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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta, dottoressa Ombretta Malatesta, in ordine ai profili di attività concernenti le materie oggetto dell'inchiesta, con particolare riguardo ai profili di conoscenza afferenti alle più recenti vicende di gestione e smaltimento illecito dei rifiuti.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, darei subito la parola alla dottoressa Ombretta Malatesta, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione in esito al suo intervento.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Sono io a ringraziare il presidente e i membri della Commissione per l'attenzione che rivolgono, in questa sede e non solo, ai problemi ambientali della provincia nissena. Colgo anche l'occasione per porgere il saluto del procuratore della Repubblica di Caltanissetta, che si scusa per l'assoluta impossibilità ad intervenire dinanzi a questa Commissione.
Ciò premesso, anche a seguito del confronto avuto con il procuratore, l'aspetto che ci premeva mettere in luce da subito è che nella provincia nissena - tenuto conto che la nostra procura non ha competenza sull'intera provincia, la cui parte «più calda» ricade sotto la giurisdizione del tribunale di Gela - l'unico strumento di gestione dei rifiuti, in particolare dei solidi urbani, è lo smaltimento mediante discarica. Nella provincia non vi sono strutture significative di raccolta e di reimpiego dei rifiuti. Si registra, infatti, la presenza di sparute realtà aziendali per la raccolta della carta, ivi compresa quella d'imballaggio, da inviare a ditte specializzate che ne realizzano il reimpiego.
Nella vicenda dello smaltimento dei rifiuti e in relazione all'oggetto specifico
dell'indagine di questa Commissione, assume rilievo il problema delle discariche comunali pubbliche insistenti nel nostro territorio di competenza. Attualmente c'è una sola discarica pubblica attiva, gestita dall'ATO Ambiente Spa con sede in Caltanissetta, la quale ha iniziato ad operare solo a partire dal 27 luglio 2005. Secondo il provvedimento autorizzativo, in tale sito verranno smaltiti i rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni del territorio nord della provincia, ovvero tutti i comuni ricadenti nel territorio di competenza, ad esclusione del comune di Riesi, che smaltisce presso la discarica di Gela.
Dal nostro punto di vista, la ricettività è assolutamente limitata, in quanto prevede solo 107 mila metri cubi, da cui deve detrarsi il volume per la copertura giornaliera. Quanto alla natura e alla tipologia dei rifiuti destinati in discarica, si tratta di quelli urbani non differenziati (dato assolutamente meritevole di attenzione, perché in questo modo è compresa anche la parte umida dei rifiuti, con tutto quel che ne deriva), nonché i fanghi prodotti dalle acque reflue urbane (altro tema, purtroppo, drammaticamente aperto). Il problema è che si tratta dell'unica discarica pubblica attualmente operante sul territorio. Ricordo che in passato operavano altre discariche, tutte regolarmente chiuse in ragione o di provvedimenti di sequestro dell'autorità giudiziaria o per disposizione sindacale o prefettizia; talvolta sono state chiuse, in ipotesi di disposizione prefettizia, anche per il mancato rinnovo dell'autorizzazione. Trattasi specificamente di 15 discariche che, dal 1996 al 2002, sono state rigorosamente chiuse, molte delle quali a seguito di sequestro dell'autorità giudiziaria nissena. Evidentemente, dal nostro punto di vista, è una situazione degna di nota, proprio perché ha messo in luce varie problematiche attinenti alla gestione pubblica dello smaltimento dei rifiuti.
In genere, le motivazioni che hanno indotto e reso necessario l'intervento dell'autorità giudiziaria, attraverso l'adozione del provvedimento di sequestro, sono sostanzialmente analoghe. In particolare, devono farsi rilevare le condizioni strutturali e gestionali delle discariche; la mancanza di idonei sistemi di raccolta del percolato e del biogas (talvolta non solo questi sistemi non erano idonei, ma mancavano del tutto). In taluni casi - ne citerò uno emblematico che è in fase dibattimentale - venivano effettivamente realizzate delle strutture di contenimento del percolato, ma si giungeva all'identico risultato, dal momento che non veniva effettuato alcun controllo periodico e se ne registrava la fuoriuscita sistematica: queste mancanze sono serie.
Un'altra motivazione ai fini della chiusura è stata la presenza di recinzioni spesso incomplete o fatiscenti e la non idoneità di siti, ad esempio strutturalmente franosi o con presenza di corsi d'acqua nelle immediate vicinanze. Infine, permettetemi di ricordare, come ulteriore motivazione, la dislocazione dei siti su aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici.
Emblematico da questo punto di vista è il caso della discarica di Caltanissetta, in contrada Stretto, sulla quale pende un procedimento dinanzi al giudice del dibattimento. L'indagine della procura nasceva da una segnalazione di cittadini che lamentavano la presenza di odori molesti, che indicavano provenire dallo smaltimento dei fanghi di depurazione dei reflui urbani. Gli approfondimenti investigativi hanno accertato che il sito ove insisteva la discarica era ricompreso all'interno dell'area sottoposta al vincolo paesaggistico Media Valle del Salso o Imera Meridionale. All'origine, la discarica veniva autorizzata (fatto assolutamente consueto in Sicilia in virtù della legislazione dell'emergenza sui rifiuti) ai sensi dell'articolo 12 dell'allora decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982. Il progetto veniva quindi sottoposto a continue varianti in corso d'opera, in quanto la discarica veniva individuata come comprensoriale; essa ha continuato a funzionare fino alla sua chiusura, senza mai giungere alla fase terminale del collaudo dei lavori. Sulla ditta che ha gestito i lavori di costruzione pendono procedimenti penali davanti a questa autorità giudiziaria. La consulenza
tecnica, dal suo canto, aveva evidenziato precise peculiarità del sito, relativamente alla sua collocazione in un'area altamente instabile, le cui caratteristiche risultavano predisposte all'instaurarsi di eventi franosi. Ciò risulta riscontrato dalla ricostruzione documentale della storia della discarica. Il geologo incaricato dal comune, infatti, negli anni '80, aveva definito il sito quale bacino imbrifero.
Le strumentazioni collocate esternamente alla discarica dai tecnici incaricati dall'amministrazione comunale nel maggio del 2002, ancora rilevabili nel corso del sopralluogo fatto dal consulente nel novembre-dicembre 2002, erano risultate completamente ricoperte dalle masse dislocate e non erano più individuabili nel febbraio del 2003 (segno del fatto che la terra era franosa all'evidenza). L'instabilità dei rifiuti e l'abbancamento degli stessi peggiorava le condizioni di stabilità del sito nel suo complesso. Il recupero delle parti di discarica disattivate era stato completamente disatteso, pur se previsto dalla normativa vigente, costituendo concausa dei fenomeni riscontrati. Inoltre, si accertava la carenza, in fase di esercizio, dell'attività di ricoprimento giornaliero dei rifiuti. Le acque superficiali e quelle circolanti nei primi cinque metri di profondità determinavano la fuoriuscita di agenti inquinanti, evidenziando la carenza di un sistema idrico chiuso. Si accertava, infine, l'inadeguatezza dell'impianto di captazione e smaltimento del biogas.
In base alle conclusioni cui perveniva il consulente tecnico, il sito doveva ritenersi e qualificarsi come inquinato, ai sensi del decreto ministeriale n. 471 del 1999. Dovevano, quindi, essere adottate tutte quelle procedure, all'uopo richieste, di messa in sicurezza e bonifica. Sostanzialmente, la caratteristica procedurale di tutte queste discariche pubbliche, rigorosamente e sistematicamente chiuse - ripeto - per via giudiziaria o per provvedimento prefettizio, avevano in comune il dato della procedura autorizzativa. Tutte le discariche, infatti, venivano autorizzate in via d'urgenza, dapprima ai sensi dell'articolo 12 del vecchio decreto del Presidente della Repubblica, successivamente ai sensi dell'articolo 13 del decreto Ronchi. Solo l'ultima che ho citato, autorizzata con decreto prefettizio del luglio 2005, è stata resa operativa ai sensi degli articoli 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997. Tuttavia, essa dovrebbe avere un'operatività, almeno sulla carta, limitata al 31 dicembre 2005 (quindi ridottissima nel tempo). In realtà, leggendo i documenti, si comprende come già si preveda una proroga, in quanto i primi controlli effettivi sono previsti (ad esempio in tema di inquinamento delle acque), da qui a 18 mesi. Insomma, già si prevede una proroga dell'emergenza.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata (lo si intuisce già dalle disposizioni prefettizie sull'ultima discarica), pur essendo un obiettivo dell'ordinanza dichiarativa dello stato di emergenza dei rifiuti, essa non ha raggiunto in realtà livelli significativi, ancorché istituita.
Altro campanello d'allarme aggiunto recentemente dal commissario regionale per l'emergenza rifiuti, su un aspetto individuato dal prefetto della provincia di Caltanissetta: nel corso del 2003 è stato avviato un rilevamento sulle aree occupate dalle discariche pubbliche dismesse e a seguito dei sopralluoghi effettuati dai funzionari incaricati, è emerso che gran parte dei siti sopracitati non sono stati oggetto di procedure finalizzate alla bonifica. Pertanto questa procura ne è stata notiziata ed ha aperto vari procedimenti, tuttora in fase di indagine. Per quanto è possibile verificare, solo pochi comuni (nell'ordine di due o tre) hanno avviato le procedure previste dal DM n. 471 del 1999, comunque limitatamente ad alcuni interventi adottati per la messa in sicurezza dell'area (segnatamente l'apposizione di cartelli segnaletici e di recinzioni minimali) e al recupero delle acque di percolazione.
Per quanto attiene alla problematica relativa allo smaltimento dei rifiuti provenienti da attività produttive, si osserva la netta prevalenza di sfabbricidi e, in genere, di materiali prodotti dall'edilizia, che è la principale attività industriale del territorio. Attraverso varie indagini si è rivelato un fenomeno recente relativo allo
smaltimento di tali rifiuti. I procedimenti in atto - per l'esattezza tre - hanno preso avvio negli ultimi sei mesi, dalla qual cosa si evince che si tratta di un fenomeno emergente solo in quest'ultima fase. In questi procedimenti, ancora in fase di attività investigativa, sono sotto osservazione alcuni siti collocati in zona qualificata come agricola, interessati da vera e propria attività di smaltimento definitivo e gestiti con un criterio imprenditoriale. In particolare, si tratta di accumuli assolutamente considerevoli di rifiuti, che vengono collocati all'interno di aree che hanno un valore economico assolutamente limitato, recintate e, quindi, nella disponibilità di soggetti determinati e non liberamente accessibili a chiunque, che vengono sistematicamente sottoposti a lavorazione con l'utilizzo di pale meccaniche, al fine di spianarli e compattarli, mediante formazione di terrazzamenti.
Sotto il profilo della attribuibilità e della riferibilità si è anche ipotizzato che questo fenomeno sia riconducibile a più imprese, ovviamente operanti nell'ambito dell'edilizia. Pur non essendo stato effettuato un piano di caratterizzazione, da una prima disamina del sito è evidente che trattasi di sfabbricidi, quindi di prodotti dell'edilizia.
PRESIDENTE. Questo termine lo ha appreso in Sicilia?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Sì, è adoperato solo in Sicilia.
DONATO PIGLIONICA. Equivale al termine «inerti».
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Quanto alla riferibilità di questi fenomeni a più imprese operanti nel campo dell'edilizia, ciò è emerso dai servizi di osservazione effettuati dai nostri organi di polizia giudiziaria. In particolare, in un procedimento è stato molto evidente come nell'area entrassero mezzi di trasporto riferibili ad aziende diverse (elemento sintomatico di un'attività organizzata a beneficio di più imprese).
Abbastanza sistematicamente, purtroppo, si è osservato che aree spesso limitrofe a strade secondarie sono state interessate dalla presenza di rifiuti provenienti da attività domestiche, da lavori edili e meccanici, abbandonati senza criterio. Gli abbandoni, dunque, rappresentano una caratteristica della provincia nissena e sono riferibili a cittadini privati o a piccoli imprenditori, generalmente artigiani, rimasti, nella generalità dei casi, ignoti.
Per quanto concerne la materia dell'amianto, è stata accertata (non di recente) la presenza sul territorio di tre insediamenti produttivi di cemento-amianto, chiusi a seguito della legge che inibiva l'utilizzo di questo materiale. Il caso più recente attiene alla miniera Trabonella, dove è stato constatato lo sversamento sul suolo in grande quantità di amianto puro. Nel corso dell'indagine giudiziaria che ha riguardato questa vicenda, il cui autore allo stato attuale è rimasto - ahimè - ignoto, si è dapprima ipotizzato che questo sversamento fosse riferibile all'uso invalso, per chi conduceva le miniere, di utilizzare l'impasto di amianto e cemento nella lavorazione dello zolfo, in particolare per realizzare i rattoppi delle fornaci. Questa ipotesi, corrispondente ad una certa prassi, è stata smentita dalle analisi effettuate dal consulente tecnico. I campioni esaminati dal consulente, infatti, non hanno rilevato la presenza di amianto nelle strutture utilizzate per l'impianto.
Quanto alla materia dello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, di recente non sono state avviate indagini. Da questo punto di vista faccio rilevare che, in passato, sono state avviate attività investigative di un certo rilievo, i cui esiti sono stati compendiati in una precedente relazione presentata a questa Commissione, in data 3 ottobre 2002, dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta, dottor Francesco Messineo, alla quale mi rimetto.
PRESIDENTE. Cosa può dirci collegamenti tra criminalità organizzata e imprese interessate al ciclo dei rifiuti?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Allo stato attuale, l'unica indagine in corso, di cui ho in parte detto, essendo comunque coperta da segretezza nei suoi contenuti, è attinente alle discariche pubbliche e alla conduzione degli appalti ad esse attinenti, sistematicamente chiuse sulla base delle carenze strutturali e gestionali di cui ho detto.
PRESIDENTE. Le sembrano efficienti ed efficaci i controlli amministrativi in merito alla gestione del ciclo dei rifiuti?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Dal punto di vista dell'attività principe, cioè lo smaltimento mediante discarica, purtroppo i dati documentano una certa inefficienza, soprattutto nei risultati dei controlli. Se infatti pensiamo che le 15 discariche, dal 1996 al 2002, sono state tutte chiuse, o a seguito di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria o per provvedimento del sindaco o del prefetto, a seconda della competenza, ci rendiamo conto del clima che si è respirato in questi anni.
DONATO PIGLIONICA. Lei ha parlato di 12 vecchie discariche.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Addirittura una quindicina. Se volete, posso citarle dettagliatamente.
DONATO PIGLIONICA. Non sarebbe di alcuna utilità, non siamo nisseni. Mi preme capire chi si occupi di sollecitare le procedure di bonifica, perché siamo in presenza di un problema grave, in quanto si tratta di siti inquinati.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Concordo con lei nel dire che questo è un problema obiettivamente aperto. Nella funzione che svolgo, mi sono permessa di esaminare ed approfondire in termini normativi la vicenda.
DONATO PIGLIONICA. Ma i soggetti inadempienti sono pubblici? Sono le municipalità?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. In realtà, nelle fonti normative di questa materia deve considerarsi il fatto che in Sicilia è stata dichiarata l'emergenza rifiuti. Questa, iniziata con l'ordinanza del 1999 (cui ho fatto cenno precedentemente), successivamente integrata fino a luglio, ha determinato uno spostamento di competenze in questa materia. Mi spiego meglio. Il prefetto, come è suo dovere, ha fatto una segnalazione alla procura dicendo di prestare attenzione, in quanto queste aree non solo non erano state bonificate, ma addirittura mostravano segni di peggioramento. Dal mio punto di vista, però, questa vicenda tocca la responsabilità dell'organo denunciante, in quanto l'articolo 12 dell'ordinanza n. 3072 del 2000 prevede che le procedure di messa in sicurezza, chiusura e postgestione competano al prefetto. C'è però anche una norma (questo è il problema normativo della lettura composita di queste ordinanze, che, a catena, regolano l'emergenza) che sembrerebbe parlare, con particolare riguardo alle discariche comunali, di una competenza anche in capo al presidente della regione. È naturale che questo clima di continue interferenze normative determini un ritardo nella soluzione del problema.
TOMMASO SODANO. Lei ha parlato di una sola discarica in funzione a Caltanissetta.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Si, a partire dal mese di luglio.
TOMMASO SODANO. Questa discarica è gestita dall'ATO. Vorrei sapere se l'ATO la gestisca con personale e mezzi propri, oppure si affidi a terzi. Stante quest'ultima eventualità, potrebbero rientrarvi quelle imprese che speriamo, trattandosi di un ente pubblico, non siano direttamente coinvolte.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Anche questo è un problema che si porrà. Dal punto di vista giudiziario la vicenda specifica dell'ultima discarica di Serradifalco non è ancora stata oggetto di analisi (spero non lo sia mai).
Le famose ordinanze sull'emergenza rifiuti prevedono espressamente che le discariche, attraverso gli ATO, siano di esclusiva titolarità e gestione pubblica. Questo comporta una responsabilità sul piano penale dell'ente pubblico. Che poi ciò possa determinare, in concreto, anche un'attività di appalto del servizio non c'è dubbio, ma dal punto di vista penale la gestione e la titolarità sono di esclusiva pertinenza dell'ente pubblico. Sotto il profilo penale ciò ha comportato l'attribuzione di responsabilità in capo agli stessi soggetti (in primis il sindaco) per tutta l'attività di gestione non autorizzata dei rifiuti.
TOMMASO SODANO. La mia domanda era un'altra: dalle indagini della procura risultano affidamenti a imprese in odore di mafia oppure no?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Questo è oggetto di indagine.
PRESIDENTE. Sono in corso accertamenti con riferimento ai rifiuti speciali provenienti dalla bonifica di Priolo?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. No, in questo momento non mi risulta ci siano accertamenti di questo tipo.
PRESIDENTE. Troveremo l'occasione in cui potrà fornire a questa Commissione gli esiti dell'attività.
SERGIO AGONI. La nostra Commissione, alla fine dei lavori, deve trarre delle conclusioni e, semmai, formulare delle proposte. Altri auditi che l'hanno preceduta hanno sostenuto la carenza di leggi, mentre altri hanno detto che ci sono troppe leggi e, come ha detto lei stessa, troppi intrecci tra normative regionali, nazionali e quant'altro. Ora, riprendendo il vecchio detto «punirne uno per punirne mille», può essere che manchi la tempestività nelle sentenze? O forse bisognerebbe intervenire ad hoc su questi reati, togliendoli dalla giurisdizione ordinaria per riuscire a disincentivare il proliferare di queste attività illecite?
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. A titolo personale, ritengo che questo tipo di reati, salvo l'ipotesi in cui si arriva alla prova - e sappiamo che è una cosa difficilissima - di un'associazione a delinquere, sono considerati nel nostro ordinamento reati contravvenzionali e, come tali, hanno tempi di prescrizione molto limitati. L'ufficio nisseno, purtroppo, risente di un problema comune a tante altre zone del sud d'Italia: essendo una terra caratterizzata da un forte turn over di magistrati (che riguarda maggiormente quelli in funzione giudicante, meno in quella inquirente), si determina spesso, per il sistema processuale italiano, che prevede la rinnovazione degli atti ogni volta che cambia un giudice, una continua ripresa di vicende che, se fossero effettivamente definite in un unico tempo, probabilmente porterebbero ai risultati sperati. È il sistema processuale che, per garantire una pienezza di contraddittori e, quindi, la piena conoscibilità della vicenda al giudice, prevede l'infausto sistema della rinnovazione degli atti. Se a ciò si unisce
che si tratta di reati contravvenzionali, quindi con un tempo di prescrizione molto breve, si comprende perché, nella maggior parte dei casi, finiscono con il rimanere impuniti, ma questo è un problema di sistema ordinamentale italiano.
PRESIDENTE. La valutazione della dottoressa Malatesta conforta quanto questa Commissione ha già approvato all'unanimità, cioè sollecitazione ad introdurre il delitto ambientale nel nostro codice penale.
Desidero ringraziare la dottoressa Malatesta per la cortesia di essere stata qui, ma soprattutto per le utili istanze che saranno per noi oggetto di ulteriore valutazione. Se nelle prossime settimane o nei prossimi mesi volesse fornirci gli esiti delle attività di indagine su cui ha ragionato quest'oggi, sarebbe un atto di cortesia per questa Commissione ed anche un utile approfondimento.
OMBRETTA MALATESTA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltanissetta. Lo farò senz'altro. Grazie a tutti voi.
PRESIDENTE. Dichiaro conclusa l'audizione.
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