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Seduta del 22/1/2003


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Audizione di Gianfranco Dell'Alba e Benedetto Della Vedova, membri del Parlamento europeo, e di Giulio Manfredi.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Gianfranco Dell'Alba e Benedetto Della Vedova, membri del Parlamento europeo, e di Giulio Manfredi.
Ritengo necessaria una premessa: voi radicali siete stati i primi ad interessarvi alla vicenda relativa all'acquisizione avvenuta nel giugno 1997 di una quota di Telekom-Serbia da parte di STET International Netherland e OTE, l'organismo telefonico ellenico. Infatti, risale al 25 giugno 1997, quindi a pochissimi giorni dopo la conclusione dell'affare, l'interrogazione a risposta scritta n. 4/06641 presentata dal senatore Pietro Milio e indirizzata al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e al ministro delle poste e delle telecomunicazioni, Antonio Maccanico.
I colleghi Della Vedova e Dell'Alba, in qualità di piccoli azionisti, hanno partecipato all'assemblea della Telecom e, tra le altre cose, hanno chiesto lumi e spiegazioni ai vertici aziendali sulle modalità di acquisizione della quota di Telekom-Serbia. Queste spiegazioni furono chieste a più riprese e a più consigli di amministrazione; noi siamo a conoscenza delle assemblee del 16 giugno 1998, del 14 dicembre dello stesso anno e del 1o giugno 1999. Dalle date si intende che sono stati chiesti chiarimenti a Gianmario Rossignolo, a Franco Bernabe' e a Roberto Colaninno. Più volte avete chiesto di essere ascoltati dalla procura di Torino.
Alla fine del 2002 è stato presentato un libro, in edizione speciale fuori commercio, a cura dell'associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino, il cui autore è Giulio Manfredi, qui presente. Informo i colleghi che troverete tale libro nelle vostre caselle in modo che ognuno possa, se crede, farne oggetto di consultazione o di studio.
La richiesta di essere ascoltati in merito alla vicenda è pervenuta quindi alla nostra Commissione e, con la celerità consentita dai tempi, noi siamo qui per ascoltarvi.
Dopo questa introduzione, che mi sembrava doverosa, vi porrò alcune domande, e deciderete chi sarà a rispondere. Avendo a disposizione poco tempo - dovremo sospendere la seduta alle 16 per i concomitanti lavori dei Senato - e non volendo comprimere la vostra audizione, ne abbiamo previsto il seguito per il 5 febbraio prossimo, se per voi va bene, altrimenti decideremo una data successiva.
Passando alle domande, vi chiedo se siate mai stati ascoltati dalla procura della Repubblica di Torino in riferimento all'affare Telekom-Serbia.

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Rispondo per tutti. Sì, siamo stati auditi dalla procura di Torino tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre di quest'anno.

PRESIDENTE. Avete fatto riferimento all'interrogazione del 25 giugno 1997, presentata dal senatore Milio. Potete riferirci in ordine alla risposta avuta dai ministri allora interrogati?

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. A questa domanda rispondo io. All'epoca, come dirigente della lista Pannella, collaboravo con il senatore Milio. L'interrogazione a risposta scritta venne presentata, come lei ha detto, al Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, e al ministro delle poste e delle telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ma non ci fu mai risposta.
Successivamente, a seguito di un comunicato emanato da me e dall'onorevole Dell'Alba in cui, dopo che la Repubblica


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ebbe risollevato la questione, riparlammo dell'interrogazione di Milio, cui non era stata risposta, arrivò una smentita da parte dell'ufficio stampa di Romano Prodi (divenuto nel frattempo Presidente della Commissione europea), in cui si disse che tale interrogazione risultava mai presentata. In un nostro successivo comunicato indicammo il numero dell'interrogazione, vale a dire Senato 4/06641, che il presidente ha già citato; dopo di ciò l'ufficio stampa del Presidente Prodi mi fece pervenire copia di un telescritto da cui risultava che l'interrogazione era stata effettivamente presentata (ma noi non avevamo alcun dubbio in proposito) e che il ministro per i rapporti con il Parlamento dell'epoca, una volta esaminata, l'aveva inviata ai ministeri competenti affinché dessero una risposta appropriata.

GIUSEPPE CONSOLO. Chi era a quell'epoca il ministro per i rapporti con il Parlamento?

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Era Giorgio Bogi, che l'8 luglio del 1997 inviò un telex - ne ho qui una copia - all'onorevole ministro del tesoro e, per conoscenza, agli onorevoli ministri per gli affari regionali e dei trasporti e della navigazione (non abbiamo capito quale fosse la competenza di questi due ministeri, ma questa è altra cosa) in cui si diceva: «Pregasi voler rispondere ad atto di sindacato ispettivo n. 4/06641 del senatore Milio, concernente la privatizzazione STET».
Quindi, l'interrogazione risultava essere stata presentata, ma al senatore Milio non è mai stata data risposta neanche nel prosieguo della legislatura, dunque fino al 2001. Sappiamo che l'interrogazione, che era rivolta al Presidente del Consiglio e al ministro delle poste e delle telecomunicazioni (quest'ultimo aveva competenza di nomina nel consiglio di amministrazione di STET), venne smistata anche al ministro del tesoro e, per conoscenza, ai ministro per gli affari regionali e dei trasporti e della navigazione.

GIUSEPPE CONSOLO. Presidente, può chiedere agli auditi di dire i nomi e non le cariche?

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. I nomi sono i seguenti: Presidente del Consiglio, Romano Prodi; ministro delle poste e delle telecomunicazioni, Antonio Maccanico. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, da quanto risulta dal telescritto (che immagino sia acquisibile, visto che lo ha acquisito l'ufficio stampa di Prodi), smistò l'interrogazione al ministro del tesoro, Carlo Azeglio Ciampi e, per conoscenza, al ministro per gli affari regionali che, se non sbaglio, era Franco Bassanini, e al ministro dei trasporti e della navigazione, Claudio Burlando.

PRESIDENTE. Se ho capito bene, l'interrogazione era stata rivolta a soggetti diversi da quelli verso i quali poi è stata smistata.

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Il senatore Milio rivolse l'interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro delle poste e delle telecomunicazioni.

PRESIDENTE. Che erano soggetti istituzionali diversi da quelli ai quali Bogi richiese un ulteriore interessamento.

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Il documento che ho ricevuto è un telescritto con cui Bogi la smistava.

PRESIDENTE. Quindi, non sappiamo se li abbia aggiunti oppure se siano stati interessati in alternativa.
Abbiamo parlato delle assemblee Telecom, ricordando le date e i nomi degli amministratori delegati (spero siano corretti). In pratica, in quell'occasione voi chiedevate di «svolgere indagini approfondite e di riconsiderare le opportunità politiche ed economiche di mantenere tale partecipazione». Quale risposta vi fu data?


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GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Come deputato, il 9 giugno 1997 - il Presidente del Consiglio, il ministro degli affari esteri, il ministro del tesoro o il sottosegretario per gli affari esteri con delega per i Balcani, ad un livello di responsabilità così elevato, non potevano non sapere - emanai un comunicato stampa del seguente tenore: «Mentre il mondo delle telecomunicazioni è mutato rapidamente nelle sue tecnologie e nelle forme di mercato, STET-Telecom si arrampica disperatamente verso mercati residuali di economie stataliste di regime e illiberali. Dopo l'accordo portato a compimento con la firma dell'acquisizione del 29 per cento di Telekom-Serbia, abbiamo la conferma che l'unico spazio di mercato a disposizione della STET risiede nei paesi in cui la statalizzazione, responsabile in molti casi di gravi violazioni dei diritti umani, garantisce e tutela i monopoli di regime alla Milosevic». Quindi, oltre all'interrogazione del 25 giugno, il giorno stesso del famoso accordo segreto uscì un comunicato; come sapevo io, deputato europeo di base, ritengo che i responsabili governativi dovessero sapere.
Per quanto riguarda le assemblee, nel corso della prima, tenutasi al Lingotto nel 1998 - all'epoca era presidente pro tempore Rossignolo - sollevai la questione STET-Telecom, e non ebbi risposta, se non delle note o delle dichiarazioni a margine, secondo le quali la questione riguardava STET Netherland e non Telecom o STET. Noi continuammo a formulare queste nostre richieste fino all'ultima assemblea, alla quale partecipammo entrambi, quella del 12 giugno 2001, nella quale procedemmo ad una sorta di sintesi di tutti gli interrogativi già posti e che nel frattempo avevano dato luogo anche all'apertura di indagini da parte della procura di Torino.
Se mi è consentito, vorrei lasciare agli atti della Commissione l'intervento formulato in quell'occasione, che contiene venti quesiti puntuali che formulai pubblicamente al presidente Colaninno senza ricevere alcuna risposta nel corso della replica.

GIUSEPPE CONSOLO. Colaninno o Rossignolo?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Mi riferisco all'assemblea del 2001. Nel 1998 feci un primo intervento che venne ignorato...

GIUSEPPE CONSOLO. Quindi, sono stati ignorati tutti e due!

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Tutti e due i miei, più quelli del collega Della Vedova nelle occasioni in cui ha parlato dell'acquisto della Telekom-Serbia.
Vorrei leggere la risposta fornita dal presidente Colaninno a noi azionisti in merito ad alcune domande della Consob che, lette con il senno del poi, fanno ridere amaro. La Consob, al punto f) della sua comunicazione (sono tutti atti che lascerò alla Commissione), chiese informazioni in merito all'individuazione, allo stato - 12 giugno 2001 -, di eventuali rischi relativi alla vicenda Telekom-Serbia che avrebbero potuto in futuro dare luogo a potenziali passività per la società. La risposta di Colaninno fu la seguente: «Con riferimento a quanto ha formato oggetto di notizie sulla stampa e di indagini da parte della Consob e del collegio sindacale della società di revisione di Telecom Italia in merito alla partecipazione detenuta in Telekom-Serbia da Telecom Italia tramite la sua controllata SIN, si conferma che allo stato non sono state individuate situazioni di rischio suscettibili di generare in futuro passività potenziali».

PRESIDENTE. Non si può dire che difettino di ironia!

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Come documento ironico è abbastanza significativo.

GIUSEPPE CONSOLO. Da chi fu firmato il documento Consob?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. La Consob pose i quesiti e il consiglio di amministrazione rispose...


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GIUSEPPE CONSOLO. Se ci dice chi lo ha firmato, noi lo convochiamo.

PRESIDENTE. È informale. Sono quesiti istituzionali. Poi è stato Colaninno, per quel che sappiamo, a dare le risposte.

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. C'è una data protocollata.

PRESIDENTE. Lei ha chiesto di integrare la deposizione con documenti da allegare. Ne ha senz'altro facoltà.

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Grazie.

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Come ha detto l'onorevole Dell'Alba, credo che noi siamo la testimonianza che dell'affare Telekom-Serbia si sapeva pubblicamente, ovviamente non tutto, ma dell'esistenza dei principali profili economici e delle inevitabili conseguenze politiche che avrebbe rappresentato. Ne è testimonianza in particolare il lavoro di documentazione veramente approfondito di Giulio Manfredi, che ha collezionato in tutto questo periodo notizie pubbliche, per acquisire le quali magari era necessario scavare un pochino. Ricordo che all'epoca, secondo il titolo di un articolo apparso su Il Sole 24 Ore, si trattava della più grande operazione di politica estera mai fatta dall'Italia (certo, si tratta di un articolo di giornale), dando per acquisito che il valore dell'operazione non fosse tanto legato alla strategia aziendale ma che rispondesse a criteri di altra natura, che credo si possano definire a tutto tondo politici. Il dubbio che noi abbiamo sollevato fin dall'inizio è come potesse accadere una cosa del genere ad opera di un'azienda pubblica senza che vi fossero delle responsabilità politiche. Credo che la cosa importante - e questo è compito vostro - sia individuarle.
Tornando alle assemblee, se ne tenne una il 15 dicembre del 1998, nel periodo successivo alla fuoriuscita di Rossignolo, quindi con Berardino Libonati presidente e Franco Bernabe' neoamministratore delegato, al Lingotto di Torino; all'ordine del giorno vi erano le strategie di diversificazione e di internazionalizzazione e l'immagine dell'azienda, ed io intervenni dicendo che quella partecipazione comportava rischi sotto il profilo dell'immagine dell'azienda, cosa che era nota a tutti, cioè che da lì a poco si sarebbe potuta verificare la possibilità, poi concretizzatasi, di vedere coinvolte l'azienda e le sue strutture nella guerra in Kosovo, dove Belgrado, che era il socio di cui Telecom (e noi, come azionisti, eravamo soci) stava compiendo le azioni che già erano note. Dopo che io ebbi sollevato la questione - si tratta di documentazione acquisibile anche da Radio Radicale, che registrò questo intervento, come credo gli altri - il presidente mi interruppe dicendo che non erano cose rilevanti rispetto all'ordine del giorno. Però anche loro, semmai non lo fossero stati per i canali aziendali, erano informatissimi pubblicamente di questa partecipazione e dei relativi rischi, come poi si è visto e come ha sottolineato il collega Dell'Alba. Se mai qualcuno riteneva che questa partecipazione potesse avere un valore strategico, quanto è avvenuto poche settimane fa con la dismissione da parte del gruppo Pirelli-Benetton, con la minusvalenza che è venuta a determinarsi, dimostra che avevano ragione coloro che fin dall'inizio hanno sostenuto l'incongruità dell'operazione sotto il profilo aziendale.

PRESIDENTE. Onorevole Della Vedova, lei ha dichiarato al Giornale del 20 febbraio 2001: «Chi ha tenuto conto allora dell'opinione contraria espressa dal consigliere di amministrazione Lucio Izzo?». Questo ci interessa, perché come lei sa il professor Izzo è stato audito da questa Commissione. Vuole spiegarci le sue affermazioni alla stampa, visto che Izzo si è presentato a noi nel ruolo di statua, relative all'epoca del consiglio di amministrazione in cui maturò l'informazione di Telekom-Serbia, perché egli ci ha detto che non ritenne opportuno prendere la parola ed assistette a quel decorso di


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tempo velocissimo - sei o sette minuti - per esaminare le «varie ed eventuali»? Sa qualcosa in più sulla circostanza relativa ai poteri istituzionali non esercitati dal professor Izzo?

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Non sono a conoscenza di altro che di ciò che è a conoscenza di tutti rispetto a quel consiglio di amministrazione e rispetto al comportamento del dottor Izzo. Quel che ho obiettato nell'intervista ad un quotidiano era che il Ministero del tesoro era presente nel consiglio di amministrazione con un proprio membro, che non aveva votato quella delibera. Starà poi al professor Izzo dire perché si astenne e come comunicò o non comunicò quella decisione. Credo che chiunque abbia esperienza nel campo sappia quanto accade nelle aziende e nei rapporti tra consiglieri di amministrazione e enti che li esprimono su una questione così rilevante. Ricordiamo che l'importo di quell'operazione, anche per un'azienda come STET-Telecom, era rilevantissimo: era la più grande operazione sull'estero - a parte operazioni fatte in Russia in decenni precedenti - mai realizzata da un'azienda privata o pubblica italiana. Sembra strano che un consigliere di amministrazione non segnali la cosa all'azionista - tra virgolette - che lo ha espresso.

PRESIDENTE. È chiaro. Il professor Izzo in questa sede ha risposto - non so se abbiate letto il verbale della sua audizione - che era sportivamente presente da spettatore, che non prese la parola e non interferì.
Onorevole Dell'Alba, da un bollettino di informazione e di azione sulle campagne del Partito Radicale transnazionale si legge tra gli altri un interrogativo posto da lei: «Possibile che non esista un'informativa, una documentazione su uno dei più grossi contratti mai negoziati in Serbia, e non solo da parte di un'azienda italiana? Tanto più che vi è chi ipotizza addirittura che per la definizione dei memorandum d'intesa sia stata richiesta l'assistenza dei servizi italiani nonché della controparte serba, la Drzavna Bezbednosti». Vuole spiegarci su quale base ha lanciato questo interrogativo?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Signor presidente, innanzitutto sulla deduzione che mi è giunta dall'aver studiato questo caso - ripeto - dall'inizio, dal 9 giugno, dal fatto che si apprese quasi subito che il trasferimento del denaro avvenne con un Falcon in sacchi di iuta, vale a dire con delle modalità che facevano pensare piuttosto ad una storia di servizi segreti che ad una trattativa normale. Come ho letto su qualche giornale, in genere la parte trasparente di un contratto si versa attraverso conti bancari e quella in nero, caso mai, in altra maniera. Qui è accaduto apparentemente l'inverso: si è versato su conti esteri il denaro delle cosiddette tangenti e quello che doveva essere la parte pubblica è andata...

CARLO TAORMINA. «Apparentemente» che cosa significa?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Se le testimonianze concordanti convengono che il trasferimento è avvenuto apparentemente - secondo le deposizioni di alcuni - con un aereo privato che è andato ad Atene ...

MICHELE LAURIA. A quali deposizioni si riferisce? Non risulta da nessuna deposizione!

PRESIDENTE. A noi non risulta nulla.

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Forse mi sono espresso male e mi correggo. Volevo dire che le notizie stampa di cui sono a conoscenza - e lo ero già in quegli anni - mi portavano in quella direzione. Ho dedotto, quindi, che ci fosse stata una informativa o comunque un'attività di informazione dei nostri servizi se è vero, come è vero, che leggendo la deposizione dell'allora ambasciatore a Belgrado, Bascone, risulta che segnalazioni in merito all'inizio delle trattative


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sulla Telekom-Serbia provenissero da parte governativa e dai servizi della nostra ambasciata a Belgrado.
Sulla questione specifica delle informazioni di cui disponiamo, che abbiamo reso pubbliche con delle comunicazioni - peraltro contenute anche nel libro -, vorrei che ascoltaste Giulio Manfredi.

PRESIDENTE. Mutuando l'interruzione dell'onorevole Lauria chiedo: le notizie fornite sono da voi elaborate per deduzione logica? Lo domando dal momento che non c'è una fonte storica che affermi che quanto da voi riferito abbia consistenza, al di là della lettura dei giornali. Naturalmente la fonte storica vale allo stato, nel senso che fino ad oggi non abbiamo registrato queste certezze. Per chi leggerà i nostri atti e per chi ascolta, è corretto spiegare che si tratta dell'elaborazione logica di un percorso che reputate di concludere in questo senso. È chiaro?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Per quanto riguarda l'informativa ai servizi, sicuramente.

PRESIDENTE. Interverrà ora l'autore del libro che è stato definito «un diario ragionato». Le chiedo: a seguito delle cose pubblicate - ed il discorso si rivolge a lei ed ai colleghi parlamentari -, dei dati acquisiti, delle indagini personali o di gruppo, siete nelle condizioni di poter dire che ci sono state delle variazioni oltre le notizie pubblicate? Siete in grado di dire quali siano affinché la Commissione possa apprezzarle? La parola al signor Manfredi.

GIULIO MANFREDI. Sono Giulio Manfredi del Comitato nazionale radicali italiani. Signor presidente, vorrei innanzitutto fare un'integrazione riguardante il dottor Lucio Izzo: sempre riferendomi alle notizie stampa, nel mio libro riporto un articolo de L'Espresso del giugno 1999 da cui risulta che il dottor Lucio Izzo aveva espresso voto negativo sulla partecipazione di Telecom Italia in Telekom-Serbia.
La sua domanda è molto impegnativa, signor presidente. Secondo me la Commissione sta conducendo un lavoro molto accurato ed approfondito rispetto al ruolo svolto dai tecnici e dai funzionari di Telecom e dai tecnici e diplomatici dei Ministeri del tesoro e degli esteri. Secondo noi, questa è solo una parte del lavoro di indagine e di approfondimento che non può esimersi dal rivolgersi non solo al versante serbo e greco della vicenda, ma anche ai vertici politici di quel tempo per appurare dai ministri dell'epoca quanto erano a conoscenza - e se lo erano - dell'affaire.
Mi pare che per ora si possa mettere in cascina un lavoro accurato di approfondimento rispetto alla genesi dell'affaire ed alla sua evoluzione. In proposito, vorrei mettere al corrente i commissari di un fatto accaduto nel novembre 1994, quando, come radicali di Torino, venimmo a conoscenza della presenza in città di una delegazione di affari serba di altissimo livello. Cito i nomi dei componenti: signor Jovan Zebic, vicepresidente e ministro delle finanze federali; signor Dragan Tomic, presidente del Parlamento serbo e presidente della Jugopetrol; signor Tomica Raicevic, ministro federale della programmazione; signor Goran Marcovic, direttore commerciale Jugopetrol e signor Gian Nicolino Narducci, console della Serbia a Milano. Richiamo la vostra attenzione sul signor Dragan Tomic (il quale, in qualità di presidente del Parlamento serbo, incontrò nel novembre 1996 a Belgrado il sottosegretario agli esteri Piero Fassino) che faceva parte del Fondo per lo sviluppo della Serbia, ossia l'ente che, in base ai resoconti stampa, distribuì il denaro arrivato dagli italiani e dai greci (pensioni, sanità, eccetera). Era considerato il tesoriere del regime di Milosevic. Su questo consegnerò la rassegna stampa che sono riuscito a trovare, anche se riterrei utile acquisire il parere del signor Tomic.
Richiamo l'attenzione anche sul signor Jovan Zebic, ministro delle finanze federali, perché ho letto il resoconto dell'audizione del signor Dimitrijevic il quale - a


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pagina 6 - afferma che l'affaire iniziò nel 1994 e che lui era in contatto con un ministro delle finanze.

PRESIDENTE. Italiano o serbo?

GIULIO MANFREDI. Serbo. Nel 1994, noi radicali di Torino ci chiedemmo cosa facesse in città una delegazione di affari dato che vigeva - cito - un «rigoroso embargo economico nei confronti della Repubblica federale di Jugoslavia». Proprio in quei giorni l'enclave bosniaca di Bihac era sottoposta ad un attacco delle forze serbo bosniache con l'appoggio di Milosevic ed il sindaco di Torino, nonostante questo, voleva incontrare la delegazione serba; il consigliere comunale radicale Carmelo Palma si oppose ed il sindaco non incontrò i serbi, ma abbiamo agli atti una lettera del console serbo a Torino - che consegnerò alla Commissione - contenente la richiesta di incontro al sindaco, da cui risulta che la delegazione incontrò le massime cariche della FIAT. Rispetto ai lavori della Commissione, poniamo umilmente la seguente domanda: in quei giorni, oltre ad incontrare le massime cariche della FIAT, i serbi a Torino incontrarono i vertici della Telecom per porre le basi dell'affaire Telekom-Serbia? È un quesito che abbiamo posto anche al procuratore Tinti, il quale ha avuto la gentilezza di riceverci.

PRESIDENTE. Questo sarà il nucleo degli argomenti che affronteremo nell'eventuale trasferta nella ex Jugoslavia.

MICHELE LAURIA. La delegazione è andata solo a Torino o anche in altre città?

GIULIO MANFREDI. Secondo le comunicazioni che abbiamo, la delegazione andò a Torino dove si fermò due giorni, cioè il 28 e 29 novembre 1994; gli stessi signori ritornarono a Torino nel maggio 1996, ma il contesto era diverso, dal momento che c'erano stati gli accordi di Dayton e l'embargo era terminato.
Ad integrazione ricordo che il 30 novembre manifestammo sotto la prefettura di Torino e che il consigliere Palma incontrò il prefetto di allora, Claudio Gelati, per porgli ufficialmente il problema della presenza della delegazione di affari serba in città, sotto embargo. Della nostra iniziativa ci fu un riscontro ufficiale ed un minimo riscontro stampa, di cui i commissari potranno avere contezza.

MICHELE LAURIA. Si può appurare se la delegazione è andata solo a Torino o anche altrove?

PRESIDENTE. Sarà compito nostro.

CARLO TAORMINA. Nelle rispettive competenze ed interessi coltivati con riferimento alla vicenda Telekom-Serbia, qualcuno di voi - cioè chi ha scritto od operato nei termini indicati nelle risposte fornite - ha svolto inchieste, indagini, accertamenti? Oppure tutto quello che avete riferito oggi è frutto della lettura di documenti di stampa o di comunicati più o meno diramati da vari organi pubblici? Avete accertato qualcosa oppure si tratta della ricostruzione di quanto avete letto altrove?

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Membro del Parlamento europeo. Per quel che mi riguarda non ho svolto nessuna opera di intelligence o indagine di altro genere. Quello che credo rilevasse - anche se non sta a me esprimere un giudizio - è non solo la collazione delle notizie, ma anche una testimonianza ...

CARLO TAORMINA. La rilevanza è assoluta; ai nostri fini è necessario accertare i fatti, non le chiacchiere, per cui ripeto il quesito: da parte vostra vi è stata, ed è possibile ottenerne il riflesso in questa sede, un'attività di indagine, di approfondimento? Vi siete imbattuti in qualche circostanza di fatto che vi ha particolarmente interessato e che è stata oggetto di ulteriore sviluppo oppure gli


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organi di stampa sono stati la vostra fonte continua?

GIANFRANCO DELL'ALBA, Membro del Parlamento europeo. Confermo quanto detto adesso dal collega Della Vedova. Poiché siamo stati i primi a sollevare la questione - tranne qualche giornale, abbiamo fatto attività politico-istituzionale in argomento - siamo stati investiti da alcune segnalazioni in maniera episodica, ad eccezione di un caso in cui ciò è avvenuto in modo coordinato e continuo, e dall'invio di materiale ulteriore, che avremmo voluto portare alla vostra conoscenza se il tempo lo avesse consentito. In questo lavoro di ricostruzione siamo stati corroborati da persone che si sono rivolte a noi, essendo a conoscenza di fatti o ritenendo di esserlo, per squarciare il velo su Telekom-Serbia.

CARLO TAORMINA. Dunque, niente fatti!

PRESIDENTE. In conclusione: il quadro prospettico è quello da voi rappresentato; le vostre indagini personali o politiche sono state alimentate da notizie apprese da altre fonti e successivamente agli stessi fatti. Saranno questi gli argomenti da trattare nella prossima seduta.
Il seguito dell'audizione degli onorevoli Dell'Alba e Della Vedova e del signor Manfredi è rinviato alla seduta di mercoledì 5 febbraio 2003.

La seduta termina alle 16.

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