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Seduta del 29/11/2005


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Audizione di Umberto Arena, professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Umberto Arena, professore ordinario di impianti chimici presso il dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta.
La Commissione sta svolgendo una serie di specifici approfondimenti in ordine


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alla condizione di emergenza nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. L'odierna audizione, fornirà alla Commissione elementi informativi in relazione alle modalità in cui si è configurata la collaborazione del dipartimento con la struttura commissariale per l'emergenza rifiuti in Campania.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do quindi la parola al professor Arena, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Premetto che, se qualcuno di voi dovesse porre domande specifiche, entrerò maggiormente nel dettaglio.
Venendo all'oggetto dell'odierna audizione, rendo noto che con il commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania abbiamo stipulato due convenzioni, sottoscritte negli anni 2000 e 2002, su due argomenti differenti. La prima ha riguardato un lavoro, supportato finanziariamente anche dal Conai (il Consorzio nazionale degli imballaggi), concernente un esame di tutti gli aspetti ambientali, secondo l'ottica piuttosto moderna e oramai acquisita dalla Comunità europea denominata «analisi del ciclo di vita». È un'ottica che esamina tutti gli aspetti della problematica di un qualsiasi processo, dall'impiego dell'energia al consumo di risorse per ottenere quell'energia, all'impatto ambientale connesso a ciascuna fase. Si tratta di un lavoro molto lungo e delicato, che non era mai stato realizzato per una soluzione di ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti.
Questa convenzione, che ha coinvolto una decina di collaboratori, oltre ad alcuni professori e ricercatori del dipartimento, è stata attuata con la collaborazione di tutti gli operatori italiani interessati alle diverse fasi, da quanti si occupano del riciclo a quelli che svolgono attività di termovalorizzazione, a quanti operano nel compostaggio. Il risultato di questa collaborazione, decisamente molto corposo, è stato consegnato nel dicembre 2002, dopo oltre un anno e mezzo di lavoro. In realtà, speravamo che esso avesse una maggiore pubblicità, in quanto poteva essere utilizzato, a nostro parere, per aumentare il livello di comunicazione verso i cittadini. Consegnato il lavoro, abbiamo avuto una brevissima discussione con il subcommissario per l'emergenza rifiuti e, qualche tempo dopo, abbiamo chiesto la possibilità di presentarlo alla Comunità europea, che ci aveva invitato a farlo. Lo abbiamo quindi presentato a Oxford, in verità con grande soddisfazione degli esperti dell'International expert group management, essendo il primo lavoro di questo genere realizzato in Europa. Sebbene sia stato pubblicato su una delle riviste più importanti del settore, non abbiamo saputo alcunché dei suoi possibili impieghi da parte del commissariato, al quale non siamo più stati contattati.

PRESIDENTE. In buona sostanza, professore, lei ritiene che il dipartimento abbia svolto un ruolo importante dal punto di vista dell'approfondimento tecnico-scientifico.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Dal punto di vista dell'approfondimento tecnico-scientifico, a mio parere, abbiamo svolto un lavoro ottimo - ovviamente, ognuno di noi parla bene del proprio lavoro -, e ne siamo molto soddisfatti.
La nostra attività è stata notevolmente apprezzata fuori dell'Italia e anche nel nostro paese. Mi è stato chiesto di presentarlo all'università di Genova e ne ho parlato anche al politecnico di Milano, che ha svolto un lavoro simile qualche anno dopo.
Basterebbe sapere che la piena attuazione del ciclo dei rifiuti in Campania porterebbe ad un risparmio, ogni giorno, di 320 tonnellate di petrolio, di 111 tonnellate di metano e altrettante di carbone.


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Se si comunicasse qualcosa di questo genere...

PRESIDENTE. Insieme, o l'una equivale all'altra?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Insieme, in quanto ci siamo basati sul mix energetico nazionale. Si tratta di studi molto lunghi e delicati. Ad esempio, quando si impiega un camion, si tiene addirittura conto dell'energia e del ferro connessi alla realizzazione del camion stesso. Sembrano studi impossibili, invece esistono banche dati specifiche, italiane (realizzate a suo tempo dall'APAT) e internazionali. Il Conai ci ha fornito un grosso supporto al riguardo.

PRESIDENTE. Quanto è costato questo lavoro?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Ho qui la convenzione per controllare, perché non vorrei dire sciocchezze, presidente.

PRESIDENTE. Sono rammaricato del fatto che la Commissione non abbia avuto il privilegio di beneficiare e godere di un approfondimento scientifico di così alto profilo. Avrei avuto piacere - e così sicuramente anche i colleghi - di leggerlo. Lo faremo prossimamente.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Se lo ritenete, sarò lieto di depositarne una copia presso i vostri uffici, fermo restando la disponibilità a darne subito una brevissima illustrazione in questa sede.
Ad ogni modo, il lavoro è costato 180 milioni di lire (si parlava ancora di lire).

PRESIDENTE. Questo è il primo lavoro, quello finanziato dal Conai?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Sì, è stato cofinanziato dal Conai. In realtà, il Conai ci consentiva di pagare delle borse di studio ad alcune delle persone che lavoravano con noi. Come dipartimento di scienze ambientali, abbiamo attivato una collaborazione con il Conai, svolgendo lo stesso tipo di studio per le filiere del riciclo, in particolare quella della carta e della plastica, per individuare i punti sui quali intervenire onde ridurre gli sprechi ambientali, e localizzare la ricerca in modo da ridurre i costi.
In alcuni casi, come quello della plastica, è scontato che il riciclo convenga molto. In casi come questo, invece, non eravamo certi che usare il CDR piuttosto che il tal quale fosse effettivamente così vantaggioso e positivo. Studi simili, infatti, spesso conducono a risultati contrari a quello di un impatto semplice. Per semplificare, citerò un esempio richiamato sempre da un nostro collega inglese: pensiamo sia sempre opportuno, per l'ambiente, effettuare la raccolta delle bottiglie di vetro, considerato, però, che per farlo è necessario prendere da casa le bottiglie, metterle in macchina, accendere il motore, consumare energia, arrivare alla campana di vetro, magari fermarsi in doppia fila (chi ricicla può anche non rispettare le norme della circolazione), scendere, gettare le bottiglie nella campana, ripartire, potremmo arrivare ad un'altra conclusione. Infatti, la serie di impatti consequenziali potrebbe rendere l'operazione particolarmente gravosa.
A valle del menzionato studio, come ho detto, molto apprezzato, ci hanno invitato a far parte del gruppo internazionale della Comunità europea.

PRESIDENTE. Professore, mi permetta di banalizzare la questione, in modo tale da capirne i termini. Voi avete dimostrato che il sistema via CDR funziona, è più vantaggioso?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento


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di scienze ambientali della II università di Caserta. Lo studio prevedeva un confronto tra discarica, CDR e termovalorizzazione del tal quale. Dal punto di vista del risparmio energetico, usando il tal quale si sarebbe ottenuto un risultato ancora maggiore.

PRESIDENTE. Non avete svolto, però, una valutazione sulla raccolta differenziata.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Ci era stato chiesto di effettuare una valutazione sull'indifferenziato: in questo consisteva il primo lavoro, che tra l'altro non era semplicissimo. Il secondo tipo di attività, invece, riguardava la raccolta differenziata, che però non rappresenta un'analisi del ciclo di vita.
Se vuole, accenno rapidamente al secondo tipo di lavoro.

PRESIDENTE. Sì.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Posso anche riferirvi il costo, ma anticipo che non ci è mai stato pagato. Ad un certo punto, infatti, il commissariato ha deciso di non pagare più nessuno, dunque nemmeno noi e i ragazzi che hanno lavorato con noi.

PRESIDENTE. Sono crediti certi.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Speriamo che i ragazzi non invecchino, nel frattempo!
Il secondo lavoro ci è stato commissionato dopo, ma, data l'urgenza, è stato concluso qualche mese prima dell'altro. Esso riguardava la possibilità di creare un sistema, un software, che aiutasse i comuni della regione Campania a valutare la situazione della raccolta differenziata e il commissariato stesso a visualizzarla, interagendo via Internet o via web per avere un quadro reale, non aleatorio...

PRESIDENTE. Avete prodotto un software dedicato alla registrazione della raccolta differenziata on line?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Esattamente.

PRESIDENTE. Che lei sappia, perlomeno questo lavoro ha trovato un riscontro?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. In realtà era necessario utilizzare, anche in questo caso, dei dati che potevano essere utili per un'analisi del ciclo di vita. In altre parole, per verificare il reale impatto ambientale della raccolta differenziata, è necessario valutare quale tipo di raccolta si stia applicando (servizio domiciliare, isola ecologica o campana), quali siano le distanze, nonché l'assetto urbanistico e territoriale. Non è un compito molto facile, in generale, e in particolare non lo è per una regione come la Campania, con comuni costieri, città che sorgono su colline, comuni a forte caratteristica agricola, come quelli della provincia di Benevento o alcuni della provincia di Avellino.
Il software è stato presentato pubblicamente a Castel dell'Ovo. All'epoca il subcommissario era Giulio Facchi, che ha apprezzato particolarmente il nostro lavoro. Siamo francamente stupiti che la vicenda non abbia avuto un seguito. Infatti, era idea di Giulio Facchi imporre a tutte le società...

PRESIDENTE. Da quello che capisco, l'unica idea certa è che abbiamo contribuito alla ricerca.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento


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di scienze ambientali della II università di Caserta. Questo sicuramente. Il lavoro è stato presentato e inserito addirittura in un bando. Credo che il Conai ne abbia prodotto 200 copie, per distribuirlo, ma noi non abbiamo più notizie al riguardo.
Nel nostro impegno era previsto che avremmo affiancato il commissariato per istruire i funzionari comunali; avevamo anche scelto un campione di 90 comuni, che avrebbero dovuto utilizzare il sistema nelle varie province.

PRESIDENTE. Come sempre, registro una distonia straordinaria tra l'idea, sempre di grande qualità, e la sua applicazione. Anche in questa circostanza rilevo con dispiacere il fatto che questa autorevole Commissione non abbia avuto il privilegio di approfondire il vostro lavoro, per il piacere di imparare e di conoscere sensibilità, competenze e qualità che il nostro paese e quella regione possiedono, dal punto di vista dell'approfondimento tecnico-scientifico.

TOMMASO SODANO. Oltre ai contatti dovuti alle convenzioni stipulate dal dipartimento, come professionista lei ha intrattenuto altri rapporti con il commissariato di Governo?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. All'epoca del commissario Rastrelli, il dipartimento di ingegneria chimica di Napoli, in una situazione di estrema emergenza, caratterizzata anche dal fatto che il 31 dicembre del 1997 sarebbe scaduto il termine ultimo fissato dalla Comunità europea per la preparazione del piano di smaltimento, fu coinvolto in tale attività. Tra l'altro, credo che questo avvenne a livello gratuito, trattandosi - ripeto - di una situazione di estrema emergenza. Il dipartimento di ingegneria chimica non aveva nessun candidato ed io - che in quel periodo insegnavo, se non ricordo male, all'università di Perugia - dal momento che lavoravo su quella materia da anni, mi prestai a preparare la parte impiantistica del piano, quella che non è mai stata realizzata, a causa di una serie di episodi che voi conoscete perfettamente. Lavorai anche alla parte relativa al compostaggio - in particolare per i rifiuti ospedalieri - che noi ritenevamo assolutamente fondamentale, in quanto era stata svolta una valutazione secondo la quale sarebbe bastato un unico impianto di trattamento per la termodistruzione dei rifiuti ospedalieri per tutta la Campania, simile a quello esistente a Ponte Malnome, nel Lazio. Quell'impianto avrebbe potuto servire tranquillamente tutta la Campania, evitando uno sperpero di denaro pubblico per il trasporto di rifiuti extraregione, che credo - queste sono le mie conoscenze, ma potrei anche sbagliarmi - continui ancora.
Il dipartimento di ingegneria chimica ottenne un piccolo contratto, tant'è vero che sulla Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 1998 compare, per la parte impiantistica, il mio nome e quello della mia collega - allora dottoranda, adesso professoressa associata - che aveva preparato insieme a me quella parte del piano.
Successivamente, quando venne nominata la commissione per l'aggiudicazione dei termovalorizzatori, furono convocati tutti gli atenei: quello di Salerno indicò il professor Pasquino, che è l'attuale rettore e che svolse il ruolo di presidente; il mio ateneo indicò tre o quattro persone, tra le quali fui scelto io. È stata un'esperienza piuttosto particolare, ma interessante.

PRESIDENTE. Ci spiega la particolarità di questa esperienza?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Era la prima volta che si realizzava un project financing in Campania. Dal mio punto di vista, questa era la soluzione migliore, in quanto non c'erano fondi che la regione avrebbe dovuto gestire.
Dalla mia precedente collaborazione a questa esperienza era trascorso più di un


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anno o forse due, ed io non avevo avuto più alcun rapporto con il commissariato. Attraverso il project financing, è possibile non anticipare soldi, da parte della regione Campania, e svolgere una valutazione delle migliori tecnologie, a livello di gara europea. Personalmente, ho avuto l'occasione di esaminare dei progetti di livello elevatissimo, ben costruiti. Tuttavia, come si sa dagli atti della commissione, che credo siano pubblici, il giudizio tecnico della commissione fu bilanciato da un giudizio economico.

PRESIDENTE. Ci aiuti a capire meglio questo aspetto.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Vorrei usare parole appropriate, tentando di non banalizzare la questione, per evitare eventuali fraintendimenti.

PRESIDENTE. Quindi era previsto un giudizio tecnico...

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Al quale si sarebbe affiancato un giudizio economico sulle offerte contenute nelle buste che sono state aperte pubblicamente l'ultimo giorno, a giudizio tecnico già consegnato e pubblicizzato. Il giudizio tecnico e il giudizio economico venivano poi sommati, ma un peso maggiore veniva attribuito alla parte economica.

PRESIDENTE. Esistevano altri tipi di giudizio, oltre a quello economico e a quello tecnico?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Che io sappia...

TOMMASO SODANO. C'era un giudizio sulla durata dei lavori. Si teneva conto del tempo di chiusura del cantiere, per la consegna, chiavi in mano, del termovalorizzatore...

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Questo non lo ricordo, ma sicuramente lo saprà meglio lei, senatore Sodano.

TOMMASO SODANO. All'offerta economica si attribuiva il punteggio più alto (35 punti)...

PRESIDENTE. I criteri erano offerta economica, valutazione tecnica e solidità dell'impresa...?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. C'era un lavoro di preselezione: erano stati proposti due impianti, uno per Salerno...

PRESIDENTE. Lei non ha partecipato, dunque, alla stesura dei pesi?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Era automatica, era imposta dal bando.

PRESIDENTE. Lei non ha partecipato alla stesura del bando?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Assolutamente no, e comunque sarei stato anche abbastanza contrario, come tecnico. Tra l'altro, stiamo parlando di una situazione nella quale, per la prima volta, si chiedeva espressamente un sistema per CDR.
Nelle altre gare di questo genere - ho espresso valutazioni anche all'estero, su temi simili - si lascia una certa libertà di


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scelta, dal momento che non esiste ancora una valutazione certa su quale dei due sistemi sia il migliore.
Ci sono, al riguardo, due correnti di pensiero. Secondo alcuni è meglio preparare un CDR e poi bruciarlo. In questa maniera la combustione è sicuramente più tranquilla e permette di ottenere efficienze energetiche più elevate, tuttavia si paga il costo economico e, in parte, ambientale della preparazione del CDR. Altri, invece, sostengono l'opportunità di una termovalorizzazione del tal quale (è quello che avviene, ad esempio, a Milano e a Brescia). La tecnologia ampiamente più diffusa sul mercato, quella a griglia, che è stata proposta per Acerra, è particolarmente adatta per il sistema mass burn, vale a dire della combustione del tal quale. Altre tecnologie sono nate proprio per gestire il CDR. Questo avrebbe fatto pensare che, dal punto di vista tecnico, sarebbero pervenute tutte offerte di un certo tipo, invece ne sono state presentate di diverse.
Per rispondere alla sua domanda, signor presidente, come ho detto non avevo mai partecipato ad un commissione, in vita mia, ed era la prima volta che si parlava di un project financing in Italia, e lo si faceva per un CDR.
L'esperienza che avevo nel settore indicava, come esempio particolarmente interessante, al di là dei casi noti dei termovalorizzatori di Vienna o di Parigi, il caso di una cittadina vicina a Chicago, Robbins, dove preparano il CDR e lo termovalorizzano sul posto. Tutta la linea di preparazione del CDR è tenuta sotto pressione. In questo modo, anche i cattivi odori sono aspirati e utilizzati come sostanza combustibile, trattandosi di composti organico-volatili, che hanno un loro potere calorifico. È un'esperienza abbastanza interessante, considerando, peraltro, che si è verificata negli Stati Uniti, dove non mancano luoghi desertici in cui si potrebbero localizzare discariche. La società che ha realizzato l'impianto a Robbins ha partecipato anche alla nostra gara, così come hanno fatto altre società, proponendo soluzioni differenti.

PRESIDENTE. Differenti dall'ipotesi di Chicago?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. La Foster Wheeler Italia - posso fare il nome, in quanto si tratta di un fatto pubblico - ha presentato esattamente lo stesso sistema, a letto fluido, circolante, a mio parere particolarmente efficace...

PRESIDENTE. Professore, aiuti chi non è competente dal punto di vista tecnico a capire meglio la questione. Come si spiega il punteggio 4 assegnato a chi ha vinto la gara e 8 ad altri? Insomma, può dirci come si spiega questa differenza, dal punto di vista tecnico? La prego di utilizzare un linguaggio semplice.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Gli altri tre partecipanti hanno ottenuto un punteggio, se non vado errato, anche più alto di 8. Ricordo, infatti, di aver assegnato 9,85, su un massimo di 10, sia alla B&B che all'Ansaldo. L'ENEL compariva una volta con Foster Wheeler e una volta con B&B, se ricordo bene. Ad ogni modo, B&B, Ansaldo e Foster Wheeler hanno conseguito una valutazione molto elevata, pur presentando tre tipologie progettuali differenti. Il progetto era particolarmente avanzato: insegno queste materie da anni e svolgo anche attività internazionali a riguardo, ma devo dire che non avevo mai visto un progetto così ben curato. Era difficile, dunque, assegnare un punteggio inferiore a 10, trattandosi di un piano praticamente perfetto, da tutti i punti di vista.

TOMMASO SODANO. Talmente perfetto che fu bocciato e si scelse il progetto che aveva ottenuto 4 come punteggio.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento


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di scienze ambientali della II università di Caserta. No, la commissione tecnica...

TOMMASO SODANO. Era una considerazione amara, ce la consenta.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Se mi chiede un parere come tecnico, le dico che rimasi molto dispiaciuto, in quanto le altre soluzioni erano tecnicamente molto avanzate.

PRESIDENTE. Il fatto che le soluzioni fossero tecnicamente più o meno avanzate che cosa comportava?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Atteniamoci ai fatti. La commissione doveva giudicare un progetto, e il progetto della FIBE era carente da più punti di vista. D'altra parte, credo che abbiate i documenti...

PRESIDENTE. Non mi sono spiegato. Il fatto che si trattasse di due progetti diversi, uno di maggiore e uno di minore qualificazione tecnica, ai fini della realizzazione dell'impianto, dell'impatto, dei costi successivi e della manutenzione, cosa significava?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Se avessi dovuto restare fedele all'idea di allora, quella di realizzare un impianto nel termine di 18 mesi, avrei detto che un progetto così ben curato come quello dell'Ansaldo, della B&B o della Foster Wheeler, di conseguire tale obiettivo nel tempo previsto, dando vita ad una struttura perfettamente funzionante anche in considerazione delle precedenti esperienze.
Il progetto della FIBE presentava delle lacune in alcuni casi imbarazzanti, che hanno portato a quella valutazione...

PRESIDENTE. Di insufficienza.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. La nostra considerazione è che se la società avesse dovuto realizzare l'impianto subito, avrebbe dovuto svolgere un lavoro incredibilmente accelerato.
In seguito, ho avuto occasione di rivisitare il progetto della FIBE; per effettuare questo studio, abbiamo utilizzato l'ultima versione dell'intero progetto, quella che forse pochi conoscono, e ne abbiamo dovuto esaminare ogni aspetto. Siamo stati costretti a chiedere permessi particolari, per vagliare tutte le soluzioni, altrimenti questo studio non si sarebbe potuto effettuare.
Ebbene, posso dirvi che il progetto aggiornato della FIBE - sto parlando di quello presentato quattro anni dopo - è un ottimo progetto, ma non è lo stesso che era pervenuto alle commissione.

PRESIDENTE. Ha seguito i lavori della commissione di valutazione di impatto ambientale? Conosce le prescrizioni?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Sinceramente, dopo l'episodio dell'aggiudicazione, mi sono dedicato esclusivamente all'attività di ricerca. Sono rimasto lontano da questa vicenda per quattro-cinque anni.

TOMMASO SODANO. In realtà, se non ricordo male, sebbene il progetto della FIBE avesse avuto zero e quello dell'Ansaldo 10, a fronte di un'offerta di una lira inferiore da parte della FIBE, quest'ultima si sarebbe aggiudicata la gara.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. A questo non so rispondere.


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TOMMASO SODANO. La scala dei valori era completamente sbilanciata in direzione dell'offerta economica. La mia domanda, che le rivolgo nella sua veste di tecnico, è la seguente: le sembra possibile che un progetto del genere si faccia in project financing, lasciando l'individuazione dei luoghi al soggetto che si aggiudica la gara? Per le implicazioni, che lei conosce bene, ritiene che questa sia una soluzione da attuare con un project financing?
Inoltre, all'interno di un project financing, è possibile un'aggiudicazione in cui l'aspetto prevalente sia quello economico, considerato l'alto impatto ambientale dell'opera di cui stiamo parlando?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Senatore Sodano, lei pone domande da politico, non da tecnico. Se vuole, le rispondo come cittadino.

TOMMASO SODANO. È vero che qualcuno assegnò un punteggio uguale a zero, in quanto quello era l'unico modo per non far superare lo scoglio tecnico all'offerta della FIBE? Abbiamo letto che il verbale non si chiudeva mai, a causa di resistenze all'interno della commissione di gara.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Non si chiudeva mai, anche perché per valutare tutte quelle carte occorreva molto tempo. Confesso che l'unico tecnico specializzato in queste materie ero io, e abbiamo lavorato anche di notte, per parecchio tempo. Sono stato, comunque, fortemente aiutato dal presidente Pasquino e dagli altri componenti della commissione.
Per venire alle sue domande, il project financing è stato adottato, se ricordo bene, anche a Robbins. Credo la soluzione sia assolutamente adeguata - le rispondo come tecnico, non come politico -, fermo restando che localizzazione doveva essere scelta nell'ambito di una serie di siti che erano stati individuati dal commissariato, quindi erano tutti possibili.
Alla domanda se qualcuno ha assegnato un punteggio uguale a zero, la risposta è sì, semplicemente perché si riteneva che le lacune impedissero di dare un giudizio nel complesso. Se ricordo bene - lei è più informato di me, dal momento che non mi occupo di queste cose da anni - la FIBE fu riammessa, dopo essere stata, in un primo momento, esclusa dalla preselezione; quindi, sicuramente non aveva potuto disporre di tutto il tempo che avevano avuto le altre aziende per preparare il loro progetto.
Non rammento quale fosse la scala dei valori, ma i progetti delle altre aziende erano semplicemente perfetti. Confermo, tuttavia, che il progetto della FIBE da me esaminato nel 2001, quando ho ricevuto questo incarico, era di altissimo livello, sebbene non avesse più nulla a che fare con quello precedente. Ricordo che la FIBE aveva presentato, la prima volta, il progetto di una griglia raffreddata ad aria, un sistema particolarmente obsoleto. In particolar modo, avanzai l'osservazione che difficilmente quell'impianto avrebbe potuto gestire il CDR, il quale avendo un potere calorifico molto più alto del rifiuto, avrebbe rischiato di piegare la griglia. Dissi, quindi, che a mio parere quella proposta era alquanto singolare. Tuttavia, nel progetto finale, trovammo una griglia raffreddata ad acqua, come c'era da augurarsi. Le griglie raffreddate ad acqua rappresentano un avanzamento della tecnologia di termovalorizzazione relativamente recente, secondo un modello che, se non ricordo male, era stato presentato anche dalla B&B.

PRESIDENTE. Professore, è troppo ghiotta l'occasione di averla qui, anche per consentirci alcuni approfondimenti di carattere squisitamente tecnico sul piano generale. Ci dice qualcosa della gassificazione? Conosce l'impianto di gassificazione in Alaska, quello di Barrow? Sa darci qualche informazione in più dal punto di vista comparativo?


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UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. La ringrazio della domanda. Forse avrà saputo che, da due anni a questa parte, in Campania sono nati i centri regionali di competenza, realizzati su proposta dell'assessorato alla ricerca scientifica e all'innovazione tecnologica. Sono il vicedirettore del centro...

PRESIDENTE. Devo confessare che è una delle poche iniziative apprezzabili - questo è un mio giudizio - realizzate dal sistema regionale. Ovviamente, questo non implica la valutazione della Commissione.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Sicuramente è buona, abbiamo avuto un'occasione particolare.

PRESIDENTE. C'era un bravo assessore.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. È anche un mio collega di ingegneria chimica. Abbiamo realizzato il centro denominato «analisi e monitoraggio del rischio ambientale», presieduto da un eminente vulcanologo e sismologo, il professor Gasparini. Io sono il vicedirettore, e mi occupo della parte relativa ai rischi antropici.
Una sezione riguarda i rischi dovuti alla gestione dei rifiuti e alle emissioni industriali, che riguardano problematiche connesse sia allo smaltimento illegale dei rifiuti sia ad una loro gestione farraginosa. Stiamo realizzando un impianto di gassificazione per i rifiuti urbani, che verrà messo in funzione all'inizio dell'anno prossimo, grazie ad un finanziamento della Comunità europea.

PRESIDENTE. Dove?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. A Caserta, a poche centinaia di metri dalla facoltà di scienze ambientali. Ovviamente si tratta di un impianto di piccole dimensioni, ma ha comportato un investimento che solamente la Comunità europea poteva supportare. L'impianto ha visto il coinvolgimento di molte persone e il suo completamento è affidato all'Ansaldo. Attualmente, siamo nella fase di regolazione del sistema di automatismi.
Mi permetto di fare una precisazione. La gassificazione comporta lo stesso processo di trattamento termico della combustione, ma si ricorre ad una quantità di ossigeno inferiore a quella che occorrerebbe per la reazione stechiometrica, quella necessaria per la combustione. Si usa volutamente una minore quantità di ossigeno, proprio perché non si vuole produrre anidride carbonica e idrogeno, ma si intende conservare una parte consistente, che può arrivare anche all'80 per cento, del potere calorifico nei gas. In sostanza, i gas in uscita devono solamente essere immessi nell'atmosfera dopo essere stati raffreddati (in quanto la loro funzione è stata quella di raccogliere il calore della combustione per poi cederlo in una caldaia) ma, presentando un potere calorifico anche molto elevato possono essere sfruttati ulteriormente. Questo è il primo vantaggio della gassificazione. Si ottiene un gas detto di sintesi, un insieme di CO e idrogeno, anziché CO2 e acqua. I due gas possono reagire con l'ossigeno in un secondo momento, ma sempre come gas, vale a dire con un impatto ambientale minore, e soprattutto in una localizzazione diversa.
Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un grossissimo impegno da parte dei tedeschi, ma soprattutto dei giapponesi, in questa direzione. Il Giappone presenta una situazione dei rifiuti molto simile alla nostra, in quanto non si possono costruire discariche, a causa della particolare idrologia e dell'elevata sismicità. Inoltre, essendo un paese ad alta densità di popolazione, presenta anche un'elevata produzione di rifiuti. In Giappone, è stato realizzato


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il maggior numero di termovalorizzatori nel mondo (circa 80 nel giro di 6 anni). Negli ultimi anni, con l'esperienza che aveva alle spalle, questo paese si è concentrato sul processo di gassificazione, che presenta determinati vantaggi. Tra gli svantaggi, rientra il fatto che - essendo sicuramente un processo meno conosciuto di quello di combustione - le tecnologie vadano gestite con maggiore attenzione. In secondo luogo, si richiede una competenza diversa anche nella gestione.
Per quanto riguarda i vantaggi, in generale, si ottiene un gas che può essere utilizzato dappertutto, quindi può anche essere commercializzato. Questo gas non viene impiegato necessariamente per produrre energia, ma può essere sfruttato anche per produrre combustibili per autotrazione o idrogeno.
Come sapete, si dice che stiamo passando da un'economia carbon based, basata sul carbone, ad una hydrogen based, basata sull'idrogeno, anche per ridurre gli impatti ambientali. In particolare, il gas di sintesi può essere impiegato per realizzare tutti i prodotti della petrolchimica - metanolo, ammoniaca, etilene -, quindi ha un valore aggiunto economico molto elevato. Inoltre, dal punto di vista ambientale, tale gas ha una considerevole possibilità di sostituire i processi di estrazione e di raffinazione del petrolio e di essere impiegato per la produzione di determinati beni.
Noi abbiamo lavorato, sempre con il Conai, proprio per realizzare un progetto di questo genere, in riferimento alle plastiche; al di là del riciclo meccanico della plastica, si sta valutando la possibilità di un riciclo chimico, attraverso un feedstock recycling, ossia un processo di gassificazione e di pirolisi. I dati interessanti provenienti da alcuni impianti inglesi e giapponesi fanno pensare a questa come ad una soluzione estremamente valida. L'eccezione riguarda alcune plastiche (ad esempio, il PET) che è talmente conveniente - sia dal punto di vista ambientale sia economico - riciclare meccanicamente, da non richiedere un processo del genere, la cui attivazione sarebbe in tal caso insensata. Tutte le altre plastiche, quelle di poco conto, difficili da riciclare perché sottili e leggere (come il polistirene, il polipropilene e i poliuretani espansi), possono essere gassificate o pirolizzate, con risultati molto positivi dal punto di vista ambientale.
Per quanto riguarda i rifiuti urbani - non vorrei divagare, anzi vi chiedo di riportarmi nell'alveo del fiume, se dovessi uscirne -, la gassificazione consente una notevole flessibilità sul prodotto in partenza: si possono usare le biomasse, il CDR, che è particolarmente adatto, o alcune categorie di rifiuti industriali selezionati...

PRESIDENTE. È più adatto il CDR?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Per la gassificazione oserei rispondere di sì. Tuttavia, dipende anche dalla tecnologia. Il problema della gassificazione è che sul mercato esistono circa una decina di tecnologie potenzialmente commercializzabili, tutte abbastanza differenti tra loro. Questa conoscenza deriva in parte dall'impiego che è stato fatto del carbone per la produzione delle benzine, a cominciare dalla seconda guerra mondiale, quando qualcuno negò ai tedeschi la possibilità di avere il petrolio.
Proprio due settimane fa sono stato in Sudafrica, per conto dei centri di competenza, a presentare uno studio sulla gassificazione dei rifiuti in sistema elettrofluido. In Sudafrica c'è una rilevante esperienza in tal senso, partendo dal carbone (ne hanno tantissimo), che viene utilizzato al posto del petrolio, attraverso processi di gassificazione molto sofisticati e ben realizzati, con i quali ottengono anche le benzine.

PRESIDENTE. Mi consenta di fare un salto. Se dovesse ridisegnare, come probabilmente accadrà, il piano regionale, o se dovessimo mettere in campo un nuovo piano, in una qualunque regione italiana,


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lei ipotizzerebbe una soluzione di questa natura? Dal punto di vista tecnico e scientifico, è credibile un'operazione del genere?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Mi pone una domanda piuttosto difficile, in quanto di impianti di gassificazione per rifiuti urbani delle dimensioni di quello di Acerra - così ci capiamo - ce n'è uno solo in costruzione, in Malesia, da parte di una società giapponese. È praticamente tutto pronto per la realizzazione, ma è il primo di così grandi dimensioni.

PRESIDENTE. Come si chiama questa società?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Ebara Corporation.

PRESIDENTE. Sta sollecitando la fantasia di questa Commissione.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Mi dispiace, non ho portato tanto materiale, ma eventualmente potrò inviarle una e-mail. L'impianto, come dicevo, si trova in Malesia. Personalmente, mi sono interessato di questa vicenda perché mi è stato chiesto di scrivere un capitolo di un libro a riguardo. In quell'occasione, ho stilato un resoconto di tutte le tecnologie di gassificazione esistenti. Sono oltre 25.

PRESIDENTE. E sui residui?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Dal punto di vista dei residui, qui si ottiene il vantaggio maggiore dalla gassificazione. Se questa avviene in certe condizioni, si producono dei residui vetrosi facilmente smaltibili, mentre la formazione di inquinanti e microinquinanti organici è sfavorita dalla mancanza di ossigeno. Per la verità, devo dire con franchezza che un impianto di gassificazione produce, comunque, un gas infiammabile e, in certe condizioni, potenzialmente esplosivo, necessitando, pertanto, di norme di sicurezza adeguate. La mia idea attuale - voi politici rivedete spesso la vostra posizione sulla base dei dati - è che gli impianti di gassificazione siano particolarmente adatti per una taglia piccola e media. Gli impianti di combustione oggi offrono una garanzia praticamente totale (mi permetto di dirlo dopo averne visionati tanti, in Francia, in Austria...) di basso impatto ambientale: è difficile gestire male un impianto di termovalorizzazione.

PRESIDENTE. Cosa vuol dire piccola, media e grande taglia? Quante tonnellate per ora o per giorno può smaltire un impianto?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. L'impianto di Acerra, ad esempio, può smaltire oltre mille tonnellate al giorno, così mi sembra. Se fossimo nell'ordine di cento tonnellate al giorno, ovvero in un ordine di grandezza più piccolo, l'impianto di gassificazione potrebbe garantire la possibilità di un'ottima gestione. Dobbiamo comunque chiarire la situazione a livello europeo: gli europei non si stanno muovendo a riguardo, nessuno sta facendo nulla; chi sta lavorando moltissimo, invece, sono i giapponesi e gli asiatici, laddove i governi hanno assicurato un forte supporto, al fine di promuovere un'innovazione tecnologica delle compagnie.

PRESIDENTE. Dunque, in Europa non c'è un'esperienza in questo senso?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università


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di Caserta. Non c'è un'esperienza di queste dimensioni. Se disegnassimo un quadrante, in cui fossero evidenziate la convenienza economica e la fattibilità tecnica, gli inceneritori sarebbero collocati soprattutto nella parte di fattibilità tecnica, che dà la garanzia assoluta e, in parte, nella zona di convenienza economica, non completamente, ma in molti casi acclarata.

PRESIDENTE. Soprattutto quando c'è il contributo CIP.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. In quel caso è evidente. Ho seri dubbi che qualcuno potesse mettere valori molto più bassi, con il CIP, in Campania.
Per quanto riguarda la gassificazione, ci troviamo in una situazione in cui gli europei hanno un livello di competenza più o meno paragonabile a quello dei giapponesi. Questi ultimi sono avvantaggiati dal fatto che soltanto Ebara e Mitsui hanno realizzato una ventina di impianti di questo genere in Giappone, negli ultimi tempi. Molti impianti sono dedicati ai residui di rottamazione delle auto, i cosiddetti ASR (auto shredder residue), che recuperano diversi metalli.
Il Governo giapponese ha fornito un supporto, con l'impegno che le emissioni fossero pari a zero, ovvero che in discarica non rimanesse nulla, dal momento che la situazione giapponese, come vi ho detto, è molto simile a quella campana.
Il problema della convenienza economica, tuttavia, non è stato ancora risolto. Gli americani, i quali hanno compiuto degli studi sull'argomento, sostengono che i progetti europei non siano ancora finanziabili con tranquillità. In generale, anche in Inghilterra e in Germania, si stanno riducendo le richieste di tipo economico e i gruppi finanziari accettano un maggior rischio economico, a patto che la fattibilità tecnologica sia garantita.
Questo è uno dei motivi per cui anche noi stiamo realizzando tale impianto per il centro di competenza, proprio al fine di trasferire know-how alle piccole e medie imprese che volessero realizzare strutture di gassificazione, ad esempio per consorzi che si occupano del recupero della plastica, della carta e quant'altro.

PRESIDENTE. Che fine fanno ceneri e ferro?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Negli impianti della Ebara sono inviati ad una ash melting furnace, un forno in cui le ceneri vengono fuse; successivamente, vengono divise tra ceneri di metalli ferrosi e non ferrosi e rimesse nell'industria del metallo. Gli inerti, invece, vengono utilizzati come granulato, soprattutto come sottomanto stradale, come avviene a Robbins, vicino Chicago. Questo consente di ridurre considerevolmente l'impiego delle discariche.
Per rispondere alla sua domanda, potrei dire che, in una rivisitazione del piano, forse si potrebbe pensare ad una serie di impianti di gassificazione o di pirolisi.

PRESIDENTE. Qual è la differenza tra gassificazione e pirolisi? La mia ignoranza mi faceva credere che fossero la stessa cosa.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. La pirolisi non richiede la presenza di ossigeno nel processo.

PRESIDENTE. Quindi, il processo aumenta le quantità di gas?

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Aumenta sia le quantità di gas sia di liquido, in quanto ci sono alcuni prodotti talmente pesanti che vengono


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condensati. Il valore aggiunto del prodotto aumenta e insieme aumenta la pericolosità dell'operazione.

PRESIDENTE. Professore, sono stato contento di averla audita, anche per ragioni diverse da quelle per cui è stato chiamato. Ci farà piacere ricevere una copia dei due lavori.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Le lascio tutti i riferimenti, presidente.

PRESIDENTE. Alla Commissione non dispiacerebbe venire a visitare - se la invitaste a farlo -, l'impianto di gassificazione.

UMBERTO ARENA, Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II università di Caserta. Se passaste per Napoli, uno di questi giorni, vedreste che siamo in fase di costruzione.

PRESIDENTE. Non essendovi altri interventi, la ringrazio per le opportunità che ha offerto a questa Commissione e il contributo fornitoci.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,30.

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