Seduta n. 333 del 25/3/1998

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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO GABRIELE CIMADORO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 4500

GABRIELE CIMADORO. Il Trattato mira, inoltre, ad attuare politiche della pubblica sanità che garantiscano un alto


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livello di protezione della salute umana, al fine di promuovere attività di informazione e prevenzione che combattano il fenomeno della droga, e stabilisce chiaramente l'obiettivo della tutela dei consumatori e del loro diritto ad organizzarsi per salvaguardare i propri interessi.
Punti fondamentali mi sembrano quelli che riguardano l'accessibilità e la trasparenza del contenuto dei trattati e della materia comunitaria in genere, il rafforzamento della politica estera e di sicurezza (PESC), il maggiore riconoscimento al Parlamento europeo di colegislatore con il Consiglio.
È innegabile che l'attenzione si sia focalizzata sull'acquisizione dell'Europa monetaria come obiettivo primario, mentre poca attenzione è stata dedicata al tema della sicurezza interna come impegno comunitario, acquisito con il Trattato di Amsterdam, che deve essere preceduto da un momento di armonizzazione e avvicinamento delle politiche dei singoli Stati. Esprimo la soddisfazione del mio partito per il raggiungimento, da parte dell'Italia, dell'obiettivo del pieno ingresso del nostro paese negli accordi di Schengen e per il fatto che a brevissimo termine verrà realizzato anche quello dell'abbattimento dei controlli alle frontiere terrestri e marittime tra i paesi membri dell'area di Schengen e l'Italia, diventando noi responsabili anche dei controlli alle frontiere non più soltanto nazionali, ma comuni, europee. Di qui la consapevolezza delle difficoltà reali che derivano dal persistere di diverse politiche dell'immigrazione e dell'asilo.
Ma non è questa l'unica difficoltà. Il gruppo del CDU-CDR sente fortemente l'insufficienza del Trattato di Amsterdam ad accompagnare lo sviluppo della dimensione politica e dell'efficacia istituzionale dell'Unione europea, ormai praticamente ingestibile.
Non possiamo dimenticare gli articoli B ed N del Trattato di Maastricht, che sanciscono che compito specifico ed obbligatorio della Conferenza intergovernativa è la riforma delle istituzioni e del relativo meccanismo decisionale. Questi temi sono stati praticamente appena sfiorati e sostanzialmente rinviati. E ci troviamo a constatare che un «governo» europeo concepito per un'Europa a sei non può certo funzionare per un'Europa a quindici, che è in marcia verso l'allargamento. Ci troviamo a constatare che uno degli elementi paralizzanti è il meccanismo dell'unanimità. In pratica, gli avanzamenti sono stati portati avanti senza che l'Unione si sia dotata degli strumenti istituzionali per risolvere le questioni che più stanno a cuore ai cittadini. I capi di governo, consapevoli che il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio doveva essere esteso, come di conseguenza il potere di codecisione del Parlamento europeo, hanno ignorato questo aspetto, rinviandolo a data da determinarsi, pur rendendosi conto della necessità di affrontare questi nodi prima della conclusione dei negoziati per l'allargamento.
Noi del CDU-CDR siamo consapevoli del fatto che il mancato consolidamento istituzionale mette in condizione di affrontare l'allargamento senza i mezzi istituzionali e finanziari per realizzarlo. Siamo altresì consapevoli che è necessario, in virtù delle debolezze di Amsterdam, un atto di responsabilità da parte del Parlamento italiano, affinché la ratifica del Trattato avvenga con i più ampi margini possibili perché questo legittimerebbe l'Unione a proseguire un cammino certo importante, importante non soltanto nel perseguimento dell'obiettivo della terza fase dell'Unione economica e monetaria, ma anche di quello dell'integrazione politica dell'Europa.

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