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Seduta dell'1/6/2005


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Audizione di Antonio Diana, presidente di Assorimap.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Antonio Diana, presidente di Assorimap.
Ricordo che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha concordato sull'opportunità che la Commissione proceda all'audizione dei rappresentanti di Assorimap in ordine ai profili delle attività concernenti le materie oggetto dell'inchiesta. L'audizione potrà costituire l'occasione per acquisire elementi informativi e valutazioni in ordine alle problematiche ed ai profili di criticità inerenti alla normativa che attualmente regola il settore delle materie plastiche.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do subito la parola al presidente di Assorimap, dottor Antonio Diana - accompagnato dal direttore, dottor Claudio Celata -, riservando le eventuali domande dei colleghi della Commissione in esito al suo intervento.

ANTONIO DIANA, Presidente di Assorimap. Signor presidente, onorevoli deputati e senatori componenti della Commissione, a nome di Assorimap desidero innanzitutto ringraziarvi per l'invito e per l'opportunità che ci viene concessa di esporre le problematiche del settore del riciclo delle materie plastiche.
Credo di poter affermare che il sistema industriale italiano del riciclo delle materie plastiche è nato contemporaneamente alla diffusione delle plastiche nei beni di largo consumo e, quindi, agli inizi degli anni cinquanta, in concomitanza con il grande boom economico. È anche vero, però, che l'introduzione del sistema consortile nella gestione dei rifiuti ha dato un notevole e indubbio contributo allo sviluppo del riciclo e del recupero in Italia. In parole povere, il sistema italiano, nel suo complesso, ha saputo generare un circolo virtuoso in tutti i sensi; un modello secondo cui ai consorzi di filiera si è riconosciuto il compito ed il merito di aver


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favorito la diffusione della raccolta differenziata, ai riciclatori quello di aver realizzato un sistema industriale di riciclo di grande efficienza e all'industria di trasformazione quello di aver saputo sviluppare una notevole capacità di utilizzare materiali riciclati.
Eppure, mi corre l'obbligo di sottolineare ancora la contraddizione che emerge da una considerazione di carattere generale, ovvero che in campo istituzionale appare sempre forte l'enfasi posta solo sulla fase della raccolta dei rifiuti trascurando, in modo più o meno marcato, la fase industriale e la fase di mercato dei materiali riciclati.
Sono questi gli stadi che consentono la conversione del rifiuto in materiale effettivamente utilizzabile e utilizzato. In altre parole, non può esservi raccolta senza riciclo, né riciclo senza trasformazione finale. Vantare, quindi, a vario titolo il raggiungimento di obiettivi di raccolta, ancorché comprensibile, legittimo e corretto sul piano formale, potrebbe di per sé valere poco o nulla se non si ha la certezza di aver effettivamente avviato a riciclo le frazioni raccolte e, di conseguenza, di aver effettivamente trasformato un rifiuto in nuova materia prima, semilavorato, prodotto finito.
Com'è noto a questa Commissione, Assorimap rappresenta le aziende che riciclano e/o rigenerano materie plastiche sia pre-consumo sia post-consumo. I soci dell'associazione sono aziende che effettuano rigenerazione o riciclo di materie plastiche approvvigionandosi di scarti o di rifiuti da fonti esterne all'azienda.
Il settore che rappresentiamo si articola su tre comparti; il primo, consolidatosi storicamente ancor prima della nascita dei consorzi, è costituito da operatori indipendenti che riciclano rifiuti plastici provenienti dal commercio e dall'industria (rifiuti di imballaggi in plastica secondari e terziari).
Il ciclo si articola su operatori di raccolta che cedono a operatori di raggruppamento e selezione e questi a industrie di riciclo e commercializzazione.
Per l'approvvigionamento di materie prime si è ricorso anche ad importazioni. Questo sistema ha generato ottime materie plastiche riciclate, ha strutture in grado di avviare ad un effettivo riciclo e di trasferire al mercato quantitativi consistenti e crescenti di materie plastiche riciclate.
Il ciclo è virtuoso nel senso che investimenti in impianti e gestione non sono stati sostenuti con contributi consortili, che invece sono trattenuti dal sistema Conai-Corepla, relativamente alle quantità gestite dagli operatori indipendenti. Il secondo, sorto come da prescrizioni del decreto legislativo n. 22 del 1997, attraverso il sistema Conai-Corepla, opera prevalentemente su rifiuti di imballaggi primari da raccolta differenziata urbana di cui i comuni hanno privativa per la fase di raccolta. A partire dal 1992 il settore ha sviluppato, in simbiosi con la struttura consortile, un sistema a valle della raccolta che si è articolato sul territorio nazionale trovando un valido sbocco ai rifiuti raccolti e selezionati tramite impianti di riciclo dedicati e specializzati che hanno richiesto notevoli investimenti e la messa a punto di tecnologie ad hoc.
Infine, a valle dei sistemi anzidetti, l'industria manifatturiera italiana ha sviluppato sulle materie plastiche riciclate importanti impianti di trasformazione capaci di operare completamente con prodotti riciclati di acquisto o addirittura integrati con impianti di riciclo. Trattasi di installazioni con singole capacità di decine di migliaia di tonnellate/anno principalmente per manufatti quali fibre e film.
Dai dati di censimento Assorimap, il sistema industriale italiano del riciclo materie plastiche si articola su oltre 250 aziende con circa duemila addetti, una capacità nominale di circa 1.500 chiloton per anno e un giro di affari di oltre 400 milioni di euro. È un settore che per tecnologie e capacità produttive è tra i primi in Europa e nel mondo.
Purtroppo, ricevuto il grande stimolo allo sviluppo del recupero e riciclo negli ultimi cinque anni, questo sistema non sembra oggi voler compiere quell'importante


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quanto necessaria trasformazione in una logica di una naturale evoluzione dei sistemi.
Confrontando infatti i principali indicatori negli ultimi anni, si può notare una forte contrazione dei quantitativi effettivamente riciclati (-9,8 per cento nel 2003), contrazione che riporta il settore indietro di 5 anni, o anche di più, se si considera che il coefficiente di utilizzo degli impianti, sceso nel 2003 al 56 per cento, ha segnato il valore più basso registrato a partire dal 1992.
Il sistema industriale di riciclo, quindi, soffre di una crisi di disponibilità e le ragioni di questa crisi, sono da ricercarsi nel lento sviluppo della raccolta differenziata, soprattutto nelle regioni del centro-sud Italia.
Si aggiunga che fino ad un anno fa, per coprire parzialmente il deficit di materia prima, le aziende di riciclo si sono rivolte in misura crescente alle importazioni dai paesi europei (Francia, Germania, Belgio), passate dal 16 al 20 per cento per quanto riguarda il pre-consumo e oltre il 10 per cento per il post-consumo. Noi importiamo circa 45 mila tonnellate di contenitori PET e 10-15 mila tonnellate di HDPE.
Per i ben noti motivi di sviluppo di nuove capacità in altri stati europei, tesi a costruire e salvaguardare una propria industria nazionale del riciclo, nonché rastrellamenti o esportazioni di rifiuti ad opera di acquirenti cinesi, si è avuta una fortissima rarefazione delle disponibilità.
Il sistema, quindi, soffre di una crisi di disponibilità, anche se i rifiuti rappresentano ancora uno dei maggiori problemi aperti che molte regioni italiane, in particolare quelle del centro-sud Italia, si trovano ad affrontare. Da una parte, si riscontrano difficoltà oggettive di emergenza in alcune regioni del meridione (Lazio, Campania, Puglia) e, dall'altra, facciamo ricorso ad importazione di rifiuti dall'estero. Non vi è dubbio che negli ultimi anni siano stati compiuti molti sforzi per ridurre la dipendenza dal conferimento a discarica, attraverso l'avvio al riciclo, tuttavia, in alcune aree esiste, di fatto, questa contraddizione. Basti pensare che nella sola regione Lazio l'immissione al consumo di bottiglie PET è pari circa 40 mila tonnellate, mentre la raccolta non arriva neppure a 4 mila. Al riguardo, già da tempo Assorimap ha espresso le sue preoccupazioni.
Riteniamo che un altro aspetto da affrontare sia poi una migliore conoscenza del sistema, quindi dei vari passaggi della materia prima di giungere alla sua destinazione finale (riciclo, trasformazione in CDR o discarica), e ciò nell'ottica di individuare con precisione i punti di spreco e quelli migliorabili. Credo occorra necessariamente spingere gli sforzi in direzione di alcune raccolte mirate di alta qualità su aree territoriali omogenee e favorevoli (per ragioni socioeconomiche o territoriali). La raccolta dei rifiuti non deve essere inefficiente e ancora prima non deve restare una prerogativa delle sole, poche regioni settentrionali. La materia recuperata deve ottenere una sua valorizzazione economica e, credetemi, tra i rifiuti plastici ci sono quelli che hanno questo valore potenziale. È per questo che continuiamo a individuare nei consorzi i soggetti che in primis e più degli altri possono e sono chiamati ad agire.
Per ciò che riguarda il sistema Conai-Corepla, la nostra opinione è che occorre incrementare i livelli di raccolta differenziata del centro-sud Italia, riducendo il differenziale con quelli del nord Italia, attraverso specifici piani di sviluppo. Ciò, con la duplice finalità di ridurre la disparità tra nord e sud Italia e dare la giusta soluzione alla crisi dell'industria italiana del riciclo post-consumo. Occorre orientare le risorse per uno sviluppo della raccolta differenziata su materiali di comprovata riciclabilità, puntando sulla massima valorizzazione industriale del rifiuto e sulla riduzione del costo di trattamento per il sistema.
Occorre rivedere gli obiettivi dei piani specifici di prevenzione avendo riguardo della filiera del riciclo dei rifiuti di imballaggi secondari e terziari gestiti dagli operatori indipendenti. Occorre garantire condizioni di sicurezza e continuità dell'approvvigionamento dei rifiuti che consentano


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di valorizzare l'industria nazionale del riciclo e di esistere e di essere competitiva sui mercati. Ma principalmente occorre instaurare un concreto e continuativo rapporto di collaborazione con gli operatori, al fine di progettare, definire e attuare ogni possibile e auspicabile miglioramento al sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclo delle materie plastiche.
Per ciò che riguarda il consorzio Polieco, non vi è dubbio che, superati molti contenziosi legali, occorre ora consentire allo stesso di uscire da una sostanziale incertezza normativa. Sono state più volte tentate mediazioni, ma ancora imperfetta appare l'attività svolta, tanto che alcuni operatori privati, siano essi produttori di materia prima o di beni, continuano a discutere, e talvolta dissentire, sul campo di applicazione, sulla definizione di bene o materia prima, sulle possibili sovrapposizioni con il Conai, sull'applicazione del relativo contributo ambientale, e via dicendo.
La nostra associazione, che rappresenta un elevato numero di operatori coinvolti nel riciclo del polietilene, riconosce che questo polimero rappresenta oltre il 50 per cento del totale delle plastiche prodotte ogni anno e oltre l'80 per cento dei rifiuti annui prodotti in agricoltura e che lo stesso è normalmente soggetto a forti oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali. Per tali motivi Assorimap riconosce la necessità che il consorzio dia le dovute garanzie di continuità delle proprie attività e sia in grado di sostenere il riciclaggio dei materiali raccolti secondo criteri di sussidiarietà equa e corretta.
Preso atto, quindi, delle problematiche espresse dal consorzio Polieco in ordine alla mancata adesione di tutte le imprese e alla conseguente impossibilità di svolgere al meglio il proprio compito istituzionale, Assorimap auspica che quanto prima si possa addivenire ad una chiara soluzione. Non può esimersi tuttavia dal ricordare anche al consorzio Polieco che il sistema italiano del riciclo di materie plastiche soffre di una crisi di disponibilità tale da aver ridotto il grado di sfruttamento degli impianti a quasi il 50 per cento delle capacità produttive installate. E tutto ciò si traduce, inevitabilmente, nel mancato raggiungimento di una dimensione produttiva e tecnologica capace di garantire produzione, investimenti, innovazione, ma soprattutto riciclo.
Assorimap ritiene che il compito fondamentale dei sistemi consortili sia quello di valorizzare e supportare modelli di sviluppo industriale capaci di garantire la sostenibilità, sia in termini economici che ambientali. Continuiamo a credere che i solenni principi di libero mercato e di concorrenza leale non vadano pretesi ciecamente e anteposti a tutto e a tutti in una visione miope e limitativa dell'economia, ma vadano inseriti in un quadro normativo ben più ampio e capace di armonizzare questi principi con gli obiettivi nazionali di riciclo, di riduzione nella produzione di rifiuti, di sviluppo generalizzato dell'industria del riciclo come vera alternativa alla discarica, di rispetto delle politiche di protezione dell'ambiente e prevenzione dai danni ad esso direttamente o indirettamente correlati, o, in una sola parola, di reale sviluppo sostenibile.
Ringrazio per l'attenzione prestata e auspico che quanto esposto possa contribuire all'individuazione delle migliori soluzione nell'interesse del sistema nel suo complesso.

PRESIDENTE. Gli obiettivi fissati dalla normativa vigente, in ordine al recupero della plastica, previsti per il 2008, sono già stati raggiunti. Loro reputano sia più utile orientare il sistema in direzione della quantità, in vista del conseguimento di obiettivi ancora più sostanziosi, o della qualità della raccolta differenziata?

ANTONIO DIANA, Presidente di Assorimap. È un argomento che abbiamo già sollevato dinanzi ai soggetti interessati, ad esempio con Corepla (ma in qualche caso anche con Polieco): il presupposto da cui muoviamo è quello di sviluppare un modello di raccolta che non sia generalistico, che non punti alla massimizzazione dei volumi, ma che soprattutto sia subordinato


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all'obiettivo di avviare i rifiuti al riciclo. Riteniamo inutile raccogliere una frazione di rifiuti che abbia oggettive difficoltà di collocazione nel mercato, anche in ragione dell'impatto e degli oneri a ciò correlati.

PRESIDENTE. Ritenete che l'assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani - come risultante da delibere comunali -, permettendo il ritiro degli imballaggi secondari e terziari da parte del sistema Conai-Corepla, non incentivi la raccolta e il riciclaggio degli imballaggi primari, quelli cioè dei cittadini?

ANTONIO DIANA, Presidente di Assorimap. Certamente. Al riguardo, auspichiamo che il decreto in via di definizione possa stabilire i campi e gli ambiti di intervento. Non a caso, ci siamo permessi di sottolineare che questo sistema, nato negli anni cinquanta, contemporaneamente alla diffusione di materie plastiche, ha fondamentalmente condotto alla creazione di un complesso di operatori indipendenti extraconsortili - dediti a svolgere una propria attività autonoma, fra l'altro senza ottenere alcun contributo o sussidi -, proprio in risposta all'esigenza di dar luogo ad un modello capace di soddisfare le esigenze dell'industria della grande distribuzione, ma riferito esclusivamente ad una raccolta orientata al riciclo. Ancora oggi, esistono ambiti in cui il rifiuto rappresenta un valore, ed esiste un sistema in grado di rispondere e gestire quei quantitativi.

PRESIDENTE. Comunicate i vostri dati a Corepla, se non altro per fini statistici?

ANTONIO DIANA, Presidente di Assorimap. Svolgiamo addirittura un censimento annuale - questa è già la quindicesima edizione - e, in questo caso specifico, terrei a sottolineare che circa il 50 per cento degli obiettivi raggiunti, in ordine al settore della plastica, è rappresentato proprio dai volumi gestiti da operatori indipendenti. Questo è un aspetto da tenere in seria considerazione.

PRESIDENTE. Non essendovi altre sollecitazioni, ringrazio l'Assorimap - rappresentata dal suo presidente, dottor Antonio Diana, e dal dottor Claudio Celata -, per la squisita disponibilità manifestata e per le utili sollecitazioni fornite. Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.35.

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