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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, i risultati di bilancio, come certificati dalla Corte dei conti, hanno dimostrato che il rendiconto 1999 prosegue e testimonia l'azione di risanamento avviato dai Governi di centrosinistra: un'azione che evidenzia soprattutto come il dato del risanamento abbia, da un lato, compresso fortemente la crescita del PIL, che si attesta attorno all'1,4 per cento, e, dall'altro lato, si sia potuto realizzare grazie ad una crescita forte delle entrate, con un inasprimento del prelievo, cosa questa di cui il paese oggi non ha certamente bisogno.
concludo, si pone anche il fenomeno delle centinaia di migliaia di cartelle «pazze» che sono arrivate ad una dimensione che va oltre l'errore degli uffici e di programmazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Teresio Delfino.
SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, la Camera si accinge a votare il rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 1999. Anche quest'anno l'esame si compie sulla base di una normativa che è dominata da un persistente formalismo giuridico contabile, che discende dal regolamento per l'amministrazione e la contabilità generale dello Stato adottato - come ricordava il professor Giarda - nel novembre del 1923, decreto n. 2440. Tale persistente formalismo giuridico contabile impedisce praticamente di poter verificare nel concreto quali sono stati i risultati della gestione del conto del bilancio e del conto del patrimonio.
SILVIO LIOTTA. Vi è un grosso difetto di informazione perché era auspicabile che potesse essere messo a disposizione del Parlamento il conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, che poi costituisce il parametro per la valutazione dell'Unione europea. Invece, non è stato attuato nemmeno quanto approvato da questo Parlamento nel 1997 circa il monitoraggio delle leggi di spesa; la mancata modernizzazione in termini legislativi del bilancio, la mancata modernizzazione in termini operativi delle direzioni generali, che fanno capo al Ministero del tesoro e del bilancio, per quanto riguarda in modo particolare la ragioneria generale, hanno
avuto la seguente conseguenza: ancora oggi l'indicazione delle poste delle entrate e delle poste della spesa, per quanto riguarda le previsioni iniziali di bilancio, sono determinate in modo molto approssimativo. Sulle entrate sono già intervenuti altri colleghi. Vorrei far osservare che, analizzando il disegno di legge di approvazione del rendiconto, nelle tabelle allegate, si nota chiaramente come nel settore della spesa vi siano scostamenti di centinaia di migliaia di miliardi tra le previsioni di spesa iniziali e quelle finali. Un analogo scostamento nei budget delle grandi aziende avrebbe determinato certamente la rimozione degli amministratori da parte dell'assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa, al quale ricordo che ha a disposizione dieci minuti. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, anticipo subito che Forza Italia voterà contro il disegno di legge di approvazione del rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio 1999.
ristretti hanno impedito che fossero approntati in tempo utile atti parlamentari fondamentali per l'esame, quali il volume primo della parte prima (conto del bilancio), dedicato all'illustrazione del consuntivo, e il volume di presentazione del conto del patrimonio.
quelle approvate negli anni precedenti. Ma nel disegno di legge di rendiconto ci sono altri importanti punti sui quali non possiamo essere assolutamente d'accordo. Le spese finali sono in forte aumento, rispetto al 1998, sia in termini di impegni (con un aumento del 7,76 per cento), sia in termini di cassa (con un aumento del 14,6 per cento, pari a ben 100.849 miliardi). Ma ciò che riteniamo particolarmente preoccupante è l'aumento delle spese correnti, in termini di cassa pari al 7,56 per cento. Il contributo principale a questo aumento è stato dovuto alle spese per trasferimenti (più 27,3 per cento), determinato soprattutto dalle spese sanitarie e previdenziali. L'andamento della spesa sanitaria appare fuori controllo; i trasferimenti agli enti previdenziali del bilancio dello Stato sono aumentati, nel 1999, del 23,17 per cento, ammontando a 100.020 miliardi.
deputati del gruppo di Forza Italia sul disegno di legge che stiamo per votare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani, al quale ricordo che ha 10 minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, mi atterrò ad alcune brevissime considerazioni, visto che il collega Possa ha analizzato il rendiconto in modo molto approfondito ed ha, quindi, richiamato molti degli aspetti negativi dello stesso.
imposte su imposte e sostanzialmente non traggono un vantaggio nemmeno dalla razionalizzazione del sistema tributario, che viene tanto decantata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.
DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il risanamento operato in questi anni, che ha prodotto quale risultato la diminuzione del tasso di inflazione, la riduzione del deficit pubblico e dell'entità del debito pubblico, nonché l'aumento del tasso di crescita del prodotto interno lordo e la riduzione dei differenziali dei tassi di interesse, dimostra che gli obiettivi di finanza pubblica fissati per il 1999, in coerenza con gli impegni europei, sono stati conseguiti nonostante un tasso di crescita modesto, pari all'1,4 per cento, che, solo nella seconda parte dell'anno, ha dimostrato sensibili segni di ripresa.
di sostegno per le famiglie più disagiate, che, come risulta da una recente indagine dell'ISTAT, costituiscono un elemento significativo del tessuto sociale del paese. Del resto, l'attenzione nei confronti della fasce più deboli costituisce un tratto distintivo delle politiche delle forze di centro.
UMBERTO CHINCARINI. Hai votato per quattro anni contro!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carazzi. Ne ha facoltà.
MARIA CARAZZI. Signor Presidente, con questo rendiconto si conferma quanto è stato detto questa mattina, vale a dire che l'indebitamento della pubblica amministrazione sul prodotto interno lordo ha subito, nel 1999 come nel 2000, il contenimento più forte dell'intera area dell'euro.
più agiati a riconoscere il compito di solidarietà e di finanziamento dei servizi a vantaggio dei più deboli. Per fortuna non abbiamo né ci auguriamo una simile struttura della società.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiamparino. Ne ha facoltà.
SERGIO CHIAMPARINO. Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra, vorrei far riferimento, in primo luogo ed essenzialmente, al fatto che il rendiconto segna un ulteriore passo sulla via del risanamento della finanza pubblica e del rispetto dei parametri assunti in sede comunitaria.
Vorrei, infine, fare riferimento ad alcuni problemi che ineriscono alla struttura e alla logica di formazione del bilancio. Il primo, segnalato da tutti, riguarda lo scarto eccessivo tra previsioni iniziali, previsioni assestate e consuntivi. È vero: è un problema reale. Il sottosegretario Giarda ha già risposto, per quanto riguarda la gestione di cassa, relativamente al meccanismo dei trasferimenti, che questo, in qualche modo, ottunde il rapporto diretto tra esiti del bilancio ed interventi diretti nell'economia; il sottosegretario ha risposto anche alla questione relativa alla logica giuridico-formalistica, che presiede alla formazione del bilancio, che non è ancora finalizzata agli obiettivi da raggiungere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI. Il rendiconto per il 1999 evidenzia un miglioramento dei saldi derivante, come si osserva agevolmente (non c'è bisogno della relazione della Corte dei conti) dall'incremento delle entrate tributarie, dovuto principalmente all'espansione della base imponibile dei maggiori tributi. Ciò ha portato ad un maggior carico tributario per i contribuenti, determinando un incremento della pressione fiscale, nel corso del 1999, che ha superato il 43 per cento del PIL. In proposito occorre osservare che non si può guardare con malcelata soddisfazione a questo incremento di entrate ascrivendolo ad un recupero dell'evasione fiscale, come è stato sottolineato da esponenti della maggioranza. I dati, riepilogati anche nella pregevole relazione di minoranza del collega Possa, con riferimento alle varie poste delle entrate, lasciano veramente interdetti. Si pensi che solamente l'IRPEF, in termini di competenza, ha avuto un incremento del 12,8 per cento e che l'IRPEG è passata dal 1998 al 1999 da 46.176 miliardi a 67.071 miliardi, con un incremento pari al 45,3 per cento. Questo per non parlare poi dell'IVA (che, molto probabilmente, ha avuto un incremento inferiore a causa dell'andamento non troppo brillante dell'economia),
che ha registrato un aumento del 6,1 per cento.
articoli del rendiconto che parlavano esplicitamente di questo aspetto con riferimento alle spese. Abbiamo avuto la possibilità di contestare quella che è stata la politica del Governo in questi anni di controllo dei flussi di cassa, politica che si è esplicitata attraverso la riduzione delle autorizzazioni di cassa nel bilancio dello Stato, ampliando peraltro il fondo di riserva di cassa a dismisura, in modo da sottrarre al Parlamento la possibilità di decidere e di riservare al Governo, in particolare al Ministero del tesoro, la possibilità di distribuire queste allocazioni di fondi dal fondo di riserva. Noi abbiamo contezza di questo solamente oggi leggendo il rendiconto: vi è un lunghissimo elenco di prelevamenti dal fondo di riserva. Forse sotto questo aspetto il Parlamento non è sufficientemente attento a valutare la questione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, coloro che sono stati distratti in precedenza dal dibattito, lascino parlare con tranquillità il collega. Chi entra lo faccia in silenzio. Lo dico anche all'onorevole Bindi (a lei lo dico per salutarla).
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, non confido sull'attenzione dei colleghi, ma ho visto schierato l'intero Governo con tutti i ministri. In occasione del rendiconto credo che sia una novità assoluta per il Parlamento. Ciò conforta i colleghi della Commissione che non si attendevano tanta attenzione e riconoscimento per l'importanza della questione.
PRESIDENTE. A tutti e due.
GIANCARLO GIORGETTI. A tutti e due? Non mi da neanche un bonus?
PRESIDENTE. Esaurisca il tema, ci mancherebbe!
GIANCARLO GIORGETTI. Esaurisco il tema.
dimostrare che questo rendiconto del 1999 ha le solite carenti capacità informative e di chiarezza che già abbiamo denunciato nel passato. Per di più, esso non fa altro che confermare, sotto il profilo dei residui passivi, una gestione politicamente «voluta», ma assolutamente condannabile e, sotto il profilo dei residui attivi (che potremmo anche definire, parafrasando le cartelle «pazze», residui attivi «pazzi»), lascia dubitare della veridicità del bilancio. Il sottosegretario Giarda già in passato, ma anche oggi in aula, ha avuto modo di dire qualcosa.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giorgetti.
COSIMO CASILLI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSIMO CASILLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, come relatore sul provvedimento che stiamo per votare, desidero svolgere un breve intervento: molte risposte alle osservazioni formulate dai colleghi di minoranza sono contenute nel dibattito svolto in Commissione, nonché nella relazione e nella replica svolte in aula; tuttavia, vanno sinteticamente riconfermati alcuni elementi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.
Onorevole Delfino, per cortesia, aspettiamo solo un istante per permettere ai colleghi di defluire. Chi intende farlo è pregato di farlo rapidamente.
Sottosegretario Franceschini, onorevole Rizzo, per cortesia, se potete...
Prego, onorevole Delfino. Le ricordo che ha cinque minuti.
Tutto questo, infatti, soffoca le potenzialità di sviluppo dell'economia, riducendo i margini per le famiglie e le imprese. La pressione fiscale, così come risulta dal rendiconto, è cresciuta dello 0,3 per cento, rispetto ad una previsione che era di diminuzione della pressione fiscale dello 0,3 per cento: quindi, vi è stato uno scostamento reale rispetto alle previsioni dello 0,6 per cento del PIL. Credo che questo dato testimoni come gli elementi che riscontriamo nel rendiconto siano assolutamente fondati e documentati.
Vi è una pressione fiscale rispetto alla quale anche il dibattito svoltosi in Commissione ed in quest'aula dimostra l'esigenza di profondi correttivi, che sosteniamo soprattutto in due direzioni: verso la riduzione della pressione fiscale sulla famiglia e verso la riduzione della pressione fiscale generalizzata sulle piccole e medie imprese. È questo un dato che vogliamo sottolineare nella nostra dichiarazione di voto sul rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 1999.
L'altro elemento che vogliamo richiamare riguarda la gestione degli immobili: lo Stato, come è stato detto nella relazione, non conosce l'esatta valutazione dei cespiti, a causa dello sfaldamento delle strutture tecniche dell'amministrazione. È un dato preoccupante, che si traduce in un grave danno per lo Stato, perché sappiamo quale sia la difficoltà che si presenta nel trasferimento e nella cessione degli immobili dallo Stato agli enti locali e ai privati. Questo è un dato del rendiconto su cui pone puntualmente la propria attenzione anche la Corte dei conti, per cui vogliamo richiamarvi l'attenzione del Parlamento e del Governo.
L'altra questione che desideriamo affrontare riguarda i residui, che continuano ad avere un'incidenza molto significativa. Di particolare rilievo è l'incremento dei residui passivi: malgrado le disposizioni introdotte con la legge n. 449 del 1997, la riduzione dei residui passivi è assolutamente modesta, per cui si pone l'esigenza di rendere più efficace l'utilizzo delle risorse. Sul problema dei residui attivi, alcuni rilievi della Corte dei conti non possono essere ignorati, se si vuole procedere verso una più efficace iniziativa per rendere più leggibile il bilancio e dare più coerenza ai contenuti contabili.
Ancora, una questione specifica: nell'ultima finanziaria, sono state approvate disposizioni come l'elevazione della franchigia per la casa, che si è tradotta in una beffa per migliaia di contribuenti, in quanto ha avuto efficacia non solo sull'anno 2000 ma anche sul periodo d'imposta 1999, facendo perdere benefici e detrazioni d'imposta per il coniuge a carico. Sono norme che, di fatto, hanno effetto retroattivo e si traducono in un imbroglio per i contribuenti: altro che trasparenza, altro che rapporto nuovo con i contribuenti! Sulla questione del fisco, e
Siamo davanti a una grande disfunzione dell'amministrazione finanziaria che ha creato gravi problemi ai cittadini. Sono questi alcuni elementi che abbiamo richiamato per affermare il convinto voto contrario dei deputati del CDU sul documento in esame (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.
Nonostante l'impegno posto da questo Governo e dai precedenti sulle dichiarazioni programmatiche di un riassetto complessivo anche di modernizzazione del paese, continuiamo a verificare gli strumenti contabili solamente sotto il loro aspetto puramente formale. Infatti, non è stato nemmeno allegato al rendiconto quanto prescritto dalla legge n. 468 che prevede, attraverso la relazione da allegare, un elemento saliente: il controllo complessivo del Parlamento sulla gestione che il Governo dovrebbe poter illustrare proprio con la suddetta relazione. D'altra parte, tutto il complesso che risente ancora di una vecchia impostazione del passato, se si considera che lo stesso controllo operato dalla Corte dei conti ha luogo sulla base di due testi unici del 1933 e del 1934.
Ma l'apoteosi di tale formalismo è che esso impedisce a questa Camera di compiere un esame approfondito nella sostanza del rendiconto, e non tanto sul problema di questa o di quella unità professionale di base, sul problema dello sfondamento o dei residui (sul tema ritornerò in seguito), al fine di verificare quanto dell'impegno che lo Stato ha profuso nelle sue risorse finanziarie abbia avuto un riscontro positivo sui cittadini. Non è possibile fare tutto ciò e, non per nulla, il rendiconto viene liquidato con l'articolo 1, in tre parole, e viene approvato il rendiconto dell'amministrazione dello Stato, il conto del patrimonio e il rendiconto delle amministrazioni autonome.
Tuttavia, in questa sede, desidero evidenziare che, al di là degli elementi patologici del sistema, per così dire, questo Governo, che aveva preso l'impegno di trasformare il paese, non ha ritenuto di porvi mano: si è limitato, infatti, ad affrontare problemi di contenuto generale, relativi all'impostazione complessiva degli strumenti finanziari e contabili.
Ma non è questo il punto principale. Vi è stata una fondamentale inosservanza da parte del Governo - che ha avuto così poca cura nel rappresentare al Parlamento i contenuti di gestione, che dovrebbero emergere dal rendiconto -, che emerge anche da quanto la procura generale della Corte dei conti ha messo in evidenza in rapporto alle coperture che il Governo ha indicato alla Commissione bilancio.
Giova ricordare che il compito fondamentale a garanzia delle coperture che vengono presentate per rispettare l'articolo 81 della Costituzione spetta al Governo. La Commissione bilancio esprime un parere sulle coperture che l'esecutivo propone e il Governo garantisce che le coperture stesse rispettino pienamente l'articolo 81, sia per quanto riguarda l'indicazione dei mezzi, sia per quanto riguarda la quantificazione degli oneri delle spese annuali e pluriennali.
Ebbene, la Corte dei conti, nella richiesta del procuratore generale, enumera decine di casi in cui le coperture indicate dal Governo violano palesemente l'articolo 81 della Costituzione, ponendo in evidenza anche una «chicca», laddove un provvedimento di spesa è stato coperto attingendo ai residui di stanziamento.
Non tratto poi il problema evidenziato dalla Corte dei conti in sede di attività giurisdizionale, perché si tratta di un tema che invito il Governo ad esaminare con attenzione. Infatti, il problema del cattivo funzionamento della macchina dello Stato non riguarda solo il Governo e la sua maggioranza, ma attiene all'intera comunità nazionale. Quindi, a tale riguardo il Governo deve tenere conto non solo delle osservazioni dell'opposizione, ma anche della valenza che una cattiva amministrazione della cosa pubblica ha per i riflessi sull'economia nazionale.
Vorrei infine sottolineare un piccolo aspetto relativo alle entrate tributarie e, in particolare, ai residui attivi. Giustamente poco fa il professor Giarda ha ricordato che la questione dei residui attivi di stanziamento ed anche di quelli perfetti riguarda in modo particolare i problemi della tesoreria. Ma per quanto riguarda i residui attivi, Presidente, è inspiegabile che, avendo esigenze di tesoreria, lo Stato possa consentire ancora oggi di iscrivere nelle sue partite più di 200 mila miliardi di residui attivi. È un esempio di cattivo funzionamento dell'amministrazione dello Stato, del quale il Governo è politicamente responsabile.
Per questi motivi annunzio il voto contrario dei deputati del CCD (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).
In primo luogo, esprimiamo vivo rammarico per il pochissimo tempo intercorso dal momento in cui il rendiconto è divenuto disponibile, cioè dal momento in cui la Corte dei conti ha espresso il suo giudizio di parificazione, fatto avvenuto nell'udienza del 27 giugno 2000.
L'esame in Commissione bilancio si è svolto nelle giornate di martedì 18, mercoledì 19 e giovedì 20 luglio, per un totale di pochissime ore. Questi tempi assai
Con questo modo di fare sbrigativo la Camera si allinea anche quest'anno, per l'ennesima volta, ad una prassi consolidatasi in svariati decenni, conseguente al fatto che si ritiene che l'approvazione del rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato sia una necessità costituzionale avente solo un significato contabile, priva di valore politico e principalmente finalizzata alla determinazione dei residui attivi e passivi disponibili per la massa spendibile.
Tuttavia, con le recenti modifiche istituzionali che hanno avviato un sistema politico bipolare, il significato dell'esame del rendiconto è radicalmente cambiato: non si tratta più di approvare, come nel passato, le risultanze dell'amministrazione dello Stato, in genere determinate da un precedente Governo sorretto da una diversa e superata maggioranza politica; l'esame del rendiconto offre ora l'opportunità di una precisa verifica dell'azione del Governo così come si è effettivamente configurata non solo nell'anno in questione, ma addirittura a partire dell'inizio della legislatura. E il 1999 è il quarto anno di gestione del paese da parte di un Governo di centrosinistra.
Il bilancio consuntivo 1999 evidenzia con le sue risultanze un quadro dominato dalla prosecuzione dell'azione di risanamento dei conti pubblici, obiettivo generale che Forza Italia ha sempre condiviso. Riconosciamo al riguardo che sono stati ottenuti risultati importanti, anche se il processo di risanamento non può dirsi affatto concluso. Ribadiamo comunque il nostro totale disaccordo sulla via scelta per l'azione di risanamento che ha puntato molto di più sull'aumento delle entrate fiscali e contributive che non sul contenimento della spesa corrente, con il risultato di limitare gravemente lo sviluppo dell'economia (nel 1999 il PIL è aumentato solo dell'1,4 per cento) e, in particolare, di penalizzare il Mezzogiorno. È questo il motivo principale per cui voteremo contro il disegno di legge sul rendiconto 1999.
Il fatto più eclatante che emerge dall'esame del rendiconto è il notevolissimo aumento delle entrate tributarie. Tale aumento ha prodotto nell'anno un incremento della pressione fiscale e contributiva dal 43,0 al 43,3 per cento del PIL, mentre il Governo aveva promesso una diminuzione dello 0,3 per cento del PIL. Lo scostamento tra risultati e previsioni è di 0,6 punti PIL. Non possiamo non ribadire quanto questa pressione fiscale e contributiva così elevata sia oggettivamente eccessiva e quanto gravi siano le sue conseguenze depressive sulla nostra economia.
Le entrate tributarie accertate nel bilancio di competenza 1999 sono di 645.636 miliardi di lire e registrano un aumento del gettito di 56.706 miliardi (più 9,6 per cento rispetto al 1998). Tale risultato si è verificato in un anno in cui il PIL è aumentato in misura modesta, in cui il tasso d'inflazione è stato ai minimi storici, in cui il fiscal drag è stato minimo, in cui non sono entrate in funzione nuove e vessatorie imposte fiscali, in cui, per la stessa ammissione dell'amministrazione delle finanze, le entrate derivanti dall'attività di accertamento e controllo sono state molto limitate. Nonostante tutto ciò, le entrate tributarie dello Stato sono aumentate nel 1999 di un importo quale solo una grande finanziaria avrebbe potuto determinare. Siamo in presenza di un fatto politico rilevante, contro il quale esprimiamo la più ferma protesta. Con tutta evidenza le decine e decine di norme fiscali poste in essere negli anni dal 1996 al 1998, molte delle quali presentate al Parlamento con relazioni tecniche che ne minimizzavano artatamente gli effetti, stanno producendo una sorta di «finanziaria permanente».
Per l'aumento del prelievo fiscale e contributivo nel 1999 non sono state necessarie nuove leggi fiscali, sono stati sufficienti gli effetti a lungo termine di
Un altro punto riguarda il servizio del debito, che nel 1999 è costato oltre il 13 per cento in meno rispetto al 1998. Va tuttavia osservato che i debiti assunti dallo Stato mediante BOT, BTP, CCT e CTZ, sono costati in media molto più del costo corrente del denaro, oltre il 6,3 per cento annuo. È un pesante effetto della politica di allungamento del debito, effetto che è stato sempre sottovalutato.
I residui attivi a fine 1998 erano pari a 182.398 miliardi; di questi, a fine 1999, rimanevano ancora da riscuotere 113.672 miliardi (più della metà). Quale credibilità ha l'effettiva esigibilità di questa enorme quantità di vecchi residui attivi che si trascinano di esercizio in esercizio? Come possono quei residui attivi essere chiamati a concorrere alla formazione della massa spendibile?
I saldi di finanza pubblica (risparmio pubblico, saldo netto da finanziare, indebitamento netto, avanzo primario, ricorso al mercato) registrano consuntivi sostanzialmente allineati con gli obiettivi di bilancio, il che è certamente apprezzabile, pur con le riserve che sono state prima indicate. Al riguardo, va comunque osservato che le differenze tra previsioni iniziali, previsioni definitive e dati di consuntivo risultano intollerabilmente elevate, come segnalato un attimo fa dall'onorevole Liotta. Ad esempio, per il saldo netto da finanziare in termini di cassa, la differenza tra consuntivo (-81.740 miliardi) e previsioni definitive (-188.593 miliardi) raggiunge l'enorme valore di 106.853 miliardi. Enormi differenze si registrano anche per tutti gli altri saldi. A questo punto, c'è da chiedersi che valore abbiano i numeri che esprimono le previsioni iniziali e le previsioni definitive delle principali componenti dei saldi.
Circa il conto del patrimonio - presentato quest'anno per la seconda volta nel rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato - rileviamo l'incomprensibilità dei dati di sintesi contenuti nell'articolo 8; esso, purtroppo, è privo della relazione illustrativa di accompagnamento.
Infine, facciamo nostre le gravi osservazioni critiche, più volte ricordate, del procuratore generale della Corte dei conti, espresse nelle memorie presentate in occasione del giudizio sul rendiconto generale dello Stato per il 1999, relativamente alla gestione del patrimonio immobiliare dello Stato.
Un'ultima osservazione: signor sottosegretario, è in corso un processo di profondo decentramento della pubblica amministrazione; oltre allo Stato, altre pubbliche amministrazioni sono ora titolari di tributi erariali: basti pensare ai comuni con l'ICI e alle regioni con l'IRAP. Sempre più l'approvazione del rendiconto dello Stato riguarda solo una parte dei conti della pubblica amministrazione e il rendiconto ha ormai perso quella caratteristica onnicomprensiva, così interessante, di tutte le attività della pubblica amministrazione, che aveva fino a poco tempo fa. C'è il rischio che venga a mancare una visione unitaria delle funzioni e dei costi della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini. Sollecitiamo, al riguardo, l'adozione sistematica, anche nel conto consolidato della pubblica amministrazione, delle funzioni obiettivo.
In conclusione, per i motivi esposti, confermo il convinto voto contrario dei
Vorrei iniziare congratulandomi con me stesso e con il mio partito per non aver approvato la legge n. 94 del 1997 che avrebbe dovuto riformare il bilancio dello Stato. Vorrei ricordare al sottosegretario Giarda che, nell'ambito dei decreti emanati per l'attuazione di quella legge, manca ancora un'approfondita revisione del rendiconto. Uno degli elementi che, secondo i deputati di Alleanza nazionale, avrebbe dovuto portare alla revisione del rendiconto rispondeva all'esigenza di inserire i conti di tesoreria nell'ambito del rendiconto stesso. Signor sottosegretario, lei ricorderà tale impegno, che ancora giace tranquillamente in qualche cassetto e non è stato realizzato: è una delle ragioni per le quali questo rendiconto non ha significato. Lei stesso, professor Giarda, rispondendo ad alcuni nostri rilievi, ha ricordato che il significato dei bilanci non è completo se non si tiene conto dei conti di tesoreria; ebbene, i conti di tesoreria sono completamente sganciati dagli altri conti del rendiconto e, pertanto, la gestione dei residui perde qualunque significato.
La prima notazione, quindi, è che alla fine del 1996, all'inizio della vostra esperienza di Governo, avete elaborato una riforma del bilancio che è stata una presa in giro: per togliere ai deputati la possibilità di intervenire sui capitoli, avete inventato le unità previsionali di base. Le funzioni obiettivo, poi, come del resto ha ricordato il collega Possa, sono ancora in mente dei o comunque nelle più ottimistiche previsioni per il futuro.
Questa è, quindi, la prima notazione negativa. La seconda nasce dall'analisi approfondita del conto del bilancio. La Corte dei conti, con la relazione ad esso dedicata, dà un'indicazione molto precisa, che tra l'altro si può correlare strettamente a quanto poi vedremo nell'esame del documento di programmazione economico-finanziaria. La Corte dei conti, cioè, rileva come, di fronte ad un aumento senza dubbio notevole degli accertamenti - mi pare che si parli di 56 mila e più miliardi -, prevalgano però gli accertamenti ordinari, mentre quelli che derivano dal controllo e quindi dalle operazioni volte a perseguire l'evasione - e in particolare, poi, le riscossioni direttamente correlate agli accertamenti di controllo - sono in calo ormai da alcuni esercizi ed in particolare nel 1999 rispetto al 1998. Ciò dimostra come sostanzialmente la lotta all'evasione sia stata un fallimento e come, al di là delle affermazioni roboanti con cui periodicamente il Ministero, la Guardia di finanza ed il SECIT ci dicono «abbiamo snidato tot miliardi di imposte evase», e così via, all'atto pratico le dimensioni degli accertamenti siano decrescenti rispetto agli anni precedenti e le dimensioni delle riscossioni siano ancora più ridotte. Mi pare che rispetto all'anno precedente le riscossioni derivanti dagli accertamenti di controllo abbiano avuto un calo di oltre 7 punti percentuali. Sostanzialmente, quindi, siamo di fronte ad un fallimento dell'opera di perseguimento dell'evasione. Fondamentalmente, l'aumento degli accertamenti deriva dalle adesioni spontanee e soprattutto dall'attività ordinaria, quindi dal cosiddetto ampliamento della base imponibile. Ci occuperemo di questo aspetto quando parleremo del documento di programmazione economico-finanziaria, ma fin d'ora possiamo dire che tale ampliamento deriva soprattutto dal fatto che sono state cancellate deduzioni e detrazioni e che si sono aggiunte imposte su imposte. Gli italiani, però, pagano
Un altro motivo di critica deriva dall'analisi del conto del patrimonio. È stata più volte ricordata dai colleghi la requisitoria del procuratore generale della Corte dei conti, ma io vorrei dire che i suoi rilievi sono estremamente gravi in relazione a due aspetti di cui parlerò in seguito, non solo e non tanto, quindi, per gli elementi di danno erariale che potrebbero far emergere nei confronti di funzionari, uffici e dipartimenti della pubblica amministrazione (basti ricordare l'accenno che il procuratore generale fa alla gestione del patrimonio immobiliare del Molise: mi pare che il Molise sia anche gestito, a livello regionale, dal centrosinistra). Ebbene, a parte questi aspetti, è l'insieme della gestione del patrimonio immobiliare a suscitare gravi perplessità. È stato ricordato dal collega Giorgetti che il patrimonio immobiliare frutta il 4 per mille, ma io vorrei rettificare quanto è stato detto dal collega: se aggiungiamo al patrimonio immobiliare anche i beni gestiti e utilizzati direttamente dagli uffici pubblici, la redditività scende all'1 per mille. A parte questo aspetto, quello che preoccupa sono, da un lato, le occupazioni abusive e, dall'altro, la mancanza di inventari per la definizione dei valori; elementi che hanno come conseguenza il ritardo nella dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, che, ogni anno, registriamo in maniera critica. Se non si vendono i beni immobili è perché non si conosce il loro valore in quanto non ci sono inventari aggiornati e, quando un bene immobile può essere finalmente venduto, si scopre che è abusivamente occupato da chi non ne ha diritto.
Questi sono gli aspetti molto gravi che emergono dai rilievi della Corte dei conti e, in particolare, dal procuratore generale. Vorrei aggiungere che un aspetto negativo del conto del patrimonio è rappresentato dalla mancata analisi approfondita della gestione del debito pubblico, elemento importantissimo del nostro purtroppo disastrato bilancio pubblico che dovrebbe essere monitorato sistematicamente proprio in virtù della obbligatorietà del raggiungimento del parametro di Maastricht, rappresentato dal 60 per cento nel rapporto tra debito pubblico e PIL, che finora si è abbassato essenzialmente per la crescita del PIL e non per la riduzione dei valori assoluti del debito pubblico.
Per tutti questi aspetti, annuncio che il gruppo di Alleanza nazionale voterà contro il disegno di legge in esame.
La riduzione del tasso di inflazione e il contenimento del deficit pubblico sono di tutta evidenza e costituiscono il risultato di un'azione strutturale di più ampio respiro che coinvolge il sistema amministrativo, fiscale e di bilancio. A tale processo ha contribuito la prosecuzione del programma di privatizzazione.
Tengo particolarmente a sottolineare l'esigenza di investire, ancora di più, sulla formazione e sulla riqualificazione, intese quali punti essenziali per garantire la crescita dell'occupazione e favorire la riduzione del tasso di disoccupazione che, purtroppo, risulta ancora elevato.
Ricordo che le politiche di rigore e di risanamento condotte in questi anni non hanno impedito, in particolare con l'ultima legge finanziaria, di avviare un programma
I due nodi fondamentali che occorrerà decisamente affrontare sono rappresentati dalla riduzione del tasso di disoccupazione e dal potenziamento delle infrastrutture, anche di quelle leggere, necessarie a supportare la crescita dell'economia.
In questi anni si è inoltre proceduto a porre in essere significative riforme quali quella fiscale, della pubblica amministrazione e della scuola, che hanno contribuito a delineare un diverso quadro normativo. Occorrerà, comunque, proseguire su questa strada e, in particolare, su quella dell'alleggerimento della burocrazia.
Per tali ragioni, annuncio che i deputati del gruppo dell'UDEUR voteranno a favore dei disegni di legge al nostro esame.
Il livello degli investimenti pubblici, nel periodo del risanamento, è dovuto diminuire, raggiungendo il punto più basso nel 1995. Successivamente tale quota è tornata a crescere, risalendo al 2,6 per cento nel 1999, come testimonia questo rendiconto; secondo il DPEF è possibile prevedere un altro robusto aumento degli investimenti.
Già l'anno scorso il Governo, pur trovandosi nella stessa situazione, è riuscito a mettere in atto una strategia che tendeva a conciliare l'equilibrio della finanza pubblica con l'obiettivo del sostegno alla crescita. Oggi il ciclo economico è fortunatamente mutato, vi è accelerazione della produzione e dell'occupazione con effetto positivo di ricaduta sul gettito fiscale.
In merito alle pensioni, anche stamane la maggioranza ha detto (la stessa cosa viene detta nel DPEF) che non vi è allarme; con riferimento al rendiconto del 1999 troviamo gli stessi elementi di rassicurazione. Voglio riprendere una frase pronunciata dal presidente di sezione della Corte dei conti Manin Carabba (Corte dei conti che viene citata molto allorquando muove delle critiche ai documenti di bilancio), frase che non è stata finora citata da nessuno. Manin Carabba ha detto: «gli squilibri che ancora si mantengono nella spesa pensionistica non appaiono di dimensioni quantitative rilevanti; le correzioni non sarebbero pertanto determinanti ai fini del mantenimento degli equilibri programmatici di finanza pubblica».
Del resto, in un suo notissimo intervento pronunciato nel corso di una audizione, il governatore della Banca d'Italia Fazio affermò, spaventando gran parte della popolazione, che era opportuno ridurre la spesa per le pensioni. Non motivò ciò con la necessità di un aggiustamento dei conti ma fece rientrare tale affermazione in una sua visione, per noi non accettabile, di politica economica in cui la suddetta riduzione era la necessaria contropartita, il contrappeso, di un suo auspicato shock fiscale, di drastica riduzione di tutte le aliquote tributarie.
Tutti gli allarmismi e i timori manifestati anche stamane nel corso dell'esame del DPEF non derivano, a mio avviso, dalla reale situazione dei conti pubblici, che è positiva, ma sono un indicatore di un altro progetto di governo della finanza statale. Progetto in cui sarebbe senz'altro necessario il sacrificio della spesa sociale, in nome della resistenza dei contribuenti
Con queste brevi riflessioni confermo il voto favorevole sul disegno di legge n. 7155 e preannuncio, visto che non interverrò sull'altro provvedimento, un voto altrettanto positivo sul disegno di legge n. 7156 (Applausi dei deputati del gruppo Comunista).
Questa inoppugnabile affermazione è presente non solo negli interventi degli onorevoli Casilli e Ventura, ma è stata riconosciuta anche nella stessa relazione di minoranza dell'onorevole Possa. L'obiezione che è venuta dalle forze di minoranza è che tale risanamento sarebbe stato ottenuto solo accrescendo le entrate tributarie.
In una delle sue repliche il sottosegretario, professor Giarda, ha messo in rilievo come l'aumento delle entrate, se si considera il complesso delle entrate tributarie della pubblica amministrazione, sia stato del 3,7 per cento, quindi superiore dello 0,3 per cento al prodotto interno lordo in termini nominali. A me pare che le argomentazioni degli onorevoli Possa e Armani non siano convincenti perché, secondo loro, ciò dipenderebbe dal fatto che vi è stato un insieme di norme - cito la dichiarazione fatta poc'anzi dall'onorevole Possa - che hanno costituito una sorta di finanziaria continua. L'onorevole Armani, invece, sia in Commissione sia in aula, ha sostenuto che l'aumento delle entrate tributarie è dovuto prevalentemente all'attività di gestione ordinaria e a nuovi istituti di accertamento e non alla crescita dell'attività di controllo. La minoranza sostiene, quindi, se ho ben capito, che le entrate tributarie sono aumentate non perché è aumentata la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, ma perché è migliorato il normale funzionamento della macchina fiscale. Credo questo sia - se così posso dire - il miglior complimento e il giudizio più positivo che si possa dare sul rendiconto per il 1999. Infatti, l'esistenza di aree di elusione e di evasione fiscale deve essere combattuta esattamente in questo modo: facendo funzionare meglio la macchina dell'amministrazione finanziaria e costruendo un assetto che eroda le aree di elusione e di evasione, mettendo in campo nuove forme di accertamento che migliorino e rendano più trasparente e moderno il rapporto tra contribuente e amministrazione fiscale.
Mi pare che, in fondo, per riconoscimento indiretto ed implicito degli stessi interventi della minoranza, si sia preso atto che le entrate tributarie sono aumentate perché è stato adottato un complesso di misure e di interventi - che ovviamente non sono stati messi in campo solamente nel 1999, ma anche in questi anni di Governo del centrosinistra - che stanno rendendo, per dare una definizione sintetica, più efficace e più equo il nostro sistema fiscale. Ciò non significa, naturalmente, che non vi sia un problema politico di alleggerimento e che non sia necessario iniziare una fase diversa del ciclo fiscale, nel senso di un alleggerimento della pressione fiscale; se ne sta discutendo nell'esame del documento di programmazione economico-finanziaria e ci sono buone ragioni per ritenere che si darà una risposta positiva, ma questo è un altro problema; anzi, mi sento di dire che ciò può essere affrontato così proprio perché in questi anni si sono messi in piedi un insieme di meccanismi, di norme e di modalità di funzionamento della macchina dell'amministrazione fiscale che hanno migliorato il rapporto tra il contribuente e il sistema fiscale.
Tutto ciò, in ogni caso, costituisce un problema - sarebbe sciocco negarlo - che postula il proseguimento di un'azione che non può che essere di tutti, non di polemica politica tra le parti, tesa a rendere ancora più adeguata la logica che presiede alla formazione ed alla struttura del bilancio a quelle che sono le esigenze di uno Stato che vuole intervenire nell'economia in modo «leggero» ma moderno.
L'ultima questione che tocco è quella del peso eccessivo dei residui, soprattutto attivi, ma anche passivi. Anche in questo caso sarebbe sciocco negare il problema. Vi sono delle ragioni tecniche legate ai regolamenti di contabilità e su questo il professor Giarda, che è un maestro, così come l'onorevole Armani, in fondo, hanno già concordato. Voglio tuttavia rilevare che una situazione in cui si riconosca che vi è una così carente capacità dello Stato di spendere e di incassare costituisce un problema che non si può sottacere e che deve essere affrontato perché - ripeto quanto già detto prima e concludo - una pubblica amministrazione che voglia intervenire nell'economia e nella società in modo «leggero», ma moderno, non può permettersi di essere così carente in quelle che in fondo sono attività elementari, ma fondamentali, come il riscuotere ed il pagare. Questo quindi è un punto che non deve indurre a polemiche politiche che oggi sarebbero facili da parte di chi è minoranza e domani sarà magari dall'altra parte, ma devono spingerci a portare avanti un lavoro serio di miglioramento del funzionamento della pubblica amministrazione in ordine a funzioni elementari, ma fondamentali quali sono quelle del far corrispondere il più possibile ciò che si dichiara a ciò che si realizza effettivamente.
Con queste sottolineature positive e con questi rilievi, ribadisco il voto favorevole del mio gruppo sul rendiconto per l'anno 1999 e preannuncio il voto favorevole sul disegno di legge di assestamento del bilancio per il 2000.
Ho parlato di recupero dovuto all'allargamento della base imponibile perché numerosi voci di costo sono ormai assolutamente indeducibili dal reddito d'impresa. In particolare, imposte come l'IRAP o come la stessa ICI non sono deducibili dal reddito d'impresa e questo porta ad espansioni irragionevoli del reddito imponibile, e quindi ad un aumento della tassazione, che in ogni caso si ripercuote sulla competitività delle nostre imprese e dalla capacità di stare sul mercato internazionale, che è fattore di successo per le imprese stesse, ma anche per il sistema economico nel suo complesso.
Si ricorda inoltre che è ancora molto elevato il livello del debito pubblico creatosi negli anni ottanta e che, alla fine del 1999, si approssima al 115 per cento. A questo proposito, sollecitiamo il Governo a tener fede all'impegno assunto a seguito della approvazione della mozione del Polo e della Lega nord Padania sulle licenze UMTS, che è stata approvata la scorsa settimana da questo ramo del Parlamento.
Dal lato della spesa, come è evidenziato dalla Corte dei conti, l'aggiustamento è stato affidato prevalentemente al contenimento degli oneri per interessi, che nel 1993 avevano superato il 12 per cento in rapporto al PIL e che invece nel 1999 sono stati inferiori al 7 per cento rispetto al PIL.
Al contrario, questo va invece sottolineato, la spesa primaria corrente è tornata a crescere. Questo è un indicatore che spesso non viene segnalato nel giudizio complessivo che viene espresso sugli indicatori sintetici in termini di disavanzo, in termini di incremento di entrate, o semplicemente in termini di minore spesa per interesse: si dimentica però che la spesa corrente primaria è fondamentalmente legata alla dinamica delle spese per il pubblico impiego; e la spesa previdenziale è tornata a crescere a ritmi superiori a quelli della pura inflazione.
I risultati differenziali del rendiconto sono determinati anche dalla sistemazione di partite contabili e debitorie, poco compatibili con il principio di annualità del bilancio. Le regolazioni contabili emergono sia sul lato delle entrate che su quello delle spese.
Nel rendiconto non viene data specifica e formale evidenza alla gestione di queste voci che figurano nel rendiconto, ma compaiono tra le voci sotto la linea nella versione utilizzata per la definizione del fabbisogno statale e dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.
Si evidenzia altresì che i dati contenuti nei suddetti documenti di bilancio si riferiscono al bilancio dello Stato e non al settore della pubblica amministrazione (questo aspetto è stato già approfondito dal collega Possa). Sfugge, quindi, almeno in questa sede una dimensione che è fondamentale: quella degli enti locali, dell'INPS, delle ex aziende sanitarie locali e del coacervo di quel mondo che, a giudizio del Governo, oggi genera gli sforamenti di bilancio. Rilevanti economie su questi enti o andamenti particolari di tesoreria possono migliorare i risultati e compensare i dati negativi dello Stato e viceversa. Sarebbe dunque opportuno procedere ad un raccordo tra i documenti contabili dello Stato al fine di fornire al Parlamento una corretta e completa visione della costruzione dei conti pubblici. Ciò è confermato dalla stessa Corte dei conti che afferma che «le informazioni poste a disposizione del Parlamento non sono adeguate a consentire la necessaria confrontabilità tra documenti di bilancio e di consuntivo del costo consolidato della pubblica amministrazione, che costituisce il parametro per le valutazioni dell'Unione europea». Da qui viene la sollecitazione a rendere disponibili i documenti contabili che possono essere in qualche modo confrontati e raccordati con quelli che vengono presentati nelle sedi competenti anche per il giudizio della Comunità europea.
In base ai dati evidenziati, si può dunque constatare la differenza esistente tra la cassa e la competenza. Su questo argomento siamo entrati in sede di illustrazione della nostra posizione, della posizione della Lega nord Padania, sugli
Ricordo che attraverso il fondo di riserva si sono periodicamente rifinanziate operazioni di carattere militare all'estero di rilevantissima importanza politica senza passare, quindi, attraverso l'approvazione parlamentare. Vi si sarebbe dovuti passare, a prescindere da tutto, per la copertura della spesa, qualora questo appostamento di fondi nel fondo di riserva non fosse stato consentito.
Anche nel 1999 oltre il 60 per cento dell'equilibrio del disavanzo è imputabile a maggiori entrate. La pressione fiscale di conseguenza è tornata ai livelli massimi del 1993 e la sua crescita ininterrotta e l'ineguale distribuzione hanno reso particolarmente oneroso il sacrificio dei contribuenti provocando anche quella contrazione dello sviluppo economico che si è riflessa nell'incremento molto ridotto del PIL nel 1999. La natura di tali correzioni induce a confermare l'esigenza di interventi sostanziali diretti a riportare sotto controllo la gestione di competenza del bilancio statale attraverso una riconsiderazione della legislazione di spesa con specifico riferimento alla spesa primaria, soprattutto di natura corrente, che vediamo continuamente crescere, ma che viene volutamente trascurata, come, ad esempio nella dimensione programmatica nell'ambito del documento di programmazione economico-finanziaria di cui parlavamo questa mattina. Il conto dei residui, in seguito a questa politica che si affida alla strategia del controllo di cassa, al 31 dicembre 1999 espone residui passivi per 225.042 miliardi. In sede di formazione del bilancio per il 2000 la consistenza dei residui passivi era stata determinata invece in via presuntiva in 134.786 miliardi. Ora, cosa può avere indotto il Governo, in questo lasso di tempo di sei mesi, a rivedere le proprie posizioni in merito di circa il 70-80 per cento dilatando da 134 mila a 225 mila miliardi l'ammontare dei residui passivi?
Signor Presidente, il suo richiamo è rivolto a me o ai colleghi che disturbano?
Signor Presidente, credo che le osservazioni formulate sul rendiconto come rappresentante della Lega nord Padania e le osservazioni puntuali degli altri colleghi, in particolare del relatore per la Casa delle libertà, onorevole Possa, stiano a
Per questi motivi il gruppo della Lega nord Padania voterà convintamente contro l'approvazione del rendiconto per il 1999 (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale).
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Il rendiconto al nostro esame presenta saldi di finanza pubblica estremamente positivi e le critiche formulate rispetto alla gestione dei residui passivi devono essere ridimensionate, perché il 1999 fa segnare il miglior risultato in termini di più bassa percentuale di accumulo negli ultimi sette anni, dal 1993 ad oggi. Inoltre, la spesa corrente cui si faceva riferimento, quella sanitaria, dopo il rendiconto e l'assestamento, rimane su percentuali del PIL assolutamente in media con gli altri paesi europei: gli incrementi delle partite di cassa sono dovuti ai rinnovi contrattuali dei medici ospedalieri e di base.
Richiamo le espressioni del professor Giarda sull'estremo formalismo dei documenti di contabilità pubblica, che vanno modificati, ma concludo osservando che anche la relazione di minoranza ha dato atto che il processo di risanamento dei conti pubblici è continuato nel nostro paese, il che in queste ore ci sta consentendo di discutere un documento di programmazione economico-finanziaria nell'ambito del quale valuteremo come restituire risorse per lo sviluppo alle famiglie e come abbassare la pressione fiscale nel paese. Per tali ragioni, a nome della maggioranza, chiedo un voto positivo sul rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 1999 (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


