Seduta n. 333 del 25/3/1998

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(Misure contro la disoccupazione)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Marinacci n. 3-02123 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 10).
L'onorevole Marinacci ha facoltà di illustrarla.

NICANDRO MARINACCI. Signor Vicepresidente del Consiglio, si è detto, da parte vostra, che uno degli obiettivi prioritari che questo Governo si era prefissato era quello di abbattere la disoccupazione nel paese, promuovendo l'imprenditoria giovanile nelle aree depresse e svantaggiate, specie nel meridione. Invece, sulla base delle provvidenze previste dalla legge n. 488 del 1992, sono stati finanziati, a fronte di migliaia di richieste, solo pochissimi progetti. E risultano scarsamente finanziati pure quelli previsti dalla legge n. 215, relativi all'imprenditoria femminile. Nonostante ciò, la disoccupazione aumenta, e lo sanno i sindaci del meridione che giornalmente lottano in trincea con i disoccupati per cercare di alleviarne le sofferenze con escamotage di ogni sorta.
Cosa è successo, invece, a distanza di due anni? La forte pressione fiscale ha raggiunto livelli insostenibili, si è aggravata la crisi economica di vaste aree del Mezzogiorno e sta diminuendo paurosamente il numero degli occupati. Si chiede quindi in quest'aula con quali concrete misure si intende combattere la disoccupazione, oltre alle misure assistenzialistiche, come tutti i vari tipi di lavori socialmente utili, che umiliano chi li fa e chi li fa fare.

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

VALTER VELTRONI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro per i beni culturali e ambientali. Onorevole Marinacci, credo che siamo d'accordo sul fatto che, per combattere in modo permanente la disoccupazione nel Mezzogiorno, c'è una sola strategia possibile: lo sviluppo. E per sostenere lo sviluppo occorre - è quello che stiamo cercando di fare, noi che abbiamo il dovere delle decisioni concrete - da un lato creare condizioni di vantaggio economico per le imprese, dall'altro lato modificare le condizioni del contesto ambientale che incidono sulle scelte localizzative, oltre che sulla vita quotidiana delle imprese meridionali.
A questo fine occorre ricordare il ruolo importante e positivo giocato in questi ultimi anni dai nuovi governi comunali ed è importante affrontare il problema della sicurezza, non solo, come è ovvio, per i suoi riflessi di ordine pubblico, ma anche per le strette interconnessioni con i processi di sviluppo economico. Un'iniziativa totalmente innovativa, per esempio, è stata avviata dal Ministero dell'interno, che si è fatto promotore di un programma operativo cofinanziato al 50 per cento dall'Unione europea, denominato «Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia». In questo programma si prevedono risorse finanziarie aggiuntive a sostegno dell'efficienza delle strutture giudiziarie operanti nelle regioni meridionali. Ogni patto territoriale ed ogni contratto d'area comprenderà misure specifiche per la sicurezza degli stabilimenti e delle


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imprese, secondo uno schema di azione già in via di sperimentazione a Crotone e a Manfredonia.
Non vi è conflitto, allora, fra misure di politica del lavoro e dell'occupazione e misure di politica per lo sviluppo. Così come non vi è conflitto fra misure volte al rafforzamento degli standard civili di base dei territori del Mezzogiorno e politiche di incentivazione alle imprese. Le precondizioni per lo sviluppo vanno costruite in modo integrato, facendo cooperare gli attori sociali, le istituzioni locali e le istituzioni nazionali, consentendo alle grandi risorse potenziali di cui il Mezzogiorno è ricco di emergere e valorizzarsi pienamente.
Proprio oggi, come dicevo, è stato raggiunto il grande traguardo dell'ingresso in Europa e da oggi vi è un nuovo obiettivo che dovrà impegnare tutti gli sforzi del paese, del Parlamento, del Governo, con la stessa passione e con lo stesso rigore, in continuità con quella politica: non vedo il succedersi, o il sostituirsi, di una fase all'altra; la politica di risanamento finanziario è una costante che noi avremmo dovuto perseguire anche se non fossero esistiti i parametri di Maastricht. A questo però si deve accompagnare, con la stessa passione e con lo stesso rigore con cui abbiamo raggiunto la moneta unica, lo sforzo per porci l'obiettivo di fare del Mezzogiorno un'area dinamica e attrattiva all'interno della nuova Europa e di ridurre così in modo permanente il carico di disoccupazione strutturale delle regioni del sud, che il Governo considera la principale emergenza di questo paese.

PRESIDENTE. L'onorevole Marinacci ha facoltà di replicare.

NICANDRO MARINACCI. Naturalmente, signor Vicepresidente del Consiglio, mi ritengo insoddisfatto perché ancora si continuano a fare dei proclami. Dico solo una cosa: i giovani meridionali, in due anni di Governo dell'Ulivo, vanno sempre più accorgendosi delle false promesse fatte in campagna elettorale, quando sia lei sia il suo Presidente del Consiglio vi vantavate di fare del meridione la Florida d'Europa. Attenzione alle gelate, comunque!
Il discorso è un altro e si ricordi che l'amore ha un fratello che si chiama odio, e con l'uccisione del primo resta solo il secondo. Avete illuso i disoccupati con facili proclami, con le promesse di lavoro e adesso aspettatevi le conseguenze che già in alcuni focolai, che non sono altro che la punta dell'iceberg, si stanno verificando in tante città d'Italia. Non state portando a soluzione nessuno dei problemi che bloccano lo sviluppo del Mezzogiorno e primo fra tutti quello delle infrastrutture necessarie all'insediamento di aree produttive, di cui lei poc'anzi ha fatto menzione, con la differenza che a Crotone non c'è ancora niente e a Manfredonia si sta lottando: oltre il 50 per cento di questi spazi richiesti dalle imprese artigiane non trova soddisfazione e l'altro 50 per cento lo trova con tempi e costi superiori rispetto ad altre parti del nostro paese. Ciò è un'ulteriore vergogna per questo Governo, che invece di dedicarsi a megaprogetti - che sono anche necessari, ma che però giovano sempre ai soliti noti - farebbe meglio a impegnarsi a mettere in condizioni di lavorare chi semplicemente lo chiede.
Per concludere, ricorderò come questo Governo si è posto in merito al problema del lavoro, tanto promesso. Ebbene, ricordo un film di Troisi, quando si parla di lavoro interinale, socialmente utile, di pubblica utilità, part-time, a cottimo, a borsa, in nero; il meridione vuole solo la-vo-ro. Tutti gli altri aggettivi teniamoceli, progettiamoli, ma diamo al meridione il «lavoro» (Applausi dei deputati del gruppo del CDU-CDR).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a riposta immediata. Ringrazio il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e le colleghe ed i colleghi che sono intervenuti.
Sospendo brevemente la seduta.

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