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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Bergamo n. 3-02577 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
ALESSANDRO BERGAMO. Signor ministro dell'interno, le forze dell'ordine, la magistratura ordinaria antimafia e le altre istituzioni da tempo denunciano che nel sud d'Italia vi è una violenta recrudescenza di delitti commessi dalla criminalità organizzata e comune. Il disinteresse del Governo nei confronti di questa emergenza, la carenza dell'organico delle forze di polizia che rende impossibile il controllo del territorio e delle coste e la mancanza di giudici hanno determinato un grave aumento del fenomeno delinquenziale.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno ha facoltà di rispondere.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Naturalmente risponderò sulla strategia relativa alla sicurezza ed alla politica dell'ordine pubblico, non rientrando nelle mie competenze la politica della giustizia.
PRESIDENTE. L'onorevole Bergamo ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO BERGAMO. Allora, signor ministro, deve smentire l'ultima relazione della Guardia di finanza in merito alla recrudescenza di questi delitti nel meridione d'Italia. Comunque, la sua è una risposta vaga, che riflette la natura di questo Governo, impegnato più che altro a cercare slogan ad effetto.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Acierno n. 3-02578 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, signor ministro, la lotta alla criminalità organizzata costituisce un punto fondamentale per qualunque politica, per qualunque Governo e per qualunque maggioranza. Ora, nel nostro paese da troppi anni stiamo assistendo ad un nuovo metodo di lotta alla criminalità organizzata, che vede lo Stato sempre meno impegnato nella ricerca del reato e del reo e sempre più attento, invece, a dare fede ai criminali che, sotto la nuova veste di pentiti, diventano il verbo e la verità. Questo sta sicuramente producendo, signor ministro, un effetto devastante, quello di riscrivere la storia di un paese e di un popolo e, quel che è peggio, di farla riscrivere non da chi di storia si occupa, bensì da chi ha prodotto effetti nefasti della storia del paese.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, la prego di concludere.
ALBERTO ACIERNO. Ma il tempo a mia disposizione...
PRESIDENTE. È ampiamente scaduto, onorevole Acierno.
ALBERTO ACIERNO. Grazie, Presidente, allora attendo la replica del ministro.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno ha facoltà di rispondere.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. La ringrazio per l'attesa, onorevole Acierno: sono sicuro che da parte sua non sia stata già predisposta, come è avvenuto un momento fa, una replica alla risposta del ministro, prima di averla ascoltata.
ALESSANDRO BERGAMO. I fatti sono evidenti, quindi la risposta è facile.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Lei ha posto, onorevole Acierno, una questione assolutamente fondata: la lotta alla criminalità organizzata è condizione prioritaria ed imprescindibile per creare possibilità di ripresa occupazionale e di sviluppo economico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Acierno.
ALBERTO ACIERNO. Signor ministro, come può ben vedere, non ho nessuna replica già scritta; prendo atto di quanto le ho sentito dire, nel ricordarle comunque che, come lei ben sa, in questo Parlamento c'è una maggioranza che la sostiene come ministro, la quale avrebbe il dovere, da un anno a questa parte, come lei ha appena accennato, di produrre degli effetti. Credo però che, proprio dalle sue parole, si evinca che vi è per ora una maggioranza politica che, nel settore della lotta alla mafia, vive di scenografie piuttosto che di fatti concreti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Romano Carratelli n. 3-02579 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Signor ministro, le cose che hanno detto i colleghi sui problemi dell'ordine pubblico sono certamente chiavi di lettura di avvenimenti che colpiscono la fantasia di ognuno di noi. Ma per fortuna in questo paese, oltre a queste chiavi di lettura e a questi avvenimenti, vi possono essere anche altre chiavi di lettura e vi sono altri avvenimenti che danno qualche piccola speranza o che evidenziano come anche la lotta del Governo contro la criminalità
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno ha facoltà di rispondere.
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. L'onorevole Romano Carratelli ha apprezzato - e ne sono lieto - i risultati ottenuti dalle forze dell'ordine in Calabria. Ritengo che in generale questi risultati siano troppo poco valorizzati, non solo in quella regione, ma più in generale nel Mezzogiorno e sul piano nazionale. Quando accadono fatti gravi di segno negativo è giusto darvi risonanza, ma sarebbe altrettanto giusto dare risonanza ai successi, anche recentissimi, ottenuti con operazioni importanti proprio in questi giorni, sia in Sicilia sia in Campania. Voglio ricordare che dei 428 pericolosi latitanti catturati nell'ultimo biennio nelle regioni a rischio del Mezzogiorno, in Calabria ne sono stati catturati 136.
PRESIDENTE. L'onorevole Romano Carratelli ha facoltà di replicare.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Signor ministro, le debbo dire che è difficile dichiararsi soddisfatti di una risposta in tema di ordine pubblico per una realtà come quella calabrese, soprattutto se parla un deputato calabrese. Però, devo dire, ad onor del vero, che il motivo della mia interrogazione è stato da lei perfettamente colto.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
L'onorevole Bergamo ha facoltà di illustrarla.
L'opinione pubblica ha perso la fiducia verso lo Stato e le dimissioni del procuratore aggiunto della procura di Reggio Calabria, dottor Boemi, sono una drammatica testimonianza delle condizioni della giustizia e dell'ordine pubblico in Calabria. Vorrei sapere in che misura intenda dotare le forze dell'ordine e la magistratura di strumenti, mezzi e personale per agevolare seriamente la lotta al fenomeno in questione e quale sia la strategia del Governo per contrastare efficacemente le varie forme di criminalità e ripristinare la sicurezza sociale nel meridione d'Italia.
La strategia del Governo è stata ed è fondata sul massimo impegno nel potenziamento dell'azione di contrasto alla criminalità organizzata e comune nel Mezzogiorno, potenziamento che non è possibile affidare solo ad un crescente allargamento degli organici delle forze dell'ordine, ma va piuttosto perseguito attraverso un crescente rendimento delle forze disponibili. Pertanto, come Governo, abbiamo lavorato in primo luogo a riorganizzare le strutture della Polizia di Stato, in particolare i commissariati, nel senso di concentrare in alcuni di essi soltanto le funzioni di carattere amministrativo ed investigativo e di dedicare il personale degli altri commissariati all'impiego sul territorio e nel controllo di esso.
In secondo luogo, abbiamo rafforzato il coordinamento tra le diverse forze di polizia, per ridurre sempre di più duplicazioni, frizioni e sprechi. A ciò hanno corrisposto le direttive del 25 marzo del ministro dell'interno, in particolare quelle relative ad una razionale pianificazione per l'impiego delle forze di polizia e per la creazione di nuovi presidi sia dell'Arma dei carabinieri sia della Polizia di Stato.
In terzo luogo, si è prestata particolare attenzione alle zone suscettibili di sviluppo del Mezzogiorno, concentrando lì iniziative e misure volte a proteggere gli investimenti e le imprese. In quarto luogo, si sono introdotte tecnologie più avanzate, specificatamente attraverso il programma speciale «Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia», approvato e cofinanziato recentemente dall'Unione europea.
Queste sono le linee direttrici della strategia del Governo e perciò è del tutto gratuita l'affermazione secondo cui l'esecutivo mostrerebbe disinteresse per questi drammatici problemi. I risultati sono stati consistenti, anche nel senso della disarticolazione di numerosi sodalizi mafiosi e della cattura di pericolosi latitanti: in questo biennio, sono stati infatti catturati quattordici dei trenta iscritti nel programma speciale dei latitanti più pericolosi, mentre 428 sono stati catturati, nel complesso, nelle quattro regioni a rischio.
Debbo infine rilevare che gli indici a nostra disposizione, che possono essere messi a disposizione di tutti i deputati, smentiscono che si possa parlare di un grave aumento del fenomeno delinquenziale, organizzato e comune.
A nostro parere, signor ministro, non è solo con le marce e le manifestazioni che si combattono le mafie: la coscienza della gente deve essere stimolata attraverso la consapevolezza che esiste un Governo autorevole. Uno Stato è sovrano nel proprio territorio quando è capace di garantire la sicurezza sociale: ciò non accade e quel minimo di imprenditoria esistente fugge dal meridione perché non è protetta.
L'amara verità è che ve ne infischiate del sud e non siete capaci di individuare strumenti idonei per fronteggiare la ferocia criminale che attanaglia da sempre le popolazioni meridionali. Questo è un Governo parolaio, a cui interessa soprattutto l'occupazione delle poltrone, per assicurarsi il controllo totale dei centri di potere.
Noi di forza Italia e del Polo per le libertà abbiamo segnalato più volte drammatici casi di violenze a cittadini e a chi vuole fare impresa (e lei lo sa, signor ministro): non abbiamo avuto risposte ragionevoli, a meno che non si trattasse di una difesa d'ufficio del suo Ministero. Questo però non ci basta e non è sufficiente nemmeno la sua non risposta di oggi. Io non voglio mancarle di rispetto, ma devo dirle che la sua opera e quella dell'esecutivo non è riuscita a risolvere nemmeno uno dei problemi del sud. Nei due anni di Governo dell'Ulivo si sono registrati la drammatica impennata degli indici di disoccupazione, l'assenza di politiche infrastrutturali (il contrasto sulla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina ne è una drammatica dimostrazione) e, appunto, uno strano abbassamento della guardia nella lotta alla criminalità. Tutto ciò è inquietante, e credo che ce ne sia abbastanza per affermare che avete fallito miseramente (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
L'onorevole Acierno ha facoltà di illustrarla.
Di ciò dobbiamo interamente farci carico, come Governo e come Parlamento. Voglio subito aggiungere, venendo alla questione specifica sollevata, che senza dubbio la lotta alla criminalità organizzata non può essere attuata solo attraverso la gestione del fenomeno del pentitismo.
Debbo però mettere in rilievo che numerosissime operazioni, anche recenti, di polizia giudiziaria si fondano sullo sviluppo di attività investigative indipendentemente dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ed è necessario potenziare ancora di più questa capacità investigativa delle forze di polizia in stretta collaborazione con la magistratura e con le procure specificamente preposte alla lotta antimafia.
Per quanto riguarda tutti gli aspetti più controversi del cosiddetto fenomeno del pentitismo, desidero ricordare che questo Governo ha presentato in Parlamento, più di un anno fa, ma è ancora in discussione nella Commissione giustizia del Senato, un disegno di legge tendente ad introdurre criteri di maggiore rigore e selettività nel vaglio delle collaborazioni dei cosiddetti pentiti. Riteniamo che l'indirizzo di quel disegno di legge sia giusto e che sia indispensabile un maggiore scrupolo e rigore, nonché porre una serie di condizioni che naturalmente non scoraggino le genuine collaborazioni di giustizia, ma servano anche a prevenire stravolgimenti di queste collaborazioni, che sicuramente non corrispondono all'interesse dello Stato e dei cittadini.
Quello della lotta alla mafia non può essere un problema politico e soprattutto non può essere un problema di parte: perché in questo paese chi è a sinistra può avere titolo a dichiararsi contro la mafia e chi non appartiene alla sinistra viene troppo spesso indicato come mafioso? Tra l'altro, viene indicato come mafioso da una serie di delinquenti! Ed abbiamo uomini dello Stato che sono stati incarcerati, che dopo aver reso servizio al nostro Stato, solo perché un farabutto, un mafioso, un assassino, uno spacciatore di droga, li ha fatti incriminare, si sono visti sbattere in galera. A questi uomini si è rovinata la vita, per poi, dopo alcuni mesi, o troppi anni, riconoscere che si dovevano delle scuse, che si era sbagliato, che loro non c'entravano, che non era successo niente. Non è vero che non è successo niente! Oltre al danno per le singole persone, si è prodotto un danno ancora peggiore: ogni volta che lo Stato sbaglia, che dà credito a un delinquente e colpevolizza un innocente, il popolo guarda ed ha paura di trovarsi coinvolto domani.
Pochi giorni fa - concludo, signor Presidente -, un procuratore della Repubblica ha detto una cosa vera: prendete esempio dalla morte di Libero Grassi, imprenditore siciliano e palermitano che denunciò il racket; Libero Grassi, dopo aver denunciato il racket, è stato ammazzato dalla mafia! Lo Stato non c'era, lui è morto, la mafia no (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDR e di forza Italia)!
L'onorevole Romano Carratelli ha facoltà di illustrarla.
talvolta riesca a conseguire qualche risultato.
Ho presentato questa interrogazione per richiamare l'attenzione del Governo sulla realtà calabrese. Una realtà difficile, aspra, di grande e drammatico disagio, dove si registrano, almeno in questi ultimi tempi, alcuni significativi successi. Mi riferisco all'impiego delle forze dell'ordine calabresi e ai successi che esse hanno conseguito, soprattutto con la presenza del GOC di Vibo Valentia sull'Aspromonte, impegnato nel sequestro Sgarella, e soprattutto all'arresto dei latitanti che lei ha richiamato.
Questi successi, nella chiave di lettura del Governo, che tipo di strada indicano per mantenere ed accrescere tali risultati? Mi pare una chiave di lettura in positivo, che vorrei vedere confermata dal Governo.
Quindi, non c'è dubbio che si debba proseguire sulla strada di un ulteriore potenziamento e affinamento della capacità di intervento delle forze dell'ordine, specialmente in una regione con problemi ancora così gravi come quella calabrese. Desidero ricordare che abbiamo compiuto uno sforzo particolare nella zona di Reggio Calabria e specificamente nell'area di Gioia Tauro, per proteggere investimenti altamente significativi e qualificati dalla intimidazione e dalla pressione mafiosa. Ma bisogna guardare anche ad altre zone in cui rimangono critiche le condizioni della lotta contro la criminalità.
Per quel che riguarda gli organici, ovvero le forze di polizia presenti in Calabria, esse ammontano nel momento attuale a 11.909 unità, di cui 4.221 della Polizia di Stato, 5.276 dell'Arma dei carabinieri e 2.412 della Guardia di finanza. Non escludo che debbano essere compiute revisioni della distribuzione attuale sul piano nazionale delle forze di polizia disponibili, anche al fine di potenziare le presenze delle forze dell'ordine in Calabria. Sicuramente bisogna valorizzare quei reparti che sono impegnati in questo momento nella zona di Vibo Valentia nella ricerca, che ci tiene tutti in ansia, della signora Sgarella. Più in generale, questi reparti ed altri dell'Arma dei carabinieri e delle diverse forze di polizia debbono essere sicuramente dotati di attrezzature tecnologiche sempre più sofisticate, allo scopo di accrescerne il rendimento al servizio della sicurezza delle popolazioni e delle possibilità di sviluppo della regione.
Chi vive la realtà della Calabria e chi, come me, vive in una zona di particolare significato, come la provincia di Vibo Valentia, è a contatto con le forze di polizia e conosce bene la loro attività. È un'esperienza che qualche volta mi dà un senso di ottimismo. Vorrei qui evidenziare il grande lavoro svolto dalle forze di polizia in Calabria e nel mio territorio,
dove operano in una straordinaria capacità di collegamento fra i diversi livelli. Nella mia interrogazione ho sottolineato l'esempio del GOC, che ha una guida di grandissimo spessore: pur non essendo una struttura di grandi dimensioni (si tratta di cento uomini), essi hanno creato - con attività sinergiche - un'organizzazione che ha grandi potenzialità. Il capitano Mameli, il colonnello Truglio, insieme con la realtà provinciale (colonnello Mirante, per Vibo Valentia, e generale Castellani, comandante dei carabinieri in Calabria) e con tutti gli uomini dei reparti speciali sono riusciti ad esprimere le grandi possibilità di questa organizzazione. Mi pare un fatto assai importante.
Non si tratta tanto di mettere l'accento sul puro e semplice potenziamento delle forze di polizia, quanto di puntare sulla specializzazione e sulla qualità degli uomini che operano sul territorio, i quali vanno dotati di strumenti sofisticati e moderni, adeguati ai loro compiti, per essere messi in grado di affrontare una realtà complessa e difficile come quella calabrese.
In conclusione - chiedendo scusa al Presidente per essermi dilungato - sottolineo che a mio parere le scelte compiute con riferimento alle nuove aziende che aprono a Gioia Tauro dovrebbero essere estese anche alle altre realtà della Calabria: il fenomeno del «pizzo» è diffuso, turba gli equilibri economici del territorio ed impedisce lo sviluppo e la convivenza civile (Applausi dei deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).
Ricordo che alle ore 16,30 è convocato il Parlamento in seduta comune.


