delle


Pag. 77

normative che interessano la semplificazione delle procedure per la ricostruzione.
Poiché il relatore ha chiesto il ritiro degli emendamenti, e poiché il mio emendamento non sarebbe approvato, accolgo l'invito a ritirarlo. Preannuncio tuttavia la presentazione di un ordine del giorno volto ad impegnare il Governo a completare il quadro delle normative che fanno parte dell'atto Camera n. 610, già all'esame della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici. Voglio anche richiamare l'attenzione del presidente di quella Commissione, che ha già dato l'incarico di svolgere la relazione ad un collega, ma stranamente l'esame del provvedimento non va avanti.
Pertanto, oltre ad impegnare il Governo per la sua parte con il mio ordine del giorno, chiedo anche l'impegno della Commissione affinché, attraverso l'approvazione dell'atto Camera n. 610, venga completata la normativa di semplificazione che interessa la zona del Belice e che i cittadini attendono con molta ansia, perché si tratta di norme che snellirebbero molto il completamento della ricostruzione, non comportando nuove spese.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Lucchese.
Passiamo alla votazione dell'emendamento De Simone 23-ter.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Simone. Ne ha facoltà.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, credo che la giusta, anzi sacrosanta esigenza di dare risposte ai terremotati delle Marche e dell'Umbria vada coniugata con un minimo di ragionamento, a partire dal fatto che il provvedimento in esame scade martedì prossimo - ci sono cioè ancora otto giorni di tempo per farlo diventare legge -, e che si sarebbe provveduto molto meglio ai bisogni dei terremotati di Marche e Umbria senza appesantire l'originario provvedimento del Governo di una serie di misure inserite da emendamenti approvati dal Senato.
Con l'emendamento 23-ter.1, sottoscritto anche dagli onorevoli Jervolino Russo, Grimaldi, Procacci, Cennamo, Albanese, Petrella, Giardiello, Vozza, Gambale, Siola, Ranieri, Barbieri, Jannelli e Gatto, che come me conoscono bene la situazione della Campania, della Basilicata e delle regioni colpite invece da un altro terremoto, quello del 23 novembre 1980, chiediamo che sia soppresso l'articolo 23-ter. Vorrei esporre brevemente le ragioni di questa richiesta.
Innanzitutto siamo arrivati a ricostruire già più dell'80 per cento del danno effettuato dal terremoto del 23 novembre 1980, per cui non è giusto, quando si è in coda e non all'inizio di una vicenda, cambiare completamente il modo di procedere. Questo articolo non corrisponde ai bisogni veri dei terremotati della Campania e della Basilicata, che sono quelli di avere la norma finanziaria di spesa dei fondi già allocati nella finanziaria per il 1998 a questo fine; fondi dai quali, vorrei ricordare al relatore Turroni e alla presidente Lorenzetti, sono stati prelevati già 5 miliardi l'anno di mutuo per far fronte ai bisogni di questo provvedimento che invece deve rispondere alle esigenze di Marche ed Umbria. Il successivo emendamento Boccia 23-ter.2 presenta infatti questa norma finanziaria ed annuncio che apporrò la mia firma anche a quell'emendamento.
Viceversa, nell'articolo 23-ter si introduce un diversivo istituzionale. Si dice cioè che il potere normativo - anche se di semplilficare - spetta da oggi in poi alle regioni. Mi chiedo come si possa introdurre questa previsione, visto che quel sisma ha riguardato quattro regioni ed è stato una vicenda nazionale, che ha segnato la storia d'Italia, senza correre il rischio che il titolare di un paese abbia un diritto diseguale - perché riconosciuto da normativa regionale - rispetto a quello di un paese confinante che però si trovi in altra regione. Come è possibile questo se le risorse rimangono dello Stato? Il potere normativo, invece, viene trasferito alle regioni, peraltro solo a due delle quattro interessate e questa è un'altra contraddizione.


Pag. 78

Considero quindi questo articolo come un errore del disegno di legge che noi, onorevoli colleghi, possiamo correggere, non dobbiamo per forza assumere, perché c'è il tempo affinché il Senato una sola modifica la vari; una modifica che è la correzione di un errore. Altrimenti, diremmo che quando una vicenda è arrivata al suo esito ultimo si può normare in maniera differente il diritto dei terremotati ed interrompere invece il bisogno primario, vale a dire la certezza di avere i finanziamenti necessari a concludere questa lunga e drammatica vicenda.
In conclusione, vorrei ricordare che già in un altro decreto-legge (quello che poi diventò la legge n. 677) il Senato introdusse, con lo stesso metodo che usa oggi, una riapertura dei termini che ha creato solo caos nei nostri comuni. Avevamo una legge dello Stato, approvata all'unanimità, la quale prevedeva che il diritto alla ricostruzione fosse solo di chi aveva presentato domanda entro il 31 marzo 1984, ossia entro quattro anni e mezzo successivi alla catastrofe. Il Senato, già qualche mese fa, ha riaperto i termini addirittura fino al giugno 1988, per cui la quantificazione della spesa che sarà poi necessaria per far fronte a questa riapertura dei termini è francamente impressionante. Io chiedo di ripristinare il criterio di rigore ed efficienza seguito in questi ultimi quattro anni, che ha consentito la continuazione dell'opera di ricostruzione in modo assolutamente trasparente e che non si dia invece ora la stura al varo di provvedimenti normativi che non sarebbero più controllabili.
Questa è la ragione per la quale non ritiro l'emendamento 23-ter.1 e chiedo agli onorevoli colleghi e colleghe di approvarlo.

FABIO MUSSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO MUSSI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento soppressivo 23-ter.1 è sottoscritto da diversi autorevoli colleghi di vari gruppi, diversi dei quali appartenenti anche al mio. Tale proposta emendativa è certamente animata dalle ottime intenzioni che ha poc'anzi esposto la collega De Simone. Tuttavia, vorrei esprimere un parere un po' difforme e motivarlo molto brevemente.
Il Senato è intervenuto abbastanza sul decreto al nostro esame, con una serie di emendamenti. Presso quel ramo del Parlamento ne sono stati presentati 600, molti dei quali poi sono decaduti, sono stati respinti o ritirati, mentre ne è stato accolto un certo numero. In particolare, con l'articolo 23-ter si introducono nel decreto altri territori ed altri terremoti, specificamente la Campania e la Basilicata, interessate dal sisma del 1980-1981.
Per la verità non si tenta di allargare i cordoni della borsa delle risorse, quanto piuttosto di accedere all'«utensileria» delle procedure previste con questo decreto per l'Umbria e le Marche. Si tratta di un'inserzione discutibile, ma alla fine non pericolosa, nel senso di una forzatura sulla «torta» delle risorse disponibili. In via generale entrambe le Camere dovrebbero seguire il metodo di non esagerare nell'emendabilità dei decreti, nel senso cioè di non considerare questi ultimi quasi si trattasse di autobus sui quali è possibile caricare qualsiasi cosa. In tale contesto, probabilmente, il Senato avrebbe potuto anche risparmiarci l'introduzione di questo passaggio specifico.
Tuttavia, dato il suo carattere non risolutivo e, alla fine, non esageratamente scandaloso, poiché in Umbria la terra continua a tremare, nevica e fa freddo, credo che nostro dovere sia, prima di tutto, quello della tempestività. Piuttosto che giocare a ping-pong con l'altra Camera, l'importante è che questa legge sia stampata sulla Gazzetta Ufficiale.
Per queste ragioni invito nuovamente i colleghi firmatari dell'emendamento 23-ter.1, per quanto condivida una parte delle loro ragioni, a ritirarlo; in caso contrario, il nostro gruppo voterà contro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oreste Rossi. Ne ha facoltà.


Pag. 79

ORESTE ROSSI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo condivide la linea emersa su questo provvedimento al Senato, dopo lunga discussione, volta alla semplificazione delle procedure per accelerare la ricostruzione delle zone terremotate dell'Irpinia invece che all'autorizzazione di ulteriori stanziamenti. Ricordiamo che ultimamente, con la conversione in legge del decreto n. 67 del 1997, proprio con emendamenti approvati dal Senato malgrado l'opposizione del nostro gruppo, sono stati autorizzati ulteriori limiti di impegno di 50 miliardi annui per gli anni dal 1998 al 2013 in favore della ricostruzione post-terremoto dell'Irpinia e del Belice, mentre la legge n. 662 del 1996, collegata alla finanziaria per il 1997, ha autorizzato il CIPE a destinare, per il triennio 1997-1999, 600 miliardi per l'Irpinia e 300 per il Belice, nell'ambito delle risorse disponibili per le aree depresse. Inoltre, per quanto riguarda le zone della Sicilia orientale colpite dal terremoto del 1990, è stato assegnato alla regione Sicilia un contributo straordinario per un totale di 3.870 miliardi; infatti, la legge finanziaria per il 1998, alla tabella F, prevede regolari stanziamenti di 370 miliardi per il 1998, 400 miliardi per il 1999, 500 miliardi per il 2000 e 1.120 miliardi per gli anni 2001 e successivi.
Riteniamo quindi che i fondi per la ricostruzione ci siano: basta saperli utilizzare bene, liberandosi delle gestioni dissennate e scandalose del passato.
Per quanto riguarda il contenuto dell'articolo 23-ter, che attribuisce interamente ai comuni l'attività di ricostruzione, assegnando comunque priorità alla ricostruzione di abitazioni danneggiate dal sisma di nuclei familiari effettivamente abitanti in strutture abitative mobili, non comprendiamo l'avversità dei sostenitori dell'emendamento in esame. I comuni, quali migliori conoscitori della realtà locale, sono gli enti più appropriati per affrontare la gestione della ricostruzione (ovviamente, il discorso vale anche per le regioni).
È chiaro che l'attribuzione integrale delle competenze comporta piena responsabilità. Il nostro gruppo voterà contro l'emendamento De Simone, sia perché non intendiamo remare contro disposizioni che decentrano competenze ai comuni, avendo da sempre criticato uno Stato che interviene troppo nell'amministrazione delle questioni locali, sia perché riteniamo ormai arrivato il momento per le amministrazioni locali del sud - in questo caso dell'Irpinia - di cominciare anch'esse ad assumere le loro responsabilità nella ricostruzione del proprio territorio (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galdelli. Ne ha facoltà.

PRIMO GALDELLI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, noi riteniamo che il decreto-legge n. 6 al nostro esame debba essere approvato così com'è, per una ragione di ordine generale. Ormai si è creata un'aspettativa e non si possono correre rischi, anche minimi, di un'eventuale bocciatura del provvedimento. Tra l'altro, abbiamo espresso perplessità fin da quando il Senato ha aggiunto questo articolo al testo del decreto-legge. Con questo articolo si estendono alla Campania e alla Basilicata una parte delle procedure previste nell'articolo 14 del decreto n. 6 in relazione ai terremoti.
Si obietta che, poiché la ricostruzione è stata quasi ultimata - ne rimane solo un 10, 15, 20 per cento -, non appare opportuno interrompere le procedure. È un'argomentazione senz'altro condivisibile.
Peraltro nel testo si dice che le procedure possono essere attivate, qualora verranno considerate migliorative rispetto a quelle già adottate. Riteniamo pertanto che non si avranno effetti negativi - questo è il nostro auspicio - su quelle popolazioni che hanno vissuto un dramma che è costato molto sia a loro sia allo Stato.


Pag. 80

ALBERTA DE SIMONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi e del capogruppo, onorevole Mussi, pur mantenendo i rilievi critici che ho mosso su questo punto, in considerazione della strumentalizzazione che potrebbe essere fatta del mio emendamento 23-ter.1, come se fosse diretto a danneggiare i terremotati delle Marche e dell'Umbria, lo ritiro. Mantengo tuttavia le mie perplessità e ritengo che dovremo correggere il testo che stiamo varando.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole De Simone.
Chiedo all'onorevole Boccia se insista per la votazione del suo emendamento 23-ter.2.

ANTONIO BOCCIA. Eviterò al capogruppo onorevole Mattarella di intervenire, così come ha fatto il presidente Mussi in ordine all'emendamento presentato dalla collega De Simone. Ritengo tuttavia necessaria qualche precisazione.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, evidentemente è maggiore la potenza dell'onorevole Mattarella, perché l'onorevole Mussi è intervenuto pubblicamente...!

ANTONIO BOCCIA. Dicevo che cercherò di evitare l'intervento dell'onorevole Mattarella.
Presidente, prima o poi bisognerà fare chiarezza su questo problema. Mi rendo conto che purtroppo la mancata conoscenza della questione determina comportamenti non propriamente corretti nei confronti delle popolazioni terremotate della mia regione, la Basilicata, e dell'Irpinia.
Sappiamo che i comuni sono già destinatari di tutta, indistintamente, la gestione della ricostruzione. Non vi è più, né vi è stata, alcuna competenza delle regioni, così come non vi è alcuna competenza dello Stato centrale, se non nella ripartizione delle risorse per i diversi comuni.

Se si ignora questo dato, evidentemente si commette un errore di valutazione; da qui, poi, una serie di giudizi fortemente negativi.
La Commissione d'inchiesta presieduta dall'attuale Presidente della Repubblica Scàlfaro, sostenuta dall'iniziativa della Guardia di finanza, dei carabinieri e della polizia, all'inizio degli anni novanta effettuò un riscontro puntuale sulla quantità del danno che ancora rimaneva da riparare; tirò alcune conclusioni, definendo la quantità del danno e la qualità degli interventi. Le popolazioni locali, le amministrazioni comunali, le regioni e gli stessi deputati sono costretti ogni volta ad intervenire per chiedere sostanzialmente che sia data attuazione ai risultati della Commissione Scàlfaro. Se, tra il 1992 ed oggi, un buon Governo ed un buon Parlamento avessero provveduto a determinare le conseguenze operative delle conclusioni definite dalla Commissione Scàlfaro, non ci troveremmo ora a dover intervenire. Purtroppo le inadempienze del Governo e del Parlamento ci costringono a questi interventi.
Devo dire, Presidente, che anche nella presente occasione il Governo non si è comportato bene. Mi dispiace per il ministro Bogi e per il sottosegretario Barberi. Nell'ambito di una riunione della maggioranza ricordo di aver contribuito io stesso a rendere più leggibile ed anche più consono l'emendamento successivamente approvato al Senato; assicuro i colleghi: non fa né bene né male, è perfettamente inutile. Quando ho insistito con riferimento ai soldi già stanziati nel bilancio per il terremoto della Basilicata e dell'Irpinia, mi è stato detto che non sarebbero stati consentiti finanziamenti oltre a quelli già previsti per il terremoto delle Marche e dell'Umbria.
Nessuno più di me, avendo vissuto l'esperienza del terremoto nella mia regione, sa quanto sia importante varare immediatamente il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea; quindi non sarò io


Pag. 81

a frapporre ostacoli. Ma quando poi leggo all'articolo 17 «Interventi infrastrutturali di emergenza nella regione Emilia-Romagna», evidentemente questa furbizia non mi piace; quando, all'articolo 18, leggo «Interventi a favore dei soggetti privati della regione Emilia-Romagna danneggiati dalle calamità idrogeologiche del 1996», questa furbizia non mi piace; quando, all'articolo 19, leggo «Interventi a urgenti nei territori della regione Emilia-Romagna interessati dagli eventi sismici del 15 e 16 ottobre 1996», questa furbizia non mi piace; quando leggo, all'articolo 21, che con una furbata si prelevano i fondi dell'8 per mille per coprire quasi 500 miliardi di spesa, questa furbizia al quadrato non mi piace; quando, all'articolo 23, leggo «Misure urgenti nei territori del bacino del fiume del Po interessati dall'alluvione del novembre 1994 e dagli eventi idrogeologici dell'ottobre 1996, nonché a favore del complesso di San Costanzo al Monte (di Cuneo)», questa furbizia non mi piace.
Però, siccome noi meridionali siamo gente seria, ritiro il mio emendamento 23-ter.2 (Applausi dei deputati dei gruppi dei popolari e democratici-l'Ulivo e dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Boccia.

Back Index Forward