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TESTO AGGIORNATO AL 14 APRILE 1998
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Poli Bortone n. 2-00992 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
ADRIANA POLI BORTONE. Rinuncio ad illustrare la mia interpellanza e mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento ha facoltà di rispondere.
ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, risponderò su delega del Presidente del Consiglio alla interpellanza urgente n. 2-00992 presentata dall'onorevole Poli Bortone.
PRESIDENTE. L'onorevole Poli Bortone ha facoltà di replicare per la sua interpellanza 9-00992.
ADRIANA POLI BORTONE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, dire che sono insoddisfatta è dir poco non solo perché ci sono stati forniti dei dati molto parziali, ma anche perché non è stata fatta degli stessi una lettura in chiave sociologica ed economica.
PRESIDENTE. Onorevole Poli Bortone, la prego di concludere.
ADRIANA POLI BORTONE. Ho finito, Presidente.
Avverto che in base all'articolo 138-bis del regolamento, lo svolgimento delle interpellanze urgenti ha luogo a norma dell'articolo 138. Pertanto, il presentatore di ciascuna interpellanza ha facoltà di illustrarla per non più di quindici minuti e, dopo la risposta del Governo, di esporre per non più di dieci minuti le ragioni per le quali egli sia o no soddisfatto.
L'onorevole Poli Bortone ha facoltà di illustrarla.
Sulla base di quanto ci è stato comunicato dai Ministeri competenti che abbiamo interpellato sulle questioni contenute in questa interpellanza, ricordo che la tabella D della legge finanziaria per il 1998 prevede a favore dei comuni di Napoli e di Palermo, in un'unica posta, ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 67 del 1997, convertito nella legge n. 135 del
1997, lo stanziamento di 150 miliardi per il 1998. Tale stanziamento è iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'interno al capitolo 7239. Per il 1997, nel decreto-legge del 25 marzo 1997, n. 67, sono stati stanziati 135 miliardi per Napoli sul capitolo 1584 dello stato di previsione del Ministero dell'interno.
Per il 1996 con il decreto-legge del 26 gennaio 1996, n. 32, recante interventi urgenti in materia di finanza locale, sono stati stanziati 105 miliardi per il comune e la provincia di Napoli.
Nell'ambito del comune di Napoli, il Ministero del lavoro, con il suo capitolo di bilancio 1176, nel 1995 ha occupato 4.800 lavoratori in lavori socialmente utili. Nel 1996 i lavoratori occupati sempre in lavori socialmente utili sono stati 4.760. Nel 1997 sono stati 5.468.
Per quanto riguarda invece il Ministero della difesa, il decreto-legge del 14 luglio 1997, n. 215, convertito con la legge n. 282 del 1997, ha stabilito che dal 14 luglio 1997 un contingente militare di 500 uomini coadiuvasse le forze di polizia nella sorveglianza degli obiettivi a rischio. Il primo termine previsto come scadenza era il 31 dicembre 1997, ma fu successivamente prorogato fino al 30 giugno 1998 con la legge n. 50 del 1998.
Gli oneri finanziari necessari per questa operazione sono stati di 6 miliardi e 763 milioni per il 1997 e per la loro copertura si è fatto ricorso al capitolo 6865 dello stato di previsione del Ministero del tesoro, utilizzando parzialmente un accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Per il 1998 gli oneri sono stimati in 8 miliardi e sono posti a carico del fondo speciale dello stato di previsione del Ministero del tesoro. Riguardo poi alle somme impegnate dal Ministero dell'interno per i presidi e le unità di personale di Napoli e provincia, queste fanno carico, nell'ambito di quel bilancio, alle risorse per il centro di responsabilità amministrativa-pubblica sicurezza.
È impossibile disaggregare i dati per città. Si può farlo solo per settori: ad esempio, per il personale, per la strumentazione logistica e via dicendo. Tuttavia, sulla base del lavoro svolto, possiamo ragionevolmente dire che le somme per il dipartimento della pubblica sicurezza ammontano a circa un quindicesimo dello stanziamento previsto per il 1997.
Con riferimento all'ultima parte dell'interpellanza relativa ai dati riguardanti la criminalità della città di Napoli e nel suo hinterland, informo che il totale dei delitti, nel 1995, risultava essere pari al numero di 163.653, nel 1996 di 158.269 e nel 1997 di 185.832. In particolare, si sono avute nel 1995 4.598 rapine, nel 1996 5.961 e nel 1997 6.806. Ci sono stati 77.437 furti nel 1995, 77.511 nel 1996, 80.257 nel 1997. I furti di autovetture nel 1995 sono stati 40.576, nel 1996 40.321 e nel 1997 36.053. Nel 1995 si sono verificati 5.743 scippi, nel 1996 5.561 e nel 1997 7.946. Nel 1995 a Napoli e dintorni si sono avuti 149 omicidi, 224 tentativi di omicidio, 244 estorsioni, nonché 33 attentati dinamitardi. Nel 1996 si sono registrati 141 omicidi, 240 tentati omicidi, 339 estorsioni e 40 attentati dinamitardi. Nel 1997 ci sono stati 129 omicidi volontari, 215 tentati omicidi, 276 estorsioni e 27 attentati dinamitardi. Per quanto riguarda, infine, le rapine gravi, si sono verificati nel 1995 1.238 casi, nel 1996 1.104 e nel 1997 1.474. Si sono poi avuti 254 incendi dolosi nel 1995, 190 nel 1996 e 192 nel 1997.
In questi ultimi giorni si sta svolgendo un dibattito molto acceso, carico di forte tensione ideale, sui problemi del Mezzogiorno. Ritengo pertanto che, se il dibattito è acceso e se tutte le componenti politiche e sociali stanno facendo la loro
parte, il Governo debba, perché questo è il suo obbligo, prestare grande attenzione al Mezzogiorno.
Ho chiesto i dati riguardanti esclusivamente la città di Napoli per comprendere se il Governo, rispetto all'impegno finanziario elargito a tale comune, fosse soddisfatto del rapporto costi-benefici, come normalmente si fa in qualunque amministrazione.
Ho definito parziali i dati forniti dal Governo in una scarna risposta perché facevano riferimento solo ad alcune leggi. Peraltro, quando il sottosegretario ha elencato i dati riguardanti i lavori socialmente utili, non ha richiamato il relativo impegno finanziario. Non definirò, come qualcuno ha fatto, questi lavori socialmente «inutili», ma certamente anch'essi rientrano fra gli interventi che il Mezzogiorno rifiuta dal punto di vista concettuale e culturale perché non producono sviluppo, dal momento che non fanno altro che riproporre le forme di assistenzialismo deleterio che avevano connotato la prima Repubblica e che speravamo di aver gettato alle nostre spalle, ma che il Governo Prodi ha ripreso come proprio parametro di efficienza e di intervento.
I dati relativi ai lavori socialmente utili (4.500 nel 1995, 4.760 nel 1996 e 5.468 nel 1997) sono preoccupanti perché stanno a dimostrare che nell'arco di tre anni, al di là di un intervento precario, non si è riusciti ad individuare alcuna forma reale, non dico di occupazione, ma di sviluppo e quindi di stabilità economica nel Mezzogiorno. È evidente che siamo fortemente preoccupati per questo motivo.
Il sottosegretario non ha neppure fornito i dati sulle borse di lavoro, un altro esempio di taglio squisitamente assistenziale che questo Governo ha posto in essere a favore del Mezzogiorno - così afferma - e della grossa industria del nord, a nostro parere.
Sono altresì preoccupanti i dati riguardanti la difesa. A questo Governo che si definisce progressista, che è composto da forze che pure nel tempo hanno offerto un contributo notevole al Parlamento circa l'orientamento delle spese in sede di bilancio, vorrei ricordare che quando il partito comunista era all'opposizione, quando le forze di sinistra erano all'opposizione erano sempre favorevoli, in sede di discussione della legge finanziaria, ai tagli alla difesa perché concettualmente e culturalmente contrarie alla militarizzazione del territorio. Ebbene, l'intervento per Napoli non è stato altro che una forma di militarizzazione del territorio per la quale sono stati impiegati 500 giovani in servizio di leva, la cui presenza è stata prorogata fino al 30 giugno 1998 con una spesa di 13 miliardi. Si dirà che questa cifra è ininfluente rispetto all'enorme debito che ancora c'è, nonostante l'ingresso trionfale in Europa; tuttavia essa è una connotazione di tipo culturale di questo Governo, che non è riuscito a trovare una soluzione diversa da una inutile militarizzazione del territorio di Napoli.
Sottosegretario, lei ha riferito i dati sulla criminalità, dai quali si evidenzia una sua crescita: dai 163.153 casi del 1995 si è passati ai 185.832 del 1997, a militarizzazione già avvenuta. Non mi sembra quindi che l'intervento sia stato utile per il territorio; non lo è stato, peraltro, neanche in termini repressivi, considerato che i dati sulla criminalità che lei ha poc'anzi fornito sono particolarmente preoccupanti perché evidenziano una crescita notevole e non presentano alcun accenno di diminuzione.
Nello stesso tempo, questo tipo di intervento ha procurato un danno notevolissimo al territorio meridionale ed alla città di Napoli in particolare se è vero, com'è vero, che in assenza di altre possibilità di lavoro il Mezzogiorno dovrebbe affidare le sue sorti - me lo auguro - alle risorse naturali del territorio, le quali vengono più volte declamate ed altrettante volte non vengono valorizzate. Mi riferisco, in primo luogo, alla risorsa turismo che non credo possa essere supportata da ulteriori interventi di militarizzazione territoriale, com'è stato più volte indicato dagli operatori turistici e dalle regioni meridionali che hanno, giustamente ed efficacemente, lanciato un allarme essendo
molto preoccupate per la impossibilità di intervenire per far sì che il territorio possa risorgere in termini economici e di reale e sostanziale sviluppo, e non in termini effimeri di lavori socialmente utili.
Sottosegretario, sono anche molto scontenta della risposta che mi ha fornito perché, evidentemente, il Governo non è riuscito a fare neppure una ricognizione esatta delle risorse impegnate soltanto per la città di Napoli. Ho tentato di fare tale ricognizione con l'ausilio del Servizio studi della Camera. Da essa ho tratto che anche il risanamento, la ristrutturazione e la privatizzazione del Banco di Napoli - ferme restando tutte le operazioni malfatte dal Banco di Napoli - hanno inciso per 2 mila miliardi sul bilancio dello Stato.
Vi è poi una miriade di interventi effettuati con tantissime leggi di questo Governo.
Ho fissato la mia attenzione soltanto su alcune di queste leggi, anche perché è stato un lavoro veramente improbo quello di individuare in ogni legge qualche singolo intervento per la città di Napoli. Le assicuro - ma lei lo sa meglio di me - che gli interventi sono stati moltissimi e diffusissimi; direi che sono stati «a pioggia», come si usava dire un tempo e come purtroppo si continua a dire anche oggi.
La legge n. 5 del 24 gennaio 1997 prevedeva un ulteriore contributo per interventi statali di cui alla legge n. 236 del 1993: si trattava cioè di ulteriori trasferimenti finanziari agli enti locali per 30 miliardi soltanto per la città di Napoli. Vi è poi la legge n. 30 del 28 febbraio 1997 che all'articolo 22 prevedeva interventi per il recupero edilizio del comune di Napoli (la famosa legge n. 219 che per il solo periodo 1981-1983 - sarà bene ricordarlo - aveva previsto un'erogazione di 8 mila miliardi) per una cifra di 25 miliardi.
Vi è poi la legge n. 135 - che lei ha ricordato - del 1997 che ha previsto l'erogazione di 135 miliardi; la stessa legge n. 135 ha erogato 43 miliardi per l'integrazione salariale. Sono previsti poi 10 miliardi per l'indennità di anzianità; 5 miliardi per la proroga di corsi per l'attività di valutazione e certificazione dei percorsi formativi; 20 miliardi sono previsti dalla legge n. 401 del 1996, recante interventi di urgenza e di riparazione per Secondigliano; 1 miliardo e mezzo circa è previsto esclusivamente a favore delle persone danneggiate.
E inoltre vi sono la legge n. 228 del 16 luglio 1997, recante agevolazioni varie anche di carattere normativo e di sburocratizzazione (procedure sburocratizzate esclusivamente per la città di Napoli); la legge n. 266 del 7 agosto 1997, recante intervento per lo sviluppo imprenditoriale (46 miliardi); la legge n. 582 del 18 novembre 1996 relativa all'accordo di programma (171 miliardi prima, 85 miliardi poi e altri 5 miliardi successivamente); la legge n. 285 del 28 agosto 1997 per la quale Napoli partecipa al 30 per cento degli 800 miliardi in virtù di disposizioni per la promozione di diritti ed opportunità per l'infanzia e l'adolescenza; la legge n. 282 del 28 agosto 1997 (500 unità delle Forze armate, oltre 13 miliardi); la legge n. 420 del 1 dicembre 1997, che prevede 2 miliardi persino per il bicentenario della repubblica napoletana; la legge n. 449 del 27 dicembre 1997, che riguarda la partecipazione, notevole, ai fondi della legge n. 488 per le aree depresse e la legge n. 30 del 27 febbraio 1998, concernente il reinserimento dei dipendenti in esubero dell'autorità portuale.
Dal luglio 1996, insomma, per la sola città di Napoli credo che il Governo Prodi abbia impegnato all'incirca non quei 200 e pochi altri miliardi che lei, sottosegretario, ha indicato nella sua risposta, ma circa un migliaio di miliardi. C'è allora da chiedersi perché tanto zelo da parte del Governo Prodi esclusivamente nei riguardi della città di Napoli. Comprendiamo i motivi di carattere elettorale, ma ormai Bassolino è stato rieletto e mille miliardi sono stati investiti sostanzialmente nella sua campagna elettorale. Se almeno fossero stati utili ai napoletani, oltre che a Bassolino, credo che ne avremmo tratto vantaggio tutti e ne avrebbe tratto vantaggio
una parte, veramente esigua, del Mezzogiorno d'Italia che non si può e mi auguro non si debba identificare esclusivamente con la città di Napoli.
Ieri abbiamo partecipato in pochi (veramente eravamo soltanto il collega Marzano ed io) ad un convegno che doveva essere molto interessante organizzato dal CNEL proprio sullo sviluppo del Mezzogiorno. Il Presidente del Consiglio ha fatto la parte dell'attore muto; è stato pochissimo sulla scena, appena trenta minuti, ed ha detto che si era imposto di non parlare. Dopo aver fatto questa apparizione è andato via sottolineando ancora una volta l'impostazione di questo Governo, il quale agisce in termini esclusivamente verticistici con un neocentralismo del tutto preoccupante, soprattutto per le sorti della democrazia.
Ma quante volte voi dai banchi della sinistra avete denunciato, nella prima Repubblica, le vostre grandi preoccupazioni sulle sorti della democrazia? Ed oggi che siete al Governo quelle sorti vanno a farsi benedire, perché Prodi non parla, non dice niente; nello stesso tempo, però, si emana una delibera CIPE in cui si prevedono 29 mila miliardi per il Mezzogiorno. Sostanzialmente quella delibera non fa altro che rimodulare risorse che erano state già impegnate in diverse leggi di spesa. Quindi non si tratta di 29 mila miliardi di investimenti nel Mezzogiorno, ma di una rimodulazione di stanziamenti che già c'erano e che soltanto per impicci di carattere burocratico non sono stati spesi ed oggi vengono rimodulati con grave preoccupazione da parte di tutti quei soggetti, non soltanto le regioni governate dal Polo nel Mezzogiorno d'Italia, che dovrebbero in qualche modo partecipare al risorgere del Mezzogiorno.
Ebbene, da un lato Prodi emana la delibera CIPE, dall'altro il Governo porta avanti un suo disegno di legge per la riorganizzazione degli enti di promozione, cioè per la riproposizione di un contenitore - non volete chiamarlo IRI 2 perché al Presidente del Consiglio questa definizione evoca antiche cose, né Agenzia per il Mezzogiorno 2 o 3, quello che sia, allora chiamiamolo «contenitore» - di risorse finanziarie per il Mezzogiorno. Tali risorse, guarda caso, debbono essere gestite non dalle regioni meridionali in piena autonomia, perché esse hanno il torto di essere governate (esclusa la Basilicata) dal Polo per le libertà, ma da altri soggetti, che vengono individuati in forma ancora una volta neocentralistica.
È decisamente preoccupante che il Governo intervenga in questo modo e che nello stesso tempo porti avanti con un disegno di legge, in base solo ad un accordo di carattere politico, il discorso delle 35 ore. Si ha ben dire che interverrà il Parlamento; sappiamo bene con quali spazi lo farà, quegli spazi residuali che ormai vengono concessi alle Camere. Infatti, se qualche emendamento viene approvato è di maggioranza, rigorosamente concordato, o del Governo. Il Parlamento in quanto tale, però, non contribuisce mai con il Governo Prodi alla formazione di un qualsiasi provvedimento legislativo.
Come dicevo, il Governo vara un provvedimento sulle 35 ore, tra l'altro rimettendo in discussione, come sostiene la Confindustria, l'accordo sul lavoro - per la verità mai decollato - del 1996, ma che comunque vedeva coinvolte le parti sociali e la stessa Confindustria. Nel momento in cui quest'ultima dovesse disdire quell'accordo sul lavoro, metteremmo in crisi anche gli interventi nel Mezzogiorno d'Italia attraverso i contratti di area e credo di non dover essere io ad insegnare a nessuno che cosa sono quei contratti, i quali prevedono una intesa tra le parti sociali. Pertanto, se l'intesa è disdetta da una di quelle parti sociali, non credo che l'intesa stessa possa essere portata avanti, nonché i contratti di area.
C'è però qualcosa di più. Sempre nel convegno del CNEL di ieri, quello del «Prodi muto», il presidente De Rita ha sottolineato un aspetto di particolare valenza politica. Egli ha detto: «Dobbiamo intervenire nel Mezzogiorno esaltando i localismi economici ed evitando che al sano localismo economico si sostituisca un insano localismo politico». Credo che questa sia un'affermazione di tutto rispetto
ed una considerazione preoccupante, che ben si collega all'interpellanza che ho presentato al Governo, oggi alla nostra attenzione, per conoscere quanto l'esecutivo abbia impegnato in termini di risorse economiche e che vantaggi socio-economici siano venuti alla collettività, al contribuente italiano, a chi pensa di avere investito anche in risorse umane e produttive nel Mezzogiorno d'Italia.
Ben si collegano, dunque, come dicevo, quella domanda e quella preoccupazione del presidente De Rita sulla sostituzione di un insano localismo politico con un sano localismo economico.
Non vorrei che gli interventi per Napoli fossero emblematici di quell'insano localismo politico che, dopo aver dato - o ridato - la vittoria al sindaco Bassolino, adesso conferisce a quest'ultimo anche l'arroganza di capeggiare una presunta protesta dei meridionali contro il Governo Prodi, cioè contro quel Governo che gli ha elargito circa 1.000 miliardi - o, forse, 1.000 miliardi e passa - per la sua campagna elettorale, per consentirgli di fare il sindaco di Napoli e di capeggiare la protesta del Mezzogiorno, nonché per consentirgli di chiedere, come ieri ha fatto, l'istituzione del tavolo delle responsabilità. Con tale richiesta Bassolino, evidentemente, ha di fatto sottolineato come, da parte del suo Governo, di quel Governo che lo ha espresso e lo ha voluto nuovamente come sindaco, ci sarebbero state irresponsabilità. Ciò è tanto vero, che viene invocato, ripeto, un tavolo delle responsabilità, al quale, naturalmente, dovrebbe sedere il Governo, dovrebbero sedere i sindacati (rigorosamente della «triplice», cioè di quella che non tutela i lavoratori ma che determina il consenso alle operazioni del Governo Prodi) e, naturalmente, il sindaco Bassolino, il quale dovrebbe far parte di questo tavolo, praticamente autoproponendosi per gestire i denari che, invece, potrebbero essere utilmente gestiti in maniera autonoma dalle regioni del Mezzogiorno d'Italia.
Ma la schizofrenia di questo Governo è tale da indurre a realizzare «patti della crostata» o quant'altro per portare a casa le riforme della bicamerale, è tale da sostenere in quest'ultima che si dovrebbe andare verso forme sempre più definite di federalismo e, quindi, verso forme di maggiore autonomia; ciò significa, però, non autonomia delle regioni di imporre tasse ai cittadini, perché questo tipo di autonomia - si fa per dire - è già stata attribuita dalle leggi finanziarie del Governo Prodi e, quindi, non c'era bisogno della bicamerale per questo. Il discorso riguarda invece una reale autonomia decisionale e gestionale da parte delle regioni del Mezzogiorno, che debbono assumersi la responsabilità, per crescere come classe dirigente e come classe politica.
Ieri ci siamo sentiti dire da De Rita: «Aridatece» Mancini, «Aridatece» Gaspari. No, no: non ridateci proprio nessuno! Dateci la libertà, come regioni del Mezzogiorno, di crescere autonomamente. Dateci la libertà dai Bassolino di turno, i quali vogliono governare direttamente le risorse finanziare del Mezzogiorno d'Italia! Dateci la libertà di andare ad immaginare come possa individuarsi uno sviluppo reale del Mezzogiorno, uno sviluppo, non quindi l'occupazione dei lavori socialmente utili! Sviluppo significa anche immaginare strumenti nuovi, agili di programmazione sul territorio, ma voluti dalle regioni, voluti da quelle regioni che dovranno essere capaci non soltanto di spendere il 38 per cento dei fondi strutturali europei, ma di spendere molto di più. È inutile affannarsi a dire quali aree dobbiamo individuare per i contratti d'area, dal momento che le aree sono individuate dall'Unione europea. Le aree le ha individuate l'Unione europea nel momento in cui ha dato la deroga all'articolo 92, comma 3, lettere a) e c)...
Dicevo che ha individuato Benevento, Potenza, Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria,
Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Trapani, Nuoro, Oristano, Avellino, Caserta, Napoli, Salerno, Matera, Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto, Catania, Palermo, Ragusa, Siracusa, Cagliari e Sassari: 28 zone individuate!
Perché allora non creare, semmai, un'authority per i contratti d'area? Il concetto di authority piace tanto al Governo Prodi; allora, ne istituisca una anche per lasciare la libertà alle regioni del Mezzogiorno di affrancarsi dai Bassolino di turno (Applausi)!


