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La seduta, sospesa alle 13,55, è ripresa alle 14,10.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulla morte di militari della Guardia di finanza nel canale di Otranto.
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzitutto rivolgere, a nome del Governo, il sentimento di cordoglio e di dolore alla famiglia dell'agente che ha perso la vita e sento il bisogno di estendere questo sentimento anche alla famiglia dell'agente che risulta ancora disperso, anche se man mano che passano le ore diventa sempre più difficile rimanere attaccati alla speranza di poterlo ritrovare ancora in vita.
nostre sentinelle, le sentinelle del territorio nazionale, ma anche i servitori della legalità per tutti i paesi che appartengono all'Unione europea. Il loro lavoro lungo tutto il tratto costiero interessato dai fenomeni criminali che stanno insanguinando l'intera costa adriatica appartiene alla parte più alta e nobile del loro servizio quotidiano per difendere l'integrità territoriale del nostro paese e la sua legalità.
FILIPPO ASCIERTO. Bene, era ora!
DOMENICO GRAMAZIO. Era ora!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Penso che sia ora, penso che sia giusto e penso che nelle prossime settimane il Governo proporrà al Parlamento un'iniziativa volta a determinare una soluzione di questa natura.
GIULIO CONTI. Se rimanessero vivi, sarebbe meglio!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Su questo non c'è dubbio e vale per tutti, naturalmente. Il Governo si associa a questa sua riflessione, onorevole collega.
DOMENICO GRAMAZIO. Era ora!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Mi auguro che tutte le garanzie siano riservate a tutti, perché abbiamo bisogno di tutto meno che di trovare immediatamente un capro espiatorio. Conosco personalmente, per aver lavorato con loro quando avevo un altro incarico, i magistrati e lo scrupolo con cui lavorano ed è per questo che penso che ci troviamo di fronte ad un lavoro serio che va seguito con attenzione e con il massimo rispetto.
DOMENICO GRAMAZIO. Comunista però, devi dirlo!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Non ho nessuna difficoltà, perché è un'organizzazione statuale che non appartiene alla mia tradizione politica, onorevole collega.
GIULIO CONTI. Che era, un marchesato?
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Dicevo che si trattava di uno Stato decrepito ed inesistente con una struttura sociale incapace per molto tempo di darsi regole e comportamenti tipici di una qualunque democrazia occidentale.
LUCIO MARENGO. Solo il Ministero delle finanze non lo sapeva!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Il Ministero delle finanze ha denunciato queste cose per molto tempo, onorevoli colleghi; non rivelo niente di nuovo, perché ciò è stato oggetto anche di esami parlamentari molto accurati nel corso di questi anni. Dal Kosovo, dalla Bosnia, dall'Albania arrivano carichi di armi destinati ad essere stoccati dalle bande criminali del nostro paese che, a loro volta, provvedono a venderle ad altre bande criminali europee. Questa è una delle ragioni per le quali insistiamo a dire che non è solo un problema italiano; il mare nostrum, considerato tale dai latini, è un mare nostrum con la emme maiuscola, perché lo è per l'intera comunità europea; è la ragione per cui, anche oggi, insistiamo con il dire che la questione ha una dimensione internazionale e non riguarda soltanto il nostro paese.
della Commissione antimafia - quell'articolo del codice penale che sembrava non dovesse più essere applicato nel nostro paese. Mi riferisco, appunto, all'articolo che parla di riduzione degli uomini e delle donne in schiavitù e riguarda quel pezzo di attività criminale che caratterizza una parte del traffico che ci divide dai paesi che si trovano dall'altra parte dell'Adriatico.
LUCIO MARENGO. Senza mezzi!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. ...con mezzi che via via sono stati adeguati.
LUCIO MARENGO. Con mezzi inadeguati!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Onorevole collega, approfitto della sua interruzione per ricordare che il Parlamento lo scorso anno ha provveduto, con la legge finanziaria, a dotare la Guardia di finanza di mezzi nuovi che sono stati utilissimi nella battaglia condotta nel corso dell'operazione «Primavera». Ma io penso di dover proporre, anche in occasione della prossima legge finanziaria, al Governo (ovviamente il Parlamento dovrà decidere su questo aspetto) di aumentare la dotazione a disposizione della Guardia di finanza. Infatti, i mezzi che abbiamo a disposizione sono importanti, ma servono mezzi ancor più importanti ed utili in questa fase.
legata in queste ore ad un impegno: ovvero, che il Governo albanese possa, in occasione dell'incontro, fornire novità importanti sul terreno dell'impegno diretto nel far fronte a tali fenomeni.
FILIPPO MANCUSO. Denunciate l'accordo!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Ripeto, il controllo dei natanti non si può fare solo nelle acque territoriali italiane; il traffico va fermato dove si forma e si mette in movimento. Noi abbiamo offerto la nostra assistenza tecnica, di altissimo livello, per il controllo aereo di questi traffici e siamo pronti ad estendere questa assistenza tecnica e questa presenza anche ai controlli via mare, perché il Governo albanese possa fare fino in fondo ciò che dice di voler fare. Possiamo estenderla, ripeto, ma noi chiediamo che queste iniziative partano immediatamente e siano l'oggetto fondamentale dei colloqui di questo fine settimana: tutto ciò, ripeto, senza mai mettere in discussione - voglio ribadirlo in Parlamento, perché è un aspetto importantissimo quando si parla di rapporti tra gli Stati - la responsabilità e la sovranità dello Stato con cui si stringono accordi.
GIULIO CONTI. Non sapevano nuotare!
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. No, alcuni non sapevano nuotare e infatti sono morti, ma i testimoni di questa vicenda sono vivi e sapevano nuotare, onorevole collega.
PRESIDENTE. La ringrazio, ministro Del Turco, per questa informativa non rituale, che la Camera ha certamente apprezzato.
ALFREDO MANTOVANO. Signor Presidente, il centrodestra, che tanto parla in queste ore, cosa farebbe se si trovasse al nostro posto? Signor ministro delle finanze, sento ripetere più volte, da parte vostra, questa domanda, quasi a sottolineare la difficoltà della questione.
parole che oggi sono state di più ampio respiro, nei fatti, finora, è accaduto che la vostra ipocrisia è consistita nell'imputare tutto ad un problema di ordine pubblico. Si deve rendere merito, onore e gratitudine - il mio gruppo si associa alle considerazioni del Governo - a chi ha eseguito ed esegue i pattugliamenti e gli inseguimenti. Nella migliore delle ipotesi si è trattato e si tratta di un'attività - da voi ordinata - che consiste nel tentativo di raccogliere il mare con un bicchiere. Infatti, troppe volte l'esito di tale attività è consistito nel funerale di troppi e valorosi agenti. È ovvio che non vi è un limite fisiologico, perché le vittime sono sempre troppe, ma sono troppe soprattutto per il sud e per la Puglia: la strage della Grottella, la strage alle porte di Brindisi, il maresciallo di Francavilla e infine Otranto.
DOMENICO GRAMAZIO. Vengono promossi!
ALFREDO MANTOVANO. ... mentre in Albania resta al suo posto!
del Consiglio, fu garantita dal boss Zani.
PRESIDENTE. Onorevole Mantovano, la prego di concludere.
ALFREDO MANTOVANO. Il Parlamento ha già deciso. Quello che è accaduto ieri a largo di Castro conferma che quella fattiva collaborazione non c'è mai stata. Chiediamo l'intervento attivo e non meramente passivo delle nostre forze di polizia. Non si assistono i collusi e i corrotti! Fino a quando non si pretenderà dall'Albania un intervento attivo delle nostre unità di polizia non resterà altro che, con molto dolore, assistere ai funerali (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e misto-CCD).
PRESIDENTE. Invito i colleghi a rispettare in maniera rigorosa i tempi, anche se mi rendo perfettamente conto che l'argomento in oggetto è tale da non soffrire, diciamo così, la paratia e la strettoia dei tempi, che però sono contingentati.
DONATO BRUNO. Signor ministro, non le nascondo che avrei desiderato che il suo intervento fosse svolto dal Presidente del Consiglio o, meglio ancora, dal ministro dell'interno. Oggi pomeriggio mi sarei aspettato la presenza del ministro dell'interno perché quello che è accaduto ha colpito tutti noi, che ci uniamo al dolore dei familiari e del Corpo della guardia di finanza, e desta un allarme sociale che non può essere ristretto solamente all'ambito della Guardia di finanza come se la tragedia riguardasse lei, nella sua veste di ministro, e i due militari. Il problema è molto più serio e va affrontato in maniera diversa, atteso che il paese chiede un intervento più duro: dovremmo passare dalla riflessione, cui lei anche oggi ha più volte fatto riferimento, all'agire, al facere.
albanese, la tolleranza è mille e forse è questo il nodo della questione. L'ordine del giorno, cui il collega Mantovano faceva riferimento, è stato completamente disatteso dal Governo: nulla è avvenuto, anzi forse vi è stato un pellegrinaggio da parte dei ministri della giustizia e dell'interno; sappiamo che sabato prossimo il nostro Presidente del Consiglio si recherà in Albania: per fare cosa? Oggi il Governo non è stato in condizione di illustrarci le proposte che presenterà sabato prossimo al Governo albanese. Non solo noi, ma anche il paese, ci aspettiamo di capire cosa il Governo si appresti a fare affinché sia stroncata la collusione tra le forze dell'ordine albanesi (probabilmente anche del Governo albanese) e le nostre mafie locali che si sono insediate in quel paese. Se ciò è vero, ci troviamo dinanzi ad un fenomeno gravissimo che deve essere combattuto come lo fu in Italia il triste periodo del terrorismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, signor ministro, nell'esprimere a mia volta solidarietà alla Guardia di finanza e a tutte le forze dell'ordine per la vittima e speranza per il milite scomparso, vorrei fare una rapida valutazione. Anche la scorsa settimana ci siamo trovati, per vicende di criminalità, di fronte ad un'informativa del ministro dell'interno. Queste informative possono essere utili se forniscono anche degli spunti di riflessione seri rispetto ad un cammino che il Parlamento, ma soprattutto il Governo, sono chiamati a fare.
ma ha posto dei quesiti e portato dei problemi su cui quest'Assemblea ha avuto più volte modo di intrattenersi e non è possibile che su un argomento di questo genere si parta sempre dall'anno zero, non è assolutamente possibile. Noi abbiamo ripetuto continuamente, in tutte le occasioni, quale sia la nostra posizione, soprattutto quando quest'Assemblea si è trovata di fronte a disegni di legge di conversione di decreti-legge recanti aiuti all'Albania e riguardanti anche l'assistenza alle forze di polizia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Crema, al quale ricordo che dispone di tre minuti e mezzo di tempo (mi dispiace). Ne ha facoltà.
GIOVANNI CREMA. Signor Presidente, nel ringraziarla, devo dire che i deputati socialisti esprimono il loro cordoglio più sentito ai familiari e alla Guardia di finanza per il tragico esito dell'assalto criminale operato da uomini dediti al delinquere albanesi a largo delle coste della Puglia.
Noi riteniamo che sia necessario anche fare uno sforzo maggiore nei confronti della complicità palese esistente nel territorio italiano da parte di centrali di criminalità italiana perché, se vi è la manovalanza, vi è anche il «cervello» e purtroppo noi nel nostro paese abbondiamo di «cervelli» criminali che, soprattutto in quel territorio, sono di regia, come furono registi dell'operazione detta «le Piramidi» perché la centrale criminale dei finanzieri era italiana, in collusione diretta con una banda di criminali albanesi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leccese, al quale ricordo che dispone di quattro minuti di tempo. Ne ha facoltà.
VITO LECCESE. Signor Presidente, noi Verdi abbiamo richiesto che questa informativa fosse resa dal Presidente del Consiglio, ma non perché non riconosciamo al ministro Del Turco l'autorevolezza di rappresentare il Governo, anzi rinnoviamo al ministro Del Turco la nostra stima, il nostro apprezzamento e il nostro ringraziamento per i toni e i contenuti dell'informativa che ha voluto rendere oggi all'Assemblea. Abbiamo chiesto la presenza del Presidente del Consiglio perché da questo ennesimo tragico episodio, che si è consumato nel canale d'Otranto, che ormai è diventato un'immensa bara, si parta per fare il punto sui rapporti tra l'Italia e i paesi dirimpettai, quelli che il ministro Del Turco ha definito come i paesi che dividono con noi il mare Adriatico. In particolar modo chiediamo che si faccia il punto con l'Albania.
sempre più arroganti. Per richiamare un'espressione efficace usata da uno dei magistrati maggiormente impegnati nelle azioni di prevenzione e di contrasto della criminalità organizzata, Cataldo Motta, della direzione distrettuale antimafia di Lecce, è come tirare l'acqua dal mare con un cucchiaio.
PRESIDENTE. La ringrazio.
VITO LECCESE. Ciò potrà realizzarsi anche con una riflessione serena su quello che ieri veniva lanciata come una provocazione, cioè la liberalizzazione dei visti d'ingresso. Forse questa non è possibile per gli accordi di Schengen sottoscritti anche dal nostro paese, però poiché vi sono alcuni meccanismi per valutare...
PRESIDENTE. La prego di concludere.
VITO LECCESE. ... la possibilità di considerare quei visti come transfrontalieri, chiedo al Governo di farsene carico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borghezio. Ne ha facoltà.
MARIO BORGHEZIO. Signor Presidente, ascoltando la proposta formulata da questi banchi in questi giorni ed in queste ore particolarmente drammatiche, specialmente per i nostri finanzieri e le loro famiglie, alle quali anch'io, a nome del nostro gruppo, rivolgo un deferente pensiero, viene veramente un senso di disperazione rispetto alla gravità del problema che si pone. Ci domandiamo, infatti, se questo sia davvero l'ultimo atto di una vicenda che ha del drammatico, ma - se ascoltiamo certe proposte - anche del grottesco; non vorrei che, fra qualche tempo, si proponesse l'istituzione dell'albo professionale degli scafisti, che già attualmente svolgono un servizio più regolare di quello dei traghetti italiani autorizzati!
risposta politica dell'intero Governo, non una risposta soltanto ed esclusivamente del ministro delle finanze, anche nella sua veste di ex presidente della Commissione parlamentare antimafia. Volevamo infatti sapere se il Governo intende cambiare registro nella sua politica nei confronti dell'Albania, perché quello che la gente, i competenti, i magistrati chiedono è il cambiamento di registro di un'intera politica e di una strategia, imposto dai fatti, anche per il rispetto di queste vite spezzate e per il sacrificio ed il pericolo di tante persone impegnate nell'azione di contrasto di una delle forme di criminalità organizzata di stampo mafioso peggiori nell'intero mondo occidentale, quella dei clan albanesi e limitrofi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonito, al quale ricordo che ha cinque minuti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, la sofferenza dei familiari delle vittime è ovviamente la nostra stessa sofferenza, non soltanto come cittadini pugliesi ed italiani ma soprattutto come uomini delle istituzioni.
la vicenda tristissima della quale oggi ci occupiamo pone un problema che non è solo dello Stato italiano. L'azione di contrasto alla criminalità organizzata che arriva sulle nostre sponde dall'altra parte dell'Adriatico è una questione europea e internazionale. Penso sia importante ricordare l'impegno dei nostri parlamentari europei, dei parlamentari europei del mio gruppo, che hanno posto tale questione come internazionale. D'altra parte, è noto che il nostro Governo è da tempo impegnato nella realizzazione dello spazio giuridico europeo, dello spazio europeo di sicurezza, giacché siamo assolutamente consapevoli che per il denaro le frontiere hanno una consistenza estremamente debole; allorché devono circolare i diritti e in particolare il diritto alla sicurezza esse diventano ostacoli insormontabili.
PRESIDENTE. Onorevole Bonito, dovrebbe concludere.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, solo trenta secondi. Dicevo che ho ascoltato una persona assolutamente equilibrata, il collega Bruno, evocare la possibilità, e forse anche la necessità, di interrompere le relazioni diplomatiche con l'Albania. Direi che un atteggiamento di questo tipo sarebbe profondamente sbagliato e soprattutto non sarebbe idoneo a risolvere le questioni che vogliamo affrontare. Verso l'Albania dobbiamo assumere un atteggiamento preciso per il rispetto dei patti che sono stati siglati, tuttavia se non aiuteremo quei paesi, quelle popolazioni a superare le difficoltà politiche e istituzionali esistenti, certamente non arriveremo mai a risultati veri, efficaci e positivi per il nostro paese.
PRESIDENTE. Onorevole Bonito, deve concludere.
FRANCESCO BONITO. Ritengo che l'atteggiamento positivo del nostro Governo di aiuto a quel popolo sia la strada migliore per pervenire a risultati che possano essere utili per quel popolo, ma soprattutto per il nostro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Casilli.
COSIMO CASILLI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, la ferocia dimostrata dagli scafisti contro i finanzieri e la crudeltà con cui hanno agito contro i clandestini che trasportavano esigono una risposta ferma da parte dello Stato.
Il Salento, teatro degli eventi più drammatici sul fronte dell'immigrazione che ormai si ripetono da anni, è profondamente turbato dalla strage compiuta tra Castro e Santa Cesarea durante uno sbarco. Il Salento, infatti, è patria di solidarietà e di accoglienza, che viene praticata quotidianamente dalla chiesa leccese e dalle istituzioni locali per lenire le ferite di popoli che vivono il dramma della fame e del sottosviluppo e la discriminazione etnica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Giovanardi, al quale ricordo che ha a disposizione quattro minuti.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, a nome dei cristianodemocratici sono davvero rammaricato di aver trovato deludente l'esposizione fatta dal ministro Del Turco, il quale, nella sostanza, ci ha detto che le cose continueranno così. E come stanno andando le cose in questa strana e terribile guerra? È una guerra - i dati ce li ha forniti lo stesso ministro - in cui le vittime si registrano soprattutto fra i clandestini - ho ancora in mente l'episodio di due mesi fa quando, avvistata la finanza a terra, sono stati buttati a mare i clandestini: costoro piangevano
perché non sapevano nuotare e sono stati costretti dagli scafisti, in prossimità della costa, ad annegare - e, a causa del contrabbando e dell'azione degli scafisti, fra le forze dell'ordine, che rischiano di morire. Ma cosa rischiano in questa guerra gli scafisti? La malavita cosa rischia?
OTTAVIANO DEL TURCO, Ministro delle finanze. Ci penso io a seguire.
CARLO GIOVANARDI. Questa guerra ogni giorno fa vittime innocenti, quindi come si fa a dire che è poco cristiano e poco democratico, come affermò a suo tempo D'Alema, schierarsi dalla parte dei deboli, degli indifesi, dalla parte delle forze dell'ordine? Anch'io sono solidale con le famiglie dei caduti ma costoro muoiono per qualcosa? Secondo voi, si sente tutelato e legittimato un agente che è all'interno di una sorta di teoria di riduzione del danno, nel senso che è conscio che il suo intervento non è teso a stroncare un fenomeno malavitoso e che gli si chiede di perdere la vita per nulla?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, anche oggi la discussione appare mistificante perché non affronta realmente i problemi. Rispetto all'informativa del Governo non abbiamo nulla da eccepire, se non che è la conseguenza di un pensiero. Non condividiamo la critica che la destra muove ...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Nardini. Il banco del Governo deve essere libero!
MARIA CELESTE NARDINI. Non condividiamo, però, la portata di questa discussione. È inutile dire che vi è la piena partecipazione alla condivisione del dolore assai grande per le quattro vittime, ma non sono le uniche: temiamo - ahimè - che in quel mare non saranno le ultime, se non si affrontano alcune delle grandi questioni che, invece, in quest'aula vengono ancora una volta mistificate. Oggi abbiamo finalmente trovato un altro capro espiatorio: l'Albania, il Governo albanese, quel territorio da cui nascono il male e la criminalità. Ancora una volta omettiamo di affrontare il vero nodo della discussione.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Nardini. Colleghi, vi prego di ascoltare, altrimenti si decide di fare dibattiti su temi importanti, poi ognuno chiacchiera per conto proprio. Prego, onorevole Nardini.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, quella guerra ha prodotto danni su tutto il territorio dei Balcani. Ecco perché la discussione è mistificante: non si vogliono affrontare davvero le grandi questioni sul terreno!
deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Nardini. La «frenata» è sempre lunga ma, comunque, ci vuole il tempo necessario per concludere l'intervento.
ROSANNA MORONI. Signor Presidente, in questi casi prevalgono il dolore, il cordoglio, la comprensione e la condivisione della pena dei familiari per giovani vite, italiane e non, perse in modo tanto tragico. Ma proprio il rispetto per queste giovani vite ed anche per la dedizione con cui i finanzieri hanno svolto il proprio lavoro in nome e per conto della comunità intera non ammette strumentalizzazioni di parte. Per fortuna, in quest'aula si è avuto il pudore di evitare certi toni e certe argomentazioni, ma l'intento, evidente in alcune dichiarazioni rese alla stampa, di cavalcare lo sgomento ed il dolore dell'opinione pubblica è indegno dei ragazzi morti.
ANNA FINOCCHIARO FIDELBO, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO FIDELBO, Presidente della II Commissione. Signor Presidente,
desidero comunicare ai colleghi che circa mezz'ora fa la Commissione giustizia ha ultimato l'esame del disegno di legge in materia di contrabbando presentato dal Governo. Credo sia un segnale importante in questa giornata difficile e di grande dolore per tutti.
PRESIDENTE. Grazie, presidente Finocchiaro Fidelbo.
Dopo l'intervento del ministro delle finanze potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro delle finanze, senatore Ottaviano Del Turco.
Desidero rivolgere alla Guardia di finanza, al suo comandante generale, ai suoi ufficiali e sottufficiali ed ai suoi agenti il sentimento di cordoglio e di partecipazione al loro dolore, ma anche un grande sentimento di riconoscenza per il lavoro che essi svolgono ogni giorno per difendere la legalità e l'integrità del territorio nazionale.
Continuo a ripetere, con una qualche ostinazione, che essi non sono solo le
Voglio usare questa circostanza e questa tribuna per ribadire ai rappresentanti della Guardia di finanza e al Cocer, che ha chiesto al Governo e al Parlamento un impegno per le famiglie degli agenti uccisi in questi scontri, che penso sia maturo il tempo - l'ho detto in occasione della festa della Guardia di finanza e quando ho incontrato i rappresentanti del Cocer - perché il Parlamento decida di estendere agli agenti della Guardia di finanza, ai carabinieri, alla polizia, a coloro che sono vittime di questi scontri gli stessi interventi e le stesse provvidenze che il Governo ha già deciso per le famiglie vittime di attentati e di iniziative criminali mafiose.
Parte da qui una riflessione che voglio svolgere nel modo più pacato. Intendo proporre al Parlamento una lettura di questi fatti, perché non ci si può limitare solo all'osservazione della nuda cronaca dell'episodio. Anzi, io penso che il quadro che è stato offerto dalla radio, dalla televisione, dai giornali e dai telegiornali da ieri mattina fino ad oggi renda inutile ripetere lo svolgimento dell'evento.
Qualche minuto fa mi hanno confermato una notizia dell'ultima ora che ritengo utile per la nostra discussione: i magistrati hanno ritenuto che vi siano sufficienti elementi di prova per fermare e sottoporre ad un interrogatorio stringente i due albanesi che sono sospettati di aver avuto una parte importante nei fatti di ieri mattina (Applausi del deputato Gramazio).
Siamo chiamati a riflettere su ciò che è accaduto ieri mattina ma, mentre pensiamo a quell'episodio, dobbiamo riflettere anche su ciò che è accaduto nei paesi che dividono con noi le coste del mare Adriatico.
Fino a dieci anni fa, onorevoli colleghi, avevamo di fronte una federazione di paesi, di etnie, di razze (come si dice) che si riconoscevano in un unico Governo federale. Era quella specie di miracolo politico ed istituzionale che non ha resistito alla scomparsa del suo organizzatore. Oggi, al posto della Federazione jugoslava ci sono la Slovenia, la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, la Serbia, il Montenegro, la Macedonia, il Kosovo.
Vi è poi l'Albania, un regime feudale che è crollato rivelando uno Stato decrepito ed inesistente ed una struttura sociale ...
Tutto questo ha prodotto la nascita di fenomeni criminali di proporzioni straordinarie. Non c'è solo il commercio di clandestini, che è prevalentemente e materialmente in mano a bande albanesi; a questo fenomeno, che è relativamente nuovo nelle vicende italiane ed europee, si sono collegati altri filoni criminali che sembravano appartenere ad altri paesi e ad altre culture.
Sotto il regime di Enver Hoxha il territorio albanese aveva già un microclima capace di produrre droghe di qualità assolutamente competitive con le coltivazioni sudamericane e del sud-est asiatico. È una scoperta recente fatta attraverso gli strumenti scientifici della polizia, dei carabinieri e della Guardia di finanza, ma è la verità: in Albania si può produrre droga assolutamente competitiva per qualità e quantità con quella che viene dal Sud America o dal sud-est asiatico. Pochi si erano resi conto che una parte dei kalashnikov comparsi dopo la nascita dei Governi e degli Stati indipendenti erano stati acquistati e pagati grazie a traffici illeciti. Quelle armi non servono più, e speriamo che non servano più per sempre, per guerre civili o interetniche. Sono un pezzo del tesoro di guerra che viene spedito sul continente europeo per armare tutti i clan criminali che hanno bisogno di armi di qualunque tipo e di qualunque livello di pericolosità.
L'unico filone criminale che era legato alle vecchie rotte che univano i Balcani al nostro paese era il contrabbando di sigarette (Commenti del deputato Marengo). Questi quattro filoni, un tempo indipendenti gli uni dagli altri, si sono uniti, anche se hanno paesi e territori diversi dove svolgono una parte delle loro attività, per esempio il Montenegro. Quest'ultimo è un enorme magazzino a cielo aperto dove vengono stoccati migliaia di quintali di tabacchi lavorati esteri ...
Vi è poi il traffico più immondo, quello delle donne e dei bambini, che chiude questa sorta di tragico cerchio criminale. Ricordo a tutti i colleghi che, per la prima volta dopo non so quanti anni, compare di nuovo nelle aule dei tribunali del nostro paese quell'articolo del codice penale (forse l'onorevole Mancuso, che è presente, può aiutarmi a ricordare quale, forse l'articolo 600), che si riferisce alla riduzione degli uomini e delle donne in schiavitù. Per la prima volta dopo tanti anni, ricompare nelle indagini delle procure - ne ho avuto notizia a Brescia ed in altre sedi che ho visitato come presidente
Sono reati che si consumano innanzitutto in Italia, ma non hanno bisogno di passaporto per andare in altri paesi d'Europa. Parte delle sigarette di contrabbando che entrano in Italia non si fermano nel territorio nazionale; parte delle armi che entrano nel nostro paese non si fermano solo qui; altrettanto dicasi per le donne e i bambini che sono oggetto di quel traffico; non si tratta di traffici che si limitano soltanto a rendere più difficile la vita sociale del nostro territorio, ma pezzi di attività criminali che ormai hanno come teatro l'intera comunità europea.
Questo è il quadro nel quale collochiamo il tema di un impegno europeo riferito a tale teatro di operazioni criminali. Il nostro paese subisce la pressione più violenta, alla quale sappiamo reagire con la forza e con le nostre energie. Ciò che stanno facendo i finanzieri in Puglia non ha precedenti nella loro storia...
Anche in una circostanza come questa, chiediamo alla Comunità europea di farsi carico di un problema che non può essere soltanto del nostro paese. Ho già detto che non possiamo considerare quel tratto di mare come un problema esclusivamente italiano o dei suoi rapporti con i paesi che si trovano dall'altra parte dell'Adriatico. Vi sono iniziative e rapporti con l'Europa che hanno bisogno di un punto di riferimento e di una strategia comune. Ripeto qui in Parlamento ciò che ho detto direttamente nel corso di un incontro che si è svolto circa quaranta giorni fa con il dottor Brown, direttore dell'OLAF (la struttura europea che si occupa di frodi e di contrabbando): vogliamo essere il paese che vive in prima linea questo scontro, non abbiamo nessuna difficoltà ad assumerci le responsabilità più grandi. Ripeto, vogliamo essere in prima linea, ma non da soli: questo non può essere un problema solo ed esclusivamente del nostro paese. Gli aiuti affinché quei paesi crescano e affinché vinca la legalità e lo sviluppo al loro interno, hanno bisogno di una contropartita. Ripeto davanti al Parlamento che quaranta giorni fa il consiglio dei ministri delle finanze dei paesi dell'Unione europea ha deciso di non concedere al Montenegro un prestito fino a quando quel paese non darà prove concrete di un impegno senza esitazioni nel combattere i fenomeni criminali che si svolgono nel suo territorio. La stessa regola deve valere per tutti i paesi dei Balcani.
Penso che occorre insistere, anche da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha in programma un viaggio a Tirana per il prossimo fine settimana; so che è sua intenzione - lo ha già fatto sapere al Governo albanese - che la possibilità che quel viaggio si svolga è
Non possiamo pensare che il confronto militare con le barche che partono dall'Albania riguardi solo il confine delle nostre acque territoriali. C'è un problema che attiene alla responsabilità del Governo albanese all'interno delle sue acque territoriali e noi chiediamo che dentro quei confini si svolga un'attività di contrasto, per la quale siamo pronti a fornire mezzi, strutture e uomini. Certo, non vogliamo mettere in discussione la sovranità del Governo albanese sul proprio territorio; non accetteremmo da parte di nessun altro paese un'iniziativa del genere nel nostro territorio e non possiamo proporla nei confronti di altri, ma chiedere di poter assistere il Governo albanese nell'esercizio della sua attività nel rispetto di impegni assunti innanzitutto con il Governo italiano, questo possiamo farlo ed io penso che sarà proprio il principale argomento che verrà trattato, se si svolgerà il viaggio del Presidente del Consiglio in territorio albanese.
Il controllo dei natanti ...
Anche qui, sarebbe tutto più semplice se queste intese avessero per soggetti contraenti uno Stato autonomo, come l'Albania, il Montenegro, che fa parte della Federazione serba, o la Bosnia o la Croazia e, dall'altra parte, una comunità di Stati che vigila sulla loro sicurezza. Penso che protagonista prima potrebbe essere l'Europa, anche nel contrarre impegni consistenti, per il ruolo importante che può svolgere la comunità europea anche per ciò che riguarda il sistema di aiuti, che coinvolge responsabilità che vanno oltre quelle dello Stato italiano.
Ecco, cari colleghi, questo è il quadro all'interno del quale collocare la nostra riflessione per i fatti gravi di ieri. Ho letto le dichiarazioni di molti colleghi e so che vi è un dibattito sulle regole d'ingaggio ed è un dibattito che non si può sottovalutare, perché concerne un tema che appassiona l'opinione pubblica e che è bene sia presente anche nel confronto parlamentare. Voglio però ripetere che i finanzieri ieri mattina avevano posto sotto osservazione il natante che portava i clandestini e non sono intervenuti fino a quando il natante stesso non è stato liberato dai clandestini. Hanno voluto evitare il contrasto, che poteva avere come esito drammatico una strage di clandestini in prossimità delle coste del nostro paese. Hanno avvertito i comandi di terra perché provvedessero a raccogliere i clandestini, evitando che scappassero, e poi, nel momento in cui il natante si è liberato dei clandestini, sono intervenuti. Badate, sul natante c'erano ancora quattro curdi ed è grazie alla loro testimonianza che i magistrati possono in queste ore determinare qualche elemento di verità su ciò che è accaduto e trovare i colpevoli; ma quei quattro curdi si trovavano ancora lì, in primo luogo, perché si erano rifiutati di scendere come gli altri, di buttarsi in mare...
Ciò che volevo dire è che gli scafisti albanesi riportano indietro, dopo aver scaricato i clandestini, talvolta dei bambini, ma comunque sempre degli ostaggi, proprio perché vogliono evitare lo scontro. Loro sanno bene che nessuna polizia, in nessuna parte del mondo, può sparare alla cieca, determinando stragi. Questo è il problema. Per quanto riguarda il fatto che di fronte ad un attacco si debba reagire, non c'è bisogno di nessuna nuova norma, ci sono già le leggi dello Stato e le disposizioni della Guardia di finanza, dei carabinieri e della polizia. È importante, però, avere presente il fatto che non possiamo reagire in modo scomposto, determinando stragi che sarebbero insopportabili per la coscienza civile del paese. È soprattutto importante, in queste ore, nel momento in cui il paese si interroga su altri fatti accaduti all'interno del territorio nazionale, che non vengano inviati messaggi di giorno in giorno diversi alle pattuglie della polizia, dei carabinieri e della Guardia di finanza, messaggi che abbiano al centro intenzioni, suggestioni e sentimenti di natura contraddittoria.
Vorrei concludere svolgendo le stesse osservazioni con le quali ho iniziato. Il Parlamento discuta, il Parlamento decida, il Parlamento indichi la strada per combattere questa pestilenza: una decisione del Parlamento è vincolante per il Governo, figuriamoci quanto possa essere vincolante per un corpo quale la Guardia di finanza, che è chiamato ogni giorno a tenere gli occhi aperti sulle coste italiane e ad avere un sentimento di vigilanza su ciò che si muove nel paese. Ognuno deve però manifestare in queste ore - vi prego di farlo quanto interverrete a nome dei vostri gruppi - un sentimento di gratitudine alla Guardia di finanza e la partecipazione al dolore dei familiari delle vittime: di tutte le vittime, non solo di quelle della Guardia di finanza, come in questo caso (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista, misto-Socialisti democratici italiani e dei deputati Gnaga e Gramazio).
A nome della Presidenza esprimo ai parenti dei finanzieri caduti, sia di quello il cui corpo è già stato trovato, sia del finanziere che, si spera, non debba cadere, i sentimenti di cordoglio della Camera dei deputati, convinto di interpretare il pensiero di tutti. Si tratta di lavoratori del dovere, i quali garantiscono, nella legalità, la possibilità di una civile convivenza e che si eviti che l'ego moderno, o presunto tale, ritrovi i rigurgiti di epoche passate nelle quali le scorrerie, le possibilità di sfruttamento dell'uomo e l'idea di beneficiare del traffico della carne umana potevano essere considerate non dico legittime, ma possibili.
Questo dibattito rappresenta un momento importante e credo che i deputati vorranno accogliere le richieste del ministro, tenendone conto nei loro interventi. Rivolgiamo un pensiero a coloro i quali non ci sono più e a quelli che, restando, soffrono e sperano ancora.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantovano. Ne ha facoltà.
È vero, è una questione difficile da affrontare, ma questo non significa che non debba essere affrontata. Al quesito rispondo dicendo, tanto per cominciare, che il Polo non scaricherebbe ipocritamente o in via esclusiva il problema sulle forze dell'ordine; infatti, al di là delle
Sarebbe ingiusto dire che l'Albania è un paese di criminali, ma sarebbe chiudere gli occhi di fronte alla realtà non dire che l'Albania è diventata, da qualche anno, uno dei paesi in cui si concentra la gran parte delle attività criminali. Secondo la descrizione che lei ha fatto - e che forse potrebbe essere ulteriormente precisata - 34 dei 36 distretti albanesi sono coltivati estensivamente a canapa; vi è stato un recente impianto di cocaina e di eroina; oltre il 90 per cento delle vetture che circolano in Albania sono di provenienza furtiva; nelle vicinanze di Durazzo vi è un fiorente mercato di automobili rubate che ha come acquirenti funzionari dello Stato e Ministeri albanesi; il traffico di esseri umani è noto a tutti (manca un dettaglio che forse è sfuggito alla relazione del ministro).
La polizia albanese non ha alcuna volontà di intervenire; è capace soltanto di tendere la mano alla partenza di ogni gommone per riscuotere il ticket che le spetta. È il caso che elenchi le tariffe? La polizia albanese non agirebbe così se non fosse coperta dall'autorità politica di Tirana. In qualsiasi paese civile un pubblico ufficiale colluso viene rimosso dal servizio, processato e condannato...
Nei confronti dell'Albania il vostro Governo ha un atteggiamento masochista: esporta aiuti (finanziari e in natura) ed importa criminalità, kalashnikov, droga e lutti. Per molto meno nei rapporti internazionali si minaccia la rottura delle relazioni economiche. Il successo elettorale di Haider, una questione interna ad un paese membro dell'Unione, ha provocato la minaccia di sanzioni da parte degli altri partner dell'Unione europea. La complicità del Governo albanese con i criminali che hanno causato la morte dei due finanzieri è invece tollerata e non è seguita da alcun fatto concreto.
Il Presidente del Consiglio conferma il suo viaggio a Tirana il prossimo 28 luglio, ma per fare che cosa? Quanti rappresentanti del Governo italiano sono andati su e giù dal Governo socialista di Tirana negli ultimi tre anni, tornando sempre con ampie assicurazioni di legge, di provvedimenti, di annunci di sequestri senza che nulla però sia cambiato nella sostanza? L'ultimo, in ordine di tempo, è stato il ministro Bianco, poche settimane fa. Che cosa gli ha detto il suo pari grado albanese? Prima ancora c'era stata la conferenza di Ancona, quali sono stati i suoi esiti?
È un problema dell'Unione europea. Certamente! I confini pugliesi sono i confini dell'Unione europea. Ma chi deve porre questo problema in Europa? Da quanto esiste il problema senza che sia stato fatto nulla? Da otto anni, salvo una breve parentesi di sei mesi, governate voi! Quando si vuole, il tempo lo si trova; per l'ipotesi di sanzioni nei confronti di Haider si è agito in tempi da record! Spero che non costituiscano remore le strane vicinanze che l'attuale presidente della Commissione europea ha mostrato di avere da Presidente del Consiglio con esponenti qualificati della criminalità albanese. Tutti ricordano la scorta che a Valona all'onorevole Prodi, allora Presidente
E giacché interpellate l'Europa, provate allora anche a discutere il comportamento dei partner interni all'Europa, come la Grecia, che è tutt'altro che estranea, quanto a supporti logistici e a collusioni di forze di polizia, con i traffici di clandestini e di sigarette, o come l'Olanda - non il Montenegro! -, che riveste un ruolo non secondario nello stoccaggio dei tabacchi di contrabbando.
Concludo dicendo che il dovere di intervenire da parte vostra deriva da una serie di considerazioni, non ultima la circostanza che in data 29 luglio 1998 questa Camera ha approvato, contestualmente alla legge n. 300 del 1998, che disponeva aiuti finanziari e di altro tipo nei confronti dell'Albania, un ordine del giorno (di cui era primo firmatario l'onorevole Fini) che, dopo un'ampia premessa sullo stato della criminalità in Albania, concludeva impegnando il Governo a condizionare l'effettiva corresponsione degli aiuti finanziari previsti dagli articoli 1 e 2 di quella che sarebbe diventata la legge n. 300 del 1998, nonché le cessioni a titolo gratuito previste dall'articolo 3, alla fattiva collaborazione dell'autorità albanese sul piano della prevenzione e della repressione delle attività illecitamente svolte sul suolo albanese e in particolare alla distruzione delle coltivazioni di cannabis e al controllo dei traffici illeciti nel porto di Valona.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Donato Bruno, che sicuramente rispetterà il tempo di cinque minuti a sua disposizione. Ne ha facoltà.
Tutto il territorio del sud d'Italia e della Puglia, in particolare, necessita di un intervento serio e razionale da parte del coordinamento delle forze dell'ordine e del Ministero dell'interno nei confronti della guardia di finanza che non può essere lasciata sola a vigilare sulla costa, anche se questo è il suo compito principale. Il coordinamento potrebbe risolvere meglio questi problemi che non sono solo di carattere interno, ma internazionale.
Mi associo alle considerazioni testé svolte dal collega Mantovano, in particolare a quelle relative al rapporto del nostro Governo con quello albanese. Per alcune zone in Italia voi parlate di tolleranza zero ma, nei confronti del Governo
Non è più possibile né tollerabile accettare supinamente quanto sta avvenendo; vivo la maggior parte dei fine settimana in Puglia, terra che lei, onorevole ministro, ha visitato come presidente della Commissione antimafia. So che ha potuto valutare il problema che quotidianamente è più grave e più serio. Ieri due persone delle forze dell'ordine hanno perso la vita e non sapremo cosa accadrà domani perché non vi è nulla che lasci intendere che questo Governo ha la seria volontà di contrastare il fenomeno.
L'azione non può che essere una: interrompere le relazioni con l'Albania per constatare se sia possibile ridiscutere, su basi completamente diverse, che non siano quelle dell'accomodamento, le reciproche relazioni. Solamente dando un segnale forte al Governo albanese sarà possibile evitare questo flusso migratorio di armi, di prostituzione e di droghe cui giornalmente assistiamo, nel territorio della Puglia, quasi si trattasse del trasporto delle persone da Reggio Calabria a Messina.
Caro ministro, è il suo Governo che deve assumere un atteggiamento diverso. Conosciamo la sua sensibilità e sicuramente nel prossimo Consiglio dei ministri questa questione verrà posta sul tappeto. Dica però al Presidente del Consiglio Amato, il quale sabato dovrà recarsi in Albania, che se l'atteggiamento che adotterà sarà quello che usa, con battute e quant'altro, probabilmente quelli che verranno continueranno ad essere per l'Italia giorni di lutto e noi questo vogliamo evitarlo, perché credo sia l'intero nostro paese a chiedere un intervento serio e duro per quanto riguarda sia la riorganizzazione delle forze dell'ordine, sia lo spirito con cui questo Governo deve affrontare i rapporti con l'Albania (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e misto-CCD).
Onorevole Tassone, le ricordo che ha a disposizione solo tre minuti, che deve amministrare con la nota sagacia.
La scorsa settimana abbiamo sottolineato alcune insufficienze dell'esposizione resa dal ministro dell'interno ed anch'io ritengo che sarebbe stata opportuna un'informativa congiunta; non si tratta infatti di un problema di settore o di denominazione di ministero, ma di ordine pubblico generale. Aggiungo che oltre al ministro dell'interno sarebbe stato opportuno anche ascoltare - come peraltro si potrà fare - il ministro degli affari esteri.
Lei, ministro Del Turco, ha usato questo pomeriggio un tono alto, che conviene alle grandi occasioni ed alla circostanza,
Il Governo spesso si è sottratto ad un confronto e sotto l'incalzare dei parlamentari l'esecutivo di cui lei adesso fa parte ha ritenuto che i disegni di legge di conversione fossero adempimenti burocratici e gestionali, sottoposti al Parlamento soltanto per ottenere i finanziamenti. Non si è mai detto, però, quali siano i problemi dei rapporti tra l'Italia e l'Albania e quali siano le organizzazioni criminali che partono da quest'ultima per trovare collegamenti organici con la mafia organizzata nel Mezzogiorno del nostro paese e che dove esistono le centrali non c'è mai stato il presidio del territorio. Oltre alla Guardia di finanza si doveva parlare infatti dei carabinieri e degli agenti di polizia che sono chiamati ad operare in modo anche difficile e che fanno il loro dovere, mentre manca un'organizzazione forte.
Non è possibile, signor Presidente, che ci troviamo di fronte ad un caso di interposizione tra due sponde, quella albanese e quella italiana, dopo la vicenda della motonave Sibilla ed altri episodi, e dopo che da parte del Governo si era detto che si andava verso una capacità di esercitare perlustrazioni e quindi di capire il fenomeno. Oggi ci troviamo all'anno zero, come dicevo poco fa. Queste sono le ragioni per le quali - mentre la ringraziamo - consideriamo le sue dichiarazioni insufficienti, per alcuni versi sconvolgenti e mi auguro che il Governo, nel suo complesso, troverà l'occasione e l'opportunità per parlare fortemente e in termini molto più appropriati e più puntuali della situazione dei rapporti tra l'Italia e l'Albania e della situazione del coordinamento delle forze di polizia (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD), di Forza Italia e di Alleanza nazionale.
Signor ministro, i nostri sentimenti in questo momento sono molto turbati. Lo sforzo più grande da parte nostra, del Parlamento e del Governo è di mantenere la lucidità e la serenità per poter operare un'analisi, la più corretta possibile e per poi fare le scelte più proprie, a fronte di problemi così difficili che non possono essere risolti né con la propaganda né con le battute di maniera.
Noi vogliamo sottolineare con forza - come peraltro da più parti è stato fatto in queste ore, e anche in precedenza - il poco impegno (limitiamoci a queste parole) della polizia albanese nel combattere a terra chi sfrutta l'immigrazione clandestina. Mi sento di concordare e di rafforzare, se è possibile, il concetto e la volontà che leggo nelle parole del Presidente del Consiglio Amato quando egli sostiene che o il Governo albanese s'impegna a fare sul serio, oppure l'Italia reagirà tagliando qualsiasi forma di sostegno e di aiuto. In sostanza, anche la politica albanese deve capire che il Governo italiano non scherza e, quando ha sottoscritto degli impegni che onora nei confronti del popolo albanese, pretende altrettanto da parte delle istituzioni e della politica.
Non capisco come mai non si voglia legiferare a livello di Parlamento albanese prevedendo che gli scafi, una volta requisiti, debbano essere totalmente distrutti e non mantenuti in circolazione. È un atto di volontà ben preciso, che poi va fatto eseguire dalle forze di polizia competenti.
Credo che sia doveroso peraltro sottolineare la bontà del suo intervento quest'oggi alla Camera dei deputati e di ringraziarla per questo, signor ministro.
Vorrei riprendere una parte dell'indicazione che lei ha dato all'Assemblea quest'oggi ma che noi, pur essendo un piccolo gruppo, in un caso analogo ed altrettanto grave alcuni anni fa abbiamo, da questi stessi banchi, indicato al Governo e alla politica italiana. L'Europa non fa tutto il proprio dovere soprattutto dopo gli accordi di Schengen sul piano della solidarietà fattiva tra Governi nella tutela, nella difesa e nella strategia globale nei confronti di quanto oggi accade e che non si verifica solo in maniera così drammatica da parte dell'Albania verso la Puglia, ma accade quotidianamente anche nei transiti di frontiera tra la ex Jugoslavia, oggi pacifica e ridente terra slovena, nei confronti del nostro paese o della vicina Croazia.
Vi è quindi una strategia globale: o l'Europa la fa propria facendosene carico, oppure purtroppo questo sarà un problema che neanche con le grandi parole di propaganda e con lo schieramento della flotta lungo le nostre coste - come qualcuno, credo in maniera demenziale, propone - sarà rimosso questo che rimane un grande problema anche per la convivenza civile tra popoli (Applausi dei deputati del gruppo misto-Socialisti democratici italiani).
Quanto è avvenuto ci addolora molto e anche noi ci associamo ai sentimenti di profondo cordoglio che sono stati espressi ai familiari delle vittime, esprimiamo la nostra partecipazione al dolore di tutta la Guardia di finanza e la gratitudine per il lavoro svolto non solo dalla Guardia di finanza ma da tutte le forze dell'ordine che operano in quella parte molto particolare del territorio pugliese. Ci sembra comunque che sia arrivato il momento di rivedere complessivamente le politiche gestionali dei flussi migratori, le azioni di contrasto dell'immigrazione clandestina e, infine, di rivedere le nostre relazioni bilaterali con i paesi che originano i flussi migratori.
L'impegno delle nostre forze dell'ordine impegnate in quel tratto di 800 chilometri di costa pugliese è straordinario e costante. Il prezzo in termini di vite umane, di utilizzo di persone e di mezzi ci sembra eccessivo rispetto ai risultati. Voglio dire che l'azione di contrasto in mare è pericolosa, come abbiamo visto, ma è anche inefficace per bloccare i trafficanti di carne umana che nel tempo sono diventati sempre più insidiosi e
Noi riteniamo che ora dobbiamo fermarci e ripensare il tutto e che certamente non è sufficiente chiedere all'Albania, come fa il ministro Bianco, nuove leggi, magari più repressive, perché in Albania poi ci deve essere qualcuno che le fa rispettare. Infatti, la legge sul sequestro dei gommoni, approvata dall'Assemblea nazionale albanese un paio di anni fa, non credo che abbia sortito molti effetti. Il problema è lì, nelle regioni dell'Albania meridionale: ampi settori di quel territorio sfuggono al controllo dello Stato; l'unica economia di quella zona è l'economia criminale, l'unica fonte di reddito è quella degli scafisti.
Bisogna allora avere più coraggio nella cooperazione economica, bisogna dare concreta attuazione agli accordi bilaterali sul lavoro stagionale, sulla riammissione dei cittadini provenenti dai paesi terzi; bisogna ratificare l'accordo sulla cooperazione doganale e sulla cooperazione giudiziaria. Soprattutto, signor ministro, dobbiamo farci carico di porre questo problema all'attenzione dell'Unione europea perché, come lei ha ricordato, questo non è solo un nostro problema perché quella è una frontiera europea. Lei ha voluto ricordare la valenza internazionale di questo problema; noi siamo d'accordo, però ci aspettiamo che in sede di Unione europea esso venga posto con forza dal nostro paese.
Troviamo particolarmente fastidioso oltre che non pertinente, come è stato fatto in quest'aula anche oggi, il confronto con altre vicende dolorose che hanno attraversato la storia del nostro paese. Noi non siamo favorevoli a risposte emotive per vicende tragiche che ci colpiscono e ci addolorano. Credo che nessuno tra coloro che oggi invocano la modifica delle regole d'ingaggio e il ricorso alle armi può non essere sfiorato dal dubbio che il ricorso alle armi renderebbe ancora più pericolosa l'attività di contrasto. Le azioni di contrasto saranno tanto più efficaci quanto più si interverrà nei paesi dai quali partono i flussi migratori, anche sottraendo la materia prima ai trafficanti di vite umane e al commercio dei clandestini.
Ci aspettavamo qualcosa di più dal Governo: nulla voglio togliere alla serietà ed al tono della relazione del ministro delle finanze, ma ci attendevamo una
Consideriamo la strategia seguita fino ad ora: abbiamo l'impressione che lo Stato italiano si sia comportato come una sorta di Caritas con le stellette, che dapprima avvista, con i potenti mezzi delle nostre forze militari, i natanti, poi li individua e li accompagna, naturalmente seguendoli a dovuta distanza, quasi scortandoli affinché svolgano il nobile compito di depositare sulle coste pugliesi, ma ora anche su quelle romagnole, del nord-est, calabresi e chissà quali altre, il loro carico di carne umana ma anche di droga, armi e quant'altro. Ecco, chiediamo allora un cambiamento totale di registro e sommessamente ricordiamo al Governo che, quando i delinquenti mafiosi che vengono definiti scafisti (è stata addirittura coniata una terminologia da ordine professionale) vogliono depositare il loro carico e raggiungono quella che tecnicamente si definisce «zona di vigilanza doganale», lì lo Stato può e deve intervenire!
Mi è sembrata un po' confusa la parte della relazione del ministro relativa a questo punto; vorremmo, invece, che il Governo avesse le idee chiare su quello che uno Stato serio, che deve difendere prima di tutto i suoi ragazzi in divisa, è chiamato a fare in una situazione di questo genere: intervenire con coraggio e con senso di responsabilità. Con il «buonismo», con i pater noster, non si governano gli Stati e non si affronta una criminalità di alto livello come quella albanese. Voi avete lasciato questi ragazzi da soli e li avete mandati a farsi macellare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Riteniamo di dover esprimere un giudizio estremamente positivo sul dibattito che abbiamo sin qui svolto, giacché abbiamo visto evitati i pericoli di strumentalizzazione, pur non essendo mancati, qua e là, cedimenti propagandistici. È comunque alle questioni da affrontare che abbiamo rivolto la nostra attenzione. Personalmente, in politica, non sono aduso a fare eccezioni di competenza sulla necessità della presenza di questo o quel ministro, poiché a mio avviso, in questa circostanza, il ministro delle finanze rappresenta autorevolmente il Governo ed ha fatto sentire la sua voce.
Egli ha esposto argomentazioni del tutto condivisibili ed ha espresso un livello politico certamente alto e mi pare che gliene abbiano dato atto coloro che sono intervenuti. Ritengo importante quanto da lei affermato, signor ministro, in relazione alle iniziative che il Governo intende assumere e presentare in Parlamento a favore dei familiari delle vittime di azioni criminose e di coloro che sono caduti nell'esercizio di un dovere istituzionale. Penso che ciò rientri, tra l'altro, nell'evoluzione del modello penalistico al quale il Parlamento sta lavorando da tempo, affinché il diritto penale non si occupi soltanto dei reati o degli autori dei reati, ma ponga analoga attenzione alla posizione delle vittime.
Rispetto a quanto da lei affermato, mi pare che la questione centrale, che il mio gruppo condivide totalmente, sia la seguente:
Signor ministro, penso che in questa direzione dobbiamo lavorare molto per accelerare la tempistica che in appuntamenti internazionali ci siamo già dati, da ultimo a Tampere. Siamo convinti che il Governo e le forze dell'ordine, in questi ultimi mesi, in Puglia, abbiano espresso un impegno notevolissimo e certamente ciò non può essere disconosciuto; non possiamo negare l'onestà intellettuale di chi valuta tali questioni. Ciò nondimeno, nonostante sia stato fatto tanto, nonostante straordinario sia stato l'impegno delle istituzioni, della Guardia di finanza e del Governo, dobbiamo sentire i lutti come nostri e dobbiamo sentire la nostra responsabilità etica, morale e politica per quanto è accaduto.
Tutto ciò deve servire da sprone per cercare nuove ed ulteriori soluzioni. Sulle iniziative inerenti la prima mi sono già soffermato brevemente: spazio giuridico europeo, internazionalizzazione del problema, utilizzazione dell'Europol. Si è molto discusso tra noi questo pomeriggio sui rapporti con l'Albania ed ho anche ascoltato una persona assolutamente equilibrata...
L'Albania non è ciò che è stato detto dal collega Mantovano; l'Albania è un paese politicamente e istituzionalmente debole...
Ripeto che mi spiace interrompere, ma il problema della durata degli interventi deve essere fatto valere nella Conferenza dei presidenti di gruppo, in cui ogni gruppo ha voce e titolo per intervenire su questo tema. Prego, onorevole Casilli.
Il traffico di vite umane compiuto dalle organizzazioni criminali dei nuovi schiavisti impone una maggiore attenzione dello Stato italiano. Non si può però solo dire che bisogna sparare sugli scafi, misura assolutamente parziale e che darebbe l'idea del canale di Otranto trasformato in una sorta di far west, senza riuscire a fermare il flusso biblico dei clandestini; occorrono interventi che vadano alla radice del problema, stroncando sul nascere il traffico di vite umane. Per questo motivo è necessario rivedere i rapporti internazionali con lo Stato albanese, imponendo un controllo rigoroso delle coste di oltre Adriatico e un'azione di contrasto sul territorio albanese delle organizzazioni criminali che tirano le fila dell'odioso traffico di uomini, donne e bambini. Su questo livello va ricordata l'esperienza con le autorità del Montenegro, in cui, con un'azione di intelligence e di diplomazia internazionale, si è riusciti ad intaccare le basi delle organizzazioni di contrabbandieri, assicurando alla giustizia italiana pericolosi latitanti.
Lo Stato albanese non va certo tutto demonizzato, anzi, ci piaccia o no, cari colleghi, va aiutato e sostenuto nella difficile e tortuosa strada del ritorno alla legalità, vincolandolo però sempre di più al controllo rigido delle proprie coste e a mettere in piedi un opportuno apparato giudiziario degno di tal nome.
Nel contempo, occorre una rigorosissima azione di contrasto sul territorio italiano per far sì che la rete di complicità di cui sono protagonisti anche molti italiani sia smantellata. Con chi è complice di questo ripugnante traffico lo Stato italiano deve essere inflessibile, mettendo a punto urgentemente misure di irrigidimento delle pene. In modo particolare vanno perseguiti con estrema fermezza tutti coloro che rendono possibile questo traffico attraverso i supporti logistici, ma anche attraverso la fornitura di mezzi, come i gommoni e i motoscafi d'altura usati per attraversare l'Adriatico, sfidando le vedette dei guardacoste e della finanza. Con chi specula su questo traffico, rimanendo nell'ombra, nella ristretta cerchia dei «colletti bianchi», lo Stato italiano deve essere severissimo e intransigente. Soltanto così, attraverso misure non di facciata e non adottate sull'onda emotiva, potremo aspirare a reprimere una volta per tutte un fenomeno che sta martoriando il Salento e l'Italia.
Bisognerà riaffermare con senso di responsabilità la presenza di uno Stato che sappia essere inflessibile con i nuovi schiavisti e solidale con il popolo dei disperati che bussa alle porte dell'Occidente.
A nome dei Popolari intendo rivolgere a tutti coloro che sono deceduti ed in particolare agli uomini della Guardia di finanza e alle loro famiglie il più assoluto pensiero di cordoglio e di ringraziamento per la loro azione (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Signor ministro, lei ci dice qui che bisogna rifuggire dall'emotività e respinge proposte come quelle che il nostro segretario, onorevole Casini, ieri ha avanzato richiedendo l'uso della forza con la motivazione che questa sarebbe pericolosa perché potrebbero esserci vittime. Ma le decine di vittime innocenti e non malavitose che ogni mese noi registriamo a cosa le ascriviamo?
Scusi sottosegretario, mi sto rivolgendo al ministro...
Signor ministro, ho trovato di pessimo gusto il paragone che lei ha fatto con l'episodio di Napoli, citando la guerra in cui sono impegnate tutte le forze dell'ordine, perché questo non è il contesto nel quale ci si muove. Se l'unica risposta del Governo di fronte a questo fenomeno è un messaggio rivolto alle organizzazioni malavitose che non hanno nulla da rischiare per le loro attività, anche quando tengono comportamenti odiosi, anche quando manifestano una spietata determinazione nel compiere i crimini, un messaggio che in sostanza afferma che non si deve usare la forza, che in Albania bisogna essere rispettosi degli accordi con un Governo che invece non rispetta le intese con il nostro paese, è evidente che non si determina una situazione di sicurezza e di contrasto.
La risposta politica di questo Governo qual è? Quella dei funerali di Stato o quella di piangere ipocritamente le vittime di questa guerra dichiarata contro di noi ma che noi non vogliamo combattere? O quella di vedere morire le donne e i bambini, vittime dei racket senza avere il coraggio di contrastarli duramente? Le rivolgo ancora una volta la domanda: cosa rischiano i malavitosi e gli scafisti in questa guerra?
Non ho mai visto uno Stato democratico porre in essere un'azione di contrasto verso organizzazioni malavitose quando sono i criminali a non rischiare nulla e quando invece sono le persone per bene, i cittadini, a rischiare tutto.
Credo che la sua risposta sia stata davvero deludente perché oltretutto dà l'impressione ai cittadini e all'opinione pubblica che, in qualche modo, sia ineluttabile la convivenza con questi fenomeni, così come è ineluttabile mantenere un basso profilo all'interno del quale cinicamente si mettono in conto i morti e i feriti. Questi ultimi però si registrano sempre dalla parte dei deboli, dalla parte delle forze dell'ordine e mai dalla parte di coloro che mettono davvero in pericolo la nostra convivenza civile (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD e di Forza Italia).
Signor ministro, anch'io mi chiedo cosa sia oggi l'Albania, ma me lo chiedo in senso diametralmente opposto rispetto ad altri colleghi. Vorrei andare un po' indietro nel tempo, agli anni in cui governava Berisha: che cosa è accaduto davvero all'Albania? Esiste ancora quel paese? Che cos'è l'Albania? Che sorte hanno avuto i suoi assetti proprietari? Temo che l'Albania sia stata e sia tuttora un territorio che, da una parte, è nelle mani di chi l'ha venduta pezzo per pezzo e, dall'altra (da questa parte), sia terreno di incursione coloniale: non dimentichiamo che su quel suolo ha messo piede la NATO, senza che quel paese fosse ad essa aderente. Dunque, su quel territorio hanno davvero scorrazzato tutti!
Non si può, pertanto, procedere nella discussione se non poniamo la seguente grande questione: che cosa è stata la guerra su quel territorio? Che cosa ha prodotto? In termini di mafia, che cosa ha prodotto la guerra in Kosovo? Quanti danni sotto il profilo economico e sociale essa ha prodotto ieri, continua a produrre oggi e produrrà domani?
Veniamo alla grande questione dei migranti (voglio chiamarli così e non clandestini). Signor ministro, signori del Governo, non risolveremo la questione dei migranti in questo modo e finché continueremo a pensare di poterci opporre ad essa. La questione è comunque frutto di quest'epoca, di un sistema di sviluppo che tanto amate: mi riferisco alla globalizzazione. Finché si penserà che la questione si risolverà governando le coste o richiamando l'Albania al rispetto di certi obblighi, non si risolverà nulla. Perché, allora, non si richiama la Turchia? Quanti curdi arrivano sulle nostre coste? Chi ha mai chiesto in quest'aula un conto al Governo di quel paese? Chi ha mai posto all'ordine del giorno la grande questione di tutti quegli uomini e donne morti in mare? Finché penseremo alla questione dei migranti come ad una questione da risolvere in termini di ordine pubblico e non in termini di cooperazione e collaborazione, non avremo fatto un passo in avanti e quelle persone saranno morte invano.
Signor ministro, ci addolora certamente la fine di quei giovani, di quelle persone, di quei migranti, ma ci addolora ancor più il fatto che non ci si sia avviati su un percorso di un certo tipo; ciò è impossibile perché i presupposti sono quelli della guerra in Kosovo, con la quale abbiamo devastato un territorio. Ancor prima, vorrei che fosse posta all'ordine del giorno la problematica di cosa ne è stato dell'Albania, perché credo e temo che di quel paese non esista più nulla, se non un territorio in cui uomini e donne tentano disperatamente di vivere meglio. Certo, chiedere ai Governi di attenersi ai loro impegni ed obblighi è necessario, ma non credo sia questo il problema (Applausi dei
Ha chiesto di parlare l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
Chi vuole governare problemi e fenomeni di tale rilevanza e complessità non può farlo sull'onda emotiva suscitata da un episodio tragico. Le istituzioni che rappresentiamo ci pongono un dovere di serietà, di responsabilità di fronte al paese, un dovere che non può prescindere da un approccio razionale. Essere seri e razionali in questo frangente significa rifiutare le proposte incivili, impraticabili e non risolutive che vengono dalla destra più becera e perseguire soluzioni vere. Quindi, sì al chiarimento dei rapporti con l'Albania ed alla ferma richiesta di un impegno di quel paese nella lotta agli scafisti, sì alla sollecitazione rivolta ai paesi dell'Unione europea perché il tema sia affrontato in modo congiunto; ma proprio perché la questione non è riducibile ad un problema di ordine pubblico (e al collega Mantovano mi permetto di far notare che non il Governo fa questo, ma gli eccessi verbali dei Borghezio e dei Gasparri), proprio perché la questione non è così semplice, è essenziale attivare in concreto - lo ripeto, anche se l'ho detto in molte occasioni in quest'aula - quei canali di ingresso regolare previsti dalla legge. Questi canali darebbero risposta a chi viene in cerca di lavoro, con la speranza di un'esistenza dignitosa, come molti italiani poveri e disoccupati hanno fatto qualche decennio fa, darebbero risposta al bisogno di manodopera delle nostre imprese, alcune delle quali rischiano, per loro stessa ammissione, addirittura di chiudere per l'indisponibilità dei cittadini italiani a svolgere determinate attività; darebbero risposta, infine, alle paure ed alle insicurezze dei nostri concittadini. Ingressi regolari permetterebbero infatti il controllo ed il governo dei flussi migratori, consentirebbero di individuare quanti vengono in Italia per lavorare e quanti vengono per delinquere e di colpire esclusivamente questi ultimi, anziché criminalizzare indistintamente i criminali veri ed i poveracci colpevoli solo di cercare prospettive di vita migliori. Non è forse vero che il traffico miliardario degli scafisti finirebbe se gli stranieri potessero entrare in Italia con regolare permesso, alla ricerca di un lavoro che c'è, come prevede la legge sull'immigrazione e come ancora, nei fatti, non avviene?
Il gruppo comunista si aspetta scelte di questo tipo da un Governo di centrosinistra. Si aspetta anche - l'ho già detto al ministro Bianco la scorsa settimana - che lo Stato intraprenda una battaglia culturale per dare ai cittadini italiani un'informazione veritiera e completa sull'immigrazione, perché solo la conoscenza e la comprensione delle cause e degli effetti, positivi e negativi, possono consentire di affrontare in modo saggio e costruttivo un fenomeno che con la globalizzazione potrà soltanto aumentare.
A conclusione dell'iter, voglio ringraziare per la collaborazione prestata il relatore, il Governo e tutti i colleghi che, all'unanimità dei votanti, hanno approvato il disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
È così esaurita l'informativa urgente del Governo sulla morte di militari della Guardia di finanza nel canale di Otranto; ringrazio il Governo per le sue comunicazioni ed i colleghi che hanno partecipato a questo importante dibattito.
Sospendo brevemente la seduta.


