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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame dei risultati dell'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale: bilancio preventivo 2002 relativo all'Istituto postelegrafonici - IPOST.
Do la parola al relatore, senatore Carrara il quale, se è d'accordo, può dare per letta la relazione introduttiva, che è stata distribuita per tempo a tutti i colleghi e che sarà allegata al resoconto stenografico
della seduta odierna (vedi allegato 3) e passare all'illustrazione della sua proposta di considerazioni conclusive.
VALERIO CARRARA, Relatore. Concordo nel considerare letta la relazione introduttiva. Brevemente premetto solo che l'IPOST è un ente di diritto pubblico non economico dotato di personalità giuridica che gestisce forme obbligatorie di previdenza ed assistenza al personale dipendente delle Poste Spa. Gli assistiti dell'istituto sono tutti i dipendenti delle ex Poste italiane, oggi Poste Spa e Postel Spa, ad esclusione del personale dipendente del Ministero delle comunicazioni.
Propongo, quindi, di deliberare l'espressione delle seguenti considerazioni conclusive:
«La Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, esaminato il bilancio preventivo 2002 relativo all'Istituto postelegrafonici (IPOST), tenuto conto delle caratteristiche e delle osservazioni svolte,
considerato che:
A) il bilancio di previsione 2002 dell'IPOST prevede un avanzo finanziario di competenza di 87,4 milioni di euro che presenta quindi una riduzione rispetto al dato 2001, da attribuire essenzialmente al trasferimento, non previsto per il 2002 a favore dell'IPOST, di 51,6 milioni di euro;
B) tale avanzo finanziario di competenza deriva dalla differenza tra l'avanzo di parte corrente (102,3 milioni di euro) e il disavanzo delle partite in conto capitale (14,9 milioni di euro) e scaturisce dalla somma algebrica degli avanzi delle gestioni Quiescenza (91,5 milioni di euro), Immobili (5,7), Cassa integrativa personale ex ASST - Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (6,0) ed i disavanzi delle gestioni Assistenza (-1,6), Fondo credito (-13,7) e mutualità (0,5);
C) le gestioni Fondo Credito e Immobili, rispetto alle previsioni elaborate in sede di budget 2001, subiscono scarti negativi non trascurabili (- 66,5 milioni di euro per il Fondo Credito e -40,2 milioni per la Gestione Immobili);
D) lo scarto negativo della gestione Fondo Credito (-66,5 milioni di euro) trova giustificazione nell'elevato numero di prestiti concessi; pertanto nelle casse dell'Istituto rientreranno, negli esercizi futuri, le somme che verranno recuperate secondo il piano di ammortamento stabilito (capitale più interessi);
E) lo scarto negativo di -40,2 milioni di euro per la Gestione Immobili è imputabile alle procedure di dismissioni in atto;
F) appare necessario valutare gli impatti organizzativi del processo di progressiva dismissione del patrimonio immobiliare;
G) appare opportuno, altresì, che l'Istituto prosegua la duplice attività di riduzione dei costi di funzionamento, con particolare riguardo al costo del personale a tempo indeterminato e a tempo determinato, e di miglioramento del livello di servizio reso all'utente, migliorando i tempi di escussione delle pratiche;
condivide la relazione sui dati in esame e delibera di esprimere
considerazioni conclusive favorevoli».
PRESIDENTE. La ringrazio. Do ora la parola ai colleghi che intendano svolgere osservazioni sulla proposta di considerazioni conclusive testé illustrata dal senatore Carrara.
ANTONIO PIZZINATO. Signor presidente, chiedo che nella proposta di considerazioni conclusive si tenga conto di alcune mie osservazioni. Anzitutto credo che quanto sottolineato dal relatore, e cioè che nella costruzione del bilancio non sono stati inclusi 100 miliardi di vecchie lire, trasferiti dall'INPDAP all'IPOST sulla base della legge n. 388 del 2000, dimostra che siamo in presenza di un istituto i cui associati sono dei soggetti che hanno cambiato
natura giuridica e tipo di rapporto di lavoro. Non si tratta più di pubblici dipendenti, ma di lavoratori che prestano la propria opera sulla base di un rapporto di lavoro di diritto comune, quindi privato.
Vi è un altro aspetto che desidero sottolineare, poiché lo considero necessario nell'esame dei bilanci. Non siamo più in presenza di un'impresa unica: sono molte le aziende che svolgono attività postali e di conseguenza gli addetti in questo settore aderiscono a diversi fondi previdenziali. È un aspetto non secondario e a mio avviso va preso in considerazione nella stesura delle osservazioni finali del relatore.
Vi è poi un ulteriore elemento, già evidenziato dal senatore Carrara, su cui ritengo opportuno soffermarmi. Siamo in presenza di un ente il cui numero di associati è in diminuzione: con la trasformazione in Spa il numero dei dipendenti dell'azienda e quindi di associati all'ente è inferiore a prima. È difficile comprendere come sia giustificabile l'esigenza di un aumento dell'organico a fronte di una riduzione dei servizi che si devono prestare. Ha senso che esista ancora un istituto come l'IPOST? Non è forse opportuno discutere sin da ora l'ipotesi che l'IPOST confluisca nell'INPS? È evidente che se si vuole completare la riforma del sistema previdenziale si deve affrontare anche questo problema. La previdenza pubblica di carattere universale è una cosa mentre le altre prestazioni (più che giustificate e che dovrebbero aumentare) non devono però far capo all'istituto previdenziale.
Non credo che la previdenza dei pubblici dipendenti si debba occupare anche di erogare prestiti (attività che nel settore privato viene gestita direttamente dalle aziende, cosa che si ripete anche per il TFR); mi chiedo se non vada posto il problema dell'opportunità che tali prestazioni confluiscano nel secondo pilastro del settore previdenziale, quello della previdenza complementare.
Si dovrebbe, a mio avviso, ripetere l'operazione compiuta una decina di anni fa per il sistema bancario: ossia se in prospettiva non riteniamo che la previdenza pubblica, omogenea, armonizzata nelle norme, nei contributi e nel calcolo della pensione, debba occuparsi solo delle prestazioni previdenziali e il resto confluire nel secondo pilastro; cioè la previdenza complementare.
Se il senatore Carrara è d'accordo, la proposta di considerazioni finali dovrebbe essere integrata con i tre aspetti da me ora evidenziati. Così facendo potremo portare il consiglio d'amministrazione dell'istituto a riflettere su questi temi in vista della predisposizione dei bilanci preventivo per il 2004 e consuntivo del 2003.
EMERENZIO BARBIERI. Condivido la prima osservazione del senatore Pizzinato: anch'io sono sorpreso da certe particolarità e devo dire che non sono in grado di verificare per quale motivo, come evidenziato nella relazione, i ministeri vigilanti abbiano concesso delle autorizzazioni. Mi colpisce il fatto che si aumentino le spese per il personale del 16 per cento. È un comportamento in controtendenza, specie se si considera che avviene a fronte di una riduzione dei servizi. Proporrei al relatore di segnalarlo nelle sue considerazioni.
Il presidente Duilio, in occasione dell'esame del precedente bilancio, ha parlato di prassi seguita da questi enti nell'erogazione di certi servizi. Le prassi, però, possono anche essere modificate e mi chiedo se sia giusto o meno che enti previdenziali che non navigano più nell'oro continuino ad erogare prestiti a bassi o bassissimi tassi di interesse
ANTONIO PIZZINATO. Se non è cambiato il tasso è zero.
EMERENZIO BARBIERI. Bene, ma allora se il tasso è zero credo - per essere chiari - che sia ora di darci un taglio. Vorrei che non fosse sfuggito che il senatore Carrara nelle sue considerazioni conclusive ricorda che lo scarto negativo della gestione Fondo credito (-66,5 milioni di euro) trova giustificazione nell'elevato numero di prestiti concessi. Quindi, senza mezzi termini, credo che tale disavanzo sia
determinato dall'elevato numero di prestiti concessi: senza usare gli stessi termini ottimistici del collega Carrara direi che a ciò non c'è giustificazione. Suggerirei quindi di inserire nelle considerazioni conclusive che questa è un'abitudine da non perpetuare.
Vi è poi la questione dei centri vacanza. Ribadisco ancora una volta che occupandoci dell'esame dei bilanci preventivi per il 2002, è poco utile approfondire ora questi aspetti ma, signor presidente, questa Commissione dovrebbe iniziare a comprendere la ratio per la quale questi istituti debbano disporre di centri vacanze. Tali strutture sono state dismesse persino dagli enti locali! Vorrei solo segnalare che nella regione dalla quale provengo, dove i comuni non amministrati dal centro sinistra si contano sulle dita di una mano, gli enti locali hanno dismesso i centri vacanze ormai da decenni! Che senso ha continuare a mantenere tali strutture? Non mi pare che i centri vacanza dell'IPOST chiudano i bilanci in attivo. Ed allora anche di ciò bisogna tener conto nelle nostre considerazioni conclusive e prendere posizione al fine di fare in modo che l'istituto sappia che la nostra Commissione intende affrontare tale questione.
Devo sottolineare poi che il senatore Carrara nella sua relazione ha giustamente approfondito il tema dei risultati attesi del patrimonio; bisognerebbe però che questo tema venisse ripreso in maniera più forte anche nella proposta di considerazioni conclusive.
Nella relazione si sostiene che non è, peraltro, possibile, non avendo disponibilità dei dati di bilancio per centri di costo, procedere al calcolo della redditività netta di tale patrimonio. Ma così siamo al punto di partenza, così come si è verificato la scorsa volta per l'INPDAP. Mi chiedo se sia possibile che istituti di queste dimensioni non riescano a realizzare quanto invece riesce a fare l'ultimo scalcinato comune. È possibile non poter comprendere qual è la redditività netta del patrimonio?
Infine, rilevo come nella relazione introduttiva sia stato evidenziato che il collegio dei revisori ha ribadito la necessità per l'IPOST di continuare nell'opera di massimo contenimento delle spese di funzionamento. Nella parte conclusiva della relazione si prosegue poi ribadendo la necessità di valutare gli impatti organizzativi del processo di progressiva dismissione del patrimonio immobiliare e si invita l'istituto a proseguire nella duplice attività di riduzione dei costi di funzionamento e di miglioramento del livello di servizio reso all'utente.
Ho voluto riprendere la relazione introduttiva del senatore Carrara per ricordare che, mentre nella sua relazione vengono approfonditi determinati aspetti, ciò non avviene invece nella sua proposta di considerazioni conclusive. Quindi, se il relatore è d'accordo, proporrei di inserire nella proposta di considerazioni finali alcune condizioni per l'istituto, altrimenti il rischio è di fare delle osservazioni delle quali gli amministratori di questi istituti possono non tenere alcun conto. Mi permetto quindi di insistere affinché nella predisposizione delle considerazioni conclusive si tenga conto delle problematiche da me evidenziate.
VALERIO CARRARA, Relatore. Ringrazio i colleghi per le loro precisazioni ma vorrei nuovamente far rilevare che stiamo esaminando un bilancio preventivo 2002, ormai già superato.
Proporrei al presidente di tener conto delle osservazioni dei colleghi in sede dell'esame del bilancio consuntivo 2002 senza però includerle nella proposta di considerazioni conclusive sul bilancio preventivo dell'istituto per il 2002.
EMERENZIO BARBIERI. Mi permetto di far notare che per l'INPDAP non abbiamo seguito questo metodo.
VALERIO CARRARA, Relatore. Sarebbe opportuno al riguardo conoscere anche il parere del presidente.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi Barbieri e Pizzinato che stiamo sì procedendo all'esame dei bilanci preventivi del 2002 ma certamente non ci troviamo
in una fiction (e uso un termine cui ha fatto ricorso proprio l'onorevole Barbieri). Si tratta di approfondire alcuni temi, anche a futura memoria, ma sempre avendo a mente che, occupandoci dei bilanci preventivi per il 2002, recuperiamo un lavoro arretrato che nel prossimo autunno ci porterà ad esaminare i bilanci consuntivi 2002 e preventivi 2003.
Ricordo ancora che la maggior parte delle considerazioni svolte, sia dal senatore Pizzinato sia dall'onorevole Emerenzio Barbieri, rientrano nell'ambito dell'indagine conoscitiva da noi svolta su tali temi. A ciò si aggiunga che la nostra attività investe decisioni del Parlamento sul settore previdenziale; quando si deciderà di varare una riforma di questo settore sarà il Parlamento nel suo complesso e nella sua autonomia a decidere o meno dei cambiamenti. Ciò non vuol dire che non dobbiamo svolgere osservazioni sul bilancio preventivo 2002 ma significa che non possiamo caricare l'esame di un bilancio preventivo 2002 con una serie di considerazioni e finalità assolutamente eccentriche ed ultronee.
Vi sono comunque alcune brevi osservazioni che vorrei brevemente richiamare e che sottopongo all'attenzione del relatore. Anzitutto preciso che nessun ente, che io sappia, eroga mutui a tasso zero.
ANTONIO PIZZINATO. In fabbrica ero abituato così.
PRESIDENTE. Esistono invece tassi di interesse di mercato legati evidentemente a condizioni di favore, come la durata del prestito. I casi di cui sono a conoscenza riguardano tassi del 3,5 per cento per prestiti ventennali e del 4 per cento per mutui oltre i vent'anni. Altrimenti si configurerebbe una funzione sostitutiva degli istituti bancari che in qualche modo comporterebbe degli squilibri nel mercato.
In merito al problema dei centri vacanze ricordo che stiamo parlando di istituti, come l'IPOST, che svolgono una funzione non strettamente di natura previdenziale ma anche assistenziale e sociale. Dobbiamo ricordare che si tratta di una finalità dell'ente storicamente consolidata: l'ente è addirittura il proprietario delle strutture che forniscono questo tipo di prestazioni (soggiorni climatici o colonie estive). Aggiungo poi che, se il Parlamento dovesse decidere che questo tipo di servizio deve essere eliminato, potrà farlo nella sua completa autonomia, ma non è questa la sede per fare valutazioni di questo tipo. Invito i colleghi a non andare fuori tema ripetendo quanto già accaduto in precedenza quando si è giunti a trattare anche il tema del recupero di mutue integrative aziendali: si tratta di discussioni da svolgere in altra sede.Mi limito brevemente a sottolineare che non dobbiamo stupirci più di tanto di queste attività, trattandosi di una tradizione ormai consolidata.
Vi è invece un argomento che ritengo opportuno richiamare, ed è la situazione deficitaria legata alla eccessiva concessione di prestiti ai dipendenti. Esiste un saldo negativo connesso ad un elevato numero di prestiti concessi. Questo tema, effettivamente, rientra nell'ambito di «un prudente apprezzamento» della gestione dell'ente medesimo: pur essendo anche questa attività una tradizione, si deve certamente rientrare nei canoni di una corretta gestione. Vorrei far presente anche che questo aspetto è esplicitamente richiamato dal relatore nel punto G) della sua proposta di considerazioni conclusive. Egli sostiene infatti che appare opportuno, altresì, che l'istituto «prosegua la duplice attività di riduzione dei costi di funzionamento, con particolare riguardo al costo del personale a tempo indeterminato e a tempo determinato, e di miglioramento del livello di servizio reso all'utente, migliorando i tempi di escussione delle pratiche».
In considerazione delle osservazioni dei colleghi suggerisco che tali aspetti vengano maggiormente esplicitati dal relatore. Inoltre, se il senatore Carrara lo ritiene opportuno, si potrebbe modificare la formulazione delle osservazioni conclusive esprimendo un parere favorevole con osservazioni.
Si potrebbe anche inserire la raccomandazione di una contabilità analitica per centri di costo che permetta di ottenere i risultati suggeriti dall'onorevole Emerenzio Barbieri.
ANTONIO PIZZINATO. Signor presidente, ritengo opportuno precisare che stiamo esaminando il bilancio preventivo di un ente la cui natura si è trasformata. Non è più l'ente previdenziale di una azienda pubblica ma di una azienda privata. È compito pertanto del consiglio di amministrazione, in sede di discussione dei programmi futuri, decidere se mantenere la struttura passata o se separare la gestione previdenziale. A mio avviso la previdenza va separata dalle altre attività.
La nostra è una Commissione di controllo sugli enti gestori di forme di previdenza e a mio avviso possiamo suggerire proprio questo genere di soluzioni. Non c'è bisogno di una legge, è sufficiente solo la volontà del consiglio di amministrazione. Quindi propongo di inserire questo aspetto nelle considerazioni conclusive, altrimenti non ritengo di poter considerare favorevolmente il testo del relatore così come proposto.
Purtroppo a causa dei concomitanti lavori del Senato sono costretto a lasciare la Commissione.
PRESIDENTE. Purtroppo non possiamo restare in una situazione di sospensione e solo immaginare che lei, senatore Pizzinato, approvi o meno le considerazioni conclusive. Non possiamo far altro, quindi, che prendere atto della sua assenza.
PIETRO GASPERONI. Signor presidente, è un non senso esaminare dei bilanci preventivi 2002 quando siamo a luglio del 2003. Ci stiamo prendendo in giro? Non riesco a capire quale sia il senso di esaminare un preventivo a metà dell'anno successivo a quello cui si riferisce. Non è vero poi che entriamo inpossesso dei bilanci preventivi solo ad un anno e mezzo di distanza dall'anno finanziario di riferimento. Tutti gli enti devono far i conti con le difficoltà dovute al fatto che è la legge finanziaria di ogni anno a determinare l'andamento del settore previdenziale e le ricadute per gli enti che operano in questo settore. Tali enti non sono in grado di predisporre i loro bilanci preventivi sino a quando non è stata approvata la finanziaria e si dotano così di bilanci preventivi non definitivi, per poi assestarli nei mesi successivi. Esaminare tali bilanci con oltre un anno di ritardo rappresenta un problema cui si deve porre fine e che riguarda tutti gli enti, non solo quelli di cui stiamo discutendo oggi.
Si è affrontato il tema delle altre attività svolte da questi enti: prestiti, centri vacanze, eccetera. Anticipo a tale riguardo, anche in vista dell'esame del bilancio dell'INPS, che succede anche di peggio. All'INPS esisteva un fondo aziendale di previdenza integrativa dei dipendenti, poi bloccato, il cui forte disavanzo veniva sanato ricorrendo alla solidarietà generale! Tutti i lavoratori concorrevano a far sì che il disavanzo di quel fondo venisse ripianato. Comunque, sono poi intercorse delle novità che hanno modificato questa situazione.
Esiste una storia decennale di questi casi e vi è la necessità di svolgere un esame più generale delle attività degli enti previdenziali. Ricordo ciò che spendeva l'INPS per la contabilità degli immobili di cui era proprietà, ciò che costavano i dipendenti dell'INPS addetti a queste gestioni e le relative spese erano maggiori di quanto incassava dall'attività di gestione degli immobili. Ora non è più così.
Se disponessimo ad ottobre dei bilanci consuntivi 2002 e preventivi 2003, potremmo effettuare un esame più approfondito e utile ai fini degli obiettivi che ci proponiamo come, ad esempio, suggerire delle soluzioni per correggere le tendenze a nostro avviso sbagliate.
PRESIDENTE. Abbiamo già concordato tutti che è quanto meno originale discutere oggi del bilancio preventivo 2002, ma questo è l'unico modo per recuperare il lavoro arretrato. Si tratta di incombenze formali, istituzionali di questa Commissione che debbono essere assolte. Solo così in autunno potremo avviare l'esame dei bilanci consuntivi 2002 e preventivi 2003.
VALERIO CARRARA, Relatore. Alla luce delle osservazioni emerse dal dibatto propongo le seguenti modifiche.
Riformulo il punto D) come segue:
«D) lo scarto negativo della gestione Fondo credito (-66,5 milioni di euro) è determinato dall'elevato numero di prestiti concessi che rientreranno nelle casse dell'Istituto, negli esercizi futuri, e che verranno recuperati secondo il piano di ammortamento stabilito (capitale più interessi).»
EMERENZIO BARBIERI. Propongo al relatore di sostituire il termine «elevato» con «eccessivo», per introdurre una forma di giudizio.
VALERIO CARRARA, Relatore. Sta bene. Il nuovo punto D), pertanto, risulta come segue:
«D) lo scarto negativo della gestione Fondo credito (-66,5 milioni di euro) è determinato dall'eccessivo numero di prestiti concessi che rientreranno nelle casse dell'Istituto, negli esercizi futuri, e che verranno recuperati secondo il piano di ammortamento stabilito (capitale più interessi).»
Propongo, altresì, di terminare con il punto E) la parte iniziale delle considerazioni conclusive alla quale far seguire quanto segue:
«condivide la relazione sui dati in esame e delibera di esprimere le seguenti osservazioni:
1) appare necessario valutare gli impatti organizzativi del processo di progressiva dismissione del patrimonio immobiliare;
2) appare opportuno, altresì, che l'Istituto intensifichi la duplice attività di riduzione dei costi di funzionamento, con particolare riguardo al costo del personale sia a tempo indeterminato che a tempo determinato, e di miglioramento del livello di servizio reso all'utente, migliorando i tempi di evasione delle pratiche;
3) appare opportuno, infine, definire un bilancio analitico per centri di costo».
EMERENZIO BARBIERI. Propongo al relatore di sostituire al punto 3) il termine «opportuno» con «necessario».
VALERIO CARRARA, Relatore. Sta bene. Pertanto il nuovo punto 3) reca:
«3) appare necessario, infine, definire un bilancio analitico per centri di costo.»
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, pongo in votazione la proposta del relatore di considerazioni conclusive, così come riformulata, in merito al bilancio preventivo 2002 relativo all'Istituto postelegrafonici - IPOST (vedi allegato 4).
(È approvata).
Ricordo che le considerazioni conclusive, testè deliberate dalla Commissione, confluiranno nella relazione annuale al Parlamento.
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