Seduta n. 478 del 4/2/1999

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(Aiuti italiani all'Albania)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Tatarella n. 2-01595 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).


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L'onorevole Selva, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, per l'illustrazione di questa interpellanza adotterò un metodo che suscitò l'ironia napoletana di Giovanni Leone, illustre Presidente di questa Camera quando sedevo, alla fine degli anni cinquanta, nelle tribune della stampa. Al termine di una lunga seduta egli fece questa battuta: «Questo non è un Parlamento, questo è un "Leggimento"». Farò mia questa battuta di Giovanni Leone, leggendo.
«Avevano chiesto proprio quei fuoristrada Pajero, perché pare che gli albanesi nelle trattative siano anche capricciosi. Noi li abbiamo accontentati inviando a Tirana una carovana di 25 Pajero: pazienza se ci sono costati 60 milioni l'uno, almeno però adesso la polizia albanese ha i mezzi per muoversi, o no? Nel giro di pochi mesi il gentile omaggio dei Pajero è sparito: solo 5 sono rintracciabili, gli altri 20 chissà che fine hanno fatto; il sospetto è che siano stati venduti.
Come i fuoristrada, gran parte del materiale che mandiamo al di là dell'Adriatico prende vie traverse. "La Comunità europea - dice un funzionario norvegese - è molto generosa verso l'Albania, ma è come buttare i soldi in un pozzo nero". Chissà quanto è costata la centrale operativa della polizia regalata dal nostro Ministero dell'interno. È bellissima: peccato che non funzioni, perché gli agenti di Tirana non hanno auto con il collegamento radio e perciò è perfettamente inutile e, anche se ci fosse il collegamento radio, sarebbe inutile lo stesso, perché la polizia albanese non ha archivi, né su carta, né su computer; non li ha e non li vuole. "Questi non ci servono" - hanno detto al ministero dell'interno quando sono arrivati i computer dall'Italia - e se li sono portati a casa i funzionari. Per capire come vanno le cose da queste parti, basta fare una capatina negli scantinati del ministero. Ci sono magazzini pieni di ogni ben di Dio: posate d'argento, vassoi, porcellane cinesi, tutta roba comprata con i soldi della comunità internazionale allo scopo di rendere un po' più accoglienti per gli ospiti stranieri i grigi palazzi del potere. Poi, questi tesori sono stati dimenticati e, un pezzo per volta, spariscono: se regali 200 mila lire ad un fattorino, ti porti via quello che vuoi.
Non hanno avuto miglior sorte le 100 auto Bravo inviate dal nostro Governo: una buona metà di queste autovetture è fuori uso, perché mancano i pezzi di ricambio; le altre servono in gran parte a scarrozzare mogli e figli di funzionari. Se poi vogliamo parlare delle 200 mila divise spedite da Roma, è una fortuna se ne circolano ancora qualche centinaio addosso a soldati e poliziotti.
Contro le bande criminali - ha ripetuto più volte il nostro ministro dell'interno, Rosa Jervolino Russo - non possiamo agire direttamente, ma dobbiamo rafforzare la polizia albanese. Con il compito di addestrare agenti, vivono a Tirana 16 nostri ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, della polizia e della Guardia di finanza. Qualche settimana fa erano molto soddisfatti: avevano completato la preparazione di 280 poliziotti, fra cui anche qualche ufficiale, ma, all'improvviso, il funzionario che aveva preso accordi per l'addestramento è cambiato ed al nuovo non importa "un fico secco". Di quegli agenti ben istruiti, 21 si sono persi nel nulla, 11 li hanno dirottati verso servizi burocratici, 43 sono stati giudicati di troppo e mandati in congedo.
I nostri uomini avevano anche addestrato un gruppo di 26 poliziotti di frontiera destinati al porto di Durazzo. Quando sono arrivati si sono messi a lavorare per bene, come era stato insegnato loro. Il capo della polizia locale non aveva mai visto nulla del genere e non voleva vederlo: ha licenziato i 26 agenti, sostituendoli con altri più docili. "D'altronde - dice rassegnato un funzionario italiano - qui ognuno fa come gli pare e capita che un commissario mandi a casa di colpo tutti i suoi agenti e arruoli cugini, nipoti e parenti vari".
Sono 23 i paesi europei che mantengono a Tirana consiglieri e addestratori: il


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risultato è un caos totale. "Per esempio - racconta un tedesco - norvegesi e danesi si odiano: i primi vanno a proporre un progetto, poi arrivano gli altri e ne propongono uno diverso. Gli albanesi ascoltano e scelgono i piani di chi offre più soldi. A loro, in realtà, dei progetti di addestramento e di miglioramento sociale non importa nulla; vogliono solo soldi. Se ci permettiamo di suggerire come utilizzarli, si ribellano". "Ecco - dicono - siete venuti con la mentalità degli invasori".
Chi lavora qui da mesi considera completamente inutili gli sforzi della comunità internazionale. "L'unica salvezza - dicono i francesi - sarebbe un protettorato temporaneo europeo per rimettere a posto le cose". È logico che la malavita ingrassi e detti legge. Si vedono in giro per le strade lussuose Mercedes e ci si domanda come la gente se le possa permettere: la spiegazione è che sono tutte rubate. Le vendono a 20 mila dollari - poco più di 30 milioni di lire - e nel prezzo sono compresi anche i documenti falsi. Nessuno potrà mai provare che non sono autentici perché non esiste un archivio della motorizzazione. Un regolare importatore delle Mercedes vendeva quelle della classe S per 150 milioni: nessuno gliele comprava e adesso mette la pubblicità sui giornali per far sapere che è disposto a cederle per cento milioni. Non potrà mai competere con i prezzi dei ladri!».
Questo testo non l'ho scritto io, ecco perché ne ho dato lettura; l'ha scritto Marco Nesi sul Corriere della Sera. Io adesso aspetto di sapere, senza alcun pregiudizio favorevole o sfavorevole nei confronti di un collega della mia professione, quali delle cose che ho riportato sommariamente nell'interpellanza rispondano a verità perché, delle due, l'una: o questo giornalista ha condotto un'inchiesta giornalistica da cui sono emerse soltanto bugie ovvero si tratta di una situazione che dovrebbe indurre il Governo italiano ad una più accurata distribuzione ed utilizzazione dei mezzi che inviamo in Albania.
Aspetto con grande curiosità la sua risposta, onorevole sottosegretario.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri ha facoltà di rispondere.

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Inizio dall'ultimo punto dell'interpellanza. Immagino che l'onorevole Selva abbia voluto riferirlo, con ironia volutamente provocatoria...

GUSTAVO SELVA. Ho letto un articolo!

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Mi riferivo al testo dell'interpellanza. Purtroppo non potevo conoscere in anticipo il testo dell'articolo.

GUSTAVO SELVA. Male, male! Lei sta parlando di un documento parlamentare!

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Mi riferisco all'ipotesi del protettorato internazionale e per questo ho detto «ironicamente provocatoria», nel senso che, come le è probabilmente noto, questa proposta non esiste da nessuna parte, nemmeno da parte dei francesi, né viene discussa in alcuna sede internazionale. Il Governo italiano ritiene che non possa essere presa in considerazione, se non come voluta provocazione.
Detto questo, il Governo italiano sa bene che la situazione in Albania è difficile e che è ancora più difficile è la ricostruzione delle istituzioni, dell'economia e della legalità. Davvero qui nessuno, onorevole Selva, nega che questa condizione sia difficile e che altrettanto difficile sia il processo; però non vediamo alternative ad uno sforzo di collaborazione sempre più intensa e rigorosa con le autorità albanesi, con la società albanese anche nel controllo comune circa l'utilizzazione degli aiuti internazionali. Non si vede alternativa a questa linea che, ripeto, è faticosa, complessa e probabilmente presenta diverse maglie che è difficile verificare, controllare e seguire rispettando la dignità, come si conviene, del popolo e delle autorità albanesi.


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Passando ad alcuni punti specifici, riferirò quanto segue: la nostra missione interforze di polizia a Tirana, che comprende - come lei diceva - polizia, carabinieri e Guardia di finanza, riferisce che non corrispondono alla realtà le indicazioni fornite anche da alcuni organi di stampa circa l'impropria destinazione o la scomparsa di mezzi di trasporto consegnati da parte italiana alla polizia albanese.
Sempre secondo questa nostra fonte, le centrali operative funzionano pressoché normalmente e permettono di stabilire i collegamenti tra le centrali operative stesse e le autovetture in dotazione alla polizia. Probabilmente non si tratta del cento per cento ma ho ragione di ritenere che questa fonte sia per il Governo della massima fiducia.
Inoltre il personale della polizia albanese che viene addestrato in Italia - attenzione! - svolge in genere, salvo eccezioni, funzioni corrispondenti alle specializzazioni acquisite. Casi di mancato o improprio impiego di detto personale sarebbero alquanto limitati; alcuni riguardano spesso dipendenti della polizia albanese che hanno seguito corsi organizzati da altre istituzioni a Tirana.
Per quelli che vengono, invece, formati in Italia e seguiti dal nostro centro interforze, che ha sede ed opera in Albania, risulterebbe che siamo in presenza di una certa resa di questo sforzo, salvo eccezioni.
Per quanto riguarda le forniture alla polizia e, in generale, per l'ordine pubblico - che si basano sugli accordi stipulati con l'Albania, in particolare quello del 10 novembre scorso - posso fornire i seguenti dati: sono stati forniti - per quanto riguarda i mezzi automobilistici - venticinque carri Iveco, quaranta autovetture Fiat Brava, quaranta fuoristrada Mitsubishi, dieci fuoristrada blindati Magnum e alcuni ricambi.
Per quanto riguarda i materiali di equipaggiamento, sono state fornite millecinquecento tute, mille caschi e mille giubetti antiproiettile, nonché materiali di casermaggio per un valore di 400 milioni di lire.
Passando agli apparati per le telecomunicazioni - cui si è fatto riferimento - i protocolli di intesa prevedono la realizzazione di reti radio e relative sale operative nella capitale e in altre dodici città albanesi, nonché, negli uffici di polizia dipendenti.
Il programma prevede, inoltre, la realizzazione di una rete in ponte radio nel nord del paese, i cui lavori hanno già avuto inizio nel gennaio dell'anno scorso. È compresa, poi, una rete informatica.
Sono stati, inoltre, inviati i seguenti materiali: trentotto apparati radio fissi, cinquantadue veicolari, trenta portatili, cinque ripetitori. È stato inviato anche altro materiale del quale possiedo l'elenco, ma di cui risparmio la lettura.
Sempre secondo le informazioni di cui disponiamo dal nostro centro interforze e dai nostri organi politici locali - l'ambasciata italiana e la delegazione diplomatica speciale - sappiamo che, in generale, con gli sforzi ovviamente necessari, il lavoro viene seguito con la massima attenzione. Non si deve, però, pensare che non vi siano eccezioni e maglie larghe, perché la situazione è difficile; tuttavia, le autorità italiane - in accordo e in collaborazione con le autorità albanesi - vigilano con la consapevolezza della realtà della situazione.
Infine, faccio un accenno alla cooperazione allo sviluppo che, in base ad un accordo già firmato per il triennio 1998-2000, prevede 30 miliardi in dono e 180 miliardi a credito di aiuto.
Occorre specificare che tali erogazioni vengono effettuate, essenzialmente, in base a progetti preventivamente approvati in Italia e su cui vigila una unità tecnica locale della cooperazione italiana, con sede in Albania.
Gli aiuti - nella misura in cui vengono erogati e tenuto conto che in una prima fase si è avuta una certa difficoltà nell'erogazione proprio perché i progetti non pervenivano adeguatamente preparati -


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vedono la collaborazione della Banca mondiale e di altri organi internazionali di donatori.
Ho già fatto riferimento al fatto che a sovrintendere al tutto, per il Ministero degli esteri, provvede sia l'ambasciata d'Italia, sia la delegazione diplomatica speciale.
Concludo, riprendendo il senso dell'interpellanza degli onorevoli Selva e Tatarella, laddove esprime un richiamo pressante al Governo e alle autorità italiane ad esercitare il massimo di vigilanza sull'utilizzazione di questo consistente sforzo finanziario. In questo senso l'interpellanza è sempre benvenuta. Lo stimolo alla vigilanza è più che apprezzabile. Rispondo assicurando che il Governo e le autorità italiane sono consapevoli della difficoltà del processo di ricostruzione della normalità e seguono pertanto con particolare attenzione la questione.

PRESIDENTE. L'onorevole Selva ha facoltà di replicare.

GUSTAVO SELVA. A me dispiace che i giovani che seguivano la seduta dalle tribune riportino forse a casa due impressioni negative: la prima è che durante lo svolgimento delle interpellanze siamo in pochi in quest'aula e la seconda è che a domande ben precise vengono date risposte di carattere generale.

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Questa volta no!

GUSTAVO SELVA. Io ho posto domande precise, con dati numerici: le 35 Pajero che fine hanno fatto? Ha ragione Marco Nesi ad affermare che 20 sono subito sparite e le altre non si sa dove siano?
Nella risposta lei ha usato un verbo che le ricordo: ha detto «noi abbiamo fornito». Non ho alcun dubbio sul fatto che il Governo italiano abbia fornito alcuni beni e lei ci ha riferito addirittura altri dati: 1.500 equipaggiamenti, 1.000 caschi, materiale di casermaggio per 400 milioni, e così via. Io volevo sapere, però, dove tutto questo sia finito.

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Io ho detto che non sono scomparsi!

GUSTAVO SELVA. No, signor sottosegretario, lei non mi ha risposto in merito all'argenteria...

RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Allora lei vuole che non si risponda mai!

GUSTAVO SELVA. ...alle centrali telefoniche, e così via. Lei ha detto che la nostra delegazione, alla quale è affidato il compito di vigilare sull'impiego dei beni ricordati, ha fornito queste notizie molto generiche, ma sul merito specifico dell'inchiesta giornalistica fatta dal mio collega Marco Nesi, che ho letto testualmente in quest'aula, lei non mi ha risposto. Mi meraviglio davvero che un sottosegretario per gli affari esteri non legga il Corriere della Sera e non abbia saputo, se non da un atto parlamentare, notizie in merito a fatti precisi. Devo dire la verità, mi meraviglia moltissimo: il Corriere della Sera è il più diffuso quotidiano italiano, letto in Italia e all'estero!
Lei ha risposto con l'indicazione di alcune forniture, che io non metto in dubbio, ma l'interpellanza tendeva a sapere, ripeto, in relazione ai dati che sono scritti nero su bianco e che rimarranno agli atti della Camera dei deputati, che fine abbiano fatto alcuni beni.
Lei si è limitato - e naturalmente io sono del tutto insoddisfatto - a dire che il nostro è stato un contributo di stimolo e di ciò la ringrazio, ma se di questo stimolo lei farà l'uso che mi sembra sia stato fatto finora di simili stimoli, abbiamo poco da attenderci.
Credo che al Governo albanese dovremmo dare un aut aut: i doni ed i prestiti che facciamo devono essere destinati agli scopi per i quali sono stati inviati, altrimenti non glieli dobbiamo più dare. Infatti, se quanto noi diamo viene venduto al mercato nero (se, ad esempio, le Pajero vengono vendute ai trafficanti di droga, perché sono i soli ad avere i soldi),


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credo che il contribuente italiano si dispiaccia moltissimo per come vengono impiegati i soldi con i quali paga le imposte.
Tutto ciò sarà oggetto di una mozione che il mio gruppo si riserva di presentare.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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