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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 , nel testo delle Commissioni, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 5809 sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Peretti 4.1 e Radice 4.2; esprimono parere favorevole sull'emendamento Casinelli 4.3 e parere contrario sull'emendamento Formenti 4.4. Le Commissioni invitano a ritirare l'emendamento Scalia 4.15, altrimenti il parere è contrario. Il parere è contrario sull'emendamento Giordano 4.5. Per l'emendamento Formenti 4.6, propongo una riformulazione nel senso di sostituire le parole «organismi esterni» con le seguenti «enti ed amministrazioni pubbliche esterne», altrimenti il parere è contrario.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, non accetto la riformulazione dell'emendamento Formenti 4.6, di cui sono cofirmatario.
PRESIDENTE. Sta bene. Prego onorevole relatore.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Propongo altresì la riformulazione dell'emendamento Casinelli 4.7, nel senso di aggiungere dopo la parola «aggiornare» la parola «periodicamente».
CESIDIO CASINELLI. Signor Presidente, accetto tale riformulazione.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Casinelli.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Signor Presidente, le Commissioni sono contrarie all'emendamento Bono 4.8; invitano a ritirare l'emendamento Boccia 4.9, altrimenti il parere è contrario. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Formenti 4.10 e Giordano 4.11. Esprimono parere favorevole sull'emendamento 4.20 del Governo e, infine, parere contrario sugli emendamenti Formenti 4.12, Giancarlo Giorgetti 4.13 e Bono 4.14.
PRESIDENTE. Il Governo?
RAFFAELE MORESE, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 320
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Casinelli 4.3, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 324
Passiamo alla votazione dell'emendamento Formenti 4.4.
FRANCESCO FORMENTI. Signor Presidente, noi chiediamo che venga inserito il riferimento alla normativa di legge sugli appalti perché diversamente non si capirebbe l'ambito di applicazione; occorre chiarire, cioè, che il finanziamento è riservato alle opere pubbliche facenti capo alla legge n. 109 sugli appalti.
PRESIDENTE. Il relatore conferma il parere contrario sull'emendamento Formenti 4.4?
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Il Governo?
RAFFAELE MORESE, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Il Governo concorda con il relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 328
Passiamo alla votazione dell'emendamento Scalia 4.15. I presentatori dell'emendamento accolgono l'invito al ritiro?
GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, insisto per la votazione dell'emendamento Scalia 4.15, di cui sono cofirmatario, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, questa volta non intendiamo ritirare il nostro emendamento e chiediamo al relatore di ripensare il suo parere contrario. Si tratta di stabilire una priorità per quei tipi di investimento che, nella nostra proposta, hanno una qualificazione di rispetto ambientale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile. Ritengo che se gli studi di fattibilità offrono una serie di garanzie, ormai sempre più richieste dalle normative europee, quali ad esempio la qualificazione di tipo ambientale di tutti gli investimenti, esse debbano avere una priorità. Non è sufficiente uno studio di fattibilità generico, quindi, a nostro avviso, è indispensabile verificare la qualità ambientale dell'investimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 323
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Giordano 4.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 323
Passiamo alla votazione dell'emendamento Formenti 4.6, sul quale è stato espresso parere contrario.
FRANCESCO FORMENTI. Signor Presidente, il comma 3 dell'articolo 4 obbliga le amministrazioni proponenti, per le opere il cui costo è superiore a 100 miliardi, a sottoporre i relativi studi a valutazione economica. Non si capisce, quindi, la seconda parte del periodo, laddove si prevede: «o, su richiesta, da parte di organismi esterni alle stesse». Se si obbligano le amministrazioni ad una valutazione, non si capisce bene cosa debbano proporre gli organismi esterni. Infatti, l'amministrazione è già obbligata, sulla base di tale comma, a fare la valutazione economica e gli organismi esterni non possono obbligarla a fare niente di diverso rispetto a quanto previsto dalla norma in oggetto. Pertanto, chiediamo la soppressione di tale parte.
ALBERTO ACIERNO. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, se non ricordo male, quando il relatore ha espresso il parere sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 4, ha fatto una proposta di riformulazione dell'emendamento Formenti 4.6. Quando siamo passati a tale emendamento, lei ha riportato soltanto il parere contrario, non rispondente al parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, l'onorevole Giancarlo Giorgetti aveva chiarito di non accettare la riformulazione.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, si tratta del solito problema. Il primo firmatario dell'emendamento è l'onorevole Formenti; vi è stato un invito alla riformulazione e, nel momento in cui siamo passati alla votazione dell'emendamento Formenti 4.6, lei ha riferito il parere contrario del relatore per la maggioranza, omettendo di rivolgere la richiesta di riformulazione all'onorevole Formenti che è il primo firmatario, mentre l'onorevole Giancarlo Giorgetti è l'ultimo firmatario.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, un giorno dobbiamo incontrarci per fare un corso parallelo di diritto parlamentare.
FRANCESCO FORMENTI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO FORMENTI. Signor Presidente, quando lei in precedenza ha chiesto all'onorevole Giancarlo Giorgetti se accettasse la riformulazione, io gli ho suggerito di riferire che intendevamo mantenere il nostro testo.
PRESIDENTE. Sta bene. Onorevole Acierno, in ogni caso, quando vi è una pluralità di presentatori occorre l'adesione di tutti alla richiesta di riformulazione.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, concordo con lei. Allora, a maggior
ragione, visto che c'è un invito alla riformulazione, bisognerebbe chiedere a tutti i firmatari se vi aderiscano o meno.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Signor Presidente, mi permetto di insistere con i presentatori dell'emendamento 4.6 affinché riflettano ancora sulle motivazioni che mi hanno spinto a chiedere la riformulazione.
PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, se avete bisogno di un po' di tempo, e non essendovi obiezioni, possiamo per ora accantonare l'emendamento Formenti 4.6, che sarà votato dopo gli altri emendamenti.
GUIDO POSSA. Posto che l'aggiornamento ISTAT va fatto periodicamente, bisogna fissare la scadenza. È opportuna la previsione fissata in Commissione, che è annuale, mentre non è opportuno usare l'avverbio «periodicamente» perché è troppo generico. Ricordo che dal Senato il testo era pervenuto senza un'indicazione precisa, che poi è stata inserita in Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 327
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 4.8.
NICOLA BONO. Signor Presidente, l'articolo 4 aveva un obiettivo condiviso e corretto, quello di intervenire su una norma relativa al fondo rotativo per la progettualità, istituito con la legge finanziaria del 1996, che in tutti questi anni non ha prodotto effetti perché non offre sufficienti garanzie agli amministratori degli enti locali. Ciò significa che, quando i progetti preliminari finanziati con questo fondo non venivano ammessi al finanziamento definitivo, gli amministratori rischiavano di risponderne in prima persona. Con l'articolo 4, di cui il gruppo di alleanza nazionale condivide gli obiettivi, si è posta una soluzione definitiva a questo problema e si è deciso di intervenire nei confronti dei progetti preliminari con contributi a fondo perduto. Il problema nasce dal fatto che la copertura finanziaria dell'articolo è del tutto insufficiente a farlo divenire uno strumento strategico ai fini della creazione di quel parco progetti che rappresenta il grande limite del nostro paese, soprattutto delle
aree depresse dal punto di vista della capacità di utilizzo dei fondi sia europei sia nazionali.
FURIO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FURIO COLOMBO. Signor Presidente, voglio chiedere a lei e all'intera Assemblea che cosa possa voler fare un fotografo inquadrando i nostri lavori con un obiettivo da mille. In questo non c'entra nulla la libertà di informazione, ma si interferisce costantemente nei nostri lavori, anche quando leggiamo, facciamo annotazioni o passiamo eventualmente biglietti da una postazione all'altra dell'aula. Sta accadendo qualcosa che è certamente al di fuori di ogni regola.
PRESIDENTE. Onorevole Colombo, questo problema è già stato sollevato ed ha avuto una risposta dal Presidente Violante; pertanto, mi debbo attenere a tale risposta: quando i lavori dell'Assemblea sono pubblici, non vi sono limitazioni a tale tipo di pubblicità.
BEPPE PISANU. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU. Signor Presidente, intervengo per sollevare una delicata questione, per un dovere di lealtà politica nei confronti della maggioranza e di chi presiede i lavori di questa Assemblea.
Il disegno di legge al nostro esame è stato esaminato dall'altro ramo del Parlamento in quattro mesi di tempo; questa Camera, invece, ha avuto a disposizione soltanto venti giorni, comprese le ferie pasquali.
PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, mi viene riferito - perché io non ero presente - che la proposta di iniziare l'esame del provvedimento il giorno 19 sia stata avanzata nella Conferenza dei presidenti di gruppo dall'onorevole Rubino (Proteste del deputato Rubino). Onorevole Rubino, così mi è stato riferito, ho premesso che io non ero presente.
ELIO VITO. Ma le deleghe?
PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, l'articolo in discussione non contiene deleghe: il suo può essere considerato un annuncio a futura memoria.
BEPPE PISANU. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU. Signor Presidente, sono intervenuto perché il mio gruppo si era lealmente impegnato con il Presidente della Camera ad informare puntualmente l'Assemblea, motivandone le ragioni, di ogni atto ostruzionistico che avesse deciso di compiere. Pertanto, il mio intervento è giustificato dalla nostra lealtà nei confronti della Presidenza e della maggioranza parlamentare.
ALESSANDRO RUBINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO RUBINO. Signor Presidente, vorrei chiarire che nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo il Presidente Violante ci sottopose la questione dell'urgenza del provvedimento al nostro esame. I rappresentanti dei gruppi del Polo si opposero, il gruppo di forza Italia per primo: quindi, non siamo stati noi a proporre di iniziare l'esame del provvedimento il 19 aprile. Successivamente, l'Assemblea approvò la proposta di dichiarazione di urgenza del provvedimento e fu indicato il 19 aprile come primo giorno utile per iniziarne l'esame.
PRESIDENTE. Onorevole Rubino, le ricordo, per correttezza, che l'onorevole Pisanu ha trattato due questioni. In primo luogo, ha ricordato il poco tempo a disposizione per l'esame del provvedimento; in secondo luogo ha affrontato il problema delle deleghe. Il mio richiamo faceva riferimento alla prima.
MAURIZIO GASPARRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, l'onorevole Pisanu ha posto un problema rilevante rivolgendosi, altresì, ai colleghi dell'opposizione, ma non solo. Il mio gruppo condivide la preoccupazione per l'eccesso di deleghe richieste: un problema non certamente nuovo creato dalla maggioranza di centro sinistra. Voglio ricordare l'abuso realizzato in occasione dell'esame di precedenti leggi finanziarie: in quelle occasioni, il mio gruppo arrivò addirittura ad abbandonare l'aula non per disaffezione nei confronti del Parlamento o della democrazia, ma per contestare l'uso che il centrosinistra ha poi fatto prevalere in tutte le sue scelte di chiedere continuamente deleghe, soverchiando il Parlamento. Il Governo ha chiesto deleghe in bianco su tutto, anche sull'applicazione delle leggi Bassanini.
maggioranza debbano seriamente meditare per porre fine a queste prepotenze che non si esprimono solamente attraverso la compressione dei tempi, ma anche attraverso la compressione del diritto di espressione che stanno imponendo al Parlamento. Tale questione di democrazia e di libertà non deve essere sottovalutata e ritengo giusto protestare, entro i limiti concessi dalla stessa democrazia, contro questi abusi (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI. Presidente, parlo a nome del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Come è stato accennato, quello delle deleghe è un problema non nuovo e su cui la maggioranza si era impegnata a ravvedersi, cosa che però non è avvenuta.
CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, mi vorrei rivolgere ad alcuni autorevoli esponenti della maggioranza che hanno sollevato proprio il problema cui ha fatto riferimento l'onorevole Pisanu. Gli onorevoli Biasco e Benvenuto...
PRESIDENTE. Onorevole Prestigiacomo, la prego gentilmente di non voltare le spalle alla Presidenza! La ringrazio. Prosegua pure, onorevole Giovanardi.
CARLO GIOVANARDI. Stavo dicendo che gli onorevoli Biasco e Benvenuto hanno tratteggiato, da par loro, il problema di cui stiamo discutendo. In particolare, l'onorevole Benvenuto si è lamentato del fatto che le Commissioni permanenti siano ormai svuotate del loro potere legislativo, mentre l'onorevole Biasco, autorevole presidente di una Commissione bicamerale, ha sostenuto una tesi audace, da me non condivisa, ossia che di fatto ormai è il Governo che deve fare le leggi e che il Parlamento deve limitarsi ad una funzione di controllo, magari di stimolo, e che vi è stato uno spostamento di poteri tale per cui sono le Commissioni bicamerali che devono esprimere i pareri e fare da stanza di compensazione nei rapporti con le forze sociali. Una ipotesi, questa, suggestiva, in teoria condivisibile, ma che però ha un limite: la Costituzione italiana vigente non prevede questo, ma lascia ancora al Parlamento il potere legislativo.
costituzionalità, a proposito della cosiddetta legge Turco-Napolitano, fosse nel fatto che la delega ivi contenuta è in bianco, illimitata.
MAURO GUERRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO GUERRA. Signor Presidente, mi pare che il presidente Pisanu abbia posto due questioni: la prima riguarda la congruità dei tempi riservati alla Commissione e all'Assemblea sull'esame dei provvedimenti. Si è riferito, in particolare, alla diversità di tempo dedicato dal Senato, che ha potuto lavorare a lungo su questo provvedimento, con il risultato di inserire numerosi articoli in corso d'esame, rispetto a quello che si è potuto, invece, impiegare nell'esame alla Camera.
e riconosco - che vi è un problema: con la riforma del 1997 si è cercato di potenziare l'istruttoria legislativa, stabilendo di produrre una quantità minore di norme ma di redigerle meglio. A questo scopo abbiamo costituito il Comitato per la legislazione e abbiamo previsto il potenziamento di tutta la fase istruttoria, in particolare nelle Commissioni. Ci siamo resi conto, strada facendo, che sussiste un problema se una parte della produzione normativa di questo Parlamento non percorre quella che abbiamo tracciato come una strada all'interno della quale l'istruttoria legislativa può compiersi adeguatamente.
PRESIDENTE. Onorevole Guerra...
MAURO GUERRA. ...le stesse difficoltà - concludo Presidente - ed ha le stesse procedure previste per provvedimenti di grande rilevanza, che magari contengono delle deleghe. Anche su questo dobbiamo ragionare ed anche su questo stiamo lavorando. Peraltro, abbiamo articoli nei quali non sono contenute deleghe. Si può ragionare sul merito delle singole questioni esistenti e da parte nostra vi è l'impegno - come c'è stato fino ad oggi - a continuare nella Giunta per il regolamento e negli organismi competenti della Camera il lavoro per provare a dare
risposte anche alla questione che è stata sollevata in quest'aula.
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei ricordare alla Camera che il primo articolo del disegno di legge al nostro esame che prevede una delega è l'articolo 39 e che noi siamo adesso all'articolo 4.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Presidente, la ringrazio per la cortesia e per quanto ha ricordato poc'anzi. Vorrei però avanzare una proposta operativa al presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Vito, ne parleremo a proposito dell'articolo 58.
ELIO VITO. No, signor Presidente, ne parliamo ora perché stiamo intervenendo sull'ordine dei lavori. Noi vorremmo che la maggioranza non attendesse la mancanza del numero legale al momento dell'esame dell'articolo 39, come lei ricordava, ma che, ora che siamo in tempo, intervenisse chiedendo la sospensione dell'esame del provvedimento e presentando nuove proposte che vengano incontro non solo all'opposizione, ma all'intero Parlamento.
previo confronto con le organizzazioni sindacali più rappresentative. Pertanto, in questa materia il Parlamento non deve più deliberare, ma il sindacato sì! Il Governo non si deve confrontare con le Camere, con le Commissioni parlamentari competenti, ma con i sindacati!
PRESIDENTE. Abbiamo fatto una lunga discussione su una questione importante che, però, non è di immediata applicazione; ciò significa che vi è il tempo per riflettere.
GIAN FRANCO ANEDDA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, dopo averne molto parlato potrebbe apparire un fuor d'opera tornare sull'argomento. Mi hanno spinto a farlo le considerazioni del collega che ho ascoltato testé. Egli ha disegnato una ipotesi di istruttoria legislativa quale sarà, quale ci auspichiamo che possa essere e quale vorremmo che sia.
potere e la facoltà di emanare un decreto legislativo, di modificarlo nel giro di pochi mesi, di integrarlo (in forza di una nuova delega) nel giro dei mesi successivi!
FRANCESCO BONATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONATO. Signor Presidente, anche noi condividiamo la sostanza dell'intervento dell'onorevole Pisanu: già ieri, in un intervento, avevamo perso due degli strabilianti otto minuti a nostra disposizione nella discussione generale sul provvedimento per evidenziare questo sintomo di degenerazione della democrazia parlamentare italiana: il contingentamento dei tempi, ed anche del ruolo del Parlamento, costituisce, assieme al ricorso ai decreti legislativi, un elemento che impedisce una partecipazione effettiva dei parlamentari su questioni di basilare importanza, come appunto i provvedimenti collegati alla legge finanziaria che determinano la politica economica per un intero triennio.
bypassare lo stesso Parlamento con il ricorso ai decreti delegati, per i quali il Parlamento non è più chiamato ad esercitare nemmeno quel ruolo notarile con l'atto della registrazione.
GAETANO VENETO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETANO VENETO. Signor Presidente, mi dispiace intervenire raffreddando una discussione così importante, almeno all'apparenza, sui problemi della delega e dei poteri del Parlamento rispetto a quelli del Governo. Tuttavia, sento il bisogno di farlo e chiedo scusa ai colleghi perché ella, Presidente, non ha dato alcuna risposta alla giusta lamentela del collega Furio Colombo in relazione al cannone da mille millimetri che vedo puntato verso di noi. Il problema è che il Presidente Violante non ha fornito alcuna risposta all'osservazione del capogruppo Mussi di qualche giorno fa che, in sostanza, diceva che la libertà ha bisogno di regole. Ciò è davvero sorprendente perché è noto che la Presidenza della Camera - sottolineo la Presidenza, non l'onorevole Violante - in carenza di norme regolamentari ha il diritto-dovere (proprio la Presidenza pro tempore, quindi Presidente, vicepresidenti, questori e l'intero Ufficio di Presidenza) di porre regole a fronte di un'apparente libertà che, però, diventa violenza su di noi. E pensare che questa Camera ha discusso tanto, anche giustamente, sul divieto di intercettazioni telefoniche indirette fra criminali e parlamentari!
PRESIDENTE. Onorevole Veneto, credevo che il collega ed amico Furio Colombo l'avesse informata; per non interrompere i lavori mi ero permesso di rispondere con un biglietto e non oralmente. Consta al Vicepresidente di turno che il lavoro al quale lei ha fatto riferimento sia svolto nell'interesse della Camera ed autorizzato dalla stessa, consistendo in una documentazione fotografica dei lavori dell'Assemblea. (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e alleanza nazionale).
GAETANO VENETO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETANO VENETO. Signor Presidente, ne prendo atto, ma sarebbe molto più importante e rispettoso delle regole democratiche, a proposito di discussioni circa il rapporto tra i poteri governativi e quelli del Parlamento, che vi fosse una discussione anche sui rapporti tra Presidenza ed Assemblea. Ci informi il Presidente Violante, o chi per lui, del perché
questo compito sia così importante e utile per noi. Non siamo pecore all'ammasso (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo)!
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
NICOLA BONO. Signor Presidente, hanno parlato tutti e a me chiede a che titolo. Glielo dico subito: vorrei sapere di cosa stiamo parlando.
PRESIDENTE. Se mi è consentito, mi associo a questa domanda, onorevole Bono. Lei ha comunque facoltà di parlare.
NICOLA BONO. Signor Presidente, dato che mi ero già associato prima che lei si associasse, vorrei chiarire che siamo partiti dal mio intervento sul mio emendamento 4.8, che non è stato votato e sul quale avevo sollevato questioni riguardanti l'aspetto strategico del finanziamento congruo del fondo per la progettazione. Nel corso della discussione si è passati alle deleghe e alla sostenibilità o meno del provvedimento, per poi concludere con il cannone ottico. Ci vorrebbe un minimo di ordine nei nostri lavori per capire come si conclude un ragionamento del genere.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato che l'onorevole Bono ha detto che stava capendo poco e io mi sono in parte associato, ricordo che siamo partiti dalla dichiarazione di voto sull'emendamento
4.8 dell'onorevole Bono, che ne ha approfittato per parlare due volte.
BRUNO SOLAROLI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, faccio una brevissima riflessione e svolgo alcune considerazioni anche per non dare l'impressione di avere un atteggiamento di arroganza o di insensibilità rispetto alle questioni poste dalle minoranze e perché mi pare che in qualche intervento siano stati chiamati in ballo, nelle loro responsabilità, i presidenti delle Commissioni bilancio e lavoro.
GIORGIO MACCIOTTA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà!
GIORGIO MACCIOTTA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, quel provvedimento di riforma degli strumenti di contabilità è stato appena approvato sostanzialmente all'unanimità, eccetto che su un punto, dalla Commissione bilancio del Senato e questo pomeriggio è stato trasmesso all'Assemblea.
bontà della questione posta dall'onorevole Bono e si è riconosciuta la necessità di dotare ulteriormente il fondo.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Vorrei anch'io chiarire che le precisazioni del sottosegretario Macciotta non soddisfano l'obiettivo che ci siamo proposti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 326
Onorevole Boccia, accede all'invito rivoltole a ritirare il suo emendamento 4.9?
ANTONIO BOCCIA. Sì, Presidente, ritiro il mio emendamento 4.9.
PRESIDENTE. Sta bene.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 328
Maggioranza 160
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 4.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 315
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.20 del Governo, accettato dalle Commissioni.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 315
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Formenti 4.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 311
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 4.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 308
Passiamo all'emendamento Bono 4.14.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare per motivarne il ritiro.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, il mio emendamento 4.14 prevedeva la copertura per l'altro mio emendamento 4.8, qualora quest'ultimo fosse stato approvato.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, la riformulazione è accettabile perché elimina la parola «organismi», che poteva riferirsi anche a società private, mentre il testo proposto si riferisce chiaramente alla pubblica amministrazione.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO CHIAMPARINO, Relatore per la maggioranza per la V Commissione. Mi permetto di evidenziare, signor Presidente, che la formulazione esatta dovrebbe essere «enti ed amministrazioni pubblici», in modo che la parola «pubblici» sia riferita tanto agli enti quanto alle amministrazioni.
PRESIDENTE. Certo, ha ragione, anche se il senso era comunque chiaro.
GIORGIO MACCIOTTA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 310
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 308
Prego, onorevole Chiamparino.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Peretti 4.1 e Radice 4.2, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 319
Astenuti 1
Maggioranza 160
Hanno votato sì 127
Hanno votato no 192).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Maggioranza 163
Hanno votato sì 311
Hanno votato no 13).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Formenti. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Formenti 4.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 315
Astenuti 13
Maggioranza 158
Hanno votato sì 125
Hanno votato no 190).
Se verrà confermato il parere contrario, invitiamo i colleghi a votare a favore dell'emendamento Scalia 4.15 perché è sicuramente un emendamento europeo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Scalia 4.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 321
Astenuti 2
Maggioranza 161
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 175).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 321
Astenuti 2
Maggioranza 161
Hanno votato sì 43
Hanno votato no 278).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Formenti. Ne ha facoltà.
Chiediamo, pertanto, che venga posto in votazione, sottolineando ciò che ho già esposto nel mio intervento precedente.
Infatti, da un lato a me pare che il termine «organismi» sia poco legislativo - poi verrò anch'io a seguire un corso di diritto parlamentare e di tecnica legislativa tenuto da lei - e ritengo che su ciò si possa convenire; inoltre, l'esigenza che la frase indica, cioè che, oltre all'amministrazione proponente, vi possa essere qualcuno che chiede che si faccia lo studio di fattibilità, a me sembra sia reale.
Quindi, sostituire la parola «organismi» con «enti ed amministrazioni pubbliche esterne» mi sembra risponda ad entrambe le esigenze.
Passiamo, pertanto, alla votazione dell'emendamento Casinelli 4.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Casinelli 4.7, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 294
Astenuti 33
Maggioranza 148
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 101).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
Prevedere che, di fronte ad una novità così rilevante ed attesa, vengano stanziati 110 miliardi nel triennio è come dire che con una mano diamo la soluzione e con l'altra la togliamo perché di fatto non garantiamo risorse sufficienti.
Il gruppo di alleanza nazionale si è battuto in Commissione ma senza fortuna (speriamo di averne di più in aula); ha riproposto quest'emendamento perché sostiene l'esigenza di elevare la consistenza finanziaria di questo fondo ad almeno 500 miliardi nel triennio perché la situazione del nostro paese è davvero intollerabile. L'Italia, in una classifica pubblicata pochi giorni fa, si trova al quattordicesimo posto nell'Unione europea quanto ad infrastrutture. In particolare il Mezzogiorno, calcolando equivalente a cento la media dell'Unione europea, ha una media del 77 per cento quanto a copertura infrastrutturale.
Il Mezzogiorno soffre di carenze spaventose per quanto riguarda le risorse idriche e le fonti di energia. Vi è, quindi, l'esigenza di intervenire sul piano delle infrastrutture per rendere competitivo il paese e per colmare il gap esistente.
Come si fa a teorizzare una politica di attrazione degli investimenti, se poi gli imprenditori si trovano a dover operare in un territorio desertificato, in cui non esistono le più elementari precondizioni dello sviluppo? Quando parlo di precondizioni dello sviluppo, mi riferisco, appunto, alle infrastrutture. Con una tale impostazione da parte del Governo non riusciremo a risolvere alcun problema.
Per tali motivi insistiamo affinché sia approvato il mio emendamento 4.8, che propone l'aumento dello stanziamento da 110 miliardi a 500 miliardi nel triennio 1999-2001 e che, peraltro, è finanziariamente coperto. Tale stanziamento può divenire, difatti, uno degli strumenti strategici mediante i quali affrontare, con serietà, il tema delle politiche del riequilibrio territoriale delle aree depresse.
In attesa che le regole spesso da noi invocate - regole che non hanno nulla a che fare con la trasparenza, ma con la stranezza dell'unico Parlamento che non è sovrano in casa propria - siano attuate, la prego, signor Presidente, di far sospendere il lavoro di quella camera con un obiettivo da mille, per la stessa ragione per cui lei non permetterebbe ad alcuno di prendere la parola dalle tribune del pubblico (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l'Ulivo e della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Ad ogni modo, farò nuovamente presente la problematica al Presidente Violante.
Il tempo destinato alla discussione dei sessantotto articoli del disegno di legge è stato, inoltre, quasi letteralmente estorto, sulla base di richieste scritte da parte di esponenti dell'opposizione, ai presidenti delle due Commissioni di merito.
Vi è un numero cospicuo di articoli del disegno di legge - almeno quindici - che non hanno alcuna attinenza con il documento di programmazione economica e finanziaria, né con iniziative di sostegno allo sviluppo. Non si vede perché né a quale titolo siano stati inseriti nel collegato alla manovra economica del Governo. Questo provvedimento, peraltro, si aggiunge ad una serie infinita (Commenti)...
So che molti colleghi della maggioranza non sono interessati all'argomento, ma qui si tratta di poteri fondamentali di questa istituzione, sui quali io, nonostante la distrazione di molti, non posso non richiamare la sua attenzione, signor Presidente, e quella dei colleghi! Le deleghe contenute in questo provvedimento si aggiungono ad una serie di deleghe concesse l'anno scorso, fino alla fine di dicembre, che assommano a ben 129. Per di più, in questo caso all'abuso generale si aggiungono abusi specifici commessi, come ho cercato di illustrare in maniera molto schematica con le considerazioni di poco fa, in sede di esame del progetto di legge in Commissione. Le procedure finora seguite sono in netto contrasto con la lettera e con lo spirito del nuovo regolamento, con le indicazioni date dalla relazione della Giunta per il regolamento sullo stato di attuazione del nuovo regolamento della Camera dei deputati. Si è seguita una procedura che sottrae il provvedimento al controllo del Comitato per la legislazione, si è ignorata la denuncia degli abusi e, per di più, il Governo continua a non fornire elementi di valutazione e si mantiene fermo il limite di venti giorni per l'esame del documento, indipendentemente dalla sua complessità e dalla sua entità.
Ci troviamo di fronte - ed in questo consiste il maggiore scandalo - alla richiesta di ben tredici deleghe, distribuite, se non erro, in una decina di articoli. Noi ci siamo opposti con tutti i mezzi possibili, con le proteste più ferme, ma ragionevoli, a questo abuso: ebbene, non siamo mai stati ascoltati. Allora, non ci rimane altro che ricorrere allo strumento estremo: per questo proponiamo non soltanto all'opposizione, ma a tutti i colleghi, di rifiutarsi di votare tutti gli articoli del provvedimento che contengono deleghe al Governo (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)! Noi comunque lo faremo, quindi preannuncio che ad ogni votazione su articoli contenenti deleghe il mio gruppo (ma invito tutti i colleghi del Polo a fare altrettanto) lascerà l'aula, dopo aver dato motivazione di questo gesto (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)! Noi annunciamo questa protesta politica in difesa dei diritti del Parlamento ed in difesa dello spirito e della lettera del nuovo regolamento della Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)!
L'intervento dell'onorevole Pisanu era, invece, sul merito del provvedimento. Mi sembra strano, pertanto, che lei abbia dichiarato che sia stato il gruppo di forza Italia a chiedere di discutere il provvedimento in aula: noi avremmo desiderato tempi ben diversi per il suo esame. Vorremmo, una volta per tutte, che in considerazione del bicameralismo perfetto - che tanto perfetto in fondo non è - si esaminasse il problema dell'ammissibilità dell'inserimento di nuovi articoli da parte di una delle due Camere. Al provvedimento in esame il Senato ha inserito 45 articoli nuovi rispetto al disegno di legge originario. Inoltre, la Camera dei deputati ha avuto a disposizione tre mesi e mezzo in meno del Senato per esaminarlo.
Credo che questo fosse quello che aveva intenzione di dire l'onorevole Pisanu. Il gruppo di forza Italia si è opposto alla proposta avanzata dal Governo di concedere tredici deleghe. Ricordo che l'onorevole Guerra, in sede di Giunta per il regolamento, ha stigmatizzato l'uso continuo delle deleghe: credo che per un parlamentare appartenente alla maggioranza sia frustrante sentirsi continuamente inutile con un Governo che spoglia il Parlamento delle sue prerogative.
Ritengo, pertanto, scorretto che lei abbia tirato in ballo il gruppo di forza Italia in seguito all'intervento dell'onorevole Pisanu, che era semplicemente un intervento sul merito (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Ritengo, pertanto, che quanto affermato dall'onorevole Pisanu sia ampiamente condivisibile e che il Governo e la
È molto comodo inserire deleghe che poi durano nel tempo. Questo significa che su tutte le materie l'esecutivo ha la possibilità di modificare in maniera non lieve precedenti decisioni e deliberazioni. Per le opposizioni ciò rappresenta una espropriazione delle prerogative parlamentari in quanto non vi è la possibilità di incidere sulle decisioni neppure quando è previsto il parere delle Commissioni, in modo particolare quelle in sede consultiva, dove sostanzialmente la discussione che si svolge è di tipo accademico.
Conseguentemente credo che le posizioni assunte anche da altri gruppi dell'opposizione in questa sede debbano essere condivise. Annuncio quindi che anche il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania non parteciperà alle votazioni. Credo che non vi siano secondi fini dietro questo comportamento, se non quello di invocare le prerogative parlamentari. Non è possibile infatti espropriare il Parlamento delle competenze e poi pretendere che quest'ultimo ne sia complice.
Per tali motivi, lo ripeto, qualora nel testo attualmente in esame vengano mantenute le deleghe, il nostro gruppo non parteciperà alle votazioni.
L'altro giorno, in Commissione affari costituzionali, l'onorevole Maccanico, altro autorevole esponente della maggioranza, dinnanzi alla nostra obiezione che fosse un decreto legislativo e non una legge fatta dal Parlamento a prevedere la sanatoria, ha sottolineato che il vizio di
Ho citato tre autorevoli esponenti della maggioranza per sottolineare come siamo veramente al limite, siamo all'esproprio teorizzato dei poteri che la Costituzione vigente attribuisce al Parlamento.
Non discuto che si possa cambiare la Costituzione né che si possano ridisegnare i rapporti tra il Governo (che, come ha sostenuto l'onorevole Biasco, deve essere l'organo che ha la funzione legislativa primaria) e il Parlamento, ma ciò avverrà quando sarà modificata la Costituzione!
Oggi, di fatto, con questo «diluvio» di deleghe e di decreti legislativi non siamo più in grado, come Parlamento, di controllare, di verificare, di seguire l'attività legislativa in materie fondamentali come quelle economiche e fiscali. Siamo infatti espropriati, non soltanto come opposizione - e già questo è un fatto gravissimo - ma come parlamentari, della facoltà di assumere decisioni in ordine a queste materie o di definire in casi eccezionali, come prevede la Costituzione, deleghe mirate su affari determinati con limiti precisi dati al Governo. Purtroppo non siamo in questa situazione. Allora, credo legittimo che l'opposizione denunci tale situazione, poiché il Governo - a quanto pare - non intende minimamente rinunciare allo strumento delle deleghe in bianco e, ad ogni legge che porta in Parlamento, moltiplica il numero delle deleghe, tanto che non vi è materia sulla quale il Governo non legiferi al posto del Parlamento. I pareri delle Commissioni bicamerali, essendo consultivi, possono essere accolti o meno e i parlamentari sono ridotti al rango di lettori dei giornali perché vengono a conoscere decisioni che altri hanno preso al loro posto solo nel momento in cui è approvato un decreto legislativo.
Credo, pertanto, più che legittimo che l'opposizione, anche a nome di tanti parlamentari della maggioranza, umiliati da questa prassi, denunci con forza - come, del resto, ha fatto il presidente Benvenuto - la situazione. Le Commissioni permanenti sono, infatti, espropriate del loro diritto-dovere di fare le leggi. Siamo al limite di guardia e l'opposizione democratica di quest'Assemblea fa bene ad assumere atteggiamenti rigorosi in difesa del diritto di tutto il Parlamento di fare le leggi e non di vedersele imposte dal Governo!
La questione attiene alle valutazioni compiute in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo e di organizzazione del calendario, alle quali mi richiamo. È stata posta poi una seconda questione su cui voglio entrare brevemente nel merito, anche perché il collega Rubino ha fatto una citazione scorretta; in Giunta per il regolamento, infatti, non ho stigmatizzato il comportamento del Governo: stigmatizzare, infatti, è una parola molto forte. In Giunta per il regolamento abbiamo, infatti, iniziato un esame sulle modalità di applicazione delle riforme regolamentari entrate in vigore il 1 gennaio 1998. Inoltre abbiamo iniziato, assieme al Comitato per la legislazione, una valutazione sugli andamenti e sulle tendenze delle procedure di normazione e di legislazione del nostro paese in questi ultimi anni. In quella sede e all'interno di quella discussione si è affrontato, assieme ad altre questioni, l'esame sul tema del ricorso frequente alla legislazione delegata da parte del Governo. In quella sede non ho stigmatizzato né condannato, ma ho riconosciuto -
Questo problema riguarda, in primo luogo, la legislazione delegata e l'emanazione dei decreti conseguenti all'approvazione di leggi delega. Si tratta di un dato che è stato riconosciuto da tutti nella discussione in Giunta per il regolamento e nel Comitato per la legislazione, tant'è che su questo si è già cominciato a lavorare, cercando di costruire delle risposte attraverso la previsione contenuta in una circolare del Presidente della Camera e nel rapporto con il Governo per fare in modo che il lavoro delle Commissioni parlamentari che esaminano il decreto attuativo di una delega avvenga al termine del processo di costruzione di quel decreto, in modo che l'esame abbia ad oggetto il testo finale.
Abbiamo altresì cominciato a ragionare sul fatto che, oltre ai decreti legge, che oggi sono l'unico oggetto obbligatorio dell'esame del Comitato per la legislazione, anche le leggi contenenti articoli che conferiscono una delega al Governo per l'emanazione di decreti legislativi debbano essere obbligatoriamente sottoposte all'esame ed al parere del Comitato per la legislazione.
Abbiamo poi cominciato a riflettere su cosa succede nel caso in cui, come è accaduto e come accade in qualche caso (non ho difficoltà a riconoscerlo), il Governo disattenda in parte i pareri che vengono espressi dalle competenti Commissioni parlamentari sui decreti legislativi ed attuativi di deleghe. Abbiamo fatto questo ipotizzando, ad esempio, che comunque il Governo, qualora disattenda, come dicevo, i pareri delle Commissioni sui decreti, debba darne esplicita motivazione. Su questo nella Giunta si è aperta una discussione e si è avviato il lavoro che con i colleghi Calderisi e Tassone nelle vesti di relatori abbiamo cominciato nella Giunta stessa per una ricognizione sull'andamento di questo primo anno di attuazione delle nuove norme regolamentari e sulle eventuali misure che potranno essere adottate per migliorare ulteriormente le possibilità di intervento e di lavoro.
Quella delle deleghe e del controllo da parte del Parlamento, nonché della possibilità di svolgere l'istruttoria sulla parte di normazione che passa attraverso questa fonte è esattamente una delle questioni al centro del lavoro di cui dicevo. Siamo pronti - lo siamo stati in questi mesi - a condurre questo lavoro a risultati concreti e a questo proposito vi sono delle ipotesi.
Un'ultima considerazione. Signor Presidente, oltre a quella di cui dicevo, abbiamo avviato un'altra riflessione su una questione diversa. Non è più possibile - dobbiamo dirlo - che qualsiasi sia il tipo, il valore, il contenuto dei provvedimenti al nostro esame, le procedure siano sempre identiche. Noi abbiamo una grande quota di microlegislazione che incontra...
Onorevole Guerra, noi siamo molto interessati al lavoro che la Giunta per il regolamento sta compiendo, resasi conto, unanimemente, che è inutile che la Camera cerchi di disciplinare l'istruttoria legislativa dei progetti di legge ordinaria quando la gran parte della materia legislativa è oggi delegata al Governo. La nostra preoccupazione, che, come ricordava l'onorevole Pisanu, dovrebbe essere anche della maggioranza, è che mentre la Giunta per il regolamento svolge questo lavoro, necessariamente lungo e complesso, che comporterà modifiche regolamentari, al Governo vengono conferite altre deleghe sul federalismo fiscale (tredici oggi e sei la settimana prossima). Ci sembrerebbe ridicolo che a fine legislatura, quando il Parlamento sarà stato completamente espropriato della materia, deliberassimo modifiche al regolamento in base alle quali sui decreti delegati già emanati si sarebbe dovuta svolgere l'istruttoria legislativa e il Governo avrebbe dovuto consultare le Commissioni parlamentari competenti in maniera vincolante.
Non dovremmo votare, né oggi né la settimana prossima, gli articoli che contengono deleghe per rispetto nei confronti del lavoro svolto dall'onorevole Guerra, che dovrebbe spingere il Governo a chiedere la sospensione della discussione in Assemblea dei provvedimenti e degli articoli che contengono deleghe legislative fin quando la Camera non avrà deliberato le nuove regole per l'istruttoria legislativa sulle deleghe stesse. Che senso ha, infatti, deliberare tali regole quando le deleghe al Governo saranno state già concesse?
È questo il senso della nostra proposta, anche perché siamo preoccupati - dovrebbe esserlo l'intera Camera - della pericolosa escalation delle deleghe: mentre riconosciamo, infatti, che esse sono eccessive, generiche, mal poste, mal date e male attuate, ne concediamo di sempre peggiori. Desidero ricordare che nel provvedimento in esame, proprio perché si riconosce che il Governo non è in grado di esercitare le deleghe che il Parlamento gli concede, il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha chiesto ed ottenuto, attraverso l'inserimento dell'articolo 58, che, non avendo il personale necessario, in deroga ad ogni altra disposizione, si potrà avvalere di sei esperti e di cinque collaboratori estranei alla pubblica amministrazione, nonché di otto collaboratori di altre amministrazioni.
Signor Presidente, ci stiamo spogliando di una materia che non viene assegnata alla sola competenza del Governo ma addirittura, con una innovazione che lei, raffinato costituzionalista esperto di diritto amministrativo, potrà valutare meglio di me, anche a quella delle organizzazioni sindacali più rappresentative; per diverse di tali deleghe, infatti, si prevede che il Governo varerà i relativi decreti
Signor Presidente, riteniamo vi sia abbastanza per insorgere a tutela delle prerogative parlamentari, tutela che, evidentemente, non compete soltanto a noi, che oggi la chiediamo, ma anche ai deputati della maggioranza, anche a quelli che hanno il compito di rappresentarla meglio e più degli altri, come, ad esempio, il presidente di Commissione che vediamo stranamente silenzioso sull'argomento.
Mi sembrerebbe assurdo, lo ripeto, che mentre il nostro presidente di gruppo correttamente preannuncia quale sarà il nostro atteggiamento, dall'altra parte vi sia una messianica attesa del momento in cui mancherà il numero legale o ci si illuda di poter risolvere il problema istituzionale posto con la presenza di qualche deputato membro del Governo in più, con qualche moltiplicazione di quelle votazioni che tanto infastidiscono l'onorevole Colombo ovvero con altri mezzi che non farebbero onore a nessuno, men che meno al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Noi ci preoccupiamo di oggi, noi guardiamo al domani ma viviamo la situazione di oggi. Essa va vista con riferimento ad un numero debordante di deleghe che il Governo ha richiesto e ottenuto negli anni passati e al numero altrettanto eccessivo di deleghe che il Governo sta per chiedere con questo provvedimento e con l'altro di prossimo esame da parte della Camera. Credo che il problema meriti un'attenzione di ordine generale.
L'opposizione e la critica all'eccesso delle deleghe può apparire - forse lo è - un impegno dell'opposizione. La maggioranza ha diritto di dire a se stessa che ha fiducia del Governo; l'opposizione ha diritto di dire a se stessa che non ha fiducia del Governo. Posto così, è un problema di dialettica. Così non è per rispetto alla Costituzione sostanziale e al sistema di formazione degli atti legislativi che le nostre leggi propongono. Infatti, la delega è un provvedimento eccezionale ed è stato considerato eccezionale perché è un atto pericoloso.
Non voglio ricordare alla Camera gli antecedenti di storia antica, ma chi ha letto e ha ricordi della storia del diritto romano conosce la battaglia che fu ingaggiata al Senato contro il provvedimento legislativo che autorizzava i consoli a legiferare su determinate materie senza indicare i principi. Si gridò allora, giustamente, che quel provvedimento avrebbe instaurato la dittatura delle leggi.
In nome di quei principi antichi che sono nei nostri studi, la Costituzione ha indicato la delega al Governo come atto del tutto eccezionale. Basterebbe questo per fermarci!
Basterebbe questo per dire che delle deleghe deve essere fatto un uso parco, saggio e accorto, ma vi è di più. Così come l'appetito vien mangiando, partendo da una delega ispirata a esatti principi e criteri direttivi, come la Costituzione vuole, si è arrivati alla delega per la modifica degli atti delegati e ad interpretare la modifica degli atti delegati come integrazione degli atti delegati medesimi, cioè si è giunti ad attribuire al Governo il
Non parlo, come è stato fatto, dell'esproprio del potere del Parlamento - in fin dei conti qualcuno potrebbe ricordarmi che in Parlamento vige la legge dei numeri -, ma voglio riferirmi alla complessità della legislazione che per tutti questi provvedimenti che si susseguono l'uno all'altro diventa sempre più farraginosa.
Giorni fa mi sono permesso di chiedere al relatore di una Commissione di merito di spiegarmi il significato - come io fossi l'ultimo dei destinatari della legge - di uno dei capi di una delega.
Il collega relatore si è arreso, perché il criterio di delega non soltanto non conteneva definizioni e principi giuridici ma addirittura usava espressioni di gergo, di parlato comune, con equivoca interpretazione persino per il più attento dei lettori. Ecco perché l'invito dell'onorevole Vito e la protesta dell'onorevole Pisanu attengono non ad una battaglia dell'opposizione ma ad un corretto modo di legiferare, nel rispetto dei destinatari delle norme, per evitare quel malanno di cui tutti continuamente ci lamentiamo: la sovrapposizione di leggi incomprensibili e di equivoca interpretazione (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale)!
Se pensiamo che un partito come il nostro, presente su tutto il territorio nazionale, ha a disposizione otto minuti per discutere su un provvedimento di 67 articoli, relativo alla politica economica di questo Governo, magari per contrastarla, è evidente che da parte dell'opposizione non vi è la possibilità di modificare tale provvedimento. Se a questo si accompagnano i tempi ristrettissimi in Commissione, tre giorni per discutere un provvedimento di questa natura, risulta evidente che, quando si parla di esproprio del ruolo del Parlamento, si è molto vicini alla realtà, considerata l'impossibilità per i parlamentari di intervenire in modo efficace.
Riteniamo che questa frenesia efficientista, che vuole accomunare le istituzioni democratiche a criteri aziendali, debba fare i conti con la necessità, invece, di partecipazione alle decisioni che questo Parlamento è chiamato ad assumere, visto che la democrazia non è un costo, non è un ingombro. Quanto poi ai controlli, quale controllo può esercitare un Parlamento che è chiamato ad esprimersi attraverso la Commissione dei trenta sui provvedimenti fiscali o attraverso la cosiddetta Commissione Bassanini i cui pareri, non essendo vincolanti, non incidono minimamente sulla volontà dell'esecutivo? Quale controllo può esercitare un Parlamento di questa natura?
Ricordo a tutti che veniamo da un periodo in cui da parte del Governo vi era un ricorso molto frequente ai decreti-legge: questa stagione è stata interrotta grazie all'intervento della Corte costituzionale e tuttavia mi dispiace dover constatare che da un ruolo essenzialmente notarile del Parlamento, nell'ambito del quale, comunque, il Parlamento era chiamato ad esprimere un voto e, seppure nel termine di 60 giorni, poteva modificare le decisioni dell'Esecutivo, si sia arrivati a
Riteniamo che questa degenerazione della vita democratica del nostro paese che si sta verificando in Parlamento sia un dato grave: a nostro avviso, è quindi indispensabile, da parte del Governo e della maggioranza, una revisione del modo di procedere per la determinazione delle norme legislative nel nostro paese; altrimenti, i guai che si produrranno in questa fase saranno pagati dall'intera collettività (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti)!
In questo caso siamo noi ad essere sottoposti a forme di violenza da parte dei mass media, che sono molto più gravi di una discussione sulle deleghe del Governo ed il loro rapporto con l'attività parlamentare.
Faccio queste osservazioni perché è noto che i mass media possono trasformare profondamente le realtà, condizionarle ed orientarle.
Per questi motivi, signor Presidente, le chiedo formalmente, per i suoi poteri di membro dell'Ufficio di Presidenza, di accertare, innanzitutto, se il signore che oggi è in possesso di un cannone ottico sia stato all'uopo autorizzato, perché, se così fosse, chiederei scusa e augurerei buon lavoro; se così non fosse, inviterei il signore a restare, ma il cannone ottico deve essere immediatamente rimosso.
Fermo restando che quanto meno dal Governo gradirei un apprezzamento sul mio emendamento 4.8 e sulla validità o meno dell'impostazione data e delle modalità di finanziamento relative al fondo rotativo per la progettualità, in ordine al problema serio posto dal presidente Pisanu desidero sottolineare un aspetto delicato. Le deleghe rappresentano senza dubbio uno dei nodi fondamentali del provvedimento, tuttavia non sono l'unico elemento negativo che lo caratterizza. Questo provvedimento è in gran parte viziato dalle deleghe, che ne costituiscono un aspetto sostanzialmente forte, ma, per il resto, comprende una serie di articoli assolutamente inutili, formali e di natura squisitamente pubblicitaria, nei quali l'opposizione in qualunque momento potrebbe e forse dovrebbe trovare motivo per alzarsi e andarsene, perché non si può prendere in giro la gente con un provvedimento che ha soltanto una valenza di norma-manifesto.
C'è un aspetto più grave: ho chiesto di parlare perché il problema delle deleghe e quello della pletoricità del contenuto dei provvedimenti, come è stato sottolineato dal collega Anedda, portano ad un'altra questione, relativa al modo in cui il Parlamento legifera.
Si tratta di un problema che riguarda il Presidente della Camera e che rimetto all'attenzione della Presidenza della Camera e dei colleghi, perché il modo in cui lavoriamo - schizofrenico e incredibilmente esagerato sul piano della quantità - sta portando conseguenze gravissime sul terreno della qualità. In questo provvedimento vi sono 40 norme correttive di leggi varate nell'arco dei due anni precedenti: è la prova che il Parlamento legifera portando avanti, in termini quantitativi, un lavoro che rende i parlamentari schiavi dell'aula e delle Commissioni, che non consente un approfondimento delle questioni, che porta a scrivere strafalcioni e superficialità incredibili e ci costringe poi alla correzione. Ciò non è più tollerabile.
Credo che non vi siano altri Parlamenti al mondo che hanno all'ordine del giorno 14 o 15 provvedimenti: questo non è un consiglio comunale! Per fare le leggi occorrono tempi, condizioni, possibilità di approfondimento e vi sono esigenze di chiarezza e di comprensione del lavoro degli altri e della capacità di ciascuno di contribuire.
Signor Presidente, il modo in cui procediamo è caotico e ci porta soltanto ad arricchire di strafalcioni il nostro già congruo patrimonio legislativo.
Sollevo, quindi, un problema di qualità del provvedimento, che non è inferiore, come valenza, al problema delle deleghe e a quello della chiarezza dei contenuti.
In seguito l'onorevole Pisanu ha posto un'importante questione in ordine ai nostri lavori, che ha la precedenza su ogni altra discussione e sulla quale, data la sua rilevanza, la Presidenza ha ritenuto di dare la parola ad un rappresentante per gruppo.
Ora darò la parola su tale questione di merito al presidente della Commissione bilancio; poi proseguiremo nell'esame del provvedimento.
Ha facoltà di parlare il presidente della V Commissione, onorevole Solaroli.
Abbiamo discusso tale questione all'interno della Commissione bilancio perché preoccupa tutti trovarsi di fronte ad un provvedimento costruito in questo modo.
Colgo l'occasione per ricordare che la nostra Commissione sta lavorando d'intesa con l'omologa Commissione del Senato, dove ha preso avvio un provvedimento di riforma dell'insieme delle norme che regolano la pubblica amministrazione e dei regolamenti parlamentari, nel tentativo di costruire un nuovo ordine su questo versante.
Colgo anche l'occasione, dal momento che l'onorevole Guerra ha fatto riferimento alla discussione che la Giunta per il regolamento ha avviato sul regolamento della Camera, per sottolineare che abbiamo presentato al Presidente della Camera un pacchetto di proposte che si collegano alla riforma legislativa partita dal Senato su un lavoro comune. Dico questo perché, se non affrontiamo la questione dal punto di vista generale, è difficile trovare soluzioni specifiche. Voglio sottolineare che il disegno di legge in esame è stato approvato dal Senato dove il testo originario presentato dal Governo è stato modificato ampiamente. È ovvio che questo fatto rappresenta un ostacolo perché si crea un problema di rapporti, di sensibilità e di autonomie che vanno rispettate.
Comunque sottolineo che anche rispetto a questo provvedimento vi è pieno ascolto da parte nostra. Abbiamo tutto il tempo per avviare una riflessione comune, perché fino all'articolo 39 non vi sono deleghe e sono convinto che troveremo una risposta al problema che qui è stato posto. Sono convinto, inoltre, che abbiamo fatto anche un'operazione di pulizia del testo, nel senso che abbiamo soppresso due articoli, mentre su altri possiamo discutere; soprattutto abbiamo tenuto conto delle osservazioni espresse dal Comitato per la legislazione. Nel complesso abbiamo migliorato il testo. Tutto questo dimostra la disponibilità della Commissione bilancio sul piano generale per affrontare la questione.
Per quanto riguarda il merito delle questioni poste dall'onorevole Bono, l'articolo 4 già risente dell'apprezzamento che il Governo e la maggioranza hanno fatto dell'emendamento presentato dall'onorevole Bono perché le variazioni introdotte in Commissione al comma 4 dell'articolo 3, ora articolo 4, tengono conto della
La legge finanziaria in gestione però non ha più risorse adeguate, non solo nel 1999, anno nel quale la copertura dell'emendamento dell'onorevole Bono è sovrabbondante, ma neanche negli esercizi successivi per finanziare l'emendamento nel testo proposto. Vi sono procedure delle norme di contabilità che consentono di affrontare, nella stessa linea che l'onorevole Bono indicava, questa soluzione. Per questo si è indicata la possibilità che nella legge finanziaria, utilizzando lo strumento della tabella C, il fondo venga opportunamente «ridotato», adottando in quella sede tutte le misure che si riterranno necessarie.
Oggi l'emendamento non è accoglibile per carenza di copertura, a parere del Governo, e per inadeguatezza della copertura proposta dall'onorevole Bono. L'esigenza però era talmente giusta che il Governo in Commissione ha proposto di farsene carico con un emendamento già recepito nel testo. Per questo, e non per arroganza, il parere del Governo è contrario all'emendamento Bono 4.8.
Con il mio emendamento 4.8 si chiede di incrementare le risorse del fondo per la progettualità. Con la soluzione proposta dal Governo si rinvia all'approvazione della legge finanziaria l'eventuale rifinanziamento di tale fondo. Ebbene, questa non è una soluzione. Innanzitutto, è nella potestà del Governo e del Parlamento, in sede di approvazione della legge finanziaria, disporre una norma di finanziamento annuale del provvedimento; in secondo luogo, non vi è alcuna certezza sullo stanziamento.
Il punto nodale è il seguente: il fondo per la progettualità è o non è strategico ai fini dello sviluppo? Se la risposta è affermativa, non possono non essere reperite le risorse sufficienti per far diventare tale fondo strategico nei contenuti; diversamente, anche questa norma diventerebbe - come in effetti è - una norma propaganda.
Per i motivi detti, mantengo il mio emendamento 4.8 e chiedo, a nome del mio gruppo, il voto favorevole dell'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 4.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 305
Astenuti 21
Maggioranza 153
Hanno votato sì 91
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Formenti 4.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 318
Astenuti 10
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 203).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 314
Astenuti 1
Maggioranza 158
Hanno votato sì 32
Hanno votato no 282).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 312
Astenuti 3
Maggioranza 157
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 118).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 156
Hanno votato sì 105
Hanno votato no 206
Sono in missione 34 deputati).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 155
Hanno votato sì 111
Hanno votato no 197
Sono in missione 34 deputati).
Non essendo stato approvato il mio emendamento 4.8, è ora inutile porre in votazione il mio emendamento 4.14 e, pertanto, lo ritiro.
Riprendiamo l'esame dell'emendamento Formenti 4.6, precedentemente accantonato.
Le Commissioni ne propongono la seguente riformulazione: Al comma 3, primo periodo, sostituire la parola «organismi» con le seguenti: «amministrazioni pubbliche ed enti». I presentatori accettano tale riformulazione?
Vale la pena di rilevare che il termine «organismo», che ora è molto adoperato nella legislazione comunitaria, nel nostro diritto interno non si sa ancora esattamente cosa voglia dire.
Il Governo è favorevole alla riformulazione dell'emendamento Formenti 4.6?
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Formenti 4.6, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Maggioranza 156
Hanno votato sì 302
Hanno votato no 8
Sono in missione 34 deputati).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 307
Astenuti 1
Maggioranza 154
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 115
Sono in missione 34 deputati).


