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decoro di magistrati che si deve presumere, sino a prova contraria, lavorino applicando, com'è loro dovere, le leggi dello Stato.
il nuovo Presidente della Commissione antimafia onorevole Giuseppe Lumia si è incontrato, giovedì 13 luglio 2000, con il procuratore capo della Repubblica di Torino dottor Marcello Maddalena e con il «pool» della Direzione distrettuale antimafia, oltre che con il questore di Torino di recentissima nomina dottor Nicola Cavaliere;
l'onorevole Lumia ha spiegato di essersi recato a Torino per lavorare su due filoni che interessano il capoluogo piemontese: a) la presenza della «'ndrangheta» calabrese con i suoi nuovi collegamenti con la mafia emergente degli albanesi e dei marocchini; b) l'insufficienza dell'aggressione giuridica in danno dei patrimoni dei malavitosi;
l'onorevole Lumia ha discusso della applicazione della legge Mancino del 1993 che consente il controllo dei trasferimenti di proprietà di immobili e di esercizi commerciali;
in particolare, durante l'incontro si è parlato dei provvedimenti di confisca dei beni proprietà dei malavitosi annullati dalla «rigorosa giurisprudenza della Corte d'Appello torinese» (cfr. «La Stampa» di venerdì 14 luglio 2000 alla pagina 37);
l'affermazione ha destato serie perplessità ed il convincimento che vi sia un significato critico nelle parole pronunciate;
se la giurisprudenza della Corte d'appello torinese è «rigorosa», in tema di confisca, nulla vi è da eccepire ed anzi appare una valutazione decisamente commendevole, atteso che compito del giudice è quello di applicare la legge, appunto, con rigore;
se, al contrario, l'affermazione suona come una critica (la vicenda del giudice Carnevale insegna), allora è necessario fornire documentazione seria per valutare il lavoro dei giudici -:
se il Governo ritenga che l'affermazione sia lesiva per la magistratura e quali iniziative intenda assumere, ove ritenuto opportuno, per tutelare il prestigio ed il
(3-06114)