| CAMERA DEI DEPUTATI - SENATO DELLA REPUBBLICA XIV LEGISLATURA Resoconto stenografico della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti |
CARLO FERRIGNO, Prefetto di Napoli. In questo contesto si sono registrati, a partire dagli ultimi giorni del mese di ottobre, alcuni episodi intimidatori nei confronti di operai di ditte impegnate nel servizio di raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti solidi urbani nel capoluogo.
Alcuni dipendenti dell'Asia, l'Azienda speciale igiene ambientale, costituita con delibera del consiglio comunale del 10 maggio 1999 per provvedere alla raccolta e al trasporto dei rifiuti nella città di Napoli, e che attualmente si sta trasformando in Società per azioni, sono stati destinatari di minacce da parte di alcuni individui che, in particolare nei giorni 23, 26, 27 e 28 ottobre, hanno intimato la sospensione dell'attività lavorativa.
Sulla vicenda - riportata tra l'altro con ampio risalto dagli organi di stampa - si è tenuta una prima riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia (il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica senza il sindaco e il presidente della provincia) il 28 ottobre, al fine di pianificare, al di là degli immediati servizi di vigilanza mobile attivati presso i depositi e lungo i percorsi seguiti dagli automezzi, interventi di prevenzione e controllo nell'ottica di garantire il regolare svolgimento del servizio e agevolare le indagini.
Dal momento che la Commissione ha già ascoltato il questore, penso che egli abbia già illustrato lo stato di avanzamento delle stesse. A quanto ne so, al momento non si esclude alcuna pista, pur non risultando particolarmente accreditata quella riconducibile a tentativi di ingerenza da parte della criminalità organizzata. Nell'occasione il questore aveva anche riferito dell'intercettazione di uno scooter con a bordo tre giovani, di cui due minori, con una mazza da baseball in mano, eccetera; su tale episodio mi risulta siano in corso approfondimenti investigativi volti ad accertare se vi siano collegamenti con quanto avvenuto nei giorni precedenti.
Le zone interessate dagli eventi delittuosi coincidono con i quartieri di Scampia, Piscinula, Marianella, Secondigliano, Miano, Pianura e San Giovanni, che rientrano tra quelle per cui è operativo il piano di controllo coordinato del territorio; i percorsi seguiti dai mezzi possono quindi essere accorpati in modo da essere efficacemente sorvegliati con l'impiego di quattro pattuglie. Si è quindi convenuto, in relazione al turbamento che si è creato in conseguenza di questi atti intimidatori - in particolare tra le maestranze - di compulsare una qualificata azione investigativa in proposito. È stato anche disposto un sistema organico di controllo del territorio a tutela degli operai e dei mezzi dell'azienda per garantire il servizio. In particolare, si è concordato che nell'ambito dell'ordinaria rotazione tra polizia e carabinieri, la forza dell'ordine di volta in volta incaricata del controllo dell'area, oltre a garantire una presenza visibile nella zona, effettuerà nell'arco delle 24 ore e segnatamente nella fascia tra le 21 e le 7 del mattino dei servizi in borghese, proprio al fine di individuare i responsabili di questi fatti criminosi. È una misura voluta anche da me: da ex questore ho puntato su questi servizi in borghese sperando in qualche risultato positivo.
La Guardia di finanza con il reparto dei baschi verdi ed anche con l'impiego delle pattuglie del 117, mentre il corpo di polizia municipale svolge un'attività di vigilanza ai depositi dell'azienda, ubicati sul Vomero.
Alla fine della riunione tecnica del 28 ottobre si è poi svolto, su richiesta della conferenza dei presidenti di gruppo del consiglio comunale di Napoli, un incontro con la partecipazione, oltre che dei vertici delle forze dell'ordine, anche del sindaco, del presidente del civico consesso, dei capigruppo consiliari, che avevano manifestato preoccupazione in ordine al verificarsi di questi episodi delinquenziali, che coincidevano con una complessiva situazione di vivibilità cittadina aggravata da continue ed estemporanee manifestazioni dei senza lavoro.
In quell'occasione, i rappresentanti di diversi schieramenti politici apprezzarono i risultati complessive e le iniziative avviate dalle forze dell'ordine per frenare i tentativi prevalentemente delle organizzazioni camorristiche di ingerirsi nelle attività economiche. Fu condivisa la considerazione che i media, nell'amplificare determinate notizie - come avveniva in quel momento - e nel riservare al contrario scarsa attenzione ai positivi risultati conseguiti dalle forze dell'ordine, che pur ci sono (non parlo dell'Asia ma in generale), contribuiscono ad allargare la forbice tra sicurezza reale e sicurezza percepita, nonostante nell'ultimo anno si sia registrato un decremento complessivo delle fattispecie delittuose ed un aumento degli arresti.
Oltre a questi episodi, si sono purtroppo verificati ulteriori atti intimidatori nei confronti di alcuni dipendenti dell'Asia: minacce nei confronti di soggetti impegnati alla raccolta della nettezza urbana nel quartiere di Chiaiano il 2 novembre; aggressione, il 25 novembre, di un autista che era fuori servizio; una lettera pervenuta il 28 novembre presso il deposito dell'azienda nel quartiere Scampia; il danneggiamento, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre di sei vetture di proprietà dell'azienda Asia all'interno delle quali sono state asportate divise di lavoro. Questi episodi sono stati oggetto di approfondite valutazioni in un'ulteriore riunione tecnica nel corso della quale è stata predisposta una intensificazione maggiore dei servizi di vigilanza già in atto nei confronti dei predetti obiettivi.
In quell'occasione si sono fatte portavoce dell'esigenza di assicurare ai lavoratori la loro incolumità fisica le organizzazioni sindacali, da me convocate il 31 ottobre ed alle quali sono state fornite assicurazioni sulle misure adottate a garanzia della sicurezza degli operatori; di tali misure i rappresentanti sindacali hanno preso atto con soddisfazione, plaudendo all'impegno profuso dalle forze dell'ordine.
Episodi delittuosi si sono purtroppo verificati non solo nei confronti di dipendenti del servizio di raccolta della nettezza urbana di Napoli ma anche di altri comuni della provincia. In particolare a Nola il 15 novembre ignoti sono penetrati all'interno della struttura comunale adibita a stabilimento per la prima lavorazione dei rifiuti ed a ricovero dei mezzi che svolgono il servizio di raccolta; in quell'occasione hanno spostato a spinta dal parcheggio e poi incendiato otto automezzi di piccole dimensioni, tutti adibiti al servizio di raccolta differenziata, di proprietà del comune di Nola, al quale erano stati ceduti dall'ufficio del commissario regionale per l'emergenza rifiuti.
Nel parcheggio erano anche ricoverati altri e più costosi automezzi della Pomigliano Ambiente, azienda consortile di quel comune ed altri minori dell'hinterland. Anche in questa circostanza la problematica è stata oggetto di ulteriore approfondimento: una o due volte la settimana riunisco i rappresentanti delle forze dell'ordine in sede di riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia. È stato disposto che il deposito degli automezzi del comune di Nola fosse sottoposto a misure di osservazione e vigilanza per impedire il ripetersi di analoghe azioni criminose.
Altri episodi in danno di lavoratori del settore dei rifiuti sono avvenuti a Portici, dove alle ore 4,15 del 30 ottobre tre persone a bordo di una Fiat Uno, di colore grigio, hanno bloccato un automezzo della ditta Leucopetra, impegnata nel servizio di raccolta dei rifiuti. Dopo aver costretto il personale ad allontanarsi hanno appiccato il fuoco all'automezzo. Nella stessa giornata un autocarro della medesima ditta è stato fermato da un giovane a bordo di un ciclomotore, che ha intimato all'autista di non presentarsi l'indomani al lavoro e di non utilizzare l'automezzo; in entrambi i casi non sono state viste armi dalle vittime, né queste ultime hanno fornito elementi utili all'identificazione degli aggressori.
Vi è stata un'ulteriore riunione tecnica di coordinamento e sono state previste ulteriori misure. In merito a questo, debbo dire che dai primi accertamenti svolti dai carabinieri sembra di poter inquadrare gli episodi delittuosi patiti dalla Leucopetra tra le attività estorsive condotte dal clan Vollaro, com'è noto egemone nella zona, finalizzate ad ottenere l'assunzione di elementi ad esso collegati. Faccio presente che la società Leucopetra Spa è stata costituita nel 1998 con delibera del consiglio comunale di Portici per sostituire la Sates, che assicurava in precedenza la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in quel comune. Quest'ultima ditta era gestita da esponenti della famiglia Suarino di Ercolano, ritenuti legati al clan camorristico Ascione che opera in quell'area. Il capitale della nuova società è posseduto per il 52 per cento dal comune di Portici e per il 48 per cento dall'AMI, che è l'azienda multiservizi intercomunali, consorzio di comuni dell'Emilia Romagna e della Toscana. La Leucopetra ha assorbito le attrezzature e il personale della Sates - quest'ultimo gravato in percentuale significativa da precedenti di polizia - e svolge la propria attività nei territori di Boscotrecase, Trecase e Poggio Marino. Il direttore generale della società, Giovanni Papadimitria, da informazioni acquisite dalla questura ha dichiarato di non aver ricevuto minacce di natura estorsiva.
Quest'ultima questione è stata ampiamente dibattuta in uno degli ultimi consigli comunali di Portici, prima del suo scioglimento per infiltrazione camorristica, che portò alle dimissioni dell'allora sindaco, rientrate il giorno dopo. Attualmente non sembrano esservi gravi problemi sindacali all'interno dell'azienda, atteso che è in via di risoluzione la problematica di 23 lavoratori part-time.
In conclusione posso dire che questi atti di aggressione, che non hanno risparmiato talune realtà di altre provincie (mi riferisco all'incursione effettuata lo scorso ottobre da uomini armati nell'impianto di tritovagliatura dei rifiuti di Paolisi, in provincia di Benevento) sembrano denotare, seppur diverse tra loro nelle modalità esecutive, un disegno malavitoso comune e l'intento delle organizzazioni criminali di inserirsi nel sistema ordinario di gestione dei rifiuti, così come rimodulato dall'ordinanza n. 319 del 2002 del presidente della regione e commissario, fermo restando il definito esito dell'attività info-investigativa al diretto vaglio dell'autorità giudiziaria.
Secondo me si evidenzia l'intento di ostacolare la riforma posta in essere sia in tema di maggiore attenzione data alla questione degli appalti da parte degli enti locali, sia in ordine al rapporto tra comuni e aziende affidatarie dei servizi di raccolta rifiuti.
Passo alle cause di scioglimento dei consigli comunali. Per quanto riguarda la posizione degli enti locali interessati da questi provvedimenti, per accertamenti desunti dalle risultanze delle commissioni di accesso che ho inviato in questi comuni, soprattutto in ordine agli appalti pubblici dei servizi - tra cui quelli afferenti il servizio di nettezza urbana - segnalo i comuni di San Gennaro Vesuviano, di Santa Maria La Carità, Portici e Frattamaggiore.
San Gennaro Vesuviano. Nell'ambito degli accertamenti eseguiti dalla commissione di accesso è stato riscontrato che l'appalto relativo al servizio di nettezza urbana ha fatto registrare, tra le imprese partecipanti, la presenza di alcune società ritenute collegate alla criminalità organizzata. Gli organi elettivi rinnovati si sono avvalsi, nel corso della propria gestione, delle ditte EPM, DES Srl e Manutencoop.
Sul conto della ditta EPM, destinataria di un provvedimento interditivo antimafia ex articolo 4 del decreto legislativo n. 490 del 1994, è stato riferito dall'organo ispettivo che l'amministratore unico Tricarichi Bianco Tullio, pur risultando prosciolto da diverse vicende processuali, appare costantemente in contatto con imprese ed imprenditori sicuramente legati alla criminalità organizzata, Romano Luigi, Agizza Antonio e Vincenzo.
Per quanto riguarda la posizione della DES, la commissione di accesso ha evidenziato che questa è già menzionata nella relazione della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti del 29 marzo 2000. La DES è inserita in un organigramma di società che si controllano reciprocamente, in cui spicca la rilevante, determinante partecipazione dei gruppi imprenditoriali facenti capo alle famiglie Lamarca di Ottaviano, Colucci e Pisante collegate alla società Nuova Spra gravata da informativa ostativa antimafia, anche in considerazione dell'accertamento di collegamenti indiretti con soggetti collegati al clan Fabbrocino.
Infine, in ordine all'aggiudicazione del servizio alla Manutencoop, avente sede a Catania, gli organi ispettivi hanno fatto rilevare l'illegittimità amministrativa del procedimento di affidamento del servizio non mancando di precisare che nei confronti della stessa il prefetto di Catania ha rilasciato un provvedimento interdittivo antimafia, a seguito di verifiche eseguite dalle forze dell'ordine in relazione ad un appalto aggiudicato alla ditta da parte del comune di Ercolano. La commissione straordinaria nello scorso mese di gennaio ha chiuso il rapporto con la Manutencoop affidando il servizio - su indicazione dell'ufficio del commissario regionale per l'emergenza rifiuti - alla Pomigliano ambiente, che è un'azienda consortile a capitale pubblico.
Santa Maria La Sanità. In ordine all'appalto per il servizio di raccolta e trasporto rifiuti, la mia commissione di accesso pur non avendo riscontrato elementi di controindicazioni antimafia per la ditta Igiene Urbana Srl - che dal 1998 espletava il servizio - ha fatto rilevare come gli organi elettivi si siano disinteressati di indire per tempo le procedure di gara ad evidenza pubblica (tanto da ricorrere alla proroga dell'affidamento in imminenza della scadenza contrattuale prevista per il primo novembre 2000), che sono state ritenute illegittime dall'organo ispettivo per violazione della normativa di settore, ossia il decreto legislativo n. 157 del 1995 in materia di attività negoziale della pubblica amministrazione. La commissione ha ritenuto del tutto pretestuose ed inconferenti le motivazioni addotte dal sindaco circa il ricorso all'autorizzazione preventiva, ottenuta dal commissario governativo per l'emergenza rifiuti, atteso che l'iniziativa governativa era necessitata a causa dell'incuria dell'amministrazione elettiva - successivamente rimossa -, la quale avrebbe dovuto assicurare per tempo il servizio a mezzo di regolare gara pubblica, nel rispetto della legge. L'organo governativo intervenne per garantire sul territorio comunale le condizioni igienico-sanitarie ottimali.
Portici. La commissione di accesso ha precisato preliminarmente che la controversa vicenda contrattuale, afferente il servizio di nettezza urbana, ha avuto inizio nel 1996, in epoca antecedente la gestione del sindaco Spedaliere del comune di Portici, il cui civico consesso è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 2002. In data 12 marzo 1996 il comune, a seguito di espletamento di regolare gara a licitazione privata aveva affidato in appalto all'ATI, costituita dalla Sates Srl e dalla Bifolco Srl, il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili nonché quello di raccolta differenziata, fornitura, manutenzione, pulizia dei cassonetti, disinfezione e lavaggio stradale su tutto il territorio comunale. Pur tuttavia il collegio ispettivo ha precisato che, quantunque l'aggiudicazione della gara in parola non potesse attribuirsi alla giunta Spedaliere, ciò che ha avvalorato la sussistenza del condizionamento camorristico da imputarsi alle giunte rette dallo Spedaliere, sono state le vicende che cronologicamente si sono succedute nel tempo durante la stessa gestione Spedaliere (a far data dal 9 giugno 1996 al 24 febbraio 2000) ad evidenziare una chiara e marcata volontà dell'ente a mantenere in vita i rapporti con la ditta controindicata sotto il profilo antimafia, oggetto peraltro di un apposito provvedimento prefettizio inoltrato al sindaco di Portici per le conseguenti valutazioni e determinazioni.
Peraltro, censure sul comportamento assunto dal sindaco erano state sollevate nel 1999 dal collegio degli ispettori di cui alla legge n. 203 del 1991, nominato da questa prefettura, che aveva ipotizzato come le proroghe illegittime siano andate avanti per il tempo necessario a consentire l'operatività della società mista Leucopetra, sorta tra il comune di Portici e la CONAMI, e succeduta nel servizio alla Sates al fine di permettere l'assorbimento di cento dipendenti di quest'ultima, alcuni dei quali - circa il 24 per cento - con gravi pregiudizi di polizia, e per coloro che risultano avere precedenti per contrabbando, da ritenersi presumibilmente vicini ai clan malavitosi locali.
Frattamaggiore. È stato evidenziato dalla commissione di accesso che gli organi elettivi rimossi hanno nel tempo evitato di operare i dovuti controlli sulla regolarità dell'espletamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani, in ragione di una marcata influenza della criminalità organizzata. Le risultanze degli accertamenti hanno consentito alla commissione di affermare la sussistenza di elementi che fanno ipotizzare come la società in questione, la Servizi Ambientali Srl, possa essere controllata da soggetti collegati alla malavita organizzata, in particolare dei gruppi Moccia, Romano, Agizza e Nuvoletta. Allo stato gli accertamenti esperiti costituiscono oggetto di informativa alla DDA coperta da segreto istruttorio. Si aggiunge che la ditta Servizi Ambientali era subentrata nella gestione dell'appalto all'impresa Risan di Angelo Marrazzo, nel passato coinvolto in procedimenti penali instaurati a carico del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, in arte Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola.
Da ultimo Pompei. Lo scioglimento di questo comune non è stato determinato direttamente da cause connesse a vicende concernenti la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Pur tuttavia la commissione di accesso ha svolto accertamenti sul conto della società Interservizi Spa, società mista a prevalente capitale pubblico, a cui è affidato il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani a Pompei. In particolare, gli accertamenti hanno posto in luce alcuni aspetti relativi alle modalità di scelta del socio privato, la Gestline, operata senza tener conto dei principi di corretta ed economica gestione della cosa pubblica, nonché con riferimento alla possibilità che la parte privata della Interservizi Spa sia permeabile ad ambienti contigui alla criminalità organizzata.
Tali vicende sono riconducibili ad attività imputabili alla compagine amministrativa elettiva, che ha preceduto quella che è stata oggetto del provvedimento di scioglimento; la commissione di accesso cita anche un intercettazione tra Luigi D'Apice e Giuseppe La Marca (assessore alla manutenzione stradale dal 14 giugno 2000, dimessosi il 23 maggio 2001) a proposito di tangenti che o'mussone, cioè Cesarano Vincenzo, avrebbe dovuto intascare dalla Interservizi, sulle quali il La Marca vanta il diritto di partecipazione. La commissione straordinaria, che si è insediata a seguito del provvedimento di scioglimento, nel corso della sua attività gestionale ha ritenuto di dover procedere ad un approfondimento delle vicende amministrative riguardanti lo svolgimento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti presso quell'ente. In tale contesto la commissione straordinaria ha, di recente, notificato all'Interservizi ed al socio di minoranza l'avvio del procedimento ex articolo 7 della legge n. 241 del 1990, ai fini della revoca degli atti amministrativi adottati - relativi alla scelta del socio di minoranza che, come ho detto, è la società Gestline - ed all'affidamento del servizi di nettezza urbana alla società Interservizi in applicazione dell'articolo 145 del decreto legislativo n. 267 del 2000, ossia lo scioglimento del rapporto contrattuale ai sensi della normativa antimafia. Grazie.
PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi per gli eventuali chiarimenti.
GENNARO CORONELLA. Nella relazione il prefetto afferma che il commissario di Governo è intervenuto per affidare alla società Pomigliano Ambiente alcuni servizi, così come dice che la Leucopetra è stata inserita in un rapporto contrattuale per sostituire una ditta in odore di camorra rilevandone i mezzi e gli uomini, domando: la società Pomigliano Ambiente ha gestito per conto proprio questi servizi oppure li ha affidati ad altri? E in questo caso, si è pensato di svolgere un controllo per capire a chi era stata affidata l'esecuzione dei lavori?
PRESIDENTE. Signor prefetto, dall'elenco dei gravi atti che si sono registrati - intimidazioni, danneggiamenti e quant'altro - ci sembra di percepire la sensazione non tanto di un disegno unico quanto l'affermarsi di una condizione criminosa tesa ad inserirsi nel sistema del ciclo dei rifiuti perché si tende a normalizzare la situazione. Insomma dai vari episodi da lei illustrati - naturalmente quando dico vari mi riferisco sia all'aspetto geografico, sia alle modalità di esecuzione - si trae la percezione che potrebbero essere ricondotti secondo me non ad una medesima mano ma ad una medesima azione, cioè al tentativo di infiltrarsi in questo settore.
Ho sempre sostenuto che, se le organizzazioni criminali lanciano segnali intimidatori, lo fanno in quanto hanno la certezza che chi deve captare il segnale conosce il perché ed il come. Oggi siamo di fronte ad una situazione paradossale, perché si avvertono svariati segnali, alcuni dei quali gravissimi come i danneggiamenti o i ferimenti, senza aver registrato una sollecitazione o una pressione da parte delle aziende o delle società; sembra quasi che queste azioni siano il frutto di una fantasia o di un gioco più che di una vera e propria iniziativa criminale. Questo lo traggo dal fatto che nessuno mai ha parlato di segnalazione, di pressione o di altro: forse ci sono differenti ragioni alla base di questo, rispetto alle quali le forze di polizia stanno svolgendo un lavoro particolarmente impegnativo.
Lei, prefetto Ferrigno, ha riproposto più volte, in diverse sedi e livelli, il tema della collaborazione da parte degli imprenditori e delle aziende private sul fenomeno del racket, assumendo anche posizioni difficili e talvolta non del tutto condivise, perché conscio del timore avvertito dagli imprenditori sottoposti ad azioni di intimidazione. Dal suo privilegiato osservatorio, si avverte la sensazione che vi sia anche questo o la realtà è come lei l'ha descritta?
MICHELE VIANELLO. Vorrei sapere dal prefetto se gli episodi riferiti sono una costante oppure se si registra una recrudescenza o un salto di qualità. Le ho posto questa domanda perché ci stiamo interrogando sulla possibilità di mantenere o meno l'istituto del commissariamento, ma per far questo occorre capire come possa riposizionarsi il crimine organizzato in relazione alla rimodulazione del ciclo dei rifiuti in Campania. Insomma, questa recrudescenza è legata al nuovo ciclo dei rifiuti oppure attiene alle infiltrazioni nei processi di privatizzazione delle aziende di servizi che prima erano eminentemente pubblici? Probabilmente non si tratta degli stessi episodi del passato, ma si registra un salto di qualità: la mia è una sensazione fondata? E su di essa si può ragionare?
SALVATORE MARANO. Più che una domanda la mia è una curiosità. Vorrei sapere quali siano i criteri di valutazione seguiti dal commissario per l'assegnazione dei servizi a determinate aziende, per esempio la Pomigliano Ambiente. In sostanza, di fanno delle valutazioni, si indicono delle gare, o si tratta di una trattativa semplice e privata?
CARLO FERRIGNO, Prefetto di Napoli. Senatore Marano, non so dire cosa succeda perché è una valutazione del commissario per l'emergenza rifiuti. Non so dire nulla neanche sulla Pomigliano Ambiente. Forse può rispondere il collega Pettinato.
BRUNO PETTINATO, Viceprefetto di Napoli. Mi risulta che alcune ditte private debbano essere ancora estromesse, come nel caso che sta esaminando un collega a Giugliano dove dovranno essere estromesse alcune società che hanno ottenuto l'appalto con ordinanza sindacale. Sono in corso contatti con il commissario di Governo per verificare la possibilità di far subentrare la SIA, la Pomigliano Ambiente o qualche altra società pubblica, anche se non va sottaciuto il problema dei costi dato che si ha a disposizione un determinato budget.
Credo che una valutazione sia svolta, ma si tratta di un'attività specifica del commissario rispetto alla quale non siamo in grado di aggiungere altro.
CARLO FERRIGNO, Prefetto di Napoli. Il collega ha confermato che non siamo in grado di fornire ulteriori elementi.
GENNARO CORONELLA. Mi scusi, prefetto, ma nel caso in cui si abbia la certezza che una società è in odore di camorra, viene emesso un atto di diffida e la società viene estromessa; se si presenta una nuova ditta che rileva i mezzi e gli uomini, cosa si fa ci si limita soltanto a cambiare un'etichetta? Lo chiedo perché se la Pomigliano Ambiente eseguiva questi lavori con mezzi propri è un conto, mentre se li aveva rilevati dalla ditta estromessa è cosa diversa, perché c'è continuità e di fatto è la società estromessa, giudicata in odore di camorra, a gestire i servizi. Quali criteri di aggiudicazione o affidamento sono stati seguiti? Da qui l'importanza di svolgere accertamenti per appurare se esista o meno un'intromissione del potere criminale.
CARLO FERRIGNO, Prefetto di Napoli. Onorevole, farò tesoro di quanto ha suggerito, anche se dal punto di vista delle competenze è la regione a scegliere e fare le valutazioni. Ho detto che la Leucopetra ha assorbito le attrezzature e il personale della SATES (il quale era gravato da precedenti di polizia). In verità sono state svolte delle indagini che hanno permesso di accertare quanto ho detto. Per quanto riguarda il sistema, non so dare una risposta.
Onorevole Vianello, lei ha ragione, anch'io ho la stessa sensazione; confermo che questi atti di aggressione mi preoccupano anche perchè dalla fine di ottobre si è registrata una specie di escalation. Tenete conto che prima di essere nominato prefetto ero questore e, quindi, ho una mentalità da poliziotto; siamo vicini alla scadenza di un mandato il che rappresenta un punto di riferimento per molti. La maggior parte degli atti e delle azioni si sono verificate in provincia di Napoli, ad eccezione dell'episodio Paolisi in provincia di Benevento; ribadisco, signor presidente, la volontà delle organizzazioni criminali di inserirsi nella gestione prima che cambi il sistema, di qui l'esclalation di cui ho parlato.
Sonno d'accordo con lei, signor presidente, sul fatto che da parte dei privati non vi è stato quell'apporto da me auspicato; lei ha ricordato il mio impegno, al quale aggiungo che dodici anni fa quando ero questore di Messina insieme con Tano Grasso ho creato delle associazioni antiracket in quella città, sembravamo dei carbonari perché ci incontravamo anche nei sottoscala ma ottenevamo risposte da parte degli imprenditori. Anche a Reggio Calabria, dov'ero prefetto, sono riuscito a creare qualche associazione, perché gli imprenditori hanno partecipato e risposto, a Napoli no! Sono perplesso nonostante abbia organizzato parecchi comitati e riunioni ed abbia suggerito alle forze di polizia il da farsi. Nella mia esposizione ho parlato della possibilità di svolgere servizi in abito civile o altre misure, ma non c'è collaborazione. Possibile che nessuno parli? Sono sinceramente perplesso, come lo è lei, signor presidente.