Discussione sulla tutela dei bambini e degli adolescenti nel servizio pubblico radiotelevisivo, ed esame di eventuali risoluzioni.
Relatore alla Commissione: Butti.
(Inizio della discussione e rinvio).
Il deputato BUTTI dà lettura della seguente relazione:
1) Premessa.
«La normativa nazionale che, in qualche modo, tenta di tutelare i diritti dei minori nei confronti dei programmi televisivi volgari, osceni o violenti, appare ormai anacronistica; tuttavia bisogna anche riconoscere come una revisione sostanziale della stessa non possa prescindere dalla necessità di rispettare anche il diritto, inteso nell'accezione più ampia del termine, di chi minore non è più da tempo e che intende godersi programmi televisivi, di varia natura e specie, anche in fasce orarie considerate protette da diversi codici di autoregolamentazione.
Un altro aspetto significativo da considerare in questa delicata fase è rappresentato dalla decisione della Corte di Cassazione del marzo 2000 di acquisire, quali parametri di valutazione «del concetto di pudore», l'evoluzione dei costumi, le mode ed i messaggi lanciati dai media quali «specchio del comune sentire».
2)Le norme vigenti e i codici di autoregolamentazione.
L'autorità competente ad effettuare il monitoraggio delle trasmissioni televisive, con particolare riferimento alla tutela dei minori, è, in base al combinato disposto dell'articolo 1, comma 6, lettera b), numero 13, della legge 249/97 l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Tuttavia la superficialità di alcune norme in materia
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di tutela dei minori e la frammentarietà legislativa evidenziano i limiti del potere d'intervento dell'Autorità stessa, soprattutto per applicare sanzioni nei confronti di chi non rispetta le leggi.
Giova ricordare rapidamente il quadro normativo di riferimento:
a) legge 223/90 che stabilisce il divieto di trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori;
b) decreto ministeriale 425/91 che prevede norme a tutela dei minorenni in relazione alla pubblicità televisiva;
c) legge 203/95 che ammette la programmazione di film contenenti immagini di sesso o violenza tali da influire negativamente sulla sensibilità dei minori solo dalle ore 23.00 alle ore 07.00, salvo quanto disposto dall'articolo 15 della legge 223/90;
d) convenzione tra RAI e Ministero delle Comunicazioni che stabilisce l'impegno della RAI stessa a realizzare su ogni rete linee di programmazione per i minori che considerino le esigenze e le sensibilità della prima infanzia e dell'età evolutiva;
e) contratto di servizio tra RAI e Ministero delle Comunicazioni che richiede la particolare attenzione della concessionaria del servizio pubblico ai messaggi di violenza veicolati dal mezzo televisivo anche in relazione agli spot pubblicitari.
Tra i codici di autoregolamentazione ricordiamo la Carta di Treviso, siglata nel 1990 e modificata nel 1997, che impegna i giornalisti a comportamenti deontologicamente corretti nei confronti dei bambini e dei minori in genere; il codice di autoregolamentazione nei rapporti tra TV e minori sottoscritto nel 1997 da RAI, MEDIASET, FRT, AER, ed altri soggetti che raccoglie i principi enunciati nella Convenzione ONU sull'infanzia del 1989 (recepita in Italia nel 1991).
Ovviamente anche la Costituzione, all'articolo 31, prevede l'impegno dello Stato nella protezione dell'infanzia.
3) Rapporto media e minori.
Il rapporto tra televisione e minori è stato oggetto di approfondite riflessioni, in particolare da parte delle associazioni coinvolte nella difesa del minore.
Molti studi effettuati rilevano come il bambino, in verità, sia meno inerme e passivo di come ce lo immaginiamo davanti al televisore o al cospetto di un qualsiasi mezzo di comunicazione. Ciò nonostante la televisione esercita sul bambino, così come altri media, effetti diseducativi nel momento in cui genera assuefazione alla violenza gratuita e abitudine a percepire come «normali» messaggi o atteggiamenti adulti assolutamente negativi. I mezzi di comunicazione spesso influenzano gli adulti, immaginiamoci un bambino o un adolescente che, sottoposto ad ore ed ore di messaggi nocivi e subdoli, assorbe informazioni e falsi modelli di riferimento.
Anche se con successi modesti gli studiosi hanno tentato in questi ultimi anni di disciplinare il rapporto tra media e minori cercando di orientare i primi a svolgere una funzione costruttiva nella educazione e nella formazione dei giovani e questi ultimi a non eleggere la televisione o più in generale il mezzo di comunicazione a modello da seguire ed imitare pedissequamente.
Evidentemente i genitori possono e devono svolgere un ruolo determinante nell'evoluzione corretta del rapporto tra media e minori, la tv non è e non può essere una delle prime «agenzie educative» delle giovani generazioni e soprattutto non è e non può essere una economica baby sitter davanti alla quale piazzare per interminabili ore i bambini.
Intendiamoci, la televisione non deve essere considerata una sorta di «diavolo», ma una delle tante esperienze utili alla crescita ed allo sviluppo del minore; la
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costruzione di un rapporto tra media e minori non può essere operata con censure e rimozioni.
4) Dati statistici.
Negli ultimi tempi è stato realizzato un gran numero di rilevazioni statistiche sul rapporto tra i bambini e la televisione, ricerche che hanno avuto anche un'ampia divulgazione da parte della stampa.
Il 15 per cento dei bambini dai 3 ai 5 anni guardano la televisione appena svegli e da soli; alle ore 20,30 i minori davanti alla tv sono circa 3 milioni, 500 mila sono i minori che guardano la tv nella cosiddetta fascia protetta. 1 milione e 258 mila minori guardano la tv, sempre da soli, nella fascia oraria compresa tra le ore 22,30 e le 7 del mattino. I programmi più visti dai bambini delle elementari sono i cartoni animati (82,2 per cento), mentre i ragazzi delle medie preferiscono vedere film e telefilm. Il 40,7 per cento degli intervistati guarda la tv tutti i giorni e il 33,6 per cento più volte durante la settimana (fonte telefono azzurro - Eurispes).
Da un'indagine svolta dal Dipartimento dell'educazione dell'Università di Bologna, condotta su 120 bambini di età compresa tra i nove ed i dieci anni, emerge che gli intervistati ritengono i TG noiosi, che la violenza ed il sesso generano una sensazione di timore procurando anche incubi, mentre le liti in diretta infastidiscono.
Negli ultimi anni sono stati creati, nel mondo, ben 87 canali tematici televisivi dedicati a bambini, dei quali 50 negli ultimi tre anni.
L'Autorità per le comunicazioni nel 1999 ha promosso un'indagine sui programmi televisivi trasmessi dalle principali reti nazionali nel periodo 1 novembre 1999 - 6 gennaio 2000 destinati ai bambini fino ai 12 anni. 9648 ore monitorate, delle quali 750 dedicate a programmi per minori hanno determinato che ITALIA UNO con il 19 per cento dei suoi programmi dedicati ai minori risultasse al primo posto, al secondo RAI UNO con il 10 per cento e poi RAI TRE con il 9 per cento. In quel periodo RETE 4 non trasmise programmi per minori.
5)I «Palinsesti sociali» di Ard e France 3.
ARD, primo canale pubblico della Germania, e FRANCE 3 si sono particolarmente distinti, in campo europeo, per l'attenzione rivolta ai programmi televisivi per minori.
ARD, specie da quando la Repubblica Federale Tedesca nel 1992 ha ratificato la Convenzione dell'ONU sui diritti dei bambini, ha assicurato in tutte le decisioni relative alla programmazione radiotelevisiva la protezione dei diritti dei minori, considerandoli come individui autonomi, proteggendoli dalla violenza, dal maltrattamento e dallo sfruttamento.
Ciò nonostante un'apposita commissione creata per verificare l'attuazione di quanto previsto dalla Convenzione ONU ha rivelato molti aspetti critici nella politica specifica di ARD.
Tale critica ha spinto il primo canale pubblico della Germania a rivedere repentinamente i propri palinsesti inserendovi, ad esempio, notiziari per bambini ed adolescenti come il «Klicker» del programma «Lilipuz» trasmesso sulla ARD nazionale oppure dalle televisioni pubbliche dell'Assia e della Baviera; programmi che offrono ai minori di informarsi, in modo adatto alla loro età, anche su temi di attualità.
Tali programmi, notiziari per minori, offrono anche informazioni relative ai loro diritti e vedono impegnati i bambini e gli adolescenti in prima persona nel ruolo di giornalisti, intervistatori o moderatori. Molti programmi sono pensati, studiati e realizzati dai bambini.
Contemporaneamente ARD sensibilizza anche gli adulti, in programmi a loro dedicati, circa le condizioni dei minori.
FRANCE 3, in modo complementare con FRANCE 2, deve trasmettere programmi destinati alla gioventù nei giorni ed in orari in cui questa fascia di pubblico è disponibile, tenendo conto anche delle vacanze scolastiche. Negli anni scorsi la
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programmazione destinata ai minori ha raggiunto anche il 17 per cento del palinsesto della rete.
FRANCE 3 ha sviluppato una politica di coproduzioni che mira ai seguenti obiettivi:
a) diffondere messaggi destinati alla prevenzione (richiamare l'attenzione, spiegare, rassicurare etc) in modo da rispettare la missione del servizio pubblico;
b) trasmettere il patrimonio culturale europeo (adattamento di libri, fumetti etc);
c) sviluppare concetti originali in modo tale da accentuare lo spirito critico dei bambini.
6) Minori e Pubblicità.
Una riflessione a parte merita la pubblicità trasmessa all'interno delle produzioni teoricamente destinate ai minori. ABSTRACT ha recentemente effettuato un monitoraggio sull'arco della settimana e nella fascia oraria tra le 15,45 e le 19,15 allo scopo di verificare la conformità con quanto sancito dal codice di autoregolamentazione TV e minori del 1997.
L'analisi comprende le seguenti aree: violenza, sessualità, angoscia orrore, volgarità, linguaggio, valori negativi e stereotipi; ad esse è stata aggiunta un'area di valori positivi. Sono emerse 400 violazioni causate da spot pubblicitari, promo etc.
7) Alcune proposte.
I codici di autoregolamentazione, lodevoli nelle intenzioni, non hanno sortito granché in quanto ad effetti, anzi sono risultati deludenti sul piano dell'efficacia.
Occorre innanzitutto uniformare i diversi codici in circolazione, garantendo il loro accoglimento da parte di tutti gli operatori del settore, inoltre appare necessario introdurre la sanzione quale deterrente contro le violazioni.
Va aggiunto che all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni competerebbe l'azione di monitoraggio sulle trasmissioni televisive a tutela dell'utenza e nella fattispecie dei minori, ma non dispone di strumenti finalizzati all'effettuazione del monitoraggio stesso. Forse la costituzione di un apposito ufficio che operasse in stretta relazione con i Comitati Regionali Radiotelevisivi, sia in ordine all'applicazione delle leggi esistenti che alle rilevazioni nei singoli programmi sarebbe auspicabile.
Da più parti si richiede anche un intervento, non più prorogabile, sulle cosiddette fasce orarie. Oggi la fascia «televisione per tutti» viene individuata tra le 7 del mattino e le 22,30, forse troppo estesa per vedere rispettati i diritti di chi minore non è più da tempo e degli stessi minori.
Infatti gli esperti propenderebbero per una riduzione della fascia oraria strettamente dedicata ai minori con un contestuale inasprimento delle sanzioni per gli operatori che violassero le norme.
Una delle ipotesi al vaglio degli studiosi del settore individua tre fasce orarie di riferimento nei palinsesti televisivi, una rigidamente dedicata ai minori, una morbida per la quale non è indispensabile la presenza di un adulto accanto al bambino ed una libera più estesa di quanto lo sia oggi.
Il vantaggio immediato che ne deriverebbe da una simile suddivisione sarebbe quello di poter meglio controllare le programmazioni della prima fascia dove sarebbero bandite scene di sesso, violenza gratuita. eccetera.
L'intervento di revisione sulle fasce orarie sarebbe comunque inefficace senza un'iniziativa legislativa incisiva che superasse la disorganicità dell'attuale quadro normativo fissando chiari principi generali e richiamando contestualmente le norme previste da un unico codice di autoregolamentazione, in luogo degli attuali 11, introducendo anche precise sanzioni, oggi inesistenti.
Ogni intervento legislativo dovrà essere attento a non scadere in censure o rimozioni
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e soprattutto dovrà considerare che il compito dello Stato è complementare e non sostitutivo di quello della famiglia nell'educazione e nella formazione delle giovani generazioni. È allo studio del Ministero competente l'inserimento dell'obbligo di osservare le disposizioni in materia di tutela dei minori nelle condizioni per il rilascio delle concessioni televisive.
Ad esempio allo Stato si chiedono interventi rivolti ai giovani e alle loro famiglie per un uso corretto della televisione e delle sue indubbie capacità formative, sensibilizzazione da effettuare attraverso campagne diffuse non solo da emittenti nazionali.
Altri provvedimenti da valutare potrebbero essere i seguenti, alcuni dei quali vigenti in altri paesi europei: restrizione della programmazione di «promo» o «trailers» destinati ad un pubblico adulto all'interno delle trasmissioni per minori; divieto della presenza di bambini negli spot e nelle televendite che non possono essere considerati oggetto di campagne consumistiche anziché soggetti di diritto; eliminazione della pubblicità ingannevole o mascherata da programmi destinati ai minori; divieto di interrompere cartoni animati per i più piccoli con qualsiasi messaggio pubblicitario eccetera.
Le più recenti analisi dei palinsesti televisivi hanno evidenziato la scarsa qualità dei programmi destinati ai più piccoli. Spesso vengono proposti modelli culturali stranieri molto lontani dai nostri qualitativamente scadenti o diseducativi (americani o giapponesi). In Italia solo l'8 per cento della programmazione dedicata ai minori è prodotta localmente.
Qualche attenzione merita perciò l'incentivazione alla produzione di cartoni animati o programmi dedicati all'infanzia realizzati da personale specializzato locale; molti paesi europei si sono già attrezzati in tal senso».
Il seguito della discussione è quindi rinviato.
La seduta termina alle 14.20.