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GABRIELE CIMADORO. Il Trattato mira, inoltre, ad attuare politiche della pubblica sanità che garantiscano un alto
livello di protezione della salute umana, al fine di promuovere attività di informazione e prevenzione che combattano il fenomeno della droga, e stabilisce chiaramente l'obiettivo della tutela dei consumatori e del loro diritto ad organizzarsi per salvaguardare i propri interessi.
Punti fondamentali mi sembrano quelli che riguardano l'accessibilità e la trasparenza del contenuto dei trattati e della materia comunitaria in genere, il rafforzamento della politica estera e di sicurezza (PESC), il maggiore riconoscimento al Parlamento europeo di colegislatore con il Consiglio.
È innegabile che l'attenzione si sia focalizzata sull'acquisizione dell'Europa monetaria come obiettivo primario, mentre poca attenzione è stata dedicata al tema della sicurezza interna come impegno comunitario, acquisito con il Trattato di Amsterdam, che deve essere preceduto da un momento di armonizzazione e avvicinamento delle politiche dei singoli Stati. Esprimo la soddisfazione del mio partito per il raggiungimento, da parte dell'Italia, dell'obiettivo del pieno ingresso del nostro paese negli accordi di Schengen e per il fatto che a brevissimo termine verrà realizzato anche quello dell'abbattimento dei controlli alle frontiere terrestri e marittime tra i paesi membri dell'area di Schengen e l'Italia, diventando noi responsabili anche dei controlli alle frontiere non più soltanto nazionali, ma comuni, europee. Di qui la consapevolezza delle difficoltà reali che derivano dal persistere di diverse politiche dell'immigrazione e dell'asilo.
Ma non è questa l'unica difficoltà. Il gruppo del CDU-CDR sente fortemente l'insufficienza del Trattato di Amsterdam ad accompagnare lo sviluppo della dimensione politica e dell'efficacia istituzionale dell'Unione europea, ormai praticamente ingestibile.
Non possiamo dimenticare gli articoli B ed N del Trattato di Maastricht, che sanciscono che compito specifico ed obbligatorio della Conferenza intergovernativa è la riforma delle istituzioni e del relativo meccanismo decisionale. Questi temi sono stati praticamente appena sfiorati e sostanzialmente rinviati. E ci troviamo a constatare che un «governo» europeo concepito per un'Europa a sei non può certo funzionare per un'Europa a quindici, che è in marcia verso l'allargamento. Ci troviamo a constatare che uno degli elementi paralizzanti è il meccanismo dell'unanimità. In pratica, gli avanzamenti sono stati portati avanti senza che l'Unione si sia dotata degli strumenti istituzionali per risolvere le questioni che più stanno a cuore ai cittadini. I capi di governo, consapevoli che il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio doveva essere esteso, come di conseguenza il potere di codecisione del Parlamento europeo, hanno ignorato questo aspetto, rinviandolo a data da determinarsi, pur rendendosi conto della necessità di affrontare questi nodi prima della conclusione dei negoziati per l'allargamento.
Noi del CDU-CDR siamo consapevoli del fatto che il mancato consolidamento istituzionale mette in condizione di affrontare l'allargamento senza i mezzi istituzionali e finanziari per realizzarlo. Siamo altresì consapevoli che è necessario, in virtù delle debolezze di Amsterdam, un atto di responsabilità da parte del Parlamento italiano, affinché la ratifica del Trattato avvenga con i più ampi margini possibili perché questo legittimerebbe l'Unione a proseguire un cammino certo importante, importante non soltanto nel perseguimento dell'obiettivo della terza fase dell'Unione economica e monetaria, ma anche di quello dell'integrazione politica dell'Europa.

