Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 788 dell'11/10/2000
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(Politica di salvaguardia dei territori montani)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Crema n. 3-06383 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).
L'onorevole Crema ha facoltà di illustrarla.

GIOVANNI CREMA. Signor Presidente del Consiglio, anche le ultime vicende calabresi hanno dimostrato il grave stato di dissesto idrogeologico del nostro paese; voglio andare col pensiero a grandi eventi drammatici come le alluvioni di Venezia e di Firenze ai i recenti eventi luttuosi verificatisi in Campania. Noi sappiamo benissimo quali siano le cause del dissesto, però a me pare che fino ad oggi non sia stato affrontato in maniera organica, anche se nel gennaio 1997 l'allora ministro dei lavori pubblici, in occasione di un'ennesima tragica vicenda, aveva valutato un intervento drastico e radicale non


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solo per prevenire, ma per mettere in essere una strategia che desse risultati duraturi nel tempo.
Le chiedo, signor Presidente Amato, vista la gravità del fenomeno, i costi e i lutti che provoca, se sia all'attenzione del Governo un intervento degno di tale allarme sociale.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Lei ha ragione, onorevole Crema, e, purtroppo, i fatti lo confermano. Lo hanno confermato prima ancora, ahimè, e ci hanno dimostrato, fondamentalmente, che noi abbiamo fatto leggi, come accadde con il decreto-legge convertito dal Parlamento dopo i fatti di Sarno, che dovevano servire a definire le aree di maggior dissesto, a metterle - come dicono i tecnici in gergo - in salvaguardia e, sulla base di questa salvaguardia, ad operare, poi, gli interventi di breve e di lungo periodo. È chiaro che qui occorrono interventi sia di breve sia di lungo periodo: molti degli alvei che poi diventano parte e fonte di dissesto sono alvei occupati. Noi abbiamo scoperto in Calabria - ma è stata l'ultima scoperta - che negli alvei, oltre ad esserci discariche di varia natura, ci sono anche autentici insediamenti, ci sono stabilimenti, ci sono stadi, ci sono altre strutture che poi, ogni volta che c'è una pioggia intensa, rischiano di essere travolte dall'acqua che scende.
Quindi, bisogna ripulire gli alvei e bisogna ripulire dall'abusivismo. È questo il tema su cui, giustamente, in particolare pone l'attenzione e si concentra il Ministero dei lavori pubblici, che destina ora risorse finanziarie ed umane proprio a questo tipo di lavoro. Ed è il tipo di lavoro al quale, immediatamente dopo la vicenda calabrese, si è previsto che si dedicassero i prefetti locali, sulla base dell'ordinanza di protezione civile immediatamente adottata. Occorrono a monte interventi che pongano rimedio alle ragioni del dissesto e interventi che servano a rimettere a regime ed a rinaturalizzare una realtà che è stata pesantemente alterata dall'intervento dell'uomo, come tutti sappiamo.
Colgo nella sua interrogazione qualche cenno rivolto alla ripopolazione. Sì, ci sono degli aspetti giusti ma stiamo attenti perché la natura sta in equilibrio e sta al suo meglio se le si consente di riessere natura equilibrata. Sono ecosistemi, a volte piccoli ma enormemente importanti che vanno ricostituiti sulle nostre montagne. A questo si dedica il Ministero dell'ambiente e a questo debbono essere destinate le risorse ormai largamente nella disponibilità delle regioni, attraverso i piani regionali.
Per il Mezzogiorno i POR (piani regionali), che dovranno utilizzare le tante risorse di provenienza comunitaria e nazionale, dovranno farsi carico anche di questo.
Le assicuro che lo dico non per scaricare interamente sulle regioni il problema, anche se queste ultime hanno le loro responsabilità (a volte se le assumono bene e a volte non se le assumono), ma perché questo è vero e perché il compito dello Stato è seguire, coordinare, promuovere un'azione di lungo periodo, che, come lei ha detto, è essenziale.

PRESIDENTE. L'onorevole Crema ha facoltà di replicare.

GIOVANNI CREMA. Signor Presidente, penso occorra promuovere una strategia di coordinamento e che si tratti di una questione anche di natura culturale perché non è pensabile che si guardi allo Stato come al solo responsabile di una mancata prevenzione.
Nel corso di precedenti question time, al ministro dei lavori pubblici o al rappresentante della protezione civile ho voluto ricordare che c'è anche una questione di responsabilità a tutti i livelli: dai comuni che hanno permesso le illegalità, o non le hanno stroncate, ad una mancanza di decisione negli interventi da parte dell'amministrazione dello Stato. E le regioni? Basti pensare ai piani, alle


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autorità, a tutta una serie di interventi che sono mancati, ad esempio, in occasione dell'alluvione di Sarno.
Penso sia giusto che la politica lanci chiaramente delle accuse. Una forma malcelata di amore per il territorio porta a grandi guai. Sono stato testimone non solo della tragedia del Vajont ma anche dell'alluvione del 1966. Il Piave causò lutti e grandi danni. Ora nel suo alveo ci sono delle foreste e sono difese da chi in maniera stolta ritiene che quello sia un ecosistema naturale. Se noi non provvediamo alla pulizia degli alvei, avremo lutti e sciagure, non solo perché alcune sue parti sono illegalmente occupate ma anche perché da parte delle autorità dello Stato, per quanto di loro competenza, non si provvede alla pulizia idraulica, e questo perché si ha paura di offendere la suscettibilità di qualche personaggio locale.
Ed allora bisogna avere autorevolezza, capacità di decisione, di guida, di mediazione e di coordinamento. Sono dunque dell'avviso che lo Stato debba promuovere una grande campagna di sensibilizzazione e di coordinamento perché conosciamo benissimo la ciclicità di questi avvenimenti. Saranno sempre devastanti, soprattutto con l'intervento degli sbarramenti idrogeologici che hanno tolto la naturale pulizia che i fiumi a carattere torrentizio da sempre hanno svolto in via naturale nel loro alveo.
Vi è quindi un problema di prevenzione ed anche di informazione culturale. Sono convinto che il Governo e che lo Stato debbano promuovere, attraverso la scuola, questa cultura nei giovani ma anche negli adulti perché il più delle volte, se non si ha questa cultura, non si può amministrare un comune, non si può amministrare una regione, non si può amministrare lo Stato.
A me spiace, signor Presidente del Consiglio, vista la sua proposta così precisa, che non sia lei a guidare il centro-sinistra nella prossima campagna elettorale.

MARCO BOATO. In cauda venenum!

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