Seduta n. 478 del 4/2/1999

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Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Scoca ed altri; Palumbo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Buttiglione ed altri; Poli Bortone ed altri; Mussolini; Burani Procaccini; Cordoni ed altri; Gambale ed altri; Grimaldi; Saia ed altri; Melandri ed altri; Sbarbati; Pivetti; Teresio Delfino ed altri; Conti ed altri; Giancarlo Giorgetti; Procacci e Galletti; Mazzocchin ed altri: Disciplina della procreazione medicalmente assistita (414-616-816-817-958-991-1109-11401304-1365-1488-1560-1780-2787-3323-3333-3334-3338-3549-4755) (ore 9,12).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati: Scoca ed altri; Palumbo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Jervolino Russo ed altri; Buttiglione ed altri; Poli Bortone ed altri; Mussolini; Burani Procaccini; Cordoni ed altri; Gambale ed altri; Grimaldi; Saia ed altri; Melandri ed altri; Sbarbati; Pivetti; Teresio Delfino ed altri; Conti ed altri; Giancarlo Giorgetti; Procacci e Galletti; Mazzocchin ed altri: Disciplina della procreazione medicalmente assistita.
Ricordo che nella seduta di ieri sono iniziati gli interventi sull'articolo 4 e sul complesso dei relativi emendamenti.

(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 414)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 4, nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentato (per l'articolo 4 e gli emendamenti vedi l'allegato A - A.C. 414 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Calderisi. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, i tempi sono ormai stretti, e i colleghi che mi hanno preceduto ieri, gli onorevoli Taradash e Parenti, hanno espresso considerazioni che condivido totalmente. Vorrei solo fare qualche considerazione aggiuntiva che possa essere utile al dialogo. Su tale questione si confrontano posizioni molto diverse e opposte ma - credo che sia un parere condiviso da tutti - tutte legittime. Vi sono concezioni morali, etiche e religiose a confronto che sono antitetiche. Potremmo anche discutere per anni, ma difficilmente gli uni potranno convincere gli altri sulla fondatezza delle proprie tesi.
Signor Presidente, non so però se in assenza del Governo si possa ...

PRESIDENTE. Lei ha perfettamente ragione. Se lei chiede di sospendere la seduta, ne ha pienamente diritto.

GIUSEPPE CALDERISI. Ci fosse almeno la presenza del Governo!

PRESIDENTE. Stiamo cercando il rappresentante del Governo, come è accaduto di cercare il relatore. Se il ministro non è chiuso in ascensore, non so che cosa sia successo. Ci dicono però che oggi gli ascensori funzionano.

GIUSEPPE CALDERISI. Chiedo di sospendere la seduta in attesa dell'arrivo del rappresentante del Governo.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti, per consentire l'arrivo del rappresentante del Governo.

La seduta, sospesa alle 9,15, è ripresa alle 9,20.

PRESIDENTE. Sono costretto a ricordare che la seduta dell'Assemblea comincia alle 9...!
Caro sottosegretario, lo so che anche lei ha da fare, ma anche noi ne abbiamo. Ho intravisto da qualche parte il ministro della sanità, credo che arriverà tra poco, anche se dovrebbe già essere in aula...!
Onorevole Calderisi, ha facoltà di proseguire il suo intervento.

GIUSEPPE CALDERISI. Stavo dicendo, prima di interrompermi perché mancava


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il rappresentante del Governo, che su tale questione si confrontano posizioni diverse e opposte, io credo, entrambe legittime: sono diverse concezioni morali, etiche, religiose. Probabilmente, potremmo stare a discutere per mesi e quasi sicuramente nessuno riuscirebbe a convincere gli altri della propria tesi. Però, allora, dobbiamo capire cosa fare in casi come questi. Credo che dovremmo trovare una composizione, perché minerebbe - questo sì - i fondamenti della laicità dello Stato chi, sostenendo una certa tesi (ripeto, legittima e che io rispetto), volesse imporla per legge a tutti, anche a chi non condivide, non ha la stessa concezione etica, morale, religiosa, ma ne ha una diversa, anch'essa però legittima. Credo che questo sia un punto fondamentale, perché ritengo che si stia facendo una grande confusione tra la sfera della morale, della fede e quella del diritto. Io non credo che lo Stato sia legittimato a criminalizzare comportamenti solo perché contrastano con precetti morali o religiosi, ma non comportano una lesione di beni giuridici o di diritti altrui.
Credo che nella fecondazione assistita di tipo eterologo, per le coppie di fatto, con le garanzie previste dal provvedimento e che potrebbero essere ulteriormente precisate, non venga leso alcun bene giuridico o diritto altrui e i nati a seguito di fecondazione eterologa od omologa si troverebbero a godere dello stesso livello di tutela. Non so se ci rendiamo conto di cosa vorrebbe dire introdurre un divieto, con tanto di sanzioni (non so di quale tipo, se anche penali, se si vorranno mettere in galera i coniugi, le coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa, il medico, il donatore), in termini di clandestinità, di mancanza di garanzie, nel caso in cui si dovesse poi estendere una pratica clandestina: significa la discriminazione tra chi può permettersi di andare all'estero a farla in tutti gli altri paesi europei, dove è consentita, e chi invece non ha mezzi economici per poterlo fare.
Questa è una prima riflessione che intendo sottoporre all'attenzione dei colleghi: si vuole imporre - in violazione della Costituzione, che garantisce il diritto di libertà religiosa, il diritto di professare una fede diversa - una determinata concezione anche a chi ha, appunto, idee diverse. Credo che sia veramente la negazione dei fondamenti della laicità dello Stato.
Su tale questione, a mio avviso, si stanno facendo troppe strumentalizzazioni politiche. Vengo alla seconda considerazione che intendo svolgere. Si pensa evidentemente che sostenere in chiave molto ideologica determinate tesi possa pagare elettoralmente. Voglio ricordare ai colleghi i due referendum che si sono svolti su temi in qualche modo analoghi, quelli sul divorzio e sull'aborto, del 1974 e del 1981. È vero che sono passati molti anni, ma credo che se abbiamo un minimo di contatto con la realtà, con il paese, con i cittadini, anche senza voler dare peso ai sondaggi, notiamo che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, ancora più grande di quella che si è già espressa in occasione di quei referendum, è per consentire libertà di scelta ai cittadini. Può non condividere determinate scelte, ma non vuole imporre per legge agli altri, con tanto di divieti e di sanzioni, determinate visioni, che sono religiose, etiche, morali ma che non possono tradursi in norma penale. Credo che anche gran parte dello stesso elettorato cattolico, degli stessi cattolici praticanti non abbia queste posizioni: siete sicuri che siano, poi, così elettoralmente paganti? È possibile che si debba andare ad uno scontro, un'altra volta, sui problemi di fondo della laicità dello Stato, alle soglie del 2000?
Volete davvero costringere a ripercorrere la strada di un referendum, che sarebbe inevitabile se il Parlamento dovesse approvare una legge che va a minare così profondamente i fondamenti della laicità dello Stato? Non sono d'accordo con coloro che vogliono ritardare l'iter del provvedimento: le Camere lo devono approvare in tempi rapidi, quali che siano gli orientamenti che dovessero prevalere; non è possibile pensare di impedire il suo iter, deve essere portato al voto finale della Camera e del Senato in tempi celeri.


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Credo però che, se dovessero passare certe impostazioni, sarebbe inevitabile una prova referendaria, una verifica della corrispondenza tra la volontà del paese e la volontà del Parlamento, su una materia come questa.
Sinceramente, tutto pensavo tranne che si dovesse essere costretti, alle soglie del 2000, magari nell'anno del giubileo, ad affrontare una nuova prova referendaria su questioni come queste, che sinceramente pensavo di aver messo alle spalle. Se, però, sarà approvata una legge che impone divieti di una determinata natura, ripeto, saremo costretti a mettere in moto le procedure per una verifica popolare: forse, sarebbero molto sorpresi nel vederne i risultati, visto che un primo referendum è passato, più o meno, con il 60 per cento contro il 40 per cento ed un secondo con il 70 per cento contro il 30 per cento. Mi chiedo e vi chiedo, se davvero dobbiamo andare ad un'altra prova referendaria, quale potrebbe esserne il risultato. Domandiamoci, però, se il paese, con i problemi che ha, debba attardarsi su una questione di tal genere o se invece non si debba cercare di trovare in Parlamento una composizione che assicuri il modo di rispettare tutte le posizioni che si confrontano in quest'Assemblea, senza pretendere di imporre le une sulle altre per legge, con divieti e con tanto di sanzioni penali.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Cambursano, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, la nostra posizione, sostenuta negli ultimi mesi, da prima della fine dell'estate, è ben conosciuta: uno dei concetti fondamentali che consideriamo non positivi nel provvedimento in esame è proprio la possibilità della procreazione eterologa, consentita prevedendo la donazione del seme e dell'ovulo. Essa, a nostro parere, dissocia in modo evidente il legame della relazione familiare dal legame della generazione, in evidente contrasto con la naturalità della società familiare, così come riconosciuta e sancita dalla nostra Costituzione.
Non voglio introdurre elementi che vengono bollati qui come ideologici, forse perché si ispirano ad un concetto della vita, ad un credo religioso. Mi sembra che nessuno abbia posto in evidenza il proprio dissenso sul tema in discussione partendo dalle proprie convinzioni religiose, così come credo accadrà per la trattazione dei punti relativi alle coppie di fatto e la conservazione degli embrioni. Ritengo, invece, come del resto risulta evidente da alcuni commenti di questi giorni - in particolare del capogruppo dei democratici di sinistra - che si sia partiti da un concetto opposto: accusare coloro che non sono d'accordo di impostare la propria posizione da un punto di vista ideologico. In realtà, anche chi accusa parte proprio da una posizione ideologica.
Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto fino ad oggi, in particolare della modifica apportata all'articolo 1 dagli onorevoli Comino e Cè relativamente alla tutela del diritto del concepito. Tuttavia, non riusciamo a capire come si possa immaginare tale tutela - che ricordo la Camera ha sancito nella pienezza dei suoi poteri democratici - come un ritorno alla barbarie (lo troviamo scritto anche sui giornali di oggi), mentre si continua a tessere le lodi della legge n. 194, definendola una conquista di civiltà. Si tratta di giudizi morali su posizioni e provvedimenti approvati dal Parlamento che noi non ci siamo mai permessi di esprimere in tal modo; si può discutere sul merito, ma mi sembra eccessivo parlare di passaggio dalla barbarie alla civiltà solo perché si ritiene che i concetti espressi si avvicinino maggiormente ad una fantomatica modernità. A mio parere tale modernità non ci sta portando verso una più corretta espressione della democrazia e tutela della persona e della famiglia.
Tornando alla questione della fecondazione eterologa, ricordo che, insieme con altri temi, noi l'avevamo posta come principio fondamentale della nostra posizione


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dal mese di giugno in poi. Mi riferisco, cioè, alla tutela della famiglia riconosciuta dalla Costituzione, quindi siamo contrari all'introduzione attraverso il provvedimento in esame del riconoscimento delle coppie di fatto come famiglia, nonché alla conservazione degli embrioni. Ci eravamo ancorati, e continuiamo a farlo, ai principi costituzionali; tra l'altro, la richiesta di voto segreto è stata accolta anche perché il provvedimento in esame avrebbe potuto modificare implicitamente le disposizioni della Costituzione.
Desidero ribadire che il nostro Parlamento può modificare leggi già approvate con nuovi provvedimenti legislativi; mi sembra francamente improponibile che una legge ordinaria possa modificare alla radice un principio costituzionale che, in questo caso, riguarda la persona e la famiglia. La nostra Costituzione, così come altre moderne costituzioni dei paesi occidentali, riconosce tali principi perché sono antecedenti alla Costituzione stessa; si possono modificare? Certamente, ma sono queste le conquiste di civiltà? Si tratta di un giudizio che esprimeremo nella sede più consona. A mio avviso, le modifiche sono possibili esclusivamente attraverso una revisione e modifica della Carta costituzionale, non con un semplice provvedimento o, surrettiziamente, immaginando di introdurre attraverso una legge ordinaria una modifica riconoscimento della società naturale che è preesistente alla Costituzione dello Stato.
Coloro che intendono percorrere tale strada, quindi, devono necessariamente presentare una proposta di modifica alla Costituzione, al fine di introdurvi tale principio agli articoli 29 e 30.
In conclusione del mio breve intervento sul complesso degli emendamenti dell'articolo 4 del provvedimento, desidero richiamare l'attenzione della Presidenza e, in particolare, dell'onorevole Cè sul fatto che nel suo testo alternativo al comma 3 dell'articolo 4 si pone in evidenza l'esclusività della procreazione medicalmente assistita di tipo omologo.
Emendamenti di questo tipo sono presenti anche nelle pagine successive del fascicolo e sottolineano, in maniera evidente, come diverse componenti di forze politiche abbiano voluto mantenere fermo questo principio.
Mi auguro che non si faccia di tutto - e penso francamente che sarà difficilmente possibile - per insabbiare il provvedimento.
Non mi sembra una grave distorsione dell'assetto del provvedimento condurre una battaglia su tali principi e non capisco perché, una volta che la maggioranza parlamentare dovesse introdurli, la legge debba ritenersi «immonda».
Sono felice - lo dico molto esplicitamente - che alcuni amici di forza Italia, che contrastano duramente tali principi, si siano convinti a condurre una battaglia referendaria su questi temi. Certamente, l'atteggiamento con il quale ci muoviamo non è quello di un timore reverenziale davanti a chi ha vinto tante battaglie referendarie: con la dignità e la capacità, che speriamo di dimostrare anche nella discussione dei successivi articoli 4 e 5, contrasteremo questa battaglia referendaria e vedremo chi, nel paese, vuole mantenere la carta costituzionale e i valori fondanti della nostra nazione, ancora attuali in molte Costituzioni europee, e chi vuole, invece, stravolgerli per dare sfogo e ragione all'istinto e ad una sensibilità che oggi c'è, ma domani potrebbe non esserci più (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDR).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione i discorsi di ieri e i toni allarmati dell'onorevole Mussi, che condivido in pieno.
Credo che la domanda di fondo che ci dobbiamo porre - per lo meno io lo faccio - è perché si sia arrivati a questo punto.
Sono molto preoccupata - lo voglio dire con molta chiarezza - non solo per il fatto che venga ribadito qui in aula che gli emendamenti contro la fecondazione eterologa e le coppie di fatto sono riconfermati,


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ma anche per i toni declamatori adottati da tanti colleghi maschi nella discussione: toni da moderne, tragiche crociate contro le donne.
Credo che dobbiamo tutti riflettere sul fatto che ciò che sta succedendo è la dimostrazione di un grave ritardo della politica: dobbiamo dirlo, perché non lo ha fatto nessuno. Ritengo che questa sia la prima assunzione di responsabilità: dobbiamo dire con chiarezza che, se siamo arrivati a questo punto, a questa difficoltà estrema nell'elaborare questa legge, è perché c'è un grave ritardo ed una profonda inadeguatezza della cultura politica di fronte alle grandi questioni della modernità, ai temi complessi della bioetica. Credo che manchi totalmente la capacità di ascolto, ma soprattutto la volontà e il desiderio vero di capire. Quali responsabilità si è voluta assumere la politica? Quella di normare, senza però dare risposte allo spaesamento, che è fatto di tante sensazioni, di sentimenti veri, di emozioni delle coscienze di fronte alle scoperte tecnologiche e scientifiche.
Non si vogliono neppure leggere queste trasformazioni nella verità del loro significato, nelle ripercussioni e nell'impatto sul modo di pensare, di essere, addirittura di pensarsi, delle persone. Ho ascoltato con grande indignazione i toni di tanti colleghi, che parlano in nome delle scelte delle persone, senza nominarne i vissuti, con grande rispetto e capacità di ascolto nei confronti della loro sofferenza e delle esperienze, spesso tragiche e dolorosissime, di chi si affida alle tecniche per il desiderio di un figlio.
Si sono evocate paure e fantasmi, ma non si è voluto cercare di dare un senso - ed è questa la domanda di fondo - a questo spaesamento, di governare con verità questo grande processo di mutamento. Si vuole normare, con una legge fatta di divieti, una cosa molto, molto complessa.
Signor Presidente, colleghi, ritengo che non serva - anzi sia pericoloso - arroccarsi dietro appartenenze e identità o pensare di salvarsi con l'illusione di certezze etiche. Avremmo dovuto saperci ricollocare tutti - la politica, la cultura politica - ma oggi è irrimediabilmente tardi; voglio dire che la politica ha perso un'occasione, l'ha fallita: se verranno approvati gli emendamenti che contengono questi divieti (ricordo che avevo già espresso dure critiche sul testo precedente), se passerà questa cultura proibizionistica, si avranno lacerazioni profonde, divisioni, conflitti. La legge non sarà più vicina ai bisogni della società ma sarà una legge di divieti che fallirà il compito di segnare il percorso verso un'etica condivisa, l'unica possibile e in grado di costruire relazioni di convivenza tra persone libere e responsabili.
Perché si è arrivati a questo punto? Abbiamo ripetutamente e in modo ossessivo sottolineato per tutto quest'anno la necessità di trovare una bussola, di fare una pausa, di ascoltare. La bussola non è stata quella di tutelare la salute della donna e dei nati, di fare ordine nella giungla dei centri privati che, in questo far west, dal 1985, cioè dalla circolare Degan, operano senza limiti né controlli, spesso all'insegna di finalità semplicemente speculative, di mercato.
A questo punto devo denunciare con fermezza e chiarezza il paradosso del nostro paese che cerca (questa legge ne è la dimostrazione) un rigorismo assoluto attraverso una legge etica e poi non fa nulla, interrompe la propria azione e di fatto favorisce lo sviluppo della giungla. Da anni si sarebbe potuto fare qualcosa, sarebbe stato sufficiente un regolamento, come è stato più volte suggerito da tanti personaggi autorevoli dotati di grande competenza e investiti di ruoli istituzionali; sarebbe stato sufficiente un provvedimento amministrativo per regolare le autorizzazioni, il controllo dei centri e della qualità dei protocolli terapeutici, per garantire la tutela giuridica dei nati, riconoscendo loro gli stessi diritti di tutti i nati. Sarebbe stato sufficiente un provvedimento per regolamentare i procedimenti di disconoscimento di paternità, per vietare la commercializzazione degli embrioni e la speculazione che se ne fa, per vietare la clonazione. Si sarebbe potuto


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predisporre subito e bene un provvedimento che risolvesse questioni urgenti su cui si registrava una profonda condivisione, ma si è scelta la strada insidiosa, pericolosa e inefficace (oggi lo si deve riconoscere) di una legge etica; si è anche scelto di manipolare le profonde emozioni per costruire un'emergenza sociale.
Questa legge però salverà soltanto la purezza di qualche coscienza, non sarà in grado - a mio avviso - di intervenire sui processi che sono già in atto. Ho ascoltato e apprezzato le dichiarazioni di alcune deputate, anche dell'opposizione. Mi riferisco in particolare all'onorevole Prestigiacomo che ha dichiarato che personalmente non utilizzerebbe mai le tecniche della procreazione assistita, ma che accetta di votare una legge priva di divieti. Infatti una legge contenente divieti e scritta con la cultura del proibizionismo caccerebbe solo nell'illegalità ciò che già esiste, favorirebbe la migrazione verso altri paesi di coloro che desiderano un figlio.
Gli emendamenti agli articoli 4 e 5 contro la fecondazione eterologa e le coppie di fatto rappresentano il nodo vero, e su questo dobbiamo capirci. L'input principale della legge che si vuole approvare è quello di ristabilire ordine sociale; la legge deve assumere il compito prioritario di tracciare il confine tra la normalità e gli eccessi, più precisamente tra cosa è legittimo e cosa non lo è. La legge deve assumere il compito prioritario di disciplinare non tanto le tecniche quanto la domanda legittima di un figlio; l'argomento sociale è quello del diritto del nato ad una famiglia normale e compito prioritario dello Stato diviene quello di individuare chi sia idoneo ad essere un buon genitore. Si fa riferimento infatti all'articolo 29 della Costituzione - la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio - per ristabilire le certezze gerarchiche dell'intero assetto dell'ordine sociale, in primis della famiglia. Si vieta la fecondazione eterologa perché mina questa idea della famiglia. È paradossale che si usino argomenti naturalistici - la conformità alla natura - per ricavare norme a difesa della famiglia fondata sul matrimonio e, contemporaneamente, si dimentichino gli argomenti naturalistici quando si rifiuta l'accesso alle tecniche alle donne sole; questa è una vera ipocrisia, è un paradosso.
Se c'è una verità naturale, cari colleghi e colleghe della destra, è proprio quella che una donna può diventare madre anche senza una famiglia. Quello che conta, invece, per questa legge è ripristinare l'ordine biologico-sociale.
Questi emendamenti tolgono ogni illusione di poter mediare. In realtà - e lo dico anche ai colleghi, alla relatrice, a tanti che si sono spesi per questo testo di legge - serviva un altro tipo di coraggio: il coraggio dell'assunzione di una responsabilità politica diversa, quella di proporre un salto di qualità, di scegliere di fare un passo indietro - che non è, e non deve apparire, scelta di relativismo etico, né scelta critica di alcune tecniche piuttosto di altre - di scegliere una legge leggera - soltanto con alcuni paletti -, che orientasse e cercasse di governare questo processo complesso; ma, soprattutto, che diventasse motore per la costruzione di un'etica condivisa che mettesse al centro - come risorsa fondamentale di ogni cultura etica - la libertà e la responsabilità, la consapevolezza delle persone.
Si è risposto che questa è già una scelta di parte. Quando ci è stato detto ciò, credo che avremmo dovuto avere la forza, la convinzione e la passione per rispondere che non è così: questo è il segnale di una cultura politica inadeguata, di quella crisi della politica di cui parlavo prima, soprattutto a sinistra.
Avremmo dovuto saper ribadire che, anzi, questa è scelta fortemente etica, laddove l'etica, per noi donne e uomini della sinistra, non è etica metafisica, oltre e contro i soggetti, ma è un orizzonte dove si cimenta la libertà di scelta delle persone.
Non ci siamo riusciti; ho una grande amarezza e ritengo che questa sia un'occasione perduta per la politica.
Chi mi conosce sa quanto sia stata sincera la mia disponibilità al confronto,


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soprattutto all'ascolto degli argomenti, delle sensibilità e delle culture diverse dalla mia. Ho fatto molti dibattiti, soprattutto con donne cattoliche; mi sono sempre confrontata ed ho cercato di parlare e di ascoltare. Sono convinta che su tante questioni, se si fosse scelto il percorso del confronto e della volontà di ascolto - e non invece gli steccati ideologici e la difesa dietro l'appartenenza identitaria -, le distanze sarebbero state minori.
Io stessa - lo voglio dire con molta chiarezza, senza vergognarmi, anzi, rivendicando quello che sto dicendo -, sebbene accetto la fecondazione eterologa, non difendo acriticamente tutto ciò che questa tecnica comporta; so bene che si aprono scenari inediti, persino inquietanti, che dobbiamo nominare e non accantonare; so bene che la procreazione rischia di diventare riproduzione, che c'è un moderno, gigantesco business che immette sul mercato la forza riproduttiva biologica, che la ricerca non è diretta dalla domanda, dai bisogni sociali - quelli veri, delle persone in carne ed ossa - ma che, viceversa, rischia di accadere che l'offerta delle tecnologie possa condizionare la stessa domanda.
Sono convinta, inoltre, che occorra nominare le conseguenze simboliche deflagranti che le scoperte tecnologiche portano con sé, in termini di impatto sulla stessa soggettività delle persone: penso allo scardinamento delle figure genitoriali, alla distinzione tra genitori biologici e genitori giuridici o allo spezzettamento dell'unitarietà della funzione materna.
So bene quanto la medicina sarà subalterna alla biologia e quante conseguenze, pericolose e negative, ciò potrebbe avere. So, ad esempio, che la possibilità di sequenziare l'intero patrimonio genetico darà informazioni enormi, ma nessuna certezza di come saranno utilizzati.
Come donna, tra donne, abbiamo parlato di che cosa è tutto questo; abbiamo parlato della cosiddetta medicina del desiderio - ho citato in altre occasioni Grazia Zuffa - e molte altre scienziate autorevoli sono intervenute.
Fino ad oggi un desiderio era impossibile perché irrealizzabile: e domani? L'offerta tecnologica terapeutica sarà al servizio del desiderio e questo avrà ripercussioni forti sulla stessa percezione del senso del limite da ritenere invalicabile. Di fronte a cosa si fermerà, infatti, il desiderio, soprattutto se le nuove possibilità che le tecniche offrono faranno vivere come sofferenza, persino come malattia, un desiderio irrealizzato?
È uno spaesamento profondo, dicevo, e di questo dobbiamo parlare; uno spaesamento che è già in atto ed è compito arduo cercare di fare ordine. Non basta parlare di risolvere il far west fuori di noi. Grazia Zuffa, con una frase, ha sintetizzato il mio pensiero: «il far west è dentro di noi» ed è più complicato mettere ordine in questo far west. Certo, a tale scopo non funzioneranno i divieti, bisogna accrescere la capacità di ascoltare, di capire, di approfondire e di elaborare. Sappiamo che non ci sono scorciatoie rispetto alla costruzione di soggettività libere e consapevoli. Si tratterà invece di un percorso in salita, che dovrà impegnarci tutti e che imporrà a tutti di ricollocarsi, anche a noi donne.
Già da ora le donne stanno cambiando, nel loro immaginario, nei loro desideri, nello stesso modo di percepirsi. Il desiderio di avere un figlio a tutti i costi passerà per la richiesta di controllo delle funzioni riproduttive? Nelle tecniche le donne vedono oggi un'occasione di libertà o, al contrario, un rischio forte, insidioso, di moderno narcisismo, di onnipotenza? I soggetti, quelli che desiderano e che dovrebbero essere al centro delle nostre norme e delle tecniche, riescono davvero ad esprimere questo desiderio o non ritornano ad essere soggetti muti? I gameti sono fuori dai corpi e questa scoperta rende forse uguali i generi rispetto alla riproduzione? Sono tante e tante le domande, che riguardano questioni vere, aperte. Anche per questo bisognava fare un passo indietro, chiedere una legge leggera e sfidarsi su un piano diverso, moderno, di mediazione.


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Per questo ho presentato, insieme ad altre colleghe, alcuni emendamenti agli articoli 4 e 5, non per la presunzione di imporre un punto di vista, ma per avanzare la richiesta forte, appunto, di fare tutti un passo indietro. Volevo rendere visibile e legittimo che il punto di osservazione costituito da questi emendamenti rappresenta tanta parte della coscienza della società italiana. I miei emendamenti parlano della libertà di accesso per le donne singole, parlano della tutela massima della salute della donna contro l'invasività delle tecniche, ribadiscono che anche nella riproduzione medicalmente assistita i generi sono dispari e che anche nell'eterologa, sempre, si nasce da un corpo di donna. Credo che questi emendamenti vadano analizzati, rispettati. Soprattutto, essi fanno ricordare una grande verità naturale, quella, appunto, che si nasce da un corpo di donna, che ha costruito regole alte, altissime della civiltà umana (Applausi dei deputati del gruppo comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, colleghi, devo esprimere una preoccupazione, un'inquietudine, perché questa discussione sta diventando una sorta di crociata, una querelle tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti. Oggi il più grande quotidiano italiano titola: «Fecondazione, sinistra contro cattolici». Ma cosa c'entra tutto questo con la discussione che è in corso?
Io sono un vecchio laico agnostico, eppure non sono favorevole alla procreazione eterologa, perché non mi convince, ma non voglio imporre a nessuno la mia opinione. Spesso si sceglie non in base ad ideologie o a proprie convinzioni politiche: nelle nostre scelte incidono il buon senso, la cultura, il pudore, la ritrosia, l'educazione familiare e, io dico, il seguire la natura. Ecco perché ho tanti dubbi sulla procreazione eterologa, ma comprendo le argomentazioni degli altri perché in Italia, da tempo, sono in atto pratiche di questo tipo.
Vent'anni or sono, un ministro della sanità la introdusse con una circolare. Ieri il collega Mussi, ma anche altri colleghi - ho apprezzato la serenità dell'intervento del collega Soro, ad esempio, dal quale sono molto distante per mille ragioni - dicevano che è necessario porre fine al far west (è vero!), agli uteri in affitto o alle fecondazioni con seme di padri morti. Tutto questo è giusto, così come è giusto sottolineare che il presente provvedimento prevede vincoli seri. Ieri il collega Mussi ci ha richiamato alla necessità di lasciare la libertà di scelta a chi vuole praticare la procreazione eterologa. Ma io mi chiedo, signor Presidente, su questioni di questa natura l'intervento pubblico deve sempre lasciare la libertà di scelta? Vorrei fare un esempio. Anche in caso di eutanasia si dovrebbe lasciare la libertà di scelta? Io non sono d'accordo e se un giorno ci troveremo a discutere di questa materia io mi opporrò a qualsiasi forma di eutanasia, mentre ci saranno altri che rivendicheranno la libertà di scelta anche in casi come questo.
Sono problemi di grande rilievo, intimi, che ci mettono davanti a scelte difficili e ci pongono dubbi tremendi. Si è detto, da parte di molti, che questo provvedimento implica questioni etiche rilevanti. Mi si consenta, colleghi, di fare un accenno all'etica citando Jean Bernard, uno dei più grandi ematologi viventi, che è stato presidente del comitato etico francese per dieci anni. Egli afferma: «Ritrovando le sue origini, rinnovata dalla biologia, l'etica differisce dalla morale tradizionale, implica una riflessione critica sui comportamenti e comincia ad esistere con Aristotele. Questa parola dotta, contrariamente al suo parallelo latino, presuppone che ci si interroghi sui principi e che se ne discuta. Questa parola riflette il meraviglioso sforzo di lucidità che caratterizza il pensiero greco. L'etica è l'espressione della misura è garante dell'armonia che risulta dalla compostezza dell'anima e che impone la giusta posizione di ogni cosa e di ogni atto nel mondo».


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Quindi l'etica è l'espressione della misura e, pertanto, una discussione esacerbata, con minaccia di referendum, non si addice ad una concezione etica.
Infine, voglio sottolineare quanto segue. La banca dei gameti - queste parole mi causano problemi addirittura fisici - è naturalmente una banca di gameti maschili, perché l'ovocita non è conservabile.
Si dice in questa proposta di legge che sono possibili cinque gravidanze con la stessa donazione. È vero che tutto può succedere nella vita e che non possiamo prevedere gli eventi futuri. Può succedere, però, che due nati da queste gravidanze si incontrino, si sposino o compiano atti sessuali e non ci possiamo assumere questa responsabilità.
Vorrei evidenziare ai colleghi che la donazione può avvenire per due ragioni: per amore o per denaro. È difficile una donazione per amore quando non si conosce il destinatario del proprio atto d'amore. Credo che la banca dei gameti non avrà molti seguaci in questo paese.
In conclusione, aggiungo che non bisogna enfatizzare questo problema. Il numero delle persone che richiedono questo tipo di interventi è molto contenuto. Non si conosce la percentuale della sterilità femminile e maschile, ciò non è scritto neanche nella relazione. In nove casi su dieci l'intervento non ha successo. Esistono molti casi di sterilità per i quali non è stata fatta un'adeguata prevenzione e che potrebbero essere seguiti e curati. Tutto ciò ci induce ad essere sereni, ad affrontare la materia con grande senso di responsabilità, evitando crociate e querelle di antica memoria.

PRESIDENTE. Onorevole Veltri, la invito a concludere.

ELIO VELTRI. Con tale spirito affronto la discussione di questa proposta di legge e, naturalmente, voterò secondo coscienza perché si tratta di materia sulla quale è doveroso votare secondo coscienza (Applausi dei deputati del gruppo misto «L'Italia dei valori»).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, ieri ho rinunciato a parlare per consentire al presidente del mio gruppo di intervenire. Ora constato che i tempi stringono e prendo la parola perché dobbiamo affrontare un punto nodale come è dimostrato dalle reazioni di tutti.
Per semplificare, vorrei rassicurare che non esiste una lotta tra cattolici e laici. Qui si parla dell'eticità dello Stato nel senso più alto del termine. Dobbiamo legiferare su una materia che riguarda la vita e la vita è costituita da elementi che la ancorano al passato e la proiettano verso il futuro. Abbiamo il dovere di produrre una legge sentendo dentro di noi la necessità e l'urgenza di stabilire norme che regoleranno la società di domani e che per questo debbono essere le più chiare e le più certe possibili.
Vorrei ora richiamare l'attenzione sulla risoluzione dell'Unione europea concernente la fecondazione artificiale in vivo e in vitro. È un atto del Parlamento europeo rivolto a tutti i Governi che si accingono a legiferare o che hanno già legiferato sulla materia. È rivolto, pertanto, anche a paesi che, come la Francia, hanno una normativa suscettibile di revisione dopo un limitato periodo di tempo. La raccomandazione dell'Unione europea - organo laicissimo di cui nessuno, credo, può attribuire la maggioranza ai cattolici - afferma: «Si ritiene che la fecondazione eterologa intracorporale o in vitro non sia auspicabile». La raccomandazione, ovviamente, non stabilisce una norma perché non può farlo, ma sottolinea che la fecondazione eterologa non è auspicabile. Ciò mi sembra evidente e vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sulla scelta che una legge di questo genere implica. La scelta, l'angolo di visuale, come lo chiama la raccomandazione europea, è l'interesse del figlio. Ritorniamo a quell'essere umano che noi chiamiamo alla vita.
Voglio leggere una parte della raccomandazione che mi è sembrata veramente


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indicativa: «In altri termini, la procreazione artificiale può essere consentita nei limiti in cui non lede i diritti fondamentali dell'essere generato. Tali diritti sono quelli alla vita, all'integrità fisica, alla famiglia, alla propria identità genetica e psicofisica». Colleghi, con molta fatica e molta onestà - che io riconosco anche alla presidente Bolognesi - abbiamo cercato disperatamente di affrontare in Commissione gli articoli 4 e 5 del provvedimento in esame, facendo convergere interessi e motivazioni che non sono etici soltanto nel senso di una appartenenza religiosa ma anche, come ho cercato di sottolineare all'inizio, nel senso di una appartenenza antropologica all'essere umano, alla persona umana a tutti gli effetti e a tutto campo, attraverso quella che è la sua più profonda e seria motivazione biologica, psicologica ed indubbiamente, per tanti di noi, spirituale. Questi diritti sono propri dei bambini, dopo ma anche prima della nascita, raccomanda la risoluzione europea.
Come con riguardo alla manipolazione genetica, così anche in tema di procreazione artificiale, diviene indispensabile - ecco perché abbiamo cercato di lanciare il messaggio fin dall'inizio - definire, come si legge nella risoluzione, «lo statuto giuridico dell'embrione». A questo punto, colleghi, vorrei ricordarvi che la risoluzione della Comunità europea ha riportato degli studi. Ognuno qui si ammanta di scienza, ma la Comunità europea - alla quale stiamo accedendo, per così dire, con tutte le scarpe, perché vogliamo diventare uno Stato europeo a tutti gli effetti - ci dice che ci sono studi che portano ormai a certezze. Qui non si parla di ipotesi, di fatti strappalacrime, che naturalmente tutti avvertiamo dentro di noi. Se però ci abbandonassimo alla logica delle emozioni, ognuno di noi tirerebbe dalla sua parte. Io, cara amica e collega Maura Cossutta, tirerei disperatamente dalla parte del bambino, perché sento in maniera fortissima nella mia coscienza la necessità della protezione di questo esserino. Tutto questo, però, non deve portarci a questionare su un problema che, invece, è squisitamente giuridico. Peraltro, nel normare una questione che riguarda la vita è ovvio che si fissino dei paletti. Tanti anni fa mi è stato detto da un grande studioso - Dulbecco, faccio il nome - che lo scienziato deve andare avanti ma il legislatore deve porre dei paletti. È così; noi fissiamo dei divieti, ma tali divieti sono necessari come lo sono nella vita di una famiglia, in cui il divieto è qualcosa che ne rende solida la compattezza, in quanto il giovane che cresce ha bisogno di certezze anche nei divieti.
È sicuro allora che in una legge che stabilisce che alcune cose si potranno fare ed altre no si porranno dei divieti. Non è però che per questo una legge sia negativa. È ovvio che una legge introduca dei divieti e delle pene per chi superi quei paletti che sono stati fissati. Concludo leggendo però un'altra piccola parte della risoluzione della Comunità europea che ho già citato: «Il dono del seme maschile come dell'ovulo femminile non può essere equiparato ad un trapianto di organo o ad una trasfusione di sangue, perché non sostituiscono una parte del corpo, ma contraddistinguono un'intera persona, in modo totale, in ogni sua parte, anche nella sua psiche e perfino nella sua discendenza». Colleghi, quando si parla di famiglia si parla anche di ascendenza e discendenza, si parla cioè di quella certezza del proprio radicamento sociale nella società vista come collettività naturale, umana, quella alla quale siamo legati. Invito quindi anche gli amici verdi, con i quali conduco molte battaglie ambientaliste, a considerare che la prima difesa dell'ambiente è quella dell'ambiente uomo, perché è l'uomo che va difeso nella sua integrità totale.
Signor Presidente, temo che il provvedimento si avvii verso una fase difficile, ma combatteremo affinché il procedimento continui il suo iter e non permetteremo che il provvedimento stesso «esca» dal Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale - Congratulazioni).


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PRESIDENTE. Colleghi, devo informarvi che il tempo a disposizione del gruppo di forza Italia per il prosieguo del procedimento è esaurito.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Filocamo. Ne ha facoltà.
Onorevole Filocamo, le ricordo che dispone di cinque minuti.

GIOVANNI FILOCAMO. Signor Presidente, anzitutto desidero rinnovare, e se possibile accentuare, la mia stima, il mio riconoscimento e la mia ammirazione verso coloro che non la pensano come me, specialmente verso gli amici di forza Italia e dell'opposizione, perché stanno conducendo una battaglia con serietà, professionalità e soprattutto con dignità e sincerità. A tutti loro rinnovo la mia stima sincera e spero che altrettanta stima essi abbiano di me, che la penso diversamente; se così non è, però, non me ne dolgo, perché so che il loro comportamento è dovuto alla loro sincerità.
Devo però fare un appunto: non dovevano prestarsi alla richiesta di voto segreto, non perché quest'ultimo non sia consentito o non sia regolamentare, ma perché alimenta la politica dello spettacolo, della finzione, dell'ipocrisia, della scena e della scenografia. Secondo me, in Parlamento non deve esservi tutto ciò ma sincerità, consapevolezza e responsabilità di quel che si afferma, e ognuno deve farlo apertamente. D'altronde, voi sapete che neanche il segreto d'ufficio resta tale, perché le notizie vengono pubblicate dai giornali e nessuno, trattandosi di segreti, può sostenere che quelle parole e quegli episodi non si sono verificati, che sono falsi; in tal modo si alimentano la calunnia e la diffamazione.
Detto questo, veniamo al nocciolo della questione. Noi stiamo legiferando sulla procreazione medicalmente assistita. Dobbiamo partire da due elementi e principi fondamentali; anzitutto, che cosa il Parlamento e il Governo debbano dare al cittadino. Secondo la Costituzione, la legge fondamentale dello Stato, il Parlamento deve tutelare la salute del cittadino, nella quale rientra la procreazione. Cos'è la salute? Secondo una definizione dell'Organizzazione mondiale sanitaria, si tratta del benessere fisico, psichico, economico e sociale. Siamo sicuri che abbiamo già dato al cittadino il benessere sociale ed economico? Se non lo abbiamo fatto, non possiamo riferirci sempre ai poveri; se questi ultimi sono tali, la colpa è nostra e, se quindi non possono ricorrere alla procreazione assistita, ciò è dovuto al fatto che non abbiamo dato loro la salute economica e sociale.
Passiamo all'aspetto fisico e psichico: cos'è la procreazione? Si tratta di un'alta funzione del corpo umano, dell'essere umano, che può essere alterata o persa. La finalità che il Parlamento deve perseguire è restituire al corpo umano, all'uomo, all'essere umano, la possibilità di procreare. Come si procrea? Mettendo assieme una cellula maschile e una cellula femminile; le due cellule si incontrano, si uniscono e formano l'embrione, che poi dà origine all'essere umano. Siamo sicuri che con tale provvedimento andiamo verso questa direzione? Sicuramente no, perché la cosiddetta procreazione eterologa non è procreazione ma soltanto fecondazione artificiale. C'è una bella differenza tra procreazione e fecondazione artificiale. Dobbiamo dare la possibilità al cittadino di utilizzare non la fecondazione artificiale, ma la procreazione. Questo risultato si ottiene innanzitutto combattendo le malattie che portano alla sterilità. Siamo sicuri che abbiamo fatto di tutto per diminuire la sterilità? Lo sappiamo o no che il 70 per cento della sterilità è dovuta a fatti funzionali? Ciò significa che non viene riconosciuta la causa e quindi anche senza terapia quei soggetti possono avere figli a distanza di cinque o dieci anni. Abbiamo studiato tutto ciò, ma se non lo abbiamo studiato è il momento di farlo!

PRESIDENTE. Onorevole Filocamo, la prego di concludere.

GIOVANNI FILOCAMO. Per concludere, poiché dobbiamo procedere a modificare la legge fondamentale dei cittadini,


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ovvero la Costituzione, il metodo non è quello di far votare 300 o 400 deputati, anche se essi rappresentano il popolo italiano, bensì quello di far votare direttamente i cittadini attraverso un referendum chiedendo loro di scegliere tra procreazione e fecondazione artificiale. In tal modo la maggioranza dei cittadini potrebbe decidere sul tema della fecondazione artificiale eterologa.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Vorrei sapere come si intenda procedere, poiché gli interventi sull'articolo hanno rubato molto tempo al dibattito.

PRESIDENTE. Non hanno «rubato», ma hanno preso.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Sicuramente non è il termine più adatto, però lei può intuire che ciò impedisce di intervenire sugli emendamenti.

PRESIDENTE. Non vi sarà la possibilità di intervenire sugli emendamenti: era infatti noto sia il tempo a disposizione e sia che esso non sarebbe stato ampliato.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Non si possono concedere altri minuti ai gruppi?

PRESIDENTE. Abbiamo già concesso molto tempo. Ho già detto che non vi sarebbe stato altro tempo per la discussione degli emendamenti. Del resto, la saggezza del parlamentare implica la capacità di utilizzare i tempi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.

GLORIA BUFFO. Signor Presidente, bene ha fatto l'onorevole Mussi a ricordare a tutti noi che stiamo affrontando un problema molto sentito nella società, per tutelarla da speculazioni e manipolazioni e per difendere la salute e la dignità delle persone.
La salute è una questione di cui si parla troppo poco in questa nostra discussione. Invece, è il problema vero che, se non approveremo la legge, dovrà essere risolto subito con un atto del ministro della sanità. In quest'aula sono state espresse diverse posizioni. Una di queste è anche la mia e di altre colleghe e colleghi che giudicano restrittivo anche il testo al nostro esame. Se, infatti, si tratta di terapia della sterilità, è difficile negare l'accesso a questo rimedio ad una donna sola.
Il compito del Parlamento è quello di consentire a ciascuno in piena responsabilità - non solo dentro quest'aula - di esprimersi senza che sia violato un diritto umano fondamentale qual è quello alla procreazione.
La responsabilità è di ciascun cittadino e lo Stato non può per legge impedirgli di essere genitore. Il ministro Bindi, intervenuto ieri, ha detto che il Governo rispetterà le opinioni dei parlamentari, ma a noi mille deputati e senatori incombe l'obbligo di rispettare i 57 milioni di cittadini che rappresentiamo, sia quelli che vorranno agire secondo i principi che ispirano i miei comportamenti e le mie convinzioni, sia quelli che vorranno rispettare e condivideranno i principi e i comportamenti illustrati dall'onorevole Mantovano.
Non abbiamo ricevuto il mandato di sostituirci alle coscienze dei nostri elettori e di decidere per loro se un cattivo genitore è quello che non è sposato oppure quello sposato ma assente quando si tratta di occuparsi dei figli. Partiamo per una volta da noi. In quest'aula, anche noi parlamentari, cattolici e no, faticosamente, felicemente, facciamo le nostre scelte di vita: ci sposiamo, a volte ci separiamo, facciamo figli amatissimi, chi dentro e chi fuori dal matrimonio, oppure non li facciamo, e questo accade in tutti gli schieramenti. Come possiamo pensare di negare ai nostri concittadini, con la pesantezza di una legge, la libertà che


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riserviamo a noi stessi? Con quale coraggio ridaremo serietà, credibilità alla funzione della politica e anche dello Stato, discriminando o trattando da sudditi minorenni coloro che noi rappresentiamo?
Non c'è alcun ottimismo tecnologico nella posizione che io rappresento, ma un contatto con la società, già cambiata, e il rifiuto dell'ipocrisia, che purtroppo, secondo me, c'è in molte posizioni. C'è un'ansia diffusa, nella società e anche tra alcuni colleghi che qui hanno parlato, sulla sostituzione dell'uomo, del suo patrimonio genetico, ma - mi rivolgo all'onorevole Mantovano - non è la fecondazione eterologa quella che sostituisce e non cura; tutte le tecniche di procreazione assistita sostituiscono la sessualità e non guariscono dalla sterilità, proviamo qualche volta a dirci anche delle verità.
Non è con i divieti che esorcizzeremo i problemi che le tecnologie introducono nelle nostre vite - l'ha detto bene prima di me l'onorevole Maura Cossutta - né con il richiamo, che rischia di essere regressivo, al sangue, all'essere padri solo se il patrimonio genetico del figlio è quello del padre. Per fortuna, abbiamo acquisito, con la cultura, le leggi, le sentenze della Corte costituzionale, il concetto che essere genitori va oltre il dato strettamente biologico. Chi non si fida delle donne, anzitutto, e poi degli uomini che, per desiderio di un figlio, affrontano una strada difficile manda un messaggio di sfiducia all'intera società, ricordiamocelo.
Anche all'onorevole Soro - che dice di non ispirarsi a scelte religiose, peraltro sarebbe rispettabilissimo farlo, ma a principi propri, altrettanto rispettabili - immagino prema rappresentare quelle donne e quegli uomini che sono stati feriti ingiustamente dalle dichiarazioni di un altissimo prelato, che qualche settimana fa ha affermato che le famiglie di fatto sono una delle peggiori piaghe della società e una disgrazia grave per i figli. Per quelle ferite, chi ha levato una voce, chi ha spiegato pacatamente che milioni di bambini italiani sono voluti, amati e accuditi da genitori non sposati? E davvero si fa l'interesse del nascituro decidendo per legge che tanti bambini non potranno nascere perché chi li desidera non è sposato?
Io credo che chi scrive una legge debba alzare la testa da questi banchi e prepararsi a rispondere anche a queste domande. Non è vero, colleghi, che qualsiasi legge va bene e non è vero che qualsiasi legge è meglio del far west, perché non è questa l'alternativa che abbiamo di fronte. Alla situazione attuale si può rispondere con una legge rispettosa, che regoli l'attività dei centri, o con un atto del ministro della sanità, oppure con una legge punitiva, «proibizionista» diceva ieri l'onorevole Mussi.
Noi ci batteremo - io, che sono insoddisfatta del testo qui approvato, insieme all'onorevole Mussi, che lo considera buono ma non stravolgibile, e, spero, insieme a tanti altri colleghi - perché ci sia o una buona legge, rispettosa, o un intervento del ministro della sanità e questo per rispetto di tutti i cittadini, qualsiasi cosa essi pensino.

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