Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 769 del 25/7/2000
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Si riprende la discussione del disegno di legge n. 7155.

(Esame dell'articolo 7 - A.C. 7155)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 7 , nel testo della Commissione, identico a quello del Governo (vedi l'allegato A - A.C. 7155 sezione 7).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Presidente, nell'articolo 7 i colleghi interessati all'argomento potranno trovare un elenco in cui questa sorta di sanatoria è suddivisa per Ministeri e per unità previsionali.
Ricordo brevemente che la sanatoria, avendo il rendiconto un certo requisito di formalità, è resa possibile unicamente laddove le eccedenze si riferiscano a spese obbligatorie o comunque dovute, mentre deve essere in ogni caso esclusa la possibilità di sanare spese che, a vario titolo, possono essere il frutto di una qualche discrezionalità di carattere politico. È evidente che il giudizio che deve essere espresso, oltre che dalla Corte dei conti, dalle forze di opposizione e dai parlamentari della maggioranza deve essere attento e accurato.
Nell'elenco che ci viene prospettato all'articolo 7 troviamo una serie di importi tutto sommato modesti e che possono essere trascurati circa la fonte, l'origine e la motivazione. Vi sono, altresì, importi che non sono affatto di questa natura e che richiedono, a nostro giudizio, una spiegazione da parte dei ministri competenti. In primo luogo, mi riferisco alla grandezza relativa al servizio del gioco del lotto e alla voce corrispondente dell'amministrazione dei monopoli di Stato; la cifra ammonta a circa 9 mila miliardi. La spiegazione fa sicuramente riferimento all'andamento delle entrate del gioco; gli studiosi dimostrano che esso ha una relazione negativa con l'andamento della fiducia della popolazione nelle sorti dell'economia. In particolare, però, vorrei attirare l'attenzione di un rappresentante del Ministero della pubblica istruzione - non vedo il ministro probabilmente perché, non essendo parlamentare, non può votare - perché i dati ad esso relativi fanno riferimento ad una serie di unità previsionali, non meglio precisate, quali strutture scolastiche, in conto residui, cioè eccedenze, sanatorie di residui passivi per importi che leggo velocissimamente: unità 3.1.1.2, 1.067 miliardi; unità 4.1.1.2, 857 miliardi; unità 5.1.1.2, 256 miliardi; unità 6.1.1.2, 370 miliardi; unità 7.1.1.2, 234 miliardi; unità 10.1.1.2, 287 miliardi; unità 11.1.1.2, 68 miliardi. Complessivamente, trascurando l'aspetto degli uffici periferici, che probabilmente riguardano un'altra questione, il Ministero della pubblica istruzione chiede di sanare eccedenze di residui passivi per circa 3.300 miliardi.
Quando all'articolo 3 abbiamo discusso sull'ammontare dei residui passivi, scoprendo che vengono precisamente identificati e quantificati dal Ministero del tesoro perché sono frutto di una sua precisa volontà, se tale discussione ha un senso, trovo francamente sorprendente che, in sede di sanatoria, alla voce relativa ai residui passivi di un Ministero le cui spese sono estremamente delicate ed originano normalmente grandi discussioni in quest'aula durante l'esame della legge finanziaria, si trascurino 3.300 miliardi che avrebbero dovuto essere contabilizzati nel conto dei residui.
Presidente, credo che il Governo debba dare una spiegazione su queste due poste.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Presidente, mi associo alle richieste di chiarimento fatte al Governo dall'onorevole Giancarlo Giorgetti relative alla parificazione di voci importanti riguardanti il conto dei residui per il Ministero della pubblica istruzione. Purtroppo, non siamo riusciti ad ottenere questi chiarimenti neanche consultando il dossier predisposto dal servizio studi. Riguardo all'eccedenza di cui è richiesta la


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sanatoria relativa al gioco del lotto, pari a circa 9.100 miliardi in due distinte unità previsionali di base, oltre a quanto ha detto l'onorevole Giorgetti, segnalo ai colleghi quello che è successo nel 1999: le entrate lorde dovute al lotto sono state di 23.385 miliardi (+48 per cento rispetto al gettito 1998).
Non è che per questo si debbano fare salti di gioia, perché sappiamo tutti che il gioco del lotto è una tassa sui poveri. Purtroppo ho visto anche da parte della RAI una propaganda del gioco del lotto che ritengo assolutamente inammissibile. In ogni caso, è comprensibile che di fronte a questo boom delle giocate del lotto vi sia stata un'eccedenza nelle due unità previsionali di base ricordate dall'onorevole Giorgetti.
Per il resto, le eccedenze nelle unità previsionali di base di competenza nell'anno 1999 sono state modestissime, a significare che, in effetti, i limiti di autorizzazione di spesa per ciascuna unità previsionale di base sono stati correttamente rispettati dai gestori delle singole unità.

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Presidente, nel 1923 il paese era governato, oserei dire, da una maggioranza di centrodestra che ha varato la legge di contabilità. Debbo peraltro ammettere che gli sforzi riformisti del Governo di centrosinistra non hanno toccato questo retaggio del passato, sicché la contabilità di Stato si regola ancora sulla base di quelle disposizioni che prevedono che il mantenimento dei residui o delle somme non impegnate per quanto riguarda gli stipendi abbiano a che fare con regole molto particolari. Ciò significa, in pratica, che le tredicesime non possono essere impegnate, perché materialmente la registrazione dei titoli avviene nel mese di gennaio. Le somme, quindi, non possono essere iscritte a residuo ed i residui sono pertanto sottovalutati rispetto al vero e queste somme vanno integrate nel corso dell'esercizio successivo. Purtroppo queste disposizioni appartengono a quel mondo giuridico di azzeccagarbugli di cui i presenti sono protagonisti e ad esse dobbiamo attenerci (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Visto che il professor Giarda - tra l'altro collega di materia - ha ricordato le leggi di contabilità del 1923, vorrei ricordare anche che allora c'era un grande ministro delle finanze, il quale si chiamava Alberto De Stefani, che oggi si rivolterebbe nella tomba essendo un uomo concreto, visto che non avete modificato le leggi di contabilità del 1923.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 518
Votanti 515
Astenuti 3
Maggioranza 258
Hanno votato
276
Hanno votato
no 239).

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