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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Crema n. 3-06383 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).
GIOVANNI CREMA. Signor Presidente del Consiglio, anche le ultime vicende calabresi hanno dimostrato il grave stato di dissesto idrogeologico del nostro paese; voglio andare col pensiero a grandi eventi drammatici come le alluvioni di Venezia e di Firenze ai i recenti eventi luttuosi verificatisi in Campania. Noi sappiamo benissimo quali siano le cause del dissesto, però a me pare che fino ad oggi non sia stato affrontato in maniera organica, anche se nel gennaio 1997 l'allora ministro dei lavori pubblici, in occasione di un'ennesima tragica vicenda, aveva valutato un intervento drastico e radicale non
solo per prevenire, ma per mettere in essere una strategia che desse risultati duraturi nel tempo.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Lei ha ragione, onorevole Crema, e, purtroppo, i fatti lo confermano. Lo hanno confermato prima ancora, ahimè, e ci hanno dimostrato, fondamentalmente, che noi abbiamo fatto leggi, come accadde con il decreto-legge convertito dal Parlamento dopo i fatti di Sarno, che dovevano servire a definire le aree di maggior dissesto, a metterle - come dicono i tecnici in gergo - in salvaguardia e, sulla base di questa salvaguardia, ad operare, poi, gli interventi di breve e di lungo periodo. È chiaro che qui occorrono interventi sia di breve sia di lungo periodo: molti degli alvei che poi diventano parte e fonte di dissesto sono alvei occupati. Noi abbiamo scoperto in Calabria - ma è stata l'ultima scoperta - che negli alvei, oltre ad esserci discariche di varia natura, ci sono anche autentici insediamenti, ci sono stabilimenti, ci sono stadi, ci sono altre strutture che poi, ogni volta che c'è una pioggia intensa, rischiano di essere travolte dall'acqua che scende.
PRESIDENTE. L'onorevole Crema ha facoltà di replicare.
L'onorevole Crema ha facoltà di illustrarla.
Le chiedo, signor Presidente Amato, vista la gravità del fenomeno, i costi e i lutti che provoca, se sia all'attenzione del Governo un intervento degno di tale allarme sociale.
Quindi, bisogna ripulire gli alvei e bisogna ripulire dall'abusivismo. È questo il tema su cui, giustamente, in particolare pone l'attenzione e si concentra il Ministero dei lavori pubblici, che destina ora risorse finanziarie ed umane proprio a questo tipo di lavoro. Ed è il tipo di lavoro al quale, immediatamente dopo la vicenda calabrese, si è previsto che si dedicassero i prefetti locali, sulla base dell'ordinanza di protezione civile immediatamente adottata. Occorrono a monte interventi che pongano rimedio alle ragioni del dissesto e interventi che servano a rimettere a regime ed a rinaturalizzare una realtà che è stata pesantemente alterata dall'intervento dell'uomo, come tutti sappiamo.
Colgo nella sua interrogazione qualche cenno rivolto alla ripopolazione. Sì, ci sono degli aspetti giusti ma stiamo attenti perché la natura sta in equilibrio e sta al suo meglio se le si consente di riessere natura equilibrata. Sono ecosistemi, a volte piccoli ma enormemente importanti che vanno ricostituiti sulle nostre montagne. A questo si dedica il Ministero dell'ambiente e a questo debbono essere destinate le risorse ormai largamente nella disponibilità delle regioni, attraverso i piani regionali.
Per il Mezzogiorno i POR (piani regionali), che dovranno utilizzare le tante risorse di provenienza comunitaria e nazionale, dovranno farsi carico anche di questo.
Le assicuro che lo dico non per scaricare interamente sulle regioni il problema, anche se queste ultime hanno le loro responsabilità (a volte se le assumono bene e a volte non se le assumono), ma perché questo è vero e perché il compito dello Stato è seguire, coordinare, promuovere un'azione di lungo periodo, che, come lei ha detto, è essenziale.