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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 , nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, e del complesso degli emendamenti, ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 3123 sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
FRANCESCA CHIAVACCI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 4.1000 del Governo, sul quale esprimo parere favorevole.
MAURIZIO GASPARRI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Vorrei far presente che, se vi sono ulteriori emendamenti all'articolo 4, come quello del Governo testé ricordato, vi potrebbe essere la necessità di presentare dei subemendamenti, per predisporre i quali occorre un congruo lasso di tempo.
GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo ha presentato un emendamento all'articolo 4, uno all'articolo 5 ed uno all'articolo 9 per adeguarsi al decreto legislativo n. 504 del 1997, in materia di dispense, ritardi e rinvii: si tratta di tre emendamenti di carattere tecnico che non modificano l'impianto della legge. Ripeto, si tratta semplicemente di un adeguamento ad un decreto legislativo, che d'altra parte è già stato presentato dal Governo ed è conseguente al parere espresso dalla Commissione difesa.
PRESIDENTE. Riassumendo i termini della questione, la norma originaria dell'articolo 4 recitava: «I cittadini che a norma dell'articolo 1 intendano prestare servizio civile devono presentare domanda al competente organo di leva entro sessanta
FRANCESCA CHIAVACCI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCA CHIAVACCI, Relatore. Desidero solo far presente che il Comitato dei nove ha espresso questo pomeriggio parere favorevole su tale emendamento.
STEFANO MORSELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO MORSELLI. Probabilmente i deputati della Commissione difesa saranno informati di questi ulteriori emendamenti del Governo, ma la quasi totalità dei deputati non ne è a conoscenza e non può pertanto esprimere un voto con piena cognizione di causa, anche se con una procedura un po' anomala il Presidente ci ha dato conto delle modifiche proposte. Capisco la sua cortesia e la sua gentilezza, signor Presidente, però non si tratta di una procedura che segue la prassi dei nostri lavori parlamentari. Credo quindi che, secondo logica, sarebbe preferibile accantonare gli emendamenti presentati al fine di poter esprimere in piena coscienza un voto ragionato.
PRESIDENTE. Se i colleghi sono d'accordo, si potrebbe dunque accantonare l'emendamento 4.1000 del Governo e procedere all'esame degli altri emendamenti, mentre nel frattempo il Presidente di turno potrebbe consultarsi con il Presidente della Camera.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, desidero rilevare che sono stati presentati, oltre a quelli annunciati, che sono effettivamente volti ad apportare limitate modifiche agli articoli che stiamo esaminando, anche emendamenti più corposi, come per esempio quello all'articolo 8. Pertanto, al fine di evitare che domani ci si trovi nella stessa condizione di oggi quando arriveremo all'articolo 8, sarebbe forse meglio stabilire ora un termine per la presentazione di subemendamenti a tutti gli emendamenti presentati oggi dal Governo, anche quelli che si riferiscono agli articoli successivi. In tal modo domani, alla ripresa dei lavori, il Comitato dei nove avrà avuto la possibilità di esaminare i nuovi subemendamenti e si potrà procedere con un certo ordine. Altrimenti saremo costretti ad accantonare alcuni emendamenti, ad andare avanti parzialmente, a non procedere al voto finale degli articoli, in sostanza a procedere in maniera discontinua e con un criterio di scarsa razionalità.
PRESIDENTE. Mi sembra giusta la sua proposta, onorevole Vito, ma per poter stabilire un termine devo consultare la Commissione.
ELIO VITO. La proposta, Presidente, era anche di sospendere adesso l'esame,...
PRESIDENTE. No, adesso andiamo avanti.
ELIO VITO. ...o comunque di esaminare gli articoli sui quali il Governo non ha presentato emendamenti, come l'articolo 6, in modo da concluderne l'esame.
MAURO PAISSAN. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO PAISSAN. Presidente, credo che il collega Vito abbia fatto una proposta ragionevole. Si potrebbe procedere
PRESIDENTE. Mi pare una proposta ragionevole.
ELIO VITO. Fatta da me è irragionevole, fatta dall'onorevole Paissan è ragionevole...!
PRESIDENTE. Perché, onorevole Vito? Mi pareva ragionevole anche la sua!
FRANCESCA CHIAVACCI, Relatore. Presidente, abbiamo convocato il Comitato dei nove per le 14. Potremmo allora stabilire il termine alle 12.
PRESIDENTE. Sta bene. Lo chiedevo, perché alle 11,45 è previsto l'esame del disegno di legge di ratifica del trattato di Amsterdam, e riterrei di tenerne conto per la solennità del provvedimento.
FRANCESCA CHIAVACCI, Relatore. Va bene, Presidente.
MAURIZIO GASPARRI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, vorrei prima dare una comunicazione, poi le darò la parola sull'ordine dei lavori.
MAURIZIO GASPARRI. Presidente, chiedo la parola proprio su questo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Presidente, specifico che ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, considerato il tempo già molto ristretto che ci viene assegnato, nella speranza che il mio intervento venga considerato al di fuori di quei limiti.
BENIAMINO ANDREATTA, Ministro della difesa. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU. Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, darò la parola a tutti. Lei sa però che quando il Governo chiede di parlare ha la precedenza.
BENIAMINO ANDREATTA, Ministro della difesa. Signor Presidente, la proposta di modifica dell'articolo 8 che ci è stata suggerita da un emendamento presentato dall'onorevole Gasparri è molto singolare. Credo convenga che il Governo chiarisca quali sono stati i suoi criteri nel sollecitare - per quanto di competenza dell'esecutivo - le Camere a discutere prima la proposta di legge di iniziativa parlamentare in materia di obiezione di coscienza e poi il testo del disegno di legge governativo sul servizio civile.
MARIO TASSONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Presidente, anche dopo aver ascoltato il ministro della difesa, ritengo che questa sera non si possa procedere all'esame degli articoli 6 e 7. Infatti, valutando l'articolo 8, credo che si modifichi l'impianto del provvedimento al nostro esame.
BEPPE PISANU. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU. Signor Presidente, colleghi, in questo caso, oltre alla questione di merito, se ne pone un'altra, più delicata, di coerenza del processo legislativo, questione che l'intervento del ministro della difesa non ha affatto risolto. Mi limito a ricordare che in Commissione difesa il mio gruppo, pur essendo complessivamente contrario a questo provvedimento, propose che si esaminassero i primi cinque articoli nei quali si configura e si disciplina il diritto all'obiezione di coscienza, e che la parte restante fosse esaminata congiuntamente al testo sul servizio civile.
PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, sentito il Presidente della Camera e anche in considerazione della giornata piuttosto faticosa, allo stato assumerei la decisione di interrompere i nostri lavori e di rinviare quindi il seguito del dibattito ad altra seduta, confermando però, dopo aver sentito il presidente della Commissione difesa, il termine delle 12 di domani per la presentazione dei subemendamenti. C'è il tempo per discutere: avete coinvolto il Presidente della Camera e quindi potrete parlarne con lui. Poiché avete fatto riferimento a problemi di interferenza tra questi articoli ed i successivi, mi pare saggio, attesa l'ora - come diciamo noi avvocati -, di fare in questa maniera.
giorni dalla data di arruolamento». Il testo dell'emendamento 4.1000 del Governo prevede invece che «a decorrere dal 1 gennaio 2000 il predetto termine è ridotto a quindici giorni». Ne consegue che «le disposizioni di cui al presente periodo si applicano fino al 31 dicembre 1999».
all'esame degli articoli 6 e 7, ai quali non sono stati presentati emendamenti dal Governo e che trattano di materia non conseguente agli articoli 4 e 5. Dopodiché credo sia giusto prevedere un tempo fisiologico per la presentazione di eventuali subemendamenti e riprendere domani l'esame dell'articolo 4.
Chiedo all'onorevole relatore se ritenga che per la presentazione dei subemendamenti si possa stabilire il termine di domani mattina alle 10 o alle 11.
Resta quindi fissato il termine per...
Tra gli emendamenti ve n'è uno particolarmente rilevante sull'articolo 8 che riprende parti di un disegno di legge che è stato presentato al Senato sul servizio civile. Da mesi, anche con incontri formali con il Presidente della Camera che a questo punto vorrei venisse informato dell'andamento dei nostri lavori, insieme ai colleghi Lavagnini, Giovanardi e altri membri della Commissione difesa, noi abbiamo rappresentato il problema relativo alla discussione separata su problemi analoghi, come ho già detto nella mia dichiarazione di voto sull'articolo 1, vale a dire l'esame del provvedimento sull'obiezione di coscienza alla Camera e del disegno di legge sul servizio civile al Senato, dove peraltro la discussione langue. Noi chiedemmo di unificare le discussioni, ma ci si rispose di no, con interventi del Presidente della Camera e del Senato.
Ora una parte qualificante del disegno di legge presentato al Senato, senza che si sia potuta discutere in Commissione difesa e senza che sia stata discussa al Senato, ci arriva all'improvviso sotto forma di emendamento del Governo all'articolo 8, e i tempi sono contingentati (il mio gruppo ha cinquanta minuti in tutto). Sono anni che si attende questa legge ed ora una normativa qualificante, importante, viene inserita in questo maniera! Credo che questo sia un modo di procedere, Presidente, veramente assurdo. Tanto valeva allora che il Governo, scuotendosi un po' dal suo torpore, portasse per tempo all'attenzione della Camera, in Commissione difesa che discuteva dell'obiezione di coscienza, sia questo disegno di legge sia la questione del servizio civile, della sua direzione, di alcune strutture, per sapere se queste, per esempio, fanno capo alla Presidenza del Consiglio, o al Ministero della difesa (c'è un regime transitorio). Sono materie rilevanti e delicate che attengono anche ad un utile impiego degli obiettori di coscienza (visto anche, come è
stato ribadito più volte, il loro numero crescente; per il 1997 siamo ad oltre 50 mila domande), i quali non sempre vengono utilizzati in maniera utile e rispondente alle loro giuste vocazioni.
Che allora ad un certo punto, tramite un emendamento, nel corso dei lavori, si introduca una modifica di tale rilievo è un problema di carattere politico e di correttezza istituzionale. Infatti, abbiamo posto da mesi al Presidente della Camera questo problema e si sarebbe potuto utilizzare utilmente il tempo trascorso per affrontarlo nella Commissione difesa. Il tempo, invece, è trascorso inutilmente.
Si tratta quindi, Presidente, di un problema posto non a fini di mero ostruzionismo, ma attinente al rispetto dei rapporti tra i gruppi parlamentari, tra le Assemblee della Camera e del Senato ed anche alla serietà dei rapporti personali, perché sulla questione relativa all'organizzazione del servizio civile vorremmo discutere seriamente, non con un emendamento che interviene alla fine della seduta ed in questa maniera. È un modo assolutamente singolare - non dico altro - di procedere, vista la delicatezza delle questioni e la volontà di trovare una soluzione a questo annoso problema, soluzione che noi individueremmo nell'abolizione dell'obbligo della leva; se però così non deve essere, discutiamo seriamente di tutto il resto perché questo non è un modo serio di discutere.
Prego, onorevole ministro.
Da molti anni le sentenze della Corte costituzionale ed una serie di interventi legislativi per dare applicazione a quelle sentenze avevano profondamente trasformato il diritto che regge l'obiezione di co scienza rispetto alla legge degli anni settanta. Sembrava quindi urgente ad una notevole parte dell'opinione pubblica e delle forze politiche affrontare direttamente il problema dell'obiezione di coscienza.
Il Governo ha ritenuto che la sua proposta sul servizio civile avrebbe potuto apparire un modo obliquo di affrontare il problema dell'obiezione di coscienza se la discussione fosse avvenuta contemporaneamente, essendo stato presentato il progetto di legge al Senato, come sembrava giusto, perché l'esecutivo intendeva che dopo l'approvazione della normativa sull'obiezione di coscienza cominciasse subito la discussione sul servizio civile.
Abbiamo chiesto alla presidenza della Commissione difesa di attendere, per iniziare la discussione, che la legge sull'obiezione di coscienza venisse approvata alla Camera, passasse quindi al Senato e che subito dopo si affrontasse il testo sul servizio civile.
L'articolo 8, che qui voglio richiamare (ne discuteremo poi nel corso dei lavori) prevede, al posto del passaggio al dipartimento degli affari sociali della Presidenza del Consiglio, la creazione di una struttura ad hoc per gestire il serviziocivile. Qualunque sia il destino della discussione del progetto di legge sul servizio civile, è sembrato al Governo opportuno, sul piano organizzativo, che la gestione degli oltre 50 mila obiettori di coscienza avvenisse con una struttura complessa ed articolata come quella qui presentata e come quella introdotta da una serie di
emendamenti presentati da alcuni gruppi. Il richiamo ad una struttura tipo agenzia per la gestione della multiforme attività del servizio sociale, del servizio civile sostitutivo degli obiettori non significa quindi pregiudicare ciò che il Parlamento vorrà decidere in materia di servizio civile.
Credo che l'avere seguito il criterio di discutere prima un problema storicamente determinato ed urgente, qual è quello degli obiettori di coscienza, e poi il problema del servizio civile per tutti gli altri che obiettori di coscienza non sono, e di unificare eventualmente la gestione per i due servizi civili tramite agenzia, abbia rappresentato una scelta di politica legislativa che può essere discutibile ma che non è il caso di criminalizzare, come mi sembra sia invece emerso da alcune battute.
La discussione dell'un provvedimento dopo l'altro non significa confusione; a mio parere, anzi, significa partire su un piano di certezza, avendo tolto tutta l'emozione che, come abbiamo constatato in queste prime battute, il discorso sugli obiettori di coscienza ha ovviamente suscitato nelle diverse parti della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l'Ulivo, dei popolari e democratici-l'Ulivo, di rinnovamento italiano e del gruppo misto-verdi-l'Ulivo).
Signor ministro, non vorrei mancarle di rispetto ma mi consentirà di constatare che vi è stata un po' di confusione procedurale: vi è stato un disegno di legge sul servizio civile presentato al Senato mentre alla Camera si discuteva il provvedimento sull'obiezione di coscienza. Credo che il Governo abbia voluto realizzare una sorta di mix che crea molta confusione.
Non si può discutere degli articoli 6 e 7 perché, in fondo, nell'articolo 6 si richiama uno status del giovane obiettore di coscienza che viene ad essere gestito ed amministrato dal Ministero della difesa, in questa fase dalla direzione generale della leva. Con l'articolo 8 invece si introduce l'agenzia; credo che il Parlamento debba avere la possibilità di valutare quale sia lo status del giovane chiamato a svolgere il servizio civile in questa agenzia che dovrebbe essere alle dipendenze della Presidenza del Consiglio.
In definitiva, ci troviamo di fronte a un fatto nuovo per cui credo sia inutile procedere all'esame degli articoli 6 e 7 che nascono da una diversa ottica, da una diversa valutazione, da una diversa filosofia e da una diversa cultura, signor ministro, così come era nato il disegno di legge sul servizio civile che voi avete presentato al Senato della Repubblica.
Per queste ragioni, Presidente, credo che a questo punto l'esame del provvedimento debba essere sospeso.
Su questa impostazione debbo riconoscere, peraltro, che il Governo non parve a priori contrario. Il fatto è che la maggioranza si pronunziò contro di essa.
Ci troveremo tra poco a votare l'articolo 4 del provvedimento al nostro esame, mentre al Senato ne giace un altro, in
materia di servizio civile, che è identico. Di più: gli emendamenti del Governo introducono questioni che attengono al servizio civile.
A questo punto, se vogliamo procedere con un minimo di ordine, bisogna che ci sia data la possibilità di valutare gli emendamenti del Governo, esaminando congiuntamente - perché è l'esecutivo che adesso li rimette insieme - il testo sul servizio civile, quello sull'obiezione di coscienza e gli emendamenti presentati dal Governo.
Se si vuole procedere con questo ordine, non basta il tempo che ci è stato concesso per esaminare gli emendamenti del Governo o, meglio, è troppo ravvicinato il termine indicato per la presentazione dei subemendamenti. Chiedo pertanto che esso venga rinviato (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Il seguito del dibattito è pertanto rinviato ad altra seduta.


