Seduta n. 333 del 25/3/1998

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La seduta, sospesa alle 13,45, è ripresa alle 15.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderà il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Valter Veltroni.
Ricordo che, in base all'articolo 135-bis del regolamento, il presentatore di ciascuna interrogazione ha facoltà di illustrarla per non più di un minuto. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Valter Veltroni, risponderà quindi immediatamente per non più di tre minuti. Successivamente, l'interrogante, o


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altro deputato del medesimo gruppo, avrà diritto di replicare, per non più di due minuti.
Lo svolgimento delle interrogazioni è ripreso in diretta televisiva.

(Decreto legislativo in materia fiscale)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Armaroli n. 3-02114 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).
L'onorevole Armaroli ha facoltà di illustrarla.

PAOLO ARMAROLI. Signor Vicepresidente del Consiglio, ancora una volta alleanza nazionale scopre il Governo con le mani nella marmellata: difatti, il 20 marzo scorso, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo correttivo ed integrativo in materia fiscale, che contiene all'articolo 2 una norma di delegificazione in contrasto con la legge delega e quindi con l'articolo 76 della Costituzione, senza che il Governo si sia preso il disturbo di presentare il testo definitivo del decreto legislativo alla Commissione bicamerale competente.
Ora, signor Vicepresidente del Consiglio, se il Governo non rispetta né la Costituzione, né la legge, né la corretta procedura parlamentare, come si può pretendere che i cittadini obbediscano alla legge? La verità è che questo Governo non solo «tosa» di continuo il Parlamento ma giorno dopo giorno lo sta anche uccidendo, privandolo delle sue prerogative.

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. La norma richiamata dalla sua interrogazione, onorevole Armaroli, è stata adottata sulla scorta di un esplicito invito che fu espresso dalla Commissione bicamerale competente nella seduta del 19 marzo: dunque, così il Governo ha inteso rispettare l'indicazione che proveniva dalla stessa volontà parlamentare.
La delega esercitata dal Governo trova il proprio fondamento nell'articolo 3, comma 134, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Questo testo - vorrei ricordarlo - dispone che siano emanati uno o più decreti legislativi per semplificare gli adempimenti dei contribuenti, per modernizzare il sistema di gestione delle dichiarazioni e per riorganizzare il lavoro degli uffici finanziari, in modo tale da assicurare la semplificazione della normativa vigente.
Sul piano tecnico, dunque, non è corretto affermare che prevedendo una delegificazione in questa materia il Governo abbia ecceduto dalla delega ricevuta dal Parlamento. In realtà la delegificazione è stata già disposta dalla stessa legge n. 662 del 1996, e precisamente all'articolo 3, comma 136, che prevede un regolamento governativo proprio al fine di razionalizzare e semplificare con rapidità i rapporti tra i contribuenti e l'amministrazione finanziaria, in evidente connessione con la delega legislativa di cui al comma 134 che ho prima richiamato. Ma vi è una cosa alla quale tengo, anche con riferimento alla parte conclusiva della sua illustrazione, onorevole Armaroli: vorrei cogliere questa occasione per affermare, ancora una volta, che lo strumento della delega è in grado di realizzare un opportuno equilibrio tra Governo e Parlamento quando si tratti di normative complesse, per le quali le difficoltà di armonizzazione tecnica, e qualche volta i tempi del dibattito, potrebbero rendere meno agevole la definizione di interventi di riforma e di semplificazione, come è tipicamente in materia tributaria.
Posso peraltro dichiarare che il Governo - come lei, onorevole Armaroli, sa meglio di molti altri - ha nei confronti della volontà parlamentare un atteggiamento di rispetto e di grande attenzione, ai fini del più corretto utilizzo dei poteri e delle facoltà che gli sono conferiti nella partecipazione alla funzione legislativa.


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PRESIDENTE. L'onorevole Armaroli ha facoltà di replicare.

PAOLO ARMAROLI. Signor Vicepresidente del Consiglio, la ringrazio della risposta, ma non posso dirmi soddisfatto. Il problema è nato da un articolo pubblicato da un autorevole quotidiano, il Sole 24 ore, dove esattamente si rilevava che «è essenziale che la delegificazione sia disposta dal Parlamento», per cui - ove sia prevista da norma di decreto legislativo - occorre che le Camere abbiano espressamente conferito delega al Governo in tal senso.
Ella ha ricordato - correttamente, devo dire - il parere della Commissione bicamerale competente. Devo però ricordarle che l'auspicio del differimento dei termini non indicava lo strumento ad hoc e a nostro avviso - parlo anche, se mi consente, come costituzionalista - lo strumento normativo ad hoc, sacrosanto in questo caso, sarebbe stato il decreto-legge e non la delegificazione. Così invece è stato fatto.
Ma che il Governo sia andato ultra vires anche rispetto all'auspicio della Commissione bicamerale competente è dimostrato dal fatto che la Commissione auspicava un differimento dei termini nel caso di specie, cioè per quest'anno, mentre invece, in via di delegificazione, il Governo si è preso «da qui all'eternità» il potere in materia di differimento dei termini. Quindi, lo spossessamento del Parlamento è totale. Fra l'altro, debbo rilevare - e lei queste cose, signor Vicepresidente del Consiglio, le sa molto bene - che il Presidente della Camera aveva inviato una lettera al Presidente del Consiglio - che quindi lei conosce perfettamente - sul fatto che debba essere inviato alla Commissione per il parere il testo definitivo dei decreti legislativi e non quindi uno schema provvisorio sul quale poi il Governo può operare come crede.
Signor Vicepresidente del Consiglio, poiché come ci sono dei giudici a Berlino c'è un Presidente della Repubblica al Quirinale, mi auguro - visto che è un occhiuto vigile della Costituzione - che non firmi, non emani questo decreto, se non l'ha già fatto, e comunque noi faremo un passo presso il Presidente della Camera e assumeremo iniziative presso il Quirinale perché non firmi questo decreto legislativo che va oltre la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Armaroli.

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