Giovedì 20 febbraio 2003 - Presidenza del presidente Pierantonio ZANETTIN.
La seduta comincia alle 9.25.
Decreto-legge 4/2003: Proroga partecipazione italiana a operazioni militari internazionali.
C. 3564/A Governo.
(Parere all'Assemblea).
(Esame emendamenti e conclusione - Parere).
Il Comitato inizia l'esame.
Giulio SCHMIDT (FI), relatore, dichiara che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili problematici che investano questioni di competenza legislativa ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.
Formula quindi la seguente proposta di parere:
sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:
sugli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1.
Nessuno chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.
La seduta termina alle 9.30.
Giovedì 20 febbraio 2003. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia.
La seduta comincia alle 14.35.
Donato BRUNO, presidente, evidenzia l'opportunità che la Commissione passi immediatamente all'esame dello schema di regolamento di attuazione della legge sull'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero.
La Commissione concorda.
Schema di regolamento di attuazione della legge sull'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero.
A. 168.
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato da ultimo nella seduta di martedì 18 febbraio 2003.
Donato BRUNO, presidente, avverte che la III Commissione ha espresso il parere sullo schema di regolamento.
Avverte inoltre che il relatore ha presentato una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato).
Nuccio CARRARA (AN), relatore, illustra la proposta di parere formulata.
Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta del relatore.
La seduta termina alle 14.45.
Giovedì 20 febbraio 2003. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali Aldo Brancher.
La seduta comincia alle 14.45.
Modifiche all'articolo 117 della Costituzione.
C. 3461 cost. Governo, approvato, in prima deliberazione dal Senato.
(Seguito dell'esame e conclusione).
La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, nella seduta di ieri mercoledì 19 febbraio 2003.
Donato BRUNO, presidente relatore, ricorda che nella seduta di ieri è stato svolto un intervento sul complesso degli emendamenti riferiti al disegno di legge costituzionale.
Avverte che, prima dell'inizio della seduta, gli onorevoli Anedda e Carrara hanno comunicato il ritiro degli emendamenti 1.53 e 1.54, nonché dell'articolo aggiuntivo 1.01 a loro firma.
Invita quindi al ritiro di tutte le proposte emendative presentate, esprimendo altrimenti parere contrario.
Il sottosegretario Aldo BRANCHER esprime parere conforme al relatore.
Marco BOATO (Misto-Verdi-U) prende atto dell'annuncio del ritiro degli emendamenti e dell'articolo aggiuntivo presentati dai deputati di Alleanza nazionale, che sul piano politico si colloca nel medesimo
contesto che ha visto da parte dell'UDC prospettare un'ipotesi di modifica del disegno di legge senza poi tradurla nella presentazione di proposte emendative.
Precisa che i gruppi dell'Ulivo hanno compiuto una scelta distinta rispetto alle omologhe formazioni del Senato, dove fin dall'esame del provvedimento in Commissione si è optato per un atteggiamento di forte contrapposizione attraverso la presentazione di numerosi emendamenti. In questo ramo del Parlamento, come già accaduto in altre circostanze, l'Ulivo ha ritenuto, pur partendo da una posizione fortemente critica sul disegno di legge in esame, di prospettare alla maggioranza e al Governo una serie di ipotesi emendative molto definite, con le quali, prendendo atto della volontà della maggioranza di modificare l'articolo 117 della Costituzione, si prospettava un terreno di leale confronto. Pertanto l'opposizione ha tentato di risolvere taluni dubbi derivanti da interpretazioni difformi da parte di esponenti della maggioranza, di farsi carico delle problematiche sottese al disegno di legge, di assicurare la coerenza sistemica del testo costituzionale e di individuare le previsioni procedurali attraverso cui realizzare il processo riformatore che si intende attuare.
Ritenendo che la comunicazione del presidente in ordine al ritiro di emendamenti da parte del gruppo di Alleanza nazionale preluda alla volontà di non considerare alcuna ipotesi emendativa, annuncia infine che qualora questo intendimento risultasse confermato, i gruppi dell'Ulivo si troverebbero nella condizione di dover assumere nel corso dell'esame in Assemblea un atteggiamento di contrapposizione radicale.
Donato BRUNO, presidente relatore, prende atto del clima costruttivo che ha accompagnato l'esame del disegno di legge. Ritiene tuttavia di dover confermare l'orientamento espresso sugli emendamenti presentati, alcuni dei quali, pur condivisibili nel merito, dovrebbero a suo avviso essere valutati nell'ambito di diversi provvedimenti legislativi. Occorre inoltre considerare, accanto ai rispettabili rilievi dell'opposizione, l'esigenza di salvaguardare l'impianto del provvedimento, che risponde ad una impostazione propria della maggioranza.
Carlo LEONI (DS-U) prende atto della scelta politica di portare all'esame dell'Assemblea un testo «blindato». Tale decisione è riconducibile a ragioni interne alla maggioranza, che hanno indotto la stessa ad ignorare i forti rilievi critici espressi anche da numerosi docenti universitari e da colleghi della maggioranza, a rifiutare ogni indicazione prospettata dall'opposizione nell'ambito di un confronto di merito. Risulterà pertanto inevitabile uno scontro in Assemblea e, successivamente, la richiesta di un referendum popolare affinché il corpo elettorale possa pronunciarsi in merito al testo approvato.
Sottolinea infine la volontà che tutti gli emendamenti siano votati in tempo utile, in modo tale da far emergere chiaramente l'atteggiamento della maggioranza e dell'opposizione.
Gianclaudio BRESSA (MARGH-U) sottolinea che il disegno di legge in esame, del tutto estraneo alla questione del federalismo, rappresenta il prezzo politico che la maggioranza paga ad una sua componente; del resto, lo stesso sottosegretario Brancher nella sua replica, prima di conoscere il tenore degli emendamenti, aveva esplicitato la volontà di non modificare il testo.
Ricorda che nel corso della audizioni più volte è stata evidenziata la necessità di superare elementi di incertezza che possono indurre gravissime distorsioni sul piano dei principi costituzionali e delle politiche pubbliche del Paese, dal momento che l'attuazione delle previsioni normative avrà conseguenze negative in ordine alla perequazione del federalismo fiscale, alla solidarietà tra le regioni e al sistema sanitario del Paese; gli squilibri sul piano sistematico saranno tali da comportare un conflitto permanente tra le assemblee legislative.
Ricordato che l'Ulivo ha tentato di instaurare un rapporto proficuo - esso
stesso convinto dell'opportunità di una riflessione sul nuovo titolo V della Costituzione - evidenzia la diversità di impostazione presente all'interno delle forze di maggioranza ed emersa chiaramente a seguito della posizione assunta da Alleanza nazionale.
Preannuncia infine una forte contrapposizione in Parlamento e nel Paese attraverso la presentazione di una richiesta di referendum confermativo.
Karl ZELLER (Misto-Min.linguist.) dichiara che la componente delle minoranze linguistiche del gruppo misto condivide l'obiettivo del disegno di legge di introdurre una riforma più spiccatamente federalista dell'ordinamento italiano. Evidenzia tuttavia ampi margini di ambiguità, rispetto ai quali la sua parte politica ha ritenuto di presentare alcuni emendamenti; sollecita pertanto un intervento chiarificatore da parte del relatore e del rappresentante del Governo.
Graziella MASCIA (RC), ribadito il suo giudizio negativo su un testo destinato a produrre effetti dirompenti sulla vita sociale del Paese, dichiara di considerare contraddittorio l'atteggiamento della maggioranza, non disponibile ad apportare modifiche al disegno di legge, rispetto al lavoro svolto in Commissione anche attraverso lo svolgimento di audizioni. Ritiene che la via della mediazione politica all'interno della maggioranza comporti un assunzione di responsabilità molto grave considerata la rilevanza costituzionale della materia in esame.
Preannuncia infine un atteggiamento di forte opposizione in Parlamento e nel Paese.
Marco BOATO (Misto-Verdi-U) preso atto delle dichiarazioni del presidente e del fatto che nessun deputato della maggioranza, né il rappresentante del Governo hanno ritenuto di interloquire, a nome dei gruppi Democratici di sinistra, Margherita, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-UDEUR-Popolare per l'Europa, Misto-comunisti italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo, annuncia il voto favorevole sugli emendamenti presentati e dichiara l'inutilità di qualunque ulteriore confronto.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Leoni 1.4, Cossutta 1.3, gli identici emendamenti Boato 1.5 e Mascia 1.17, gli emendamenti Mascia 1.16 e 1.18, Boato 1.6, Bressa 1.7, Loiero 1.8, Zeller 1.34 e 1.32.
Donato BRUNO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Sterpa 1.1: si intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Boato 1.9, Zeller 1.33 e 1.35, Mascia 1.30, 1.29, 1.23, 1.24 e 1.25, gli identici emendamenti Bressa 1.10 e Mascia 1.19, gli emendamenti Zeller 1.36, Leoni 1.11, Mascia 1.31, 1.26 e 1.27, gli identici emendamenti Leoni 1.12 e Mascia 1.20, gli emendamenti Zeller 1.37 e 1.38.
Karl ZELLER (Misto-Min.linguist.) sollecita un chiarimento sul significato dell'espressione «organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione» con particolare riferimento allo stato giuridico del personale insegnante.
Donato BRUNO, presidente relatore, ritiene che l'espressione «organizzazione scolastica» includa il riferimento allo stato giuridico del personale insegnante.
Karl ZELLER (Misto-Min.linguist.) ritira i suoi emendamenti 1.39, 1.40 e 1.41.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Mascia 1.28 e gli identici emendamenti Bressa 1.13 e Mascia 1.21.
Donato BRUNO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Sterpa 1.2: si intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Boato 1.14 e Mascia 1.22, gli emendamenti Bressa 1.15, Zeller 1.42, 1.43 e 1.44.
Donato BRUNO, presidente, constata l'assenza del presentatore degli emendamenti Sterpa 1.50 e 1.51: si intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Zeller 1.45, 1.46, 1.47, 1.48 e 1.49.
Donato BRUNO, presidente, constata l'assenza del presentatore degli emendamenti Sterpa 1.52 e 2.1: si intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione, con distinte votazioni respinge gli identici emendamenti Leoni 2.2 e Mascia 2.3, nonché gli articoli aggiuntivi Bressa 2.02 e Leoni 2.01.
Marco BOATO (Misto-Verdi-U), preso atto dell'andamento delle votazioni che confermano l'ipotesi prospettata nel suo intervento iniziale circa l'assenza di ogni disponibilità da parte della maggioranza, a nome dei gruppi Democratici di sinistra, Margherita, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-UDEUR-Popolare per l'Europa, Misto-comunisti italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo, annuncia il voto contrario sul mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo in esame.
Daniele FRANZ (AN) annuncia il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo in esame, dichiarando che a suo avviso la volontà ostruzionistica dell'opposizione può manifestarsi anche in modo non diretto.
Marco BOATO (Misto-Verdi-U) contesta la dichiarazione del deputato Franz, il quale attribuisce all'opposizione un intendimento che non ha mai avuto.
Elena MONTECCHI (DS-U) ricorda che nel corso della discussione sul complesso degli emendamenti l'opposizione ha evidenziato la possibilità, in presenza di una disponibilità a modificare il testo in esame, di discutere nel merito. Ritiene pertanto che la maggioranza non possa nascondere i problemi politici presenti al suo interno attribuendo all'opposizione intendimenti che questa non ha mai manifestato.
La Commissione delibera di conferire il mandato al relatore di riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento in esame.
Donato BRUNO, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.
Libertà religiosa e culti ammessi.
C. 2531 Governo C. 1576 Spini e C. 1902 Molinari.
(Rinvio del seguito dell'esame).
Donato BRUNO, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta per consentire al relatore di approfondire l'esame degli emendamenti presentati.
Adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale n. 3 del 2001.
C. 3590 Governo, approvato dal Senato.
(Rinvio del seguito dell'esame).
Donato BRUNO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.50.
Giovedì 20 febbraio 2003. - Presidenza del presidente Donato BRUNO.
La seduta comincia alle 15.50.
Legge comunitaria 2003.
C. 3618 Governo.
(Relazione alla XIV Commissione).
Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2002.
Doc. LXXXVII, n. 3.
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).
La Commissione inizia l'esame.
Donato BRUNO, presidente, ricorda che, secondo quanto previsto dall'articolo 126-ter del regolamento, la Commissione deve procedere nella seduta odierna alla discussione di carattere generale congiunta del disegno di legge comunitaria e della relazione annuale sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Una volta concluso l'esame preliminare, i due procedimenti proseguiranno in forma disgiunta.
Per quanto riguarda il disegno di legge comunitaria, ricorda che la Commissione è chiamata ad esaminare esclusivamente le parti di propria competenza; l'esame si dovrà concludere con l'approvazione di una relazione e con la nomina di un relatore, che potrà partecipare, per riferirvi, alle sedute della Commissione politiche dell'Unione europea. È prevista la possibilità di presentare relazioni alternative ovvero relazioni di minoranza; solo queste ultime saranno trasmesse alla Commissione politiche dell'Unione europea.
Ricorda inoltre che potranno essere presentati e votati emendamenti alle parti del disegno di legge di competenza della I Commissione. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 89 del regolamento, saranno considerati ammissibili solo gli emendamenti che rientrino in materie già ricomprese nel testo del disegno di legge ovvero siano diretti a modificare o abrogare la normativa vigente attuativa di direttive comunitarie solo qualora siano riferiti a norme che siano oggetto di procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea nei confronti dell'Italia.
Saranno dichiarati inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che riguardino materie estranee all'oggetto proprio della legge comunitaria; gli emendamenti eventualmente dichiarati inammissibili in Commissione non potranno essere ripresentati in Assemblea.
Gli emendamenti eventualmente approvati saranno inclusi nella relazione da trasmettere alla Commissione politiche dell'Unione europea e si riterranno, previa deliberazione assunta in rtal senso da quest'ultima, accolti, salvo che non siano respinti da questa per motivi di compatibilità con la normativa comunitaria o per esigenze di coordinamento generale.
Dopo la conclusione dell'esame del disegno di legge comunitaria, la Commissione proseguirà l'esame della relazione annuale, che si dovrà concludere con l'approvazione di un parere.
Avverte infine che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a martedì 25 febbraio 2003, alle ore 16.
Giampiero D'ALIA, relatore, illustra il contenuto del disegno di legge comunitaria 2003, costituisce l'occasione e il principale strumento per l'adeguamento dell'ordinamento nazionale a quello comunitario, in conformità alle previsioni della cosiddetta legge «La Pergola», la n. 86 del 1989.
Il disegno di legge per il 2003 si compone di 19 articoli e di due allegati (A e B) con i quali si prevede il recepimento, con altrettanti decreti legislativi, di 12 direttive.
Nella relazione governativa al disegno di legge sono indicate ulteriori 38 direttive da recepire in via amministrativa.
I primi cinque articoli contengono disposizioni generali sui procedimenti per l'adempimento degli obblighi comunitari: tra questi, gli articoli 1 e 2 individuano i principi di delega legislativa per l'attuazione delle direttive contenute negli allegati A e B. Non è previsto invece il recepimento di direttive con regolamento delegificato.
Assume particolare interesse per la Commissione il comma 5 dell'articolo 1, il quale reca una disposizione, inserita già nelle due precedenti leggi comunitarie, che - tenendo conto dell'entrata in vigore
delle modifiche apportate al titolo V della parte Seconda della Costituzione dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 - prevede un intervento suppletivo anticipato e cedevole da parte dello Stato, in caso di inadempienza delle regioni nell'attuazione delle direttive. In particolare si prevede che: i decreti legislativi statali che attuino direttive comunitarie su materie rimesse alla competenza legislativa (concorrente o residuale generale) delle regioni o delle provincie autonome, entrino in vigore solo alla data di scadenza del termine stabilito per l'attuazione della normativa comunitaria, per le sole regioni o province autonome che non abbiano ancora adottato la propria normativa di attuazione; i decreti legislativi perdano comunque efficacia dalla data di entrata in vigore della normativa regionale (o provinciale) di attuazione delle direttive comunitarie.
La norma, così formulata, persegue la duplice finalità di rispettare, da un lato, il riparto di competenze legislative delineato dal nuovo articolo 117 della Costituzione e le competenze in materia di attuazione degli atti comunitari attribuite alle regioni dal quinto comma dell'articolo 117 medesimo; dall'altro, di garantire allo Stato - attraverso l'esercizio del potere sostitutivo previsto espressamente dal medesimo quinto comma - uno strumento per evitare l'insorgere di una responsabilità nei confronti dell'Unione europea a seguito dell'eventuale mancata attuazione delle direttive da parte delle regioni e conseguentemente del verificarsi di ritardi tali da esporre l'Italia a procedure di infrazione.
L'impostazione seguita dal comma 5 in esame rispecchia la più generale strategia normativa perseguita sia attraverso i progetti di legge di modifica della legge «La Pergola» (A.C. 3123 e abbinate), in corso d'esame presso la XIV Commissione della Camera, sia attraverso il disegno di legge La Loggia (A.C. 3590) attuativo del Titolo V, all'esame di questa Commissione. In particolare: l'articolo 12, comma 4, del disegno di legge C. 3123 contiene una clausola del tutto analoga a quella del comma 5 dell'articolo 1 qui illustrato; l'articolo 1, comma 2, del disegno di legge «La Loggia» stabilisce, in via generale, che la normativa statale previgente in materie rientranti nella competenza legislativa regionale si applica sino alla data di entrata in vigore delle specifiche disposizioni regionali in materia.
Va inoltre ricordato l'articolo 5 del disegno di legge, che delega il Governo all'emanazione, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di testi unici delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite per il recepimento di direttive comunitarie. Il comma 2 dell'articolo stabilisce tra l'altro che le disposizioni recepite nei testi unici non potranno essere abrogate, derogate o sospese o comunque modificate se non in modo esplicito; mentre Il comma 3 introduce una clausola di salvaguardia delle competenze regionali, analoga a quella contenuta nel già illustrato comma 5 dell'articolo 1.
I successivi articoli (da 6 a 19) contengono disposizioni particolari di adempimento e criteri specifici di delega per alcune direttive il cui recepimento è previsto negli allegati. Come già nelle precedenti leggi comunitarie, le materie trattate nelle direttive sono le più varie; merita segnalazione, in quanto più direttamente correlata a materia di competenza della I Commissione, la direttiva 2002/90/CE del Consiglio del 28 novembre 2002, volta a definire il favoreggiamento dell'ingresso, del transito e del soggiorno illegali. La direttiva è inclusa nell'allegato B, il che significa che lo schema di decreto legislativo di recepimento sarà sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari di merito.
La direttiva rientra fra le numerose misure adottate nel quadro della politica europea, adottata a partire dal Consiglio europeo di Tampere del 1999, volta a combattere radicalmente l'immigrazione illegale, anche al fine di stabilire una gestione più efficace dei flussi migratori, nella prospettiva della progressiva istituzione di uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia.
La direttiva intende definire le tipologie di comportamento illecito volte al favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina, nell'ottica di reprimere sia l'attraversamento illegale delle frontiere in senso stretto che di combattere la cosiddetta tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento.
Si tratta di una materia sulla quale è anche di recente intervenuto il Parlamento, nell'ambito della riforma della normativa in materia di immigrazione, introdotta dalla cosiddetta legge «Bossi-Fini» (n. 189 del 2002).
La direttiva richiede comunque agli Stati membri l'adozione di sanzioni effettive, appropriate e dissuasive nei confronti di chiunque aiuti uno straniero extracomunitario ad entrare, transitare o soggiornare (in quest'ultimo caso, solo a scopo di lucro) nel territorio di uno Stato dell'Unione in violazione delle leggi di tale Stato.
Si prevede, quale possibile esimente alla sanzionabilità del favoreggiamento, la presenza di interventi finalizzati all'assistenza umanitaria.
La relazione annuale al Parlamento sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea dà conto, nei suoi vari aspetti, del processo di integrazione europea e del ruolo che l'Italia vi ha svolto nel corso del 2002: anno dominato dai due grandi temi dell'allargamento dell'Unione, da un lato, della Convenzione europea dall'altro.
I lavori di quest'ultima, destinati a tracciare le linee del nuovo assetto istituzionale dell'Unione politica, meritano particolare attenzione da parte del nostro Paese, il quale è parallelamente impegnato in un lungo processo di riforme istituzionali in direzione del federalismo. Il Governo auspica, nella relazione, che i lavori della Convenzione possano concludersi rapidamente, così da poter firmare i secondi Trattati di Roma alla fine del semestre italiano di Presidenza.
Fra gli aspetti che più direttamente incidono su materie di competenza della I Commissione, sono altresì da ricordare gli sviluppi della politica europea nel settore della giustizia e affari interni, con particolare riguardo alle misure miranti, secondo la previsione dei Trattati, alla realizzazione dell'Unione come spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nel quale sia assicurata la libertà di circolazione parallelamente ad appropriati controlli alle frontiere esterne, nonché la prevenzione e la lotta alla criminalità.
Il Consiglio europeo di Siviglia del giugno 2002 ha posto l'accento sull'esigenza di una politica comune in materia di asilo e di immigrazione, che si sviluppi attraverso la lotta all'immigrazione clandestina, la gestione comune delle frontiere esterne, i rapporti con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori, l'accelerazione della produzione normativa in materia.
Un rilevante contributo di idee e di iniziative è stato apportato dall'Italia. Si segnala, tra l'altro, lo studio di fattibilità promosso dal nostro Paese per l'istituzione di una polizia europea di frontiera e il tema, sostenuto con forza dall'Italia, della necessaria integrazione della politica di immigrazione nelle relazioni esterne dell'Unione.
Sul tema dell'asilo, un'intesa politica è stata raggiunta sulla proposta di direttiva in materia di condizioni minime per l'accoglienza; la direttiva recante norme comuni sulle procedure dovrebbe essere adottata entro il 2003.
La lotta contro il terrorismo e la cooperazione di polizia costituiscono altri due aspetti prioritari della politica europea volta a realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Accanto alle misure volte a recepire la normativa di contrasto al terrorismo elaborata in sede di Nazioni Unite, l'Unione ha elaborato, già nel settembre 2001, un Piano d'azione per la lotta al terrorismo, il cui stato d'attuazione è costantemente monitorato. Tra le alre misure di rilievo, l'istituzione di un'apposita task force antiterrorismo all'interno di Europol, l'introduzione di meccanismi volti alla valutazione dei sistemi giuridici e della loro attuazione in materia, e l'adozione di misure specifiche di cooperazione di polizia e giudiziaria.
Nel campo della cooperazione di polizia, da segnalare è l'adozione, a giugno, della decisione quadro istitutiva delle
squadre investigative comuni, da impiegarsi per lo svolgimento di indagini congiunte in campo penale, e il protocollo, adottato a novembre, che ha modificato la Convenzione istitutiva di Europol in direzione di una maggiore operatività ed efficienza.
Donato BRUNO, presidente, ricorda che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 16 di martedì 25 febbraio 2003.
Marco BOATO (Misto-Verdi-U) invita il presidente a differire il termine previsto alla giornata di mercoledì.
Donato BRUNO, presidente, accogliendo la richiesta del deputato Boato, comunica che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 20 di mercoledì 26 febbraio 2003.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 16.05.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.10 alle 16.20.